LE CONTRADDIZIONE
DELL’ARCHEOLOGIA EGIZIA
L’antico Egitto fu popolato
da persone di altissima capacità intellettiva e
grandissime doti tecniche ed architettoniche.
Tuttavia ritengo opportuno sottolineare come
ancora oggi, dopo migliaia di anni, esistono
tanti dubbi suscitati da teorie in
contraddizione.
L'assoluta mancanza di
riferimenti a scienza e tecnologia negli scavi,
nelle iscrizioni e nei testi, è stata
interpretata come la dimostrazione del fatto che
gli egiziani non possedevano nessun tipo di
tecnologia. D’altra parte, il materiale
tecnologico corrispondente alle stesse epoche
analizzate, offre un'immagine completamente
differente da quella precedente. Per questo si
afferma che L'archeologia egiziana rappresenta
un'enorme contraddizione, originando un'immensa
disuguaglianza tra i dati ottenuti dalle
interpretazioni filologiche e quelle dedotte
dall' analisi dei resti della loro tecnologia.
Tutte le rappresentazioni in
relazione con scienza e tecnologia, che gli
archeologi usano per i propri studi, si
riferiscono sempre a cerimonie ufficiali che gli
artisti riproducevano rendendole di dominio
pubblico.
Gli elementi scientifici e
tecnologici non sono mai stati rappresentati. Le
figure di Denderah rappresentano una cerimonia
ufficiale della "corda", ma non si riferiscono
ai metodi grazie ai quali gli scienziati
poterono determinare il meridiano durante la IV
Dinastia. I testi astronomici della XI Dinastia
sono il riflesso di un' astronomia popolare. I
rilievi del tempio di Karnak, nei quali si vede
Ramses II che innalza un obelisco tirando una
fune, non mostrano i veri metodi impiegati per
l'innalzamento di quei monumenti. Il papiro di
Rhind, che dà come valore di Pi 3,16, non spiega
i metodi impiegati per calcolare il valore 22/7
che appare nelle piramidi. Le rappresentazioni
di Edfu ed i testi che le accompagnano, dove si
dice che il faraone determina gli angoli
servendosi di una corda da tre nodi, secondo
Cantor nella relazione 3,4,5, illustrano una
tecnica per determinare gli angoli retti con un
errore superiore di un grado rispetto all'epoca
di Cheope. Le tecniche di misurazione usate
dagli arpentonauti egiziani con un margine di
errore pari ad lmm/metro non ci illuminano circa
le misurazioni effettuate nell'antico Egitto,
con errori cento volte minori; gli scalpelli in
rame che conosciamo non poterono perforare la
quarzite presente nelle cave di pietre; le
traforatici di corda con polvere di smeriglio,
non danno nessun indizio riguardo al trapano che
perforava il porfido bianco e nero durante la I
Dinastia. Pertanto, risulta evidente la totale
dissociazione tra una scienza avanzata, come
quella che richiede la tecnologia egiziana che
conosciamo, e ciò che appare nei dipinti e nei
testi scritti.
È quindi lecito supporre
l'esistenza di insegnamenti segreti nell'Antico
Egitto? Magari dovuti ad alcuni "Dei"
Extraterrestri? Il professor Erich von Däniken,
per esempio, sostiene che le Piramidi d'Egitto,
del Sud America e di altre parti del mondo,
furono costruite, o almeno ispirate e progettate
dagli extraterrestri che, secondo certe teorie
recenti (piuttosto convincenti), visitano la
Terra (in periodi più o meno separati), da
migliaia e migliaia di anni.
Di seguito alcuni paragrafi
tratti dalla sua opera "Ricordi del futuro":
"Sul delta del Nilo, e nelle anguste sponde ai
lati del fiume, c'è solo terra fertile.
