Intenti filosofici
Hegel voleva elaborare un sistema filosofico che
potesse comprendere in sé le idee dei suoi predecessori, formando
una cornice concettuale al cui interno potesse essere
filosoficamente compreso il divenire storico. Per fare ciò doveva
comprendere completamente tutta la realtà come Spirito assoluto.
Secondo Hegel, il compito della filosofia è tracciare l'itinerario
di sviluppo dello Spirito assoluto. Ciò implica in primo luogo il
chiarimento della struttura intrinsecamente razionale dell'Assoluto;
in secondo luogo una dimostrazione delle modalità con cui l'Assoluto
si manifesta nella natura e nella storia; in terzo luogo,
un'illustrazione del carattere teleologico dell'Assoluto, che
esibisca il finalismo al "movimento" dell'Assoluto nella storia.
Dialettica
Riguardo alla struttura razionale dell'Assoluto,
Hegel affermò che "ciò che è razionale è reale e ciò che è reale è
razionale". Quest'affermazione può essere interpretata considerando
l'assunto hegeliano secondo cui l'Assoluto deve essere concepito
come pensiero puro, o Spirito puro, coinvolto nel processo della sua
stessa crescita. La logica che è sottesa a questo processo di
sviluppo è la dialettica. Il metodo dialettico implica che il
movimento, il processo, sia il risultato del conflitto tra opposti.
Questa dimensione del pensiero hegeliano è analizzabile secondo le
categorie di tesi, antitesi e sintesi. La tesi, che può essere ad
esempio un'idea o un movimento storico, ha in sé un'incompiutezza
che genera il suo opposto, l'antitesi, un'idea o un movimento
opposti. Il risultato della contraddizione, del movimento degli
opposti, è un terzo momento, la sintesi, che supera e risolve il
conflitto a un livello superiore conciliando in una verità più
comprensiva la verità dei due poli opposti (tesi e antitesi). La
sintesi è una nuova tesi che innesca un ulteriore movimento
dialettico, generando in questo modo un processo di sviluppo storico
e intellettuale continuo. Lo stesso Spirito assoluto si sviluppa con
un movimento dialettico verso il fine ultimo.
Per Hegel, quindi, la realtà è intesa come
l'Assoluto che si dispiega dialetticamente in un processo di
sviluppo di sé. In questo processo lo Spirito assoluto si manifesta
sia nella natura sia nella storia. La natura è l'Idea assoluta o
l'Essere che oggettiva se stesso in forma materiale. Le coscienze
finite e la storia dell'uomo sono il movimento in cui si manifesta
l'Assoluto stesso in ciò che gli è più affine, cioè la coscienza o
spirito. Nella Fenomenologia dello spirito Hegel contrassegnò i
momenti successivi di questo manifestarsi, dal livello di coscienza
più semplice all'autocoscienza assoluta, fino alla ragione.
Autocoscienza dell'Assoluto
La meta del divenire dialettico può essere
compresa più chiaramente nello stadio della ragione: mentre la
ragione finita progredisce nella comprensione, l'Assoluto
progredisce in direzione dell'autocoscienza. L'Assoluto infatti
giunge a conoscere se stesso mediante l'accrescersi della capacità
di comprensione della realtà da parte dell'intelletto umano. Hegel
analizzò i tre stadi di questo progresso del pensiero: arte,
religione e filosofia. L'arte coglie l'Assoluto nelle forme
materiali, esprimendo la razionalità nelle forme sensibili del
Bello. L'arte viene superata dalla religione, che coglie l'Assoluto
per mezzo di immagini e simboli; la religione più filosofica è per
Hegel il cristianesimo, poiché in esso il manifestarsi dell'Assoluto
nel finito è riflesso simbolicamente nell'incarnazione. La
filosofia, tuttavia, è lo stadio speculativo supremo, poiché coglie
l'Assoluto razionalmente. Quando si è realizzato questo momento,
l'Assoluto è pervenuto alla piena autocoscienza e il processo ha
raggiunto il proprio fine. Solamente a questo punto Hegel identificò
l'Assoluto con Dio. "Dio è Dio", Hegel affermò, "solo nella misura
in cui conosce se stesso".
Filosofia della storia
Nel corso dell'analisi delle manifestazioni dello
Spirito assoluto, Hegel contribuì significativamente a molte
discipline filosofiche, che comprendono la filosofia della storia e
l'etica. Per la storia le due categorie-chiave sono ragione e
libertà. "L'unico pensiero", sostenne Hegel, "che la filosofia reca
alla riflessione sulla storia è il semplice concetto di 'ragione';
che la ragione è sovrana del mondo, che la storia del mondo, quindi,
si presenta a noi come un processo razionale". In quanto sviluppo
razionale, la storia documenta della crescita della libertà umana,
poiché la storia umana è un processo dalla schiavitù alla libertà.
