




























Invito alla lettura:
AA.VV., Caravaggio, Elemond-Electa, Milano 1994.
Berenson, B., Caravaggio, Leonardo, Milano 1994.
Bologna, F., L'incredulità del Caravaggio e
l'esperienza delle "cose naturali", Bollati Boringhieri, Torino 1992.
Calvesi, M., Le realtà del Caravaggio, Einaudi,
Torino 1990.
Gentili, L., Caravaggio, Tranchida, Milano 1995.
Gregori, M., Caravaggio, Elemond-Electa, Milano
1994.
Longi, R., Caravaggio, Editori Riuniti, Roma 1993.
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The exhibition intent is to run through
Caravaggio's artistic development in his last period of
activity by putting on display for the first time in Italy
25 masterpieces -including the Flagellation of St. Andrew
from the Cleveland Museum, Salomé with the head of
John the Baptist from the London National Gallery and
David with the head ofGoliath from Galleria Borghese in
Rome - alongside with the canvases regularly on display at
the museum - such as the dramatic Flagellation
executed for Cappella De Franchis in San Domenico Maggiore,
the famous canvas depicting the Works of Mercy from
Pio Monte and the Martyrdom of St Orsola, a work that
has undergone a recent restoration, originally executed for
prince Marcantonio Doria and now property of Banca Intesa.
The large number of autograph works are
pur on display together with a series of paintings that
experts have attributed to the artist in the past few years
- and that's quite a nice confrontation you can make - as
well as with ancient copies of lost originals.
Works of strong visual impact tell us the
story of the last and difficult period of Caravaggio's
activity, marked by his frenzy wandering between Naples,
Malta, Syracuse, Messina and Palermo, always looking for
commissions and desperately trying to escape his doom, that
had forced him to a flee Rome after committing a murder in
1606.
His flee ended tragically in Porto Ercole
in 1606, where Caravaggio died of malarian fevers, "as badly
as he had lived", before he could even know that the pope
had granted him the long-awaited pardon.
The painful life experiences he went
through gave the artist a bitter awareness of the condition
of humankind and of the tragic nature of existence.
This is clearly reflected in his last
works, which had a strong and lasting impact on the artistic
production in Naples but also in Sicily and elsewhere in thè
south of Italy.
The choice to include the exhibition in
the normal layout of the second floor of the Museum of
Capodimonte - dedicated to the arts in Naples from the 13th
to the 18th centuries - is due to an intent to emphasize the
"revolution" brought about by Caravaggio's art.
His original and essential language,
together with his disruptive luminarist inventions swept
away that wealth of rosaries, puttos and precious fabrics
that characterized the pictorial art of the late 16th
century - imbued with a religious and Counter - Reformation
feeling - and found proselytes among those painters who
recognized the outstanding modernity of his art.
(Exibition in lingua tratto dall’opuscolo
della mostra)
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Michelangelo Merisi, detto Caravaggio,
nasce a Milano nel 1571. Si forma presso la bottega del
pittore Simone Peterzano nella città di Milano dove
recepisce i modi di due tradizioni diverse: da un lato il
realismo lombardo, dall'altro il rinascimento veneto, con il
quale viene in contatto quando Peterzano lo porta con se in
alcuni viaggi a Venezia, dove conosce l'arte del Tintoretto.
A vent'anni si trasferisce a Roma, prima
presso Lorenzo Siciliano, di seguito presso Antiveduto
Gramatica, poi presso il Cavalier d'Arpino. Costui gli
affida l'esecuzione di quadri di genere, rappresentanti
fiori o frutta, genere dispezzato dagli accademici del tempo
perchè ritenuti soggetti inferiori rispetto a dipinti in cui
venivano rappresentate figure umane. Egli inventa un suo
particolare repertorio dipingendo giovani presi dalla
strada, messi in posa, accompagnati da cesti di frutta,
calici e oggetti di vetro. Tra i primi dipinti dell'artista
c'è il Bacchino malato, oggi alla galleria Borghese
di Roma, dipinto nel 1591 circa, che viene considerato un
autoritratto eseguito nel periodo in cui fu ricoverato in
ospedale per malaria; inoltre, del primo periodo della sua
attività sono: il Ragazzo morso da un ramarro,
il Giovane con cesto di frutta e Bacco degli
Uffizi. Rivela la sua predilezione per soggetti popolareschi
e musicali nei dipinti come I bari, La buona
ventura, Il suonatore di liuto. Esemplare è il
Canestro di frutta, oggi a Milano alla Pinacoteca
Ambrosiana, in cui rappresenta gli oggetti così come sono in
realtà: la foglia secca, la mela bacata, senza cercare di
abbellire la natura , ma rappresentandola così com'è.
