










































Proposte di lettura:
Canfora - Vita di Lucrezio
Conte - Generi e lettori
Segal - Lucretius
Lacava - Lucrezio. Religione, amore
e morte
Garbugino - Immagine, mito e
allegria in Lucrezio
Craca - Da Epicuro a Lucrezio
Canali - Lucrezio poeta della
ragione
Grilli - Lucrezio
|
|
|
TESTIMONIANZE
— Ci è già nota la testimonianza di S. Girolamo:
"T. Lucretius poeta nascitur. Postea
amatorio poculo in furorem versus, cum aliquot libros
per intervalla insaniae conscripsisset, quos postea
Cicero emendavit, propria se manu interfecit anno
aetatis quadragesimo quarto"
(S. Girolamo, Chron., [96] 94 a.C.)
— La data della sua morte ci è
testimoniata da Donato:
"[Vergilius] initia aetatis Cremonae
egit usque ad virilem togam, quam decimo septimo anno
[15 ottobre 53] natali suo accepit isdem illis
consulibus iterum, quibus erat natus [Pompeo e Grasso],
evenitque ut eo ipso die Lucretius poeta decederet"
(Donato, Vita Verg., 6)
— È sincera l'ammirazione di Cicerone ... o nel
giudizio è da inserire, come ritengono alcuni, un "non"
prima di "multis"?
"Lucreti poemata, ut scrìbis, ita
sunt, [non] multis luminibus ingeni, multae tamen artis"
(Cicerone, Ep. ad Q. fr., 2, 10, 3)
— "Sublimis", invece, per Ovidio e tanto grande da
essere imitato finanche da Virgilio è per Gellio:
"Carmina sublimis tunc sunt peritura Lucreti,
exitio terras cum dabit una dies"
(Ovidio, Amores, 1, 15, 23)
"... non verba autem sola, sed versus prope totos et
locos quoque Lucreti plurimos sectatum esse Vergilium
videmus"
(Gellio, 1, 21, 7)
— Uno scrittore cristiano, Lattanzio, infine, lo
ritiene in preda ai deliri epicurei:
"Illius [Epicuri] sunt omnia, quae delirat
Lucretius"
(Lattanzio, De op. Dei, 6, 1)
- Due giudizi ... non proprio positivi:
l'uno di Quintiliano...
"Macer et Lucretius legendi quidem, sed ut
phrasin, id est corpus eloquentiae, faciant;
elegantes in sua quisque materia, sed alter humilis,
alter difficilis "
(Inst. 10, 1, 87)
— ... l'altro di S. Agostino:
"Alterum genus erroris
animadverti sic potest: si quis, quia Lucretius
animam ex atomis esse scribit eamque post mortem in
easdem atomos solvi atque interire, id verum ac sibi
credendum arbitretur. Nam et hic non minus miser
est, si de re tanta id quod falsum est pro certo
sibi persuasit, quamquam id Lucretius, cuius librìs
deceptus est, sibi persuasit"
(s.c.)
Il "De rerum natura" è un poema epico
didascalico in esametri suddiviso in sei libri dedicato
a Memmio che è identificabile con Gaio Memmio
(propretore che volle al suo seguito il poeta Catullo).
Il poema si può dividere in tre parti: il primo e il
secondo libro trattano la teoria degli atomi (argomenti
fisici) ; il terzo e il quarto l’anima e le modalità con
cui avviene la conoscenza (argomenti antropologici); il
quinto e il sesto sviluppano la dottrina del mondo
(argomenti cosmologici).
