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HEGEL

Intenti filosofici

Hegel voleva elaborare un sistema filosofico che potesse comprendere in sé le idee dei suoi predecessori, formando una cornice concettuale al cui interno potesse essere filosoficamente compreso il divenire storico. Per fare ciò doveva comprendere completamente tutta la realtà come Spirito assoluto. Secondo Hegel, il compito della filosofia è tracciare l'itinerario di sviluppo dello Spirito assoluto. Ciò implica in primo luogo il chiarimento della struttura intrinsecamente razionale dell'Assoluto; in secondo luogo una dimostrazione delle modalità con cui l'Assoluto si manifesta nella natura e nella storia; in terzo luogo, un'illustrazione del carattere teleologico dell'Assoluto, che esibisca il finalismo al "movimento" dell'Assoluto nella storia.

Dialettica

Riguardo alla struttura razionale dell'Assoluto, Hegel affermò che "ciò che è razionale è reale e ciò che è reale è razionale". Quest'affermazione può essere interpretata considerando l'assunto hegeliano secondo cui l'Assoluto deve essere concepito come pensiero puro, o Spirito puro, coinvolto nel processo della sua stessa crescita. La logica che è sottesa a questo processo di sviluppo è la dialettica. Il metodo dialettico implica che il movimento, il processo, sia il risultato del conflitto tra opposti. Questa dimensione del pensiero hegeliano è analizzabile secondo le categorie di tesi, antitesi e sintesi. La tesi, che può essere ad esempio un'idea o un movimento storico, ha in sé un'incompiutezza che genera il suo opposto, l'antitesi, un'idea o un movimento opposti. Il risultato della contraddizione, del movimento degli opposti, è un terzo momento, la sintesi, che supera e risolve il conflitto a un livello superiore conciliando in una verità più comprensiva la verità dei due poli opposti (tesi e antitesi). La sintesi è una nuova tesi che innesca un ulteriore movimento dialettico, generando in questo modo un processo di sviluppo storico e intellettuale continuo. Lo stesso Spirito assoluto si sviluppa con un movimento dialettico verso il fine ultimo.

Per Hegel, quindi, la realtà è intesa come l'Assoluto che si dispiega dialetticamente in un processo di sviluppo di sé. In questo processo lo Spirito assoluto si manifesta sia nella natura sia nella storia. La natura è l'Idea assoluta o l'Essere che oggettiva se stesso in forma materiale. Le coscienze finite e la storia dell'uomo sono il movimento in cui si manifesta l'Assoluto stesso in ciò che gli è più affine, cioè la coscienza o spirito. Nella Fenomenologia dello spirito Hegel contrassegnò i momenti successivi di questo manifestarsi, dal livello di coscienza più semplice all'autocoscienza assoluta, fino alla ragione.

Autocoscienza dell'Assoluto

La meta del divenire dialettico può essere compresa più chiaramente nello stadio della ragione: mentre la ragione finita progredisce nella comprensione, l'Assoluto progredisce in direzione dell'autocoscienza. L'Assoluto infatti giunge a conoscere se stesso mediante l'accrescersi della capacità di comprensione della realtà da parte dell'intelletto umano. Hegel analizzò i tre stadi di questo progresso del pensiero: arte, religione e filosofia. L'arte coglie l'Assoluto nelle forme materiali, esprimendo la razionalità nelle forme sensibili del Bello. L'arte viene superata dalla religione, che coglie l'Assoluto per mezzo di immagini e simboli; la religione più filosofica è per Hegel il cristianesimo, poiché in esso il manifestarsi dell'Assoluto nel finito è riflesso simbolicamente nell'incarnazione. La filosofia, tuttavia, è lo stadio speculativo supremo, poiché coglie l'Assoluto razionalmente. Quando si è realizzato questo momento, l'Assoluto è pervenuto alla piena autocoscienza e il processo ha raggiunto il proprio fine. Solamente a questo punto Hegel identificò l'Assoluto con Dio. "Dio è Dio", Hegel affermò, "solo nella misura in cui conosce se stesso".

Filosofia della storia

Nel corso dell'analisi delle manifestazioni dello Spirito assoluto, Hegel contribuì significativamente a molte discipline filosofiche, che comprendono la filosofia della storia e l'etica. Per la storia le due categorie-chiave sono ragione e libertà. "L'unico pensiero", sostenne Hegel, "che la filosofia reca alla riflessione sulla storia è il semplice concetto di 'ragione'; che la ragione è sovrana del mondo, che la storia del mondo, quindi, si presenta a noi come un processo razionale". In quanto sviluppo razionale, la storia documenta della crescita della libertà umana, poiché la storia umana è un processo dalla schiavitù alla libertà.

Etica e politica

Il pensiero etico e politico di Hegel emerge con chiarezza nella discussione sulla moralità (Moralität) e l'eticità (Sittlichkeit). Al livello della moralità, ciò che è giusto o sbagliato riguarda la coscienza individuale. Si deve tuttavia procedere oltre, fino al livello dell'eticità, poiché il dovere, secondo Hegel, non è nella sua essenza un risultato del giudizio individuale: gli individui si completano solo all'interno di un contesto sociale; di conseguenza, la sola cornice entro la quale il dovere può esistere davvero è lo stato. Hegel considerava la partecipazione alla gestione dello stato uno dei doveri civili supremi. Idealmente, lo stato è la manifestazione della volontà generale, che è l'espressione più alta dello spirito etico: l'obbedienza alla volontà generale è pertanto l'atto di un individuo libero e razionale.

L'importanza degli scritti giovanili…

Gli scritti giovanili (dal 1793 al 1800) sono stati rivalutati solo nel corso del 1900. Questi sono importanti perché evidenziano molto chiaramente la personalità e il pensiero del filosofo.

Il tema principale è la teologia, strettamente connessa alla politica: infatti, per Hegel, la rigenerazione morale e religiosa dell'umanità è alla base della rigenerazione politica.

Che avviene solo se il popolo riesce a tradurre la propria ansia di libertà interiore in un nuovo ordine giuridico esteriore -si realizzeranno programmi di riforma che sostituiscano ai vecchi impianti sociali (basati sul potere nobiliare e la stabilità delle classi) nuove istituzioni, fondate sull'eguaglianza e che garantiscano libertà e vita migliore. qual è il nesso tra religione e politica?

quando gli uomini impareranno a vivere la religione come comunanza dei cuori e a partecipare con la propria vita interiore alla vita di Dio, che si riflette su quella di ciascun uomo nascerà un ordine politico egualitario

(Vita di Gesù - Positività della religione cristiana)

critica al Cristianesimo: La Chiesa cristiana non ha seguito lo stesso messaggio che predicava Gesù, ma ha costruito una religione positiva, che si avvale di dogmi, leggi morali e precetti puramente esteriori. Al contrario il sentimento religioso deve essere vissuto soggettivamente, ovvero basato su un'intensa vita interiore.

(Spirito del cristianesimo e il suo destino)

l'ebraismo: Hegel tratta della storia degli ebrei dal diluvio universale sino alla distruzione del Tempio e alla diaspora. Egli critica il rapporto che gli ebrei hanno posto tra Dio, l'uomo e la natura: il Signore degli ebrei è estraneo e contrapposto alla natura. Essi si considerano il popolo eletto di Dio, verso il quale hanno una fedeltà esclusiva; vivere in serena fiducia nella natura insieme agli altri popoli, però, significa per loro tradire questa fedeltà. Di conseguenza hanno scelto di vivere in inimicizia con la natura e in ostilità con gli altri uomini; in questo senso sono vittime di un destino che loro stessi hanno scelto. Infatti, ricordiamo che il destino, per Hegel, è la forza con cui la natura reagisce quando l'uomo o il popolo le si pongono contro.

gesù: Gesù ha predicato la legge dell'amore: tra l'uomo e Dio, così come tra Dio e la natura, tra l'uomo e la natura, vi è un profondo legame. Per colmare il divario che la religione cristiana ha creato tra un Dio severo e trascendente, e l'uomo è necessario considerare Dio come uno Spirito infinito dinamico, che comprenda in sé il finito, e con esso prende coscienza della propria onnipotenza. Il finito è dunque una parte dell'infinito, che da esso viene oggettivato. In questo modo l'infinito è vero infinito, poiché contiene il finito, mentre non lo sarebbe se il finito, trascendendo dall'infinito, fosse per esso un limite. Hegel è dunque dell'idea che una sola vita accomuna tutti gli esseri viventi, e nel momento in cui gli ebrei si sono inimicati gli altri popoli si sono posti contro la vita stessa; questa, vendicandosi, li condanna ad un destino di infelicità. Il superamento di tale frattura è predicato da Gesù secondo la legge dell'amore e il concetto dell'unità della vita.

il mondo greco: Al contrario degli ebrei, i greci hanno stabilito un rapporto di fiducia nei confronti della natura e della vita, non creando così nessuna scissione tra sé e l'unica vita del tutto.

lo spirito di bellezza: Tuttavia, sia la cultura greca, assorbita da quella occidentale, sia la figura di Gesù, ucciso dal suo popolo, sono storicamente sconfitti. E' necessario dunque, per Hegel, riproporre l'autentico messaggio d'amore di Gesù, dato che i suoi seguaci, sia le Chiese che gli ebrei, hanno commesso l'errore della separazione e dell'inimicizia.

I CAPISALDI DEL SISTEMA

FINITO E INFINITO

L'Infinito e l'Assoluto rappresentano un organismo unitario che comprende tutte le realtà. Il finito non esiste come tale, ma non è altro che manifestazione dell'Infinito ed esiste unicamente nell'infinito e in virtù di esso. Perciò anche l'uomo non ha un'esistenza indipendente, ma esiste ed ha senso solo in rapporto al Tutto.

Questa teoria, che vede nel mondo la manifestazione di Dio, si definisce monismo panteistico. L'Assoluto si identifica con un Soggetto spirituale in divenire, significa cioè che solo alla fine di un processo di auto-produzione, attraverso l'uomo, esso prende coscienza della sua identità, della sua onnipotenza.

RAGIONE E REALTÀ'

"Ciò che è razionale è reale; e ciò che è reale è razionale"

Per Ragione Hegel intende, non la ragione finita dell'individuo, ma la realtà stessa in quanto Idea, ovvero l'Assoluto, concepito come Ragione in atto, come unità dialettica di pensiero ed essere, concetto e cosa, ragione e realtà, ecc.