Il suo primo quadro di figure, dipinto nel 1595 circa, è il
Riposo durante la fuga in Egitto, nel quale è chiaro
il richiamo ai grandi maestri bergamaschi e bresciani come
Savoldo, Lorenzo Lotto e Moretto. Ma è altrettanto evidente
il richiamo alla cultura romana dimostrato dall'angelo
rappresentato di spalle che è il perno dell'intera
composizione. In questo periodo abbandona la bottega del
Cavalier d'Arpino e passa sotto la protezione del cardinal
Francesco Maria Del Monte che lo immette in un ambiente
culturale molto più stimolante, esegue infatti in questo
periodo Testa di Medusa, San Giovanni Battista,
L'amore vittorioso, Giuditta e Oloferne. La
sua maturazione verso uno stile personale è evidente
soprattutto nei dipinti della cappella Contarelli in San
Luigi dei Francesi a Roma per la quale esegue tre dipinti:
la Vocazione di San Matteo, il Martirio di San
Matteo e San Matteo e l'angelo. Con il
Martirio di San Matteo ha inizio la poetica caravaggesca
del rapporto luce-ombra che poi si svilupperà nelle opere
successive. Nel dipinto rappresentante la Vocazionedi San
Matteo il racconto è immerso nella realtà del tempo, con
personaggi con abiti moderni. La luce è l'elemento
caratterizzante l'intera opera. E' una luce soffusa che
entra da una finestra fuori scena sulla sinstra illuminando
il braccio del Cristo che emerge dall'ombra sulla destra. Il
taglio della luce conduce l'occhio dello spettatore da
destra verso sinistra, dal gruppo di personaggi al gesto di
Cristo. Del dipinto rappresentante San Matteo e l'angelo
esistevano due versioni, ma il primo fu rifiutato dai
committenti perchè rappresentava un San Matteo popolano in
atteggiamento ritenuto scandaloso all'epoca. Oggi questo
dipinto è andato perduto. Prima di compiere quest'opera
Caravaggio riceve la commisioni per altri due dipinti per la
cappella Cerasi di Santa Maria del Popolo: Crocifissione
di San Pietro e la
Conversione di San Paolo.
Il pittore interpreta i due
avvenimenti sacri come fatti semplicemente umani eliminando
ogni richiamo a schemi prefissati. Successiavmente esegue
per la chiesa di Santa Maria in Vallicella la Deposizione,
oggi alla pinacoteca Vaticana. La composizione ha una
struttura piramidale che ricorda le composizioni
michelangiolesche.
Esegue in questo periodo opere come la Madonna dei
Pellegrini la Madonna dei Palafrenieri e la
Morte della Vergine per Santa Maria della Scala in
Trastevere, che fu rifiutata dai committenti per ragioni di
decoro, oggi infatti il dipinto si trova al museo del Louvre.
Tra il 1606 e il 1607 Caravaggio vive nella città di Napoli,
qui si conservano alcune sue importanti opere: la tela con
Le sette opere di Misericordia, conservata al Pio
monte di Misericordia e La flagellazione di Cristo,
conservata al museo di Capodimonte. Nel 1608 Il pittore si
trova a Malta dove viene nominato cavaliere, il gesto
rappresenta una riabilitazione per la vita sregolata
dell'artista che dovette fuggire da Roma dopo aver ucciso un
uomo durante una rissa. Qui esegue quella che è la sua tela
più vasta: la Decollazione del Battista. La scena è
piuttosto spoglia, rappresenta un ambiente squallido, con
colori spenti. Dopo essere stato espulso dall'ordine dei
cavalieri di Malta fugge a Siracusa dove dipinge il
Seppellimento di Santa Lucia e anche in questo caso,
come nelle successive opere realizzate a Messina: La
resurrezione di Lazzaro e l'Adorazione dei pastori,
confermano la sua tendenza a lasciare grandi spazi vuoti su
tele di dimensioni notevoli.
