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AIUTI PER LA TRADUZIONE

Imperativo

EXORTATIO PRO PACE

Per deos immortales! conligite vos, tribuni plebis, conspirate nobiscum, consentite cum bonis, communem rem publicam communi studio atque amore defendite. Multa sunt occulta rei publicae vulnera, multa nefariorum civium perniciosa consilia. Nullum externum periculum est; inclusum malum, intestinum ac domesticum est. Nolite putare verba mea senatum tantum probare; populum autem esse in alia voluntate. Si incolumes esse vultis, sequimìni auctoritatem consulis, soluti a cupiditatibus, cauti in periculis, non timidi in contentionibus. (Cicerone)

COSTRUZIONE E ANALISI

conligite — regolare imperativo (che in latino ha solo la 2a persona singolare e plurale: tu, vos).

conspirate... consentite... defendite — come sopra.

Nolìte putare — l'imperativo negativo latino non ha una forma propria, ma si fa con noli, nolite + Infinito.

sequimini — regolare forma di imperativo di un verbo deponente.

ESORTAZIONE PER LA PACE — Per gli dèi immortali! Collegatevi tra di voi, tribuni della plebe, collaborate con noi, siate d'accordo con i buoni, difendete la patria comune con comune interesse ed amore. Vi sono molte piaghe occulte nello stato, molte trame rovinose di cittadini malvagi. Non c'è nessun pericolo esterno, il male è qui dentro, all'interno, domestico. Non crediate che soltanto il senato approvi le mie parole e che il popolo sia invece di altro parere. Se volete rimanere incolumi, seguite l'autorità del console, liberi da passioni, cauti nei peri­coli, non timorosi nelle contese 

Congiuntivo indipendente

DE PUERORUM EDUCATIONE

Plurimum prodest pueros statim salubriter institui; difficile autem regimen est: crescit licentia spirìtus, servitute comminuitur, assurgìt si laudatur et in spem sui bonam adducitur; sed eadem ista insolentiam et iracundiam generant. Itaque inter utramque regatur: modo frenis utamur, modo stimulis. Nihil humile, nihil servile patiatur. Numquam illi necesse sit rogare suppliciter nec interdum prosit rogavisse. Non resistet offensis cui nihil umquam negatum est. In certaminibus aequalium familiaris sit iis cum quibus contendere solet: assuescat non nocere velie, sed vincere, (Seneca)

COSTRUZIONE E ANALISI

pueros... institui - proposiz. soggettiva, che ha per predicato il verbo prodest ("giova, è utile").

spiritus — "l'animo".

regatur... utamur... patiatur... necesse sit... prosit — tutti Cong, esortativi.

cui — sottinteso ille.

sit... assuescat — Cong, esortativo.

EDUCAZIONE DEI FANCIULLI — È molto utile che i fan­ciulli siano subito sanamente educati; ma è difficile la loro guida: l'animo cresce nella libertà, si avvilisce nella sottomis­sione; se è lodato si rialza e acquista buona fiducia di se stesso; ma queste stesse cose generano anche insolenza e sfrontatezza. Perciò ci si regoli fra questi due estremi: ora dobbiamo usare i freni, ora gli stimoli. Non subisca mai nulla di umiliante, nulla di servile; non gli sia mai necessario chiedere (qualche cosa) supplicando, ma talvolta non gli giovi l'aver chiesto. Non sopporterà un rifiuto colui al quale non è mai stato negato nulla. Nelle gare con i suoi coetanei sia gentile con quelli con cui è solito gareggiare: si abitui a non voler far loro del male, ma solo a superarli.

Verba timendi

DE CAESARIS OCTAVIANI PRUDENTIA

Quid est, patres conscripti, cur Caesarem Octavianum non amplissimos honores capere cupiamus? Quod ii qui Caesari invident, sìmulant se timere verendum non est: id est ut tenere se possit, ne, honoribus nostris elatus, intemperantius suis opibus utatur. Cuius enim singularem prudentiam admiramur, eìus stultitiam timemus? Quid enim stultius quam inutilem potentiam cupiditatem dominandi praecipitem et lubricam anteferre verae, solidae gloriae? Ab eo non modo nihil timere, sed maiora et meliora expectare debetis: ncque in eo, qui ad D. Brutum obsidione liberandum profectus est, timere ne memoria maneat domestici doloris.(Cicerone)

COSTRUZIONE E ANALISI

Quid est — proposiz. interrog. diretta: "Che motivo c'è".

cur... non... cupiamus — interrogativa indiretta.

Quod — come di consueto il pron. relativo assorbe quello dimostrativo.

timere — se non regge una proposiz. dipendente, il verbo timere è regolarmen­te transitivo.

verendum non est ut — in quanto verbo di timore, vereor richiede ut, se si teme che non accada una cosa. ne... utatur — timore che accada una cosa. intemperantius — comparativo assoluto di un avverbio.

cuius...  eius — si noti l'anticipazione del relativo. Costruzione: timemus stultitiam eius cuius admiramur singularem prudentiam?.

Quid enim — interrogativa diretta, sottinteso est (Ind. latino per Condiz. italiano).

nihil timere — vedi sopra nota a timere. Qui è retto da debetis in fine della proposizione.

timere ne — timore che accada una cosa non voluta (dipende da debetis).

LA SAGGEZZA DI CESARE OTTAVIANO — Che motivo c'è, o senatori, perché non dobbiamo desiderare che Cesare Ottaviano riceva i più ampi onori? Ciò che fingono di temere coloro che odiano Cesare non è da temere: cioè che egli non si sappia frenare, che, esaltato dai nostri onori, si serva della sua forza troppo smodatamente. Infatti, di uno del quale ammiriamo la singolare saggezza, dobbiamo temere la stoltezza? Che cosa, infatti, sarebbe più stolto che preferire un'inutile prepotenza, una bramosia di dominio, sconsiderata e rischiosa, ad una vera e solida gloria? Da lui, non solo non dovete temere nulla, ma anzi aspettarvi cose molto più grandi e migliori: in uno che è partito per liberare Decimo Bruto dall'assedio (non dovete) temere che rimanga il ricordo del suo dolore famigliare.