Analizziamo l'aforisma:

nella prima parte Hegel intende che la razionalità non è qualcosa di astratto, ma la forma stessa di ciò che esiste;

la realtà, dunque, non è caotica, ma è il dispiegarsi di una struttura razionale (l'Idea o Ragione) che si manifesta inconsapevolmente nella natura e consapevolmente nell'uomo.

Per cui per Hegel RAGIONE = REALTÀ': il mondo, ad esempio è allo stesso tempo ragione reale e realtà razionale, nel senso che i momenti con cui manifesti non possono essere diversi da quello che sono. Dunque la realtà costituisce una totalità processuale necessaria, formata da una serie di momenti, che sono il risultato di quelli precedenti e il presupposto di quelli successivi.

IDEA, NATURA E SPIRITO

I tre momento dell'Assoluto sono:

tesi: E' l'Idea in sé per sé, o Idea pura: è l'Assoluto considerato a prescindere dalla sua concreta realizzazione nella natura e nello spirito; rappresenta il programma o l'ossatura logico-razionale della realtà, ovvero una concezione dell'Idea pura come modello del mondo. Questo ricorda la metafisica platonico-cristiana che concepiva un mondo delle idee come modello del mondo reale. Ma, ovviamente, Hegel non concepisce tale modello trascendente al mondo stesso.

antitesi: E' l'Idea fuori di sé o Idea nel suo esser altro: è la Natura, ovvero la manifestazione dell'Idea nelle realtà spazio-temporali del mondo.

sintesi: E' l'Idea che ritorna in sé: dopo essersi alienata nella Natura, l'Idea torna presso di sé nell'uomo, ovvero lo Spirito.

N.B: Idea, Natura e Spirito non vanno intesi in senso cronologico ma in senso ideale.

Le tre sezioni della filosofia:

logica - Lo studio dell'Idea considerata nel suo essere implicito e nel suo graduale esplicarsi, ma a prescindere della sua concreta realizzazione nella natura e nello spirito. 1)dottrina dell'essere 2)dottrina dell'essenza 3)dottrina del concetto

filosofia della natura - Lo studio dell'Idea nella sua estrinsecazione spazio-temporale. 1)meccanica 2)fisica 3)organica

filosofia dello Spirito - Lo studio dello Spirito considerato come libertà e secondo la triade di: 1)soggettivo: -antropologia; -fenomenologia; -psicologia. 2)oggettivo: -diritto; -moralità; -eticità. 3)assoluto; -arte; -religione; -filosofia

LA DIALETTICA (concetto di dialettica nella tradizione filosofica… Platone: è la scienza delle idee. Aristotele: procedimento che parte da premesse probabili, cioè generalmente accettate.Stoici: è sinonimo di logica. Kant: è l'arte di costruire ragionamenti basati su premesse che sembrano probabili, ma che in realtà non lo sono. Fichte: è la sintesi degli opposti per mezzo della determinazione reciproca.

Per Hegel la dialettica è la legge che governa il divenire dell'Assoluto. Essa consiste in:

tesi: Affermazione di un concetto astratto e limitato, in cui il pensiero si ferma alle determinazioni rigide della realtà, limitandosi a considerarle secondo il principio di identità e non-contraddizione. (momento astratto o intellettuale)

antitesi: Negazione di questo concetto perché limitato e finito, e passaggio ad un concetto opposto. Si procede dunque oltre il principio di identità e si mettono in rapporto le varie determinazioni con quelle opposte. (momento dialettico o negativo-razionale)

sintesi: Unificazione della precedente affermazione e negazione, che consiste nel cogliere l'unità delle determinazioni opposte, ovvero rendersi conto che queste sono aspetti di una realtà che comprende o sintetizza entrambi. (momento speculativo o positivo-razionale)

HEGEL IN RAPPORTO AGLI ALTRI FILOSOFI

-L'ILLUMINISMO: Gli illuministi affermavano che il reale non è razionale e che la ragione doveva insegnare alla realtà e alla storia come dovrebbe essere. Ma per Hegel invece la realtà è necessariamente ciò che deve essere e la vera ragione è presente in ogni momento della storia.

-KANT: Hegel critica in Kant la filosofia del finito che poneva un'antitesi tra il dover essere e l'essere. Hegel invece afferma che la realtà si adegua sempre alla razionalità, cioè ciò che è si adegua sempre a ciò che dovrebbe essere.

-ROMANTICISMO: Hegel critica nei romantici il primato che essi davano al sentimento, affermando invece che la filosofia è la scienza dell'Assoluto e rappresenta dunque una forma di sapere razionale e mediato. Inoltre critica anche l'atteggiamento individualista di alcuni romantici, dato che egli è del parere che l'individuo deve integrarsi nelle istituzioni sociali e politiche del proprio tempo.

Tuttavia Hegel condivise con i romantici, da cui fui influenzato, il tema dell'infinito.

-FICHTE: Hegel critica Fichte in due punti: 1)l'oggetto viene ridotto a ostacolo dell'Io, rischiando di formare un nuovo dualismo; 2)l'infinito è ridotto a una meta ideale dell'io finito, in progresso che non finirà mai. Per cui non si raggiungerà mai una piena coincidenza fra finito e infinito, essenza dell'idealismo.

-SCHELLING: Hegel critica a Schelling il suo concetto di Assoluto, poiché egli lo considera un'entità astratta e priva di vita, per cui non può essere in grado di generare la molteplicità e la differenziazione delle cose.

La fenomenologia dello spirito

Nella Fenomenologia dello Spirito Hegel tratta la via che la coscienza umana ripercorre per giungere allo spirito infinito, e viceversa, ovvero la via che lo spirito infinito segue per riconoscersi nella sua infinità attraverso le manifestazioni finite della realtà.

Tale via fa parte della realtà, quindi anche la fenomenologia dello spirito fa parte della realtà e della filosofia dello spirito.

Hegel tratta la fenomenologia dello spirito sottoforma di storia romanzata che narra del perscorso della coscienza. Questa è inizialmente definita infelice, poiché, non sapendo di essere tutta la realtà, vive al suo interno contrasti, infelicità, opposizioni; superando questo momento la coscienza esce dalla sua individualità e si riconosce nella sua vera natura, ovvero Coscienza infinta o universale.

funzione della fenomenologia: la fenomenologia coincide con il divenire della filosofia e aiuta l'individuo a percorrere le tappe che lo portino a riconoscersi e a risolversi nello spirito universale.

La Fenomenologia si divide in tre momenti:

1)Coscienza (tesi) attenzione verso l'oggetto

la certezza sensibile: Essa sembra apparentemente la più ricca e sicura, mentre in realtà essa non è la certezza della cosa particolare ma di un generico questo presente ora e qui davanti a noi. Il questo dunque è generico, universale, e non dipende dalla cosa, ma dall'io che la considera, il quale è anch'esso un io generico ed universale.

la percezione: Nel momento in cui l'io riconosce che esso stesso percepisce e stabilisce l'unità dell'oggetto, nella molteplicità delle sue qualità, allora il soggetto inizia ad esaurire la realtà in se stesso.

l'intelletto: La coscienza risolve l'intero oggetto in se stessa, diventando autocoscienza, nel momento in cui vede nell'oggetto un semplice fenomeno, che esiste solo nella coscienza e mai indipendentemente da essa, e vi contrappone l'essenza ultrasensibile dell'oggetto (noumeno).

2)Autocoscienza (antitesi) attenzione verso il soggetto, ovvero l'attività concreta dell'io in rapporto con gli altri

signoria e servitù: Le autocoscenze necessitano di un riconoscimento reciproco, che deve avvenire tramite un conflitto. Infatti l'amore non è sufficiente per attuare la separazione e il successivo riconoscimento delle autocoscienze, perché manca di un carattere drammatico. Questa fase deve invece avvenire tramite un conflitto che implica dolore, pazienza, travaglio e soprattutto il subordinarsi di una rispetto all'altra: · l’uomo è autocoscienza solo se riesce a farsi «riconoscere» da un’altra autocoscienza ® conflitto tra autocoscienze ® subordinarsi dell’una e dell’altra nel rapporto servo-signore. ® tuttavia tale dinamica è destinata a capovolgersi ® come avviene la progressiva acquisizione di indipendenza da parte del servo? · paura della morte: lo schiavo è tale perché ha temuto la morte, ma proprio sentendosi così attaccato alla sua esistenza ha scoperto la sua indipendenza. · servizio: la coscienza si autodisciplina e impara a vincere i suoi impulsi naturali. · lavoro: il servo, trattenendo il proprio appetito e non usufruendo dell’oggetto, imprime nelle cose una forma ® formando e coltivando, forma e coltiva se stesso e imprime nell’essere quella forma che è dell’autocoscienza e così trova la sua indipendenza

stoicismo e scetticismo: Il raggiungimento dell'indipendenza dell'io nei confronti dell'oggetto in filosofia è rappresentato dallo stoicismo, ovvero una visione del mondo in cui il saggio si ritiene autosufficiente e libero rispetto alla realtà che lo circonda. Tuttavia tale libertà interiore è solamente astratta poiché permangono i condizionamenti della realtà esteriore (passioni, ricchezze, ecc.).

Lo scetticismo invece nega tutto ciò che comunemente è ritenuto vero e reale. Ma così facendo lo scettico cade in contraddizione, perchè pretende di dire qualcosa di reale e di vero quando nello stesso tempo lo nega.

la coscienza infelice: La scissione presente nello scetticismo assume la forma di una separazione tra uomo e Dio.

Così accade nell'ebraismo, in cui vi è un Dio trascendente, lontano dalla coscienza, inaccessibile all'uomo, il quale si trova in uno stato di dipendenza.

Anche nel Cristianesimo medievale vi è la figura di un Dio incarnato, vissuto in un preciso ed irripetibile periodo storico, e perciò lontano dai posteri.

Manifestazioni dell'infelicità:

la devozione: il pensiero a sfondo religioso che non ha ancora preso coscienza dell'unità tra finito e infinito;

il fare: il momento in cui la coscienza si esprime con il lavoro, il cui frutto tuttavia è considerato dono di Dio, così come le proprie forze e capacità;

la mortificazione di sé: è la completa negazione dell'io in favore di Dio.

3)Ragione (sintesi) unità fra soggetto ed oggetto

A questo punto tutta la realtà è stata interiorizzata dall'autocoscienza. La ragione è appunto la certezza di essere ogni realtà; nel tentativo di far diventare questa certezza verità, la coscienza cerca nella realtà l'essenza delle cose. Questo tentativo non è altro che la ricerca della coscienza stessa; poiché la coscienza ancora non fa della ragione l'oggetto della sua ricerca, si rivolge in primo luogo alla natura (fase del Rinascimento e dell'Empirismo).