Etica e politica
Il pensiero etico e politico di Hegel emerge con
chiarezza nella discussione sulla moralità (Moralität) e l'eticità (Sittlichkeit).
Al livello della moralità, ciò che è giusto o sbagliato riguarda la
coscienza individuale. Si deve tuttavia procedere oltre, fino al
livello dell'eticità, poiché il dovere, secondo Hegel, non è nella
sua essenza un risultato del giudizio individuale: gli individui si
completano solo all'interno di un contesto sociale; di conseguenza,
la sola cornice entro la quale il dovere può esistere davvero è lo
stato. Hegel considerava la partecipazione alla gestione dello stato
uno dei doveri civili supremi. Idealmente, lo stato è la
manifestazione della volontà generale, che è l'espressione più alta
dello spirito etico: l'obbedienza alla volontà generale è pertanto
l'atto di un individuo libero e razionale.
L'importanza degli scritti giovanili…
Gli scritti giovanili (dal 1793 al 1800) sono
stati rivalutati solo nel corso del 1900. Questi sono importanti
perché evidenziano molto chiaramente la personalità e il pensiero
del filosofo.
Il tema principale è la teologia, strettamente
connessa alla politica: infatti, per Hegel, la rigenerazione morale
e religiosa dell'umanità è alla base della rigenerazione politica.
Che avviene solo se il popolo riesce a tradurre
la propria ansia di libertà interiore in un nuovo ordine giuridico
esteriore -si realizzeranno programmi di riforma che sostituiscano
ai vecchi impianti sociali (basati sul potere nobiliare e la
stabilità delle classi) nuove istituzioni, fondate sull'eguaglianza
e che garantiscano libertà e vita migliore. qual è il nesso tra
religione e politica?
quando gli uomini impareranno a vivere la
religione come comunanza dei cuori e a partecipare con la propria
vita interiore alla vita di Dio, che si riflette su quella di
ciascun uomo nascerà un ordine politico egualitario
(Vita di Gesù - Positività della religione
cristiana)
critica al Cristianesimo: La Chiesa cristiana non
ha seguito lo stesso messaggio che predicava Gesù, ma ha costruito
una religione positiva, che si avvale di dogmi, leggi morali e
precetti puramente esteriori. Al contrario il sentimento religioso
deve essere vissuto soggettivamente, ovvero basato su un'intensa
vita interiore.
(Spirito del cristianesimo e il suo destino)
l'ebraismo: Hegel tratta della storia degli ebrei
dal diluvio universale sino alla distruzione del Tempio e alla
diaspora. Egli critica il rapporto che gli ebrei hanno posto tra
Dio, l'uomo e la natura: il Signore degli ebrei è estraneo e
contrapposto alla natura. Essi si considerano il popolo eletto di
Dio, verso il quale hanno una fedeltà esclusiva; vivere in serena
fiducia nella natura insieme agli altri popoli, però, significa per
loro tradire questa fedeltà. Di conseguenza hanno scelto di vivere
in inimicizia con la natura e in ostilità con gli altri uomini; in
questo senso sono vittime di un destino che loro stessi hanno
scelto. Infatti, ricordiamo che il destino, per Hegel, è la forza
con cui la natura reagisce quando l'uomo o il popolo le si pongono
contro.
gesù: Gesù ha predicato la legge dell'amore: tra
l'uomo e Dio, così come tra Dio e la natura, tra l'uomo e la natura,
vi è un profondo legame. Per colmare il divario che la religione
cristiana ha creato tra un Dio severo e trascendente, e l'uomo è
necessario considerare Dio come uno Spirito infinito dinamico, che
comprenda in sé il finito, e con esso prende coscienza della propria
onnipotenza. Il finito è dunque una parte dell'infinito, che da esso
viene oggettivato. In questo modo l'infinito è vero infinito, poiché
contiene il finito, mentre non lo sarebbe se il finito, trascendendo
dall'infinito, fosse per esso un limite. Hegel è dunque dell'idea
che una sola vita accomuna tutti gli esseri viventi, e nel momento
in cui gli ebrei si sono inimicati gli altri popoli si sono posti
contro la vita stessa; questa, vendicandosi, li condanna ad un
destino di infelicità. Il superamento di tale frattura è predicato
da Gesù secondo la legge dell'amore e il concetto dell'unità della
vita.
il mondo greco: Al contrario degli ebrei, i greci
hanno stabilito un rapporto di fiducia nei confronti della natura e
della vita, non creando così nessuna scissione tra sé e l'unica vita
del tutto.
lo spirito di bellezza: Tuttavia, sia la cultura
greca, assorbita da quella occidentale, sia la figura di Gesù,
ucciso dal suo popolo, sono storicamente sconfitti. E' necessario
dunque, per Hegel, riproporre l'autentico messaggio d'amore di Gesù,
dato che i suoi seguaci, sia le Chiese che gli ebrei, hanno commesso
l'errore della separazione e dell'inimicizia.