Interrogative indirette

POST CLADEM APUD TRASUMENUM

Romae, ad prìmum nuntium eius cladis, cum ingenti terrore ac tumultu concursus populi in forum factus est. Matronae, vagae per vias, obvios percontantur, cur repens clades accidisset, quaeve fortuna exercitus esset. Denique, haud multo ante solis occasum, M. Pomponius praetor: «Pugna» inquit «magna victi sumus». Tum omnes quaerunt num consul caesus sit, quot milites supersint. Plerique ignorant quae fuerit cuiusque suorum fortuna, nec quisquam satis certum habet, quid speret, aut timeat. Praetores senatum in curia retinent, consultantes quonam duce aut quibus copiis posset Poenis resisti. (Livio)

COSTRUZIONE E ANALISI

cur... accidisset — Interrogativa indiretta col piucchpf. che si riferisce ad un avvenimento anteriore al passato.

quaeve... esset — proposizione interrogativa indiretta col pronome (enclitica -ve = vel)t che si riferisce a un fatto contemporaneo nel passato (impf. )

num... caesus sit — interrogativa indiretta, in cui l'avverbio num serve anche se la risposta è incerta (come il -ne dell'interrogativa diretta).

quot milites — interrogativa indiretta, col pronome di quantità.

quae fuerit — come sopra con l'aggettivo interrogativo (attributo di fortuna) e il verbo al perf. (anteriorità ad un presente ignorant}.

quid speret — interrogativa col pronome e presente congiuntivo (azione contemporanea nel presente).

quonam... quibus — aggettivi interrogativi.

DOPO LA SCONFITTA DEL TRASIMENO — A Roma, al primo annuncio di quella sconfitta, si riversò nel foro una massa di popolo, con grande terrore e tumulto. Le matrone, qua e là per le strade domandano a coloro che incontrano perché sia avvenuta quell'improvvisa sconfitta e quale sia il destino del­l'esercito. Finalmente, non molto prima del tramonto del sole, il pretore Marco Pomponio annuncia: «siamo stati vinti in una grande battaglia». Allora tutti chiedono se il console sia stato ucciso, quanti soldati siano sopravvissuti. I più ignorano quale sia stata la sorte di ciascuno dei loro cari, e nessuno sa con sufficiente sicurezza che cosa sperare o temere. I pretori trat­tengono il senato in curia, per decidere con quale generale e con quali truppe si possa resistere ai Cartaginesi.

Interrogative dirette

QUID TIMES?

M. Tulli, quid agis? Tune eum, quern esse hostem comperisti exire urbe patieris? Nonne hunc in vincula duci, non ad mortem rapi, non summo supplicio mactari imperabis? Quid te impedit? Mosne maiorum? At persaepe etiam privati in hac re publica perniciosos cives morte multaverunt. An invidiam posteritatis times? Praeclaram, vero, populo Romano refers gratiam, qui te, hominem per te cognitum, nulla commendatione maiorum, tam mature ad summum imperium per omnes honorum gradus extulit, si propter ìnvidiae metum salutem civium tuorum neglegis! An cum bello vastabitur Italia, tecta ardebunt, tum te non existimas incendio conflagraturum? (Cicerone)

COSTRUZIONE E ANALISI

Tìtolo: Quid times? — Interr. diretta, col pronome neutro ("che cosa"), all'ACC.

quid agis? — come sopra.

Tune... patieris? — Interr. diretta. Il -ne enclitico indica che chi interroga non sa quale possa essere la risposta.

Nonne... imperabis? — l'avverbio Nonne fa prevedere una risposta positiva.

Quid te impedii? — vedi nota al Titolo.

Mosne maiorum ? — sottinteso impedii. Vedi nota a Tune patieris ?

An... times? — la congiunzione an equivale a "forse?".

refers gratiam — in italiano: "ricambiare un favore".

An... non existimas?—vedi nota a An... times?

conflagraturum — sottinteso esse.

DI CHE COSA HAI PAURA? — O Marco Tullio, che fai? Forse tu permetti che queiruomo, che hai scoperto essere un nemico, esca dalla città? Non comanderai che sia messo in catene, che sia condotto alla morte, giustiziato con la massima pena? Che cosa te lo impedisce? Forse le usanze degli antenati? Ma molto spesso anche persone private, in questo paese, hanno condan­nato a morte cittadini pericolosi. Forse temi la riprovazione dei posteri? Ricambi davvero bene il favore al popolo romano, che ha elevato te, uomo noto solo per i tuoi meriti, senza nessuna raccomandazione di antenati, così presto alla somma carica, attraverso tutti i gradi delle magistrature, se per paura di una riprovazione trascuri la salvezza dei tuoi concittadini! Non pensi che, se l'Italia sarà devastata dalla guerra, le case saranno incendiate, allora anche tu sarai bruciato dall'incendio?

Enunciative e narrative

DUX HOMINUM VITAE ANIMUS EST

Falso queritur de natura sua genus humanum, quam imbecillem atque aevi brevis iudicat. Nam cantra, neque maius aliud neque praestabilius inveniri potest, magisque naturae industria hominum quam vis aut tempus deest. Dux enim atque imperator vitae mortalium animus est. Qui, ubi ad gloriam virtutis via grassatur abunde pollens est, neque fortuna eget; sin captus pravis cupidinibus ad inertiam et voluptates vergit, pessum datus est. Ubi per socordiam vires, tempus, ingenia diffluxerunt, naturae infìrmitas accusatur: suam quique culpam auctores ad negotia transferunt. (Sallustio)

COSTRUZIONE E ANALISI

queritur... iudicat — presenti gnomici (riportano una sentenza, un'opinione di chi scrive).

potest — come sopra.

naturae — DAT.

deest... grassatur... eget... vergit — come sopra.

pessum — "in rovina".

datus est — perfetto gnomico, in relazione di anteriorità con i presenti che precedono. In italiano meglio anche in questo caso il presente del verbo "andare".

diffluxerunt — come sopra, perfetto gnomico in relazione di anteriorità con

accusatur, che segue.

transferunt — presente gnomico.

L'ANIMO È LA GUIDA DELLA VITA UMANA — A torto il genere umano si lamenta della propria natura, che giudica troppo debole e di breve durata. Poiché, al contrario, non si può trovare null’altro di più grande e di più sublime, e alla natura umana manca piuttosto la volontà di agire che non le forze e il tempo. Infatti guida e padrone della vita umana è l'animo. Il quale, quando si incammina alla ricerca della gloria per la via del bene, è abbondantemente forte e non ha bisogno (dell'aiuto) del destino; se invece, preso da disonesti desideri, si da all'iner­zia e ai piaceri, va in rovina. Quando, per indolenza, le forze, il tempo, l'ingegno si perdono, si accusa la debolezza della natu­ra: gli stessi responsabili di ciò attribuiscono la propria colpa agli eventi.

