Un altro termine di confronto tra la musica e
la metrica greca lo troviamo nei Piedi Irrazionali.
Essi, come ci apprende la Metrica greca,
erano piedi in cui si alterava il rapporto fra arsi e tesi,
perchè si prolungava la breve fino a farle raggiungere il valore
di una lunga.
La sillaba diveniva, cosi, irrazionale,
perchè rendeva pari un ritmo dispari, in mezzo ai quale non
avrebbe avuto ragione di stare. E, parlando di sillabe
irrazionali, possiamo accennare anche allo scioglimento
dell'arsi in tre more, anzicchè in due, il che rendeva l'effetto
contrario al precedente, giacchè mutava un ritmo pari in
dispari.
Queste combinazioni giovavano segnatamente
nei metri Logaedici, nei quali erano mescolati, svariatamente,
elementi di natura binaria con elementi di natura ternaria.
Anche nella nostra musica noi usiamo - -
passi l'espressione - - piedi irrazionali. Ogni scolaro di
solfeggio apprende, ben per tempo, che, in misura pari, la
Terzina deve valere come due note della stessa figurazione, e
che, in misura dispari, due note valgono come tre della stessa
figurazione. Per estensione, naturalmente, noi usiamo anche la
quintina, la sestina, la settimina, valevoli come quattro note
dello stessa figurazione; e la novenaria, valevole come otto
note della stessa figurazione. Senza parlare delle note
sovrabbondanti, che possono raggiungere qualsivoglia numero,
prendendo il nome di «volatina ».
Ma, come si comprenderà, la musica, quando è
libera dalla parola, ha i piedi alati; ma noi abbiamo
particolarmente richiamato l'attenzione sulla misura binaria in
ritmo ternario e su quella ternaria in ritmo binario, comecchè
rispondenti aile Lunghe Irrazionali e all'Arsi sciolta in tre
more della metrica greca.
Ed eccoci ad un nuovo confronto. E’ noto che
ciascun piede era composto di Arsi e Tesi, ovvero che una delle
sillabe era sottoposta alla percussione, ricevendo l'accento
ritmico, mentre l'altro, o le altre, restavano, per dir cosi,
atone. Ma i Piedi troppo rapidi, quali: Trochei, Giambi,
Anapesti, i cui accenti avrebbero segnato un ritmo troppo
concitato e, quindi, troppo affannoso, si univano a dipodie,
cosicchè il primo piede, per intero, era in Arsi e il secondo in
tesi. In tal modo si eliminavano alcuni accenti secondari,
ponendo in rilievo i principāli.
Anche nel sistema musicale in cui siamo
educati noi apprendiamo a distinguere, in ogni nota, un tempo
forte e uno debole, che noi chiamiamo suddivisioni. E,
nel pronunziare le note nella scansione ritmica, sappiamo far
risaltare quella parte della nota che ha l'accento forte. Però,
sottoponendo le note alla disciplina degli Andamenti, segnati in
Chiave, spesso constatiamo che alcuni accenti secondari
scompaiono e alcuni forti diventano deboli. Cosi avviene in un
Tempo di quattro movimenti solfeggiati in due, di un Tempo di
sei movimenti (6/4 e 6/8) scanditi in due, nel Tempo di tre
movimenti scanditi in uno solo.
Per contro, mediante l'Andamento segnato in
chiave, noi possiamo allargare il ritmo, scandendo un Tempo di
quattro, in otto movimenti; un Tempo di tre in sei; un Tempo di
due in quattro.
Anche i Greci potevano fare qualcosa di
simile. Essi avevano creato dei Piedi speciali che chiamavano
Piedi Maggiori, composti di sole Lunghe protratte per tone: lo
Spondeo Maggiore; il Giambo Ortio e il Trocheo Semanto.
Lo Spondeo Maggiore era composto di otto more
in luogo di quattro; il Giambo Ortio e il Trocheo Semanto erano
composti di dodici more, in luogo di tre. Erano cosi lenti,
questi due ultimi Piedi, che occorreva scandirli in tre colpi,
anzicchè in uno solo. Andando innanzi nei confronti, potremo
soffermarci ai rapporti che, in ordine crescente, si
stabiliscono tra Piedi, Membri, Versi, Periodi e Strofe, e, nel
contesto musicale, cui siamo avvezzi, ai rapporti che
intercorrono, in ordine ascendente, tra: Inciso, Gruppo,
Semiperiodo, Periodo e intera Composizione.
