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AIUTI PER LA TRADUZIONE
Imperativo
EXORTATIO PRO PACE
Per deos immortales! conligite vos, tribuni
plebis, conspirate nobiscum, consentite cum bonis, communem rem
publicam communi studio atque amore defendite. Multa sunt
occulta rei publicae vulnera, multa nefariorum civium perniciosa
consilia.
Nullum externum periculum est; inclusum malum, intestinum ac
domesticum est.
Nolite putare
verba mea senatum tantum probare; populum autem esse in alia
voluntate. Si incolumes esse vultis, sequimìni auctoritatem
consulis, soluti a cupiditatibus, cauti in periculis, non timidi
in contentionibus.
(Cicerone)
COSTRUZIONE E ANALISI
conligite —
regolare imperativo (che in latino ha solo la 2a
persona singolare
e plurale: tu, vos).
conspirate... consentite... defendite
— come sopra.
Nolìte putare —
l'imperativo negativo latino non ha una forma propria, ma si
fa con noli, nolite +
Infinito.
sequimini
— regolare forma di imperativo di un verbo deponente.
ESORTAZIONE PER LA PACE — Per gli dèi immortali! Collegatevi tra
di voi, tribuni della plebe, collaborate con noi, siate
d'accordo con i buoni, difendete la patria comune con comune
interesse ed amore. Vi sono molte piaghe occulte nello stato,
molte trame rovinose di cittadini malvagi. Non c'è nessun
pericolo esterno, il male è qui dentro, all'interno, domestico.
Non crediate che soltanto il senato approvi le mie parole e che
il popolo sia invece di altro parere. Se volete rimanere
incolumi, seguite l'autorità del console, liberi da passioni,
cauti nei pericoli, non timorosi nelle contese
Congiuntivo indipendente
DE PUERORUM EDUCATIONE
Plurimum prodest pueros statim salubriter
institui; difficile autem regimen est: crescit licentia
spirìtus, servitute comminuitur, assurgìt si laudatur et in spem
sui bonam adducitur; sed eadem ista insolentiam et iracundiam
generant. Itaque inter utramque regatur: modo frenis utamur,
modo stimulis. Nihil humile, nihil servile patiatur. Numquam
illi necesse sit rogare suppliciter nec interdum prosit
rogavisse. Non resistet offensis cui nihil umquam negatum est.
In certaminibus aequalium familiaris sit iis cum quibus
contendere solet: assuescat non nocere velie, sed vincere,
(Seneca)
COSTRUZIONE E ANALISI
pueros... institui -
proposiz. soggettiva, che ha per predicato il verbo prodest
("giova, è utile").
spiritus
— "l'animo".
regatur... utamur... patiatur... necesse sit... prosit —
tutti Cong, esortativi.
cui
— sottinteso ille.
sit... assuescat
— Cong, esortativo.
EDUCAZIONE DEI FANCIULLI — È molto utile che i fanciulli siano
subito sanamente educati; ma è difficile la loro guida: l'animo
cresce nella libertà, si avvilisce nella sottomissione; se è
lodato si rialza e acquista buona fiducia di se stesso; ma
queste stesse cose generano anche insolenza e sfrontatezza.
Perciò ci si regoli fra questi due estremi: ora dobbiamo usare i
freni, ora gli stimoli. Non subisca mai nulla di umiliante,
nulla di servile; non gli sia mai necessario chiedere (qualche
cosa) supplicando, ma talvolta non gli giovi l'aver chiesto. Non
sopporterà un rifiuto colui al quale non è mai stato negato
nulla. Nelle gare con i suoi coetanei sia gentile con quelli con
cui è solito gareggiare: si abitui a non voler far loro del
male, ma solo a superarli.
Verba timendi
DE CAESARIS OCTAVIANI PRUDENTIA
Quid est, patres conscripti, cur Caesarem
Octavianum non amplissimos honores capere cupiamus? Quod ii qui
Caesari invident, sìmulant se timere verendum non est: id est ut
tenere se possit, ne, honoribus nostris elatus, intemperantius
suis opibus utatur. Cuius enim singularem prudentiam admiramur,
eìus stultitiam timemus? Quid enim stultius quam inutilem
potentiam cupiditatem dominandi praecipitem et lubricam
anteferre verae, solidae gloriae? Ab eo non modo nihil timere,
sed maiora et meliora expectare debetis: ncque in eo, qui ad D.
Brutum obsidione liberandum profectus est, timere ne memoria
maneat domestici
doloris.(Cicerone)
COSTRUZIONE E ANALISI
Quid est —
proposiz. interrog. diretta: "Che motivo c'è".
cur... non... cupiamus
— interrogativa indiretta.
Quod —
come di consueto il pron. relativo assorbe quello dimostrativo.
timere
— se non regge una proposiz. dipendente, il verbo timere
è regolarmente transitivo.
verendum non est ut —
in quanto verbo di timore, vereor richiede ut, se
si teme che non accada una cosa. ne... utatur — timore
che accada una cosa. intemperantius — comparativo
assoluto di un avverbio.
cuius... eius —
si noti l'anticipazione del relativo. Costruzione: timemus
stultitiam eius cuius admiramur singularem prudentiam?.
Quid enim
— interrogativa diretta, sottinteso est (Ind. latino per
Condiz. italiano).
nihil timere —
vedi sopra nota a timere. Qui è retto da debetis
in fine della proposizione.
timere ne —
timore che accada una cosa non voluta (dipende da debetis).
LA SAGGEZZA DI CESARE OTTAVIANO — Che motivo c'è, o senatori,
perché non dobbiamo desiderare che Cesare Ottaviano riceva i più
ampi onori? Ciò che fingono di temere coloro che odiano Cesare
non è da temere: cioè che egli non si sappia frenare, che,
esaltato dai nostri onori, si serva della sua forza troppo
smodatamente. Infatti, di uno del quale ammiriamo la singolare
saggezza, dobbiamo temere la stoltezza? Che cosa, infatti,
sarebbe più stolto che preferire un'inutile prepotenza, una
bramosia di dominio, sconsiderata e rischiosa, ad una vera e
solida gloria? Da lui, non solo non dovete temere nulla, ma anzi
aspettarvi cose molto più grandi e migliori: in uno che è
partito per liberare Decimo Bruto dall'assedio (non dovete)
temere che rimanga il ricordo del suo dolore famigliare.
Interrogative indirette
POST CLADEM APUD TRASUMENUM
Romae, ad prìmum nuntium eius cladis, cum ingenti
terrore ac tumultu concursus populi in forum factus est.