I CAPISALDI DEL SISTEMA
FINITO E INFINITO
L'Infinito e l'Assoluto rappresentano un
organismo unitario che comprende tutte le realtà. Il finito non
esiste come tale, ma non è altro che manifestazione dell'Infinito ed
esiste unicamente nell'infinito e in virtù di esso. Perciò anche
l'uomo non ha un'esistenza indipendente, ma esiste ed ha senso solo
in rapporto al Tutto.
Questa teoria, che vede nel mondo la
manifestazione di Dio, si definisce monismo panteistico. L'Assoluto
si identifica con un Soggetto spirituale in divenire, significa cioè
che solo alla fine di un processo di auto-produzione, attraverso
l'uomo, esso prende coscienza della sua identità, della sua
onnipotenza.
RAGIONE E REALTÀ'
"Ciò che è razionale è reale; e ciò che è reale è
razionale"
Per Ragione Hegel intende, non la ragione finita
dell'individuo, ma la realtà stessa in quanto Idea, ovvero
l'Assoluto, concepito come Ragione in atto, come unità dialettica di
pensiero ed essere, concetto e cosa, ragione e realtà, ecc.
Analizziamo l'aforisma:
nella prima parte Hegel intende che la
razionalità non è qualcosa di astratto, ma la forma stessa di ciò
che esiste;
la realtà, dunque, non è caotica, ma è il
dispiegarsi di una struttura razionale (l'Idea o Ragione) che si
manifesta inconsapevolmente nella natura e consapevolmente
nell'uomo.
Per cui per Hegel RAGIONE = REALTÀ': il mondo, ad
esempio è allo stesso tempo ragione reale e realtà razionale, nel
senso che i momenti con cui manifesti non possono essere diversi da
quello che sono. Dunque la realtà costituisce una totalità
processuale necessaria, formata da una serie di momenti, che sono il
risultato di quelli precedenti e il presupposto di quelli
successivi.
IDEA, NATURA E SPIRITO
I tre momento dell'Assoluto sono:
tesi: E' l'Idea in sé per sé, o Idea pura: è
l'Assoluto considerato a prescindere dalla sua concreta
realizzazione nella natura e nello spirito; rappresenta il programma
o l'ossatura logico-razionale della realtà, ovvero una concezione
dell'Idea pura come modello del mondo. Questo ricorda la metafisica
platonico-cristiana che concepiva un mondo delle idee come modello
del mondo reale. Ma, ovviamente, Hegel non concepisce tale modello
trascendente al mondo stesso.
antitesi: E' l'Idea fuori di sé o Idea nel suo
esser altro: è la Natura, ovvero la manifestazione dell'Idea nelle
realtà spazio-temporali del mondo.
sintesi: E' l'Idea che ritorna in sé: dopo
essersi alienata nella Natura, l'Idea torna presso di sé nell'uomo,
ovvero lo Spirito.
N.B: Idea, Natura e Spirito non vanno intesi in
senso cronologico ma in senso ideale.
Le tre sezioni della filosofia:
logica - Lo studio dell'Idea considerata nel suo
essere implicito e nel suo graduale esplicarsi, ma a prescindere
della sua concreta realizzazione nella natura e nello spirito.
1)dottrina dell'essere 2)dottrina dell'essenza 3)dottrina del
concetto
filosofia della natura - Lo studio dell'Idea
nella sua estrinsecazione spazio-temporale. 1)meccanica 2)fisica
3)organica
filosofia dello Spirito - Lo studio dello Spirito
considerato come libertà e secondo la triade di: 1)soggettivo:
-antropologia; -fenomenologia; -psicologia. 2)oggettivo: -diritto;
-moralità; -eticità. 3)assoluto; -arte; -religione; -filosofia
LA DIALETTICA (concetto di dialettica nella
tradizione filosofica… Platone: è la scienza delle idee. Aristotele:
procedimento che parte da premesse probabili, cioè generalmente
accettate.Stoici: è sinonimo di logica. Kant: è l'arte di costruire
ragionamenti basati su premesse che sembrano probabili, ma che in
realtà non lo sono. Fichte: è la sintesi degli opposti per mezzo
della determinazione reciproca.
