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È in certo senso ovvio che il procedimento seguito dall'autore di questa sezione dei Problemi — o da Aristotele, se la sezione stessa gli è da attribuire — non sia diverso, e soprattutto siano molto affini, cioè di ispirazione pitagorica, le concezioni acustiche su cui il libro poggia, le quali sostanzialmente si possono riassumere in questo modo: « Il suono è moto d'aria che dopo un primo impulso, per continuità di altri successivi impulsi originantisi nella massa vibrante, propaga il moto stesso fino all'esaurimento. Velocità di moto genera suono acuto, lentezza suono grave ».

E tale teoria il nostro, come già il Pitagorico, cerca di confermare sia con osservazioni desunte dagli strumenti a corda o a fiato, sia per via fisiologica, in quanto la voce umana viene studiata nelle sue caratteristiche di acutezza e gravità in rapporto ai soggetti, al tempo, alle condizioni.

« Perché fanciulli, donne, vecchi deboli hanno voce acuta? ».

« Perché la loro forza è scarsa — spiega l'autore — sicché l'impulso del fiato mette in moto un piccolo volume d'aria; e questo, per la sua esiguità, si muove veloce. Per contro uomini validi e forti, movendo con l'impulso espiratorio una quantità d'aria molto maggiore — che, per la sua stessa consistenza, si sposterà più lentamente — parlano o cantano con voce necessariamente più grave ».

In parallelo con quanto si è detto, viene dimostrato il perché della voce acuta nei soggetti neuropatici, grave nelle persone normali e sane o negli ebbri.

Il giuoco dei termini si mantiene su due elementi essenziali: caldo e freddo, che influenzano la rarità o la spessezza del mezzo aereo, attraverso cui il suono si propaga; impulso di spinta maggiore o minore con conseguente rapidità o lentezza del moto.

Nel contempo sono chiaramente espressi nel trattato tre altri principi, di grande importanza per la fisica antica:

1) La forza è misurata dal prodotto del peso del corpo mosso per la velocità. Risultanza, questa, che sarà nei secoli largamente accettata, anche da Cartesio, per il quale f = mv, e corretta soltanto da Galilei (f = ma).

2) Due movimenti rettilinei uniformi si compongono secondo il parallelogramma delle forze; due movimenti irregolari secondo una linea curva.

3) Il moto inerziale di un proiettile è dovuto all'impulso comunicato al mezzo (ad es., l'aria) e rifluente sul proiettile a tergo. Sicché un proiettile prosegue nel suo movimento, sebbene il proiciente non lo tocchi più, invece di fermarsi immediatamente — come dovrebbe fare, essendo la materia inerte, — perché l'aria da esso spostata nel suo movimento gli rifluisce dietro e lo spinge in avanti.

E ancora: se la trasmissione del suono è bene spiegata come moto d'aria che si propaga fino al nostro orecchio, in modo analogo è concepita anche la propagazione della luce, con un chiaro superamento delle opinioni anteriori di Empedocle e dei Pitagorici, riportate nel Timeo, secondo cui dall'occhio uscirebbero dei raggi come tentacoli ignei a posarsi sull'oggetto, o, meglio, ad incontrarsi con gli « effluvi » che da esso emanano.

Nell'aporia 58, infatti, accettato il principio, già noto, che la luce si propaga più velocemente del suono, l'autore si domanda come possa accadere che essa, pur essendo più sottile e veloce del suono, non riesca ad attraversare i corpi solidi, dai quali viene arrestata. Le soluzioni prospettate (propagazione della luce solo per moto rettilineo; differente costituzione molecolare della luce e del suono), oltre che conferma « d'une réflexion penetrante et d'un savoir réel » — diremo col Robin — costituiscono per noi documento importantissimo di un momento particolare nella evoluzione delle teorie fisiche.

Pure, quel che più interessa nel trattato non è la somma dei principi, bensì il procedimento secondo cui essi si snodano: ci riferiamo specialmente alla casistica continua, incessante, diremmo quasi capillare, con la quale i fenomeni sono perseguiti in tutti gli stati umani nei quali l'esperienza del fatto risulta possibile: nel fanciullo e nel vecchio, nell'uomo e nella donna, nel debole e nel forte, nel nervoso e in chi ha paura, nel sobrio e nell'ubriaco, nei soggetti di temperamento freddo e caldo.