Matronae, vagae per vias, obvios percontantur, cur repens clades
accidisset, quaeve fortuna exercitus esset. Denique, haud multo
ante solis occasum, M. Pomponius praetor: «Pugna» inquit «magna
victi sumus».
Tum omnes quaerunt num consul caesus sit, quot milites
supersint. Plerique ignorant quae fuerit cuiusque suorum
fortuna, nec quisquam satis certum habet, quid speret, aut
timeat. Praetores senatum in curia retinent, consultantes quonam
duce aut quibus copiis posset Poenis resisti.
(Livio)
COSTRUZIONE E ANALISI
cur... accidisset —
Interrogativa indiretta col piucchpf. che si riferisce ad un
avvenimento anteriore al passato.
quaeve... esset —
proposizione interrogativa indiretta col pronome (enclitica
-ve
= vel)t che si
riferisce a un fatto contemporaneo nel passato (impf. )
num... caesus sit —
interrogativa indiretta, in cui l'avverbio num serve
anche
se la risposta è incerta (come il
-ne dell'interrogativa diretta).
quot milites
— interrogativa indiretta, col pronome di quantità.
quae fuerit —
come sopra con l'aggettivo interrogativo (attributo di
fortuna)
e il verbo al perf. (anteriorità ad
un presente ignorant}.
quid speret
— interrogativa col pronome e presente congiuntivo (azione
contemporanea nel presente).
quonam... quibus —
aggettivi interrogativi.
DOPO LA SCONFITTA DEL TRASIMENO — A Roma, al primo annuncio di
quella sconfitta, si riversò nel foro una massa di popolo, con
grande terrore e tumulto. Le matrone, qua e là per le strade
domandano a coloro che incontrano perché sia avvenuta
quell'improvvisa sconfitta e quale sia il destino
dell'esercito. Finalmente, non molto prima del tramonto del
sole, il pretore Marco Pomponio annuncia: «siamo stati vinti in
una grande battaglia». Allora tutti chiedono se il console sia
stato ucciso, quanti soldati siano sopravvissuti. I più ignorano
quale sia stata la sorte di ciascuno dei loro cari, e nessuno sa
con sufficiente sicurezza che cosa sperare o temere. I pretori
trattengono il senato in curia, per decidere con quale generale
e con quali truppe si possa resistere ai Cartaginesi.
Interrogative dirette
QUID TIMES?
M. Tulli, quid agis? Tune eum, quern esse hostem
comperisti exire urbe patieris? Nonne hunc in vincula duci, non
ad mortem rapi, non summo supplicio mactari imperabis? Quid te
impedit? Mosne maiorum? At persaepe etiam privati in hac re
publica perniciosos cives morte multaverunt. An invidiam
posteritatis times? Praeclaram, vero, populo Romano refers
gratiam, qui te, hominem per te cognitum, nulla commendatione
maiorum, tam mature ad summum imperium per omnes honorum gradus
extulit, si propter ìnvidiae metum salutem civium tuorum
neglegis! An cum bello vastabitur Italia, tecta ardebunt, tum te
non existimas incendio conflagraturum?
(Cicerone)
COSTRUZIONE E ANALISI
Tìtolo: Quid times? — Interr. diretta, col pronome neutro
("che cosa"),
all'ACC.
quid agis?
— come sopra.
Tune... patieris? —
Interr. diretta. Il -ne enclitico indica che chi
interroga non
sa quale possa essere la risposta.
Nonne... imperabis?
— l'avverbio Nonne fa prevedere una risposta positiva.
Quid te impedii?
— vedi nota al Titolo.
Mosne maiorum ?
— sottinteso impedii. Vedi nota a Tune patieris ?
An... times? —
la congiunzione an equivale a "forse?".
refers gratiam
— in italiano: "ricambiare un favore".
An... non existimas?—vedi
nota a An... times?
conflagraturum
— sottinteso esse.
DI CHE COSA HAI PAURA? — O Marco Tullio, che fai? Forse tu
permetti che queiruomo, che hai scoperto essere un nemico, esca
dalla città? Non comanderai che sia messo in catene, che sia
condotto alla morte, giustiziato con la massima pena? Che cosa
te lo impedisce? Forse le usanze degli antenati? Ma molto spesso
anche persone private, in questo paese, hanno condannato a
morte cittadini pericolosi. Forse temi la riprovazione dei
posteri? Ricambi davvero bene il favore al popolo romano, che ha
elevato te, uomo noto solo per i tuoi meriti, senza nessuna
raccomandazione di antenati, così presto alla somma carica,
attraverso tutti i gradi delle magistrature, se per paura di una
riprovazione trascuri la salvezza dei tuoi concittadini! Non
pensi che, se l'Italia sarà devastata dalla guerra, le case
saranno incendiate, allora anche tu sarai bruciato
dall'incendio?
Enunciative e narrative
DUX HOMINUM VITAE ANIMUS EST
Falso queritur de natura sua genus humanum, quam
imbecillem atque aevi brevis iudicat. Nam cantra, neque maius
aliud neque praestabilius inveniri potest, magisque naturae
industria hominum quam vis aut tempus deest. Dux enim atque
imperator vitae mortalium animus est. Qui, ubi ad gloriam
virtutis via grassatur abunde pollens est, neque fortuna eget;
sin captus pravis cupidinibus ad inertiam et voluptates vergit,
pessum datus est. Ubi per socordiam vires, tempus, ingenia
diffluxerunt, naturae infìrmitas accusatur: suam quique culpam
auctores ad negotia transferunt.
(Sallustio)
COSTRUZIONE E ANALISI
queritur... iudicat
— presenti gnomici (riportano una sentenza, un'opinione
di chi scrive).
potest
— come sopra.
naturae
— DAT.
deest... grassatur... eget... vergit
— come sopra.
pessum
— "in rovina".
datus est —
perfetto gnomico, in relazione di anteriorità con i presenti che
precedono. In italiano meglio anche
in questo caso il presente del verbo
"andare".
diffluxerunt —
come sopra, perfetto gnomico in relazione di anteriorità con
accusatur,
che segue.
transferunt
— presente gnomico.
L'ANIMO È LA GUIDA DELLA VITA UMANA — A torto il genere umano si
lamenta della propria natura, che giudica troppo debole e di
breve durata. Poiché, al contrario, non si può trovare
null’altro di più grande e di più sublime, e alla natura umana
manca piuttosto la volontà di agire che non le forze e il tempo.