Per Hegel la dialettica è la legge che governa il
divenire dell'Assoluto. Essa consiste in:
tesi: Affermazione di un concetto astratto e
limitato, in cui il pensiero si ferma alle determinazioni rigide
della realtà, limitandosi a considerarle secondo il principio di
identità e non-contraddizione. (momento astratto o intellettuale)
antitesi: Negazione di questo concetto perché
limitato e finito, e passaggio ad un concetto opposto. Si procede
dunque oltre il principio di identità e si mettono in rapporto le
varie determinazioni con quelle opposte. (momento dialettico o
negativo-razionale)
sintesi: Unificazione della precedente
affermazione e negazione, che consiste nel cogliere l'unità delle
determinazioni opposte, ovvero rendersi conto che queste sono
aspetti di una realtà che comprende o sintetizza entrambi. (momento
speculativo o positivo-razionale)
HEGEL IN RAPPORTO AGLI ALTRI FILOSOFI
-L'ILLUMINISMO: Gli illuministi affermavano che
il reale non è razionale e che la ragione doveva insegnare alla
realtà e alla storia come dovrebbe essere. Ma per Hegel invece la
realtà è necessariamente ciò che deve essere e la vera ragione è
presente in ogni momento della storia.
-KANT: Hegel critica in Kant la filosofia del
finito che poneva un'antitesi tra il dover essere e l'essere. Hegel
invece afferma che la realtà si adegua sempre alla razionalità, cioè
ciò che è si adegua sempre a ciò che dovrebbe essere.
-ROMANTICISMO: Hegel critica nei romantici il
primato che essi davano al sentimento, affermando invece che la
filosofia è la scienza dell'Assoluto e rappresenta dunque una forma
di sapere razionale e mediato. Inoltre critica anche l'atteggiamento
individualista di alcuni romantici, dato che egli è del parere che
l'individuo deve integrarsi nelle istituzioni sociali e politiche
del proprio tempo.
Tuttavia Hegel condivise con i romantici, da cui
fui influenzato, il tema dell'infinito.
-FICHTE: Hegel critica Fichte in due punti:
1)l'oggetto viene ridotto a ostacolo dell'Io, rischiando di formare
un nuovo dualismo; 2)l'infinito è ridotto a una meta ideale dell'io
finito, in progresso che non finirà mai. Per cui non si raggiungerà
mai una piena coincidenza fra finito e infinito, essenza
dell'idealismo.
-SCHELLING: Hegel critica a Schelling il suo
concetto di Assoluto, poiché egli lo considera un'entità astratta e
priva di vita, per cui non può essere in grado di generare la
molteplicità e la differenziazione delle cose.
La fenomenologia dello spirito
Nella Fenomenologia dello Spirito Hegel tratta la
via che la coscienza umana ripercorre per giungere allo spirito
infinito, e viceversa, ovvero la via che lo spirito infinito segue
per riconoscersi nella sua infinità attraverso le manifestazioni
finite della realtà.
Tale via fa parte della realtà, quindi anche la
fenomenologia dello spirito fa parte della realtà e della filosofia
dello spirito.
Hegel tratta la fenomenologia dello spirito
sottoforma di storia romanzata che narra del perscorso della
coscienza. Questa è inizialmente definita infelice, poiché, non
sapendo di essere tutta la realtà, vive al suo interno contrasti,
infelicità, opposizioni; superando questo momento la coscienza esce
dalla sua individualità e si riconosce nella sua vera natura, ovvero
Coscienza infinta o universale.
funzione della fenomenologia: la fenomenologia
coincide con il divenire della filosofia e aiuta l'individuo a
percorrere le tappe che lo portino a riconoscersi e a risolversi
nello spirito universale.
La Fenomenologia si divide in tre momenti:
1)Coscienza (tesi) attenzione verso l'oggetto
la certezza sensibile: Essa sembra apparentemente
la più ricca e sicura, mentre in realtà essa non è la certezza della
cosa particolare ma di un generico questo presente ora e qui davanti
a noi. Il questo dunque è generico, universale, e non dipende dalla
cosa, ma dall'io che la considera, il quale è anch'esso un io
generico ed universale.
la percezione: Nel momento in cui l'io riconosce
che esso stesso percepisce e stabilisce l'unità dell'oggetto, nella
molteplicità delle sue qualità, allora il soggetto inizia ad
esaurire la realtà in se stesso.
l'intelletto: La coscienza risolve l'intero
oggetto in se stessa, diventando autocoscienza, nel momento in cui
vede nell'oggetto un semplice fenomeno, che esiste solo nella
coscienza e mai indipendentemente da essa, e vi contrappone
l'essenza ultrasensibile dell'oggetto (noumeno).
2)Autocoscienza (antitesi) attenzione verso il
soggetto, ovvero l'attività concreta dell'io in rapporto con gli
altri
signoria e servitù: Le autocoscenze necessitano
di un riconoscimento reciproco, che deve avvenire tramite un
conflitto. Infatti l'amore non è sufficiente per attuare la
separazione e il successivo riconoscimento delle autocoscienze,
perché manca di un carattere drammatico. Questa fase deve invece
avvenire tramite un conflitto che implica dolore, pazienza,
travaglio e soprattutto il subordinarsi di una rispetto all'altra:
· l’uomo è autocoscienza solo se riesce a
farsi «riconoscere» da un’altra autocoscienza ®
conflitto tra autocoscienze ®
subordinarsi dell’una e dell’altra nel rapporto servo-signore.