Nonostante ciò, gli esperti calcolano che quando
vennero costruite le piramidi, nel paese erano
presenti 50 milioni di abitanti!, cosa che non
concorda con la stima secondo la quale nell'anno
3000 a. C. Ia popolazione mondiale arrivava a
malapena a 20 milioni di esseri umani. Risulta
chiaro che in materia di calcoli tanto antichi
poco importano un milione di persone in più o in
meno. Ciò che invece è importante far rilevare,
è che tutte queste persone, specialmente quelle
che vivevano in Egitto, dovevano essere
altamente specializzate in differenti mestieri
poiché, a quanto pare, non solo c'erano veri
eserciti di muratori, scalpellini, ingegneri e
marinai; non solo c'erano centinaia di migliaia
di schiavi, ma anche un esercito ben
equipaggiato, innumerevoli mercanti,
agricoltori, funzionari e, ovviamente, la quasi
immensa corte e la casta sacerdotale.
Poterono, tutti costoro,
vivere del prodotto della parca agricoltura
sulle sponde del Nilo? Si è detto che le immense
pietre servite per la costruzione delle piramidi
venissero trasportate mediante rulli. Bè,
saranno stati rulli di legno. Anche se è
difficile immaginare che per fare questi rulli
abbattessero gli scarsi alberi che popolavano
l'Egitto, proprio come succede oggi,
specialmente palme da datteri, albero che non si
presta molto, anche perché esistono pochissimi
palmeti da dattero nel mondo che siano tanto
spessi come quelli di Elche e di Orihuela ad
Alicante. Diciamo così perché i datteri, da
sempre, e c'è da supporre anche in tempi così
remoti, sono un alimento indispensabile in
Africa, e le foglie delle palme erano le uniche
in grado di proiettare la loro benefica ombra su
quel suolo tanto sabbioso e secco. Tuttavia, i
rulli dovettero esistere per davvero perché,
altrimenti, queste costruzioni piramidali non
avrebbero una spiegazione tecnica. Ammettiamo
che i rulli fossero stati di legno. Venivano
importati da altri paesi? In tal caso, gli
egiziani avrebbero avuto bisogno di una grande
flotta mercantile e di una perfetta
organizzazione per il trasporto della merce, una
volta che questa fosse sbarcata ad Alessandria,
per poi proseguire lungo il Nilo fino al Cairo.
E questa era l'unica alternativa poiché,
all'època delle piramidi, gli egiziani non
conoscevano né il cavallo né i carri, che
apparvero durante la Dinastia XVII, ossia nel
1600 a. C. Quindi, come furono fabbricati e
trasportati i rulli? Dei rulli che, a quanto
pare, furono imprescindibili."
L'enigma dei rulli non è
l'unico da segnalare. Per esempio: come
operarono gli scalpellini? Di quali mezzi si
avvalsero gli architetti per aprire quei
corridoi labirintici e le camere? Le pareti sono
tutte lucidate e, quasi tutte, sono decorate con
bassorilievi. Le gallerie seguono una
traiettoria obliqua rispetto al fondo roccioso.
Tutte hanno scalini di perfetta fattura, che
conducono alle profonde camere mortuarie. Tutti
i turisti restano a bocca aperta di fronte a
quegli enormi monumenti, senza che nessuno possa
spiegarsi la tecnica impiegata per la loro
costruzione. Ciò che invece dimostrano tali
monumenti, è il fatto che gli egiziani
dominarono l'architettura sotterranea dai tempi
più antichi poiché, i sepolcri antichi sono
perfettamente rifiniti come quelli più moderni.
Questo significa che non esiste nessuna
differenza tra la tomba di Teti della IV
Dinastia e quella di Ramses I, del Regno Nuovo,
nonostante il fatto che tra le due sepolture
intercosse più di un millennio. Risulta
evidente, pertanto, che non fu possibile
migliorare la tecnica antica, e si potrebbe
perfino pensare che, in realtà, quella moderna
peggiorò in relazione alla primitiva.