Il primo libro si apre con un lungo proemio che contiene
l’Inno a Venere e l’Elogio di Epicuro ,Il Sacrificio di
Ifigenia ed altri temi cari a Lucrezio. Non è facile
spiegare perché l’autore nell’Inno a Venere, che pur
intende demolire la religione tradizionale, abbia
sentito il bisogno di invocare una divinità tra le più
tipiche del patrimonio mitologico, la quale oltretutto,
è simbolo di quell’amore che la filosofia epicurea
condanna in maniera inequivocabile. La spiegazione va
cercata nell’ampio ventaglio di significati allegorici
che essa si prestava ad assumere in sé. Venere ,infatti,
può significare sia la potenza creatrice della natura,
sia il piacere in movimento che produce la
ricomposizione degli atomi, sia il piacere in riposo,
sia la forza dell’amore che si contrappone a quella
dell’odio, impersonata nel poema da Marte. Nell’Elogio
di Epicuro , Lucrezio critica la superstizione ed il
timore per gli Dei perché vuole dimostrare che essa ha
spinto gli uomini a commettere in suo nome i delitti più
nefandi. Nei passi successivi ,Lucrezio si addentra
nella dottrina epicurea, descrivendo la teoria atomica
attraverso la dimostrazione che nulla nasce dal nulla né
si trasforma in nulla. La realtà è eterna, le cose si
formano senza intervento divino, ma mediante un processo
di aggregazione e disgregazione degli atomi della
materia.
Il terzo libro si apre con una solenne celebrazione di
Epicuro. Lucrezio tratta poi dell'anima e della sua
natura mortale: Scopo del poeta è liberare gli uomini
dalla paura della morte, che stende un'ombra funesta
sulla loro vita. Lucrezio dimostra con una lunga serie
di argomentazioni, tipiche della dottrina Epicurea, la
natura materiale e mortale sia dell'anima (principio
vitale diffuso in tutto il corpo) sia dell'animus (la
mente, sede delle facoltà razionali): essi sono
composti, come tutta la realtà, di atomi, destinati a
disperdersi, come quelli che compongono il corpo, al
momento della morte. Nel momento in cui l'organismo
umano si dissolve, cessa ogni forma di coscienza e
sensibilità e non ci può più essere per l'individuo
sofferenza alcuna. Nel quarto libro, Lucrezio, svolge la
teoria delle sensazioni, provocate, secondo
l'Epicureismo, da aggregazioni di atomi sottilissimi che
si staccano dagli oggetti e dai corpi e che vanno a
colpire i sensi.
Il quinto libro dopo un nuovo elogio di Epicuro, tratta
dell'universo, che non è eterno: esso, come l'uomo, ha
avuto un principio e avrà una fine; non è stato creato
dagli dei, ma si è formato in seguito alla casuale
aggregazione degli atomi. Il poeta descrive poi la terra
e il cielo, tratta dei movimenti dei corpi celesti e
trattaggia una sintesi grandiosa della storia
dell'umanità.
Anche l'ultimo libro si apre con un elogio:di Atene e di
Epicuro. Sono descritti poi i fenomeni metereologici e
naturali come i terremoti, i vulcani, le piene del Nilo.
L'ultima parte del libro è dedicata alle epidemie e alle
loro cause; e il poema si chiude con un'ampia e
particolareggiata desrizione della terribile
peste di Atene del 430 a.C. |
|
L
u
c
r
e
z
i
o
p
o
e
t
a
d
e
l
l
a
r
a
g
i
o
n
e |
|
La lotta della ragione contro le
tenebre dell'ignoranza per far prevalere la luce
rasserenante della verità è lo scopo dell'immane fatica
del poeta, sempre impegnato in una vigorosa polemica
contro gli errori dottrinari di chi ignora il messaggio
di Epicuro.
Gli uomini si affannano perseguendo falsi scopi e non si
accorgono che la natura non chiede altro che l'assenza
di dolore fisico e spirituale: condizione che si può
ottenere con la massima felicità, appagando
semplicemente i bisogni elementari.
Il piacere consiste infatti nell'assenza o nella
cessazione del dolore e del desiderio, e la felicità
coincide con l'atarassia (= imperturbabilità, assenza di
turbamenti), resa possibile dall'eliminazione delle
paure irrazionali e delle passioni perturbatrici (amore,
odio, ira, cupidigia, ambizione): contro tali paure e
tali passioni il poeta conduce la sua battaglia in nome
della ragione, in piena coerenza con la dottrina del suo
Maestro. Lucrezio afferma: "Agisci sempre come se
Epicuro ti vedesse"; l‘insegnamento di Epicuro è una
rivelazione a cui non si vede cosa si possa aggiungere.