Nel 1609 è dinuovo a Napoli dove viene ferito gravemente,
qui esegue opere come Davide con la testa di Golia e
Salomè con la testa di
Battista. Nel 1610,
sulla spiaggia di Port'Ercole, dove era in attesa di
rientrare a Roma per ricevere la grazia, viene arrestato e
incarcerato per 2 gioni, perchè scambiato per qualcun'altro,
perdendo così tutti i suoi averi. Due giorni dopo sulla
stessa spiaggia, cercando di recuperare le sue cose, morirà
di " febbre maligna", come scrive il Bellori. Era il 18
agosto del 1610 Caravaggio non aveva ancora 39 anni, pochi
giorni dopo arriverà la grazia con il permesso di ritornare
a Roma.
<<Se avesse saputo che il
papa l'aveva perdonato, il Caravaggio sarebbe tornato subito
a Roma, ma la fortuna l'aveva abbandonato da tempo.
Fuggiasco a Napoli a causa di un'accusa di omicidio, aveva
corso il rischio di essere ammazzato dai sicari di un'altra
sua vittima. Pochi giorni prima se l'era cavata perché aveva
reagito con prontezza, ma il rischio era stato grande, così
si era fasciato al meglio la ferita al volto, aveva
racimolato le sue povere cose ed era corso al porto era
salito sul primo vascello in partenza verso il nord. Non
aveva una meta precisa, ma sperava di riuscire a
sopravvivere finché avesse trovato qualche tela da riempire
di colori. Era abituato a un'esistenza affannosa,
invischiata in risse e ferimenti, continuamente braccato e
costretto a dipingere in fretta quadri drammatici come la
sua vita, con un piede in prigione e l'altro pronto alla
fuga, ma ormai era stanco. Le avversità e la malaria che
l'assaliva a tratti con spasimi spossanti l'avevano
precocemente invecchiato. Se soltanto avesse fatto in tempo,
a Napoli, ad apprendere la notizia che il papa l'aveva
perdonato. Il vascello gettò l'ancora a Porto Ercole, nello
Stato dei Presidi, ai primi di luglio dell'anno 1610.
Probabilmente a causa di quella ferita al volto che gli dava
un aspetto poco raccomandabile la polizia lo fermò subito
per accertamenti. Egli spiegò di essere un pittore ma poiché
somigliava a un fuggiasco ricercato, i gendarmi lo gettarono
in una cella soffocante. Quando lo rilasciarono, qualche
giorno dopo, egli corse subito verso il porto sperando di
poter tornare a bordo, ma il vascello era già partito
portandosi via le sue cose: i pochi stracci, la cassetta dei
colori, i pennelli.
Forse si illuse di raggiungerlo, forse colto dalla
disperazione si mise a correre lungo la spiaggia. Chi lo
vide guardò allontanarsi con indifferenza. Michelangelo da
Caravaggio si lasciò cadere spossato sulla riva del mare: i
brividi della malaria lo colsero ed egli si rotolò sulla
spiaggia arroventata. Non si alzò più; aveva trentasette
anni ed era il più grande pittore del suo tempo.>>
Mario Francini, Quante storie. Fatti,
fattacci e fatterelli di vita italiana giorno dopo giorno
attraverso i secoli, Frassinelli, Milano 1985.
