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TESTI PER IL RECUPERO
FORNITI DI AIUTI E DI TRADUZIONE
MORFOLOGIA
Milites, cum
foto tempore frigus et assidui imbres oppugnationem tardarent, tamen
continenti labore aggerem latum pedes CXXX, altum pedes LX
exstruxerunt. At quarto die, paulo ante tertiam vigiliam, nubem fumi
apud aggerem viderunt, quem hostes cuniculo succenderant. Eodemque
tempore ex duabus portis Galli in nostra castra irruperunt. Statim
milites, partim ad primam partim ad alteram portam accurrerunt, ut
irruptioni hostium resisterent. Tum accidit quod dignum memoria
existimamus. Unus ex Gallis, qui in turrim glebas picis igneae
proiciebat, ictu scorpionis1 examinatus concidit. Hunc
unus ex proximis transiluit eodemque modo concidit; alteri successit
tertius et tertio quartus. Demum milites nostri omnes propugnatores
pepulerunt et incendium aggeris exstinxerunt. (Cesare).
1 Macchina per il lancio di
dardi.
COSTRUZIONE E ANALISI
Milites — sogg. della proposizione principale (exstruxerunt).
cum frigus et... imbres (sogg.) tardarent
(pred. verb.) oppugnationem (ogg.) — proposizione causale.
continenti labore — compi, di modo.
quarto die — compi, di tempo.
nubem (ogg.) fumi (specif.) apud aggerem
(luogo) viderunt (pred. verb.).
quem (ogg., riferito ad aggerem).
ex duabus portis — provenienza.
ad primam... ad alteram — moto a luogo.
ut... resistérent — proposizione finale.
accidit — « accadde ».
quod — sogg. di accidit, pron. relativo con
elisione del dimostrativo: « ciò
che... », « una cosa che... ».
memoria — ABL. retto da dignum.
qui (sogg.) proiciebat (pred. verb.) glebas (ogg.)
picis igneae (specif.) ictu — ABL. di causa.
ex proximis — provenienza: « tra i più vicini
».
alteri — DAT. di alter,a,um.
pepulèrunt — perfetto indicativo di pello,is.
UNA IRRUZIONE
DI NEMICI - I soldati, poiché per tutto il tempo il freddo e le
continue piogge facevano rimandare un assalto, tuttavia, con
continuo lavoro costruirono un terrapieno lungo cento trenta piedi e
alto sessanta. Ma il quarto giorno, poco prima del terzo turno di
guardia (verso mezzanotte) videro una nube di fumo presso il
terrapieno, che i nemici avevano incendiato attraverso un cunicolo.
Nello stesso tempo, da due porte i Galli irruppero nel nostro
accampamento. Subito i soldati accorsero, parte alla prima, parte
alla seconda porta, per resistere all'irruzione dei nemici. Allora
accadde un fatto che riteniamo degno di menzione. Uno dei Galli, che
stava gettando pallottole di pece infuocata verso una torre, cadde
senza vita, per un colpo di scorpione. Uno tra i più vicini scavalcò
questo, e cadde nello stesso modo; al secondo seguì un terzo, e al
terzo un quarto. Infine i nostri soldati respinsero tutti gli
assalitori ed estinsero l'incendio del terrapieno.
DE QUADAM FABULOSA REGIONE
In quadam Asiae
regione est novum genus hominum et animalium. Mores incolarum sunt
dissimiles: alii vestes ex lino aut ex lana induunt, alii ferarum
pelles; aliqui humiles et parvi sunt, ceteri proceri et ingentes.
Quidam parentes, priusquam annis et aegritudine in ma-ciem
perueniant, velut hostias caedunt. Alii, ubi senectus aut morbus
incessit, mortem in solitudinem, procul a propinquis exspectant.
Sapientiores non exspectant mortem, sed in ignem se iaciunt. Maxime
mira sunt quaedam animalia: regio alit formicas non minores canibus
et immanes serpentes, qui elephantos morsu et ambitu corporum
interficiunt. Pingue et ferax solum est, nam quaedam arbores floccos
lanae similes gerunt, ex frondibus aliarum mella defluunt. (Pomponio
Mela).
COSTRUZIONE E ANALISI
quàdam — il pronome / aggettivo quidam («un
certo, un tale») nella traduzione italiana è spesso superfluo. ex
lino... ex lana — compi, di materia, origine. alii... pelles —
sottinteso il pred. verb.: induunt.
Quidam (pron., sogg. « Certuni ») parentes (ogg.)
...caedunt (pred. verb.). priusquam...perveniant — proposiz.
temporale, col congiuntivo, perché indica azione eventuale. annis et
aegritudine — ABL. di causa.
ubi morbus incessit — proposiz. temporale,
coli'indicativo, perché indica una circostanza reale.
Sapientiores — comparativo: rispetto agli altri
di sopra.
canibus — ABL., 2° termine di paragone.
ex frondibus — moto da luogo, provenienza.
UNA REGIONE
LEGGENDARIA - In una (certa) regione dell'Asia vi è uno strano
genere di uomini e di animali. Le abitudini degli abitanti sono
dissimili: alcuni indossano vesti di lino o di lana, altri pelli di
animali; alcuni sono bassi (di statura) e piccoli, tutti gli altri
(sono) alti e robusti. Certuni immolano come vittime i genitori,
prima che giungano al deperimento a causa degli anni o di una
malattia. Altri, quando sopravviene la vecchiaia o una malattia,
aspettano la morte in solitudine, lontano dai parenti. I più saggi
non aspettano la morte ma si gettano nel fuoco. Soprattutto
straordinari sono certi animali: la regione produce formiche non più
piccole di cani, e serpenti giganteschi, che uccidono gli elefanti
col morso o con le spire dei loro corpi. Il suolo è pingue e
fertile, infatti certi alberi producono fiocchi simili alla lana
(cotone?), dai rami di altri stilla il miele.
Nulla est gens
ex omni regione terrarum, neque tam dissidens a populo Romano odio
quodam atque discidio neque tam fide coniuncta, ex qua nobis
interdictum sit, ne quem accipiamus civem aut civitate donemus. O
tura praeclara, quae iam inde a principio Romani nominis maiores
nostri comparaverunt: ne quis nostrum plus quam unìus civitatis sit,
ne quis invitus civitate mutet neve in civitate maneat invitus. Haec
sunt enim fundamenta firmissima nostrae libertatis: ut suo quisque
iure electionis civitatis dominus sit. Illud vero sine ulla
dubitatione maxime nostrum fundavit imperium, quod creator huius
urbis, Romulus, princeps hanc civitatem auxit, cum etiam hostes in
eam reciperet. (Cicerone)
COSTRUZIONE E ANALISI
Titolo: si può mantenere il compi, di
argomento: «Sul diritto di...».
Nulla est (pred. nom., con l'agg.: nullus,a,um}
gens (sogg.).
tam dissidens... neque tam coniuncta —
predicativi del sogg.
odio atque discidio — ABL. di causa.
quodam — attrib. dei suddetti, ABL. di quidam.
ex qua (provenienza) interdictum (sogg.) sit
(pred. verb.: «esista»): prop. relativa, con il congiuntivo perché
espone non il pensiero di chi scrive, ma il senso dell'impedimento (interdictum}.
ne...accipiamus — proposiz. finale negativa.
quem civem — corrisponde ad aliquem civem,
perché il pronome/agg.
aliquis perde sempre il prefisso ali- quando è
preceduto da si,ne,num,nisi. La congiunzione ne indica una proposiz.
finale.
civitate — compi, di mezzo, voluto dal verbo
donare.
O iura praeclara — esclamativo.
quae (ogg.) iam inde a principio (provenienza)
Romani nominis (specif.),
maiores nostri (sogg.) comparaverunt (pred.
verb.).
ne quis — vedi sopra ne quem.
nostrum — GEN. plur. di nos.
unius — GEN. di unus,a,um (uno solo).
ne quis — vedi sopra.
invitus — invece dell'agg., in italiano:
«contro voglia».
neve — congiunzione composta: ne vel (vel ne).
ut (congiunz. finale) quisque (sogg.) suo iure
(comp. di modo) sit dominus (pred. nomin.) electionis (spec. di
dominus} civitatis (spec. di electionis}.
Illud (sogg.) vero (avverbio) ...fundavit
(pred. verb.) imperium (ogg.).
sine ulla — l'agg./pron. ullus,a,um è sempre
usato in espressioni negative, al posto di nullus,a,um.
quod...Romulus (sogg.) hanc civitatem (ogg.)
auxit (pred. verb.) — proposiz. causale, con indicativo, poiché
espone un fatto reale.
cum...reciperet... — proposiz. narrativa.
SUL DIRITTO DI
CITTADINANZA - Non c'è nessuna gente, in tutta l'estensione della
terra, né tanto dissidente dal popolo romano per qualche odio o
discordia né tanto congiunta (con esso) per fedeltà, da cui esista
per noi divieto di accettare (= che accettiamo) qualcuno (come)
cittadino o di donargli (= che gli doniamo) la cittadinanza. O
eccellente diritto, che già da allora, dall'origine del nome di
Roma, hanno stabilito i nostri antenati: che nessuno di noi
appartenga (= sia) a più di una sola cittadinanza, che nessuno
contro la sua volontà muti la sua cittadinanza, né che rimanga in
una cittadinanza contro voglia. Questi sono infatti i fondamenti
saldissimi della nostra libertà: che ciascuno, con suo diritto, sia
padrone della scelta della cittadinanza. Ciò, veramente, senza alcun
dubbio, ha soprattutto creato il nostro impero, perché il fondatore
di questa città, Remolo, per primo accrebbe questa cittadinanza,
quando ricevette in essa anche dei nemici.
DE BELLO ATHENIENSIUM CONTRA
SYRACUSANOS
Catinienses,
cum fidem pacis Syracusani non servarent, legatos Athenas mittunt.