Né poi vengono trascurati i riflessi che l'azione stessa può avere nel coro e nel canto o nel mondo animale. Interessanti risultano cosi i confronti tra i minorati (per difetto od età) nei mezzi vocali e gli animali, che non articolano parole ma hanno voce; e del pari rilevanti sono gli accenni al registro stesso delle voci delle bestie, per le quali viene determinato persino il rapporto inverso di gravità e acutezza in categorie differenti, sempre tentandosi la spiegazione del perché e del come.

Infine va notato che in tutta l'opera s'intravede un sia pur celato interesse concernente rapporti umani più particolari. L'autore insiste su condizioni e momenti di una varietà di persone, le quali tutte ci stanno intorno, sicché la comprensione del perché di stati contrastanti il normale, nell'una o nell'altra di queste, sembra riportarci quasi ad una conoscenza più personale e diretta del prossimo e ad una collettività in cui il rilievo di pecche o di manchevolezze non implica nessun elemento di offesa o di risentimento.

Orbene questi elementi, incentrati su « une masse d'observations considérable » raccolta da « un esprit positif et curieux », nonché su « une application perpétuelle de la comparaison entre espèces et entre genres, entre règnes mème », e, soprattutto, il fatto che l'uomo sia qui « centre de référence et póle », per dirla col Le Blond, di ogni osservazione, studiato « comme un animai entre les autres, lui donnant pourtant une place à part », sono caratteristici della mentalità e del sistema aristotelici.

DAL TRATTATO PSEUDO-ARISTOTELICO

"PROBLEMI DI FONAZIONE E DI ACUSTICA"

Tr. e comm. G. Marenghi

[…]

- Perché tutti i sordi parlano col naso?

Non sarà perché i sordi respirano con maggiore sforzo? Sono infatti vicini all'esser muti. Pertanto, i dotti delle vie nasali si dilatano per il passaggio dell'aria, ed è col naso che tali soggetti parlano.

- Perché i suoni sono meglio percettibili di notte?

Non sarà perché allora c'è maggior quiete per l'assenza totale di calore? E però, in generale, le cose sono meno turbate. È il sole infatti la sorgente del moto.

- Perché le case da poco intonacate sono più sonore?

Non sarà perché meglio si produce la riflessione del suono per la levigatezza delle pareti? Ed esse sono più lisce poiché la superficie è senza fenditure e continua. In ogni modo, però, si deve prendere in considerazione una casa non umida ma già asciutta, in quanto da un intonaco umido non è possibile attendersi una buona riflessione. Per queste ragioni, altresì, gli intonaci stuccati meglio riflettono il suono. Contribuisce probabilmente al fenomeno anche l'assenza di perturbazione dell'aria: che, quando essa si presenta compatta, meglio riflette l'aria che le urta contro.

- E perché la risonanza sarà maggiore ove siano sotterrati vasi anziché no?

Il motivo non è che recipienti ermeticamente chiusi meglio raccolgono e trattengono l'aria? E accade che anche il colpo risulti più forte.

- Perché l'acqua fredda produce suono più acuto (dell'acqua calda) versata dallo stesso recipiente?

Non sarà perché il moto di caduta è più veloce — l'acqua fredda è infatti più pesante — e moto più veloce dà suono più acuto ? Il calore, per contro, alleggerisce l'acqua, rarefacendola e sollevandola (per evaporazione). Qualcosa di analogo si ha anche con le torce che, quando sono accese, producono un colpo più debole.

- Perché chi ha trascorso una notte insonne ha la voce più rauca?

Non sarà perché il suo corpo è più umido per la mancata assimilazione, e specialmente nelle parti superiori (donde anche il senso di peso alla testa), ed essendoci umido intorno alla trachea, anche la voce di necessità è più rauca? La raucedine infatti dipende dall'anormalità dell'organo e il tono grave dall'artazione delle vie aeree, giacché l'emissione di aria avviene più lentamente.

- Perché la voce ' si rompe ' più facilmente dopo i pasti?

