Campi,
raccolti
e fattorie
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§
Familia rustica: insieme
degli schiavi addetti al lavoro nei campi
§
Villicus: fattore, per lo
più uno schiavo fidato ed esperto
§
Triticum: frumento, ma
molto diffusa era anche la coltivazione di far (farro), hordeum
(orzo), lupini (lupini),
fabae (fave), phaseli (fagioli), cytisi
(trifogli), linum (lino),
cannabis (canapa), herba
medica (erba medica),
olera (ortaggi vari),
cepae (cipolle), allium (aglio), porri
(porri), asparagi
(asparagi) e di numerosi alberi da frutta tranne l’arancio ed il
caco
§
Racemi: grappoli d’uva
che, per fare il vino, erano pigiati in tini (lacus
o labra)
§
Vinacea: vinacce che, per
l’uso di cui sopra, erano messe nel torchio (torcular)
§
Mostum: il mosto ricavato
era versato in vasi di terracotta impeciati esternamente (dolia)
e lasciato fermentare
§
Pistrinum: mulino in cui
con la macina (mola) si
tritava finemente il grano, in precedenza calpestato da buoi
sull’aia
§
Aratrum: aratro, ed il
vomere, vomer. Ma altri
attrezzi erano: bidens
(zappa), ligo (zappa per
scavare in profondità),
rastrum (rastrello), occa
(erpice), irpex (attrezzo per spaccare le zolle), rutrum o pala (vanga),
falx (roncola), falx messoria (falce per il frumento)
§
Plaustraratrum: aratro con
le ruote
§
Aratio: aratura
§
Satio: o
consitio, semina
§
Messio: mietitura
§
Vindemia: vendemmia
§
Villa rustica: fattoria,
edificio molto semplice con piccole stanze intorno al cortile,
riservate al fattore o agli schiavi o atte a custodire gli attrezzi
di notte. In un’ultima stanza, più grande, si mangiava, mentre
all’esterno erano l’aia, il mulino ed il forno. Erano parte
integrante della fattoria i magazzini, silos in cui si conservava
quanto raccolto
§
Equilia: stalle per
cavalli; erano nel cortile, ma esistevano anche quelle per buoi (bubilia),
per le pecore (ovilia),
per i suini (suilia)
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Cibi,
pasti e…
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§
Subsellia: bassi sgabelli
su cui sedevano le donne ed i bambini a tavola
§
Scanna: panche di cui si
servivano servi e clienti
§
Umbrae: scanni portati
dagli invitati
§
Cena triumphalis: pranzo
ufficiale di un generale vincitore, fatto sul Campidoglio
§
Ientaculum: prima
colazione, fatta al mattino presto e consistente in pane con vino e
sale o in pane con miele od in uva secca con olive e latte
§
Prandium: seconda
colazione, consumata verso il mezzogiorno e consistente in pesce,
uova, crostacei, legumi; si beveva vino con miele (mulsum) o vino con droghe ed acqua bollente (calida)
§
Cena: pasto principale,
effettuato verso le sedici, durava almeno 3 ore e si divideva in: a)
gustus, antipasto a base
di salsicce forti, olive, uova, crostacei; b) cena, in cui si
servivano numerose portate (carne di bue, di agnello, di cinghiale o
di maiale, pesci non comuni, tacchini, quaglie, pernici, ghiri
ingrassati, …); c) secundae
mensae, a base di frutta fresca o secca e dolci
§
Puls: polenta di farro e
frumento, cibo dei poveri
§
Placentae: o
liba, focacce
§
Bucellae: torte fatte con
farina e miele
§
Lactuca: insalata
§
Legumina: legumi (fagioli,
piselli, ceci)
§
Olera: verdure (carciofi,
asparagi, porri)
§
Pernae: prosciutti
§
Botelli: detti anche
farcimina o tomacula,
sono le salsicce
§
Mullus: triglia
§
Murena: murena
§
Acipenser: storione
§
Barbus: barbo
§
Coqui: cuochi (servi, come
servi erano gli altri addetti alla cucina)
§
Culinarii: gli aiutanti
del cuoco
§
Fornaciarii: gli addetti
ai fornelli
§
Opsonatores: servi
incaricati della spesa
§
Pistores: pasticceri
§
Structor: direttore di
mensa
§
Scissor: macellaio
§
Pocillitor: servo abile
nello scegliere i vini e nel servirli
§
Utensilia: utensili da
cucina
§
Aheneum: caldaia
§
Olla: pentola
§
Sartago: padella
§
Tripes: treppiede
§
Craticula: graticola
§
Veru: spiedo
§
Trua: schiumatoio
§
Mortarium: mortaio con
pestello (pistillum)
§
Repositorium: dispensa in
cui si mettevano i cibi cotti
§
Ferculum: vassoio
§
Patinae: piatti profondi,