Si può notare nei 4 elogi di Epicuro una sorta di climax
ascendente che giungerà a considerare "Il maestro"
proprio come un Dio.
La portata anticonformistica del messaggio lucreziano
rispetto alla mentalità romana tradizionale nella
condanna dell'ambizione politica e della lotta per il
potere: la scelta migliore è vivere appartati,
lasciando agli stolti gli affanni di una vita
competitiva. Tra le passioni che distruggno nell'uomo
l'energia intellettuale e la lucidità razionale
nesessarie a raggiungere l'atarassia e la voluptas, una
delle più funeste è la passione amorosa,desiderio
tormentoso e sempre insoddisfatto. Ma le forme di
stoltezza più gravi e pericolose, sono la paura della
morte e la paura degli dèi: la prima nasce dall'errata
credenza che l'anima sia immortale e per confutarla il
poeta adduce, nel terzo libro, molte argomentazioni
razionali.
Quanto agli dèi, Lucrezio afferma che essi vivono beati
nelle loro sedi, al di fuori del nostro mondo, del tutto
incuranti delle vicende umane: l'universo non è stato
creato dalla divinità, ma è frutto della meccanica e
casuale aggregazione di atomi. A questo proposito il
poeta rileva, in un brano del V libro, l'assurdità
dell'ipotesi che la rerum natura sia stata creata da una
mente razionale in funzione dell'umanità: l'esistenza di
immense distese terrestri e marine inaccessibili, il
calore e il freddo intollerabili di vaste regioni della
terra, e le enormi difficoltà che l'uomo incontra per
riuscire a sopravvivere dimostrano che il mondo in cui
viviamo non è stato fatto per l'uomo: ben giustamente,
conclude il poeta, il neonato appena scito alla luce
"come un navigante sbattuto sulla riva dalla onde
furiose", saluta la vita con il pianto, dato che lo
attendono tante sofferenze e dolori. Il poeta infatti
vuole confutare non solo la fede in un dio creatore del
mondo, ma anche l'ottimismo naturalistico e l'antropocentrismo
di altre scuole fiolosofiche, e in particolare il
finalismo degli Stoici.
Lucrezio, però non si può dire pessimista perchè afferma
con accenti di profonda convinzione che è possibile per
l'uomo, purchè aderisca alla verità e alla sapienza
epicuree, trasformare positivamente una situazione
esistenziale difficile e dolorosa, sconfiggendo la
sofferenza e conquistando la felicità. |
|
L
a
d
o
t
t
r
i
n
a
e
p
i
c
u
r
e
a |
|
La dottrina epicurea ha ,come scopo,
la felicità dello Spirito. Essa si raggiunge con il
quadrifarmaco. Epicuro definisce così le quattro massime
fondamentali in cui si articola la sua concezione della
filosofia come "medicina dell’anima". La formulazione
più concisa è:
"Il Dio non incute timore, né turbamento la morte, la
morte è facilmente sostenibile, il male è facilmente
sopportabile".
L’epicureismo si articola in tre discipline:
-Logica: chiamata da
Epicuro Canonica, è la teoria della conoscenza, perché
deve dare il criterio della verità e quindi in canone (=
regola) per spingere l’uomo verso la felicità .Questo
criterio è individuato dalla sensazione ,perché solo in
essa è presente la realtà.
-Fisica: è
una teoria di atomi di atomismo che riprende in parte il
modello democriteo. Epicuro ritiene che gli atomi siano
divisibili in frammenti di grandezza inferiore non
ulteriormente divisibili e che costituiscano tutto
l’universo. Anche l’anima è un surrogato di atomi, anche
se molto più piccoli del normale.
-Etica:è il
criterio di verità. Esso è dato sempre dalla sensazione
definita come piacere, che è di due tipi:
stabile, che non dipende dal bisogno e dal
desiderio, cioè l’aponia (=assenza di dolore) e
l’atarassia (= assenza di turbamento). Solo in questa
risiede la vera felicità.
cinetico, che consiste nella gioia e nella
letizia, che sono felicità temporanee e brevi.
|
|
|
|