La vera ragione, dunque, non è quella dell'individuo, ma quella dello spirito e dello Stato, su cui si poggia ogni atto individuale. Per questo è l'individuo che si fonda sulla realtà storico-sociale e non viceversa.

1)La logica

(concetto di logica nella tradizione filosofica…dogmatismo: con un procedere ingenuo, considera separatamente il pensiero e gli oggetti della conoscenza. empirismo: riduce la realtà vera delle cose ad un'incognita inconoscibile per il pensiero.filosofia della fede: compie l'unità tra pensiero ed essere, ma afferma che ciò sia possibile solo mediante il sentimento o la fede.)

La logica è la scienza dell'Idea "pura. La logica esamina i "concetti" o "categorie" che formano il programma o l'impalcatura originaria del mondo. Tali concetti non sono pensieri soggettivi, ma pensieri oggettivi, che esprimono la realtà stessa nella sua essenza.

Per Hegel invece la fusione tra pensiero e realtà si raggiunge mediante un momento dialettico, che si basa sul principio di contraddizione. Se ci si basa sul principio di non contraddizione (come avviene nella logica aristotelica e in Schelling) le differenze si annullano. Al contrario il principio di contraddizione permette superare tali differenze e ricomprenderle in un'unica unità di pensiero e realtà; in questo modo la logica non ha solo il compito di descrivere le modalità del pensiero, ma rappresenta anche il modo di svilupparsi della realtà.

LOGICA (studio del pensiero) = METAFISICA (studio dell'essere)

Momenti della logica:

Dottrina dell'essere: è il concetto più vuoto ed astratto, senza nessun contenuto. In questo modo l'essere è il nulla; il concetto di tale unità è il divenire (passaggio dal nulla all'essere).

Dottrina dell'essenza: Nel momento in cui l'essere, riflettendo su se stesso, si riconosce identico e diverso e il pensiero si fa oggetto, e dall'essere si passa all'essenza.

Dottrina del concetto: Si ha identità tra pensiero e essere. In seguito alle due prime categorie (oggettivo, soggettivo), si ha l'ultima categoria: l'Idea, concepita come la ragione, che ha in sé tutta la realtà.

3)La filosofia dello Spirito

Lo spirito oggettivo

Nello spirito oggettivo si realizza la volontà di libertà dello spirito e lo Spirito si concretizza nelle istituzioni sociali raccolte sotto il concetto di diritto. Il termine diritto in Hegel si riferisce sia al diritto vero e proprio dei giuristi, sia a tutte le materie della filosofia pratica (politica, economia e morale).

Momenti dello spirito oggettivo:

Diritto astratto (tesi): Esso riguarda l'esistenza esterna della libertà della persona. Gli individui vengono concepiti da Hegel come soggetti astratti di diritto, cioè privi delle loro proprie caratteristiche che li differenziano gli uni dagli altri.

Moralità (antitesi): Essa è la volontà soggettiva che si manifesta nell'azione. Essa si articola in:

il proponimento: ovvero il personale proposito del soggetto da cui scaturiscono le azioni;

l'intenzione e il benessere: il proponimento è intenzione, perché deriva da un essere "pensante"; il benessere è lo scopo a cui mira l'azione;

il bene e il male: sollevandosi dall'universalità, l'intenzione e il benessere hanno come fine assoluto il bene in sé per sé, che per uscire dalla sua astrazione, deve passare ad una volontà soggettiva incapace di realizzare il dovere.

Nella moralità vi è dunque la separazione tra la soggettività (che deve realizzare il bene) e il bene (che deve essere realizzato). Da qui deriva la contraddizione kantiana tra essere e dover-essere: in questo modo, infatti, la moralità diventa formale ed astratta, cioè, non ha riscontri concreti nella realtà.

Eticità (sintesi): Il bene si concretizza nell'eticità, dove si annulla la sua separazione con la soggettività. L'eticità rappresenta la moralità sociale, ovvero la concretizzazione del bene nelle forme istituzionali della famiglia, della società civile e dello Stato. E' la più alta manifestazione dello spirito oggettivo e in essa vengono superati gli aspetti diametralmente opposti del diritto e della morale.

La famiglia (tesi): In essa si raggiunge è un'"unità spirituale" fondata sull'amore e sulla fiducia.

La società civile (antitesi): Il sistema unitario della famiglia si frantuma nel momento in cui i figli lasciano la famiglia originaria e formano dei nuovi nuclei familiari. Essi coesistono in una sfera economico-sociale e giuridico-amministrativa, ovvero uno spazio intermedio tra l'individuo e lo Stato, dove si scontrano e si incontrano i propri interessi particolari. Dunque la società civile è il momento antitetico dell'eticità, che in essa è comunque compresa.

Lo Stato (sintesi): E' la riaffermazione dell'unità della famiglia. Esso rappresenta una sorta di famiglia in grande, in cui i particolarismi della società civile non vengono soppressi, ma indirizzati verso il bene collettivo.

La concezione etica dello Stato, visto come l'incarnazione suprema della moralità e del bene comune, si differenzia dal:

modello liberale: secondo tale modello lo Stato viene confuso con la società civile, e ridotto a semplice tutore dei particolarismi della società civile. E' dunque una concezione negativa dello Stato, che esiste in seguito alla sua fondazione da parte degli individui:

individui V stato

per Hegel invece…

stato V individui

All'origine dello Stato vi è una teoria "organicistica" secondo la quale è lo Stato a fondare gli individui, nel senso che gli individui nascono già nel suo ambito e che lo Stato, come il tutto, è superiore alle parti che lo compongono, ovvero gli individui. Dunque lo Stato si basa sulla sua stessa idea di bene universale e trova in se stesso la propria ragione di esistenza e il proprio scopo.

modello democratico: secondo il quale la sovranità risiede nel popolo.

per Hegel invece…

Il popolo, al di fuori dello Stato, è solo una moltitudine informe.

modello contrattualistico: secondo il quale lo Stato è il frutto di un contratto che scaturisce dalla volontà arbitraria degli individui..

per Hegel invece…

Lo Stato viene prima degli individui.

modello giusnaturalistico: secondo il quale i diritti naturali esistono prima ed oltre lo Stato.

Dunque nello Stato hegeliano non sono gli uomini a governare ma le leggi: in questo modo viene garantita la salvaguardia della libertà individuale e della sua proprietà.

la costituzione

La costituzione, ovvero l'organizzazione dello Stato, è frutto della vita collettiva e storica di un popolo, ed ognuno ne ha una adeguata. Per cui è sbagliato imporre a priori una costituzione ad un popolo.

Per Hegel la forma statale più "razionale" è la monarchia costituzionale moderna, con 3 poteri (legislativo, governativo, monarchico) distinti, ma non divisi tra di loro.

La filosofia della storia

Dal punto di vista di un intelletto finito, come quello dell'individuo, la storia appare come un insieme di fatti contigui dominato dal disordine. In realtà, la storia del mondo possiede un piano razionale, poiché è la manifestazione dell'attività dello spirito (della ragione).

il fine della storia: è la realizzazione della libertà dello spirito, il quale si incarna negli spiriti dei popoli.

Tale libertà si concretizza nello Stato, che rappresenta dunque il fine supremo dello spirito. Dunque la storia del mondo è la successione di forme statali che costituiscono momenti di un divenire assoluto.

I tre momenti della storia sono:

il mondo orientale: uno solo è libero

il mondo greco-romano: alcuni sono liberi

il monto cristiano-germanico: tutti sono liberi, poiché la monarchia moderna ha abolito i privilegi dei nobili e tutti gli uomini sono messi allo stesso piano, rendendo così libero ogni individuo.

La libertà si realizza solo nello: stato etico

l'individuo è risolto nella collettività stato liberale l'individuo pretende di far valere i suoi particolarismi

i mezzi della storia: Lo spirito si serve degli individui e delle loro passioni. L'uomo non è in grado di agire sul proprio destino, poiché tutto è già stato stabilito secondo il disegno dello spirito. Vi sono uomini dal destino eccezionale, che sanno la verità del proprio mondo. Questi uomini sembrano seguire la propria passione, ma in realtà essi sono soli uno strumento della Ragione, che si serve delle loro ambizioni per attuare i propri fini.

Lo spirito assoluto

E' il momento in cui l'Idea prende piena coscienza della sua infinitezza. L'auto-sapersi dell'Assoluto è il risultato di un processo dialettico. Queste tappe si differenziano per la forma nella quale esse rappresentano lo stesso contenuto (l'Assoluto o Dio):

arte: Lo Spirito acquista coscienza di sé nella forma dell'intuizione sensibile, in cui spirito e natura vengono concepiti come un tutt'uno.

religione: Lo Spirito acquista coscienza di sé nella forma della rappresentazione. Questa è un modo di pensare a metà fra l'intuizione sensibile ed il concetto. Un esempio è la rappresentazione cristiana del Dio-Padre che crea il mondo, è il frutto di immagini metaforiche del fatto che la natura costituisce un momento dialettico della vita dello spirito.

filosofia: Lo Spirito acquista coscienza di sé nella forma del concetto.

La forma del concetto è più adeguata per esprimere l'Assoluto rispetto alla religione.

La storia della filosofia

La storia della filosofia è l'insieme delle tappe necessarie della verità dell'Idea dai greci fino ad Hegel. L'ultima filosofia è il risultato delle precedenti e contiene i principi di tutte.

Definizione di idealismo: dottrina filosofica che identifica la realtà con le idee, il reale con l’ideale; le idee sono il fondamento della realtà. L’idealismo vede le cose come materializzazione delle idee. Per Schelling le cose sono spirito materializzato ovvero spirito visibile. Per Hegel il fondamento della realtà è l’idea o l’essere.

ANCORA SU HEGEL

Definizione di idea secondo Hegel e Kant: secondo Kant l’idea è un prodotto della ragione, è quindi un’illusione trascendentale perchè non è frutto di giudizi sintetici a priori (non fornisce scienza nè sapere). L’idea è astrazione e non ha nessun contenuto empirico (empirico=concetto della ragione a cui non corrisponde nessun dato dell’esperienza sensibile). Secondo Hegel l’idea è il fondamento della realtà, è l’Assoluto, la realtà. E’ studiata dalla logica come idea fuori di sè; nello spirito soggettivo oggettivo e assoluto come idea che ritorna in sè; e dalla filosofia (sintesi dello spirito assoluto) intesa come totalità.