Enunciative e narrative

DE AUGUSTI CLEMENTIA

Clementiae civilitatisque Augusti multa et magna documenta inveniri possunt. Longum est enumerare quot homines eius benefìciis usi sint. lulium Novatum et Cassium Patavinum e plebe homines, alterum pecunia alterum levi exsilio punire satis habuit, quamvis gravi crimine sontes. Prior enim asperrimam Agrippae nomine libellum in vulgus ediderat contra imperatorem, alter convivio pleno proclamaverat sibi animum non de­esse confodiendi eum, Tiberio quoque, eum asperrime per epistulam de avaritia accusanti, ita rescripsit: «Aetati tuae, mi Tiberi, indulgeo», (Svetonio)

COSTRUZIONE E ANALISI

possunt — in italiano è preferibile un Condizionale.

Longum est — in italiano occorre il Condizionale.

quot — "quanti" di numero.

usi sint — "si siano avvantaggiali", con l'ABL.

satis habuit — "si limitò".

ediderat.., proclamaverat — regolare l'uso del piucchpf., in anteriorità nel passato.

deesse — anche questo Infinito si deve tradurre con un Condizionale.

confodiendi — GEN. del gerundio di confodére (uccidere).

accusanti — part. pres.: "che Io accusava".

indulgeo — nel senso di "perdonare".

LA CLEMENZA DI AUGUSTO — Della clemenza e affabilità di Augusto si potrebbero trovare molte e importanti testimo­nianze. Sarebbe troppo lungo enumerare quanti uomini si siano avvantaggiati dei suoi favori. Giulio Novato e Cassie Patavino, due uomini plebei, si limitò a condannarli, uno ad una multa, l'altro a un breve esilio, sebbene colpevoli di un grave delitto. Il primo, infatti, sotto il nome di Agrippa, aveva divulgato un libello contro l'imperatore; l'altro in pieno banchetto aveva dichiarato che non gli sarebbe mancato il coraggio di ucciderlo. Anche a Tiberio, che per lettera lo accusava molto aspramente di avidità di denaro, così rispose per iscritto: «Mio caro Tiberio, ti perdono per la tua giovane età».

Soggettive e oggettive

DE GALBAE NECE

Vexillarius Galbae cohortis (Atilius Vergilio fuisse tradìtur) Galbae ìmaginem solo adflixit: eo signo manifesta in Othonem omniurn militum studia fuere; statim desertum fuga populi fo­rum, destricta adversus dubitantes tela. luxta Curtii lacum Galba proiectus e sella ac provolutus est. Extrema eius vox varie prodita est: alii suppliciter milites imploravisse aiunt, plures obtulisse ultro percussoribus iugulum. De percussore non satis constat: quidam Terentium evocatum, alii Laecanium fuisse dicunt; fama tradidit Carnurium quintae decimae legionis militem gladio iugulum eius pandisse. Ceteri crura brachiaque foede laniavere. (Tacito)

COSTRUZIONE E ANALISI

Atilius Vergilio fuisse — proposiz. soggettiva, che ha come predicato tradìtur.

fuère — attenzione! Non è un Infinito, ma la forma contratta di fuerunt. In italiano, meglio un imperfetto.

dubitantes — "coloro che esitavano".

imploravisse — proposiz. oggettiva, retta da alii aiunt.

obtulisse — proposiz. oggettiva retta da plures (aiunt).

Carnurium... pandisse — proposiz. oggettiva, retta da alii... dicunt.

laniavere — non è un Infinito, ma la forma contratta di laniaverunt.

UCCISIONE DI GALBA — II portabandiera della coorte di Galba (si dice che fosse Attilio Vergilione) piantò al suolo l'immagine di Galba: a quel segnale fu manifesto che le simpa­tie di tutti i soldati erano per Ottone; deserta fu subito la piazza per la fuga della gente, sguainate le spade contro coloro che esitavano. Presso il lago di Curzio, Galba fu gettato giù dalla sella e calpestato. Le sue ultime parole sono state variamente tramandate: alcuni dicono che abbia implorato i soldati con voce supplichevole; ma i più (dicono) che abbia offerto spontaneamente il collo agli uccisori. Su chi lo colpì non si hanno notizie sicure: alcuni dicono Terenzio, un soldato richia­mato, altri Lecanio; l'opinione pubblica ha tramandato che fu Carnurio, un soldato della quindicesima legione, a squarciargli la gola con la spada. Tutti gli altri gli dilaniarono orrendamente le gambe e le braccia.

Relative

ANTIGONUS PERSAS PROFUGAT

Darei praetores, qui proelio apud lsson superfuerant, cum omni manu, quae fugientes secuta erat, Lydiam recuperare temptabant. Antigonus, praetor Alexandri, Lydiae praeerat: qui, quamquam plerosque milites ex praesidiis ad regem dimiserat, tamen contra Persas, quorum animus iam fractus erat, in aciem suos eduxit. Eadem illic quoque fortuna partium fuit: tribus proeliis, quae commissa sunt, Persae funduntur. Eodem tempo­re classis Macedonum Aristomenen, quem Dareus ad Hellesponti oram recuperandam miserat, superat. (Curzio Rufo)

COSTRUZIONE E ANALISI

qui... superfuerant — prop. relativa, che equivale ad una semplice apposizione (superstites); perciò il verbo è all'Indicativo.

quae... secuta erat — come sopra: serve solo a connotare quella schiera di soldati. Equivale ad una proposizione enunciativa con l'Indicativo.

fugientes — ACC., complemento oggetto.

qui... — si collega a in aciem suos eduxit, alla fine della proposizione.

quorum animus, ecc. — il pronome, in una proposizione relativa, naturalmente si declina secondo la sua funzione sintattica. In italiano: "il cui animo".

quae commista sunt — il pronome è neutro plur., riferito a proeliis.

Aristomenen — ACC., compi, ogg. di superai (pres. storico) alla fine del brano.

quem Dareus... miserat — il pronome è ACC., retto da miserat.