Infatti guida e padrone della vita umana è l'animo. Il quale,
quando si incammina alla ricerca della gloria per la via del
bene, è abbondantemente forte e non ha bisogno (dell'aiuto) del
destino; se invece, preso da disonesti desideri, si da
all'inerzia e ai piaceri, va in rovina. Quando, per indolenza,
le forze, il tempo, l'ingegno si perdono, si accusa la debolezza
della natura: gli stessi responsabili di ciò attribuiscono la
propria colpa agli eventi.
Enunciative e narrative
DE AUGUSTI CLEMENTIA
Clementiae civilitatisque Augusti multa et magna
documenta inveniri possunt. Longum est enumerare quot homines
eius benefìciis usi sint. lulium Novatum et Cassium Patavinum e
plebe homines, alterum pecunia alterum levi exsilio punire satis
habuit, quamvis gravi crimine sontes. Prior enim asperrimam
Agrippae nomine libellum in vulgus ediderat contra imperatorem,
alter convivio pleno proclamaverat sibi animum non deesse
confodiendi eum, Tiberio quoque, eum asperrime per epistulam de
avaritia accusanti, ita rescripsit: «Aetati tuae, mi Tiberi,
indulgeo»,
(Svetonio)
COSTRUZIONE E ANALISI
possunt —
in italiano è preferibile un Condizionale.
Longum est
— in italiano occorre il Condizionale.
quot
— "quanti" di numero.
usi sint
— "si siano avvantaggiali", con l'ABL.
satis habuit
— "si limitò".
ediderat.., proclamaverat
— regolare l'uso del piucchpf., in anteriorità nel
passato.
deesse
— anche questo Infinito si deve tradurre con un Condizionale.
confodiendi
— GEN. del gerundio di confodére (uccidere).
accusanti
— part. pres.: "che Io accusava".
indulgeo
— nel senso di "perdonare".
LA CLEMENZA DI AUGUSTO — Della clemenza e affabilità di Augusto
si potrebbero trovare molte e importanti testimonianze. Sarebbe
troppo lungo enumerare quanti uomini si siano avvantaggiati dei
suoi favori. Giulio Novato e Cassie Patavino, due uomini plebei,
si limitò a condannarli, uno ad una multa, l'altro a un breve
esilio, sebbene colpevoli di un grave delitto. Il primo,
infatti, sotto il nome di Agrippa, aveva divulgato un libello
contro l'imperatore; l'altro in pieno banchetto aveva dichiarato
che non gli sarebbe mancato il coraggio di ucciderlo. Anche a
Tiberio, che per lettera lo accusava molto aspramente di avidità
di denaro, così rispose per iscritto: «Mio caro Tiberio, ti
perdono per la tua giovane età».
Soggettive e oggettive
DE GALBAE NECE
Vexillarius Galbae cohortis (Atilius Vergilio
fuisse tradìtur) Galbae ìmaginem solo adflixit: eo signo
manifesta in Othonem omniurn militum studia fuere; statim
desertum fuga populi forum, destricta adversus dubitantes tela.
luxta Curtii lacum Galba proiectus e sella ac provolutus est.
Extrema eius vox varie prodita est: alii suppliciter milites
imploravisse aiunt, plures obtulisse ultro percussoribus
iugulum. De percussore non satis constat: quidam Terentium
evocatum, alii Laecanium fuisse dicunt; fama tradidit Carnurium
quintae decimae legionis militem gladio iugulum eius pandisse.
Ceteri crura brachiaque foede laniavere.
(Tacito)
COSTRUZIONE E ANALISI
Atilius Vergilio fuisse
— proposiz. soggettiva, che ha come predicato tradìtur.
fuère
— attenzione! Non è un Infinito, ma la forma contratta di
fuerunt. In italiano, meglio un imperfetto.
dubitantes
— "coloro che esitavano".
imploravisse —
proposiz. oggettiva, retta da alii aiunt.
obtulisse —
proposiz. oggettiva retta da plures (aiunt).
Carnurium... pandisse
— proposiz. oggettiva, retta da alii... dicunt.
laniavere —
non è un Infinito, ma la forma contratta di laniaverunt.
UCCISIONE DI GALBA — II portabandiera della coorte di Galba (si
dice che fosse Attilio Vergilione) piantò al suolo l'immagine di
Galba: a quel segnale fu manifesto che le simpatie di tutti i
soldati erano per Ottone; deserta fu subito la piazza per la
fuga della gente, sguainate le spade contro coloro che
esitavano. Presso il lago di Curzio, Galba fu gettato giù dalla
sella e calpestato. Le sue ultime parole sono state variamente
tramandate: alcuni dicono che abbia implorato i soldati con voce
supplichevole; ma i più (dicono) che abbia offerto
spontaneamente il collo agli uccisori. Su chi lo colpì non si
hanno notizie sicure: alcuni dicono Terenzio, un soldato
richiamato, altri Lecanio; l'opinione pubblica ha tramandato
che fu Carnurio, un soldato della quindicesima legione, a
squarciargli la gola con la spada. Tutti gli altri gli
dilaniarono orrendamente le gambe e le braccia.
Relative
ANTIGONUS PERSAS PROFUGAT
Darei praetores, qui proelio apud lsson
superfuerant, cum omni manu, quae fugientes secuta erat, Lydiam
recuperare temptabant. Antigonus, praetor Alexandri, Lydiae
praeerat: qui, quamquam plerosque milites ex praesidiis ad regem
dimiserat, tamen contra Persas, quorum animus iam fractus erat,
in aciem suos eduxit. Eadem illic quoque fortuna partium fuit:
tribus proeliis, quae commissa sunt, Persae funduntur. Eodem
tempore classis Macedonum Aristomenen, quem Dareus ad
Hellesponti oram recuperandam miserat, superat.
(Curzio Rufo)
COSTRUZIONE E ANALISI
qui... superfuerant —
prop. relativa, che equivale ad una semplice apposizione
(superstites);
perciò il verbo è all'Indicativo.
quae... secuta erat —
come sopra: serve solo a connotare quella schiera di
soldati. Equivale ad una proposizione
enunciativa con l'Indicativo.
fugientes —
ACC., complemento oggetto.
qui... —
si collega a in aciem suos eduxit, alla fine della
proposizione.
quorum animus,
ecc. — il pronome, in una proposizione relativa, naturalmente
si declina secondo la sua funzione
sintattica. In italiano: "il cui animo".
quae commista sunt
— il pronome è neutro plur., riferito a proeliis.
Aristomenen —
ACC., compi, ogg. di superai (pres. storico) alla fine
del brano.
quem Dareus... miserat
— il pronome è ACC., retto da miserat.