Religione popolare e religione positiva negli scritti teologici giovanili: (gli scritti teologici giovanili non sono stati pubblicati da Hegel, ma dopo la sua morte. Si occupa di religione perchè vede le connessioni religione-politica, gli interessa la ricaduta che ha la religione negli aspetti politici. Vorrebbe una riforma in Germania e ritiene che riformando la religione si possa riformare anche lo stato) La religione popolare è quella olimpica perchè non insegna alla rinuncia ma insegna a godere della vita e a realizzarsi, favorisce la libera espressione di tutte le facoltà dell’uomo, restituisce all’uomo la dignità e la serenità. La religione della Grecia parla al popolo, alla fantasia attraverso i miti; ha dentro di sè un contenuto razionale destinato ad emergere; esalta la vita, le sue divinità sono espressione di una vita che si esprime al meglio. Le religioni positive sono quella ebraica e quella cristiana perchè si fondano su istituzioni e su concetti assunti dogmaticamente come fatti; non possono essere accolte dall’uomo perchè gli impongono la rinuncia a se stesso.

Ebraismo e Cristianesimo: l’ebraismo è la religione della scissione tra Dio e uomo; reprime l’uomo. Figure più significative della Bibbia come testimonianza della lontananza Dio-uomo: Mosè e Abramo. Gli ebrei sono isolati per la fedeltà al loro Dio, che è geloso e così condanna l’uomo all’infelicità. Il cristianesimo ha negli scritti giovanili una valenza negativa, ma poi viene recuperato. Dapprima ha causato sofferenza all’uomo e gli ha imposto una limitazione nel godere la vita per guadagnarsi un premio nella vita ultra-terrena. Poi viene visto come una religione assoluta perchè si avvicina alla filosofia e Cristo è visto come colui che ha superato la scissione.

Critica all’Illuminismo e a Kant: Hegel rifiuta la maniera illuministica di rapportarsi al mondo, in quanto gli illuministi, facendo dell’intelletto il giudice della storia, sono costretti a ritenere che il reale non è razionale. La ragione degli illuministi è finita e parziale e pretende di dare lezione alla realtà e alla storia, stabilendo come essa dovrebbe essere ma non è, mentre la realtà è sempre ciò che deve essere. Hegel critica Kant perchè con i suoi dualismi non riesce a cogliere l’infinito. Infatti per Kant le idee spingono la ricerca scientifica all’infinito, verso una compiutezza che essa non raggiungerà mai. L’essere non si adegua mai al dover essere, la realtà alla razionalità. Mentre secondo Hegel questa adeguazione è necessaria. Rimprovera anche a Kant di voler indagare la facoltà del conoscere prima di procedere a conoscere.

Critica a Fichte e Schelling: Hegel accusa il soggettivismo di Fichte di non riuscire ad assimilare l’oggetto, cioè di ridurlo a semplice ostacolo esterno dell’Io. Lo accusa anche di aver ridotto l’infinito a semplice meta ideale dell’Io finito, in questo modo il finito, per adeguarsi e ricongiungersi all’infinito, è lanciato in un progresso all’infinito che non raggiunge mai il suo termine (cattiva infinità); non supera mai il finito perchè lo fa continuamente risorgere. Hegel critica Schelling perchè concepisce l’Assoluto in modo a-dialettico, come un’unità statica da cui derivano in modo inesplicabile la molteplicità e la differenziazione tra le cose (mentre per Hegel l’Assoluto è divenire). Critica il concetto dell’Assoluto di Schelling perchè è unità astratta priva di vita e concretezza interiore, quindi incapace di spiegare la molteplicità delle cose; lo paragona alla "notte nella quale tutte le vacche sono nere". Schelling voleva conoscere la totalità senza coglierne il particolare; l’intuizione artistica coglie la totalità. Per Hegel l’intuizione artistica conosce per intuizioni mentre la filosofia conosce per concetti.

Definizione di conoscenza intuitiva, intellettuale e razionale: la conoscenza intuitiva si basa sulle intuizioni. E’ la conoscenza della totalità. La conoscenza intellettuale è la conoscenza del particolare, ma si lascia sfuggire la realtà. La conoscenza razionale è globale e particolare. Per Hegel la conoscenza razionale è l’organo della filosofia: ogni individuo è reale solo se costituito nei rapporti con il resto del mondo (Hegel recupera i valori dialettici di Platone: ogni individuo per essere se stesso, deve essere in rapporto con gli altri e si conosce solo in base ai rapporti con gli altri).

Perchè la Fenomenologia è il romanzo delle esperienze della coscienza? La "Fenomenologia dello spirito" illustra la via che la coscienza umana ha dovuto percorrere per giungere fino all’infinito. La Fenomenologia è la storia romanzata della coscienza, che attraverso erramenti, contrasti, scissioni, e quindi infelicità e dolore, esce dalla sua individualità, raggiunge l’universalità e si riconosce come ragione che è realtà e realtà che è ragione. Figura significativa della Fenomenologia è la coscienza infelice. Coscienza infelice in quanto non sa di essere tutta la realtà e perciò si ritrova scissa in differenze e conflitti dai quali esce solo arrivando alla coscienza di essere tutto. La prima fase della Fenomenologia ha una triade: la coscienza (oggetto), l’autocoscienza (soggetto) e la ragione (unità soggetto-oggetto).

Profilo della figura dello Spirito nella Fenomenologia con riferimento al rapporto servo-signore: il soggetto, vedendo l’oggetto, gli sembra che questo sia la realtà, ma questa conoscenza è insicura e perciò lo spirito (cioè l’Assoluto) si muove alla ricerca di altre forme di conoscenza più complete. Lo spirito acquista la coscienza di essere il soggetto attivo nell’atto conoscitivo e acquista piena consapevolezza di sè, pretendendo di dominare le cose. La coscienza diventa autocoscienza. L’autocoscienza presuppone la presenza di altre autocoscienze in grado di darle la certezza di essere tale; cioè l’uomo è autocoscienza solo se riesce a farsi riconoscere da un’altra autocoscienza. L’autocoscienza ha bisogno di affermarsi sugli altri, ma, dal momento che tutti gli spiriti hanno lo stesso desiderio, esplode il conflitto. Tale conflitto non si conclude con la morte delle autocoscienze (perchè si annullerebbe l’intera dialettica del riconoscimento), ma con il subordinarsi dell’una all’altra nel rapporto servo-signore. Il signore è colui che è arrivato alla vittoria affermando così la propria indipendenza. Il servo è colui che ha preferito la perdita della propria indipendenza, pur di salvare la vita. Il servo non può più vivere per se stesso, ma deve vivere per il suo signore. Il signore può vivere di sè. La servitù è l’espressione esteriore di un modo di essere interiore, chi subisce la condizione di servo la merita. Primo grado di affermazione di se stessi è l’imposizione della propria libertà su u altro. Il rapporto servo-signore è destinato a una inversione di ruoli. Infatti il signore, che prima era indipendente, nel momento in cui usufruisce del lavoro altrui, finisce per rendersi dipendente dal servo. Nel lavoro il servo imprime una forma alle cose dando luogo ad un’opera indipendente e autonoma che rappresenta il riflesso della raggiunta indipendenza del servo. Quindi il servo, che prima era dipendente, nel momento in cui trasforma e padroneggia le cose da cui il signore riceve il proprio sostentamento, finisce per rendersi indipendente dal signore. Il raggiungimento dell’indipendenza trova la sua manifestazione filosofica nello stoicismo (visione del mondo che evidenzia l’autosufficienza). L’autocoscienza, come soggetto assoluto, è diventata ragione e ha assunto in sè ogni realtà. La ragione si divide in: ragione osservativa, ragione attiva, individualità in sè e per sè.

Perchè l’Assoluto è "l’essenza che si determina mediante il suo sviluppo"? Assoluto è ciò che può essere nelle sue potenzialità e si realizza mediante un suo processo, un suo sviluppo.

Confronto tra la logica di Hegel, Aristotele, Kant e Fichte: la logica di Hegel è scienza dell’idea pura nell’elemento astratto del pensiero, si identifica con la metafisica perchè è scienza della realtà, mentre quella di Kant e di Aristotele riguerda la forma. La logica di Kant studia le condizioni a priori della conoscenza; è una logica trascendentale. La logica di Aristotele è formale, studia le regole del pensiero, si basa sul principio di non contraddizione. La logica di Fichte è metafisica assoluta che si basa sulla deduzione delle categorie della realtà dall’Io puro. Parte dal concetto di essere e all’interno di questo concetto individua le categorie. La superiorità della filosofia di Hegel rispetto a quella di Fichte sta nel fatto che quest’ultima parte da un principio particolare e non dalla totalità.

Perchè la Natura è alienazione dell’idea? Alienazione: procasso di oggettivazione dell’idea che diventa realtà. L’idea si perde e diventa qualcosa di diverso da sè , diventa Natura. L’idea si aliena nella Natura. Da una parte l’idea nel momento in cui diventa Natura ha una caduta, una perdita; dall’altra questa perdita è necessaria all’idea per diventare cosa, Natura.

Perchè ogni individuo porta con sè "il suo germe innato di morte"? Perchè ogni individuo è inessenziale, non esprime l’essere nella sua totalità e quindi deve arrivare alla fine, deve morire. Le specie non muoiono mai perchè costituiscono un istema di gradi che culmina nell’uomo.

Definizione di spirito soggettivo e oggettivo: spirito soggettivo: (tesi della grande sintesi) esprime il momento in cui lo spirito si solleva dalla condizione di naturalità e acquisisce la capacità di manifestarsi, si manifesta nella forma di anima (studiata dall’antropologia <tesi>, coscienza studiata dalla fenomenologia <antitesi>, psiche studiata dalla psicologia <sintesi>. Spirito oggettivo: (antitesi della grande sintesi) lo spirito si manifesta nelle istituzioni sociali concrete, lo spirito soggettivo si vuole realizzare. Momenti dello spirito oggettivo: diritto <tesi>, moralità <antitesi>, eticità <sintesi>.

Definizione di Dialettica e confronto con Kant: la Dialettica è la legge che regola il divenire, in quanto l’Assoluto è divenire, e rappresenta la legge di sviluppo della realtà e la legge di comprensione della realtà. Momenti della Dialetica: astratto o intellettuale <tesi> (si ferma alle determinazioni rigide e isolate della realtà), negativo-razionale <antitesi> (nega le determinazioni astratte dell’intelletto, mettendole in rapporto con le determinazioni opposte), positivo-razionale <sintesi> (coglie l’unità delle determinazioni opposte, ricomponendole in modo sintetico). La Dialettica consiste quindi 1) nell’affermazione di un concetto astratto e limitato, ossia la tesi; 2) nella negazione di questo concetto e nel passaggio ad un concetto opposto, ossia l’antitesi; 3) nell’unificazione della precedente affermazione e negazione in una sintesi positiva comprensiva di entrambe.