rotondi, di argilla o d’argento (quelli meno profondi si chiamavano
lances)
§
Ligulae: cucchiai
§
Cochlearia: cucchiai con
manico a punta per mangiare lumache, ostriche o uova
§
Culter: coltello
§
Mappa: salvietta
§
Vasa potoria: vasi per il
vino
§
Legenae: fiaschi
§
Pocula: bicchieri, che
potevano essere di ambra, terracotta, vetro o metallo e che, secondo
la forma, potevano assumere il nome di cyathus, patera,
calix,
cantharus, crater
§
Salinum: saliera
§
Incitega: portampolle
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Clienti e schiavi
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§
Mangones: mercanti che
esponevano su un palco (catasta)
gli schiavi da vendere, dopo aver messo loro al collo un cartello (titulus)
indicante pregi e difetti
§
Gypsati: così chiamati gli
schiavi da poco giunti e caratterizzati da un piede dipinto di
bianco
§
Lecticarii: schiavi
particolarmente ricercati per la loro prestanza fisica,
graeculi erano detti quelli dotti
§
Vernae: schiavi figli di
madre schiava, ma si poteva essere di tale condizione perché
prigionieri di guerra, per non aver pagato debiti od anche per
essersi sottratti al servizio militare
§
Atriensis: fiduciario del
padrone, maggiordomo §
Ostiarii: portieri
§
Cubicularii: camerieri
§
Pedissequi: accompagnatori
§
Amanuenses: copisti
§
Arboratores: addetti alla
cura degli alberi
§
Piscatores: addetti alla
pesca
§
Familia urbana: l’insieme
degli schiavi occupati in città; quelli occupati in campagna
appartenevano alla familia
rustica
§
Demensum: mensile,
raramente concesso da alcuni padroni più liberali
§
Contubernium: matrimonio
fra schiavi (dopo aver avuto, però, l’autorizzazione dei padroni)
§
Verberatio: ad essa era
condannato lo schiavo indisciplinato e consisteva in frustate date
con lo scudiscio di cuoio (scutica)
o munito di punte di ferro (flagellum)
§
Ergastulum: carcere in cui
erano rinchiusi quelli puniti, ma potevano anche essere condannati
alla forca od alla crocifissione
§ F (= fugitivus): marchio impresso a fuoco sulla pelle di uno schiavo
fuggito e, poi, ripreso
§
Manumissio: affrancamento,
che poteva avvenire per atto pubblico (a: per vindictam, con il mettere appunto un bastoncino sulla testa
dello schiavo da liberare davanti ad un magistrato; b: censu, con l’iscrizione nelle liste del censo; c:
testamento, quando lo schiavo era dichiarato libero nel
testamento del padrone) e per atto privato (a:
per mensam, facendolo sedere a tavola con il padrone; b:
per epistulam, con una lettera in cui gli si annunciava la
libertà; c: inter amicos, quando lo si dichiarava libero davanti a testimoni)
§
Libertus: schiavo
affrancato, ma i suoi discendenti diventavano veramente liberi (ingenui)
solo dopo la quarta generazione
§
Patronus: persona, per lo
più il vecchio padrone, sotto la cui protezione si mettevano i
liberti i quali ne prendevano anche il
praenomen ed il nomen;
con gli anni i patroni divennero protettori dei
clientes (appartenenti a popoli vinti da Roma e portati a vivere
in città presso cittadini)
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La casa
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Vestibulum: rientranza
della facciata anteriore, senza tetto
§
Ostium: ingresso
§
Ianua: porta, detta anche
fores
§
Tintinnabulum: campanello
d’ingresso, ma al suo posto si poteva anche trovare il
malleus, un martelletto con cui battere per farsi aprire
§
Cella ostiarii: stanzetta
del portinaio, responsabile della porta che chiudeva sprangandola
con un’asse di ferro (sera),
con lucchetti (pessuli o
repagula) o semplicemente girando la chiave (clavis)
§
Atrium: parte centrale
della casa, divenuta col tempo una specie di sala di ricevimento
§
Impluvium: vasca situata
nella parte centrale dell’atrium,
raccoglieva la pioggia che veniva giù dal
compluvium (apertura utile ad illuminare l’atrio)
§
Cubicula: ripostigli o
camere da letto che si allungavano ai lati dell’atrio
§
Tablinum: studio od
archivio, in cui si raccoglievano contratti di nozze (tabulae
nuptiales), testamenti (tabulae
supremae), i libri dell’amministrazione (tabulae