® tuttavia tale dinamica è destinata a
capovolgersi ® come avviene la
progressiva acquisizione di indipendenza da parte del servo?
· paura della morte: lo schiavo è tale
perché ha temuto la morte, ma proprio sentendosi così attaccato alla
sua esistenza ha scoperto la sua indipendenza. ·
servizio: la coscienza si autodisciplina e impara a vincere i suoi
impulsi naturali. · lavoro: il servo,
trattenendo il proprio appetito e non usufruendo dell’oggetto,
imprime nelle cose una forma ® formando e
coltivando, forma e coltiva se stesso e imprime nell’essere quella
forma che è dell’autocoscienza e così trova la sua indipendenza
stoicismo e scetticismo: Il raggiungimento
dell'indipendenza dell'io nei confronti dell'oggetto in filosofia è
rappresentato dallo stoicismo, ovvero una visione del mondo in cui
il saggio si ritiene autosufficiente e libero rispetto alla realtà
che lo circonda. Tuttavia tale libertà interiore è solamente
astratta poiché permangono i condizionamenti della realtà esteriore
(passioni, ricchezze, ecc.).
Lo scetticismo invece nega tutto ciò che
comunemente è ritenuto vero e reale. Ma così facendo lo scettico
cade in contraddizione, perchè pretende di dire qualcosa di reale e
di vero quando nello stesso tempo lo nega.
la coscienza infelice: La scissione presente
nello scetticismo assume la forma di una separazione tra uomo e Dio.
Così accade nell'ebraismo, in cui vi è un Dio
trascendente, lontano dalla coscienza, inaccessibile all'uomo, il
quale si trova in uno stato di dipendenza.
Anche nel Cristianesimo medievale vi è la figura
di un Dio incarnato, vissuto in un preciso ed irripetibile periodo
storico, e perciò lontano dai posteri.
Manifestazioni dell'infelicità:
la devozione: il pensiero a sfondo religioso che
non ha ancora preso coscienza dell'unità tra finito e infinito;
il fare: il momento in cui la coscienza si
esprime con il lavoro, il cui frutto tuttavia è considerato dono di
Dio, così come le proprie forze e capacità;
la mortificazione di sé: è la completa negazione
dell'io in favore di Dio.
3)Ragione (sintesi) unità fra soggetto ed oggetto
A questo punto tutta la realtà è stata
interiorizzata dall'autocoscienza. La ragione è appunto la certezza
di essere ogni realtà; nel tentativo di far diventare questa
certezza verità, la coscienza cerca nella realtà l'essenza delle
cose. Questo tentativo non è altro che la ricerca della coscienza
stessa; poiché la coscienza ancora non fa della ragione l'oggetto
della sua ricerca, si rivolge in primo luogo alla natura (fase del
Rinascimento e dell'Empirismo).
La vera ragione, dunque, non è quella
dell'individuo, ma quella dello spirito e dello Stato, su cui si
poggia ogni atto individuale. Per questo è l'individuo che si fonda
sulla realtà storico-sociale e non viceversa.
1)La logica
(concetto di logica nella tradizione
filosofica…dogmatismo: con un procedere ingenuo, considera
separatamente il pensiero e gli oggetti della conoscenza. empirismo:
riduce la realtà vera delle cose ad un'incognita inconoscibile per
il pensiero.filosofia della fede: compie l'unità tra pensiero ed
essere, ma afferma che ciò sia possibile solo mediante il sentimento
o la fede.)
La logica è la scienza dell'Idea "pura. La logica
esamina i "concetti" o "categorie" che formano il programma o
l'impalcatura originaria del mondo. Tali concetti non sono pensieri
soggettivi, ma pensieri oggettivi, che esprimono la realtà stessa
nella sua essenza.
Per Hegel invece la fusione tra pensiero e realtà
si raggiunge mediante un momento dialettico, che si basa sul
principio di contraddizione. Se ci si basa sul principio di non
contraddizione (come avviene nella logica aristotelica e in
Schelling) le differenze si annullano. Al contrario il principio di
contraddizione permette superare tali differenze e ricomprenderle in
un'unica unità di pensiero e realtà; in questo modo la logica non ha
solo il compito di descrivere le modalità del pensiero, ma
rappresenta anche il modo di svilupparsi della realtà.