Definizione di diritto moralità e eticità: costituiscono la tride del spirito oggettivo. Il diritto <tesi> deve garantire a ciascuno il proprio ambito di libertà; si può negare e violare. Torto: negazione del diritto; può essere di diversa gravità, il delitto è quello più grave, si nega la forma e la sostanza della legge, deve essere sottoposto a sanzione. Diritto <tesi>, torto <antitesi>, sanzione <sintesi>. Moralità <antitesi>: nella moralità l’individuo accetta come legge solo quella interiore, accoglie la legge della coscienza. Il conflitto che nel diritto si manifestava esteriormente, nella moralità si manifesta interiormente (scissione tra la legge della ragione e le aspirazioni del soggetto). Eticità <sintesi>: il soggetto avverte l’esigenza di obbedire a una legge esteriore che corrisponda alla sua legge interiore. L’eticità è un’aspirazione a superare il conflitto. Il rapporto legge-individuo nel diritto è di costrizione, nella morale è di obbligazione, nell’eticità è di fiducia. Triade dell’eticità: famiglia <tesi>, società <antitesi>, stato <sintesi>. (Famiglia. Sostanza etica realizzata immediatamente; è la spiritualizzazione dell’atto della procreazione. Occupazioni della famiglia: difesa del patrimonio ed educazione dei figli. Il compito della famiglia è quello di dissolversi per dare autonomia ai figli. I figli, diventati autonomi, formano la società. La società è una pluralità di famiglie in rapporto tra loro, esse formano connessioni per il benessere della comunità. La società civile provvede ai bisogni di sopravvivenza con il lavoro, tre classi: produttori, commercianti, funzionari. Nella società civile restano dei conflitti che non consentono di superare le scissioni tra le famiglie. Stato: livello superiore, riporta la molteplicità delle famiglie all’unità. Nello Stato si afferma lo spirito di un popolo, deriva dalla volontà di un sovrano di portare alla luce lo spirito di un popolo nel corso della storia. Lo stoto è sostanza etica compiutamente realizzata e consapevole di sè.).

Definizione di Stato, Stato come "sostanza etica consapevole di sè": lo Stato è la sintesi della famiglia e della società. E’ l’affermazione più alta; è l’ingresso di Dio nella storia; è lo spirito che prende la forma delle istituzioni che esprimono lo spirito dei popoli; è la forma materiale storica dello spirito che vive nei popoli; è sostanza etica realizzata nella maniera più completa /consapevole di sè. E’ il modo più alto di esprimere la libertà, è sostanza etica realizzata. L’individuo è libero solo nello stato perchè le leggi realizzano lo spirito che ha dentro di sè. Ha una missione etica, un valore spirituale. Nasce dallo spirito di un popolo che emerge e acquista maturità nella storia.

Concezione della storia: il contenuto della storia è razionale. Una forza divina domina nel mondo: questa fede religiosa nella provvidenza implica la razionalità della storia. Fine della storia del mondo è che lo spirito giunga al sapere di ciò che esso è veramente e oggettivi questo sapere, lo realizzi facendone un mondo esistente, manifesti oggettivamente se stesso. Questo spirito è lo spirito del mondo che si incarna negli spiriti dei popoli che si succedono. I mezzi della storia sono gli individui con le loro passioni. L’azione di un individuo è tanto più efficace quanto più è conforme allo spirito del suo popolo. La tradizione è conservazione (attraverso gli individui conservatori) e progresso (attraverso gli eroi). Questi personaggi sono i veggenti: sanno qual è la verità del loro mondo e del loro tempo; il loro destino è il successo; essi apparentemente seguono la propria passione, ma in realtà l’astuzia della ragione si serve di loro per attuare i suoi fini. Il fine supremo della storia del mondo è la realizzazione della libertà dello spirito, che si realizza nello Stato. La storia è la successione di forme statali che costituiscono momenti di un divenire assoluto. Tre momenti della storia: il mondo orientale (uno solo è libero), il mondo greco-romano (alcuni sono liberi), il mondo germanico (tutti gli uomini sanno di essere liberi).

KIERKEGAARD

OPERE PIÙ IMPORTANTI:

  • Ø "Aut aut"

  • Ø Timore e tremore"

  • Ø Il diario

  • Ø "Il concetto dell’angoscia"

  • Ø "La malattia mortale"

  • Il filosofo danese non ha avuto alcun successo nel suo tempo ma è stato riscoperto e rivalutato all’inizio del ‘900 nel contesto dell’esistenzialismo, ma va comunque sia inquadrato nel suo tempo, come uomo del primo ‘800.

    La sua è stata una vita priva di aspetti esteriori come attesta il suo diario, che fra l’altro era pieno di frasi enigmatiche. La sua vita è fatta di una serie di atti mancati, scelte iniziate ma non portate a termine; visse sfruttando una rendita paterna ma fu incapace di fare scelte di vita compiute. La sua natura travagliata avvertiva in ogni scelta il rischio dell’errore che lo avrebbe portato al peccato e alla perdizione. Da qui si può vedere come la sua fede fosse forte, ma vedeva un abisso tra uomo e Dio, che per l’uomo si presenta come un mistero. Kierkegaard era una personalità che viveva drammaticamente l’esistenza, sempre combattuto fra i propri limiti e lo slancio ad oltrepassare questi limiti, dimostrando l’impossibilità di risolvere il finito nell’infinito (e per questo differente da Hegel).

    Kierkegaard critica ad Hegel: l’astrattismo: perché il punto di partenza di Hegel è la ragione, lo spirito, l’idea, su cui ha costruito un sistema di astrazioni perdendo di vista il nucleo di partenza di ogni filosofare, cioè l’uomo concreto con la sua esistenza ed il suo dramma (ogni filosofia non deve partire dallo spirito, ma da un’entità concreta, il singolo).

    Mentre per Hegel, il quale credeva in un rapporto stretto fra infinito ed infinito, l’individuo ha senso solo in relazione all’infinito, per Kierkegaard il singolo è irriducibile ad altro, per cui non c’è possibilità di comprenderlo alla luce dell’infinito. Questo porta alla conseguenza che lo spirito del sistema proprio dell’hegelismo è ripudiato da Kierkegaard perché nega l’irriducibilità ad altro del singolo. Il punto di partenza di Kierkegaard è che la vita del singolo non può rimanere rinchiusa alle categorie astratte del sistema logico hegeliano.

    Per Kierkegaard la vita dell’uomo è invece un divenire fluido e contingente, è possibilità e libertà, è indeterminata e indeterminabile, è quindi mutevole; mentre, per Hegel, tutto è determinato dalla logica del sistema, è una concatenazione di tesi, antitesi e sintesi. Per Kierkegaard la categoria che domina l’esistenza non è la necessità, come per Hegel, ma la possibilità, per cui l’uomo vive nella dimensione della scelta e quindi la sua esistenza si inquadra in un orizzonte aperto, dove nulla è già determinato.

    Per Kierkegaard la negazione della tesi è solo una possibilità, non come per Hegel una necessità, per cui la dialettica hegeliana viene negata.

    L’esistenza per Kierkegaard è divenire, possibilità, storicità (perché l’uomo vive nella dimensione della storia), contingenza e temporaneità. L’esistenza non è qualcosa che riguarda solo l’ambito teoretico, conoscitivo, perché l’uomo non è un io idealistico, non è puramente teoretico, ma ha una vitalità concreta ed è caratterizzato da scelte esistenziali molto concrete che condizionano la salvezza religiosa.

    La vita ha quindi degli aspetti più drammatici che in Hegel, in cui tutto si concilia nella ragione. Mentre per Kierkegaard la vita è un attivismo pratico e non solo teoresi, puro pensiero.

    "Aut aut" e "Timore e tremore" riguardano gli "stadi dell’esistenza", questa espressione può essere fraintesa: può sembrare che si tratti di 3 stadi che si succedono in una sequenza ordinata come se fossero degli stadi dialettici in senso hegeliano, invece non c’è passaggio logico o automatismo tra i vari stadi; non è un divenire necessario e ineluttabile. Kierkegaard assume una posizione differente da Hegel, poiché questi sono stadi dell’esistenza che possono verificarsi.

    In "Aut aut" si prendono in considerazione due stadi dell’esistenza:

    1. la vita estetica

    2. la vita etica

    Il terzo stadio è quello religioso, che è preso in considerazione nel breve saggio "Timore e tremore".

    La vita estetica

    La vita estetica è quella di colui che affronta l’esistenza in modo scanzonato, disinvolto e disimpegnato. L’uomo cerca di trarre quanto più possibile dal momento, vive attimo per attimo. L’emblema dell’esteta è il "don Giovanni", la cui vita è caratterizzata da legami instabili. L’esteta conosce solo il momento dal quale cerca di trarre il massimo godimento possibile. La sua vita è senza problemi poiché non si pone problemi sul futuro e sul divenire perché è completamente assorbito dal presente.

    Per Kierkegaard questa esistenza risulta superficiale, priva di grandi significati. La continua ricerca del piacere attimo per attimo finisce per dare un godimento apparente che alla fine può lasciare nell’esteta un senso di inappagamento, perché può provare che la sua esistenza non ha un senso stabile e durevole e che non c’è un senso complessivo di questi attimi. L’avvertenza del vuoto lo può condurre invece ad affrontare una vita diversa: la vita etica.

    La vita etica

    L’emblema della vita estetica è il marito: mentre il don Giovanni passa da un amore all’altro senza che nel passaggio ci sia nulla di stabile, il marito ha rapporti stabili e durevoli, accetta le regole connesse alla famiglia e all’istituto matrimoniale, quindi mentre la vita estetica è caratterizzata da instabilità, la vita etica è stabile, durevole ed è caratterizzata dall’accettazione delle regole derivate dalla tradizione. Inoltre la vita etica è caratterizzata dalla responsabilità, mentre l’esteta non si fa carico di nulla; nella vita etica c’è poi ordine, mentre in quella dell’esteta c’è disordine.

    La vita religiosa

    "Non c’è continuità tra la vita etica e quella religiosa", perché non c’è continuità tra questi tre stadi.

