La vita quotidiana romana, con i suoi ritmi
stabiliti da una tradizione di molti secoli, continuò senza
grandi mutamenti fino a quando Roma non diventò padrona di tutta
l'Italia peninsulare, cosa che accadde un po' dopo la metà del
terzo secolo a.C., alla fine della prima guerra punica. A quel
punto, sicuramente un romano della classe dirigente non lavorava
più il suo campicello ma lasciava questa incombenza a schiavi o
a contadini liberi pagati a giornata. Per la maggior parte
dell'anno, la direzione dei lavori agricoli veniva lasciata al
vilicus, un intendente di condizione servile che
rappresentava il padrone anche di fronte agli dei famigliari. Il
vilicus offriva, a nome del padre di famiglia, i
sacrifici rituali ai Lari ed era responsabile della gestione
delle terre e del buono stato del bestiame mentre il padrone era
tenuto lontano dagli impegni legati alle sue funzioni o alle
campagne militari; e questa lontananza, spesso, gli pesava.
Sappiamo, per esempio, che Regolo, incaricato di dirigere una
spedizione in Africa, domandò subito al Senato di sollevarlo
dall'incarico perché il suo vilicus era morto e il
fittavolo libero, che era stato chiamato per sostituirlo, era
fuggito con il bestiame. La proprietà era in rovina ed egli
temeva che sua moglie e i suoi figli potessero trovarsi privi di
mezzi. Ma il Senato rifiutò il permesso, provvide a rimborsare,
a spese dello Stato, le perdite subite e Regolo venne mandato in
Africa.
Quello di Regolo non è assolutamente un caso
eccezionale. Se alla fine del secolo, si assiste ancora al
ritorno di Catone a Tuscolo, nelle sue proprietà,
nell'intervallo fra due campagne militari, in realtà ben presto
gli uomini di Stato dovettero stabilirsi a Roma e dimorarvi. I
senatori sono obbligati ad assistere alle sedute della Curia che
si fanno sempre più frequenti, le guerre e l'amministrazione
delle città conquistate esigono un numero sempre maggiore di
uomini, anche il numero dei magistrati cresce e la vita di
campagna diventa per i patrizi un sogno inaccessibile.
A fianco di una classe dirigente sradicata,
si costituisce una plebe urbana che, invece, non ha nessun
legame con la terra. Le sue origini sono diverse: sono vecchi
schiavi che si sono aggregati alla «clientela» della gens
che ha affrancato loro o i loro parenti, artigiani immigrati,
italici che sono stati privati dei loro beni dalla conquista
romana e poi cacciati dalle loro città dall'invasione di
Annibale o anche veterani disabituati alla vita civile a causa
delle interminabili guerre. Vengono a ingrandire la popolazione
di Roma e, poco a poco, nelle città nasce un nuovo tipo di vita
quotidiana.