
![]()
![]()
![]()
![]()
|
Concordanze — Soggetto indeterminato («si» impersonale italiano): a) 3a pers. sing. del verbo passivo (anche intrans.): acriter pugnatur = si combatte duramente; postero die ventum est = si giunse il giorno dopo; b) la pers. plur. del verbo attivo: hodie vincimus = oggi si vince; c) 3a pers. plur. del verbo attivo (con verbi significanti «dire, narrare, tramandare», ecc.): dicunt Medeam magam fuisse = si dice che Medea fosse una maga; d) 2a pers. sing. del congiuntivo («tu» generico): eum erravisse crederes = si sarebbe creduto che egli avesse sbagliato; e) pronome indefinito (nemo, aliquis, quis, ecc.): nemo dicit haec = non si dicono queste cose; f) sostantivo res: res ad arma venit = si venne alle armi. — Attributo (aggettivo): a) concorda con il sostantivo cui si riferisce in genere, numero e caso: saevi hostes hanc pulchram urbem occupaverunt = i crudeli nemici occuparono questa bella città; b) riferito a più sostantivi di diverso genere, concorda con il più vicino o si ripete per ciascuno: historiam et viros nostros amo (opp., historiam nostram et viros nostros amo) = amo la nostra storia e i nostri eroi. — Apposizione (sostantivo): concorda con il sostantivo cui si riferisce nel caso sempre, nel genere e nel numero quando è possibile (se è nome mobile, cioè avente una forma per il maschile ed una per il femminile); Vergilius, Romanus poeta, mirum carmen scrìpsit = Virgilio, poeta romano, scrisse un mirabile poema; amemus philosophiam, ducem humani ingenii = amiamo la filosofia, guida della mente umana. N.B. Le norme enunciate per l'attributo e l'apposizione valgono anche per il complemento predicativo: ille vir periit clarus = quell’uomo morì famoso; natura utimur duce = ci serviamo della natura come guida. Nominativo (caso del soggetto e degli elementi sintattici ad esso collegati) — Doppio nominativo (sogg. + parte nominale del predic., o compl, predicativo del sogg.) con verbi copulativi: a) intransitivi indicanti modo di essere (sum, fio, appareo, videor, ecc.): poeta fit clarus = il poeta diventa famoso; b) passivi appellativi (dicor, appellor, nominor, ecc.): Camillus dictus est dictator = Camillo fu nominato dittatore; c) passivi elettivi (eligor, creor, designor, ecc.): Cicero creatus est consul = Cicerone fu eletto console; d) passivi estimativi (aestimor, existimor, putor, habeor, ecc.): Hortensius oratorum princeps existimatus est = Ortensio fu ritenuto il primo degli oratori; e) passivi effettivi (fio, efficior, reddor, ecc.): tutum a praedonum insidiis redditur mare = Il mare è reso libero dalle insidie dei pirati. N.B. I verbi copulativi comportano il doppio nominativo anche se retti da verbi servili o da verbi di volontà: hic poeta non potest clarus fieri = questo poeta non può diventare famoso; dux haberi severior vult = il comandante vuole essere considerato piuttosto severo. - Costruzione del verbo videor ( = sembrare): a) personale (nominativo + infinito): tu mini videris bonus esse = mi sembra che tu sia buono (lett., tu sembri a me essere buono); b) impersonale (3a pers. sing. + infinito o prop. infinitiva) quando videor... 1) è accompagnato da un aggettivo neutro: mihi aequum videtur puerulos ludere: mi sembra giusto che i bambini giochino; 2) significa, in assoluto, «sembrare bene», «sembrare opportuno»: duci vìsum est properare = al comandante sembrò opportuno affrettarsi; 3) è seguito da un verbo impersonale (pluit, ningit, pudet, decet, paenitet, ecc.): mihi videtur vos paenitere = mi sembra che voi vi pentiate; 4) è seguito da fare o futurum esse ut (+ congiuntivo): mihi videtur fore ut discant = mi sembra che impareranno. - Costruzione di dicor, narror, feror, trador, putor, existimor, ecc.: a) costruzione personale nei tempi semplici: Germani saevi dicuntur = si dice che i Germani siano crudeli (lett., i Germani sono detti crudeli); b) costruzione impersonale (3a pers. sing. + prop. infinitiva) nei tempi composti e nella perifrastica passiva: hostes nuntiatum est vicisse = si annunciò che i nemici avevano vinto; dicendum est eos vicisse = si deve dire che essi hanno vinto. N.B. I verbi iubeor, vetor, prohibeor, sinor hanno la costruzione personale in tutti i tempi: milites iussisuntpugnare = si ordinò ai soldati di combattere (lett., i soldati furono ordinati di combattere). Accusativo (caso del compi, oggetto e degli elementi sintattici ad esso collegati) Verbi con l'accusativo: a) transitivi in latino, intransitivi in italiano (abdico = rinuncio a; deficìo = vengo meno a; delecto = piaccio a; despero = dispero di; fugio, effugio = sfuggo a; iuvo, adiuvo = giovo a; sequor, subsequor = tengo dietro a; spero = spero in; ulciscor = mi vendico di, vendico): omnes pax iuvat = la pace giova a tutti. b) intransitivi usati transitivamente: 1) indicanti un sentimento (doleo, maereo = mi dolgo, mi affliggo; fastidio = ho a noia; fleo, lugeo = piango; formido = ho paura; horreo = provo orrore; miror = mi meraviglio; queror = mi lamento, ecc.): consulis mortem doleo = mi dolgo per la morte del console; 2) indicanti una sensazione fisica (oleo, redoleo = puzzo, mando odore; sapio, resipio = ho sapore; sitio = ho sete, ecc.): senex vinum redolebat = il vecchio puzzava di vino; 3) con l'accusativo dell'oggetto interno (cenare cenam, currere cursum, turare ius iurandum, pugnare pugnam/proelium, prandere prandium, servire servitutem, somniare somnium, vivere vitam, ecc.): antiqui vitam beatam vivebant = gli antichi vivevano una vita felice; c) intransitivi (per lo più di movimento) composti con preposizioni che reggono l'accusativo (adeo, circumvenio, ineo, ingredior, percurro, transeo, transgredior, ecc.): hostes senatum adeunt = i nemici si presentano in senato. Doppio accusativo: a) accusativo dell'oggetto e del predicativo dell'oggetto: 1) con verbi attivi appellativi, elettivi ed estimativi (dico, eligo, aestimo, ecc., in pratica quelli che al passivo hanno il doppio nominativo): dictatorem T. Manlium Torquatum consul dixit = Il console nominò dittatore T. Manlio Torquato; 2) con verbi significanti «fare, rendere» (facio, reddo, ecc.), «dare, prendere, ricevere» (do, pono, habeo, ecc.), «trovare, lasciare, mandare» (invenio, reperio, mitto, ecc.), «mostrarsi, comportarsi» (me praebeo, me ostendo): testem te facio = ti rendo testimone; te amicum habebo = ti avrò come amico; te legatum mitto = ti mando come ambasciatore; te amicum ostendis = ti mostri amico; b) accusativo dell'oggetto e del luogo con verbi transitivi di movimento, composti con preposizioni che reggono l'accusativo (transporto, traduco, ecc.): Caesar flumen exercitum traduxit = Cesare fece attraversare il fiume all'esercito; c) accusativo della persona e della cosa con i verbi doceo (e composti) = insegno e celo = nascondo: pueros doceo historìam = insegno ai fanciulli la storia; te timorem meum celavi = ti nascosi il mio timore; - al passivo doceo è sostituito da erudior, imbuor, instituor + ablativo della cosa, oppure da disco + accusativo della cosa e a, ab + ablativo della persona da cui si impara: eruditus es philosophia a me = sei stato istruito da me nella filosofia (la filosofia ti è stata insegnata da me); a me philosophiam didicisti = hai imparato da me la filosofia; - il passivo di celo ha sempre per soggetto, in nominativo, la persona a cui si nasconde; la cosa nascosta si esprime con de + ablativo o con l'accusativo se è un pronome neutro: tu celaris de vittoria = sei tenuto all'oscuro circa la vittoria; tu celaris hoc = sei tenuto all'oscuro su ciò. Verbi di chiedere, interrogare, pregare, ecc: a) peto = chiedo per avere, quaero = chiedo per sapere —> accusativo della cosa e a, ab, e, ex + ablativo della persona: peto aliquid ab aliquo = chiedo qualcosa a qualcuno; b) posco = chiedo, reposco = chiedo in restituzione, flagito = chiedo con insistenza —> doppio accusativo o accusativo della cosa e a, ab + ablativo della persona: posco aliquid aliquem (opp., aliquid ab aliquo) = chiedo qualcosa a qualcuno; c) oro = prego, rogo = chiedo pregando, domando —> un solo accusativo, o della persona o della cosa: oro aliquem = prego qualcuno; oro aliquid = chiedo qualcosa; d) interrogo = interrogo —> accusativo della persona e de + ablativo della cosa: interrogo aliquem de aliqua re = interrogo qualcuno su qualche cosa. N.B. Tutti i verbi significanti «chiedere» possono avere il doppio accusativo, della persona e della cosa, quando questa è rappresentata da un pronome neutro (hoc te rogo, hoc te interrogo, ecc.); se la cosa è espressa da una proposizione, questa si configura come una finale (ut/ne+ cong. pres. o imperf.): a te peto ut domum tuam relinquas = ti chiedo di lasciare la tua casa. Forme particolari: a) accusativo esclamativo (con o senza interiezioni): (o) lectorum ignorantiam! = o ignoranza dei lettori!; b) accusativo di relazione (espresso nel neutro pronominale) o alla greca (retto da aggettivi o participì): id gaudeo = per ciò gioisco; venit mulier perfusa genas lacrimis = venne una donna con le guance bagnate di lacrime (lett., bagnata le guance di lacrime); c) accusativo avverbiale con il neutro di pronomi e aggettivi di quantità o altri, come multum, pau-lum, aliquantum, nimium, ecc.; con espressioni come magnam, maiorem, maximam partem = in grande, maggiore, massima parte, partim ... partim = in parte ... in parte, ecc.: aliquantum bibi = ho bevuto alquanto. Genitivo (caso del compi, di specificazione e degli elementi sintattici ad esso collegati) Genitivo dipendente da sostantivi: a) epesegetico o dichiarativo (determina un nome generico): arbor fici=l'albero del fico; nomen poetae = il nome di poeta; b) soggettivo (indica il sogg. logico dell'azione): timor hostium = la paura dei nemici (intendendo la paura che i nemici hanno —> hostes timent); c) oggettivo (indica l'oggetto logico dell'azione): timor hostium = la paura dei nemici (intendendo la paura che noi abbiamo dei nemici —> timemus hostes); d) possessivo (indica chi possiede qualcosa): Ciceronis domus = la casa di Cicerone; e) di pertinenza o convenienza (indica a chi spetta o si addice qualcosa): est consulis = è proprio (è dovere, è compito, ecc.) del console; «è mio, tuo, nostro, vostro dovere» = meum, tuum, nostrum, vestrum est; «è suo, loro dovere» = eius, eorum est; si usa suum se l'espressione fa parte di un'oggettiva con identità di soggetto: pater dicit suum esse filios adiuvare = il padre dice che è suo dovere aiutare i figli; «è mio dovere di console» = meum est consulis (opp., meum est qui consul sum); f) partitivo (indica la totalità rispetto a cui è riferita una parte); - rispetto al numero è retto da: 1) sostantivi indicanti numero (pars, numerus, multitudo, ecc.): pars militum = una parte di soldati; 2) comparativi e superlativi: minor (o minimus) fratrum = il minore dei fratelli; 3) aggettivi e pronomi, indefiniti e interrogativi (aliquis, quis, quisque, nemo, quis?, uter?, ecc.): quis vestrum? = chi di voi?; 4) numerali: tres illorum = tre di quelli; 5) avverbi di luogo (ubi, ubinam, eo, ecc.): ubi terrarum sumus?='m quale punto della terra siamo?; - rispetto alla quantità è retto da: 1) sostantivi indicanti quantità (acervus = mucchio, modius = moggio, amphora = anfora, vis = quantità, ecc.): modius avenae = un moggio d'avena; 2) pronomi o aggettivi neutri sostantivati di quantità, o avverbi di quantità in funzione di sogg. o di ogg. (aliquid, quid, nihil, quod, hoc; multum, tantum, quantum, plus, parum, satis, ecc.): hoc divitiarum = queste ricchezze (lett., questo di ricchezze); parum audaciae = poca audacia (lett., poco di audacia). N.B. Il compl., partitivo si rende anche con e, ex, de + ablativo e, in dipendenza da superlativi, anche con ìnter + accusativo. g) di classificazione (indica la categoria o la classe cui deve riferirsi una persona o una cosa); è usato spesso per indicare spazio, tempo, misura, dimensione: mulier plebis = una donna della plebe; trìdui iter = un viaggio di tre giorni; h) di qualità (indica le doti e le caratteristiche di una persona o di una cosa ed è sempre accompagnato da un attributo): vir magni ingenii = un uomo di (grande) ingegno. N.B. Nel compl. di qualità si ha genitivo o ablativo per qualità morali o intellettuali; solo ablativo per qualità fisiche o morali transitorie: vir statura procera = un uomo di alta statura; bono animo este = state di buon animo. - Pronomi neutri (o agg. neutri sostantivati) specificati da aggettivo: 1) agg. della la classe: nihil boni o bonum ( = nulla di buono); 2) agg. della 2a classe: nihil laudabile ( = nulla di lodevole); 3) più agg. di classi diverse: nihil boni et laudabilis, opp., nihil bonum et laudabile, opp., nihil laudabile et bonum. Genitivo dipendente da verbi a) Verbi di memoria: 1) memini, reminiscor = mi ricordo, e obliviscor = mi dimentico —> genitivo della persona; genitivo o accusativo della cosa (sempre acc. se è pronome o aggettivo neutro): amicorum memini = mi ricordo degli amici; victoriae (opp., vittoriam) memini = mi ricordo della vittoria; 2) recordor = mi ricordo —> de + ablativo della persona; accusativo, genitivo o de + ablativo della cosa: de amicis recordor = mi ricordo degli amici; victoriam (opp., victoriae o de victoria) recordor = mi ricordo della vittoria; 