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Pulcinella è degno compare di Arlecchino e talvolta il suo rivale, specie negli intrighi d'amore. Pulcinella é fra le maschere più popolari e simpatiche ed è il simbolo di Napoli e del suo popolo. Pulcinella impersona lo spirito genuino, fatto di arguzia di spontaneità e di generosità. Appare sulle scene nelle vesti di un servo furbo e poltrone, sempre affamato e alla ricerca di qualcosa da mettere sotto ai denti. Pulcinella si adatta a fare di tutto oltre al servo; eccolo di volta in volta, fornaio, oste, contadino, mercante, ladruncolo e ciarlatano, che ritto su uno sgabello di legno, in uno spiazzo fra i vicoli di Napoli, cerca di smerciare i suoi intrugli "miracolosi" a quanti gli stanno attorno a naso ritto, richiamati dalla sua voce chioccia e dai suoi larghi gesti delle braccia. Credulone, litigioso, arguto, un po' goffo nel camminare, Pulcinella é in continuo movimento, sempre pronto a tramare qualche imbroglio o a fare dispetti. Ha anche un carattere mattacchione e, quando qualcosa gli va per il verso giusto, esplode in una danza fatta di vivaci e rapidi saltelli, di sberleffi e di smorfie gustosissime a vedersi. Una cosa però che non riesce mai ad imparare é a starsene zitto quando dovrebbe e proprio per questo é rimasta famosa l'espressione "é un segreto di Pulcinella" per dire di qualcosa che tutti sanno. Ma anche questo fa parte del carattere napoletano di Pulcinella: combattere, con spirito allegro e generoso, contro tutte le avversità e le durezze che si presentano nella vita di tutti i giorni.
 

riproduzione in acquaforte e bulino

di un vicolo dei Quartieri Spagnoli

"vico d'Afflitto" di  Alessandra Rameri 

L'invenzione di Pulcinella è attribuita a Silvio Fiorillo da Capua, attore che interpretò il personaggio sul palcoscenico; pièces dedicate a Pulcinella furono rappresentate in teatro fino alla seconda guerra mondiale, dopodiché il personaggio restò confinato al teatro dei burattini. Il nome (forse dal latino tardo pullicens, "pulcino", usato nel senso di "sempliciotto") sarebbe secondo alcuni da fare risalire alla voce chioccia del personaggio, o al naso a becco, o alla corruzione di un cognome diffuso a Napoli e dintorni, Pulcinello o Polsinelli. Il suo cognome tradizionale è Cetrulo ("citrullo") e il luogo di nascita Acerra, in provincia di Napoli. Vestito come gli abitanti del contado napoletano, con camiciotto bianco stretto in vita su pantaloni bianchi, porta un cappello bianco a cono e cela il viso con una maschera nera; alla cintura porta un bastone o una spatola. Più tardi il suo aspetto divenne grottesco con l'aggiunta della doppia gobba, del naso adunco e foruncoloso, del mento prominente e all'insù.

Personificazione degli istinti buoni e cattivi del popolo, ama il dolce far niente e pensa principalmente a mangiare; si adatta a tutto, si ubriaca volentieri e finisce per farsi bastonare. Gli sono universalmente riconosciute due qualità: il canto e la capacità di prendere la vita con filosofia.

Da Microsoft ® Encarta ® 2006

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Addio Pulicenè!

I’ te saluto… Addio Pulicenella,

maschera antica d’ ’o paese mio!

Tu ca chiagnenno, nce diste ’alleria

e nce hê fatto penzà cu ’na resella…

 

hê fatto ’o tiempo tuojo: ’sta jacuvella

’e chisti juorne senza fantasia

nun so’ pe tte! I’ te saluto: addio!

Abbàllala pe mme ’na tarantella

 

e po’ scumpare, comme so’ sparute

’e ccose bbelle d’ ’o tiempo passato…

’Ncopp’ a ’stu munno addó tutto è fernuto

 

tu che nce faje?… Fattélla ’na resata,

lèvate ’a mezasola e ’o cuppulone,

’o cammesone janco e statte bbuono…

 

Fatténne ’na raggione:

’stu munno nun t’ apprezza, nun capisce

e nun è ddegno ’e te… Addio, sparisce!

(R. Bracale)

 

  


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 Ultimo aggiornamento:  16-07-07