La necessità di coltivare piante a fini
sistematici, medicinali o educativi, ha origini molto antiche e da
alcuni studiosi si fa risalire al periodo della Scuola Medica
Salernitana, caratterizzata da vari spazi verdi in cui erano
collezionate piante officinali. Era infatti necessario disporre di
materiale vegetale da mostrare agli allievi per insegnare loro a
riconoscere le piante e a utilizzarle per la preparazione dei
rimedi.
Tale esigenza divenne più marcata nel XVI secolo
con l'affermarsi delle Scuole di Medicina e Farmacia. Poiché in tali
sedi universitarie non era facile disporre di piante utili, che
altrove crescevano allo stato spontaneo, venne l'idea di coltivarle
direttamente in proprio. Il modello di riferimento fu quello dei
giardini dei monasteri; nacque così a Pisa nel 1543 il primo "Orto
dei Semplici". Due anni dopo giardini analoghi videro la luce a
Padova e a Firenze. Da quel periodo simili strutture si diffusero in
tutto il mondo, non più esclusivamente afferenti alle scuole di
Medicina e Farmacia, ma anche a quelle di Scienze e di Agraria.
Gli attuali orti botanici derivano dunque
dall'evoluzione degli Orti dei Semplici quando, oltre alle piante
medicinali, si iniziarono a coltivare anche vegetali a scopo
scientifico. Con il passare del tempo, tali istituzioni
contribuirono a incrementare la conoscenza delle piante, molte delle
quali furono introdotte e diffuse nei parchi e nei giardini privati.
In tempi più recenti, alle funzioni sin qui
citate se ne sono aggiunte altre, relative all'educazione ambientale
e alla protezione delle piante in via di estinzione. Attualmente, in
considerazione delle molteplici funzioni che si svolgono al suo
interno, un orto botanico può essere definito come un giardino di
utilità pubblica, in cui si custodiscono piante per scopi sia
scientifici, che didattici ed educativi. Non è dubbio, pertanto, che
è paragonabile a un vero e proprio museo, da cui si differenzia per
la natura vivente delle collezioni esposte.
L'Orto Botanico di Napoli risponde perfettamente
alla definizione suddetta. Questa struttura, sorta nel 1807, è stata
preceduta nella città partenopea da altri giardini botanici, il
primo dei quali fu realizzato nella seconda metà del XVI secolo dal
bibliofilo e letterato Gian Vincenzo Pinelli, mecenate degli
studiosi e dei dotti del suo tempo, sulla collina dei Miracoli.
Denominato "Giardino della Montagnuola", quest'orto ospitava in
coltivazione sia essenze nostrane, sia piante provenienti da regioni
tropicali e subtropicali; tale giardino influenzò positivamente la
cultura dell'epoca e fu usato a scopo di studio da numerosi medici e
botanici, tra i quali vanno ricordati Ferrante Imperato e Bartolomeo
Maranta.

Al XVI secolo risalgono anche altri giardini
partenopei, come ad esempio l'Orto pensile di Ferrante Imperato e la
cosiddetta Villa delle Due Porte, situata al Vomero e di proprietà
di Gian Battista Della Porta.
Nel secolo successivo non si ebbero più notizie
del Giardino della Montagnuola; molto probabilmente, dopo il
trasferimento del Pinelli a Padova, nessuno si interessò più della
cura di tale struttura. Nella stessa zona, un altro orto botanico fu
fondato nel 1682 per volere di Francesco Filomarini, governatore
dell'Ospedale della Nunziata. Tale giardino fu curato dal medico
Tommaso Donzelli e rappresentò il primo orto botanico pubblico di
Napoli, pur non essendo ancora una struttura universitaria.
Altri orti privati di notevole importanza sorsero
nel Napoletano nel corso del XVIII secolo. In questo periodo lo
studio delle piante divenne indipendente dagli studi medici, in
quanto i vegetali furono considerati anche indipendentemente dalle
loro proprietà medicinali. Inoltre le esplorazioni di aree
geografiche lontane dall'Europa e dei relativi habitat resero
possibile la conoscenza e l'introduzione nel vecchio continente di
nuove specie vegetali. In questo clima di rinnovamento, sorsero nel
Napoletano alcune ville signorili in cui erano introdotte,
coltivate, studiate e moltiplicate numerose piante esotiche. Tra
questi orti privati si possono ricordare quelli del marchese di
Gravina, del principe di Bisignano e del cavaliere Poli, situati
rispettivamente a Bellavista, Barra e a Tarsia. Della cura di tali
giardini si occuparono botanici quali Vincenzo Petagna e Michele
Tenore che avrebbero rivestito un ruolo determinante nella
fondazione dell'attuale Orto Botanico di Napoli.