3) moneo, admoneo, commoneo, commonefacio = faccio ricordare, richiamo alla memoria di altri —> accusativo della persona a cui si fa ricordare; genitivo o de + ablativo della cosa ricordata (sempre accusativo se è pronome o aggettivo neutro): dux milites admonuit victoriae (opp., de victoria); 4) commemoro = ricordo, cito, faccio menzione —> accusativo o de + ablativo; mentionem facio = faccio menzione, accenno —> genitivo o de + ablativo: cives commemorant liberalitatem nostram (opp., de liberalitate nostra) = i cittadini ricordano la nostra generosità; consul mentionem facit legum (opp., de legibus) = il console accenna alle leggi; 5) mìhi (tibi, ecc.) venit in mentem = mi (ti, ecc.) viene in mente: - costruz. impersonale: genitivo della persona o cosa che viene in mente mihi venit in mentem Ciceronis = mi viene in mente Cicerone; - costruz. personale: nominativo della cosa (costituita anche da pronome neutro) che viene in mente mihi venit in mentem victoria = mi viene in mente la vittoria. b) interest, refert (impersonali) = importa, interessa, sta a cuore: 1) la persona a cui importa si esprime in: I) genitivo, se è sostantivo o pronome non personale: consulis interest = interessa al console; II) ablativo sing. femm. del possessivo corrispondente (mea, tua, nostra, vestra) se è costituita da pronome personale (3a persona: illius o eius [sing.], illorum, illarum o eorum, earum [plur.]): mea, tua, eius, interest = importa a me, a te, a lui; N.B. omnium nostrum (vestrum) interest = importa a tutti noi (a tutti voi); meo, qui consul sum, interest = importa a me console; 2) la cosa che importa è espressa da: I) un pronome neutro al nominativo mea hoc interest = mi interessa ciò; un infinito se il sogg. è lo stesso, una prop. infinitiva se il sogg. è diverso mea interest vincere = mi importa vincere; mea interest te vincere = mi importa che tu vinca; un congiuntivo retto da ut/ne o un'interrogativa indiretta mea interest ut te moneam = mi interessa avvertirti; - se in italiano la cosa che importa è un sostantivo, nella versione in latino occorre renderla con una proposizione: mi interessa la tua vittoria = mea interest te vincere (opp., ut vincas = che tu vinca); 3) il fine per cui una cosa importa si esprime con ad + accusativo: hoc mea interest ad valetudinem tuam = ciò mi interessa per la tua salute; 4) quanto una cosa importa si può esprimere con un avverbio (magis, maxime, minime, ecc.), con un neutro avverbiale (multum, plus, plurimum, tantum, nihil, ecc.) o con un genitivo avverbiale di stima (magni, permagni, pluris, parvi, tanti, ecc.): mea maxime (opp., plurimum o permagni) interest = mi importa moltissimo. Alcuni complementi in genitivo a) stima (retto da aestimo, puto, facio, habeo, duco, ecc.): 1) genitivo di forme avverbiali (magni, pluris, plurimi, parvi, minimi, tanti, quanti, ecc.) se si tratta di stima indeterminata: te magni aestimo = ti stimo molto; 2) ablativo se si tratta di stima determinata: frumentum ternis denariis aestimatur = il frumento è stimato tre denari; b) prezzo (retto da vendo, emo, ecc.): 1) genitivo delle forme avverbiali tanti, quanti, pluris e minoris: quanti agellum tuum vendis? = a quanto vendi il tuo campicello? 2) ablativo sia del prezzo determinato sia di quello indeterminato: domum meam vendo sestertiis tredecim (opp., magno) = vendo la mia casa per tredici sesterzi (opp., per molto); c) colpa (retto da accuso, arguo, postulo, damno, absolvo, ecc.): 1) genitivo: Athenienses Miltiadem proditionis accusaverunt = i giudici accusarono Milziade di tradimento; 2) de + ablativo di alcune espressioni giuridiche (de maiestate = di lesa maestà, de repetundis = di concussione, ecc.): iudex me postulavit de veneficio = il giudice mi accusò di avvelenamento; d) pena (retto da damno, condemno, multo, absolvo, ecc.): 1) genitivo se la pena è indeterminata: iudex furem damnavit dupli = il giudice condannò il ladro al doppio; 2) ablativo se la pena è determinata: iudex furem damnavit pecunia = il giudice condannò il ladro ad una multa in denaro; N.B. damnare capitis opp. capite = condannare a morte. Dativo (caso del compi, di termine e degli elementi sintattici ad esso collegati) Dativo dipendente da aggettivi e da verbi transitivi a) aggettivi indicanti: 1) utilità o danno (utilis, inutilis, noxius = nocivo, perniciosus = dannoso, ecc.): vir utilis rei publicae es = sei un uomo utile allo Stato; 2) somiglianza o dissomiglianza (similis, dissimilis, par, impar, aequalis = uguale, coetaneo, ecc.): similis fratrì tuo es = sei simile a tuo fratello; 3) amicizia o ostilita (amicus, inimicus, gratus, ingratus, ecc.): hoc gratum est dis = ciò è gradito agli dei; 4) vicinanza, affinità, parentela (vicinus, propinquus, finitimus, propior, proximus, affinis, ecc.): proximi sumus Tiberi = siamo vicinissimi al Tevere; 5) attitudine, disposizione (aptus, idoneus, necessarius, ecc.): aptus bello es = sei adatto alla guerra; N.B. molti di questi aggettivi possono avere (e talvolta preferiscono) altri costrutti: consulta sempre con attenzione il vocabolario; b) verbi significanti: 1) dare, affidare, lasciare, togliere (do, praebeo, trado, concedo, committo, credo, relinquo, adimo, eripio, ecc.), reggenti anche l’accusativo: pacem vobis praebeo = vi offro la pace; 2) dire, narrare, promettere (dico, narro, nuntio, respondeo, promitto, ecc.), reggenti anche l'accusativo: veritatem vobis dico = vi dico la verità; c) verbi con doppia costruzione: 1) composti con preposizioni (accedo, adiungo, antepono, comparo, affero, infero, ecc.) —> dativo o preposizione + caso richiesto: nihil libertati (opp., ad libertateni) antepono = nulla antepongo alla libertà; N.B. anche i composti di sum si costruiscono con il dat.: otium tibi obest = l’ozio ti nuoce; 2) dono = dono, circumdo = circondo, induo = vesto, exuo = spoglio, aspergo = spruzzo, macto = sacrifico, intercludo = impedisco, ecc. —> aliquid alicui (dativo della persona e accusativo della cosa) o aliquem aliqua re (accusativo della persona e ablativo della cosa): librum tibi dono (opp., te libro dono) = ti regalo un libro; N.B. la duplice costruzione si mantiene anche al passivo: tria talenta donata sunt puero, opp., puer donatus est trìbus talentis = furono donati al fanciullo tre talenti (lett., il fanciullo fu donato con tre talenti) Alcuni complementi in dativo a) vantaggio (o interesse) e svantaggio: Marcus sibi soli vivit = Marco vive per sé solo; - pro + ablativo ( = in difesa, a favore di): dux pro patria mortuus est = il comandante morì per la (in difesa della) patria; b) possesso (con il verbo sum): mihì pauci libri sunt = ho pochi libri (lett., a me sono pochi libri); mìhi nomen est Marcus = mi chiamo Marco (lett., a me è nome Marco); c) fine o scopo (retto da do, mitto, tribuo, verto, habeo, capio, venio, relinquo, dico, ecc.): Caesar diem dixit colloquio = Cesare stabilì il giorno per il colloquio; - più spesso il compl. di fine si esprime con ad + accusativo (o con il genitivo retto da causa o gratia): imperator praetorianos ad corporis custodiam (opp., custodiae causa) instituit = l'imperatore istituì i pretoriani a guardia del corpo; d) effetto (solo con il verbo sum) in espressioni del tipo: auxilio esse = essere di aiuto; saluti esse = essere di salvezza; usui esse = essere di utilità; cordi esse = stare a cuore; exemplo esse = essere di esempio; e) agente (con la coniugazione perifrastica passiva): pax amanda est nobis = dobbiamo amare la pace. Verbi con il doppio dativo Reggono: il dativo di vantaggio o svantaggio della persona + il dativo di fine o di effetto della cosa;- Tale costrutto si verifica con: a) sum (raramente fio): hoc mìhi est reprehensioni = ciò mi è di rimprovero; b) do, tribuo, duco, verto (tutti nel senso di «attribuisco a»): hoc vobis do reprehensioni = vi attribuisco ciò come rimprovero; c) do, mitto, relinquo, venio, proficiscor: tìbi proemio mittam librum = ti manderò in premio un libro. Ablativo propriamente detto a) di allontanamento e separazione: 1) a o ab + ablativo con pronomi personali o nomi di persona: a vobis disto = sono lontano da voi; a parentibus abeo = mi allontano dai genitori; 2) con nomi di cosa: I - ablativo semplice o con a, ab, e, ex, de con verbi significanti «allontanare, cacciare, trattenere da, ecc.»: metus (a) pugna me prohibet = la paura mi tiene lontano dalla battaglia; II - ablativo semplice con verbi significanti «liberare, alleggerire da, ecc.»: vos servitute liberabo = vi libererò dalla schiavitù; III - a o ab + ablativo con verbi significanti «separare, dividere, ecc.»: Alpes Italiam a Calila seiungunt = le Alpi separano l'Italia dalla Gallia; b) di origine o provenienza: 1) ablativo semplice con i nomi indicanti «famiglia» o «condizione», con i nomi propri dei genitori e con pater e mater. nobili genere natus sum = nacqui da nobile stirpe; Aeneas Venere natus est = Enea nacque da Venere; 2) ablativo con e, ex, de con i pronomi o i nomi comuni (anche per indicare l'origine dei fiumi o l'origine figurata): ex vobis natus sum = nacqui da voi; Aeneas e dea natus est = Enea nacque da una dea; Padus e Monte Vesulo oritur = il Po nasce dal Monviso; vitium ex otio nascitur = il vizio nasce dall'ozio; 3) ablativo con a o ab per la discendenza remota: Belgae orti sunt a Germanis = i Belgi discendono dai Germani. - I verbi che significano «udire, imparare, comprendere, ricevere, ottenere, ecc.» (audio, disco, intellego, accipio, obtineo, ecc.) reggono l'ablativo di provenienza, preceduto da a, ab, e, ex, de: e consule haec audivi = ho udito queste cose dal console; c) di privazione: ablativo semplice: pecunia careo = sono privo di denaro; d) d'agente (essere animato): a o ab + ablativo: a magistro laudabor = sarò lodato dal maestro; e) di causa efficiente (essere inanimato): ablativo semplice: Terra Sole collustratur = la Terra è illuminata dal Sole; f) di paragone (con i comparativi di maggioranza e di minoranza): ablativo semplice quando il secondo termine di paragone è un pronome relativo o una locuzione assoluta come spe, opinione, exspectatione, ecc.; preferibilmente nelle frasi negative o interrogative retoriche di senso negativo: Caesarem laudo, quo nemo clarior est = lodo Cesare, del quale nessuno è più famoso; hoc equus celerior est opinione = questo cavallo è più veloce di quanto si pensi; clarior Caesare non es = non sei più famoso di Cesare; quis potest inveniri clarior Caesare? = chi si può trovare più famoso di Cesare?; N.B. l'ablativo semplice è usato indifferentemente in alternativa a quam + il caso del primo termine quando questo è in nominativo o in accusativo semplice: Publius altior est Marco (opp., quam Marcus) = Publio è più alto di Marco; - è obbligatorio l'uso di quam + il caso del primo termine quando questo è espresso in un caso indiretto o in accusativo con preposizione: carior sum tibi quam ei = sono più caro a te che a lui; g) di argomento: de + ablativo: de victoria tua locutus sum = parlai della tua vittoria; - titoli di opere: de + ablativo o nominativo del nome indicante il personaggio protagonista: De amicitia = L'amicizia; Laelius = Lelio; Miles gloriosus = II soldato fanfarone; h) di materia: e, ex, de + ablativo (ma spesso si ricorre all'aggettivo corrispondente): templa e marmore (opp., marmorea) aedificavi = ho edificato templi di marmo. Ablativo strumentale-sociativo a) di mezzo o strumento: ablativo semplice con nomi di cose o di animali; con nomi di persona, il compi, di mezzo si esprime con per + accusativo: agricola agrum bobus arabat = il contadino arava il campo con i buoi; Caesar hoc scivit per exploratores = Cesare seppe questo per mezzo degli esploratori; - reggono l'ablativo strumentale i verbi significanti «circondare, vestire, vivere, ornare, ammaestrare», ecc., nonché i deponenti utor (e composti), fruor, fungor, potior e vescor: captivi pane et aqua vivebant = i prigionieri vivevano di pane e di acqua; faber ferrarius incude et malico utitur = il fabbro ferraio usa l'incudine e il martello; b) di abbondanza: ablativo semplice: arbor fructìbus abundat = l'albero abbonda di frutti; c) di causa: ablativo semplice, se la causa è riferita al soggetto (causa interna); se la causa è estranea al soggetto (causa esterna) si ha ob o propter + accusativo; se la causa impedisce l'azione (causa impediente) si ha prae + ablativo : mulier animo relicta est formidine = la donna svenne per la paura; gaudeo propter reditum tuum = gioisco per il tuo ritorno; nihil video prae tenebris = non vedo nulla per l'oscurità; d) di modo o maniera: 1) cum + ablativo se costituito dal solo sostantivo: te cum gaudio video = ti vedo con gioia; 2) ablativo semplice o con cum interposto se costituito da sostantivo + attributo: te magno (cum) gaudio video = ti vedo con grande gioia; 3) ablativo semplice se costituito da un nome o da una locuzione indicante di per sé modo, quasi di valore avverbiale (consilio = di proposito, iure = a ragione, more = secondo il costume, ritu = secondo l'uso, ea condicione = a tale condizione, hoc animo = con questa intenzione, ecc.) o in presenza dell'aggettivo nullus, -a, -um: vivo more maiorum = vivo secondo il costume dei padri; nulla labore vici = ho vinto senza alcuna fatica; e) di compagnia e unione: cum + ablativo: cum amicis meis proficiscor = parto con i miei amici; f) di limitazione: ablativo semplice: Helvetii virtute excellunt = gli Elvezi eccellono in valore; g) di qualità: ablativo semplice, obbligatorio per le qualità fisiche o morali transitorie; è in concorrenza con il genitivo per le qualità morali o intellettuali: vir statura procera = un uomo di alta statura; bona animo este = state di buon animo. Determinazioni di luogo a) stato in luogo: in +ablativo: in urbe sum = mi trovo in città; - nomi propri di città, villaggi, piccole isole della la e 2a decl. sing. —> caso locativo: Romae sum = mi trovo a Roma; - nomi propri di città, villaggi, piccole isole della 3a decl. sing. o solo plurali della la e 2a —> ablativo semplice: Babylone sum = mi trovo a Babilonia; Athenis sum = mi trovo ad Atene; b) moto a luogo: in (ingresso) o ad (avvicinamento) + accusativo: in urbem eo = vado in città; ad urbem eo = vado verso la città; nomi propri di città, villaggi, piccole isole (senza distinzione) —> accusativo semplice: Romam eo = vado a Roma; Athenas eo = vado ad Atene; c) moto da luogo: a, ab, e, ex, de + ablativo: ab urbe vento = vengo dalla città; nomi propri di città, villaggi, piccole isole (senza distinzione) —> ablativo semplice: Roma venio = vengo da Roma; Athenis venio = vengo da Atene; d) moto per luogo: per + accusativo (inclusi i nomi propri di città, villaggi, piccole isole); per urbem transeo = passo per la città; per Romam transeo = passo per Roma; nomi indicanti passaggio obbligato (via, porta, iter, pons, ecc.) —> ablativo semplice. porta transeo = passo per la porta. Osservazioni 1) — Habito Romae ( = a Roma); in urbe Roma ( = nella città di Roma); Romae, in pulchra urbe ( = nella bella città di Roma). - Eo Romam; in urbem Romam; Romam, in pulchram urbem. - Venio Roma; ab urbe Roma; Roma, a pulchra urbe. - Transeo per Romam; per urbem Romam; per Romam, pulchram urbem. 2) — Sum domi ( = a casa, in patria), ruri ( = in campagna). — Eo domum, rus. — Venio domo, rure. Domi meae o in domo mea; domi Corneliae o in domo Corneliae; in pulchra domo (non pulchrae domil). Determinazioni di tempo a) tempo determinato: ablativo semplice: vere prato florent = in primavera i prati fioriscono; - con nomi indicanti età dell'uomo e cariche pubbliche, con bellum, pugna, ecc. —> in + ablativo se il sostantivo è usato da solo, ablativo semplice se il sostantivo è accompagnato da un attributo; in iuventute multa sperantur = in gioventù si sperano molte cose; longinqua iuventute multa speravi = nella lontana gioventù sperai molte cose; b) tempo continuato: accusativo preceduto o meno da per. Troiani (per) decem annos pugnaverunt = i Troiani combatterono per dieci anni; c) altre determinazioni di tempo determinato: 1) entro quanto tempo? —> ablativo semplice o intra (o inter) + accusativo: paucis diebus (opp., intra paucos dies) vincemus = vinceremo in pochi giorni; 2) ogni quanto tempo? —> ablativo semplice, con l'ordinale aumentato di 1 e l'ablativo di quisque: quarto quoque anno redibo = ritornerò ogni tre anni; 3) quante volte in un dato tempo? —> in + ablativo, con un avv. numerale: semel in anno licet insanire = una volta all'anno è lecito fare pazzie; 4) quanto tempo prima? quanto tempo dopo? —> ante o post + ablativo oppure ante o post + accusativo secondo le seguenti modalità: trìbus annis ante (post); tribus ante (post) annis; ante (post) tres annos; tres ante (post) annos; N.B. decem annis post cladem = dieci anni dopo la sconfitta; d) altre determinazioni di tempo continuato: 1) quanto tempo fa? —> azione del tutto passata: abhinc + accusativo; hoc abhinc duos annos dixi = dissi questo due anni fa; 2) da quanto tempo? —> azione che dura o durava: iam + accusativo (il numerale si rende con l'ordinale +1): iam quartum annum Romae sum = sono a Roma da tre anni; 3) da quando? —> momento da cui si parte senza fare il computo: ex o ab + ablativo: ab hora tertia pugnatum est = si combattè dall'ora terza; 4) per quando? —> in + accusativo: te invito in posterum diem = ti invito per il giorno successivo; 5) fino a quando?—> in o (usque) ad+ accusativo: ita erit usque ad consummationem temporum = sarà così fino alla fine dei tempi; 6) da qui a quanto tempo? —> ad o post + accusativo: te invitabo post paucos dies = ti inviterò tra pochi giorni.
II verbo e le sue proprietà - Verbi transitivi e intransitivi. Come in italiano, così in latino il verbo può essere: a) transitivo, quando l'azione passa direttamente sul complemento (che è, quindi, complemento diretto): pacem amo = amo la pace; b) intransitivo, quando indica un modo di essere (sum, vivo, ecc.) o un'azione che non passa direttamente sul complemento (che è, quindi, complemento indiretto): ex urbe venia = vengo dalla città. Osservazioni 1) Non sempre un verbo transitivo in italiano lo è anche in latino (e viceversa); alcuni verbi latini possono essere transitivi ed intransitivi, ma con diverso significato (è il caso di appeto, concedo, consulo, differo, maturo, moror, ecc.): occorre sempre controllare attentamente le indicazioni del vocabolario. 2) Molti verbi transitivi si possono usare intransitivamente in senso assoluto (senza compl, ogg. espresso): quid agis, bibis? = che fai, bevi? 3) Rientrano nell'uso assoluto (perché sottintendono l'oggetto) certe espressioni tecniche del linguaggio militare o marinaresco: duco, educo (exercitum) = esco a battaglia, marcio mereo (stipendium) = presto servizio militare moveo (castra) = levo il campo appello (navem) = approdo conscendo (navem) =mi imbarco solvo (navem) = salpo. 4) Alcuni verbi hanno significato transitivo nella forma attiva, intransitivo nella forma mediale (augeo = accresco; augeor = cresco, aumento; uro = do alle fiamme, incendio; uror=brucio, vado in fiamme, ecc.). — Diatesi del verbo. La diatesi (o forma) del verbo può essere: a) attiva, quando il soggetto compie l'azione (si ha con verbi transitivi e intransitivi): miles vincit = il soldato vince; puer currit = il fanciullo corre; b) passiva, quando il soggetto riceve o subisce l'azione (tale forma è possibile solo con i verbi transitivi con ogg. espresso; alla 3a pers. sing. si possono rendere passivi impersonalmente anche i verbi intransitivi o transitivi senza ogg. espresso): miles vincitur = il soldato è vinto; diu pugnatum est = si combattè a lungo; c) media o riflessiva, quando il soggetto compie l'azione su se stesso o a proprio vantaggio o co-, munque partecipa intensamente all'azione: si ha con i verbi deponenti, con verbi transitivi attivi esprimenti in forma media il valore riflessivo lavo—> lavor = mi lavo — Passivo con verbi servili: a) i verbi servili (possum, debeo, soleo, incipio, desino, ecc.) conservano la forma attiva, mentre diventa passivo l'infinito che li accompagna; la traduzione in italiano è resa generalmente con il «si» passivante: temperantia frugalitas appellari potest = la temperanza si può chiamare frugalità; b) il verbo servile va alla 3^ pers. sing. se l'infinito è un passivo impersonale: mihi numquam persuaderi potuit = non mi si potè mai persuadere; c) i perfetti coepi ( = cominciai) e desii ( = cessai) e tempi derivati, se accompagnati da un infinito passivo diventano anch'essi passivi (ma nel presente e tempi derivati è passivo soltanto l'infinito): exercitus coeptus est oppugnari = l'esercito cominciò ad essere attaccato (si cominciò ad attaccare l'esercito); desitum est pugnali = si cessò di combattere; exercitus incipit oppugnari = l'esercito comincia ad essere attaccato (si comincia ad attaccare l'esercito). — Verbi causativi; «fare» + infinito. I verbi causativi esprimono un'azione causata dal soggetto in altri, non eseguita direttamente da lui (arcesso = faccio venire, fugo = faccio fuggire, conflo = faccio scoppiare, deìcio = faccio cadere, introduco = faccio entrare, verso = faccio girare, ecc.). II costrutto italiano « f are » + infinito si rende in latino con: a) un solo verbo già di per sé causativo: Roma dux legiones arcessit = il comandante fa venire le legioni da Roma; b) iubeo + acc. e infinito o impero ut + congiuntivo (quando l'espressione implica l'idea di comando): Caesar iubet pontem aedifìcari = Cesare fa costruire il ponte; Caesar imperat ut pons aedificetur = Cesare fa costruire il ponte; c) cogo + infinito (quando l'espressione implica l'idea di costrizione): cogis me mori = mi fai morire; d) facio, efficio, induco, impello + ut e congiuntivo (nel senso di «fare in modo che, indurre, spingere a»): fac ut omnia videam = fammi vedere tutto; e) curo + gerundivo (nel senso di «provvedere a»): Augustus curavit templum aedificandum = Augusto fece costruire il tempio; f) facio, efficio, induco, fìngo + participio presente in funzione predicativa (nel senso di «rappresentare nell'atto di»): poeta facit puellam flentem = il poeta fa piangere la fanciulla (rappresenta la fanciulla nell'atto di piangere); g) facio, efficio, induco, fingo + infinito presente passivo (nello stesso senso del punto precedente): fabula facit Romam condi a Romulo = la leggenda fa fondare Roma da Romolo ( = fa Roma essere fondata da...). I tempi dell'indicativo Presente: a) con valore assoluto (azione momentanea): epistulam accipio = ricevo una lettera; b) con valore descrittivo (azione durativa nel presente): cum Gallis bellum gerìmus = facciamo ( = stiamo facendo) guerra ai Galli; c) in funzione di futuro: cras vento = vengo domani; d) storico (nelle narrazioni di fatti passati, per vivacizzare il racconto): dux hostes primo impetu pellit, fugientes persequitur, multos ìnterfìcit... = il comandante al primo attacco respinge i nemici, insegue i fuggiaschi, molti ne uccide...; e) di conato (azione tentata nel presente): terres nos, sed nequis = tenti di spaventarci, ma non puoi; f) gnomico (in sentenze e proverbi): audentes Fortuna iuvat = la Fortuna aiuta gli audaci; g) letterario: philosophia — ut Plato ait — donum deorum est = la filosofia — come dice Platone — è un dono degli dei. Imperfetto: a) con valore descrittivo (azione durativa nel passato): milites nostri esurìebant = i nostri soldati avevano fame; b) di conato (azione tentata nel passato): terrebas nos, sed nequibas = tentavi di spaventarci, ma non potevi; c) iterativo o di consuetudine (azione ripetuta o abituale nel passato): Cato dicebat Carthaginem delendam esse = Catone soleva dire che Cartagine doveva essere distrutta. N.B. Poiché l'imperfetto latino indica azione durativa non compiuta, frasi italiane del tipo «Romolo era figlio di Marte» si traducono sostituendo all'imperfetto il perfetto: Romulus filius Martis fuit. Perfetto: a) logico (azione passata i cui effetti perdurano nel presente): Deus mundum creavit = Dio creò il mondo. N.B. Hanno tale funzione i seguenti perfetti: novi = ho appreso —> so; consueti = ho preso l'abitudine —> sono solito; didici = ho imparato —> so; memini = ho richiamato alla memoria—> ricordo; odi = ho preso in odio —>odio, ecc.: omnia novi = so tutto. Di conseguenza: noveram = conoscevo, novero = conoscerò, ecc. b) storico (azione conclusa nel passato, priva di ogni relazione con il presente): nautae in insulam remeaverunt = i marinai ritornarono sull'isola; c) gnomico (in sentenze e proverbi, da rendersi in italiano con il presente): pecuniam nemo sapiens concupivit = nessuna persona saggia brama il denaro. Piuccheperfetto: per esprimere un'azione anteriore rispetto ad un'altra passata: dux subsidia misit militibus quos conspexerat laborantes = il comandante mandò rinforzi ai soldati che aveva visto in difficoltà. Futuro semplice (o primo): a) con aspetto momentaneo (azione momentanea nel futuro): cras vincam = domani vincerò; b) con aspetto imperfettivo (azione continuata nel futuro): Romae tres menses manebo = rimarrò a Roma per tre mesi; c) esortativo o di raccomandazione (come comando attenuato o in formule di invito, di consiglio, di augurio): domum tuam relinques, spero! = lascerai la tua casa, spero! d) gnomico (in sentenze e proverbi; si può rendere in italiano anche con il presente): qui homo timidus erti in rebus dubiis, assis non erit = l'uomo che sarà (è) timido nei casi dubbi, non varrà (vale) un soldo. Futuro anteriore (o secondo): a) per esprimere un'azione già compiuta nel futuro rispetto ad un'altra pure futura: cum locutus ero, comprehendes = quando avrò parlato, capirai; b) per indicare un'azione che avverrà certamente: statim venero = verrò presto; c) per indicare la simultaneità di due azioni future, imprescindibili l'una dall'altra (ma si può anche ricorrere a due futuri semplici): cum poter tuus pervenerit, tum laeti fuerimus = quando giungerà tuo padre, allora saremo felici. Legge dell'anteriorità (dell'azione espressa dalla subordinata rispetto a quella della principale):