Non sarà perché l'organo della fonazione si riscalda stimolato dalla deglutizione e, attivato, attira l'umidità? E questa è maggiore e si produce più facilmente durante la ingestione del cibo.

- Perché quelli che piangono emettono suoni acuti e quelli che ridono gravi?

Il motivo non sarà che gli uni, per debolezza, muovono poca aria, e gli altri con violenza, il che provoca un veloce spostamento d'aria? E il veloce dà l'acuto: infatti fiato emesso da bocca contratta si sposta veloce. Chi ride invece è rilassato; [e i soggetti deboli hanno voce acuta, perché muovono poca aria, e quelli la muovono superficialmente.] Per di più, il fiato emesso da chi ride è caldo, mentre chi piange (il dolore è come un raffreddamento del petto) emette fiato più freddo. E il caldo muove molta aria, che perciò si sposta lentamente, mentre il freddo ne muove poca. Un fenomeno simile si verifica anche negli auli: infatti i soggetti di temperamento caldo, insufflando d'aria lo strumento, ne traggono suoni molto più gravi.

- Perché i bambini e gli altri soggetti giovani hanno voce più acuta degli adulti, e ciò nonostante l'acuto implichi forza?

Non sarà perché il suono è moto d'aria, e movimento più veloce produce suono più acuto? Una piccola quantità d'aria si muove più facilmente e con velocità maggiore di una grande. E si muove o ammassata o dissipata dal calore. Ora, poiché immettiamo aria fredda durante la inspirazione, l'aria che è in noi si comprimerà in questa immissione, mentre la espirazione — dato che è il calore a muovere l'aria — produrrà la voce: noi difatti parliamo in fase di espirazione e non quando inspiriamo. E poiché gli esseri giovani sono più caldi dei vecchi ed hanno dotti più stretti, conterranno meno aria. Ed essendo in essi la parte mossa minore e maggiore il calore che la muove, il movimento dell'aria, per ambedue queste cause, sarà più veloce. E se più veloce, più acuta risulterà la voce per quanto si è già detto.

- Perché quelli che si esercitano nelle palestre e i soggetti deboli hanno voce acuta?

O non forse perché i deboli muovono una piccola quantità d'aria, e poca aria si sposta più veloce di una quantità maggiore, mentre quelli che si esercitano nelle palestre muovono l'aria con forza e l'aria mossa con forza si sposta con velocità maggiore? E a moto veloce corrisponde voce acuta.

- Perché a chi grida dopo i pasti si altera la voce?

Cosi vediamo che quanti esercitano la voce — ad es. attori, coreuti e simili — compiono i loro esercizi di buon mattino e a digiuno. Non sarà perché ad un'alterazione della voce corrisponde l'alterarsi del condotto respiratorio? Perciò anche le persone affette da laringite hanno la voce alterata, non perché sia anormale il fiato che produce la voce, ma perché è fortemente irritata la trachea. E questo condotto suole irritarsi soprattutto per eccesso di calore: onde sia quelli che hanno la febbre sia quelli che l'hanno avuta in forma violenta non possono cantare subito dopo lo sfebbramento, perché la loro laringe è irritata per l'ipertermia. Dopo i pasti il fiato, ovviamente, è abbondante e caldo, e attraversando la trachea in tali condizioni, com'è logico, la irrita ed ulcera: e pertanto, non senza ragione, la voce si altera.

- Dato che il suono è aria che ha ricevuta una certa configurazione e mentre si propaga spesso perde questa configurazione e d'altra parte l'eco si ha quando l'aria cosi conformata urta contro qualcosa di solido, perché in tal caso non si dissolve, anzi la percepiamo distintamente?

Non sarà perché si ha un fenomeno di riflessione e non di frantumazione? E in questo caso non solo il tutto permane, ma da esso derivano due parti di uguale configurazione, perché la riflessione avviene secondo un angolo uguale (a quello d'incidenza). E perciò il suono dell'eco è simile a quello originario.

- Perché nei bambini e negli animali giovani la voce è più acuta che negli adulti, mentre i vitelli hanno il muggito più grave dei tori?

Non sarà perché in ciascuna specie il piccolo assomiglia alla femmina della stessa specie? E tra i bovini le femmine hanno voce più grave dei maschi e i vitelli assomigliano più ad esse che ai maschi, mentre nelle altre specie avviene il contrario.