accepti et expensi) o si conservava una specie di agenda con le
varie scadenze (calendarium)
§
Peristylium: detto anche
cavaedium, di origine greca, cortile molto ampio arricchito da
fontane ed aiuole, a cui si accedeva attraverso un corridoio (fauces)
§
Exedrae: salotto, ma ai
lati dell’atrio c’erano anche la biblioteca (bibliotheca),
il bagno (balneum), la
dispensa (cella penaria),
la cantina (cella vinaria),
la cucina (culina) e
ripostigli vari (criptae)
§
Triclinium: sala da
pranzo, che vedeva al centro una tavola larga e bassa (mensa)
e su tre lati i divani (lecti
tricliniares) su cui i convitati mangiavano
§
Lectus: letto, di legno o
di bronzo
§
Torus: materasso di lana o
di piuma
§
Stragula: coperte
§
Cervicalia: cuscini
§
Pulvinaria: cuscini che
servivano a rendere più comodo il lectus lucubratorius (letto posto nell’atrio o nelle esedre),
molto simile al lectus
triclinaris (letto ad una spalliera per la mensa), ma diverso
dal lectus cubicularis (proprio della stanza da letto)
§
Arca: cassaforte di legno
o di ferro, posta nel tablinum
§
Armarium: armadio per
abiti od armi, collocato spesso nell’atrio
§
Sellae: sedie –
solia (a forma di trono),
cathedrae (con spalliera),
scanna (senza spalliera),
bisellium (per due persone),
subsellium (per una persona)
§
Lucernae pensiles: lampade
ad olio pensili
§
Foculus: braciere di
bronzo
§
Solum: pavimento, ma, se
di marmo colorato, assumeva il nome di opus sectile, se di lastre a scacchiera, di opus tessellatum, se di lastre a mosaico, di opus
musivum
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Riti pubblici
e privati
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§
Salutatio: saluto alla
divinità
§
Adoratio: momento in cui i
fedeli, a capo coperto, giunti all’altare, lanciavano un bacio alla
divinità
§
Precatio: preghiera, detta
in piedi, a capo scoperto, dai fedeli rivolti ad oriente, così come
era previsto dal formulario (indigitamentum)
§
Supplicatio: solenne
funzione pubblica, fatta per placare l’ira degli dei, a cui i fedeli
partecipavano stando prostrati a terra
§
Votum: preghiera a cui si
univa una promessa
§
Ver sacrum: voto solenne
con cui si offriva agli dei tutto quello che fosse nato la
successiva primavera
§
Devotio: voto solenne con
cui ci si consacrava agli dei infernali
§
Februm: o
piamen, purificazione, che avveniva per
ablutio (bagno), aspersio
(spruzzatura) o suffimen
(bruciando zolfo od incenso)
§
Lustrum: purificazione
generale, fatta dal censore ogni cinque anni
§
Consecratio: consacrazione
di cose o persone pubbliche o private
§
Sacrificium: distruzione
di quanto consacrato; col fuoco si chiamava libatio, con l’uccisione di più animali e con l’osservazione delle
loro viscere dopo momenti rituali ben precisi prendeva il nome di
holocaustum
§
Lectisternium: banchetto
offerto agli dei
§
Auspicium: cerimonia in
cui si esaminava la volontà dei celesti o ex coelo (dal volo degli uccelli) o ex avibus (da come mangavano i polli sacri) o
ex tripudiis (dall’avidità con cui mangiavao)
§
Nuntiatio: annunzio
pubblico da parte degli àuguri dell’esito degli auspìci
§
Procuratio prodigiorum:
indicazione fornita dai prodigi dei mezzi con cui placare l’ira
degli dei
§
Sacra privata: sacrifici
propri di ogni famiglia per Lares, Penates,
Manes e Vesta nell’atrio della casa presso il focolare, che si poteva
spegnere solo il 1° marzo di ogni anno, e che vedevano riconosciuto
sacerdote il capofamiglia
§
Parentalia: festa dei
morti, dal 13 al 21 febbraio
§
Lemuria: cerimonie che si
effettuavano nelle notti dall’11 al 13 maggio per placare le ombre
dei morti
§
Sacra Compitalia: feste di
gruppi di famiglie o di un rione
§
Matronalia: festa della
mamma
§
Suovetaurilia:
purificazione del popolo stabilita dai censori ogni cinque anni dopo
il censo che portava al sacrificio di un toro, di un ariete e di un
maiale nel Campo Marzio
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Il tempo
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§
Nox media: mezzanotte
§
Gallicinium: momento in
cui canta il gallo
§
Canticinium: momento del