Nel 1864, venne pubblicato un
libro intitolato, "Our inheritance in the Great
Pyramid" (La nostra eredità nella Grande
Piramide), di Charles Piazzi Smyth, dove sono
presenti una moltitudine di relazioni
inestricabili tra le masse piramidali e la sfera
terrestre. Ed analizzando tali relazioni si
possono ricavare certi dati che risultano
alquanto misteriosi. Gli antichi egizi
professavano una religione di tipo cosmogonico:
il loro dio solare, Ra, si spostava tra i cieli
servendosi di alcune imbarcazioni. In alcuni
testi dell'Antico Impero, si descrivono perfino
questi viaggi, realizzati grazie all'aiuto degli
dei e delle loro strane navi. Di conseguenza, i
re egiziani avevano familiarità con i voli.
La piramide di Cheope, tra le
tante caratteristiche, ne ha una in particolare:
la sua altezza in metri moltiplicata per mille
milioni equivale alla distanza che intercorre
tra il Sole e Terra, ovvero 149.504.000
chilometri (tralasciando le differenze di
misurazione causate dal passare del tempo e
dalle spoliazioni, differenze che, a dispetto
delle opinioni di alcuni studiosi, mancano
d'importanza nel significato globale). Bisogna
forse attribuire tutto questo al caso? È un caso
anche il fatto che il meridiano che passa per il
vertice della piramide divida in due parti
perfettamente uguali continenti ed oceani? È
casuale il fatto che la superficie della sua
base divisa per il doppio della sua altezza dia
il famoso valore del Pi: 3,1416? È forse casuale
il fatto che lì si trovasse un calcolo relativo
al peso della Terra? È un caso che il fondo
roccioso sul quale si appoggiano le piramidi sia
perfettamente livellato? Perché Cheope, colui
che fece costruire la Grande Piramide di Giza,
scelse proprio quel luogo roccioso quale base
per la sua opera magna? In realtà, non è poi
così strano il fatto che scegliesse un grande
spiazzo massoso come appoggio per la Grande
Piramide; si potrebbe perfino pensare che il
faraone desiderasse seguire il progredire
dell'opera di costruzione dalla sua residenza
estiva. Certo è che sarebbe stato molto più
semplice e fattibile scegliere un luogo più
prossimo alla cava orientale per facilitare il
trasporto e, d'altra parte, è impensabile che il
faraone potesse sopportare per anni, giorno e
notte, il formidabile frastuono provocato dai
lavori di costruzione. A questo punto possiamo
formulare una domanda: non è forse possibile che
fossero stati gli Dei ad influire su tale
decisione, servendosi della mediazione della
casta sacerdotale? E gli "dei" sono soliti fare
cose di grande importanza. Per esempio, la
piramide di Cheope non solo divide in due parti
esatte i continenti e gli oceani, ma è situata
proprio nel centro di gravità del continente. Se
è veramente così, tutto ciò dimostra che la
costruzione della Grande Piramide fu decisa da
degli esseri che conoscevano alla perfezione la
forma sferica della Terra, così come la
distribuzione esatta di continenti e mari. Quali
furono le forze, quali le macchine e quali le
risorse tecniche impiegate per livellare quel
terreno roccioso? E di quali mezzi si servirono
gli architetti per aprire quelle interminabili
gallerie? Come riuscirono ad illuminarle?
Perché, come sappiamo, sia in esse che nelle
catacombe presenti nella Valle dei Re, non fu
utilizzato nessun tipo di torcia, poiché nessuna
parete o soffitto è stata macchiata dal fumo
delle tede, e non c'è neanche il minimo indizio
che ci faccia pensare che siano riusciti a far
sparire tali tracce. In che modo e con quali
utensili riuscirono a segare i giganteschi
blocchi estratti dalle cave? Come si effettuò il
loro trasporto e l'assemblaggio, tanto perfetto
da non lasciare la minima fessura? Esistono
molte teorie per spiegare tutto questo: piani
inclinati, armature, rampe, piste di sabbia
sulle quali far scivolare gli enormi blocchi...
ed ancora il lavoro di contadini, operai
egiziani, a centinaia, a migliaia...
Tutto ciò risulta
impossibile. Perché la Grande Piramide è la
conferma di una tecnica mai conosciuta.