Ab iis legatis ita populus ad misericordiam movetur, ut senatus
statueret auxilia Catiniensibus mittere. Igitur classis decernitur;
creantur duces Nicias et Alcibiades et Lamachus, tantisque viribus
Sicilia repetìtur, ut ipsis terrori essent, in quorum auxilia
mittebantur. Brevi post tempore, et a Nicia et a Lamacho duo proelia
pedestria secunda geruntur, atque hostes in urbe etiam marinis
commeatibus intercluduntur. Tum Syracusani auxilium a Lacedaemonibus
petiverunt. Ab bis mittitur Gylippus, qui, cum milites partim in
Grascia partim in Sicilia contraxisset, opportuna bello loca occupat.
Duobus deinde proeliis vincitur, sed tertio Lamachus occiditur et
hostes in fugam compelluntur et socii obsidione liberantur. (da
Giustino)
COSTRUZIONE E ANALISI
servarent — si scelga il più opportuno tra i
vari significati del verbo servare: « salvare, conservare,
mantenere, rispettare ».
misericordiam — « compassione, pietà ».
ut senatus statuèret — proposiz. consecutiva
(in italiano, IND.)
repetitur — da repetère, che ha vari
significati, tra cui occorre scegliere: « ripetere, cercare,
riprendere, assalire, recuperare », ecc.
ut essent — consecutiva, retta da tantisque,
ecc.
ipsis — DAT. di termine.
terrori — DAT. di fine.
in quorum auxilia — ossia: in auxilia (moto a)
quorum (GEN.).
post — si tenga presente che le preposizioni
ante e post: precedono l'ACC, seguono l’ABI., possono essere
interposte sia all’ACC. che all'ABL.
secunda — nel senso di « favorevoli », «
fortunate ».
GUERRA DEGLI
ATENIESI CONTRO I SIRACUSANI - Gli abitanti di Catania, poiché i
Siracusani non rispettavano il patto di pace, mandano ambasciatori
ad Atene. Da questi ambasciatori il popolo viene tanto mosso alla
compassione, che il senato stabilisce di mandare aiuti ai Catanesi.
Perciò si allestisce una flotta, si eleggono (come) comandanti
Nicia, Alcibiade e Lamaco, e la Sicilia viene invasa da così
numerose forze, da essere motivo di terrore per gli stessi in aiuto
dei quali erano mandate. Dopo breve tempo, sia da Nicia che da
Lamaco sono condotte due battaglie con esito favorevole, e i nemici
nella città sono esclusi anche dai rifornimenti per via di mare.
Allora i Siracusani chiesero aiuto agli Spartani. Da questi viene
mandato Gilippo, il quale, avendo raccolto soldati, parte in Grecia,
parte in Sicilia, occupa le località adatte alla guerra. Poi, in due
battaglie, egli è vinto, ma nella terza è ucciso Lamaco, i nemici
sono messi in fuga e gli alleati sono liberati dall'assedio.
DE EPAMINONDAE ANIMI
MAGNITUDINE
Cum Epaminondae,
propter civium invidiam, praeficere exercitui vetitum esset, dux
electus est alter vir, rei militaris adeo imperitus, ut eius errore
multitudo militum omnesque cives de salute pertimescerent, quod
locorum angustiis ab hostibus exercitus obsideretur. Tum desiderata
est Epaminondae diligentia: erat enim ibi privatus miles. A quo cum
peterent opem, quamvis graviter vituperatus esset, nulla ab eo
servata est memoria contumeliae, et exercitum ab obsidione liberavit
domumque incolumem reduxit. Maxime autem fuit illustris, cum in
Peloponnesum exercitum duxisset adversus Lacedaemonios, haberetque
collegas duo, quorum alter erat Pelopidas. Cum ei et collegis eius
imperium abrogatum esset, Epaminondas populi scito non paruit
idemque ut facerent collegis imperavit: nisi id fecissent, totus
exercitus profligatus esset. (da Cornelio Nepote)
COSTRUZIONE E ANALISI
Cum... vetitum esset — proposiz. temporale:
Congiuntivo piuccheperf. passivo di velare.
praeficère — « essere a capo », con il DAT.
ut... pertimescèret — proposiz. consecutiva,
introdotta da adeo.
errore — compl. di causa.
quod... obsiderètur — proposiz. causale, con
Congiuntivo impf. passivo, perché esprime opinione di altri, non
dello scrittore.
desiderata est — Indicativo perf. passivo
(sentire la mancanza). privatus — « semplice », « senza gradi ».
A quo cum... — equivale a Et cum ab eo...
quamvis, ecc. — proposiz. concessiva, con
Congiuntivo piucch. passivo di vituperare (criticare, rimproverare).
domum — nel significato di « patria ».
cum... duxisset — proposiz. temporale.
Cum... abrogatum esset — proposiz. causale,
Congiuntivo piucch. di abrogare.
paruit — perf. Indicativo attivo di parco,
parére (ubbidire). profligatus esset — Congiuntivo piucch. passivo,
con valore condizionale.
GRANDEZZA
D'ANIMO DI EPAMINONDA - Essendo stato vietato ad Epaminonda, per
l'invidia dei concittadini, di essere a capo dell'esercito, fu
nominato generale Un altro uomo, talmente inesperto di arte
militare, che a causa del suo errore la massa dei soldati e tutti i
cittadini temevano della salvezza, perché l'esercito era accerchiato
dai nemici per la strettezza dei luoghi. Allora fu sentita la
mancanza della perizia di Epaminonda: egli era infatti lì come
semplice soldato. E quando chiesero il suo aiuto, sebbene fosse
stato gravemente offeso, da lui non fu conservato nessun ricordo
dell'ingiuria, e liberò l'esercito dall'accerchiamento e lo
ricondusse incolume in patria. Ma soprattutto egli fu splendido,
quando condusse l'esercito nel Peloponneso, contro gli Spartani, e
aveva due colleghi, uno dei quali era Pelopida. Essendo stato a lui
e ai suoi colleghi abrogato il comando, Epaminonda non ubbidì al
voto del popolo e ordinò ai colleghi che facessero la stessa cosa:
se non avessero fatto così, tutto l'esercito sarebbe stato
distrutto.
Cum Sabini
devicti essent, et in magna gloria magnisque opibus regnum Tullii
floreret, nuntiatum regi patribusque est, in monte Albano lapidibus
pluvisse, quod infaustum praesagium habitum est. Haud ita multo
posi, cum pestilentia Romani laborarent, ipse quoque rex morbo est
implicitus. Tum, cum graviter fracti essent, simul cum corpore, eius
spiritus, Tullius, qui nihil antea putaverat minus regium esse, quam
sacris dedere, repente omnibus magnis parvisque superstitionibus
obnoxius fuit. Vulgo tunc homines, cum nullum aliud effugium morbi
aegris corporibus relictum esset, pacem veniamque ex maiorum
consuetudine a diis impetrare solebant. Ipse rex, cum in Numae
commentariis quaedam occulta sollemnia sacrificia inventa essent, se
abdicavit, ut ea procuraret. Sed, ut narrant, non rite id sacrum
curavit, et ob iram lovis fulmine percussus est et cum domo
conflagravit, (da Livio)
COSTRUZIONE E ANALISI
Cum... devicti essent — proposiz. narrativa:
Congiuntivo piucch. passivo di devincère.
patribus — « gli anziani », « i senatori ».
lapidibus — ABL. di mezzo, retto da pluvisse.
pluvisse — Infinito attivo passato, che fa da
soggetto a nuntiatum est.
quod — « il che », « la qual cosa ».
habitum est — predicato verbale di quod:
Indicativo perf. passivo di habére, nel significato di « stimare,
considerare ».
cum... laborarent — Congiuntivo narrativo con
laborare (essere tormentati, soffrire per...).
cum... fracti essent — proposiz. narrativa:
piucch. Congiuntivo passivo di frangere.
regium — « regale », ma qui « pertinente a un
re ».
Vulgo — ABL. con valore avverbiale: «
generalmente ».
cum... relictum esset — proposiz. temporale:
Congiuntivo piucch. di relinquére.
ex... consuetudine — « secondo la consuetudine
».
maiorum — nel significato di « antenati ».
cum... inventa essent — proposiz. narrativa,
con il Congiuntivo piucch.
passivo di invenire (trovare).
ut... procuraret — proposiz. finale da
procurare (aver cura di, compiere).
MORTE DEL RE
TULLIO — Dopo che furono sconfitti (essendo stati sconfitti) i
Sabini, e il regno di Tullio fioriva in grande gloria e grande
potenza, fu annunziato al re ed agli anziani che sul monte Albano
erano piovute pietre, cosa che fu interpretata come un infausto
presagio. Non [così] molto dopo, mentre i Romani erano travagliati
dalla pestilenza, anche lo stesso re fu colpito dalla malattia.
Allora, poiché si erano gravemente indeboliti, insieme con il corpo,
anche i suoi spiriti (le sue facoltà mentali), Tullio, che prima
aveva giudicato nulla meno pertinente ad un re che dedicarsi alle
cose sacre, d'improvviso fu schiavo di grandi e piccole
superstizioni. Allora generalmente gli uomini, quando non fosse
rimasta nessun'altra via di scampo da una malattia per i corpi
ammalati, solevano, secondo la consuetudine degli antenati,
impetrare pace e perdono dagli dèi. Lo stesso re, essendo stati
trovati nei commentari di Numa certi occulti e solenni sacrifici,
abdicò, per poterli compiere. Ma, come narrano, non curò quel
sacrificio secondo il rito e per Tira di Giove fu colpito dal
fulmine e arse con la sua casa.