Come, nella Musica, la battuta è un complesso
schematico di valori quantitativi, in relazione col Tempo
segnato in Chiave, cosi, nella Metrica greca, il complesso
schematico dei valori quantitativi è rappresentato dal Piede. La
musica, poi, con la precisione insita nella sua natura ritmica,
costituisce rapidamente il suo edificio: due Incisi formano un
Gruppo; due gruppi, o quattro Incisi, formano un Semiperiodo;
due semiperiodi, o otto incisi, formano un Periodo.
Da questo punto cessano i legami, perchè non
esiste, in musica, ambito schematico più ampio del periodo,
essendocchè la composizione musicale detta Pezzo contiene
un numero illimitato di periodi.
La Metrica greca ha possibilitā di
raggruppamento maggiori. Due Piedi, o due Dipodie, se trattavasi
di piedi celeri, formavano un membro, o colon; più membri
formavano il Verso, il quale si spaziava tra il singolo membro e
i nove membri, per quanto difficilmente usati. Se il verso
oltrepassava i trentadue tempi primi, o more, il verso diveniva
Periodo. Uno o più periodi formavano una Strofa e, con questa, i
frazionamenti della Composizione letteraria erano esauriti.
Potremo, ora, occuparci dell’Anacrusi.
Si chiamarono anàcrusi le sillabe che
precedono l'Ictus o percussione, con cui si iniziava una
serie ritmica e, per convenzione, i metrologi le considerarono
fuori battuta. Molto si è penato per giungere a comprendere la
natura dell'anacrusi. Se si fosse riflettuto che la Poesia greca
era completamente asservita ala Musica, forse si sarebbe più
presto giunti alla conclusione
cosi stentata.
In Musica l'anacrusi è frequentissima e si
distinguono varie specie di anacrusi, a seconda che la battuta
iniziale sia preceduta da una nota sola, da una nota legata, da
una volatina, da un arpeggio, etc.
Anche nella Metrica greca l'anacrusi assumeva
forme varie; anzitutto, poteva essere monosillaba e bisillaba;
nel primo caso era ancipite, nel secondo constava di due brevi
non irrazionali.
Gli Eolici adoperarono, come sillabe fuori
battuta, i piedi: Spondeo, Giambo, Trocheo, e la lunga sciolta
in due brevi; i Drammatici usarono, oltre i Piedi citati, anche
la lunga sciolta in tre brevi. Questa ricerca affannosa di
varietà è indice di bisogni sempre nuovi della musica, che è
arte ritmica per eccellenza, bisogni che s'imponevano,
naturalmente, anche all'asservita poesia. II carattere che
l'Anacrusi assumeva nella metrica greca è il medesimo che oggi
assume, nella musica: cioē: pre-parare la percussione del Tempo
Forte, affinchè abbia un maggior rilievo. Nella metrica essa
conferiva, al verso, un carattere di energia che differenziava
il verso ascendente, ovvero quello con l'anacrusi, dal verso
discendente, ovvero quello che cominciava con la percussione, e
che aveva andamento tranquillo.
E una nuova prova che la musica aveva
assoggettato la poesia, l'abbiamo nel fatto che, quando la
poesia cessò di essere cantata, ma fu soltanto recitata,
l'anacrusi perse ogni libertà di forme e rimase alla
forma unica di spondeo.
Seguendo le particolaritā della metrica greca
noi assistiamo ad una vera e propria lotta. La musica vorrebbe
soddisfare la sua sete di varietà ritmiche, ma la parola le
tarpa le ali, perchè le sue pretese ritmiche sono assai più
modeste. La conseguenza è che la Musica, pur restando
appesantita dalla Parola, tuttavia se la trascina dietro,
conferendole i suoi caratteri peculiari.
Ecco perchè il membro catalettico detto
inciso è completato dalla pausa d'una breve: « leimma » o di due
brevi: « prostesi», se la parola termina prima della pausa; o è
prolungato dalla « tonè », se la parola termina dopo la pausa.
La «tonè » poteva sostituire anche un intero Piede.
da "Possibilità ritmiche della poesia
italiana" di J. Arina