ANTIGONO SCONFIGGE I PERSIANI — I pretori di Dario, che erano sopravvissuti alla battaglia presso risso, con tutta la schiera, che aveva inseguito i fuggiaschi, tentavano di riconquistare la Lidia. Era allora governatore della Lidia Antigono, pretore di Alessandro: il quale, sebbene avesse rimandato al re la maggior parte dei soldati dai presidii, tuttavia schierò in ordine di battaglia i suoi, contro i Persiani, il cui animo era già abbattuto. Anche lì, il destino delle due parti fu il medesimo: nelle tre battaglie, che furono ingaggiate, i Persiani vennero sbaragliati. Nello stesso tempo la flotta dei Macedoni sconfigge Aristomene, che Dario aveva mandato a riconquistare la costa dell’Ellesponto.

Finali

QUINTILIUS CONTRA CURIONEM

Erat in exercitu Sex. Quintilius Varus, qui dimissus a Caesare in Africam venerat, ut copiarum Curionis defectionem impedi­ret. Tum Quintilius circumire aciem Curionis atque obsecrare milites coepit, ne sacramenti, quod apud Domitium atque apud se dixissent, memoriam deponerent, neu contra eos arma ferrent, qui eadem essent usi fortuna, neu pro his pugnarent, a quibus cum contumelia perfugae appellarentur. Huc pauca ad spem largitionis addidit, quo paratiores essent ad iussum suum, Sed nullam in partem ab exercitu Curionis fìt signifìcatio, atque ita suas copias uterque dux reduxit. (Cesare)

COSTRUZIONE E ANALISI

ut...  impedirei — proposiz. finale riguardante il passato; in latino sempre e solo impf.

ne... memoriam deponerent — proposiz. finale negativa, nella quale è inserita una relativa con il Gong, per attrazione modale: quod (sacramentum) dixissent.

neu... armaferrent — proposiz. finale negativa, coordinata alla precedente con la congiunzione neu (="e non").

neu... pugnarent — come sopra.

a quibus...   appellarentur — proposiz. relativa con Gong, per attrazione modale.

quo paratiores essent — sempre, alla presenza di un aggettivo o avverbio comparativo, in latino si usa quo invece di ut. nullam inpartem ~ cioè: "né a favore né a sfavore".

QUINTILIO CONTRO CURIONE — C'era nell'esercito Sesto Quintilio Varo, che, licenziato da Cesare, era venuto in Africa per impedire la defezione delle truppe di Curione. Allora Quin­tilio cominciò a circuire l'esercito di Curione e a supplicare i soldati di non dimenticarsi del giuramento che avevano fatto alla presenza di Domizio e di lui stesso, e di non prendere le armi contro coloro che avevano subito il medesimo destino, né di combattere per costoro, dai quali, con oltraggio, erano chia­mati disertori. Qui aggiunse poche parole di speranza in una donazione di denaro, perché fossero più pronti ai suoi ordini. Ma dall'esercito di Curione non venne fatto alcun segno né prò né contro, e così ognuno dei due generali si riprese le sue truppe.

Consecutive

ATTICUS ET ATHENIENSES

Universis Atheniensibus merito tam carus fuit Atticus, ut ei summam gratiam haberent. llle enim saepe suis opibus inopiam Atheniensium publicam levavit. Cum versuram facere pro re publica necesse esset, semper se interposuit, atque ita ut neque usuram iniquam ab iis acceperit, neque passus sit eos debere longius quam dictum esset. Hic autem sic se ferebat, ut communis infimis, par principibus videretur. Quo factum est ut huic omnes honores, quos possent, publice trìbuerent, civemque facere studerent; quo benefìcio ille uti noluit. Quamdiu adfuit, ne qua sibi statua poneretur, restitit; absens prohibere non potuit. (Cornelio Nepote)

COSTRUZIONE E ANALISI

tam carus — sempre davanti ad agg. o avv. : tam (e non ita, sic), ut... habèrent — proposizione consecutiva, in cui l'impf. Gong, indica conti­nuità nel passato.

ita ut neque... acceperit — proposiz. consecutiva negativa, in cui il perf. Cong. indica azione non duratura nel passato.

neque passus sit — come sopra.

sic... ut... videretur — proposiz. consecutiva, come la prima del brano.

Quo — "Per la qual cosa".

factum est ut... trìbuerent — proposiz. consecutiva con il verbo fio (detto verbo di accadimento).

quos possent — proposiz. relativa, appositiva di honores, col Cong, per attrazione modale.

studerent — sempre dipendente da factum est.

ne qua poneretur — ossia ne aliqua, ecc., proposiz. finale negativa.

ATTICO E GLI ATENIESI — A tutti quanti gli Ateniesi meritamente Attico era tanto caro, da avere per lui la massima riconoscenza. Egli infatti spesso con i suoi mezzi sovvenzionò le pubbliche necessità degli Ateniesi. Quando era necessario per lo stato contrarre un prestito, egli sempre intervenne, e in modo tale da non pretendere da loro un interesse esoso, né permettere che essi fossero indebitati più a lungo di quanto si fosse stabi­lito. Egli inoltre si comportava in modo da essere affabile con gli umili, alla pari con i potenti. Per la qual cosa avvenne che gli attribuivano tutti gli onori che potevano, e desideravano farlo loro concittadino, ma di questo beneficio egli non volle approfittare. Finché fu presente, si oppose a che gli erigessero una statua; quando se ne andò, non potè impedirlo.

Comparative ipotetiche

DASIUS ALTINIUS ARPINUS

In Romanorum castra Dasius Altinius Arpinus clam nocte cum tribus servis venit, promittens se Arpos proditurum esse. Eam rem ad consilium cum rettulisset Fabius, omnibus pro transfuga necandus videbatur. Nani Dasius, velut si cum fortuna fìdem stare oporteret, ad Hannibalem desciverat et Arpos ad defectionem traxerat; tum, quia res Romana quasi resurgere a stirpibus videatur, novam referre proditionem proditis pollicetur. At Fabii sententia fuit cum eo agendum esse, ut si fìdus amicus esset, quod eius auxilio novi socii Romanis conciliarentur. (Livio)

COSTRUZIONE E ANALISI

Arpinus — della città di Arpi.

se proditurum esse — perifr. attiva, indicante "intenzione".

cum rettulisset — da refero: "avendo riferito".

prò transfuga — "in quanto traditore".

velut si — comparativa ipotetica, quindi col Gong.

cum fortuna fidem stare — "che la fedeltà dipendesse dalla convenienza", cioè: "che convenisse stare dalla parte del più forte".

quasi... videatur — comparativa ipotetica. Sintaticamente ci sarebbe dovuto essere un Gong, impf., ma il presente storico da maggiore evidenza. proditis — "a coloro che erano già stati traditi". ut si esset — comparativa ipotetica.

