Home
Su
La storia della città
Napoli 1790-1820
Marmi e lapidi
Antiche cartoline
Itinerari Napoletani
Vie e Piazze
ViviForia
CentroForia
Napoli Vicereale
Da Foria a... Foria
Via Foria bis
Napoli sotterranea
Il Duomo
L'Università
La "Parthenope"
Gli Orti Botanici
Michelangelo Merisi
S. Pietro a Majella
Napoli in Musica
Napoli in Poesia
Le Voci
Le Maschere
L'Attore
La Fantasia
La Passione
Il Presepe
Il Vesuvio
Il Centro a...
Carte e Grand Tour
La Pagina di Lello
Dialoghi... filosofici
'O rraù
'A pizza

 


La necessità di coltivare piante a fini sistematici, medicinali o educativi, ha origini molto antiche e da alcuni studiosi si fa risalire al periodo della Scuola Medica Salernitana, caratterizzata da vari spazi verdi in cui erano collezionate piante officinali. Era infatti necessario disporre di materiale vegetale da mostrare agli allievi per insegnare loro a riconoscere le piante e a utilizzarle per la preparazione dei rimedi.

Tale esigenza divenne più marcata nel XVI secolo con l'affermarsi delle Scuole di Medicina e Farmacia. Poiché in tali sedi universitarie non era facile disporre di piante utili, che altrove crescevano allo stato spontaneo, venne l'idea di coltivarle direttamente in proprio. Il modello di riferimento fu quello dei giardini dei monasteri; nacque così a Pisa nel 1543 il primo "Orto dei Semplici". Due anni dopo giardini analoghi videro la luce a Padova e a Firenze. Da quel periodo simili strutture si diffusero in tutto il mondo, non più esclusivamente afferenti alle scuole di Medicina e Farmacia, ma anche a quelle di Scienze e di Agraria.

Gli attuali orti botanici derivano dunque dall'evoluzione degli Orti dei Semplici quando, oltre alle piante medicinali, si iniziarono a coltivare anche vegetali a scopo scientifico. Con il passare del tempo, tali istituzioni contribuirono a incrementare la conoscenza delle piante, molte delle quali furono introdotte e diffuse nei parchi e nei giardini privati.

In tempi più recenti, alle funzioni sin qui citate se ne sono aggiunte altre, relative all'educazione ambientale e alla protezione delle piante in via di estinzione. Attualmente, in considerazione delle molteplici funzioni che si svolgono al suo interno, un orto botanico può essere definito come un giardino di utilità pubblica, in cui si custodiscono piante per scopi sia scientifici, che didattici ed educativi. Non è dubbio, pertanto, che è paragonabile a un vero e proprio museo, da cui si differenzia per la natura vivente delle collezioni esposte.

L'Orto Botanico di Napoli risponde perfettamente alla definizione suddetta. Questa struttura, sorta nel 1807, è stata preceduta nella città partenopea da altri giardini botanici, il primo dei quali fu realizzato nella seconda metà del XVI secolo dal bibliofilo e letterato Gian Vincenzo Pinelli, mecenate degli studiosi e dei dotti del suo tempo, sulla collina dei Miracoli. Denominato "Giardino della Montagnuola", quest'orto ospitava in coltivazione sia essenze nostrane, sia piante provenienti da regioni tropicali e subtropicali; tale giardino influenzò positivamente la cultura dell'epoca e fu usato a scopo di studio da numerosi medici e botanici, tra i quali vanno ricordati Ferrante Imperato e Bartolomeo Maranta.

Al XVI secolo risalgono anche altri giardini partenopei, come ad esempio l'Orto pensile di Ferrante Imperato e la cosiddetta Villa delle Due Porte, situata al Vomero e di proprietà di Gian Battista Della Porta.

Nel secolo successivo non si ebbero più notizie del Giardino della Montagnuola; molto probabilmente, dopo il trasferimento del Pinelli a Padova, nessuno si interessò più della cura di tale struttura. Nella stessa zona, un altro orto botanico fu fondato nel 1682 per volere di Francesco Filomarini, governatore dell'Ospedale della Nunziata. Tale giardino fu curato dal medico Tommaso Donzelli e rappresentò il primo orto botanico pubblico di Napoli, pur non essendo ancora una struttura universitaria.

Altri orti privati di notevole importanza sorsero nel Napoletano nel corso del XVIII secolo. In questo periodo lo studio delle piante divenne indipendente dagli studi medici, in quanto i vegetali furono considerati anche indipendentemente dalle loro proprietà medicinali. Inoltre le esplorazioni di aree geografiche lontane dall'Europa e dei relativi habitat resero possibile la conoscenza e l'introduzione nel vecchio continente di nuove specie vegetali. In questo clima di rinnovamento, sorsero nel Napoletano alcune ville signorili in cui erano introdotte, coltivate, studiate e moltiplicate numerose piante esotiche. Tra questi orti privati si possono ricordare quelli del marchese di Gravina, del principe di Bisignano e del cavaliere Poli, situati rispettivamente a Bellavista, Barra e a Tarsia. Della cura di tali giardini si occuparono botanici quali Vincenzo Petagna e Michele Tenore che avrebbero rivestito un ruolo determinante nella fondazione dell'attuale Orto Botanico di Napoli.