- Perché certi oggetti — per esempio, le casse — scricchiolano d'improvviso e vibrano senza che nulla di percettibile li faccia vibrare?

Eppure la causa motrice deve essere più forte della cosa mossa. Lo stesso ragionamento vale per il deterioramento dei corpi e la vecchiaia: tutto quanto diciamo sia travolto dal tempo, lo è invece da una forza che sfugge al nostro senso. Il fenomeno è analogo allo stillicidio e alle pietre, che il crescere delle piante solleva: non è l'azione finale, ma la continuità di azione nel tempo a sollevarle o rimuoverle. E quest'azione continua, sebbene non avvertita da noi, si risolve in un movimento sensibile. All'istesso modo ciò che è contenuto in tempi percettibili si muove e si divide in parti impercettibili, ma nel suo insieme e nella sua continuità produce movimento e distruzione. E la continuità non è nell'istante, ma nel tempo delimitato dall'istante.

- Perché sbadigliando si sente meno?

La ragione non sarà che molto del fiato emesso nello sbadiglio va a finire anche entro le orecchie, si che il movimento, che questo fiato provoca nel condotto uditivo, è avvertito distintamente dal senso, specialmente al risveglio? Il suono è aria o modificazione di essa. Ora, il suono esterno entra nell'orecchio mentre quello interno lo contrasta, e però lo spostamento di aria (interna) respinge il movimento e il suono esterno.

- Perché nello stato di agitazione si balbetta di più e nell'ubriachezza meno?

La ragione non sarà che questo disturbo assomiglia ad una paralisi di qualcuno degli organi interni, che non riusciamo a muovere, perché impacciato dal raffreddamento? Ora il vino, che per natura è caldo, elimina il raffreddamento mentre l'agitazione lo determina, perché l'agitazione è una specie di timore, e il timore raffreddamento.

- Perché un suono che dall'esterno arrivi nel chiuso di una casa si percepisce meglio che non viceversa?

Non sarà perché il suono che dall'interno esce all'esterno, per il fatto che si propaga in uno spazio vasto, si decompone, per modo che ciascuna parte o non è sufficiente ad essere percepita o lo è meno, mentre il suono dall'esterno all'interno arriva compatto, perché viene a trovarsi in uno spazio minore e in un'aria quieta; e però, essendo più consistente, si percepisce meglio?

- Perché coloro che balbettano sono malinconici?

Non sarà perché lo stato malinconico è una conseguenza dell'aderire immediato all'immaginazione, e quelli che balbettano sono in questo stato? In essi infatti l'impulso di parlare precede la possibilità di farlo, quasi che la loro anima segua troppo in fretta l'immagine.

Lo stesso succede ai blesi, perché i loro organi vocali sono più lenti. Ne è segno che gli ebbri si trovano nella stessa condizione, quando soprattutto tengono dietro alle rappresentazioni esterne, e non alla ragione.

- Perché i porri favoriscono una chiara intonazione di voce, come è dato vedere anche nelle pernici?

Non sarà perché anche spicchi d'aglio cotti schiarano la voce? E i porri hanno una certa viscosità, che deterge la gola.

- Perché gli altri animali emettono voce più acuta quando sono più forti e l'uomo quando è debole?

La ragione non è che l'uomo muove, in tale stato, minor quantità d'aria, la quale si sposta velocemente, e la velocità determina suono acuto?

- Perché il suono, sebbene sia un fluido che per natura tende verso l'alto, si percepisce tuttavia meglio dall'alto in basso che non viceversa?

Non sarà perché il suono è aria mescolata ad umido e quindi, appesantita dall'umidità, essa si porta in basso e non in alto, giacché l'elemento umido tende per natura verso il basso e, di conseguenza, in basso si sente meglio?

O è valida questa spiegazione solo per la voce dell'essere vivente, perché essa contiene umidità, mentre il fenomeno in questione si verifica anche in altri suoni?