DASIO ALTINIO DI ARPI — Nell'accampamento romano venne di notte, nascostamente, con tre servi, Dasio Altinio di Arpi, promettendo che avrebbe consegnato Arpi. Avendo Fabio riferito questa cosa al consiglio, tutti erano del parere che dovesse essere ucciso in quanto traditore. Infatti Dasio, come se la fedeltà dovesse dipendere dalla convenienza, era passato dalla parte di Annibale e aveva costretto Arpi alla defezione dai Romani; poi, poiché le sorti di Roma sembravano quasi rinasce­re dalle radici, si ripromise di ricambiare coloro che aveva tradito con un nuovo tradimento. Ma il parere di Fabio fu che conveniva trattare con lui, come se fosse un amico fedele, poiché col suo aiuto si sarebbero aggiunti ai Romani nuovi alleati.

Modali e strumentali

DE ANTIQUISSIMIS ITALIAE CULTORIBUS

Italiae cultores primi, ut est in fabulis, Aborigines fuerunt, quorum rex Saturnus tantae iustitiae fuisse traditur, ut neque servierit sub illo quisquam, neque quicquam privatae rei ha-buerit, sed omnia communia fuerint. Ad cuius exempli memoriam, statutum est ut Saturnalibus, exaequato omnium iure, in conviviis servi cum dominis recumbant. Post Saturnum regnavisse Faunum ferunt, sub quo Evander, ab Arcadia in Italiani venit, cui Faunus et agros et montem, quem ille postea Palatium appellavit, benigne assignavit. In huius radicibus templum Lycaeo, ut graeco nomine appellatur, constituit. (Giustino)

COSTRUZIONE E ANALISI

ut est in fabulis — proposiz. modale, col verbo all'Indicativo.

ut neque servierit... habuerit... fuerit — proposiz. consecutiva, in cui il Cong. perf. indica che la conseguenza della giustizia di Saturno fu un fatto reale (in italiano meglio l'Impf. Ind.).

exaequato... iure — ABL. assoluto, equivalente a una proposiz. modale.

ut... appellatur — proposiz. modale.

I PIÙ' ANTICHI ABITANTI D'ITALIA — I primi abitanti dell'Italia, come si legge nelle leggende, furono gli Aborigeni, il cui re Saturno si dice che fosse di tanta giustizia che sotto di lui nessuno era schiavo, né possedeva alcuna cosa privata, ma tutto era in comune. A ricordo di questo modello, fu stabilito che nelle feste Saturnali, uguagliando i diritti di tutti, gli schiavi si siedano a banchetto con i padroni. Dopo Saturno si dice che regnò Fauno, sotto il quale venne in Italia dall'Arcadia Evandro, a cui Fauno generosamente assegnò i campi e il monte che egli poi chiamò Palatino. Alle radici di questo costruì un tempio a Liceo, come si chiama con nome greco.

Causali

BRITANNIA, INCOGNITA REGIO

Caesar, quamquam in his locis, quod omnis Calila ad septemtriones vergit, maturae sunt hlemes, tamen In Brltannlam profìcisci contendit, quod omnibus fere Gallicis bellis hostibus nostris inde subministrata auxilia intellegebat. In praesens, magno sibi usui fore arbitrabatur insulam adire et genus hominum perspicere, loca, portus, aditus cognoscere, quia haec omnia adhuc erant incognita. Neque enim temere praeter mercatores illo adiit quisquam, neque ipsis quicquam praeter oram maritimam atque eas regiones, quae sunt contro Gallias, notum est. Itaque a mercatoribus neque quanta esset insulae magnitudo, neque quae aut quantae nationes incolerent, reperire poterat. (Cesare)

COSTRUZIONE E ANALISI

quamquam... sunt — in italiano meglio il Congiuntivo: "sebbene siano...".

quod vergit — proposiz. causale, con l'Ind., perché riporta un fatto reale, secondo la convinzione di chi scrive.

quod... intellegebat — come sopra.

subministrata auxilia — sottinteso esse.

In praesens — "Per il momento".

magno usui fore — proposiz. oggettiva (Inf. fut. di esse) con il DAT. di interesse.

quia... erant incognita — vedi nota a quod... vergit.

Neque... quisquam — in italiano: "e nessuno".

temere — è un avverbio!

ilio — avverbio di moto a luogo.

ncque quicquam — "e nulla".

quanta esset... quae incolerent — proposiz. interrogative indirette.

LA BRITANNIA, PAESE SCONOSCIUTO — Cesare, sebbene in questi luoghi gli inverni siano precoci, perché tutta la Gallia è posta a settentrione, tuttavia decise di partire per la Britannia, perché capiva che di là, durante quasi tutte le guerre galliche, erano stati forniti aiuti ai nostri nemici. Per il momento pensava che gli sarebbe stato di grande utilità entrare nell'isola e osser­vare di che genere fossero gli abitanti, ispezionare i luoghi, i porti, i punti di accesso, dato che tutte queste cose erano ancora ignote. Infatti nessuno ancora si era avventurato là, senza mo­tivo, eccetto i mercanti, e anche a loro, salvo la riva del mare e quelle regioni che si trovano di fronte alle Gallie, niente altro era noto. Perciò dai mercanti non aveva potuto sapere né quanta fosse l'ampiezza dell'isola, né quali e quante popolazioni vi abitassero.

