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La capéra

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« Le pettinatrici del popolo,
le cosidette capere, dal grembiule arrotolato
attorno alla cintura, dalla testa scapigliata,
dalle mani unte, che pettinano per un soldo al
giorno,..» |
La serva

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« La serva napoletana si
alloga per dieci lire il mese, senza pranzo:
alla mattina fa due o tre miglia di cammino,
dalla casa sua alla casa dei suoi padroni,
scende le scale quaranta volte al giorno, cava
dal pozzo profondo venti secchi di acqua, compie
le fatiche più estenuanti, non mangia per tutta
la giornata e alla sera si trascina a casa sua,
come un'ombra affranta.
Ve ne sono di quelle che
pigliano due mezzi servizi, a sei lire
l'uno, e corrono continuamente da una casa
all'altra, continuamente rimproverate per le
tardanze.
Ne ho conosciuta una, io, si
chiamava Annarella, faceva tre case al giorno, a
cinque lire: alla sera era inebetita, non
mangiava, morta dalla fatica, talvolta non
si svestiva, per addormentarsi subito.
Queste serve trovano anche il
tempo di dar latte a un bimbo, di far la calza,
ma sono esseri mostruosi, la pietà è uguale alla
ripugnanza che ispirano. Hanno trent'anni e ne
dimostrano cinquanta, sono curve, hanno perso i
capelli, hanno i denti gialli e neri, camminano
come sciancate, portano un vestito quattro anni,
un grembiule sei mesi » |
Il gioco del lotto

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«Alle quattro del pomeriggio,
nel sabato, la delusione è profonda, la
desolazione non ha limiti: ma alla domenica
mattina, la fantasia si rialza, rinfrancata, il
sogno settimanale ricomincia. Il lotto, il lotto
è il largo sogno, che consola la fantasia
napoletana; è l'idea fissa di quei cervelli
infuocati; è la grande visione felice che appaga
la gente oppressa; è la vasta allucinazione che
si prende le anime.
Ed è contagiosa questa
malattia dello spirito: un contagio sottile e
infallibile, inevitabile, la cui diffusione non
si può calcolare. Dal portinaio ciabattino... il
contagio del lotto si comunica alla povera
cucitrice che viene a portargli le scarpe
vecchie da risuolare; da costei passa al suo
innamorato, un garzone di cantina; costui lo
porta all'oste che lo dà a tutti i suoi
avventori, i quali lo seminano nelle case, nelle
officine, nelle altre osterie, fin nelle chiese.
La serva del quinto piano, a
destra, giuoca, sperando di non far più la
serva; ma tutte le serve, di tutti i piani,
giuocano... e si comunicano i loro numeri, fanno
combriccola sui pianerottoli, se li dicono dalle
finestre, se li telegrafano, a segni. La
venditrice di frutta, che sta sotto il sole e
sotto la pioggia, giuoca, e dal suo angolo di
strada, in giù, la moglie del sarto, che cuce
sulla porta, la moglie dello stagnino affogata
dal fetore del piombo, la lavandaia che sta
tutto il giorno con le mani nella saponata, la
venditrice di castagne che si brucia la faccia e
le mani al vapore e al calore del fornello, la
venditrice di noci che ha le mani nere sino ai
polsi per l'acido gallico, tutte queste donne
credono nel lotto, giuocano, fedelmente,
ardentemente, al lotto.
Nella stanza stretta, dove
otto o dieci ragazze lavorano da sarte, e il
bimbo della sarta dorme nella culla e in un
angolo frigge il lardo nel tegame sul focolare,
una dà i numeri, una seconda ne ha degli altri,
la maesta sa i veri, tutte costoro
giuocano... In tutte le officine dove gli operai
napoletani sono riuniti a un lavoro lunghissimo,
così male retribuito, il lotto mette profonde
radici; in tutte le scuole popolari giuocano le
maestre e giuocano le alunne grandicelle, in
comitiva, riunendo i soldi della colazione. Dove
sono riunite, a vivere di peccato, le
disgraziate donne di cui Napoli ha così grande
copia, il lotto è una delle più grandi speranze:
speranza di redenzione.
Ma non credete che il male
rimanga nelle classi popolari. No, no, esso
ascende, assale le classi medie, s'intromette in
tutte le borghesie, in tutti i commerci, arriva
fino all'aristocrazia. Dove vi è un vero bisogno
tenuto segreto, dove vi è uno spostamento che
nulla vale a riequilibrare, dove vi è una rovina
finanziaria celata ma imminente... ivi il giuoco
del lotto prende possesso, domina...
Ma come tutti i sogni troppo
pronunziati, il lotto conduce all'inazione e
all'ozio: come tutte le visioni, esso porta alla
falsità e alla menzogna; come tutte le
allucinazioni, esso conduce alla crudeltà e alla
ferocia; come tutti i rimedi fittizi che nascono
dalla miseria, esso produce miseria,
degradazione, delitto.
Il popolo napoletano, che è
sobrio, non si corrompe per l'acquavite, non
muore di delirium tremens; esso si
corrompe e muore pel lotto. Il lotto è
l'acquavite di Napoli» |
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