    L’emblema della vita religiosa è Abramo. In "Timore e tremore" fa riferimento ad all’episodio biblico in cui Abramo, ormai anziano, ha avuto la possibilità di avere un figlio dalla propria consorte, Isacco; ma poi Dio ordina di sacrificare Isacco. Abramo di fronte alla richiesta di Dio obbedisce senza invocarlo o a ragionarci, cioè accetta la decisione di Dio, accetta cioè l’assurdo scelto da Dio, che per l’uomo non è comprensibile (dal punto di vista umano-razionale questa è una richiesta illogica e irrazionale perché l’atteggiamento di Dio appare contraddittorio poiché gli nega ciò che gli aveva concesso).

    Con questo Kierkegaard vuol dire che credere nell’assurdo e nell’irragionevole è un atteggiamento religioso, perché l’uomo non può capire le scelte divine.

    "la dove finisce il pensiero (cioè la ragione) comincia la fede": Kierkegaard tende ad accentuare le differenze e il divario tra la ragione e la fede, che ha inizio dove la ragione si mostra incapace di spiegare.

    Dal punto di vista della ragione, il Cristianesimo evidenzia delle chiare assurdità: per esempio il fatto che Dio si fa uomo, cioè che l’infinito si fa finito è un mistero per la ragione umana che risulta impenetrabile.

    L’atteggiamento dell’uomo etico, il quale vive secondo ragione, è spiegabile ed argomentabile, mentre quello dell’uomo religioso non è né spiegabile né argomentabile. La scelta di Abramo si può argomentare colo perché aveva fede in Dio e nei comandamenti che l’uomo non può afferrare.

    La possibilità di fare scelte alternative fra loro ci mette al centro della filosofia kierkegaardiana a che lo spinge verso la "malattia mortale" che per Kierkegaard era costituita dalla disperazione.

    Angoscia (caratterizzata da opportunità e rischio)

    Kierkegaard si distacca e polemizza nei confronti dell’idealismo e soprattutto di Hegel, accusato di annullare il singolo nelle categorie della logica astratta; mentre Kierkegaard pone al centro l’individuo: il filosofo danese parte dai bisogni del singolo, dalla vita concreta (e quindi contingente e labile). Vuole cioè mettere in evidenza la solitudine del singolo che come unico ha di fronte a sé l’incognita del vivere quotidiano.

    La vita è appunto un’incognita perché è caratterizzata dalla possibilità di compiere scelte diverse. Di fronte a questa scelta l’uomo è solo e la responsabilità grava su di lui. Questo rende l’uomo libero, ma questa libertà è piena di rischi: la libertà è un modo penoso di vivere, perché c’è il dilemma della responsabilità che grava sull’uomo.

    La responsabilità genera angoscia e paralisi che frena l’individuo: l’angoscia non è una condizione che ha u oggetto specifico che la determina, ma è qualcosa che nasce dall’esistenza stessa dell’uomo e si distingue in questo senso da timore (poiché si ha il timore di qualcosa, di un fatto, di qualcuno…). La vita è incontrollabile, variegata di possibilità, che non sono certe di avere un buon esito; la certezza di aver fatto la scelta migliore si può avere solo a posteriori, quando è ormai troppo tardi.

    Per cui, l’angoscia nasce dell’impossibilità di decidere quale strada prendere, non ci sono mete, valori, obiettivi predeterminati ed il singolo non ha una bussola che gli consenta di orientarsi (l’unica bussola possibile è Dio).

    Il destino è quindi una costruzione che l’uomo stesso si fa: il futuro è un recipiente vuoto, indeterminato che va costruito. Di fronte all’uomo c’è quindi il nulla.

    Disperazione

    La disperazione è differente dall’angoscia poiché quest’ultima riguarda il rapporto fra Io e mondo, mentre la disperazione riguarda il rapporto dell’io con se stesso.

    La disperazione nasce dal fatto che ci sono due alternative che possono condurre l’uomo ad una sorta di vicolo cieco da cui non si può uscire (unica possibilità per evitare il vicolo cieco è la fede): le due alternative sono:

    1. vivere accettando se stesso e quindi anche la propria finitudine, ma questo determina una contrapposizione con l’infinito, cioè con Dio. Questo porta ad una rimozione del divino; d’altra parte accettando se stesso, l’individuo si condanna al nulla, va verso la morte. La disperazione quindi non cessa.

    2. tentare disperatamente di rinunciare a se stesso per coniugarsi con il divino, ma anche questo genera disperazione perché questo obiettivo non è raggiungibile perché l’uomo non è in grado di sconfiggere la propria finitudine e di divenire infinito.

    Questo stato di disperazione si può superare solo con la fede, che permette di accettare i limiti e di riconoscere l’infinito, la dipendenza dal divino.

    SCHOPENHAUER E KIERKEGAARD

    S. e K. furono due forti oppositori dell’idealismo e in particolare quello di Hegel ed entrambi contestavano il principio ispiratore della filosofia di quest’ultimo : il razionalismo. Sch. opponeva che la realtà fosse dominata da un principio irrazionale ,la Volontà, mentre K. sosteneva che la vita umana non fosse dominata necessità dialettica ma dall’indeterminatezza ,legata alle scelte dell’uomo. In questo modo l’uomo per S. si presenta assoggettato ad un principio infinito e di cons. la sua realizz. come uomo è assai difficile, mentre per K. invece è l’uomo che diventa l’unico punto di vista da cui affrontare i problemi della filo. Inoltre entrambi si opposero allo storicismo ,un importante tema dell’ hegelismo.Per S. lo sto. sbaglia nel voler dare un senso e un fine alla vita che invece è irraz., mentre per K .sbaglia nel voler inserire in una vicenda collettiva problemi che invece ogni uomo deve affrontare singolarmente.

    SCHOPENHAUER

    La filosofia per S. deve basarsi sull’esperienza ,non solo quella esterna ma anche quella interiore, e cercare in essa un principio unico cui ricondurre tutto il mondo dell’esperienza.

    Il mondo è da un lato rappresentazione ossia un inesauribile insieme di fenomeni ,dall’altro è volontà, la quale costituisce il principio unico di tutta la realtà. Il mondo fenomenico è costituito da rappresentazioni intuitive concrete, che non sono semplici sensazioni, ma l’unione dei dati forniti dai sensi con le forme unificatrici a priori .Riprendendo il criticismo di Kant afferma che le forme a priori sono soltanto tre (spazio, tempo, causalità)le quali provengono dall’intelletto. Mentre l’intelletto coglie le rappres. mediante una funzione intuitiva ed immediata, la funzione della ragione è quella di elaborare i concetti partendo dalle rappres. ben conosciute. A sua volta i concetti sono rappres. secondarie ricavate per astrazione dalle vere e proprie rappresentazioni e non hanno alcun valore se non riconducono a tali rappres. S. infine conclude che possiamo conoscere solo i fenomeni poiché esclude che la ragione possa condurci a qualcosa di nuovo rispetto al mondo delle rappres. ed arriva sostenere che la realtà è pura illusione.

    Il mondo come volontà: Dal momento che il mondo fenomenico è illusorio ,non ha senso affermare che la vera realtà è nella materia =>rifiuta il materialismo. La via dunque per giungere alla vera realtà ,ossia la "cosa in sé" kantiana deriva dalla scoperta di un doppio aspetto dell’essere: l’organismo ,intuibile da chiunque nel mondo delle rappres. e la volontà che rappresenta l’insieme dei bisogni, impulsi che tendono a conservare la vita ed è l’aspetto più profondo e più reale dell’essere. Tale volontà per S. non ha un fondamento scientifico ma più che altro rappresenta "la verità filosofica" per eccellenza e cosa più importante essa costituisce la "cosa in sé" kantiana. In essa va cercata la realtà profonda di qualsiasi essere e inoltre essa si sottrae alle 3 forme a priori poiché risulta una sola in tutti i vari esseri ,non è sottoposta alla causalità e agisce liberamente, senza alcuna motivazione .

    La natura: Come Schelling ,vede nel mondo naturale una profonda unità che parte dal grado più basso verso altri sempre più elevati, ma ciò che lo distacca da Sch. è l’identificazione di realtà e volontà che lo porta ad esaltare la forza inesauribile presente in ogni fenomeno. Il grado infimo è la natura inorganica in cui la volontà si manifesta pura causalità meccanica .Natura organica :il rapporto causale si manifesta come eccitazione ; essa si articola in gradi diversi che vanno dalla vita vegetale alla v. animale e quando la volontà dà luogo al formarsi del cervello allora appare l’intelletto e la volontà diventa volontà di conoscenza. L’ uomo costituisce il grado più elevato dell’oggettivazione della volontà e in lui la volontà ,che di per sé è incosciente, diventa cosciente di sé.

    Il pessimismo: caratteristica della filosofia della natura di S. è che gli esseri tematiche sono in continua lotta tra di loro. La volontà costituente il principio dell’universo si trova divisa in tante volontà individuali e continuamente si esprime come bisogno, mancanza ,dolore. Il dolore è costitutivo del mondo umano e rappresenta uno stato positivo della realtà ,mentre il piacere ,stato negativo della vita ,è il momentaneo appagamento del bisogno ,la mom. cessazione del dolore. La vita così si presenta insieme tremenda e incantevole e come un continuo oscillare fra il dolore e l’aspirazione a una liberazione da esso ;inoltre in contrasto con l’ottimismo di Hegel sostiene che il dolore è un fatto universale e diventa sempre più acuto con l’acuirsi della coscienza . Infine per lui la storia dell’umanità non ha alcun fine né è mossa dalla provvidenza ;non è dominata dalla Ragione ,come voleva Hegel, ma dal Destino che fa tendere la vita all’infinito.

    Liberazione dal dolore: le vie di questa liberazione sono 3 :la moralità ,l’arte ,l’ascetismo. La moralità consiste in un sapere superiore di quello della ragione e dell’intelletto, il cui principio fondamentale è la pietà, riconoscere l’unità di tutti gli esseri. Tale pietà ha il potere di eliminare dall’animo umano la malvagità che rende gli uomini nemici tra di loro. L’arte è la contemplazione delle cose nel loro carattere ideale ,ossia delle idee ,che sono l’oggettivazione immediata dalla volontà. Contemplando le idee l’uomo "dimentica se stesso " e si libera seppur temporaneamente la sua volontà di vivere ;la musica ha il primato fra tutte le arti ed è vista quasi come una filosofia inconscia e dichiara S. che essa è il linguaggio dell’irrazionale .L’ascetismo rappresenta l’estrema attenuazione possibile della volontà di vivere e riesce a liberare definitivamente l’animo dalle illusioni del mondo empirico. Egli è contro il suicidio, un atto che non estingue la volontà di vivere ,ma determina la volontà di vivere la vita in condizioni diverse da quelle del momento del suicidio. Attraverso l’asc. l’uomo modifica radicalmente la volontà ,che si trasforma nel suo opposto ,la noluntas (annullamento della personalità). Inoltre S. riconosce alle religioni più ,come il cristianesimo delle origini e il buddismo, la capacità di condurre l’uomo alla negazione ascetica, ma in esse vi è però un pericolo :quello di perdere il loro carattere metafisico e diventare idolatrie .Infine l’eliminazione della volontà di vivere costituisce l’unico atto possibile per conquistare la libertà.

