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LA BIOGRAFIA

Nacque e morì a Padova, ma trascorse la maggior parte della vita a Roma, dove ottenne l'amicizia di Augusto pur senza aderire mai al circolo di Mecenate. Tra il 27 e il 25 a.C. iniziò la composizione della sua monumentale opera, Ab Urbe condita libri, una storia di Roma dalla fondazione ai tempi suoi, in 142 libri. Di questi, solo trentacinque ci sono pervenuti nella loro interezza: i primi dieci, che abbracciano il periodo dalle origini alla terza guerra sannitica (293 a.C.), e quelli dal XXI al XLV, che trattano degli avvenimenti dalla seconda guerra punica alla fine delle guerre macedoniche.

AB URBE CONDITA

L'intento dell'autore era offrire a Roma una storia che per concezione e stile fosse degna della sua grandezza. L'idealizzazione dei tempi antichi è il tema dominante della storia di Livio, che è eminentemente etica, tesa a indagare lo sviluppo di Roma nei suoi valori morali. Egli esalta perciò la Roma repubblicana, modello di insuperati esempi di virtù civile che tutte le generazioni future dovrebbero imitare. L'autore pone l'accento sull'uomo e sul significato ideale dei fatti, piuttosto che sulla loro documentata ricostruzione, riportando spesso leggende, superstizioni e credenze fantasiose, che ai suoi occhi hanno contribuito a indirizzare gli eventi.

L'influsso dell'epica e della tragedia si riconosce nell'amore per gli intrecci romanzeschi e patetici, e nel carattere fortemente drammatico di alcuni episodi: davvero esemplare, in tal senso, il confronto militare tra Scipione Africano e il cartaginese Annibale durante la seconda guerra punica.

Se manca una specifica glorificazione del principato augusteo, l’esaltazione costante dei valori del mos maiorum repubblicano, a cui sovente Ottaviano Augusto faceva propagandistico riferimento, dovette tuttavia essere gradita al potere imperiale; anche il frequente accenno alla decadenza morale dei tempi presenti, opposti alle glorie passate, non deve essere visto in chiave polemica nei confronti di Augusto, che anzi utilizzava analoghi argomenti moralistici a supporto della propria legislazione e azione di governo. Livio dunque condivise i valori del suo imperatore, anche se una fedeltà un po’ anacronistica all’istituzione repubblicana non gli permise forse mai di superare le riserve sul ruolo istituzionale del principato; Augusto stesso lo chiamava scherzosamente "il pompeiano" (alludendo alla sua simpatia per la figura di Pompeo Magno, rivale di Giulio Cesare), e la critica odierna gli ha sovente attribuito il contraddittorio ma azzeccato epiteto di "repubblicano augusteo".

L’ARTE E LA FORTUNA

La regolarità della sintassi di Livio, l’armonia del suo periodare assai vicino all’equilibrio (concinnitas) teorizzato da Cicerone, ne hanno fatto da sempre uno dei modelli più alti della prosa latina; interessante in particolare il suo lessico, ove i termini della lingua urbana convivono con altri di derivazione provinciale, dovuti probabilmente alle sue origini norditaliche.

La storia di Roma di Livio fu la più letta e apprezzata fino all'epoca rinascimentale.

La storia di Roma di Livio ebbe una fortuna immediata e durevole, e fu di gran lunga la più letta e apprezzata fino all'epoca rinascimentale: piacque, tra gli altri, a Dante e Petrarca, e ispirò poi Niccolò Machiavelli nei suoi Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio. Le generazioni successive gli preferirono invece l’opera di Tacito, per lo stile più mosso e originale e per la maggiore introspezione psicologica dei personaggi.

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Ultimo aggiornamento:  18-03-07