Cum Samnites
fines Romanorum imperii invadere minitarentur, contra eos missus est
cum exercitu L Papirius consuly cui nomen Cursorem datum
erat, quoniam currere solitus erat. Per belli indutias, Cursor, ut
auspicia repeteret, Romam proficiscens Fabio Rullo praetori, quem
exercitui praeposuerat, edixit ne cum hostibus manus conserere
auderet. Sed Rullus, nactus opportunitatem prospere proelium
committendi, pugnare ausus est. Cum L. Papirius revertisset, audita
re, iratus lictorem iussit securi F. Rullum percutere.
Tamen pro reo et tribuni et milites veniam impetraverunt, cumque
consul vitae Rulli pepercisset, omnes valde gavisi sunt.
COSTRUZIONE E ANALISI
Cum... minitarentur — proposiz. causale.
Congiuntivo impf. di minitarì (minacciare).
solitus erat — Indicativo piucch. del verbo
semideponente soleo, -es, solitus sum, solére con valore attivo.
ut... repetéret — proposiz. finale.
proficiscens — participio pres. (in forma
attiva) di proficisci.
ne... auderet — proposiz. finale negativa con
il Congiuntivo impf. del
semideponente audeo,-es, ausus sumy
audère.
manus conserére — « venire alle mani », «
attaccare battaglia ».
nactus — part. passato di nancisciy
con valore attivo.
committendi — gerundio.
ausus est — Indicativo perf. del semideponente
audèrey valore attivo.
Cum revertisset — proposiz. temporale.
audità re — ABL. assoluto.
secùri — ABL. di secùris, is (scure).
cumque... pepercisset — proposiz. temporale,
con Congiuntivo piucch. di parcére (risparmiare), che regge il DAT.
gavisi sunt — Indicativo perf. del
semideponente gaudeoy -esy gavisus sumy
gaudère.
SEVERITÀ DI
LUCIO PAPIRIO - Poiché i Sanniti minacciavano di invadere il
territorio del dominio romano, fu mandato contro di loro con
l'esercito il console Lucio Papirio, a cui era stato dato il
soprannome di Cursore, poiché era solito correre. Durante una tregua
della guerra, Cursore, partendo per Roma, allo scopo di rinnovare
gli auspici, ordinò al pretore Fabio Rullo, che egli aveva messo a
capo dell'esercito, che non osasse attaccare battaglia con i nemici.
Ma Rullo, avendo trovato l'opportunità di venire favorevolmente a
uno scontro, osò combattere. Quando Lucio Papirio fu ritornato,
udito ciò, adirato, ordinò a un littore di uccidere Rullo con la
scure. Tuttavia sia i tribuni che i soldati implorarono perdono per
il colpevole, e avendo il console risparmiato la vita di Rullo,
tutti si rallegrarono grandemente.
Ad Themistoclem
Atheniensem quidam doctus homo olim accessit eique se traditurum
esse artem memoriae pollicitus est. Cum Themistocles quaesivisset
quidnam illa ars efficere posset, respondit ille docturam
ut omnia meminisset. Tum dixit Themistocles gratius sibi illum esse
facturum, si se oblivisci, quae vellet, quam si meminisse
docuisset. Videsne quae vis in homine acerrimi ingenii, quam potens
mens fuerit? qui ita respondit ut intelligere possemus nihil ex
illius animo unquam effluere potuisse, cum quidem ei optabilius
fuerit oblivisci posse quod meminisse nollet, quam quod semel
audivisset vel vidisset meminisse. (Cicerone)
ANALISI E COSTRUZIONE
se traditurum esse — proposiz. perifrastica
attiva, col verbo tradere (tramandare, insegnare).
quidnam posset — proposiz. interrogativa
indiretta. docturam — sottinteso esse.
ut omnia meminisset — proposiz. finale con il
Congiuntivo piucch. di memini, che ha valore di imperf.
gratius — comparativo (neutro) dell'avverbio
grate,
illum esse facturum — perifrastica attiva, in
forma di proposiz. infinitiva.
si sey ecc. — Costruzione: si
docuisset se oblivisciy quae vellet, quam (si docuisset)
meminisse.
Videsne — il suffisso -ne avverte che si tratta
di un'interrogativa diretta.
acerrimi ingenii — GEN., specificazione di vis.
quam... fuerit — interrogativa indiretta. ut...
possemus — proposiz. consecutiva.
nihil... potuisse — proposiz. oggettiva,
dipendente da intelligére. cum quidem — « mentre invece ».
optabilius — comparativo (neutro)
dell'aggettivo optabilisy e.
quod nollet — proposiz. relativa, col
Congiuntivo imperf. di nolley con valore di eventualità.
L'ARTE DELLA
MEMORIA — All'ateniese Temistocle si presentò un giorno un tale
(uomo) dotto, e gli promise che gli avrebbe insegnato l'arte della
memoria. Avendo Temistocle domandato che cosa mai potesse fare
quell'arte, quello risposte che gli avrebbe insegnato a ricordare
tutto (ogni cosa). Allora Temistocle disse che gli avrebbe fatto
cosa più gradita, se gli avesse insegnato a dimenticare ciò che
voleva (volesse), piuttosto che se (gli avesse insegnato) a
ricordare. Vedi dunque quanta forza di acuto ingegno sia stata in
quell'uomo, che mente potente? il quale rispose in modo che noi
possiamo capire che nulla era mai potuto sfuggire dal suo animo,
mentre invece gli sarebbe stato più desiderabile poter piuttosto
dimenticare ciò che non voleva ricordare, che ricordare ciò che una
volta avesse udito o veduto.
Cum Caesar e
Gallia victor rediret, Pompeio auctore, senatus iussit eum legiones
dimittere antequam in Romae fines iniret. Caesar vero petivit ut una
saltem legio sibi concederetur, quoad consul fieret. Adversariis
negantibus, Caesar transiit in citeriorem Galliam. Gnaeus Pompeius
dictitabat eum omnia turbare velle: si privatus redisset, causa ei
dicenda esset apud iudices. Tum Caesar, collatis cohortibus ad
Rubiconem flumen, quod provinciae eius finis erat, conversus ad
proximos: «Etiam nunc», dixit, «redire possumus; si pontem
transierimus, omnia armis agenda erunt». Tum omnes probaverunt ut
Romam eum exercitu contra Pompeium iret. (Svetonio)
COSTRUZIONE E ANALISI
Cum... redìret — proposiz. temporale:
Congiuntivo impf. di redìre.
Pompeio auctore — ABL. assoluto: « su proposta
di Pompeo ».
anteqtiam... inìret — proposiz. temporale:
Congiuntivo impf. di inìre.
ut... concederètur — proposiz. finale:
Congiuntivo impf. passivo di concedere.
Adversariis negantibus — ABL. assoluto.
transiit — Indicativo perf. di translre.
eum turbare velie — proposiz. oggettiva.
redisset — Congiuntivo piucch. di redìre, in
proposiz. condizionale.
dicenda esset — perifr. passiva di dicere.
collatis cohortibus — ABL. assoluto, col part.
passato di confèrre.
conversus — part. passato del deponente
converti, quindi con valore attivo.
redire — Infinito, composto di ire.
si... transierimus — proposiz. ipotetica, col
futuro anteriore di transire.
agenda erunt — perifrastica passiva col
gerundivo di agère.
ut... iret — proposiz. finale, col Congiuntivo
impf. di ire.
Verbi irregolari e verbi
composti
LA CAUSA DELLA
GUERRA CIVILE - Mentre Cesare tornava vincitore dalla Gallià, su
proposta di Pompeo il senato comandò che egli congedasse le legioni
prima di entrare nei confini di Roma. Ma Cesare chiese che gli fosse
concessa almeno una legione, finché fosse divenuto console.
Opponendosi a ciò i suoi avversari, Cesare passò nella Gallià
cisalpina. Gneo Pompeo andava dicendo che egli voleva mettere tutto
a soqquadro: se fosse ritornato come cittadino privato avrebbe
dovuto essere sottoposto a processo davanti ai giudici. Allora
Cesare, radunate le coorti presso il fiume Rubicone, che era il
confine di quella provincia, rivolto ai più vicini: « Ancora adesso
», disse, «possiamo tornare indietro, se attraverseremo (avremo
attraversato) il ponte, si dovrà agire soltanto con le armi». Allora
tutti approvarono che egli marciasse su Roma con l'esercito, contro
Pompeo.
Cum Veientes
Romanis bellum intulissent, eos Fabiorum familia una aggredi statuit,
et profecti sunt trecenti sex, duce Fabio consule. Cum saepe e
Veientibus victoriam tulissent, Fabii, suis tantum viribus confisi,
ad flumen Cremeram se contulerunt ibique castra posuerunt. Veientes,
ad dolos conversi, pecora ex diverso in conspectum illorum proferunt,
ad quae progressi Fabii in insidiam delapsi, usque ad unum
occiduntur. Dies, quo id accidit, inter nefastos relatus est, et
portam qua Fabii profecti erant, Romani 'sceleratam' appellaverunt.
Unum ex ea gente, ob impuberem aetatem, Fabii domi reliquerant; is
genus propagavit usque ad A. Fabium Maximum, qui pugnam differendo,
Hannibalem fregit et 'Cunctator’ dictus est. (Cornelio Nepote)
COSTRUZIONE E ANALISI
Cum... intulissent — proposiz. narrativa.
Congiuntivo piucch. di in ferre.
una — « unica », « da sola ».
duce Fabio consule — ABL. assoluto. Verbo «
essere » sottinteso.
cum... tulissent — proposiz. narrativa, da
ferre, nel senso di «riportare».
confisi — part. passato di confidère,
semipedonente, quindi con valore attivo. Regge il DAT.
contulèrunt — Indicativo perf. di con ferre
(recare).
conversi — part. passato del deponente converti
(rivolgere).
ex diverso — « daM parte^ opposta ».
proferunt — Indicativo pres. di proferre
(portare avanti).
progressi — part. passato del deponente
progredì (avanzare).
delapsi — come sopra, da delabi (cadere).
ad unum — « fino all'ultimo ».
relatus est — Indicativo perf. passivo di
referre (considerare).
differendo — gerundio di differre (rimandare).