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Giuditta che decapita Oloferne
1598-1599
olio su tela; 145 x 195
Roma, Galleria nazionale di arte antica, Palazzo Barberini
A differenza dei pittori che lo avevano preceduto Caravaggio sceglie di raffigurare la giovane ebrea Giuditta, assistita dalla fantesca, nell’atto cruciale di decapitare Oloferne, il generale assiro che aveva saccheggiato la sua città, Betulia, e si era invaghito della giovane. La scena, nella quale sono accentuati i particolari macabri e la violenza dei movimenti, costituirà un modello per i pittori caravaggeschi, e conoscerà una vasta fortuna. Il dipinto, che è stato attribuito a Caravaggio solo nel 1951, si identifica con quello citato dal biografo Baglione, come eseguito dal Merisi per il banchiere Ottavio Costa, collezionista e ammiratore del pittore. A posare per la Giuditta fu la cortigiana Fillide Melandroni, la stessa modella che ritroviamo in altri dipinti del Caravaggio, e della quale il pittore realizzò anche un ritratto oggi perduto. |
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Cena in Emmaus
1601 circa
olio su tela; 141 x 196,2
Londra, National Gallery
Cristo, con l’atto di benedire il pane, si rivela ai due discepoli che, ignari della sua resurrezione, avevano accompagnato lo sconosciuto viandante in una locanda per rifocillarsi. Il naturalismo caravaggesco trova qui uno dei suoi esempi più alti, nella raffigurazione degli oggetti e dei cibi disposti sul tavolo coperto da una candida tovaglia. Si nota in particolare una canestra di frutta assai simile a quella dipinta per il cardinale Federico Borromeo. Caravaggio mostra un particolare virtuosismo nella resa della profondità dello spazio, misurata dal gesto dell’apostolo che allarga le braccia, da quello dell’apostolo di spalle che si sporge verso Gesù e dalla mano benedicente di Cristo. La tela è stata con certezza identificata con il quadro dipinto da Caravaggio per Ciriaco Mattei, uno dei più affezionati committenti del pittore: presso di lui il Merisi risiedeva nel 1601, e nel suo palazzo stipulò il contratto per il dipinto raffigurante la Morte della Madonna. |
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Bacco
1595-1596
olio su tela; 95 x 85
Firenze, Galleria degli Uffizi
L’elegante rappresentazione di questo Bacco disteso sul triclinio, incoronato di pampini d’uva e nell’atto di porgere una coppa di vino, davanti a una fruttiera colma di frutti, non costituisce un semplice soggetto di genere ma nasconde significati più profondi, ispirati dal raffinato clima culturale neoplatonico della cerchia del cardinale Del Monte: è stata variamente interpretata come una rappresentazione simbolica del sacrificio di Cristo, cui alluderebbero il Bacco stesso, prefigurazione del Salvatore, e il vino, simbolo eucaristico, e, in chiave profana, come rappresentazione della vita che volge al termine, per la presenza di frutti autunnali e anche un po’ guasti. Il dipinto fu realizzato per il cardinale Del Monte negli anni in cui il Merisi fu accolto tra gli stipendiati. |
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Ragazzo con il canestro di frutta
1593-1594
olio su tela ; 70 x 67
Roma, Galleria Borghese
Il soggetto, un giovane che sorregge una canestra colma di frutta, riprende un tema già trattato dal naturalismo lombardo della seconda metà del Cinquecento, del quale un esempio è costituito dalla Fruttivendola di Vincenzo Campi. Nell’osservare il dipinto colpisce soprattutto l’impressionante realismo con il quale sono raffigurati i diversi tipi di frutta: come riferisce il Giustiniani, all’esecuzione della natura morta, considerata fino ad allora un genere secondario, il Merisi attribuiva la stessa importanza e “manifattura” che alla pittura di figura. Il dipinto fu realizzato nei primi anni del soggiorno romano, quando Caravaggio si trovava ancora alla bottega del Cavalier d’Arpino: a quest’ultimo appartenne fino al 1607, quando, a seguito di una confisca, entrò a far parte della splendida collezione del cardinale Scipione Borghese, nipote del papa Paolo V. |
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Sepoltura di Cristo
1602-1604
olio su tela; 300 x 203
Città del Vaticano, Pinacoteca vaticana
La deposizione di Cristo fu realizzata da Caravaggio per la cappella Vittrici in Santa Maria in Vallicella, la chiesa dei padri Filippini in Roma. Nella tela, che decorava l’altare della cappella dedicata alla morte di Cristo, Caravaggio raffigura il momento culminante del trasporto quando il corpo di Cristo sta per essere calato nel sepolcro. Nel costruire la composizione Caravaggio si discosta dalla tradizione classica trattando con realistica attenzione gli aspetti della morte e del dolore e adottando contrasti luministici di forte tensione drammatica. Fulcro della scena è la pietra tombale posta ad angolo, metafora di Cristo quale pietra angolare che tiene insieme l’edificio della chiesa. Il braccio di Gesù scende a toccare la lastra a sottolinearne il significato. Il dipinto, nel quale si avverte l’influenza del cromatismo e della drammaticità di Tiziano ma anche del naturalismo dei pittori lombardi del Cinquecento, fu molto apprezzato dalla pittura barocca e replicato anche da Rubens |