    KIERKEGAARD

    Polemica con l’hegelismo: il fulcro della critica di K. a ogni razionalismo e in particolare a quello di H. si basa sull’affermazione che il pensiero logico non è in grado di afferrare la realtà, né quella naturale né quella spirituale. Se nello sviluppo dell’assoluto hegeliano gli opposti possono conciliarsi questo è possibile solo perché la loro opposizione è una mera apparenza; nella realtà invece le opposizioni sono inconciliabili e si escludono a vicenda. Inoltre siccome il sistema hegeliano si presenta come una concezione dell’essere infinito, esso non perviene mai al singolo uomo ed è quindi una filosofia incapace di cogliere l’effettivo processo del reale. K. parte invece da una riflessione diretta sull’individuo nella sua interiorità e innanzitutto afferma che esistere, per il singolo, significa existere, cioè uscire fuori dall’infinità, trovarsi al confine fra l’essere e il non essere. La categoria fondamentale del singolo non potrà essere la necessità razionale che sceglie Hegel, ma la categoria della possibilità . Il singolo ha la caratteristica di trovarsi sempre nella situazione di dover scegliere fra illimitate possibilità. Egli è libero di decidere, ma la sua libertà si traduce in un profondo e invincibile sentimento di angoscia. Come Hegel, egli vede nella realtà un processo, un perenne divenire, ma la legge di questo divenire non è la dialettica hegeliana, ma tale processo si può ricostruire mediante una dialettica qualitativa che considera ogni momento distaccato dall’altro. L’esempio più significativo di questa considerazione ci è offerto dalla riflessione sull’esperienza religiosa :in un primo momento l’uomo è vissuto in uno stato di completa innocenza ,come Adamo nel paradiso terrestre, cioè ignorando se stesso, ma ciò che ha fatto portare l’uomo alla coscienza di sé è stato un atto di ribellione ,il peccato originale, che ha fatto scoprire ad Adamo la propria esistenza di individuo.

    I tre stadi: K. studiando la vita umana nella sua concretezza vi individua tre stadi alternativi.

    Lo stadio estetico: è quello di chi considera il mondo come un grande spettacolo da cui trarre gioia e "si lascia vivere" senza dover compiere alcuna scelta né impegnarsi in alcuna cosa. La figura tipica dell’esteta è quella del "seduttore" che finisce , disperdendo la propria personalità, nella noia e nell’ansia di una vita diversa.

    Lo stadio etico: E’ grazie all’ironia che l’individuo si solleva al di sopra del mondo delle cose in cui si trova immerso ed evita di restarne imprigionato. L’ironia ha un potere distruttivo, è la forza del contrasto e mediante essa l’uomo deve abbandonare la propria situazione di indifferenza a tutto ,rientrare in sé e decidere di assumere il compito assegnatoli dalla vita(es. uomo coniugato dedicato alla famiglia).

    Lo stadio religioso: è lo stadio estremo ,in cui il singolo attraverso il pentimento ha rinunciato a qualsiasi scopo relativo e finito di cui riconosce la reale contingenza ed esso nasce da una paradossalità, che scopre l’interiorità nascosta dell’individuo. Egli scopre in tal modo la propria finitezza , sente la propria dipendenza da un essere fuor di misura ed entra in rapporto diretto e personale con Dio. L’organo di tale scoperta è la fede, non la ragione. Sviluppandosi nell’interiorità più profonda dell’individuo, essa lo porta ad abbandonarsi alla grazia divina, senza però liberarlo dall’angoscia della propria finitezza.

    IL "SINGOLO" E LA "FOLLA"

    Dio: Dio si rivela nell’interiorità nascosta del singolo uomo e lo fa come persona. Il vero cristiano però non si limita ad accettare tutte le contraddizioni che la ragione ha sempre rivelato in questa figura, ma deve fare q.cosa di più :non solo ammirare Cristo ,ma imitarlo. L’effetto della rivelazione di Cristo nell’interiorità si esaurisce in tale inter. o si manifesta nei rapporti con gli altri uomini ? il primo K. presentava la fede come rapporto diretto tra l’anima dell’uomo e Dio, che rivela al credente di essere peccatore , gli fornisce la coscienza della propria singolarità e quindi incide esclusivamente sulla sua coscienza interiore. Il 2° K. invece non dice più che il cristianesimo rimane estraneo alle vicende del mondo, ma che entra in conflitto con esso, vi porta la discordia e rende gli uomini infelici. Di qui il dovere del vero cristiano di non rinchiudersi in se stesso, ma opporsi a chi è pago di questo mondo e aiutarlo a salvarsi. Diventa facile capire il disprezzo per la massa o folla che segue la moralità generale passivamente e il ripudio della "mondanità tiranna che vuole tutti gli uomini uguali". Inoltre la "folla" considera la vita quale bene supremo ,mentre il cristiano sa che l’unico bene supremo è il contatto diretto del singolo con Dio. Questo è un atteggiamento sinceramente e K. si pone fuori da ogni forma di razionalismo oltre che dalla corrente romantica perché la sua concezione di Dio come persona trascendente è infatti inconciliabile con le forme di panteismo romantico.

    SCHOPENHAUER

    Vita e opere

    Fra gli avversari di Hegel Schopenhauer fu probabilmente quello passionalmente più coinvolto, tanto che si spinse a qualificarlo come un «accademico mercenario», un «sicario della verità» e il suo pensiero è una «buffonata filosofica» e al sistema hegeliano Schopenhauer oppose la propria «verità non rinumerata», verità che consegnò nella sua opera maggiore, Il mondo come volontà e rappresentazione, pubblicata nel 1819 a 33 anni. Arthur Schopenhauer era nato a Danzica nel 1788 e anche se fu avviato dal padre al commercio, decise di darsi agli studi e si iscrisse all'università di Gottinga dove ebbe come maestro lo scettico Schulze il quale lo indirizzò allo studio di Kant e di Platone. Nel 1813 ricevette la laurea in filosofia all'Università di Jena con la dissertazione Sulla quadruplice radice del principio di ragion sufficiente . A Weimar la madre diede luogo ad un salotto nel quale Schopenhauer ebbe modo di conoscere personalità quali Goethe e Friedrich Mayer che lo introdusse al pensiero indiano, ma quando la madre accolse in casa un suo ammiratore i già difficili rapporti con il figlio peggiorarono irrimediabilmente e Schopenhauer si trasferì a Dresda dove ultimò Il mondo come volontà e rappresentazione anche se questa prima edizione andò al macero. Ammesso all'Università di Berlino tenterà di ostacolare l'operato di Hegel e tra il '20 e il '31 terrà lezioni in corrispondenza di Hegel tentando di sottrargli allievi, ma solo all'inizio sembrò riuscire nel suo intento infatti dopo il primo semestre rimase senza studenti. Arrivata la peste a Berlino Schopenhauer tenterà la fuga stabilendosi a Francoforte e quì resto fino alla morte avvenuta nel 1860. Nel frattempo aveva pubblicato La volontà della natura 1836, e nel 1841 I due problemi fondamentali dell'etica.

    La filosofia

    Per capire la filosofia di Schopenhauer è indicativo la sua opera maggiore Il mondo come volontà e rappresentazione, che rappresenta per intero il suo pensiero, la quale inizia con le parole «Il mondo è una mia rappresentazione». Il punto da cui parte Schopenhauer è il dualismo volontà-rappresentazione, che ricorda molto la filosofia di due grandi pensatori quali Kant e Platone, ma con le dovute differenze. Sia Kant sia Platone partono da un dualismo, per il primo tra fenomeno e noumeno e per il secondo tra realtà sensibile e mondo delle idee, ambedue facendo quindi una differenza tra realtà in se ed apparenza ingannevole, Schopenhauer parte da questo presupposto, ma creerà una filosofia definita da lui stesso anti-kantiana. Come abbiamo detto in precedenza la realtà è rappresentazione che viene a noi attraverso le forme a priori di Spazio e Tempo, unite con l'unica categoria che Schopenhauer riconosce tra le 12 poste da Kant ovvero quella della causalità. E' tramite questa categoria che gli oggetti determinati spazialmente e temporalmente si pongono uno come determinante (causa) e l'altro come determinato (effetto) talché «l'intera esistenza di tutti gli oggetti, in quanto oggetti, rappresentazioni e null'altro, in tutto e per tutto fa capo a quel loro necessario e scambievole rapporto».

    La rappresentazione è ciò che noi vediamo della realtà e che non ha alcun fondamento oggettivo e quello che noi riteniamo che sia la realtà è un semplice inganno. Schopenhauer è anche il primo filosofo che fonde la filosofia occidentale con degli elementi provenienti dalla cultura orientale e questo si evince proprio nella spiegazione della nostra rappresentazione della realtà che è coperta dal velo di Maia (divinità buddista che utilizzava il velo come strumento per far credere reali delle semplici illusioni) e che quindi non è colta da noi nella sua essenza e lo scopo di Schopenhauer è di fuoriuscire dalla dimensione illusoria strappando il velo per raggiungere la realtà. Per strappare il velo di Maia, Schopenhauer usa l'immagine del castello circondato dall'acqua col ponte levatoio sollevato: il viandante può osservarlo da tutti i lati ma ne rimarrà sempre fuori. Noi possiamo esaminare la realtà da tutti i lati ma ne rimaniamo sempre fuori. Il cunicolo che ci consente di andare al di là delle illusioni è il nostro corpo che rappresenta l'unica realtà che non ci è data solo come immagine (noi viviamo il nostro corpo anche dall'interno) e quindi la corporeità è l'unico modo per andare al di là della rappresentazione e afferrare l'essenza delle cose, Schopenhauer non è interessato all'introspezione ma il corpo è solo un mezzo metafisico per arrivare alla realtà. Percorrendo questa strada si individua una realtà sostanziale che è la volontà di vivere, che ha un valore universale. Essa è la realtà sostanziale, la forza tragica portatrice di dolore, il fondamento del reale, è la brama, il desiderio di esistere, è la vera essenza delle cose. Della volontà noi conosciamo 4 aspetti :

    1) la volontà di vivere è inconscia: non riguarda solo le creature dotate di coscienza ma riguarda tutto il mondo animato e inanimato

    2) la volontà di vivere è unica perché si colloca al di là della categoria dello spazio (= prima categoria della razionalità). La divisibilità, la molteplicità comporta lo spazio

    3) la volontà di vivere è eterna perché è oltre il tempo, c'è sempre stata e sempre sarà. Il tempo è la seconda categoria razionale

    4) la volontà di vivere è incausata e senza scopo: non ha né una causa né un fine, è oltre la causalità (= terza categoria della razionalità) .