Un altro giardino botanico sorto a Napoli nel
XVIII secolo fu quello realizzato da Niccolò Cirillo, nonno del
famoso medico e botanico Domenico Cirillo; quest'ultimo contribuì a
creare un clima favorevole alla realizzazione di un orto napoletano
dedicato all'insegnamento della Botanica come scienza autonoma.
Il primo orto botanico universitario napoletano
fu realizzato nel 1805 nell'antico chiostro annesso all'edificio di
Monteoliveto, ove si era precedentemente trasferita l'Università.
Tale giardino fu eliminato nel 1807, quando Giuseppe Bonaparte emise
il decreto di fondazione dell'attuale Orto Botanico di via Foria.
Quest'ultimo fu quindi fondato nel periodo in cui Napoli era
dominata dai Francesi, i quali realizzarono un'idea precedentemente
concepita da Ferdinando IV di Borbone e la cui attuazione era stata
impedita dai moti rivoluzionari del 1799.
Nell'articolo 1 del decreto di fondazione
venivano individuati gli scopi posti alla base della realizzazione
di questa nuova struttura, destinata alla «... istruzione del
pubblico... e alla... moltiplicazione delle specie utili alla
salute, all'agricoltura e all'industria». Già da questa citazione è
possibile desumere gli elementi di modernità posti alla base della
fondazione dell'orto partenopeo, ben distanti. dai criteri di
allestimento dei precedenti giardini dei "Semplici".
Tra i vari architetti che concorsero alla
progettazione dell'Orto Botanico, quello che contribuì in maggior
misura fu Giuliano De Fazio che realizzò la facciata monumentale su
via Foria e l'ingresso principale, contraddistinto da rampe che
mettono in comunicazione la strada e il giardino, superando un
dislivello di circa 7 metri. Inoltre tracciò alcuni tra i viali
principali dell'Orto Botanico e realizzò, a ridosso del muro di
cinta settentrionale, in perfetto allineamento con l'ingresso
principale, la Serra monumentale, attualmente dedicata al professor
Aldo Merola.
Il primo direttore dell'orto partenopeo fu
Michele Tenore, che resse tale struttura fino al 1860; quindi il
periodo in cui questo insigne studioso ricoprì tale carica coincise
con la restaurazione borbonica.
Nel periodo tenoreano, oltre che per la ricchezza
delle collezioni vegetali, l'Orto Botanico si distinse per le
numerose attività svolte, tra cui è possibile ricordare la ricerca
scientifica, la raccolta, la moltiplicazione e la diffusione nei
giardini di piante esotiche, la coltivazione di specie utili e la
didattica.
L’Orto Botanico si distinse anche come giardino
pubblico. Gli spazi destinati al passeggio erano rappresentati dalla
Terrazza Carolina, parallela a via Foria, dai viali principali e da
alcune aree periferiche. Con ogni probabilità l'Orto Botanico fu
accessibile al pubblico nel 1814. Successivamente la sua apertura fu
regolamentata e si stabilì che il giardino fosse aperto al pubblico
unicamente nei giorni festivi; fu consentito, inoltre, l'accesso
solo alle persone vestite in maniera "decente" e l'arresto per
chiunque avesse danneggiato le piante coltivate.
Con il passare del tempo il giardino partenopeo
ha subito dei cambiamenti e alle funzioni previste dal decreto di
fondazione se ne sono aggiunte altre, come ad esempio la protezione
e la conservazione delle piante a rischio di estinzione. Inoltre, in
special modo negli ultimi tempi, l'Orto Botanico si è aperto
maggiormente al pubblico. Studenti di ogni ordine e grado visitano
il
giardino, avvalendosi della guida di personale
specializzato; inoltre la struttura è sede di manifestazioni
artistiche e culturali e prevede aperture domenicali nel corso
dell'anno e in particolare in occasione della manifestazione Maggio
dei monumenti.
In definitiva, è possibile affermare che l'Orto
Botanico di Napoli sta assumendo un'importanza sempre più rilevante
nella divulgazione della cultura naturalistica e nell'educazione al
rispetto del mondo vegetale.
Bruno Menale – Rosa Muoio
(estratto da "Via Foria", pubbl. da Centroforia
Associazione)