Ora, come il raggio luminoso, se cade dall'alto in basso, si riflette verso l'alto e viceversa, cosi il suono, che per natura tende verso l'alto, investendo l'aria che gli si oppone, non riesce a respingerla, essendo questa quantitativamente maggiore e più pesante, e, una volta riflessa, l'aria spostata in senso contrario si porta verso il basso; e quindi, diffondendosi verso il basso, meglio ivi si percepisce. Fenomeno analogo si verifica nell'eco, ch'è riflessione di suono.

- Perché negli ubriachi la voce è rotta più che nei sobri?

Non sarà che l'ubriaco rompe facilmente la voce per lo stato di pienezza? Ne è segno che i coreuti e gli attori usano esercitarla non dopo i pasti ma a digiuno. Nell'ubriachezza quindi, poiché si è più pieni, la voce è ovviamente più rotta.

- Perché mai i suoni più acuti si sentono più lontano?

Non s'ha da dire che nel suono l'acuto è veloce, e più veloce si muove ciò ch'è spinto con più forza, e le cose spinte con più forza vanno più lontano?

- Perché trattenendo il respiro udiamo meglio?

Non sarà perché la respirazione produce un certo rumore, ed ovviamente, quando esso è minore, udiamo di più? Ed il rumore invero è minore, quando tratteniamo il respiro

- Perché a differenza del suono la luce — sebbene sia più sottile e si propaghi a distanza maggiore e più velocemente — non passa attraverso i corpi densi?

Non sarà perché la luce si propaga in linea retta, sicché, ove un nonnulla ostacoli la sua traiettoria rettilinea, viene completamente interrotta, mentre il suono, per essere un complesso d'aria, si propaga anche non rettilineamente? Di conseguenza, percepiamo i suoni da qualsiasi direzione, e non soltanto quelli che arrivano dirittamente al nostro orecchio.

- Perché chi ride emette suoni gravi e chi piange acuti?

O non s'ha da dire che il suono prodotto da corde vocali tese è acuto, e l'acuto proviene dal debole? Ed entrambe queste qualità si riscontrano piuttosto in quelli che piangono, perché sono in uno stato di tensione e di debolezza maggiore.

- Dato che il suono è aria che ha ricevuta una certa configurazione e mentre si propaga spesso perde questa configurazione e d'altra parte l'eco si ha quando l'aria cosi conformata urta contro qualcosa di solido, perché in tal caso non perde la sua configurazione, anzi la percepiamo distintamente?

Non sarà perché si ha un fenomeno di riflessione e non di frantumazione? E il complesso incidente si riflette nella sua interezza.

Inoltre il fenomeno comporta un rapporto di uguaglianza: infatti la riflessione è causata dall'aria contenuta in una cavità e non dalla cavità.

- Perché, quando una o più persone emettono voci contemporaneamente, il suono prodotto non è proporzionale né, se esse gridano più forte, arriva proporzionalmente più lontano?

La ragione non sarà che ciascuno spinge la sua parte di aria, non in eguale misura, a meno che non sia in piccola quantità? Accade invero lo stesso che se fossero in molti a lanciar pietre, e ognuno (o quanto meno i più) lancia una pietra diversa. Difatti né in quest'ultimo caso il proiettile giungerà lontano (oppure non in rapporto al numero dei lanciatori) né nel primo, perché un suono cosi intenso non è prodotto da una persona sola ma da molte. Ora, a distanza ravvicinata il suono senz'altro mantiene il rapporto (del numero delle persone) — e infatti una maggiore quantità di proietti colpirà lo stesso bersaglio — ma a notevole distanza non più.

- Perché il raggio luminoso non passa attraverso i solidi e il suono si?

Non sarà perché la luce ha un solo andamento, quello rettilineo (ne sono un segno e i raggi del sole e il fatto che noi vediamo solo di faccia), e il suono invece ne ha molti? Udiamo infatti da tutte le direzioni. Ora, quando alla luce è impedito di propagarsi in linea retta, non essendo i vuoti intermolecolari e l'oggetto allineati, è impossibile vedere attraverso i solidi. Invece l'aria o il suono, movendosi in ogni direzione, si spandono dappertutto e vengono percepiti.