Oggigiorno, nonostante tutti i nostri progressi,
nessun architetto sarebbe in grado di riprodurre
la piramide di Cheope. Dalla cava furono
estratti 2.600.000 blocchi di enorme volume che
furono accuratamente puliti e trasportati fino
al luogo in cui sarebbe stata costruita la
piramide, per poi essere collocati con una
precisione matematica. E le pareti furono
dipinte perfino nelle profondità dei corridoi
sotterranei! Dobbiamo forse pensare che il
faraone fece costruire lì la sua piramide per
puro capriccio? O che le dimensioni "classiche"
ed inimitabili della piramide costituiscono
semplicemente una casualità da parte degli
artefici del monumento? Migliaia di operai,
servendosi di alcuni rulli (inesistenti) e corde
(anch'esse inesistenti), spinsero e spianarono,
verso il basso, blocchi che pesavano dodici
tonnellate... Questa moltitudine di lavoratori
doveva cibarsi di cereali (inesistenti) e vivere
in capanne (inesistenti) che il faraone dovette
far costruire di fronte al suo palazzo. Grazie
ad alcuni altoparlanti (inesistenti) riuscirono
a sincronizzare il lavoro di questa massa di
formiche operaie, al fine di issare blocchi di
dodici tonnellate.
Vediamo alcuni calcoli.
Se degli operai così
miracolosi avessero collocato ogni giorno,
lavorando senza sosta, dieci blocchi ingenti,
cosa veramente portentosa, avrebbero avuto
bisogno di circa 250.000 giorni, ossia 664 anni,
per dare alla piramide la sua forma, cioè per
dare una forma geometrica ai 2,5 milioni di
blocchi. E tutto questo senza dimenticare che
l'opera si dovette all'ispirazione di un faraone
che in nessun modo poté vedere il monumento
terminato, dato che nessuno può vivere 664 anni!
Filippo II, almeno, poté seguire i lavori
dell'Escorial dalla sua famosa sedia in pietra.
Naturalmente questa teoria
non è per niente attendibile, anche se alcuni
scienziati l'abbiano formulata in tutta serietà.
Chi può credere, inoltre, che
dei monumenti tanto maestosi non avessero altro
fine che quello di ospitare le spoglie di un re?
Forse tutti i simboli matematici ed astronomici,
pur ammettendo lievissimi errori, possono essere
attribuiti al caso?
Attualmente, quasi tutti
riconoscono il faraone Cheope come l'ispiratore,
l'istigatore nonché l'architetto della sua
Grande Piramide. Ma perché? Ci convincono coloro
che asseriscono che questa piramide non poté
essere costruita nell'arco di una vita umana.
D'accordo, ed inoltre, tutte le iscrizioni e
tavolette riportano a tale faraone. Ma c'è da
chiedersi: e se, com'era abitudine in tempi
tanto remoti, Cheope avesse fatto falsificare
tali iscrizioni e tavole?
Cosa comune in certi
monumenti dell'epoca. Quando un re dittatoriale
(e lo erano tutti) voleva accaparrarsi tutta la
gloria, ricorreva alla falsificazione. E se fu
questo il caso, le piramidi poterono essere
state costruite molto tempo prima dell'era di
Cheope e di suo figlio Chefren.
Nella Biblioteca di Oxford
esiste un manoscritto nel quale lo scrittore
copto Mas-Udi assicura che fu il re egiziano
Surid colui che fece realmente costruire la
Grande Piramide... e Surid regnò in Egitto prima
del Diluvio, secondo calcoli della Bibbia! (Qui
non possiamo riferirci al grande diluvio che
vede come protagonista Upapanistim, citato nella
storia di Gilgamés, re sumero, né ad altri
diluvi più o meno universali, il cui ricordo si
conserva nella storia di popoli antichi come i
Maya, per esempio). Inoltre, Surid, secondo tale
manoscritto, fece in modo che i suoi sacerdoti
scrivessero tutte le sue conoscenze e
occultassero tali scritture all'interno della
piramide. Ciò significa, che la Grande Piramide,
secondo il racconto copto, fu costruita prima
del Diluvio di Noé.