LOGICA (studio del pensiero) = METAFISICA (studio
dell'essere)
Momenti della logica:
Dottrina dell'essere: è il concetto più vuoto ed
astratto, senza nessun contenuto. In questo modo l'essere è il
nulla; il concetto di tale unità è il divenire (passaggio dal nulla
all'essere).
Dottrina dell'essenza: Nel momento in cui
l'essere, riflettendo su se stesso, si riconosce identico e diverso
e il pensiero si fa oggetto, e dall'essere si passa all'essenza.
Dottrina del concetto: Si ha identità tra
pensiero e essere. In seguito alle due prime categorie (oggettivo,
soggettivo), si ha l'ultima categoria: l'Idea, concepita come la
ragione, che ha in sé tutta la realtà.
3)La filosofia dello Spirito
Lo spirito oggettivo
Nello spirito oggettivo si realizza la volontà di
libertà dello spirito e lo Spirito si concretizza nelle istituzioni
sociali raccolte sotto il concetto di diritto. Il termine diritto in
Hegel si riferisce sia al diritto vero e proprio dei giuristi, sia a
tutte le materie della filosofia pratica (politica, economia e
morale).
Momenti dello spirito oggettivo:
Diritto astratto (tesi): Esso riguarda
l'esistenza esterna della libertà della persona. Gli individui
vengono concepiti da Hegel come soggetti astratti di diritto, cioè
privi delle loro proprie caratteristiche che li differenziano gli
uni dagli altri.
Moralità (antitesi): Essa è la volontà soggettiva
che si manifesta nell'azione. Essa si articola in:
il proponimento: ovvero il personale proposito
del soggetto da cui scaturiscono le azioni;
l'intenzione e il benessere: il proponimento è
intenzione, perché deriva da un essere "pensante"; il benessere è lo
scopo a cui mira l'azione;
il bene e il male: sollevandosi
dall'universalità, l'intenzione e il benessere hanno come fine
assoluto il bene in sé per sé, che per uscire dalla sua astrazione,
deve passare ad una volontà soggettiva incapace di realizzare il
dovere.
Nella moralità vi è dunque la separazione tra la
soggettività (che deve realizzare il bene) e il bene (che deve
essere realizzato). Da qui deriva la contraddizione kantiana tra
essere e dover-essere: in questo modo, infatti, la moralità diventa
formale ed astratta, cioè, non ha riscontri concreti nella realtà.
Eticità (sintesi): Il bene si concretizza
nell'eticità, dove si annulla la sua separazione con la
soggettività. L'eticità rappresenta la moralità sociale, ovvero la
concretizzazione del bene nelle forme istituzionali della famiglia,
della società civile e dello Stato. E' la più alta manifestazione
dello spirito oggettivo e in essa vengono superati gli aspetti
diametralmente opposti del diritto e della morale.
La famiglia (tesi): In essa si raggiunge è
un'"unità spirituale" fondata sull'amore e sulla fiducia.
La società civile (antitesi): Il sistema unitario
della famiglia si frantuma nel momento in cui i figli lasciano la
famiglia originaria e formano dei nuovi nuclei familiari. Essi
coesistono in una sfera economico-sociale e giuridico-amministrativa,
ovvero uno spazio intermedio tra l'individuo e lo Stato, dove si
scontrano e si incontrano i propri interessi particolari. Dunque la
società civile è il momento antitetico dell'eticità, che in essa è
comunque compresa.
Lo Stato (sintesi): E' la riaffermazione
dell'unità della famiglia. Esso rappresenta una sorta di famiglia in
grande, in cui i particolarismi della società civile non vengono
soppressi, ma indirizzati verso il bene collettivo.
La concezione etica dello Stato, visto come
l'incarnazione suprema della moralità e del bene comune, si
differenzia dal:
modello liberale: secondo tale modello lo Stato
viene confuso con la società civile, e ridotto a semplice tutore dei
particolarismi della società civile. E' dunque una concezione
negativa dello Stato, che esiste in seguito alla sua fondazione da
parte degli individui:
individui V
stato
per Hegel invece…
stato V
individui
All'origine dello Stato vi è una teoria "organicistica"
secondo la quale è lo Stato a fondare gli individui, nel senso che
gli individui nascono già nel suo ambito e che lo Stato, come il
tutto, è superiore alle parti che lo compongono, ovvero gli
individui. Dunque lo Stato si basa sulla sua stessa idea di bene
universale e trova in se stesso la propria ragione di esistenza e il
proprio scopo.
modello democratico: secondo il quale la
sovranità risiede nel popolo.
per Hegel invece…
Il popolo, al di fuori dello Stato, è solo una
moltitudine informe.
modello contrattualistico: secondo il quale lo
Stato è il frutto di un contratto che scaturisce dalla volontà
arbitraria degli individui..
per Hegel invece…
Lo Stato viene prima degli individui.
modello giusnaturalistico: secondo il quale i
diritti naturali esistono prima ed oltre lo Stato.