Un altro giardino botanico sorto a Napoli nel XVIII secolo fu quello realizzato da Niccolò Cirillo, nonno del famoso medico e botanico Domenico Cirillo; quest'ultimo contribuì a creare un clima favorevole alla realizzazione di un orto napoletano dedicato all'insegnamento della Botanica come scienza autonoma.

Il primo orto botanico universitario napoletano fu realizzato nel 1805 nell'antico chiostro annesso all'edificio di Monteoliveto, ove si era precedentemente trasferita l'Università. Tale giardino fu eliminato nel 1807, quando Giuseppe Bonaparte emise il decreto di fondazione dell'attuale Orto Botanico di via Foria. Quest'ultimo fu quindi fondato nel periodo in cui Napoli era dominata dai Francesi, i quali realizzarono un'idea precedentemente concepita da Ferdinando IV di Borbone e la cui attuazione era stata impedita dai moti rivoluzionari del 1799.

Nell'articolo 1 del decreto di fondazione venivano individuati gli scopi posti alla base della realizzazione di questa nuova struttura, destinata alla «... istruzione del pubblico... e alla... moltiplicazione delle specie utili alla salute, all'agricoltura e all'industria». Già da questa citazione è possibile desumere gli elementi di modernità posti alla base della fondazione dell'orto partenopeo, ben distanti. dai criteri di allestimento dei precedenti giardini dei "Semplici".

Tra i vari architetti che concorsero alla progettazione dell'Orto Botanico, quello che contribuì in maggior misura fu Giuliano De Fazio che realizzò la facciata monumentale su via Foria e l'ingresso principale, contraddistinto da rampe che mettono in comunicazione la strada e il giardino, superando un dislivello di circa 7 metri. Inoltre tracciò alcuni tra i viali principali dell'Orto Botanico e realizzò, a ridosso del muro di cinta settentrionale, in perfetto allineamento con l'ingresso principale, la Serra monumentale, attualmente dedicata al professor Aldo Merola.

Il primo direttore dell'orto partenopeo fu Michele Tenore, che resse tale struttura fino al 1860; quindi il periodo in cui questo insigne studioso ricoprì tale carica coincise con la restaurazione borbonica.

Nel periodo tenoreano, oltre che per la ricchezza delle collezioni vegetali, l'Orto Botanico si distinse per le numerose attività svolte, tra cui è possibile ricordare la ricerca scientifica, la raccolta, la moltiplicazione e la diffusione nei giardini di piante esotiche, la coltivazione di specie utili e la didattica.

L’Orto Botanico si distinse anche come giardino pubblico. Gli spazi destinati al passeggio erano rappresentati dalla Terrazza Carolina, parallela a via Foria, dai viali principali e da alcune aree periferiche. Con ogni probabilità l'Orto Botanico fu accessibile al pubblico nel 1814. Successivamente la sua apertura fu regolamentata e si stabilì che il giardino fosse aperto al pubblico unicamente nei giorni festivi; fu consentito, inoltre, l'accesso solo alle persone vestite in maniera "decente" e l'arresto per chiunque avesse danneggiato le piante coltivate.

Con il passare del tempo il giardino partenopeo ha subito dei cambiamenti e alle funzioni previste dal decreto di fondazione se ne sono aggiunte altre, come ad esempio la protezione e la conservazione delle piante a rischio di estinzione. Inoltre, in special modo negli ultimi tempi, l'Orto Botanico si è aperto maggiormente al pubblico. Studenti di ogni ordine e grado visitano il

giardino, avvalendosi della guida di personale specializzato; inoltre la struttura è sede di manifestazioni artistiche e culturali e prevede aperture domenicali nel corso dell'anno e in particolare in occasione della manifestazione Maggio dei monumenti.

In definitiva, è possibile affermare che l'Orto Botanico di Napoli sta assumendo un'importanza sempre più rilevante nella divulgazione della cultura naturalistica e nell'educazione al rispetto del mondo vegetale.

Bruno Menale – Rosa Muoio

(estratto da "Via Foria", pubbl. da Centroforia Associazione)


    

 

Home | Su | La storia della città | Napoli 1790-1820 | Marmi e lapidi | Antiche cartoline | Itinerari Napoletani | Vie e Piazze | ViviForia | CentroForia | Napoli Vicereale | Da Foria a... Foria | Via Foria bis | Napoli sotterranea | Il Duomo | L'Università | La "Parthenope" | Gli Orti Botanici | Michelangelo Merisi | S. Pietro a Majella | Napoli in Musica | Napoli in Poesia | Le Voci | Le Maschere | L'Attore | La Fantasia | La Passione | Il Presepe | Il Vesuvio | Il Centro a... | Carte e Grand Tour | La Pagina di Lello | Dialoghi... filosofici | 'O rraù | 'A pizza

Ultimo aggiornamento:  10-05-07