LA GENTE FABIA
— Avendo i Veienti portato guerra ai Romani, la famiglia dei Fabii
decise di affrontarli da sola, e partirono in trecento sei, sotto il
comando del console Fabio. Dopo aver spesso riportato vittoria sui
Veienti, i Fabii, fidandosi soltanto delle proprie forze, si
recarono presso il fiume Cremerà, e qui posero l'accampamento. I
Veienti, ricorrendo agli inganni, dalla pane opposta mandano avanti
del bestiame, e i Fabii, avanzando in mezzo a quello, caduti
nell'insidia, vengono uccisi fino all'ultimo. Il giorno in cui ciò
accadde fu considerato tra quelli nefasti, e la porta, per la quale
i Fabii erano usciti, i Romani la chiamarono 'scellerata'. Uno solo
di quella gente, per la sua età ancora immatura, i Fabii avevano
lasciato a casa: questi propagò la stirpe fino a Quinto Fabio
Massimo, quello che, rimandando la battaglia, sconfisse Annibale, e
fu detto 'Cunctatore' (il Temporeggiatore).
Quid, cum
fictas fabulas, e quibus utilitas nulla elici potest, cum voluptate
legimus? Quid, cum cupimus nomina eorum, qui alìquid gesserint, nota
nobis esse, parentes, patriam, multa praeterea, quae minime nos
erudire possunt? Quid, quod homines etiam infima fortuna,
delectantur historia? Maximeque eos videre possumus res gestas
audire et legere, qui a spe gerendi absunt, debilitati senectute.
Quodcirca intelligi potest in ipsis rebus, quae leguntur,
invitamenta inesse, quibus ad cognoscendum moveamur. Ac veteres
quidem philosophi in beatorum insulis fingunt futuram vitam
sapientium, qui cura omni liberati, nullum necessarium vitae cultum
requirentes, omne tempus inquirendo ac discendo in naturae
cognitione consumere possunt. (Cicerone)
COSTRUZIONE E ANALISI
Quid — sottinteso: dicere possùmus.
elìci — Infinito presente passivo di elìcere
(ricavare).
cum cupimus, ecc. — Costruzione: cum cupimus
nota nobis esse nomina,...parentes, patriam, multa... eorum...
qui aliquid gessèrint — propos. relativa con il
Congiuntivo perfetto, che si può conservare anche in italiano.
quae... nos erudire possunt — proposiz.
relativa reale (pensiero di chi scrive).
infima fortuna — compi, di qualità.
historià — compi, di mezzo.
eos vidère, ecc. — Costruzione: possùmus vidère
eos maxime audire et legere res gestas, qui...
gerendi — gerundio di gerère (agire, fare).
debilitati — « indeboliti ».
senectute — compi, di causa.
intellìgi — Infinito pres. passivo di
intelligére, che fa da soggetto a potest («può essere capito», «si
può capire»).
inesse — composto di in+esse.
quibus moveàmur — propos. relativa, con valore
di eventualità.
ad cognoscendum — gerundio ACC. di cognoscère.
requirentes — part. pres. di requirère,
traducibile con « dovendo » -i- infinito « cercare ».
inquirendo ac discendo — gerundi ABL. (compi,
di modo).
consumère possunt — ha come compl. ogg. omne
tempus.
IL PIACERE DI
LEGGERE - Che possiamo dire, di quando leggiamo con piacere leggende
immaginarie, dalle quali non può essere ricavata alcuna utilità? E
che dire di quando desideriamo conoscere i nomi di coloro che
abbiano compiuto qualche impresa, e i (loro) genitori e la patria, e
inoltre molte altre cose, che ci possono minimamente istruire? Che
dire del fatto che anche uomini di infima condizione sono dilettati
dalla storia? Ma soprattutto possiamo vedere che ascoltano e leggono
(il racconto di) fatti memorabili coloro che sono ormai lontani
dalla speranza di agire, essendo indeboliti dalla vecchiaia.
Pertanto è possibile capire che nelle stesse cose che si leggono
(vengono lette) vi sono delle attrattive, dalle quali siamo mossi
(al desiderio) di conoscere. Ed infatti i vecchi filosofi immaginano
nelle isole dei beati la futura vita dei sapienti, che, liberati da
ogni preoccupazione, non dovendo cercare nessuna delle cose
necessarie alla vita, possono trascorrere tutto il tempo indagando e
imparando nella conoscenza della natura.
NOMINATIVO
Eloquentia, id
est ars dicendi, in rebus publicis summam praebet utilitatem. Nam
eloquentia, sicut fiamma materia alitur et urendo crescit. Ea ratio
in Romanorum antiquorum civitate eloquentiam provexit. Nam illa
licentia, in qua tunc vivebant, plura ab oratoribus perfìciebantur,
quia tantum erat bonus orator, qui populo persuadere poterat. Qua re
optimi cives se ad studium eloquentiae conferebant. Hinc leges
assiduae, hinc conciones magistratuum frequentes, hinc tribunorum
plebis rogationes et certamina senatus adversus plebem. Ideo nunc in
bene constituta re publica vivitur. (Dialogo degli oratori)
COSTRUZIONE E ANALISI
leges assiduae, ecc.— è sottinteso il verbo
"derivano", che si può omettere anche in italiano.
frequentes — non "frequenti", ma "affollate" o
simili.
vivitur — passivante: "si vive" ossia "noi
viviamo".
L'ELOQUENZA —
L'eloquenza, cioè l'arte del parlare, nelle attività politiche offre
grandissima utilità. Infatti l'eloquenza, come una fiamma si
alimenta con il combustibile e bruciando diventa più grande. Questo
motivo ha fatto progredire l'eloquenza tra la popolazione degli
antichi Romani. Infatti, data (per) quella eccessiva libertà in cui
allora vivevano, molti più vantaggi erano ottenuti dagli oratori,
perché era soltanto un buon oratore colui che poteva persuadere il
popolo. Per questo motivo i migliori cittadini si dedicavano allo
studio dell'eloquenza. Di qui le leggi frequenti, di qui le concioni
dei magistrati ascoltate da molti, di qui le richieste dei tribuni
della plebe e le lotte del senato contro la plebe. Perciò adesso si
vive in uno stato ben costituito.
Ut Petreius
tuba signum dat, statim acies instruitur. Idem facit hostium
exercitus. Postquam eo ventum est, unde proelium committi posset,
maximo clamore cum infestis signis concurrunt, pila omittunt,
gladiis res geritur. Veterani pristinae virtutis memores, comminus
acriter instanti illi haud timidi resistunt: maxima vi certatur.
Interea Catilina in prima acie versatur, laborantibus succurrit,
multum ipse pugnat, strenui militis et boni imperatoris officia
simul exequitur. Petreius ubi videt Catilinam contra se
progredientem, cohortem praetoriam in medios hostes inducit. Manlius
et Faesulanus in primis pugnantes cadunt. Catilina postquam se cum
paucis relictum videt, memor pristinae suae dignitatis, in hostes
incurrit ibique pugnans confoditur. (Sallustio)
COSTRUZIONE E ANALISI
Ut — con valore temporale.
acies instruitur — presente passivo;
"viene fatto lo schieramento". Ma in Italiano è possibile usare il
"si" passivante.
Idem — compi, oggetto.
ventum est — eccezionalmente alcuni
verbi intransitivi (come venire, ire, ecc.) possono avere
questa forma passiva impersonale. Qui: "si venne".
commini posset — "poteva essere
attaccata". Ma in italiano meglio il "si" passivante.
infestis — "rivolte contro".
concurrunt — sogg. sottinteso:
milites.
res geritur — alla lettera:
"l'azione viene compiuta", ma in italiano: "si agisce", e simili.
UH — soggetto indefinito, per "gli
altri", "i nemici".
certatur — predicato impersonale:
"si combatte".
versatur — il verbo è deponente:
"aggirarsi".
laborantibus — participio
predicativo: "a quelli che sono in difficoltà".
in medios hostes — "in mezzo ai
nemici".
se...videt — verbo riflessivo.
relictum — participio congiunto al
compi, ogg. se.
MORTE DI
CATILINA — Appena Petreio dà il segnale con la tromba, subito si
dispone lo schieramento. La stessa cosa fa l'esercito dei nemici.
Quando si venne là, di dove si poteva attaccare battaglia, con
grandissimo clamore, corrono tutti insieme, con i vessilli rivolti
contro (i nemici), gettano via i giavellotti, e si combatte con le
spade. I veterani, memori del loro antico valore, incalzano
insistentemente da vicino, gli altri (i nemici) resistono non
impauriti: si lotta con grandissima violenza. Frattanto Catilina si
aggira nella prima fila, soccorre quelli che sono in difficoltà,
combatte molto egli stesso, compie nel medesimo tempo i doveri di
valoroso soldato e di buon comandante. Petreio, quando vede che
Catilina avanza contro di lui, guida la coorte pretoria in mezzo ai
nemici. Manlio e Fiesolano cadono combattendo tra i primi. Catilina,
quando vede che è rimasto solo con pochi, memore della sua
precedente onorabilità, si getta in mezzo ai nemici e lì combattendo
viene trafitto.
Consuetudo
disputandi de religione ab Atheniensibus impia existimabatur. Fertur
enim Protagoras, qui suae aetatis maximus fuit philosophus, cum in
quodam libro nonnullas scripsisset sententias adversus deorum
potestatem, ab Atheniensibus ex urbe exterminatus esse. Atque eius
liber dicitur combustus esse in contione. Dicuntur insuper
Athenienses talentum proposuisse praemium ei qui Protagoram
occidisset. Sic dubitatio de deis maxima putabatur impietas.
(da Cicerone)
COSTRUZIONE E ANALISI
existimabatur — verbo di stima che
fa da copula, quindi con doppio NOM. (sogg. e predicato).