Nei liquidi, invero, l'occhio vede e discerne, mentre i suoni o non sono percepiti o lo sono a stento, pur essendo lo stato liquido meno denso di quello solido, giacché i pori sono piccoli e frequenti e allineati, e quindi l'occhio non trova impedimento a vedere in linea retta. Per questo motivo (= allineamento degli spazi intermolecolari) si riesce a vedere anche attraverso il vetro, sebbene sia una sostanza solida, ma non attraverso una ferula, per quanto rada, giacché nel primo gli spazi sono allineati e nella seconda spostati, e a nulla giova che son grandi, se non sono in linea retta. Il suono, peraltro, non viene sentito, perché nell'acqua i pori sono più scarsi che nell'aria, sicché essi non possono accogliere né trattenere il suono, ma accolgono o aria soltanto o aria con suono, giacché il suono è aria in certe condizioni. Infatti la permeabilità di un corpo non è proporzionale alla sua porosità, a meno che anche i suoi pori non sono disposti in modo da facilitare l'attraversamento, così come non lo è neppure la compressibilità, se i suoi pori non sono atti a ricevere i corpi. Eppure il raro è molle e compressibile. Ma alcuni corpi non sono compressibili a causa della piccolezza dei pori (ad es. il vetro), i cui pori non si contraggono, pur essendo il vetro più raro della ferula per la ragione addotta. Lo stesso avviene per l'acqua e ogni altra sostanza simile, sicché anche questo è chiaro che, pur avendo il raro e il molle natura identica o simile, un corpo non è tanto più comprensibile quanto più raro. E identica è la causa di tutti questi fenomeni.

- Perché in un complesso vocale, ove delle voci vengano eliminate, il suono diventa quantitativamente minore ma resta per qualità immutato?

O non era esso costituito dalla fusione di tutte le voci? E la fusione non è in una voce si e in un'altra no, ma nell'intero complesso.

Parimenti, quindi, se dal complesso sono eliminate delle voci, quelle che restano si fondono ugualmente, per modo che, di necessità, il volume risulta minore ma il suono è il medesimo.

- Perché si balbetta ?

Sarà per il calore, che ci porta ad essere precipitosi, sicché incespichiamo o riteniamo le parole, come quelli che si adirano? Si è infatti presi dall'affanno, e quindi il respiro sovrabbonda per il ribollire dell'elemento caldo; e si ansima, perché il respiro è in eccesso e stenta ad uscire nell'atto dell'espirazione.

O avviene invece un raffreddamento piuttosto che un riscaldamento dell'organo della fonazione e se ne determina come una paralisi? Perciò anche riscaldati dal vino o dal continuo parlare leghiamo più facilmente le parole.

- Perché le nostre voci d'inverno sono più gravi?

Sarà perché l'aria in questa stagione è più densa e in tali condizioni si sposta più lentamente, determinando quindi voce più grave?

O è perché l'aria più lentamente passa attraverso dotti stenotici e d'inverno il lume laringeo è ristretto dal freddo e dal flemma che vi scorre?

- Perché i bambini, le donne, gli eunuchi ed i vecchi hanno voci acute?

Non sarà perché suono più acuto implica movimento più veloce? La stessa cosa invero è più difficile a muovere quand'è in quantità maggiore; quindi gli adulti inspirano più aria, e questa, uscendo più lentamente, determina voce più grave. Nei bambini e negli eunuchi, poiché il fabbisogno d'aria è minore, avviene il contrario. I vecchi, poi, poiché non riescono a controllare le proprie funzioni, di necessità tremano; parimenti ai deboli e ai bambini, ove prendano un lungo bastone da un'estremità. l'altra estremità trema, perché essi non riescono a tenerlo fermo; e cosi anche i vecchi tremano, perché non più controllano le loro funzioni. Bisogna ritenere che identica sia la causa del tremito della voce nei soggetti agitati, impauriti o che hanno freddo. Infatti in chi ha tale voce, poiché per tali affezioni il calore per la massima parte si raccoglie dentro, quel che ne rimane non riesce, poco com'è, a dominare la voce: e però essa vibra e tremola. Di qui quegli attori, che sentono di essere agitati, recitano inizialmente, e fino che non si sono rinfrancati, a bassa voce: che, se la voce è bassa, più facilmente essi la controllano.

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Ultimo aggiornamento:  19-03-07