ANTIGONO SCONFIGGE I PERSIANI — I pretori di Dario, che erano
sopravvissuti alla battaglia presso risso, con tutta la schiera,
che aveva inseguito i fuggiaschi, tentavano di riconquistare la
Lidia. Era allora governatore della Lidia Antigono, pretore di
Alessandro: il quale, sebbene avesse rimandato al re la maggior
parte dei soldati dai presidii, tuttavia schierò in ordine di
battaglia i suoi, contro i Persiani, il cui animo era già
abbattuto. Anche lì, il destino delle due parti fu il medesimo:
nelle tre battaglie, che furono ingaggiate, i Persiani vennero
sbaragliati. Nello stesso tempo la flotta dei Macedoni sconfigge
Aristomene, che Dario aveva mandato a riconquistare la costa
dell’Ellesponto.
Finali
QUINTILIUS CONTRA CURIONEM
Erat in exercitu Sex. Quintilius Varus, qui
dimissus a Caesare in Africam venerat, ut copiarum Curionis
defectionem impediret. Tum Quintilius circumire aciem Curionis
atque obsecrare milites coepit, ne sacramenti, quod apud
Domitium atque apud se dixissent, memoriam deponerent, neu
contra eos arma ferrent, qui eadem essent usi fortuna, neu pro
his pugnarent, a quibus cum contumelia perfugae appellarentur.
Huc pauca ad spem largitionis addidit, quo paratiores essent ad
iussum suum, Sed nullam in partem ab exercitu Curionis fìt
signifìcatio, atque ita suas copias uterque dux reduxit.
(Cesare)
COSTRUZIONE E ANALISI
ut... impedirei —
proposiz. finale riguardante il passato; in latino sempre e
solo impf.
ne... memoriam deponerent —
proposiz. finale negativa, nella quale è inserita
una relativa con il Gong, per
attrazione modale: quod (sacramentum) dixissent.
neu... armaferrent
— proposiz. finale negativa, coordinata alla precedente
con la congiunzione neu (="e
non").
neu... pugnarent
— come sopra.
a quibus... appellarentur
— proposiz. relativa con Gong, per attrazione
modale.
quo paratiores essent
— sempre, alla presenza di un aggettivo o avverbio comparativo,
in latino si usa quo invece di ut. nullam inpartem ~
cioè: "né a favore né a sfavore".
QUINTILIO CONTRO CURIONE — C'era nell'esercito Sesto Quintilio
Varo, che, licenziato da Cesare, era venuto in Africa per
impedire la defezione delle truppe di Curione. Allora Quintilio
cominciò a circuire l'esercito di Curione e a supplicare i
soldati di non dimenticarsi del giuramento che avevano fatto
alla presenza di Domizio e di lui stesso, e di non prendere le
armi contro coloro che avevano subito il medesimo destino, né di
combattere per costoro, dai quali, con oltraggio, erano
chiamati disertori. Qui aggiunse poche parole di speranza in
una donazione di denaro, perché fossero più pronti ai suoi
ordini. Ma dall'esercito di Curione non venne fatto alcun segno
né prò né contro, e così ognuno dei due generali si riprese le
sue truppe.
Consecutive
ATTICUS ET ATHENIENSES
Universis Atheniensibus merito tam carus fuit
Atticus, ut ei summam gratiam haberent. llle enim saepe suis
opibus inopiam Atheniensium publicam levavit. Cum versuram
facere pro re publica necesse esset, semper se interposuit,
atque ita ut neque usuram iniquam ab iis acceperit, neque passus
sit eos debere longius quam dictum esset. Hic autem sic se
ferebat, ut communis infimis, par principibus videretur. Quo
factum est ut huic omnes honores, quos possent, publice
trìbuerent, civemque facere studerent; quo benefìcio ille uti
noluit.
Quamdiu adfuit,
ne qua sibi statua poneretur, restitit; absens prohibere non
potuit.
(Cornelio Nepote)
COSTRUZIONE E ANALISI
tam carus
— sempre davanti ad agg. o avv. : tam (e non ita,
sic), ut... habèrent — proposizione consecutiva, in cui
l'impf. Gong, indica continuità nel passato.
ita ut neque... acceperit
— proposiz. consecutiva negativa, in cui il perf. Cong.
indica azione non duratura nel
passato.
neque passus sit
— come sopra.
sic... ut... videretur
— proposiz. consecutiva, come la prima del brano.
Quo
— "Per la qual cosa".
factum est ut... trìbuerent
— proposiz. consecutiva con il verbo fio (detto
verbo di accadimento).
quos possent
— proposiz. relativa, appositiva di honores, col Cong,
per
attrazione modale.
studerent
— sempre dipendente da factum est.
ne qua poneretur
— ossia ne aliqua, ecc., proposiz. finale negativa.
ATTICO E GLI ATENIESI — A tutti quanti gli Ateniesi meritamente
Attico era tanto caro, da avere per lui la massima riconoscenza.
Egli infatti spesso con i suoi mezzi sovvenzionò le pubbliche
necessità degli Ateniesi. Quando era necessario per lo stato
contrarre un prestito, egli sempre intervenne, e in modo tale da
non pretendere da loro un interesse esoso, né permettere che
essi fossero indebitati più a lungo di quanto si fosse
stabilito. Egli inoltre si comportava in modo da essere
affabile con gli umili, alla pari con i potenti. Per la qual
cosa avvenne che gli attribuivano tutti gli onori che potevano,
e desideravano farlo loro concittadino, ma di questo beneficio
egli non volle approfittare. Finché fu presente, si oppose a che
gli erigessero una statua; quando se ne andò, non potè
impedirlo.
Comparative ipotetiche
DASIUS ALTINIUS ARPINUS
In Romanorum castra Dasius Altinius Arpinus clam
nocte cum tribus servis venit, promittens se Arpos proditurum
esse.
Eam rem ad consilium cum rettulisset Fabius, omnibus pro
transfuga necandus videbatur. Nani Dasius, velut si cum fortuna
fìdem stare oporteret, ad Hannibalem desciverat et Arpos ad
defectionem traxerat; tum, quia res Romana quasi resurgere a
stirpibus videatur, novam referre proditionem proditis
pollicetur.
At Fabii
sententia fuit cum eo agendum esse, ut si fìdus amicus esset,
quod eius auxilio novi socii Romanis conciliarentur.