giorno in cui il gallo cessa di cantare
§
Diluculum: alba
§
Mane: primo mattino
§
Ad meridiem: mattino
avanzato
§
Meridies: mezzogiorno
§
De meridie: dopo
mezzogiorno
§
Hora suprema: prima del
tramonto
§
Vespera: tramonto
§
Crepusculum: sera
§
Concubium: l’ora di
coricarsi
§
Intempesta nox: notte
profonda
§
Clepsidra: clessidra;
sostituì l’orologio solare (formato da un’asta la cui ombra si
proiettava su linee corrispondenti alle varie fasi del giorno);
permise una diversa divisione del giorno (non più in 24 ore, ma in 6 horae dalle 6 alle 18 ed in 4
vigiliae dalle 18 alle 6 corrispondenti ai servizi di guardia di
3 ore ciacuno)
§
Dies fasti: giorni in cui
si potevano svolgere le udienze
§
Dies nefasti: giorni in
cui era vietato attuare udienze
§
Dies festi: giorni festivi
§
Dies profesti: giorni
lavorativi
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Flotte ed equipaggi
|
§
corvi: o
harpagones, ponti di arrembaggio con arpioni per agganciare le
navi nemiche
§
prora: prua con sperone di
bronzo, rostrum
§
puppis: poppa terminante a
punta, con intagli, aplustre
§
tabulatum: tolda della
nave § carina: chiglia §
malus: albero per la vela
(velum) § gubernaculum: timone e
gubernatores i timonieri §
tormenta: le gomene
§
transtra: banchi per i
rematori, remiges, ca. 300
scelti per lo più tra gli schiavi
§
navalia: cantieri navali §
triremes: navi a 3 ordini di remi
§
quinqueremes: a 5 ordini
di remi
§
biremes: navi a 2 ordini
di remi, molto rare insieme alle quadriremes, che erano a 4 ordini § naves longae: navi da guerra, a remi § naves onerariae: navi da carico, per lo più a vela
§
naves actuariae:
navi-vedetta
§
naves liburnicae: navi
agili, simili alle nostre fregate
§
naves speculatoriae: erano
usate per osservare le mosse del nemico
§
dromones: lunghe navi a
vela, per i trasporti
§
myoparones: imbarcazioni
strette usate dai pirati
§
naves tabellariae: navi
leggere, trasportavano dispacci tra i porti
§
cymbae: barche, dette
anche scaphae
§
lintres: scialuppe, mentre
phaseli erano piccole navi
leggere
§
duumviri navales:
sovrintendenti dei cantieri
§
praefecti classium: i
comandanti della flotta
§
navarchi: o
praefecti navis, erano al comando di ciascuna nave
§
magistri navium: capi
della ciurma
§
decuriones: comandavano le
varie sezioni dei rematori
§
nautae: soldati presi tra
i liberti o tra gli stranieri (ca. 120 per nave)
§
classarii: marinai veri e
propri (ca. 50 per nave)
§
classis: flotta da guerra,
ordinata per la prima volta da Augusto e disposta in due squadre
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Il campo militare
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§
plutei: parapetti mobili
di legno
§
moenia: opera di difesa,
mura con o senza merli, pinnae
§
manus ferrae: detti anche
corvi, ganci fissati all’estremità di lunghi pali, utilizzati
dagli assediati per respingere i nemici
§
aggeres: argini di terra
fatti a difesa dell’accampamento
§
vallum: palizzata di legno
costruita sugli
aggeres
§
stimuli: filo spinato
posto davanti al vallum
§
circumvallationes: fosse
scavate intorno all’accampamento
§
cuniculi: gallerie
sotterranee per accostarsi alle mura
§
stativa: accampamento
permanente, di forma quadrata
§
tabernacula: tende in
pelle o tela degli ufficiali
§
tentoria: tende dei
soldati
§
excubiae: soldati addetti
alla guardia di giorno
§
vigiliae: sentinelle con
parola d’ordine
§
castra: campo trincerato
§
signum: insegna della
legione (un’aquila d’oro, d’argento o di bronzo)
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L’esercito
in marcia
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§
aquilifer: soldato che
portava il signum: si
metteva in terza linea, vicino ai
triarii
§
vexillum: bandiera della
cavalleria e delle truppe alleate
§
signa vocalia: comandi
dati a voce, ma li si poteva dare anche con strumenti a fiato, quali
tuba, cornu, buccina, lituus
§
classicum: una specie di
tromba al cui suono si andava all’assalto
§
agmen: esercito in marcia
e sua parte centrale
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