Dunque nello Stato hegeliano non sono gli uomini
a governare ma le leggi: in questo modo viene garantita la
salvaguardia della libertà individuale e della sua proprietà.
la costituzione
La costituzione, ovvero l'organizzazione dello
Stato, è frutto della vita collettiva e storica di un popolo, ed
ognuno ne ha una adeguata. Per cui è sbagliato imporre a priori una
costituzione ad un popolo.
Per Hegel la forma statale più "razionale" è la
monarchia costituzionale moderna, con 3 poteri (legislativo,
governativo, monarchico) distinti, ma non divisi tra di loro.
La filosofia della storia
Dal punto di vista di un intelletto finito, come
quello dell'individuo, la storia appare come un insieme di fatti
contigui dominato dal disordine. In realtà, la storia del mondo
possiede un piano razionale, poiché è la manifestazione
dell'attività dello spirito (della ragione).
il fine della storia: è la realizzazione della
libertà dello spirito, il quale si incarna negli spiriti dei popoli.
Tale libertà si concretizza nello Stato, che
rappresenta dunque il fine supremo dello spirito. Dunque la storia
del mondo è la successione di forme statali che costituiscono
momenti di un divenire assoluto.
I tre momenti della storia sono:
il mondo orientale: uno solo è libero
il mondo greco-romano: alcuni sono liberi
il monto cristiano-germanico: tutti sono liberi,
poiché la monarchia moderna ha abolito i privilegi dei nobili e
tutti gli uomini sono messi allo stesso piano, rendendo così libero
ogni individuo.
La libertà si realizza solo nello: stato etico
l'individuo è risolto nella collettività stato
liberale l'individuo pretende di far valere i suoi particolarismi
i mezzi della storia: Lo spirito si serve degli
individui e delle loro passioni. L'uomo non è in grado di agire sul
proprio destino, poiché tutto è già stato stabilito secondo il
disegno dello spirito. Vi sono uomini dal destino eccezionale, che
sanno la verità del proprio mondo. Questi uomini sembrano seguire la
propria passione, ma in realtà essi sono soli uno strumento della
Ragione, che si serve delle loro ambizioni per attuare i propri
fini.
Lo spirito assoluto
E' il momento in cui l'Idea prende piena
coscienza della sua infinitezza. L'auto-sapersi dell'Assoluto è il
risultato di un processo dialettico. Queste tappe si differenziano
per la forma nella quale esse rappresentano lo stesso contenuto
(l'Assoluto o Dio):
arte: Lo Spirito acquista coscienza di sé nella
forma dell'intuizione sensibile, in cui spirito e natura vengono
concepiti come un tutt'uno.
religione: Lo Spirito acquista coscienza di sé
nella forma della rappresentazione. Questa è un modo di pensare a
metà fra l'intuizione sensibile ed il concetto. Un esempio è la
rappresentazione cristiana del Dio-Padre che crea il mondo, è il
frutto di immagini metaforiche del fatto che la natura costituisce
un momento dialettico della vita dello spirito.
filosofia: Lo Spirito acquista coscienza di sé
nella forma del concetto.
La forma del concetto è più adeguata per
esprimere l'Assoluto rispetto alla religione.
La storia della filosofia
La storia della filosofia è l'insieme delle tappe
necessarie della verità dell'Idea dai greci fino ad Hegel. L'ultima
filosofia è il risultato delle precedenti e contiene i principi di
tutte.
Definizione di idealismo: dottrina filosofica che
identifica la realtà con le idee, il reale con l’ideale; le idee
sono il fondamento della realtà. L’idealismo vede le cose come
materializzazione delle idee. Per Schelling le cose sono spirito
materializzato ovvero spirito visibile. Per Hegel il fondamento
della realtà è l’idea o l’essere.
Definizione di idea secondo Hegel e Kant: secondo
Kant l’idea è un prodotto della ragione, è quindi un’illusione
trascendentale perchè non è frutto di giudizi sintetici a priori
(non fornisce scienza nè sapere). L’idea è astrazione e non ha
nessun contenuto empirico (empirico=concetto della ragione a cui non
corrisponde nessun dato dell’esperienza sensibile). Secondo Hegel
l’idea è il fondamento della realtà, è l’Assoluto, la realtà. E’
studiata dalla logica come idea fuori di sè; nello spirito
soggettivo oggettivo e assoluto come idea che ritorna in sè; e dalla
filosofia (sintesi dello spirito assoluto) intesa come totalità.
Religione popolare e religione positiva negli
scritti teologici giovanili: (gli scritti teologici giovanili non
sono stati pubblicati da Hegel, ma dopo la sua morte. Si occupa di
religione perchè vede le connessioni religione-politica, gli
interessa la ricaduta che ha la religione negli aspetti politici.