(Livio)
COSTRUZIONE E ANALISI
Arpinus
— della città di Arpi.
se proditurum esse
— perifr. attiva, indicante "intenzione".
cum rettulisset
— da refero: "avendo riferito".
prò transfuga
— "in quanto traditore".
velut si
— comparativa ipotetica, quindi col Gong.
cum fortuna fidem stare
— "che la fedeltà dipendesse dalla convenienza", cioè:
"che convenisse stare dalla parte del
più forte".
quasi... videatur
— comparativa ipotetica. Sintaticamente ci sarebbe dovuto essere
un Gong, impf., ma il presente storico da maggiore evidenza.
proditis — "a coloro che erano già stati traditi". ut si
esset — comparativa ipotetica.
DASIO ALTINIO DI ARPI — Nell'accampamento romano venne di notte,
nascostamente, con tre servi, Dasio Altinio di Arpi, promettendo
che avrebbe consegnato Arpi. Avendo Fabio riferito questa cosa
al consiglio, tutti erano del parere che dovesse essere ucciso
in quanto traditore. Infatti Dasio, come se la fedeltà dovesse
dipendere dalla convenienza, era passato dalla parte di Annibale
e aveva costretto Arpi alla defezione dai Romani; poi, poiché le
sorti di Roma sembravano quasi rinascere dalle radici, si
ripromise di ricambiare coloro che aveva tradito con un nuovo
tradimento. Ma il parere di Fabio fu che conveniva trattare con
lui, come se fosse un amico fedele, poiché col suo aiuto si
sarebbero aggiunti ai Romani nuovi alleati.
Modali e strumentali
DE ANTIQUISSIMIS ITALIAE CULTORIBUS
Italiae cultores primi, ut est in fabulis,
Aborigines fuerunt, quorum rex Saturnus tantae iustitiae fuisse
traditur, ut neque servierit sub illo quisquam, neque quicquam
privatae rei ha-buerit, sed omnia communia fuerint. Ad cuius
exempli memoriam, statutum est ut Saturnalibus, exaequato omnium
iure, in conviviis servi cum dominis recumbant. Post Saturnum
regnavisse Faunum ferunt, sub quo Evander, ab Arcadia in
Italiani venit, cui Faunus et agros et montem, quem ille postea
Palatium appellavit, benigne assignavit. In huius radicibus
templum Lycaeo, ut graeco nomine appellatur, constituit.
(Giustino)
COSTRUZIONE E ANALISI
ut est in fabulis
— proposiz. modale, col verbo all'Indicativo.
ut neque servierit... habuerit... fuerit —
proposiz. consecutiva, in cui il Cong.
perf. indica che la conseguenza della
giustizia di Saturno fu un fatto reale (in
italiano meglio l'Impf. Ind.).
exaequato... iure —
ABL. assoluto, equivalente a una proposiz. modale.
ut... appellatur
— proposiz. modale.
I PIÙ' ANTICHI ABITANTI D'ITALIA — I primi abitanti dell'Italia,
come si legge nelle leggende, furono gli Aborigeni, il cui re
Saturno si dice che fosse di tanta giustizia che sotto di lui
nessuno era schiavo, né possedeva alcuna cosa privata, ma tutto
era in comune. A ricordo di questo modello, fu stabilito che
nelle feste Saturnali, uguagliando i diritti di tutti, gli
schiavi si siedano a banchetto con i padroni. Dopo Saturno si
dice che regnò Fauno, sotto il quale venne in Italia
dall'Arcadia Evandro, a cui Fauno generosamente assegnò i campi
e il monte che egli poi chiamò Palatino. Alle radici di questo
costruì un tempio a Liceo, come si chiama con nome greco.
Causali
BRITANNIA, INCOGNITA REGIO
Caesar, quamquam in his locis, quod omnis Calila
ad septemtriones vergit, maturae sunt hlemes, tamen In
Brltannlam profìcisci contendit, quod omnibus fere Gallicis
bellis hostibus nostris inde subministrata auxilia intellegebat.
In praesens, magno sibi usui fore arbitrabatur insulam adire et
genus hominum perspicere, loca, portus, aditus cognoscere, quia
haec omnia adhuc erant incognita. Neque enim temere praeter
mercatores illo adiit quisquam, neque ipsis quicquam
praeter oram maritimam atque eas
regiones, quae sunt contro Gallias, notum est. Itaque a
mercatoribus neque quanta esset insulae magnitudo, neque quae
aut quantae nationes incolerent, reperire poterat.
(Cesare)
COSTRUZIONE E ANALISI
quamquam... sunt
— in italiano meglio il Congiuntivo: "sebbene siano...".
quod vergit
— proposiz. causale, con l'Ind., perché riporta un fatto reale,
secondo la convinzione di chi scrive.
quod... intellegebat
— come sopra.
subministrata auxilia
— sottinteso esse.
In praesens
— "Per il momento".
magno usui fore
— proposiz. oggettiva (Inf. fut. di esse) con il DAT. di
interesse.
quia... erant incognita
— vedi nota a quod... vergit.
Neque... quisquam
— in italiano: "e nessuno".
temere
— è un avverbio!
ilio
— avverbio di moto a luogo.
ncque quicquam
— "e nulla".
quanta esset... quae incolerent
— proposiz. interrogative indirette.
LA BRITANNIA, PAESE SCONOSCIUTO — Cesare, sebbene in questi
luoghi gli inverni siano precoci, perché tutta la Gallia è posta
a settentrione, tuttavia decise di partire per la Britannia,
perché capiva che di là, durante quasi tutte le guerre galliche,
erano stati forniti aiuti ai nostri nemici. Per il momento
pensava che gli sarebbe stato di grande utilità entrare
nell'isola e osservare di che genere fossero gli abitanti,
ispezionare i luoghi, i porti, i punti di accesso, dato che
tutte queste cose erano ancora ignote. Infatti nessuno ancora si
era avventurato là, senza motivo, eccetto i mercanti, e anche a
loro, salvo la riva del mare e quelle regioni che si trovano di
fronte alle Gallie, niente altro era noto. Perciò dai mercanti
non aveva potuto sapere né quanta fosse l'ampiezza dell'isola,
né quali e quante popolazioni vi abitassero.
Causali e narrative
DE SINGULARI QUODAM FURTO
Strato quidam medicus, in domo Sassiae furtum
fecit et caedem eiusmodi. Cum esset in aedìbus armarium, in quo
sciret esse nummorum aliquantum et auri, noctu duo conservos
dormientes occidit in piscinamque deiecit; ipse armarii fundum
exsecuit et nummos aurumque abstulit. Postridie omnis suspicio
in eos servos, qui non comparebant, commovebatur. Cum autem
exsectio illa fundi in armario animadverteretur, quaerebant
homines quonam modo fieri potuisset. Quidam ex amicis Sassiae
recordatus est se nuper in auctione quadam vidisse dentatam et
tortuosam venire serrulam. Ne multa: invenitur eam serrulam ad
Stratonem pervenisse. Homines in piscina inventi sunt; in
taberna Stratonis nummi et aurum reperiuntur.