Causali e narrative

DE SINGULARI QUODAM FURTO

Strato quidam medicus, in domo Sassiae furtum fecit et caedem eiusmodi. Cum esset in aedìbus armarium, in quo sciret esse nummorum aliquantum et auri, noctu duo conservos dormientes occidit in piscinamque deiecit; ipse armarii fundum exsecuit et nummos aurumque abstulit. Postridie omnis suspicio in eos servos, qui non comparebant, commovebatur. Cum autem exsectio illa fundi in armario animadverteretur, quaerebant homines quonam modo fieri potuisset. Quidam ex amicis Sassiae recordatus est se nuper in auctione quadam vidisse dentatam et tortuosam venire serrulam. Ne multa: invenitur eam serrulam ad Stratonem pervenisse. Homines in piscina inventi sunt; in taberna Stratonis nummi et aurum reperiuntur. (Cicerone)

COSTRUZIONE E ANALISI

Cum esset — proposiz. causale-narrativa. Il cum è usato, in questo caso, più per indicare una circostanza favorevole, che una vera e propria causa (comun­que, constatazione di Stratone, non pensiero di chi scrive). in quo sciret — proposiz. relativa, col Cong, per attrazione modale, poiché dipende da una proposiz. con il Cong. qui non comparebant — proposiz. relativa con valore causale ("poiché non erano presenti").

cum... animadverteretur — vedi nota a cum esset.

quonam modo... potuisset — interrogativa indiretta. In italiano basta l'impf. Ind.

auctione — "mercatino".

venire — da veneo ("vendere").

Ne multa — sottinteso: dicam; quindi: "A farla breve".

invenitur — presente storico.

UN FURTO SINGOLARE — Un certo Stratone, medico, compì in casa di Sassia un furto e un assassinio di questo genere. Poiché nell'edificio c'era un armadio, in cui sapeva che si trovava una buona quantità di denaro e d'oro, di notte uccise due schiavi mentre dormivano e li gettò nella piscina; poi egli segò il fondo dell'armadio e portò via il denaro e l'oro. Il giorno dopo ogni sospetto cadeva su quei servi, che non erano presenti. Ma avendo poi scoperto quel taglio nel fondo dell'armadio, le persone si domandavano in che modo poteva essere stato fatto. Uno degli amici di Sassia ricordò di aver visto, poco tempo prima, in un mercatino vendere una piccola sega dentellata e ricurva. In breve: si scopre che quella sega era finita nelle mani di Stratone. I due schiavi furono trovati nella piscina; nella bottega di Stratone furono reperiti i soldi e l'oro.

Temporali

ROMA IN SUMMO EST DISCRIMINE

Catilina postquam paucos dies commoratus est apud C. Flaminium in agro Arretino, dum vicinitatem antea sollicitatam armis exornat, cum fascibus atque aliis imperii insignibus in castra ad Manlium contendit. Haec ubi Romae comperta sunt, senatus Catilinam et Manlium hostes iudicat, praeterea decernit, ut consules dilectum habeant, Cicero urbi praesidio sit, Antonius cum exercitu Catilinam persequi maturet. Ea tempestate mihi imperium populi Romani maxime miserabile visum est. Nam, altero die, postquam haec senatus decreverat, fuerunt tamen cives, qui coniuratorum victoriam sperarent, neque ex tanta multitudine quisquam ex castris Catilinae discessit. (Sallustio)

COSTRUZIONE E ANALISI

postquam... commoratus est — questa proposiz. temporale ha il verbo all'In­dicativo, perché riferisce un avvenimento reale, che precede immediatamente l'azione della proposiz. principale.

dum... exornat — proposiz. temporale che indica contemporaneità con la precedente. Ma in latino la congiunzione dum esige il pres. Ind.

sollicitatam — "sobillata", "esortata alla rivolta".

ubi... compertum est — anteriorità immediata all'azione della reggente che segue.

iudicat... decernit — presenti storici.

ut... habeant — proposiz. finale.

urbi praesidio — doppio DAT. di termine e di scopo.

maturet — ancora finale, indicata da ut, che precede.

postquam... decreverat—vedi nota a postquam... commoratus est.

qui... speraret — relativa obliqua, con valore consecutivo.

ROMA È IN GRAVISSIMO PERICOLO — Catilina, dopo essersi trattenuto pochi giorni presso Caio Flaminio nel terri­torio di Arezzo, mentre riforniva di armi la popolazione all'in­torno, già prima sobillata, con i fasci e le altre insegne del comando si reca da Manlio, nel suo accampamento. Appena questi fatti vennero conosciuti a Roma, il senato giudica nemici Catilina e Manlio e inoltre decreta che i consoli facciano l'arruolamento e che Cicerone resti in difesa della città, e Antonio si affretti ad andare con l'esercito contro Catilina. In quel momento a me è sembrato che la potenza del popolo romano fosse veramente in una condizione deplorevole. Infatti, il giorno dopo che il senato aveva preso queste decisioni, c'erano tuttavia dei cittadini che speravano nella vittoria dei congiurati, e nessuno di tanta moltitudine abbandonò l'accam­pamento di Catilina.

Temporali

DE MANLII TORQUATI PROBITATE

T. Manlius Torquatus, cum ad senatum Macedones de fìlio eius D. Silano, qui eam provinciam obtinuerat, querellas per legatos detulissent, voluit patres conscriptos de ea re nihil decernere, antequam ipse Macedonum fìliique sui causam inspexisset. Summo deinde omnium consensu, domi consedit, et, cum utriusque partis diligentissime verba audivisset, ita pronunciavi: «Cum Silanum fìlium meum pecuniam a sociis accepisse probatum rnihi sit, et re publica eum et domo mea indignum indi­co». Tarn tristi patris sententia perculsus, Silanus suspendio se proxima nocte consumpsit. (Valerio Massimo)

COSTRUZIONE E ANALISI

cum... Macedones... detulissent — proposiz. temporale narrativa. In italiano è opportuno un gerundio passato.

per legatos — compi, di mezzo, con nome di persona.

antequam... inspexisset — "prima di avere... "

cum... audivisset — "avendo ascoltato", "dopo aver ascoltato".

cum... probatum mihi sit — la proposiz. ha più valore causale che temporale.

suspendio — ABL. di modo: "con l'impiccagione".

ONESTÀ DI MANLIO TORQUATO — Tito Manlio Torquato, avendo i Macedoni, per mezzo di ambasciatori, riferito al senato una lamentela riguardo a suo figlio Decimo Silano, che aveva governato quella provincia, volle che i senatori non prendessero nessuna decisione su quel fatto, prima che egli stesso avesse esaminato la deposizione dei Macedoni e di suo figlio. Quindi, con l'unanime consenso di tutti, si pose a sedere in casa sua, e dopo aver attentamente ascoltato le parole di ambedue le parti, cosi si pronunciò: «Poiché mi è dimostrato che mio figlio Silano ha accettato del denaro dagli alleati, lo giudico indegno della patria e della mia casa». Colpito da una così grave sentenza del padre, Silano la notte seguente si suicidò impiccandosi.