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Conversione di san Paolo
1600-1601
olio su tela; 230 x 165
Roma, Santa Maria del Popolo, cappella Cerasi
San Paolo caduto da cavallo alza le braccia verso la luce divina che lo investe con un’espressione serena e attenta, mentre il palafreniere osserva la scena bloccando il cavallo. Nell'autunno del 1600, monsignor Tiberio Cerasi, tesoriere generale di Clemente VIII, commissiona ai due pittori più famosi attivi a Roma la decorazione della cappella che ha acquistato nella chiesa di Santa Maria del Popolo. Caravaggio esegue la Conversione di san Paolo e la Crocifissione di san Pietro, Annibale Carracci dipinge l'Assunzione della Vergine. La prima versione dei due dipinti di Caravaggio, eseguiti su tavole di cipresso, viene rifiutata dai rettori dell'Ospedale della Consolazione, nominati eredi da Cerasi, il quale era nel frattempo morto, forse a causa dell’eccessiva violenza dei moti: il pittore eseguì una seconda versione su tela, caratterizzata da maggiore pacatezza. |
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Ecce Homo
1605
olio su tela; 128 x 103
Genova, Galleria comunale di Palazzo Rosso
Il 25 giugno 1605 Caravaggio firmava un contratto, giunto fino a noi, nel quale s’impegnava a dipingere entro il primo agosto un Ecce Homo per monsignor Massimo Massimi, identificabile con questo dipinto. Pochi mesi dopo il Merisi, costretto a fuggire da Roma per aver aggredito il notaio Pasqualoni, riparò a Genova, dove forse fu ospitato dallo stesso Massimi, il quale intratteneva rapporti di amicizia con i mecenati romani di Caravaggio, i Mattei, Vincenzo Giustiniani e il Del Monte. Il quadro è testimonianza del naturalismo rigoroso del Merisi che niente concede al classicismo. Cristo sofferente e a occhi bassi è condotto da un manigoldo dalla grottesca fisionomia, e mostrato allo spettatore da Pilato, il personaggio raffigurato sulla destra in abiti contemporanei, nel quale per la forte caratterizzazione somatica si è voluto vedere un ritratto. |
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Adorazione dei Magi
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Amore vittorioso
Nel 1602 Caravaggio dipinse per la famiglia romana dei Giustiniani il famoso Amore vittorioso, che celebra la vittoria di Eros sulle Belle Arti. All'epoca il dipinto, che ora si trova agli Staatliche Museen di Berlino, fu all'origine di una polemica con il pittore romano Baglione, che nello stesso periodo aveva dipinto un Amore celeste. |
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Cesto di frutta
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Ragazzo 1
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Ragazzo 2
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Ragazzo
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Burial of St Lucy
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Cristo legato
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Crocifissione
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Decollazione
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Morte della Vergine, The Death of the Virgin
1605-06; Oil on canvas; Louvre
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Riposo in fuga, Rest During the Flight into Egypt, Galleria Doria Pamphili, Rome
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S. Matteo
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Conversione
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Fortuna 1
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Fortuna 2 - The Fortune Teller, 1594-95, canvas, Musée du Louvre at Paris
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Incredulità di S. Tommaso, The Incredulity of Saint Thomas
1601-02; Oil on canvas, 42 1/8 x 57 1/2 in; Neues Palais, Posdam
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Madonna del Rosario
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Medusa, after 1590, oil on canvas mounted on wood, Galleria degli Uffizi, Florence
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Narciso, Galleria Nazionale de Arte Antica, Rome
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Resurrezione
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Sacrificio di Isacco, The Sacrifice of Isaac, 1590-1610, oil on canvas, Galleria degli Uffizi, Florence.
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<<Giovò senza dubbio il Caravaggio alla
pittura, venuto in tempo che, non essendo molto in uso il
naturale, si fingevano le figure di pratica e di maniera, e
sodisfacevasi più al senso della vaghezza che della verità.
Laonde costui, togliendo ogni belletto e vanità al colore,
rinvigorì le tinte e restituì ad esse il sangue e
l’incarnazione, ricordando a’ pittori l’imitazione. […]
Professavasi egli tanto ubbidiente al modello che non si
faceva propria né meno una pennellata, la quale diceva non
essere sua ma della natura; e sdegnando ogn’altro precetto,
riputava sommo artificio il non essere obbligato all’arte.