Fertur — verbo dicendi, con
doppio NOM. Qui la costruzione è: Protagoras...exterminatus esse
(in fondo alla proposizione)/erfwr, da tradurre col "si"
passivante.
fuit — in italiano meglio
l'imperfetto. exterminatus — non "sterminato"!, ma "espulso".
dicitur — vedi sopra Fertur. Qui: liber...combustus
esse. Dicuntur — non è copulativo, ma da tradurre con il "si"
passivante e il verbo al singolare: "Si dice che gli Ateniesi,
ecc.". putabatur — verbo di stima. Vedi sopra
existimabatur.
L'EMPIETÀ — La
consuetudine di discutere sulla religione era considerata empia
dagli Ateniesi. Si narra pertanto che Protagora, che era il più
grande filosofo della sua epoca, poiché in un libro aveva scritto
alcune frasi contro il potere degli dèi, fu dagli Ateniesi espulso
dalla città. E si dice che il suo libro fu bruciato in assemblea. Si
dice inoltre che gli Ateniesi proposero un premio di un talento a
chi (colui che) avesse ucciso Protagora. Così un dubbio riguardo
agli dèi era ritenuto una grandissima empietà.
DE QUIBUSDAM CICERONIS SCRIPTIS
Quia tu tam
cupidus mihi videris mea scripta legendi, quae post discessum tuum
scripserim, quam primum ad iudicium tuum deferam. Nam videor
neglegens fuisse, quod nondum fecerim. Sunt orationes quaedam, neque
ita multae: noli pertimescere! Scripsi etiam, Aristoteleo more, tres
libros De oratore, qui mihi videntur non inutiles fore Lentulo tuo.
Scripsi etiam versibus tres libros de temporibus meis, quos puto
tibi gratos, quia sunt testes sempiterni meritorum erga me tuorum
meaeque pietatis. Eos, si quem cui recte committam invenero, curabo
ad te perferendos. Quid tibi in meis scriptis emendandum videatur,
velim quam familiarissime scribas. (Cicerone)
COSTRUZIONE E ANALISI
tu tam cupidus mihi videris —
costruzione normale del verbo videor (sembrare) con il doppio
NOM. e il DAT. della persona a cui sembra, che si può conservare
anche in italiano. legendi — GEN. del gerundivo retto da
cupidus.
quae, ecc.— costruzione: deferam
ad iudicium tuum, quam primum (ea) quae scripserim (da tradurre
con l'indicativo) post tuum discessum. videor neglegens fuisse
— di solito la costruzione latina di videor va
modificata. In questo caso, anziché: "Io sembro (a me) essere stato
negligente"="Mi sembra di essere stato negligente". quod —
congiunzione causale. fecerim — da tradurre con l'indicativo.
noli pertimescere — è la forma
negativa di un imperativo (o esortativo). mihi videntur — il
sogg. è qui (libri), fare — Infinito futuro di esse, tuo
— sottinteso filio.
pietatis — non "pietà", ma
"affetto", "amore".
si quem — come di regola il pronome
aliquis perde il suffisso quando è preceduto da si, ne,
nisi, ecc.
invenero — da tradurre con un futuro
semplice.
carabo ut — "farò in modo che"
videatur — sogg. quid;
persona a cui sembra: libi.
quarti — rinforzativo dell'avverbio
superlativo: "il più possibile"
ALCUNI SCRITTI
DI CICERONE — Poiché tu mi sembri tanto desideroso di leggere i miei
scritti, quanto prima sottoporrò al tuo giudizio quelli che ho
scritto dopo la tua partenza. Infatti mi sembra di essere stato
negligente, per non averlo ancora fatto. Sono alcune orazioni, ma
non proprio molte: non aver paura! Ho scritto anche, secondo la
maniera aristotelica, tre libri "Sull'oratore", che mi pare non
saranno inutili a tuo figlio Lentulo. Ho scritto anche tre libri
"Sui miei tempi", che credo ti (siano) graditi, perché sono
testimonianza eterna dei tuoi meriti nei miei riguardi e del mio
affetto. Quei (libri), se troverò qualcuno a cui affidarli con
sicurezza, farò in modo che ti siano portati. Ciò che nei miei
scritti ti sembrerà da correggere, vorrei che me lo scrivessi con la
massima sincerità.
GENITIVO
Temeritas est
videlicet florentis aetatis, prudentia senectutis. Ego senex vires
non desidero adulescentis. Agamemnon, dux ille Graeciae, nusquam
optat ut Aiaces habeat decem, sed decem Nestores. Senectutis
maturitas naturale quiddam habet et potest exercitatio et
temperantìa etiam in senectute conservare quondam speciem pristini
roboris. Quid mirum (est) in senibus, si infirmi sunt aliquando, cum
id ne adulescentes quidem effugere possint? Ut autem libido magis
est adulescentium quam senum, nec tamen omnium adulescentium, sed
non proborum, sic senilis stultitia senum levium est, non omnium
.(Cicerone)
COSTRUZIONE E ANALISI
florentis aetatis est — "è propria di..." GEN.
di pertinenza.
senex — apposizione di Ego.
senectutis — come florentis aetatis.
desidero — nel senso di "rimpiangere" .
adulescentis — GEN. di possesso.
ille — "quel famoso" .
potest — predicato servile di conservare, al
singolare, perché riferito al sogg. più vicino.
pristini roboris — GEN. dichiarativo ("
apparenza di... ").
ne...quidem — "neppure " .
adulescentium...senum — GEN. di pertinenza.
GIOVINEZZA E
VECCHIAIA — La baldanza è senza dubbio caratteristica dell'età in
fiore, la prudenza della vecchiaia. Io, ormai vecchio, non rimpiango
le forze di quando ero adolescente. Agamennone, quel famoso
condottiero della Grecia, non desidera certo di avere dieci Aiaci,
ma dieci Nestori. La maturità della vecchiaia ha qualcosa di
naturale e l'esercitazione e la moderazione possono conservare anche
nella vecchiaia una certa apparenza del precedente vigore. Che c'è
di straordinario nei vecchi, se qualche volta sono malaticci, dato
che questo non possono evitarlo nemmeno i giovani? Come, poi, la
ricerca del piacere è più dei giovani che dei vecchi, e tuttavia non
di tutti i giovani ma solo dei non morigerati, così la stupidità è
propria dei vecchi infiacchiti, non di tutti.
Cn. Marcius,
usque ab adulescentia, patriae amantissimus atque gloriae appetens
fuit. lam in pugna apud lacum Regillum rei militaris peritum se
praestiterat, postea multo maiorem gloriam expugnans Coriolos,
Volscorum urbem consecutus est; qua re ei cognomen Coriolani datum
est. Sed, cum cupidissimus honorum superbusque factus esset, odium
omnium civium sibi peperit. Cum Romani, frumenti inopes, iussu
senatus frumentum e Sicilia emere statuissent, Coriolanus huic
consilio adversatus est. Qua re inimicus populi iudicatus est et
aegre ab ira plebis defendi potuit. Ideo, irae plenus et avidus
ulciscendi cives suos, ad Volscos in voluntarium exsilium se
contulit, ut eos iterum contro Romam instigaret. (Cornelio Nepote)
COSTRUZIONE E ANALISI
patriae amantissimus — aggettivi e participi
che indicano affetto, desiderio, amicizia (e loro contrari) reggono
il GEN.
gloriae appetens — come sopra.
rei militaris peritum — gli aggettivi che
indicano esperienza, conoscenza (e loro contrari) reggono il GEN.
cupidissimus honorum — vedi sopra amantissimus.
frumenti inopes — gli aggettivi che indicano
abbondanza o scarsità reggono il GEN.
adversatus est — dal verbo deponente adversor,
col DAT.
inimicus populi — gli aggettivi amicus e
inimicus reggono il GEN. (o il DAT.). Si noti il doppio NOM. con un
verbo di stima.
irae plenus — GEN. con aggettivo di abbondanza.
avidus ulciscendi — GEN. con aggettivo di
desiderio.
CORIOLANO —
Cneo Marcio fin dall'adolescenza fu molto amante della patria e
desideroso di gloria. Già nella battaglia presso il lago Regillo si
era dimostrato esperto di arte militare, poi assai maggiore gloria
si era guadagnato espugnando Corioli, città dei Volsci, per cui gli
fu dato il soprannome di Coriolano. Ma poiché era divenuto molto
avido di onori e superbo, si era attirato l'odio di tutti i
concittadini. Poiché i Romani, essendo scarsi di frumento, per
ordine del senato avevano deciso di comprare frumento dalla Sicilia,
Coriolano si oppose a questa decisione. Perciò fu giudicato nemico
del popolo e a stento potè difendersi dallUra della plebe. Perciò,
pieno d'ira e bramoso di vendetta sui concittadini, si recò in
volontario esilio presso i Volsci, per istigarli di nuovo contro
Roma.
M. Cato, ortus
municipio Tusculo, adulescentulus, priusquam honoribus operam daret,
versatus est in Sabinis, quod ibi heredium a patre relictum habebat.
Inde, iuvenis quindecim annorum, Romam demigravit in foroque esse
coepit. Primum stipendium meruit annorum decem septemque. Deinde
tribunus militum in Sicilia fuit. Inde ut rediit, castra accutus est
C. Claudii Neronis, magnique opera eius existimata est in proelio
apud Senam, quo cecidit Hasdrubal, frater Hannibalis. Quaestor
provinciam obtinuit Sardiniam, ex qua Q. Ennium poetam secum deduxit,
quod non minoris aestimamus quam quemlibet amplissimum triumphum.
Postea censor cum Fiacco factus, severe praefuit ei potestati.