Concessive

LAUDAMUS CAESAREM

Laudamus Caesarem, qui nec cogitantibus ne optantibus quidem nobis, fìrmissimum exercitum comparavit, patrimoniumque suurn effudit, quamquam non sum usus eo verbo, quo debui: non enim effudit, sed in rei publicae salute collocavit. Ei, quamquam grafia referri tanta non potest, quanta debetur, habenda tamen est tanta, quantam maximam animi nostri cape­re possunt. Quis enim ignorat, qua peste privato consilio rem publicam Caesar liberaverit? Etsi Antonius omnium malorum civium consensu utebatur, hic vir solus, paene adulescens, eius furentes impetus cohibuit. Ei quidem, hodierno die, patres conscripti, tribuenda est summa in re publica auctoritas. (Cicerone)

COSTRUZIONE E ANALISI

nec cogitantibus ne optantibus nobis — ABL. assoluto, con valore concessivo ("sebbene noi... ", "senza che noi... "), col Gong in italiano.

ne... quidem — "e neppure".

quamquam non sum usus — proposiz. concessiva reale, riferentesi ad azione anteriore al presente.

quo — ABL. retto da un sottinteso uti.

debui — perfetto latino corrispondente a un condizionale italiano.

quamquam... non potest — concessiva reale nel presente. qua peste liberaverit — proposiz. interrogativa indiretta.

Etsi... utebatur — concessiva reale di contemporaneità al passato della prin­cipale (cohibuit). In italiano al Cong.

LODIAMO CESARE — Lodiamo Cesare, che senza che noi lo pensassimo e neppure lo desiderassimo, allestì un saldissimo esercito e consumò tutto il suo patrimonio; sebbene io non abbia usato la parola che avrei dovuto: infatti, non lo consumò, ma lo spese per la salvezza della patria. A lui, quantunque non si possa esprimere tanta gratitudine quanta gli si deve, dobbiamo tutta­via esprimere tutta quella più grande che i nostri cuori possono contenere. Chi ignora, infatti, da quale peste, con la sua perso­nale decisione, Cesare abbia liberato la patria? Per quanto Antonio godesse del consenso di tutti i cattivi cittadini, costui, da solo, quasi ancora un giovinetto, frenò i suoi furibondi attacchi. A lui pertanto, oggi, o senatori, deve essere assegnata la massima autorità nello stato.

Concessive

HADRIANUS IMPERATOR

Imperator Hadrianus famae tam cupidus fuit, ut libros vitae suae, scriptos a se, libertis suis litteratis dederit, iubens ut eos suis nominibus publicarent. Cum poetis et philosophis, carminibus vel libris invicem editis, saepe certavit. Quamvis esset in reprehendendis musicis, tragicis, comicis, rethoribus facilis, tamen omnes professores et honoravit et divites fecit, licet eos quaestionibus saepe agitaverit. Nam, cum ipse auctor esset ut multi ab eo tristes recederent, dicebat se graviter ferre, cum quemdam tristem videret. (Historia Augusta)

COSTRUZIONE E ANALISI

libros vitae suae — si può tradurre: "la sua autobiografia".

ut... dederit — proposiz. consecutiva, col Cong, perf., perché indica azione non duratura nel passato. In italiano occorre l'Ind.

ut... publicarent — proposiz. finale.

suis nominibus — non "suoi" di Adriano, ma "loro" dei liberti.

Cum poetis — complemento di compagnia.

carminibus vel libris — complemento di mezzo.

Quamvis esset... facilis — proposiz. concessiva narrativa, di durata nel passa­to. L'aggettivo facilis qui equivale a "propenso", "pronto a".

licet... agitaverit — proposiz. concessiva di azione immediata.

cum auctor esset — proposiz. concessiva narrativa. Qui auctor va inteso nel senso di "responsabile".

cum... videret — proposiz. temporale. In italiano l'Indicativo.

L'IMPERATORE ADRIANO — L'imperatore Adriano era tan­to desideroso di fama, che diede la sua autobiografia, scritta da lui stesso, ai propri liberti, chiedendo che essi la pubblicassero sotto i loro nomi. Disputò spesso con poeti e filosofi, tramite poesie o scritti in prosa, che si scambiavano gli uni con gli altri. Sebbene fosse sempre pronto a criticare i musici, i poeti tragici o comici, i retori, tuttavia onorò e fece ricchi tutti quelli che professavano (quelle attività), anche se spesso li stuzzicava con le sue obiezioni. Infatti, sebbene fosse egli stesso responsabile del fatto che molti si congedassero da lui imbronciati, diceva che egli mal sopportava di vedere qualcuno triste.

Condizionali della realtà

DE IRA

«Ira», inquit Aristoteles, «necessaria est, nec quicquam sine illa expugnari potest nisi illa implet animum et spiritum accendit; utendum autem illa est non ut duce sed ut milite». Quod est falsum; nam si exaudit rationem, iam non est ira; si vero repugnat et ferocia provehitur, tam inutilis minister est quam miles qui signum receptui neglegit. Itaque si modum adhiberi sibi patitur, alio nomine appellando est, si non patitur perni­ciosa est. Ita aut ira non est, aut inutilis est. Nam si quis poenam exigit non ipsius poenae avidus, sed quia oportet, non est adnumerandus iratis. (Seneca)

COSTRUZIONE E ANALISI

nisi illa implet — proposiz. condizionale della realtà; negativa: "se l'ira non riempie l'animo (protasi) non è possibile la conseguenza (apodosi) di vincere".

ut duce... ut milite — meglio usare un'espressione meno militaresca: "come tiranna, ma come al nostro servizio".

si exaudit — condizionale della realtà: "se veramente ascolta la ragione, non è più ira".

si repugnat — come sopra.

si patitur — come sopra.

si non patitur — non è condizionale negativa (che richiederebbe il nisi) ma il non nega una sola parola.

si quis exigit — vedi le condizionali precedenti.