Erodoto effettua un calcolo
simile nel secondo libro della sua Storia: i
sacerdoti tebani gli mostrarono 341 statue
colossali, ognuna delle quali rappresentava una
generazione di sommi sacerdoti a partire da
11.340 anni addietro.
Ebbene, è risaputo che tutti
i sommi sacerdoti si facevano erigere la propria
statua quando erano ancora in vita. Lo stesso
Erodoto, narrando del suo viaggio a Tebe,
afferma che tutti i sacerdoti gli mostrarono la
propria statua per dimostrargli che i figli
succedevano sempre ai padri. E gli stessi
sacerdoti gli assicurarono che i loro dati erano
molto preziosi per il fatto che erano stati
trasmessi per iscritto dall'una all'altra
generazione. Gli rivelarono anche che ognuna
delle 341 statue rappresentava un' età umana, e
che anteriormente a quest’ epoca, gli dei
avevano vissuto tra gli uomini. Dopo tale
soggiorno, nessun dio aveva assunto nuovamente
la forma umana.
Si calcola che l'età storica
dell'Egitto è approssimativamente pari a circa
6.500 anni. Quindi, perché i sacerdoti mentirono
ad Erodoto parlandogli degli 11.340 anni,
assicurandogli, enfaticamente, che nessun dio si
era nuovamente presentato da oltre 341
generazioni? Tali date così precise, incise
sulle statue, sarebbero state inutili se gli
"dei" non avessero dimorato tra gli uomini in
tempi molto remoti.
Riguardo al come, al perché e
al quando delle piramidi, non si sa niente con
certezza. L'unica verità è che a Giza si innalza
una piramide (alcune piramidi) di 31.200.000
tonnellate di peso e quasi 150 metri di altezza,
come dimostrazione di uno sforzo lavorativo
incomprensibile per la realizzazione della tomba
di un faraone.
Vari popoli dominarono la
tecnica dell'imbalsamazione e tutti i reperti
archeologici fanno pensare che l'essere
preistorico credeva nel ritorno ad una seconda
vita, ritorno a caràttere corporale.
Questa interpretazione
potrebbe essere accettabile, sebbene tale
credenza fosse basata su remoti ideali di epoche
molto antiche. Se i nostri antenati avessero
creduto solo ad un ritorno spirituale, non
avrebbero dedicato tante cure ai loro defunti,
né tanto meno li avrebbero imbalsamati.
Ciò che rivelano le
apparenze, le prove percettibili, non è così
assurdo come sembra. In realtà, gli antichi
racconti e leggende forniscono argomentazioni
sufficientemente valide per poter affermare che
gli "dei" (probabilmente Extraterrestri)
promisero di tornare dalle stelle e di
resuscitare i corpi ben conservati. Perciò,
visto che si prevedeva una nuova vita terrena,
si imbalsamavano i morti, che venivano
seppelliti insieme ai loro beni e addirittura
con degli alimenti, sicuramente per fare in modo
che al momento della resurrezione potessero
riaversi dagli innumerevoli secoli di digiuno.
Ma, a questo punto, occorre
chiedersi: chi suggerì alla gente la convinzione
di una resurrezione temporale? Da dove arrivò
l'idea secondo la quale conservando il tessuto
cellulare di un cadavere in una fortezza
inespugnabile (i sepolcri come monumenti funebri
sono quasi una fortezza vera e propria), il
corpo mummificato poteva tornare alla vita dopo
vari millenni?
E’ possibile che il faraone,
maggiormente informato dei suoi vassalli sulle
abitudini e l'essenza degli "dei", avesse fatto
questa riflessione:
"Devo avere un sepolcro che
resista al passare dei secoli, visibile da
grandi distanze. Gli dei promisero di tornare e
di far in modo che io resusciti…"
Non è possibile quindi che La
Grande Piramide nacque da quest' idea? E che il
figlio Chefren seguì il suo stesso ragionamento?
Così come Micerino e molti altri?
Tutto questo non fa che
affascinarmi, creando in me un’enorme
ammirazione per l’inestimabile tesoro che
l’antico popolo Egizio porterà con se per
sempre…
(Nicola Cocina)