Mortuus est senex octoginta quinque annorum. In omnibus rebus
singularis fuit industriae: peritus iuris consultus, et magnus
imperator et probabilis orator. (Cornelio Nepote)
COSTRUZIONE E ANALISI
adulescentulus — apposizione del sogg.
honoribus — "alla carriera politica".
operam dare — "dedicarsi".
quindecim annorum — GEN. di età. Tale
complemento in latino si esprime sempre con il GEN. quando è
specificazione di puer, iuvenis, vir, senex. Altrimenti in altri
modi (vedi più avanti: ACCUSATIVO).
foroque esse — il verbo si può tradurre con
"frequentare".
stipendium meruit — alla lettera: "guadagnò la
paga di soldato", quindi "fece il servizio militare".
annorum decem septemque — GEN. di età
(sottinteso iuvenis).
magnique — complemento di stima. Normalmente
col GEN. degli agg.:
magnus, parvus, tantus, quantus e loro
comparativi e superlativi.
quod — ACC. neutro (=id quod) oggetto di
aestimamus.
minoris — GEN. di stima, prezzo (vedi sopra
magni). In comparazione con
quam triumphum.
ocfoginta quinque annorum — GEN. di età
(specificazione di senex).
singularis industriae — GEN. di qualità morale
(per le qualità fisiche, vedi ABLATIVO).
peritus — agg. di conoscenza
MARCO PORCIO
CATONE — Marco Catone, nato nel municipio di Tusculo, da giovinetto,
prima di dedicarsi alla carriera politica, dimorò tra i Sabini,
perché lì aveva un poderetto lasciatogli dal padre. Di lì, a
quindici anni, si trasferì a Roma e cominciò a frequentare il foro.
Fece per la prima volta il servizio militare a diciassette anni. Poi
fu tribuno militare in Sicilia, e quando ritornò di lì seguì
l'accampamento di Caio Claudio Nerone, e la sua opera fu grandemente
stimata nel combattimento presso Senigallia, in cui cadde Asdrubale,
fratello di Annibale. Come questore ottenne la provincia della
Sardegna, dalla quale condusse via con sé il poeta Ennio: fatto che
non stimiamo meno di qualsiasi grandissimo trionfo. In seguito,
nominato censore insieme a Fiacco, presiedette a quella carica con
severità. Morì a ottantacinque anni. In tutte le attività fu di
singolare operosità: esperto giureconsulto, grande condottiero,
valente oratore.
Quadraginta
armatorum milia in urbem Cremonam irruperunt, calonum lixarumque
amplior numerus et in libidinem ac saevitatem corruptior. Non
dignitas, non aetas cives protege-bat. Ubi virgo forma conspicua
incidisset, vi manibusque rapientium divulsa, ipsos postremo
direptores in mutuam perniciem agebat. Dum pecuniam vel domorum
ornamenta magni aut parvi ponderis sibi quisque trahit, aliorum vi
truncabatur. Quidam verberibus dominorum abdita scrutabantur,
defossa eruebant. Primus omnium dicitur Atrax, Vitellii miles, faces
in inane templum per lasciviam iaculavisse. Non magna fuit copia
captivorum, cum milites omnes cives interfìcere mallent. Post
quattuor dies, cum omnia sacra profanaque in igne considerent,
milites recesserunt. (da Livio)
COSTRUZIONE E ANALISI
armatorum — retto da milia, è GEN. partitivo
(si riferisce al "numero").
calonum lixarumque — retto da numerus è GEN.
partitivo.
corruptior — comparativo col 2° termine
sottinteso ("degli altri").
rapientium — GEN. possessivo.
agebat — ha per sogg. virgo. Si può tradurre
col verbo "spingere".
magni aut parvi ponderis — GEN. di peso.
trahit — il pres. Ind. è richiesto da Dum; ma
in italiano si può usare un tempo passato.
aliorum — retto da vi è GEN. soggettivo.
dominorum — GEN. possessivo.
abdita — acc. neutro plurale ( =res abditas).
omnium — retto da primus è GEN. partitivo.
captivorum — retto da copia, è GEN. partitivo.
ESPUGNAZIONE DI
CREMONA — Quaranta mila armati irruppero nella città di Cremona, e
un numero anche più grande di portatori di bagagli e di servi, più
corrotto nella sfrenatezza e nella crudeltà. Né il prestigio (=il
fatto di essere personaggi di riguardo), né l'età proteggeva i
cittadini. Quando capitava loro davanti una fanciulla notevole per
la bellezza, contesa con violenza dalle mani dei rapitori, alla fine
spingeva gli stessi predoni ad una vicendevole strage. Mentre
ciascuno portava via per se stesso denaro o oggetti preziosi, di
grande o di piccolo peso, veniva massacrato dalla violenza di altri.
Alcuni, con le percosse, perquisivano le cose nascoste dai padroni,
scavavano quelle che erano state sepolte. Primo fra tutti si dice
che (fu) Atrace, un soldato di Vitellio, a lanciare, per un gusto
malvagio, delle fiaccole in un tempio vuoto. Non grande fu il numero
dei prigionieri, poiché i soldati preferirono uccidere tutti i
cittadini. Dopo quattro giorni, quando tutte le cose sacre o profane
furono date alle fiamme, i soldati si ritirarono.
NE DUBITES DE AMICITIA MEA
Plus molestiae
quam voluptatis attulit mihi Trebonius, qui detullt ad me querelam
tuam. Oblltum esse me putas consilii, sermonis, humanltatis tuae?
Memini, crede mihi, omnium officiorum tuorum atque semper de te
recordabor. Ideo magnopere admlror te, qui haec nosse deberes,
quidquam putare a me commissum esse, quod esset allenum nostra
amlcltla. Nam, praeter haec, quae supra commemoravi, habeo multa
occultiora, quae vix verbis exequi possum. Maxime demum Interest.
familiaritatis nostrae, ne sint inter nos dlffìdentiae. Ne dubltes
de meo erga te voluntate. Omnia tua me delectant, sed prae-sertim
fides In amicitia, gravitas, constantia, humanitas. (Cicerone)
COSTRUZIONE E ANALISI
Titolo: Ne dubites — congiuntivo esortativo. In
italiano: "Non dubitare".
molestiae... voluptatis — GEN. di quantità,
dipendenti da plus.
consilii, sermonis, ecc. — GEN. retti da
oblitum esse, Inf. passato di obliviscor, deponente, quindi con
valore attivo.
omnium officiorum tuorum — GEN. retto da memini.
de te — ABL. di argomento, retto da recordor,
in alternativa col GEN.
admiror ecc. — costruzione, admiror te...
putare quidquam commissum esse a me, quod...
haec, quae — Neutro plurale, retto dal verbo
commemoro, che non è propriamente un verbo di memoria, ma significa:
"citare", "far presente", "far ricordare".
familiaritatis nostrae — retto da interest. In
pratica: inter res est + GEN.: "è tra le cose (i fatti, le realtà)
di... " ne sint — proposizione finale negativa.
Ne dubites. vedi Titolo.
omnia tua — "qualità, virtù" e simili.
NON DUBITARE
DELLA MIA AMICIZIA — Più fastidio che piacere mi ha arrecato
Trebonio, il quale mi ha riferito la tua lamentela. Credi che io mi
sia dimenticato della tua saggezza, delle tue parole, della tua
cultura? Io ricordo, credimi, tutte le tue cortesie, e sempre mi
ricorderò di te. Perciò mi stupisco moltissimo che tu, che dovresti
conoscere queste cose, creda che da me sia stata commessa qualche
cosa, contraria alla nostra amicizia. Infatti, oltre a questi motivi
che ti ho citato sopra, ne ho molti altri più intimi, che posso
difficilmente esprimere a parole. Soprattutto, infine, importa per
la nostra amicizia, che non ci siano diffidenze. Non dubitare delle
mie (buone) intenzioni nei tuoi riguardi. Tutte le tue qualità mi
piacciono, ma soprattutto la tua fedeltà nell'amicizia, la tua
serietà, la tua cultura.
GENITIVO
Si beneficia in
rebus, non in ipsa bene faciendi voluntate consisterent, eo maiora
essent, quo maiora sunt ea quae accipimus. ld autem falsum est.
Sacrati, cum multa quisque auditorum offerret, Aeschines, pauper
auditor: «Nihil», inquit «quod dare tibi possim invenio, et hoc modo
pauperem me esse sentio. Itaque dono tibi quod unum habeo, me ipsum.
Cogita alios, quamvis multum tibi darent, plus sibi reliquisse». Cui
Socrates: «Quidni tu» inquit «magnum munus dabis? Num te parvi
aestimas? Curabo itaque ut te meliorem reddarn, quam accepi». Vicit
Aeschines hoc munere omnem iuvenum opulentorum munificentiam. Vides
quomodo inveniat liberalitas materiam etiam inter angustias? (Seneca)
COSTRUZIONE E ANALISI
faciendi — gerundio (GEN. dell'Infinito).
eo...quo — "tanto... quanto".
Sacrati — DAT. di termine, dipendente da
offerret.
multa — Neutro plur.: "molti doni".
dono tibi — DAT. di termine.
Dativo di termine e possesso
Cui — DAT. di termine, dipendente da inquit. E
si tenga presente che spesso un pron. relativo, come in questo caso,
sostituisce un pron. dimostrativo.
parvi — GEN. di stima.
quam accepi — 2° termine di paragone tra due
verbi.
I BENEFICI — Se
i benefici consistessero nelle cose, non nella volontà di per se
stessa di fare del bene, tanto più grandi sarebbero quanto più
grandi sono le cose che riceviamo. Ma ciò è falso. Poiché a Socrate
ciascuno dei discepoli offriva molti doni, Eschine, povero allievo,
gli disse: «Io non trovo nulla da poterti donare, e per questo mi
accorgo di essere povero. Perciò ti dono me stesso, l'unica cosa che
posseggo. Pensa che agli altri, anche se ti dessero molto,
rimarrebbe (sempre) di più per loro». A lui rispose Socrate: «E non
mi farai forse un grande regalo? Ti stimi così poco? Io allora avrò
cura di renderti migliore di come ti ho ricevuto». Con questo dono
Eschine superò la munificenza di tanti giovani ricchi. Vedi come la
generosità trova mezzi anche tra la povertà.