    Schopenhauer afferma quindi che le categorie della razionalità (Spazio tempo e causalità) non ci permettono di conoscere la realtà, ma solo una sua rappresentazione di essa e per questo bisogna uscire dalla razionalità ed abbandonarsi all'irrazionalità ovvero alla volontà di vivere. Questa volontà di vivere provoca in noi un impeto insaziabile che genera conflitto e quindi dolore e man mano che raggiungiamo un livello più alto di conoscenza cresce in noi il desiderio di raggiungere un grado più alto e quindi nuova angoscia. Nessuna soddisfazione è durevole poiché rappresenta soltanto il punto di partenza di un nuovo tendere (noia). Schopenhauer giunge così al pessimismo ed alle critiche alle concezioni ottimistiche dell'800:

    Ottimismo cosmico: concezione dell'universo secondo cui il cosmo è organizzato in modo armonioso

    1. di stampo religioso: l'armonia del cosmo è data da Dio

    2. di stampo laico: l'armonia del cosmo è intrinseca alle cose stesse ed è riconducibile a una forza razionale non divina (Hegel: logos). Schopenhauer ritiene che nell'universo non esiste alcun ordine, l'universo è caos perché la potenza che governa il cosmo (volontà di vivere) è irrazionale.

    Ottimismo sociale: ottimismo di chi ritiene possibile realizzare la società buona. Secondo Schopenhauer quest'idea è un'illusione: non è possibile realizzare una società più giusta perché la convivenza pacifica tra gli uomini è impossibile poiché sono animati dalla volontà di vivere che spinge ad affermare se stessi à scontro. Società = inferno di egoismo.

    Ottimismo storico: concezione secondo cui nella storia c'è un progresso, un miglioramento (illuminismo, positivismo, idealismo hegeliano). Schopenhauer dice che le cose nella storia cambiano ma ciò che cambia è solo la superficie delle cose (la rappresentazione), la natura delle cose è la stessa perché la volontà di vivere (realtà) è sempre quella. Concezione negativa della storia: la storia è un epifenomeno (non tocca la verità profonda delle cose), la realtà profonda degli uomini è immutabile.

    A questo punto una soluzione possibile potrebbe essere individuata nel suicidio, ma esso non è una soluzione perché non è sufficientemente radicale, è una soluzione di superficie. Con il suicidio non si tocca la ragione di sofferenza di un individuo, il suicidio nega non la vita ma la propria condizione: se le condizioni negative si risolvono non è con il suicidio. Schopenhauer afferma che il modo per fuoriuscire dal dolore è negare la causa del dolore ovvero la volontà di vivere. E le strade che ci liberano dal dolore attraverso la negazione della volontà di vivere sono:

    1. l'arte e la contemplazione estetica: la contemplazione estetica è l'atto durante il quale godiamo a tal punto di un'opera d'arte da dimenticarci di noi stessi e provare quindi sollievo, la contemplazione estetica ci libera dal dolore perché ci libera di noi stessi. Il limite di questa strada è che è delimitata nel tempo e finita la contemplazione l'individuo ritorna al dolore;

    2. etica della pietà (o compassione): sentire le sofferenze dell'altro come se fossero le mie sofferenze. Superamento dell'antagonismo tra gli individui perché le sofferenze discendono da un nemico comune (la volontà di vivere) e solidarietà. Il fondamento è di tipo affettivo, emotivo, non è sufficiente che mi renda conto che l'altro soffre ma ci vuole un coinvolgimento affettivo. Si esprime attraverso 2 virtù cardinali:

    giustizia: astenersi dal fare del male all'altro

    carità: fare del bene all'altro;

  • 3. ascesi: itinerario personale che si basa sul progressivo spegnimento della volontà di vivere. La prima tappa di questo percorso è la castità. La sessualità serve alla riproduzione della vita à per spegnere la volontà di vivere bisogna rinunciare alla sessualità. Si sfocia così nel nirvana (assoluto nulla, momento in cui la vita è talmente spenta che la singola individualità non esiste). Dove c'è desiderio non ci può essere felicità poiché non desiderare e il non vivere è meglio del vivere perché esso è la fonte di ogni sofferenza (anticristiano).

  • NIETZSCHE

    · La sua FILOSOFIA è definita di "smascheramento" ed è un’infinita distruzione di miti e ideologie, infatti ha un ruolo centrale l’idea di denuncia, desacralizzazione del mondo. Critica il passato e la mentalità occidentale (individuo sottomesso), vuole creare nuovi valori: distruggere i vecchi e costruire una nuova umanità che si incarna nel super-uomo. Il suo filosofare è AFORISTICO.

    · MORALE E CRISTIANESIMO hanno reso passiva la vita dell’uomo:

    -MORALE: è la proiezione di determinate tendenze che il filosofo deve svelare; è la presenza in noi di determinate autorità sociali che ci hanno educato e quindi è "l’istinto del gregge nel singolo" (sottomette l’uomo).

    -CRISTIANESIMO: è una religione nata da un risentimento debole (nei confronti dei guerrieri) basata sull’umiltà; essa ha corrotto la gioia con il peccato ® creando un uomo represso per i sensi di colpa ® autotormentato.

    Alla morale cristiana contrappone la TRASMUTAZIONE DEI VALORI teorizzando l’immoralità con regole a portata dell’uomo.

    · "La Nascita Della Tragedia"(opera): spirito DIONISIACO, APOLLINEO.

    -SPIRITO APOLLINEO:(Apollo ® Dio dell’equilibrio ® influenza l’arte plastica); accoglie la vita in maniera passiva, illusoria.

    -SPIRITO DIONISIACO:(Dioniso ® Dio della festa; influenza la musica, tragedia) accoglie la vita in modo entusiastico esaltandola nella sua irrazionalità.

    Prevale lo spirito Dionisiaco perché l’uomo sente la drammaticità della vita quindi maschera il brutto della vita con l’arte (Musica), la bellezza e l’apollineo. Esso viene represso da Socrate tramite la razionalità che domina l’occidente® eliminata.

    -ARTE: mezzo con cui l’uomo può comprendere la vita.

    -MUSICA: mezzo con il quale si riesce ad esprimere l’essenza dell’uomo.

    · SCIENZA: 1) elemento di libertà e rottura con il passato: superstizione e tradizione religiosa. 2) ha assunto un atteggiamento servile nei confronti del mondo, viene adorata come se fosse un Dio.

    · VITA: angoscia e dolore, non è un pessimista perché la accoglie ma è attento a tutti gli elementi contrari che la caratterizzano.

    · STORIA: ha una sua vitalità in quanto è un luogo dove l’uomo attua una liberazione dalla sofferenza. Per lui esistono 3 tipi di storia: mon, arche, crit. Vengono esaltate o criticate da come l’uomo agisce in essa.

    -STORIA MONUMENTALE: ciò che è avvenuto di grandioso può rivivere. Positivo ® l’uomo trova nel passato maestri di vita e si ispira a loro; Negativo ® se l’uomo imita personaggi negativi il futuro sarà negativo.

    -STORIA ARCHEOLOGICA: l’uomo considera il suo passato soddisfacente e quindi lo fa sentire erede di una tradizione (più sentimentale).

    -STORIA CRITICA: l’uomo annienta il passato per poter vivere (maggiormente proposta da N)

    · DIO: simbolo di una realtà oltremondana, personificazione di tutte le certezze che l’uomo no sa spiegare ® fuga dalla vita. Il mondo non è ordine creato da Dio ma è Kaos, per l’uomo è più facile spiegare una realtà razionale.

    Dio, metafisiche, religioni sono nate per superare la durezza dell’esistenza; esse sono bugie di sopravvivenza e consolatrici; Dio è l’espressione della paura dell’uomo di fronte alla verità (irrazionalità, Kaos)

    · SUPER-UOMO: uomo che accetta in modo totale la vita (s. Dionisiaco) e il concetto dell’eterno ritorno dell’uguale (vedi in basso)

    · OLTRE-UOMO: uomo che nasce solo quando in lui avviene la morte di Dio, quando prende atto dell’irrazionalità della vita. Questa fase provoca delle vertigini esistenziali e l’oltre-uomo diventa progettatore della propria vita, creatore di valori in grado di gestire il Kaos del mondo. Nasce così il mondo a-teo che ritroviamo anche nei giorni nostri.

    · NICHILISMO: è la morte della metafisica dovuta dalla morte di Dio. 1)atteggiamento di fuga e disgusto del mondo Platonico e Cristiano.

    2)atteggiamento che avverte il senso del vuoto e del nulla (giorni nostri).

    -ANGOSCIA NICHILISTA:stato psicologico che subentra quando l’uomo cerca di dare senso al mondo,ma si accorge che questo senso non c’è e poi si ferma.

    -VOLONTÀ DI POTENZA: volontà che ci permette di affrontare il Kaos delle cose e di trovare un senso nell’irrazionalità® nuovi valori (Oltre-uomo).

    -NICHILISMO PASSIVO: nichilismo di chi capisce che il mondo è senza senso e quindi si arrende di fronte ad esso.

    -NICHILISMO ATTIVO: nichilismo di chi distrugge vecchi valori e cerca di dare un senso al Kaos® superamento stesso del Nichilismo® nuovi valori.

    · ETERNO RITORNO: concezione ciclica nella quale tutto si ripete, ogni avvenimento, sentimento è destinato a ritornare; non ci si può migliorare e non c’è una fine. Il Super-uomo è colui che abbraccia questa concezione e la comprende, accetta che i suoi dolori e gioie ritorneranno all’infinito; accetta questa legge non da rassegnato ma agendo.

    -CONCEZIONE LINEARE: la vita ha una finalità che è il regno di Dio, tutti gli avvenimenti hanno una logica, c’è un presente, passato e futuro (nascita di Cristo); gli avvenimenti sono irripetibili.

    (fonte internet)


       

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    Ultimo aggiornamento:  17-03-07