1. reputo quidquid vidi = rifletto su tutto ciò che vedo (lett. ho visto); 2. reputabam quidquid videram = riflettevo su tutto ciò che vedevo (lett. avevo visto); 3. reputabo quidquid videro = rifletterò su tutto ciò che vedrò (lett. avrò visto). N.B. In italiano tale legge può non essere rispettata (vedi la traduzione degli esempi); in latino la sua applicazione è obbligatoria. L'indicativo nelle proposizioni principali Indicativo latino in luogo del condizionale italiano («falso condizionale»): italiano latino condizionale presente —> indicativo presente condizionale passato —> indicativo imperfetto, perfetto, piuccheperfetto a) con verbi che significano potere, dovere, convenire, essere lecito (possum, debeo, decet, licet, ecc.): possum laudare multos discipulos = potrei lodare molti allievi; poteram (potui, potueram) laudare multos discipulos = avrei potuto lodare molti allievi; magister debuit (debebat, debuerat) severior esse = il maestro avrebbe dovuto essere più severo; fugere licet = sarebbe lecito fuggire; b) con verbi e locuzioni indicanti necessità od opportunità (necesse est, oportet, praestat, opus est, ecc.): necesse erat (fuit, fuerat) obsidione desistere = sarebbe stato necessario rinunciare all'assedio; oportet librum legere = sarebbe opportuno leggere il libro; c) con la coniugazione perifrastica passiva: illa praetereunda non sunt = quelle cose non sarebbero da tralasciarsi; ea condicio accipienda futi (erat, fueraf) = quella condizione si sarebbe dovuta accettare; d) con il verbo sum + un aggettivo neutro o un avverbio o un genitivo di pertinenza: diffìcile est gaudere = sarebbe difficile gioire; satis fuit (erat, fuerat) clamare = sarebbe stato sufficiente gridare; est oratoris loqui = sarebbe compito dell'oratore parlare; meum fuit (erat, fueraf) vigilare = sarebbe stato mio compito vegliare. N.B. Gli aggettivi e gli avverbi che di per sé significano eccesso o difetto fanno a meno della forma comparativa: longum est dicere = sarebbe troppo lungo dire; e) con verbi significanti credere, aspettarsi, ecc. (puto, existimo, arbitror, spero, ecc.) in espressioni negative o di senso negativo riferite al passato: numquam putavi Philippum a Herennio superarì = non avrei mai creduto che Filippo fosse vinto da Erennio; quis hoc arbitratus est? = chi avrebbe pensato questo? (sott. nessuno); f) talora con l'imperfetto, il perfetto ed il piuccheperfetto di volo, nolo e malo: volebam, volui, volueram = avrei voluto; nolebam, nolui, nolueram = non avrei voluto; malebam, malui, malueram = avrei preferito; malueram (malebam, malui) haec non dicere = avrei preferito non dire queste cose; g) con paene + perfetto indicativo: paene cecidi = per poco non sarei caduto (o non cadevo). L'imperativo — Imperativo affermativo: a) presente, 2^ persona sing. e plur. (comando immediato): fuge! = fuggì! loquimini! = parlate! b) futuro, 2a e 3* persona sing. e plur. (specie nelle massime, nel linguaggio giuridico o in rapporto ad un altro futuro): ìgnoscito saepe alteri, numquam libi = perdona spesso agli altri, mai a te stesso; quod videbis, narrato = ciò che vedrai racconterai. N.B. memento, mementote = ricordati, ricordatevi; scito, scitote = sappi, sappiate; habeto, habetote = abbì, abbiate per certo. — Imperativo negativo: a) ne (nemo, nìhil, numquam) + perfetto congiuntivo (di tono più incisivo): ne timuerìs! = non temere! b) noli, nolite + infinito presente (di tono attenuato): noli ridere, quaeso = non ridere, per favore; c) fac, facite; vide, videte; cura, curate ne + congiuntivo presente: vide ne profìciscaris = non partire (lett., bada di non partire); d) cave, cavete (con o senza ne) + congiuntivo presente: cave dicas hoc = non dire questo (lett., guardati dal dire...). La proposizione interrogativa diretta — Interrogativa semplice: a) introdotta da pronomi, aggettivi, avverbi interrogativi (quis?, qui?, ubi?, quando?, cur?, ecc.): quis canit? = chi canta? cur canis? = perché canti? b) introdotta dalle particelle interrogative: -ne (enclitica unita alla parola che determina la domanda), se non si può presupporre la risposta: cantine! = canti? (non so se sì o no); num ( = forse?, forse che?), se si presuppone che la risposta sia negativa: num canis? = forse che canti? (certamente no!); nonne ( = forse non? forse che non?), se si presuppone che la risposta sia affermativa: nonne canis? = forse non canti? (certamente sì!). — Interrogativa disgiuntiva:
utrum meus an tuus liber est? = il libro è mio o tuo? vosne ducem an vos dux deseruit? = siete voi ad aver abbandonato il comandante o è il comandante che ha abbandonato voi? Osservazioni 1) Le particelle del primo membro si possono anche tralasciare: meo an tua culpa est? = la colpa è mia o tua? 2) Se le alternative sono parecchie, sono tutte introdotte da an: utrum meus an tuus an eius liber est? = il libro è mio, tuo o suo? 3) II secondo membro può essere espresso ellitticamente da an non ( = o no): bonus eris an non?' = sarai buono o no? 4) La risposta affermativa si esprime o riprendendo il verbo su cui poggia la domanda o tramite le locuzioni sic, sic est, ita, ita est, vero, sane, omnino, ecc.: «Tu quoque venis?» «Venio!» = «Vieni anche tu?» «Vengo!»; Le forme nominali del verbo: l'infinito — Infinito in funzione nominale (infinito semplice): a) come soggetto di verbi e di espressioni impersonali (decet, dedecet, licet, opus est, oportet, inte-rest, paenitet, pudet, tempus est, turpe est, ecc.): confidere decet = è decoroso confidare; interdum non est turpe fugere = talvolta non è disdicevole fuggire; b) come nome del predicato (quando il sogg. è un altro infinito o un pron. neutro): dimicare est vincere = combattere è vincere; hoc est dimicare = questo è combattere; c) come complemento oggetto di molti verbi, tra i quali anche i servili (possum, debeo, soleo, inci-pio, coepi, volo, nolo, malo, ecc.) ed altri verbi con funzione servile (audeo, consuesco, statuo, conor, desino, dubito, festino, propero, ecc.): turpiter facere fugiamus = fuggiamo l'agire disonestamente; flere nolui = non volli piangere; proficisci statui = ho deciso di partire; d) come apposizione epesegetica (quando chiarisce o determina un pronome o un sostantivo di solito prolettico, cioè che precede): id est turpe, amicos prodere = questo è vergognoso, tradire gli amici; e) come complemento di paragone: saepe melius est tacere quam loqui= spesso è meglio tacere che parlare. Osservazioni 1) Se l'infinito semplice in funzione di oggetto è accompagnato da un complemento predicativo, questo va in accusativo; se tale complemento si riferisce invece al soggetto della reggente, va in nominativo: humilem esse errores docent = gli errori insegnano ad essere umile; avidi esse desinite = cessate di essere avidi. 2) I verbi servili di volontà (volo, nolo, malo, cupio), quando hanno soggetto identico a quello dell'infinito che determinano, possono avere, accanto al nominativo, anche la costruzione dell'accusativo + infinito: volo esse probus = voglio essere onesto volo me esse probum = voglio essere onesto. — Tempi dell'infinito nelle proposizioni infinitive.