Dareo, Persarum
regi, adventum hostium pavidi agrestes nuntiaverunt, vix credenti
occurrere etiam quos fugientes secutus erat. Ergo non mediocris
omnium animis incessit formido, ut etiam qui agrorum operis quam
proelio aptiores erant, raptim arma caperent. Sed ipsa festinatio
discurrentium suosque ad arma vocantium, impedimento rei fuit; alii
in montes evaserunt, ut hostium exercitum inde prospicerent, alii
equis iter impediebant. Demum Dareus, composito agmine, iugum montis
occupare statuit, quod leva parte erat exeuntibus ex urbe,
ceterisque imperavit ut flumen transirent et sese obicerent
Macedonum copiis. (Curzio Rufo)
COSTRUZIONE E ANALISI
Dareo, ecc.— costruzione: agrestes pavidi
nuntiaverunt Dareo... vix credenti, ecc.
regi — DAT., apposizione di Dareo.
credenti — predicativo di Dareo, DAT. di
termine.
quos — sottinteso illos, soggetto all'ACC. di
occurrere.
animis — DAT. di svantaggio.
ut — annuncia un congiuntivo consecutivo (caperent).
operis...proelio — DAT. di scopo o fine.
discurrentium — "di coloro che..."
vocantium — come sopra.
impedimento — DAT. di effetto.
rei — DAT. di interesse (svantaggio):
"all'azione".
alii... alii — "gli uni... gli altri".
quod — pronome relativo, riferito a iugum.
exeuntibus — DAT. di relazione: "per quelli che
uscivano", "per chi usciva".
copiis — DAT. di svantaggio.
UNA INCURSIONE
DI MACEDONI — Alcuni contadini spaventati annunciarono la venuta di
nemici a Dario, re dei Persiani, il quale a stento credeva che
venissero incontro anche coloro che egli aveva inseguito mentre
fuggivano. Perciò entrò nell' animo di tutti non poca paura, (tanto
che) anche coloro che . erano più adatti ai lavori dei campi che al
combattimento, senza indugio presero le armi. Ma la stessa
precipitazione di quelli che correvano avanti e indietro e che
chiamavano i loro vicini alle armi fu di impedimento all'azione;
alcuni accorsero sui monti per osservare di là l'esercito dei
nemici, altri con cavalli ingombravano la strada. Alla fine Dario,
messa insieme una schiera, stabilì di occupare il giogo del monte,
che era dalla parte sinistra per chi usciva dalla città, e agli
altri comandò che attraversassero il fiume e si lanciassero contro
le truppe dei Macedoni.
Massinissa,
Numidarum rex, in amicitiam receptus a P. Scipione, cui postea
Africano cognomen fuit, multa et praeclara rei militaris facinora
fecerat, igitur amicitia Masinissae bona atque honesta nobis fuit.
Post eius mortem, Micipsa fìlius regnum obtinuit. Is Adherbalem et
Hiempsalem genuit, lugurthamque fìlium Mastanabalis fratris, eodem
cultu quo liberos suos domi habuit. Qui, ubi primum adolevit, ob
maximas naturae dotes, omnibus carus erat. Micipsa quoque initio
laetus fuerat, existimans virtutem lugurthae regno suo gloriae fore;
tamen, postquam eum tam acceptum popularibus vidit, ut a civitate
amoveret, eum ducem dedit Numidis, quos in Hispaniam mittebat,
auxilio Romanorum. Hic lugurtha in tantam claritudinem brevi
pervenit, ut nostris vehementer carus, Numantinis maximo terrori
esset. Ea tempestate in exercitu nostro fuerunt complures nobiles,
quibus divitiae potiores erant quam bonum honestumque, qui lugurthae
animum accendebant, si Micipsam occidisset, fore ut regno Numidiae
potiretur. Quod ille post reditum fecit. (Sallustio)
COSTRUZIONE E ANALISI
cui... Africano — doppio DAT. In latino si
trova però anche la costruzione:
cui fuit nomen Africanum.
nobisfuit — DAT. possessivo.
lugurthamque, ecc. — costruzione: et habuit
domi lugurtham, fìlium, ecc.,
eodem cultu quo (habuit) liberos suos.
domi — GEN. di stato in luogo.
Qui — tradurre con un pronome dimostrativo.
omnibus — DAT. possessivo.
regno suo gloriae fore — doppio DAT. (interesse
ed effetto).
Numidis — DAT. di termine.
Hic — avverbio di luogo.
brevi — avverbio di tempo.
Numantinis... terrori — doppio DAT. (interesse
ed effetto).
fuerunt complures — tradurre il verbo con un
Ind. Impf.
potiores... quam — comparativo di maggioranza
dell'agg. polis (preferibile).
regno — ABL. retto da potiretur.
GIUGURTA —
Massinissa, re dei Numidi, accolto in amicizia da Publio Scipione,
il quale ebbe poi il soprannome di Africano, aveva compiuto molte ed
eccellenti imprese di attività militare. Perciò l'amicizia di
Massinissa era utile e onorevole per noi. Dopo la sua morte ebbe il
regno il figlio Micipsa. Costui generò Aderbale e lempsale, e tenne
in casa Giugurta, figlio di suo fratello Mastanabale, col medesimo
trattamento con cui (teneva) i suoi figli. Questi, appena divenne
adolescente, per le sue grandissime doti naturali, era caro a tutti.
Anche Micipsa da principio ne era stato contento, pensando che il
valore di Giugurta sarebbe stato di onore per il suo regno; tuttavia
quando vide che egli era tanto gradito ai democratici, per
allontanarlo dalla città, lo mise a capo dei Numidi, che mandava in
Spagna, in aiuto dei Romani. Qui Giugurta pervenne in breve tempo a
tanta fama, da essere fortemente caro ai nostri e di grandissimo
terrore per i Numantini. In quel tempo nel nostro esercito c'erano
parecchi nobili ai quali le ricchezze erano preferibili al bene e
all'onesto, ed essi stimolavano l'animo di Giugurta (dicendo che) se
avesse ucciso Micipsa, si sarebbe impadronito del regno di Numidia.
Ed egli così fece, dopo il suo ritorno.
Quod me magno
animi motu perturbatum putas, sum equidem, sed non tam magno quam
tibi fortasse videor. Levatur enim omnis cura, cum nihil mihi
explicandum est. Lamentari autem licet. Consumo igitur omne tempus
considerans quanta vis sit illius principis, quem nostris libris de
republica, ut tibi quidem videtur, expressimus. Nam sic in quinto
libro loquitur Scipio: «Ut gubernatori cursus navis secundus, medico
salus, imperatori victoria, sic moderatori rei publicae beata civium
vita proponenda est!» Hoc Gnaeus Pompeius cum antea numquam tum in
hac causa minime cogitavit. Dominatio ab illo tamquam a Caesare
quaeritur non ut beata et honesta civitas sit, sed ut omnes terras,
omnia maria movere, reges barbaros incitare, exercitus confìcere
maximos possit. Neutri id consiliurn est, ut nos beati simus:
uterque regnare vult. (Cicerone)
COSTRUZIONE E ANALISI
Quod, ecc. — "Quanto al fatto che..."
tibi — DAT. di agente (da cui è compiuta
l'azione del verbo videor che segue). mihi explicandum —
perifrastica con DAT. di agente.
gubernatori... medico..., ecc. — DAT. di agente
con la perifrastica proponendo est (concordata col soggetto più
vicino).
Neutri — DAT. possessivo di neuter, -a, -um.
LA CUPIDIGIA
DEL POTERE — Quanto al fatto che tu mi ritieni turbato da una grande
agitazione d'animo, lo sono veramente, ma non tanto quanto forse ti
sembro. Ogni preoccupazione infatti se ne va, dal momento che a me
non è possibile far nulla. Ma, almeno, è lecito lamentarsi. Perciò
trascorro tutto il tempo considerando quanta sia la virtù di quel
principe, che ho descritto nei miei libri sullo stato, come anche tu
lo giudichi. Infatti nel quinto libro così parla Scipione: «Come un
timoniere deve proporsi un corso della nave ben regolato, un medico
la salute, un generale la vittoria, così un reggitore dello stato
deve proporsi una vita felice dei cittadini.» Ciò Gneo Pompeo, come
mai prima, così anche in questo caso non l'ha tenuto presente. Egli,
come Cesare, cerca soltanto il potere, non perché la città sia
felice e virtuosa, ma per poter sconvolgere tutte le terre e i mari,
provocare i re stranieri, arruolare grandissimi eserciti. Nessuno
dei due si preoccupa che noi possiamo essere felici: ambedue
vogliono solo regnare.
Quoniam earum
rerum, quas ego gessi, non eadem est fortuna quae illorum a quibus
dignitati meae invidebatur, quod mihi cum eis est vivendum, quos
vici ac subegi, vestrum est, Quirites, mihi ne quando obsint,
providere. Mentes enim hominum audacissimorum sceleratae ac nefariae
ne vobis nocere possent ego providi: ne mihi noceant, vestrum est
providere. Quamquam, Quirites, mihi quidem ipsi nihil ab istis iam
noceri potest. Magnopere enim vitae meae fotum est a plurimis amicis.
Est etiam nobis is animus, Quirites, ut non modo nullius audaciae
cedamus, sed etiam omnes improbos ultro semper lacessemus. Attamen
si impetus domesticorum hostium se in me unum converterit, vobis
erit videndum, qua condicione eos esse velitis, qui se pro salute
vestra obtulerint invidiae periculisque omnibus. (Cicerone)
COSTRUZIONE E ANALISI
earum rerum — specificaz. di fortuna
("destino", "risultato"). invidebatur — poiché il verbo invidère
regge il DAT., in latino non è possibile la costruzione personale
"che contrastavano la mia autorità" ma occorre invertire: "dai quali
si contrastava alla mia autorità".
vestrum est — "è vostro dovere", "tocca a voi".
mihi — DAT. dipendente da obsum.
ne... obsint — propos. finale negativa.