(Cicerone)
COSTRUZIONE E ANALISI
Cum esset
— proposiz. causale-narrativa. Il cum è usato, in questo
caso, più per indicare una circostanza favorevole, che una vera
e propria causa (comunque, constatazione di Stratone, non
pensiero di chi scrive). in quo sciret — proposiz.
relativa, col Cong, per attrazione modale, poiché dipende da una
proposiz. con il Cong. qui non comparebant — proposiz.
relativa con valore causale ("poiché non
erano presenti").
cum... animadverteretur
— vedi nota a cum esset.
quonam modo... potuisset
— interrogativa indiretta. In italiano basta l'impf.
Ind.
auctione
— "mercatino".
venire
— da veneo ("vendere").
Ne multa
— sottinteso: dicam; quindi: "A farla breve".
invenitur
— presente storico.
UN FURTO SINGOLARE — Un certo Stratone, medico, compì in casa di
Sassia un furto e un assassinio di questo genere. Poiché
nell'edificio c'era un armadio, in cui sapeva che si trovava una
buona quantità di denaro e d'oro, di notte uccise due schiavi
mentre dormivano e li gettò nella piscina; poi egli segò il
fondo dell'armadio e portò via il denaro e l'oro. Il giorno dopo
ogni sospetto cadeva su quei servi, che non erano presenti. Ma
avendo poi scoperto quel taglio nel fondo dell'armadio, le
persone si domandavano in che modo poteva essere stato fatto.
Uno degli amici di Sassia ricordò di aver visto, poco tempo
prima, in un mercatino vendere una piccola sega dentellata e
ricurva. In breve: si scopre che quella sega era finita nelle
mani di Stratone. I due schiavi furono trovati nella piscina;
nella bottega di Stratone furono reperiti i soldi e l'oro.
Temporali
ROMA IN SUMMO EST DISCRIMINE
Catilina postquam paucos dies commoratus est apud
C. Flaminium in agro Arretino, dum vicinitatem antea
sollicitatam armis exornat, cum fascibus atque aliis imperii
insignibus in castra ad Manlium contendit. Haec ubi Romae
comperta sunt, senatus Catilinam et Manlium hostes iudicat,
praeterea decernit, ut consules dilectum habeant, Cicero urbi
praesidio sit, Antonius cum exercitu Catilinam persequi maturet.
Ea tempestate mihi imperium populi Romani maxime miserabile
visum est. Nam, altero die, postquam haec senatus decreverat,
fuerunt tamen cives, qui coniuratorum victoriam sperarent, neque
ex tanta multitudine quisquam ex castris Catilinae discessit.
(Sallustio)
COSTRUZIONE E ANALISI
postquam... commoratus est
— questa proposiz. temporale ha il verbo all'Indicativo, perché
riferisce un avvenimento reale, che precede immediatamente
l'azione della proposiz. principale.
dum... exornat
— proposiz. temporale che indica contemporaneità con la
precedente. Ma in latino la congiunzione dum esige il
pres. Ind.
sollicitatam
— "sobillata", "esortata alla rivolta".
ubi... compertum est
— anteriorità immediata all'azione della reggente che
segue.
iudicat... decernit
— presenti storici.
ut... habeant
— proposiz. finale.
urbi praesidio
— doppio DAT. di termine e di scopo.
maturet
— ancora finale, indicata da ut, che precede.
postquam... decreverat—vedi
nota a postquam... commoratus est.
qui... speraret
— relativa obliqua, con valore consecutivo.
ROMA È IN GRAVISSIMO PERICOLO — Catilina, dopo essersi
trattenuto pochi giorni presso Caio Flaminio nel territorio di
Arezzo, mentre riforniva di armi la popolazione all'intorno,
già prima sobillata, con i fasci e le altre insegne del comando
si reca da Manlio, nel suo accampamento. Appena questi fatti
vennero conosciuti a Roma, il senato giudica nemici Catilina e
Manlio e inoltre decreta che i consoli facciano l'arruolamento e
che Cicerone resti in difesa della città, e Antonio si affretti
ad andare con l'esercito contro Catilina. In quel momento a me è
sembrato che la potenza del popolo romano fosse veramente in una
condizione deplorevole. Infatti, il giorno dopo che il senato
aveva preso queste decisioni, c'erano tuttavia dei cittadini che
speravano nella vittoria dei congiurati, e nessuno di tanta
moltitudine abbandonò l'accampamento di Catilina.
Temporali
DE MANLII TORQUATI PROBITATE
T. Manlius Torquatus, cum ad senatum Macedones de
fìlio eius D. Silano, qui eam provinciam obtinuerat, querellas
per legatos detulissent, voluit patres conscriptos de ea re
nihil decernere, antequam ipse Macedonum fìliique sui causam
inspexisset. Summo deinde omnium consensu, domi consedit, et,
cum utriusque partis diligentissime verba audivisset, ita
pronunciavi: «Cum Silanum fìlium meum pecuniam a sociis
accepisse probatum rnihi sit, et re publica eum et domo mea
indignum indico». Tarn tristi patris sententia perculsus,
Silanus suspendio se proxima nocte consumpsit.
(Valerio Massimo)
COSTRUZIONE E ANALISI
cum... Macedones... detulissent
— proposiz. temporale narrativa. In italiano
è opportuno un gerundio passato.
per legatos
— compi, di mezzo, con nome di persona.
antequam... inspexisset
— "prima di avere... "
cum... audivisset
— "avendo ascoltato", "dopo aver ascoltato".
cum... probatum mihi sit
— la proposiz. ha più valore causale che temporale.
suspendio
— ABL. di modo: "con l'impiccagione".
ONESTÀ DI MANLIO TORQUATO — Tito Manlio Torquato, avendo i
Macedoni, per mezzo di ambasciatori, riferito al senato una
lamentela riguardo a suo figlio Decimo Silano, che aveva
governato quella provincia, volle che i senatori non prendessero
nessuna decisione su quel fatto, prima che egli stesso avesse
esaminato la deposizione dei Macedoni e di suo figlio. Quindi,
con l'unanime consenso di tutti, si pose a sedere in casa sua, e
dopo aver attentamente ascoltato le parole di ambedue le parti,
cosi si pronunciò: «Poiché mi è dimostrato che mio figlio Silano
ha accettato del denaro dagli alleati, lo giudico indegno della
patria e della mia casa». Colpito da una così grave sentenza del
padre, Silano la notte seguente si suicidò impiccandosi.