L'IRA — «L'ira», dice Aristotele, «è necessaria, e senza di essa non si può vincere nulla, se essa non riempie l'animo e non stimola la volontà; bisogna però servirsi di essa non come una tiranna, ma come una forza al nostro servizio». Ma questo è falso: infatti, se ascolta la ragione, già non è più ira, se invece si sottrae ad essa e si lascia trascinare dalla bestialità, è uno strumento inutile, tanto quanto un soldato che non da ascolto al segnale di ritirata. Quindi, se sopporta che le si metta un freno, bisogna chiamarla con un altro nome, se non lo sopporta, è pericolosa. Perciò o non c'è ira o essa è inutile. Infatti, se qualcuno esige una punizione non perché desideroso della pu­nizione in se stessa, ma perché è necessaria, non è da conside­rare tra gli iracondi.

Condizionali della irrealtà

MORTEM NON TIMEO

Ego vero neque immortalitatem cantra rem publicam accipiendam putarem, neque emori cum pernicie rei publicae vellem. Si tum illorum impiorum manu concidissem, res publica praesi­dium salutis suae perdidisset. Quin etiam, si me vis aliqua morbi consumpsisset, auxilia posteritatis essent immunita, quod peremptum esset mea morte id exemplum, qualis in me consule retinendo fuisset senatus populusque Romanus. An, si umquam in me vitae cupiditas fuisset, ego mense Decembri mei consulatus omnium parricidarum tela contra me commovissem ? (Cicerone)

COSTRUZIONE E ANALISI

neque putarem...   vellem — due Cong, potenziali indipendenti, riferiti al passato.

si... concidissem — proposiz. condizionale dell'irrealtà nel passato (infatti ciò che dice la proposizione non è avvenuto).

perdidisset — apodosi della condizionale che precede.

Si... consumpsisset — vedi nota a si... concidissem.

essent immunita — "sarebbero venuti a mancare".

qualis... fuisset — interrogativa indiretta: "di come si era comportato".

si fuisset — condizionale della irrealtà nel passato, che ha per apodosi com-

movissem, al termine del brano.

An — particella interrogativa dubitativa: "Forse che".

NON TEMO LA MORTE — Io veramente non avrei pensato di ricevere l'immortalità (andando) contro il mio paese, né avrei mai accettato di morire con la rovina del mio paese. Se fossi caduto allora, per mano di quegli scellerati, il paese avrebbe perduto una difesa della sua integrità. Che anzi, se mi avesse fatto morire qualche attacco di malattia, sarebbero venuti a mancare anche gli aiuti di altri, dopo di me, perché con la mia morte si sarebbe perduto quell'esempio di come si era compor­tato il senato e il popolo romano per conservarmi console. Forse che, se ci fosse mai stato in me desiderio di vivere, io nel mese di dicembre del mio consolato, avrei fatto levare contro di me le armi di tutti quei delinquenti?

Ripetizione

CICERO QUAESTOR IN SICILIA

Cum quaestor in Sicilia fuissem, itaque ex ea provincia decessissem ut Siculis omnibus iucundam diuturnamque memoriam quaesturae nominisque mei relinquerem, cuncti ad me publice saepe venerunt, ut suarum fortunarum omnium defensionem susciterem. Me saepe esse pollicitum dicebant, si quod tempus accidisset, quo tempore aliquid a me requirerent, commodis eorum me non defuturum. Venisse tempus aiebant, non iam ut commoda sua, sed ut vitam salutemque totius provinciae defenderem; sese iam ne deos quidem habere, quod eorum simulacra sanctissima C. Verres ex delubris sustulisset. (Cicerone)

COSTRUZIONE E ANALISI

Cum... fuissem... et decessissem — in italiano è meglio separare la seconda proposiz. temporale, facendone una narrativa con l'Ind. perfetto.

itaque...  ut...  relinquerem — convenire la proposiz. consecutiva in una modale, con un gerundio italiano ("lasciando") e unire ciò che segue con "tanto che...".

ut... susciperem — proposiz. finale, retta da un sottinteso "chiedendo".

Me... dicebant, ecc. — si noti l'uso del discorso indiretto nella proposizione che segue.

commodis... commoda — "interessi, necessità, esigenze".

venisse tempus ecc. — sempre discorso indiretto, da risolvere diversamente.

salutem — "salute, salvezza, integrità".

sustulisse — infinito passato di tollere, con vari significati: 1) alzare, sollevare, elevare, erigere, esaltare, innalzare; 2) togliere, portar via, eliminare, ecc.

CICERONE QUESTORE IN SICILIA — Dopo essere stato questore in Sicilia, partii da quella provincia, lasciando a tutti i Siciliani un gradevole e imperituro ricordo della mia questura e del mio nome, tanto che spesso vennero tutti quanti pubbli­camente da me a chiedermi che assumessi la difesa della loro sorte. Dicevano che spesso io avevo promesso che se fosse venuto il momento in cui essi mi avessero richiesto qualche aiuto, io non sarei venuto meno ai loro bisogni. Dicevano che quel momento era venuto, non già perché io difendessi i loro interessi, ma la vita stessa e l'integrità di tutta la provincia; che essi ormai non avevano nemmeno più gli dèi, perché Caio Verre aveva portato via dai santuari tutte le loro venerande statue.

Ripetizione

 

DE VEIORUM PRAEDA

Camillus cum iam in manibus videret victoriam esse, tantumque praedae fore, quantum non omnibus in unum conlatis antea bellis fuisset, timens ne quam inde aut militum iram ex malignitate praedae partitae aut invidiam apud patres ex prodiga largitione caperet, litteras ad senatum misit, quid de praeda faciendum censerent. Duae sententiae senatum distinebant: senis altera P. Licini, qui palam dicebat placere populo ut, qui particeps esse praedae vellet, in castra Veios iret, altera Ap. Claudii, qui largitionem novam prodigam, inaequalem arguens, auctor erat stipendia ex ea pecunia militibus numerari, ut eo minus tributi in aerarium plebs conferret. (Livio)

COSTRUZIONE E ANALISI

Camillus cum videret — trasformare la proposizione temporale in una enun­ciativa con l'Ind.

quantum... fuisset — rimane coordinata alla proposizione precedente col verbo all'Indicativo.

in unum collatis — "unite tutte insieme".

timens, ecc. — trasformare in proposizione enunciativa preceduta da "Ma".

inde — "di conseguenza".

caperei — "avrebbe provocato".

litteras misit, ecc. — separare da tutto quello che precede, introducendo con "Perciò".

senis altera, ecc. — separarla da ciò che precede e terminare con in castra Veios iret.

altera Ap. Claudii, ecc. — fino ad arguens, tradotto come se fosse un Ind. impf.

auctor erat