Mentes enim, ecc. — costruzione: ego providi ne
mentes sceleratae hominum possent nocére vobis.
Vobis... mihi — DAT. dipendente da nocére. In
italiano è possibile la costruzione personale: "danneggiare voi...
me".
vitae meae — DAT. dipendente dafovere. In
italiano: " la mia vita è stata protetta". nobis — DAT. possessivo
col verbo esse. Plurale maiestatis, da tradurre in italiano al
singolare.
is animus... ut — propos. consecutiva.
audaciae — DAT. dipendente da cedere.
vobis — DAT. della perifr. passiva.
invidiae periculisque — DAT. dipendente da
offerre.
PROVVEDETE ALLA
MIA INCOLUMITÀ — Poiché il risultato delle imprese che io ho
compiuto non è pari a quello di coloro che contrastavano la mia
autorità, dato che devo vivere con loro, che ho vinto e sottomesso,
tocca a voi, Quiriti, provvedere perché eventualmente non mi siano
di ostacolo. Io ho provveduto a che le intenzioni scellerate ed
empie di uomini temerari non potessero danneggiarvi: ora è vostro
compito provvedere a che non danneggino me. Per quanto, o Quiriti, a
me stesso non c'è nulla ormai che da costoro possa essere fatto di
male. Con grande impegno, infatti, la mia vita è stata protetta da
moltissimi amici. E io, Quiriti, ho anche un tale coraggio che non
solo non cedo alla violenza di nessuno, ma anzi provoco sempre di
mia iniziativa tutti i malvagi. Tuttavia, se la rabbia di nemici
domestici si rivolgerà contro me solo, voi dovrete pensare in quale
condizione volete che si trovino coloro che per la vostra incolumità
hanno affrontato l'ostilità e ogni genere di pericoli.
ACCUSATIVO
Uva quum erit
matura, vindimia fieri oportet. Itaque lecta uva in forum vinarium
deferatur, et in dolium inane fundatur; electa in secretam corbulam,
et postea in dolia piena vinaceorum contrudatur. Cum calcatae uvae
erunt, earum scopii cum folliculis subiciendi sunt prelum, ut si
quid habeat musti, exprimatur in eundern lacum. Cum desiit fluere,
quidam circumcidunt extrema et rursus premunt, et hoc circumcisitum
appellant ac deorsum servant, quod resipit ferrum. Expressi acinorum
folliculi in dolia coniciunt, eisque aqua additur: ea vocatur lora,
ac pro vino operariis datur. (Varrone)
COSTRUZIONE E ANALISI
lecta (uva) — participio pass. di lecere
(raccogliere).
in forum — ACC. di moto a luogo (qui nel senso
di "magazzino, cantina" ).
in dolium — come sopra ("botte").
deferatur — Gong, esortativo: "si porti", "deve
essere portata".
electa — "di prima scelta", NOM.
In secretam corbulam — ACC. di moto a luogo,
"cesta separata".
postea — l'avverbio è praticamente composto da
posi + ea ("dopo quelle cose").
in dolia plena — moto a luogo.
prelum — moto a luogo, retto da sub di
subiciendi.
si quid — cioè .vi aliquid (un poco di).
in eundem lacum — moto a luogo.
extrema — ACC. di luogo, retto da circum di
circumcidunt.
loro — conservare il nome latino.
pro vino — "invece del vino"
LA VENDEMMIA —
Quando l'uva sarà matura, occorre fare la vendemmia. Pertanto l'uva
raccolta dev'essere trasportata nella cantina per il vino e versata
in una botte vuota; quella di prima scelta, in una cesta a parte, e
poi ammucchiata in botti piene di vinaccioli. Quando le uve saranno
pigiate, i loro raspi con le bucce devono essere messi sotto il
torchio, in modo che, se si ha ancora un po' di mosto, venga fatto
colare nello stesso tino. Quando cessa di scorrere, certuni tagliano
(tutt'intorno) le punte e le schiacciano di nuovo, e questo lo
chiamano "ritagliato" e lo conservano a parte, perché ha sapore di
ferro. Le bucce degli acini schiacciate le versano in botti e viene
loro aggiunta dell'acqua: questa si chiama "lora" e viene data ai
lavoratori, al posto del vino.
DE ANTIQUORUM ROMANORUM
DISCIPLINA
Erat antiquitus
institutum, ut maiores nata pueros edocerent, quae facienda mox
ipsis essent et per vices tradenda minoribus. Inde adulescentuli
statim imbuebantur castrensibus stipendiis, ut imperare parendo
adsuescerent, et in forum atque in curiam ducebantur, ut non auribus
modo, sed etiam oculis discerent quae potestas leges ferentibus,
quod censentibus ius, quae vis magistratibus, quae ceteris libertas,
quod silendi tempus, qui dicendi modus. Suus quemque parens
instituta moresque maiorum docebat. Hodie vero cives, in hac perdita
civitate, liberos virtutem celant: nulla ipsorum verecundia, nullo
legum obsequio, quid iuvenes docere possint? (da Plinio il Giovane)
COSTRUZIONE E ANALISI
edocerent — con il doppio ACC.: pueros e quae.
per vices — "a loro volta".
imbuebantur — sostitutivo di docere (raramente
usato al passivo) con l'ABL.
di mezzo.
quae potestas — sottinteso esset, e così pure
nel resto dell'elenco che segue.
ferentibus — "a coloro che presentavano".
celant — "tengono all'oscuro".
possint — Gong, indipendente, che indica
dubbio, incertezza ("potrebbero").
DISCIPLINA
DEGLI ANTICHI ROMANI — Era consuetudi-ne, in antico, che i più
anziani di età insegnassero ai fanciulli ciò che dovevano subito
fare essi stessi e a loro volta insegnarlo ai più piccoli. Perciò i
giovinetti venivano tosto educati al servizio militare negli
accampamenti, in modo che, ubbidendo, si abituassero a comandare, e
venivano condotti nel foro e nella curia, perché imparassero non
solo con l'ascolto (con le orecchie), ma anche con gli occhi quale
fosse il potere di coloro che presentavano una legge; quale il
diritto dei censori, quale la forza dei magistrati, quale la libertà
di tutti gli altri, quando era il momento di stare zitti, quale la
misura nel parlare. A ciascuno il padre stesso insegnava le
istituzioni e le usanze degli antenati. Ma oggi, in questa città
corrotta, i cittadini tengono i figli all'oscuro della virtù: non
essendo in loro stessi alcun pudore, nessun rispetto delle leggi,
che cosa potrebbero insegnare ai giovani?
CUR PROMISSUM NON SERVAS?
Etsi munus ab
aliquo flagitare ne populus quidem solet, nisi concitatus, tamen ego
expectatione promissi tui moveor, ut admoneam te, non ut flagitem.
Misi autem ad te quattuor iuvenes, qui metuo ne te forte flagitent:
ego autem mandavi, ut te rogarent. Expectabam vero, priusquam ad te
scriberem, libros quos mihi promiseras, ut possem te remunerare
simillimo munere. Sed cum tu tardius faceres, teneri non potui, quin
a te postularem causam cunctationis. Mittam tamen tibi sermonem,
quem nuper feci. Puto fore ut, cum legeris, tu quaeras cur in hunc
sermonem te induxerim disputantem de socratica philosophia: attamen
te id assentiri confido. (Cicerone)
COSTRUZIONE E ANALISI
flagitare — "chiedere con insistenza".
ne... quidem — "neppure".
moveor ut — "sono indotto, spinto a...".
metuo ne — "temo che".
ut possem — propos. consecutiva.
quin — "dal".
fore ut — "che avverrà che..."
induxerim — interrogativa indiretta,
preannunciata da cur.
disputantem — si può risolvere con un Infinito:
"a discutere".
PERCHÉ NON
MANTIENI LA PROMESSA? — Sebbene chiedere con insistenza un favore a
qualcuno neppure il popolino è solito (farlo), a meno che sia
sovreccitato, tuttavia io sono indotto dall'attesa della tua
promessa, a fartelo presente, non a reclamarlo a viva forza. Ho
mandato infatti da te quattro giovani, che temo ti facciano magari
pressione: ma io ho raccomandato che te lo chiedessero (con buona
grazia). Aspettavo, pertanto, prima di scriverti, i libri che mi hai
promesso, in modo da poterti contraccambiare con un dono
equivalente. Ma poiché tu hai tardato un po' troppo a farlo, non ho
potuto trattenermi dal domandarti il motivo del ritardo. Ti manderò
tuttavia un discorso, che ho composto di recente. Penso che quando
tu lo leggerai ti chiederai perché in questo discorso ho introdotto
te a discutere sulla filosofia socratica: ad ogni modo confido che
tu sarai consenziente.
Saeculum
adgredior opimum casibus, atrox proeliis, discors seditionibus.
Vidit hoc saeculum quattuor principes ferro interemptos, trina bella
civilia, plura externa ac plerumque permixta: prosperas in Oriente,
adversas in Occidente res; turbatum Illyricum, Gallias nutantes,
perdonitam Britanniam et statim omissam, coortas in nos Sarmatorum
ac Sueborum gentes. lam ipsa Italia has calamitates tulit: haustam
fecundissimam Campaniae oram, urbem incendiis vastatam, Capitolium
civium manibus incensum; pollutas cerimonias, magna adulteria,
plenum exsiliis mare. Atrocius in urbe saevitum est: prostravit
exitium nobilitatem eiusque opes. Nec minus proemia delatorum invisa
fuerunt, quam scelera, cum alii sacerdotia et consulatus adepti,
procurationes alii et interiorem potentiam, cuncta agerent odio et
terrore, (da Tacito)
COSTRUZIONE E ANALISI
opimum |