Concessive
LAUDAMUS CAESAREM
Laudamus Caesarem, qui nec cogitantibus ne
optantibus quidem nobis, fìrmissimum exercitum comparavit,
patrimoniumque suurn effudit, quamquam non sum usus eo verbo,
quo debui: non enim effudit, sed in rei publicae salute
collocavit. Ei, quamquam grafia referri tanta non potest, quanta
debetur, habenda tamen est tanta, quantam maximam animi nostri
capere possunt. Quis enim ignorat, qua peste privato consilio
rem publicam Caesar liberaverit?
Etsi Antonius omnium malorum civium consensu utebatur, hic vir
solus, paene adulescens, eius furentes impetus cohibuit.
Ei quidem,
hodierno die, patres conscripti, tribuenda est summa in re
publica auctoritas.
(Cicerone)
COSTRUZIONE E ANALISI
nec cogitantibus ne optantibus nobis
— ABL. assoluto, con valore concessivo ("sebbene noi... ",
"senza che noi... "), col Gong in italiano.
ne... quidem
— "e neppure".
quamquam non sum usus
— proposiz. concessiva reale, riferentesi ad azione anteriore al
presente.
quo
— ABL. retto da un sottinteso uti.
debui
— perfetto latino corrispondente a un condizionale italiano.
quamquam... non potest
— concessiva reale nel presente. qua peste liberaverit —
proposiz. interrogativa indiretta.
Etsi... utebatur
— concessiva reale di contemporaneità al passato della
principale (cohibuit). In italiano al Cong.
LODIAMO CESARE — Lodiamo Cesare, che senza che noi lo pensassimo
e neppure lo desiderassimo, allestì un saldissimo esercito e
consumò tutto il suo patrimonio; sebbene io non abbia usato la
parola che avrei dovuto: infatti, non lo consumò, ma lo spese
per la salvezza della patria. A lui, quantunque non si possa
esprimere tanta gratitudine quanta gli si deve, dobbiamo
tuttavia esprimere tutta quella più grande che i nostri cuori
possono contenere. Chi ignora, infatti, da quale peste, con la
sua personale decisione, Cesare abbia liberato la patria? Per
quanto Antonio godesse del consenso di tutti i cattivi
cittadini, costui, da solo, quasi ancora un giovinetto, frenò i
suoi furibondi attacchi. A lui pertanto, oggi, o senatori, deve
essere assegnata la massima autorità nello stato.
Concessive
HADRIANUS IMPERATOR
Imperator Hadrianus famae tam cupidus fuit, ut
libros vitae suae, scriptos a se, libertis suis litteratis
dederit, iubens ut eos suis nominibus publicarent. Cum poetis et
philosophis, carminibus vel libris invicem editis, saepe
certavit. Quamvis esset in reprehendendis musicis, tragicis,
comicis, rethoribus facilis, tamen omnes professores et
honoravit et divites fecit, licet eos quaestionibus saepe
agitaverit.
Nam, cum ipse
auctor esset ut multi ab eo tristes recederent, dicebat se
graviter ferre, cum quemdam tristem videret.
(Historia Augusta)
COSTRUZIONE E ANALISI
libros vitae suae
— si può tradurre: "la sua autobiografia".
ut... dederit
— proposiz. consecutiva, col Cong, perf., perché indica azione
non duratura nel passato. In italiano occorre l'Ind.
ut... publicarent
— proposiz. finale.
suis nominibus
— non "suoi" di Adriano, ma "loro" dei liberti.
Cum poetis
— complemento di compagnia.
carminibus vel libris
— complemento di mezzo.
Quamvis esset... facilis
— proposiz. concessiva narrativa, di durata nel passato.
L'aggettivo facilis qui equivale a "propenso", "pronto
a".
licet... agitaverit
— proposiz. concessiva di azione immediata.
cum auctor esset
— proposiz. concessiva narrativa. Qui auctor va inteso
nel senso di "responsabile".
cum... videret
— proposiz. temporale. In italiano l'Indicativo.
L'IMPERATORE ADRIANO — L'imperatore Adriano era tanto
desideroso di fama, che diede la sua autobiografia, scritta da
lui stesso, ai propri liberti, chiedendo che essi la
pubblicassero sotto i loro nomi. Disputò spesso con poeti e
filosofi, tramite poesie o scritti in prosa, che si scambiavano
gli uni con gli altri. Sebbene fosse sempre pronto a criticare i
musici, i poeti tragici o comici, i retori, tuttavia onorò e
fece ricchi tutti quelli che professavano (quelle attività),
anche se spesso li stuzzicava con le sue obiezioni. Infatti,
sebbene fosse egli stesso responsabile del fatto che molti si
congedassero da lui imbronciati, diceva che egli mal sopportava
di vedere qualcuno triste.
Condizionali della realtà
DE IRA
«Ira», inquit Aristoteles, «necessaria est, nec
quicquam sine illa expugnari potest nisi illa implet animum et
spiritum accendit; utendum autem illa est non ut duce sed ut
milite». Quod est falsum; nam si exaudit rationem, iam non est
ira; si vero repugnat et ferocia provehitur, tam inutilis
minister est quam miles qui signum receptui neglegit. Itaque si
modum adhiberi sibi patitur, alio nomine appellando est, si non
patitur perniciosa est. Ita aut ira non est, aut inutilis est.
Nam si quis poenam exigit non ipsius poenae avidus, sed quia
oportet, non est adnumerandus iratis.
(Seneca)
COSTRUZIONE E ANALISI
nisi illa implet
— proposiz. condizionale della realtà; negativa: "se l'ira
non
riempie l'animo (protasi) non
è possibile la conseguenza (apodosi) di vincere".
ut duce... ut milite
— meglio usare un'espressione meno militaresca: "come
tiranna, ma come al nostro servizio".
si exaudit
— condizionale della realtà: "se veramente ascolta la
ragione, non
è più ira".
si repugnat
— come sopra.
si patitur
— come sopra.
si non patitur
— non è condizionale negativa (che richiederebbe il nisi)
ma il
non
nega una sola parola.
si quis exigit — vedi le condizionali precedenti.