Con la quale novità ebbe tanto applauso che a seguitarlo
sforzò alcuni ingegni più elevati e nutriti nelle meglio
scuole, come fece Guido Reni, che allora si piegò alquanto
alla maniera di esso, e si mostrò naturalista. […] Il
Caravaggio non apprezzava altri che se stesso, chiamandosi
egli fido, unico imitatore della natura; contuttociò molte e
le megliori parti gli mancavano, perché non erano in lui né
invenzione né decoro né disegno né scienza alcuna della
pittura mentre tolto da gli occhi suoi il modello restavano
vacui la mano e l’ingegno. Molti nondimeno, invaghiti della
sua maniera, l’abbracciavano volentieri, poiché senz’altro
studio e fatica si facilitavano la via al copiare il
naturale, seguitando li corpi vulgari e senza bellezza. Così
sottoposta dal Caravaggio la maestà dell’arte, ciascuno si
prese licenza, e ne segiì il dispregio delle cose belle. […]
Allora cominciò l’imitazione delle cose vili, ricercandosi
le sozzure e le deformità, come sogliono fare alcuni
ansiosamente: se essi hanno a dipingere un’armatura,
eleggono la più rugginosa, se un vaso, non lo fanno intiero,
ma sboccato e rotto. Sono gli abiti loro calze, brache e
berrettoni, e così nell’imitare li corpi si fermano con
tutto lo studio sopra le rughe e i difetti della pelle e
dintorni, formano le dita nodose, le membra alterate da
morbi.
Per li quali modi il Caravaggio incontrò
dispiaceri, essendogli tolti li quadri da gli altari, come
in San Luigi abbiamo raccontato. La medesima sorte ebbe il
Transito della Madonna nella Chiesa della Scala, rimosso per
avervi troppo imitato una donna morta gonfia. L’altro quadro
di Santa Anna fu tolto ancora da uno de’ minori altari della
Basilica Vaticana, ritratti in esso vilmente la Vergine con
Giesù fanciullo ignudo, come si vede nella Villa Borghese.
In Santo Agostino si offeriscono le sozzure de’ piedi del
pellegrino; ed in Napoli fra sette Opere della Misericordia
vi è uno che alzando il fiasco beve con la bocca aperta,
lasciandovi cadere sconciamente il vino. Nella Cena in Emaus,
oltre le forme rustiche delli due apostoli e del Signore
figurato giovine senza barba, vi assiste l’oste con la
cuffia in capo, e nella mensa vi è un piatto d’uve, fichi,
melagrane fuori di stagione. Sì come dunque alcune erbe
producono medicamenti salutiferi e veleni perniciosissimi,
così il Caravaggio, se bene giovò in parte, fu nondimeno
molto dannoso e mise sottosopra ogni ornamento e buon
costume della pittura. E veramente li pittori, sviati dalla
naturale imitazione, avevano bisogno di uno che li
rimettesse nel buon sentiero; ma come facilmente, per
fuggire uno estremo, s’incorre nell’altro, così
nell’allontanarsi dalla maniera, per seguitar troppo il
naturale, si scostarono affatto dall’arte, restando ne gli
errori e nelle tenebre; finché Annibale Carracci venne ad
illuminare le menti ed a restituire la bellezza
all’imitazione.
Tali modi del Caravaggio acconsentivano
alla sua fisionomia ed aspetto: era egli di color fosco, ed
aveva foschi gli occhi, nere le ciglia ed i capelli; e tale
riuscì ancora naturalmente nel suo dipingere. La prima
maniera dolce e pura di colorire fu la megliore, essendosi
avanzato in essa al supremo merito e mostratosi con gran
lode ottimo coloritore lombardo. Ma egli trascorse poi
nell’altra oscura, tiratovi dal proprio temperamento, come
ne’ costumi era ancora torbido e contenzioso; gli convenne
però lasciar prima Milano e la patria; dopo fu costretto
fuggir di Roma e di Malta, ascondersi per la Sicilia,
pericolare in Napoli, e morire disgraziatamente in una
spiaggia.>>
Giovan Pietro
Bellori, Le vite de' pittori, scultori et architetti moderni
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