Es.: scio te vincere = so che tu vinci scio te vicisse = so che tu hai vinto (o vincesti) scio te victurum esse = so che tu vincerai sciebam te vincere = sapevo che tu vincevi sciebam te vicisse = sapevo che tu avevi vinto sciebam te victurum esse = sapevo che tu avresti vinto. Verbi aventi, oltre all'infinito, altri costrutti: a) verba dicendi e declarandi (dico, adfirmo, nuntio, respondeo, scribo, ecc.): accusativo + infinito (enunciazione di un fatto); ut/ne + congiuntivo (invito, esortazione): Caesar scribit se Romae esse = Cesare scrive di essere a Roma; Tullius mihi scribit ut Romae maneam = Tullio mi scrive di rimanere (affinchè io rimanga) a Roma; b) verba sentiendi (video, conspicio, aspicio, cerno, animadverto, audio, ecc.): accusativo + infinito (constatazione di un fatto); participio presente predicativo dell'oggetto (se l'azione è evidenziata nel suo svolgersi): video eum profectum esse = vedo che egli è partito; video eum proficiscentem = vedo che egli sta partendo; c) verba affectuum (doleo, gaudeo, glorior, miror, gratulor, ecc.): accusativo + infinito oppure quod dichiarativo: laetor nos vicisse (opp. quod vicimus) = mi rallegro che abbiamo vinto; d) verba voluntatis: iubeo accusativo + infinito (uso comune); ut/ne + congiuntivo (deliberazioni ufficiali del popolo, del senato o di un magistrato): Caesar iubet pontem rescindi = Cesare ordina di tagliare il ponte (lett., che il ponte sia tagliato); senatus iubet ut proditor pellatur = il senato ordina che il traditore sia cacciato; concedo, permitto accusativo + infinito = ammettere, accettare; ut/ne + congiuntivo = permettere: concedo hoc verum esse = ammetto che ciò sia vero; concedo ut hoc dicas = ti permetto di dire questo; suadeo, persuadeo accusativo + infinito = convinco che, di; ut/ne + congiuntivo = persuado a, consiglio: mihi persuadeo te doctum esse = mi convinco che tu sei colto; mihi persuadeo ut proficiscar = mi persuado a partire; moneo, admoneo accusativo+ infinito = avverto, ricordo, rammento; ut/ne + congiuntivo = ammonisco, esorto: tempus monet vitam brevem esse = il tempo ammonisce che la vita è breve; vos moneo ut redeatis = vi esorto a ritornare; certiorem facio accusativo + infinito = informo; ut/ne + congiuntivo = ammonisco, esorto: nuntius certiorem facit Caesarem hostes fugere = il messaggero informa Cesare che i nemici fuggono; dux milites certiores facit ut proelium intermittant = il comandante esorta i soldati a sospendere la battaglia; censeo accusativo+ infinito = credo, ritengo, ecc.; ut/ne + congiuntivo = decreto, propongo; infinitiva + perifrastica passiva = credo, ritengo (con idea di necessità): censeo te proficisci = ritengo che tu parta; censeo ut proficiscaris = propongo che tu parta; censeo tibi proficiscendum esse = ritengo che tu debba partire; statuo, constituo, secerno decido, stabilisco, ecc.: infinito semplice (stesso sogg. dell'infinito); ut/ne + congiuntivo (sogg. diverso da quello dell'infinito); infinitiva + perifrastica passiva (con idea di necessità): statuo proficisci = decido di partire; statuo ut proficiscaris = decido che tu parta; statuo tibi proficiscendum esse = decido che tu debba partire. Le forme nominali del verbo: il participio Eccezioni del participio perfetto. a) Hanno valore di presente: arbitratus ( = credendo), ausus ( = osando), confisus ( = confidando), diffisus ( = diffidando), gavisus ( = godendo), ratus ( = credendo), secutus ( = seguendo), usus ( = usando), veritus ( = temendo), ecc. b) Participi di verbi deponenti con significato attivo e talora passivo: adeptus ( = che ha ottenuto, che è stato ottenuto), comitatus ( = che ha accompagnato, che è stato accompagnato), confessus ( = che ha confessato, che è stato confessato), depopulatus ( = che ha devastato, che è stato devastato), expertus ( = che ha sperimentato, che è stato sperimentato), ecc. c) Participi di verbi non deponenti con significato attivo: coniuratus ( = che ha congiurato, da cui il sost. italiano «congiurato»), cenatus ( = che ha pranzato), pransus ( = che ha fatto colazione), potus (= che ha bevuto, ma anche — al passivo — bevuto), iuratus ( = che ha giurato, ma anche - al passivo — giurato), ecc. N.B. I verbi intransitivi ed i verbi deponenti, poiché mancano gli uni del participio perfetto (in quanto non possono essere resi passivi) e gli altri del significato passivo del participio perfetto (in quanto il loro participio perfetto ha valore attivo), ricorrono alla costruzione del cum + congiuntivo: il console, venuto a Roma ... = consul, cum Romam venisset... il soldato, esortato dal comandante ... = miles, cum eum dux hortatus esset... Uso verbale del participio. a) Participio congiunto ha funzione di apposizione ad un termine della proposizione ed equivale ad una intera subordinata con valore: 1) temporale: barbari, agros depopulatì, pagum incenderunt = i barbari, dopo che ebbero devastato i campi, incendiarono il villaggio; 2) causale: puer, verens ne puniretur, se abdidit = il fanciullo, poiché temeva di essere punito, si nascose; 3) concessivo: Lucius, humili loco natus, vir clarus est = Lucio, sebbene sia nato da umile famiglia, è un uomo illustre; 4) condizionale o ipotetico: nostris, victis, nullum effugium dabatur = ai nostri, se fossero stati vinti, non era concesso alcuno scampo; 5) finale: venit quidam rem narrans = venne un tale per raccontare la cosa. b) Ablativo assoluto. È un costrutto particolare, sciolto (absolutus) da ogni legame grammaticale con la proposizione reggente, costituito da soggetto e verbo al participio concordati all'ablativo; è possibile quando il soggetto dell'ablativo assoluto: 1) differisce da quello della proposizione reggente; 2) non è richiamato da alcun termine nella reggente. Si realizza con:
L'ablativo assoluto corrisponde in italiano ad una proposizione temporale, causale, concessiva o condizionale; traducendo dal latino, si potrà o mantenere, se possibile, un costrutto analogo, oppure formulare convenientemente una proposizione subordinata che interpreti la funzione del costrutto latino: Romulo regnante (part. pres.), Sabini Capitolio potiti sunt = regnante Remolo (ma è meglio svolgere: durante il regno di Romolo, sotto il regno di Romolo, mentre regnava Romolo, ecc.), i Sabini si impadronirono del Campidoglio; hostìbus profligatis (part. perf. di verbo trans, att.), Caesar Romam revertit = sconfitti i nemici (opp. essendo stati sconfitti i nemici, poiché i nemici erano stati sconfitti, ecc.), Cesare ritornò a Roma; rege mortuo (part. perf. di un verbo dep. intrans.), multa prodigia evenerunt = morto il re (opp. essendo morto il re, dopo la morte del re, ecc.), accaddero molti prodigi. Le forme nominali del verbo: il supino Supino attivo in -um (es.: laudatum), indica fine o scopo ed è usato solo in dipendenza da verbi di movimento: < |