L'IRA — «L'ira», dice Aristotele, «è necessaria, e senza di essa
non si può vincere nulla, se essa non riempie l'animo e non
stimola la volontà; bisogna però servirsi di essa non come una
tiranna, ma come una forza al nostro servizio». Ma questo è
falso: infatti, se ascolta la ragione, già non è più ira, se
invece si sottrae ad essa e si lascia trascinare dalla
bestialità, è uno strumento inutile, tanto quanto un soldato che
non da ascolto al segnale di ritirata. Quindi, se sopporta che
le si metta un freno, bisogna chiamarla con un altro nome, se
non lo sopporta, è pericolosa. Perciò o non c'è ira o essa è
inutile. Infatti, se qualcuno esige una punizione non perché
desideroso della punizione in se stessa, ma perché è
necessaria, non è da considerare tra gli iracondi.
Condizionali della irrealtà
MORTEM NON TIMEO
Ego vero neque immortalitatem cantra rem publicam
accipiendam putarem, neque emori cum pernicie rei publicae
vellem. Si tum illorum impiorum manu concidissem, res publica
praesidium salutis suae perdidisset. Quin etiam, si me vis
aliqua morbi consumpsisset, auxilia posteritatis essent immunita,
quod peremptum esset mea morte id exemplum, qualis in me consule
retinendo fuisset senatus populusque Romanus. An, si umquam in
me vitae cupiditas fuisset, ego mense Decembri mei consulatus
omnium parricidarum tela contra me commovissem ?
(Cicerone)
COSTRUZIONE E ANALISI
neque putarem... vellem
— due Cong, potenziali indipendenti, riferiti al passato.
si... concidissem
— proposiz. condizionale dell'irrealtà nel passato (infatti ciò
che dice la proposizione non è avvenuto).
perdidisset
— apodosi della condizionale che precede.
Si... consumpsisset
— vedi nota a si... concidissem.
essent immunita
— "sarebbero venuti a mancare".
qualis... fuisset
— interrogativa indiretta: "di come si era comportato".
si fuisset
— condizionale della irrealtà nel passato, che ha per apodosi
com-
movissem,
al termine del brano.
An
— particella interrogativa dubitativa: "Forse che".
NON TEMO LA MORTE — Io veramente non avrei pensato di ricevere
l'immortalità (andando) contro il mio paese, né avrei mai
accettato di morire con la rovina del mio paese. Se fossi caduto
allora, per mano di quegli scellerati, il paese avrebbe perduto
una difesa della sua integrità. Che anzi, se mi avesse fatto
morire qualche attacco di malattia, sarebbero venuti a mancare
anche gli aiuti di altri, dopo di me, perché con la mia morte si
sarebbe perduto quell'esempio di come si era comportato il
senato e il popolo romano per conservarmi console. Forse che, se
ci fosse mai stato in me desiderio di vivere, io nel mese di
dicembre del mio consolato, avrei fatto levare contro di me le
armi di tutti quei delinquenti?
Ripetizione
CICERO QUAESTOR IN SICILIA
Cum quaestor in Sicilia fuissem, itaque ex ea
provincia decessissem ut Siculis omnibus iucundam diuturnamque
memoriam quaesturae nominisque mei relinquerem, cuncti ad me
publice saepe venerunt, ut suarum fortunarum omnium defensionem
susciterem. Me saepe esse pollicitum dicebant, si quod tempus
accidisset, quo tempore aliquid a me requirerent, commodis eorum
me non defuturum. Venisse tempus aiebant, non iam ut commoda
sua, sed ut vitam salutemque totius provinciae defenderem; sese
iam ne deos quidem habere, quod eorum simulacra sanctissima C.
Verres ex delubris sustulisset.
(Cicerone)
COSTRUZIONE E ANALISI
Cum... fuissem... et decessissem
— in italiano è meglio separare la seconda
proposiz. temporale, facendone una
narrativa con l'Ind. perfetto.
itaque... ut... relinquerem
— convenire la proposiz. consecutiva in una
modale, con un gerundio italiano
("lasciando") e unire ciò che segue con "tanto
che...".
ut... susciperem
— proposiz. finale, retta da un sottinteso "chiedendo".
Me... dicebant,
ecc. — si noti l'uso del discorso indiretto nella proposizione
che segue.
commodis... commoda
— "interessi, necessità, esigenze".
venisse tempus
ecc. — sempre discorso indiretto, da risolvere diversamente.
salutem
— "salute, salvezza, integrità".
sustulisse
— infinito passato di tollere, con vari significati: 1)
alzare, sollevare,
elevare, erigere, esaltare,
innalzare; 2) togliere, portar via, eliminare, ecc.
CICERONE QUESTORE IN SICILIA — Dopo essere stato questore in
Sicilia, partii da quella provincia, lasciando a tutti i
Siciliani un gradevole e imperituro ricordo della mia questura e
del mio nome, tanto che spesso vennero tutti quanti
pubblicamente da me a chiedermi che assumessi la difesa della
loro sorte. Dicevano che spesso io avevo promesso che se fosse
venuto il momento in cui essi mi avessero richiesto qualche
aiuto, io non sarei venuto meno ai loro bisogni. Dicevano che
quel momento era venuto, non già perché io difendessi i loro
interessi, ma la vita stessa e l'integrità di tutta la
provincia; che essi ormai non avevano nemmeno più gli dèi,
perché Caio Verre aveva portato via dai santuari tutte le loro
venerande statue.
Ripetizione
DE VEIORUM PRAEDA
Camillus cum iam in manibus videret victoriam
esse, tantumque praedae fore, quantum non omnibus in unum
conlatis antea bellis fuisset, timens ne quam inde aut militum
iram ex malignitate praedae partitae aut invidiam apud patres ex
prodiga largitione caperet, litteras ad senatum misit, quid de
praeda faciendum censerent. Duae sententiae senatum distinebant:
senis altera P. Licini, qui palam dicebat placere populo ut, qui
particeps esse praedae vellet, in castra Veios iret, altera Ap.
Claudii, qui largitionem novam prodigam, inaequalem arguens,
auctor erat stipendia ex ea pecunia militibus numerari, ut eo
minus tributi in aerarium plebs conferret.
(Livio)
COSTRUZIONE E ANALISI
Camillus cum videret
— trasformare la proposizione temporale in una enunciativa con
l'Ind.
quantum... fuisset
— rimane coordinata alla proposizione precedente col
verbo all'Indicativo.
in unum collatis
— "unite tutte insieme".
timens,
ecc. — trasformare in proposizione enunciativa preceduta da
"Ma".
inde
— "di conseguenza".
caperei
— "avrebbe provocato".
litteras misit,
ecc. — separare da tutto quello che precede, introducendo con
"Perciò".
senis altera,
ecc. — separarla da ciò che precede e terminare con in castra
Veios iret.
altera Ap. Claudii,
ecc. — fino ad arguens, tradotto come se fosse un Ind.
impf.
auctor erat
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