Vorrebbe una riforma in Germania e ritiene che riformando la
religione si possa riformare anche lo stato) La religione popolare è
quella olimpica perchè non insegna alla rinuncia ma insegna a godere
della vita e a realizzarsi, favorisce la libera espressione di tutte
le facoltà dell’uomo, restituisce all’uomo la dignità e la serenità.
La religione della Grecia parla al popolo, alla fantasia attraverso
i miti; ha dentro di sè un contenuto razionale destinato ad
emergere; esalta la vita, le sue divinità sono espressione di una
vita che si esprime al meglio. Le religioni positive sono quella
ebraica e quella cristiana perchè si fondano su istituzioni e su
concetti assunti dogmaticamente come fatti; non possono essere
accolte dall’uomo perchè gli impongono la rinuncia a se stesso.
Ebraismo e Cristianesimo: l’ebraismo è la
religione della scissione tra Dio e uomo; reprime l’uomo. Figure più
significative della Bibbia come testimonianza della lontananza
Dio-uomo: Mosè e Abramo. Gli ebrei sono isolati per la fedeltà al
loro Dio, che è geloso e così condanna l’uomo all’infelicità. Il
cristianesimo ha negli scritti giovanili una valenza negativa, ma
poi viene recuperato. Dapprima ha causato sofferenza all’uomo e gli
ha imposto una limitazione nel godere la vita per guadagnarsi un
premio nella vita ultra-terrena. Poi viene visto come una religione
assoluta perchè si avvicina alla filosofia e Cristo è visto come
colui che ha superato la scissione.
Critica all’Illuminismo e a Kant: Hegel rifiuta
la maniera illuministica di rapportarsi al mondo, in quanto gli
illuministi, facendo dell’intelletto il giudice della storia, sono
costretti a ritenere che il reale non è razionale. La ragione degli
illuministi è finita e parziale e pretende di dare lezione alla
realtà e alla storia, stabilendo come essa dovrebbe essere ma non è,
mentre la realtà è sempre ciò che deve essere. Hegel critica Kant
perchè con i suoi dualismi non riesce a cogliere l’infinito. Infatti
per Kant le idee spingono la ricerca scientifica all’infinito, verso
una compiutezza che essa non raggiungerà mai. L’essere non si adegua
mai al dover essere, la realtà alla razionalità. Mentre secondo
Hegel questa adeguazione è necessaria. Rimprovera anche a Kant di
voler indagare la facoltà del conoscere prima di procedere a
conoscere.
Critica a Fichte e Schelling: Hegel accusa il
soggettivismo di Fichte di non riuscire ad assimilare l’oggetto,
cioè di ridurlo a semplice ostacolo esterno dell’Io. Lo accusa anche
di aver ridotto l’infinito a semplice meta ideale dell’Io finito, in
questo modo il finito, per adeguarsi e ricongiungersi all’infinito,
è lanciato in un progresso all’infinito che non raggiunge mai il suo
termine (cattiva infinità); non supera mai il finito perchè lo fa
continuamente risorgere. Hegel critica Schelling perchè concepisce
l’Assoluto in modo a-dialettico, come un’unità statica da cui
derivano in modo inesplicabile la molteplicità e la differenziazione
tra le cose (mentre per Hegel l’Assoluto è divenire). Critica il
concetto dell’Assoluto di Schelling perchè è unità astratta priva di
vita e concretezza interiore, quindi incapace di spiegare la
molteplicità delle cose; lo paragona alla "notte nella quale tutte
le vacche sono nere". Schelling voleva conoscere la totalità senza
coglierne il particolare; l’intuizione artistica coglie la totalità.
Per Hegel l’intuizione artistica conosce per intuizioni mentre la
filosofia conosce per concetti.
Definizione di conoscenza intuitiva,
intellettuale e razionale: la conoscenza intuitiva si basa sulle
intuizioni. E’ la conoscenza della totalità. La conoscenza
intellettuale è la conoscenza del particolare, ma si lascia sfuggire
la realtà. La conoscenza razionale è globale e particolare. Per
Hegel la conoscenza razionale è l’organo della filosofia: ogni
individuo è reale solo se costituito nei rapporti con il resto del
mondo (Hegel recupera i valori dialettici di Platone: ogni individuo
per essere se stesso, deve essere in rapporto con gli altri e si
conosce solo in base ai rapporti con gli altri).
Perchè la Fenomenologia è il romanzo delle
esperienze della coscienza? La "Fenomenologia dello spirito"
illustra la via che la coscienza umana ha dovuto percorrere per
giungere fino all’infinito. La Fenomenologia è la storia romanzata
della coscienza, che attraverso erramenti, contrasti, scissioni, e
quindi infelicità e dolore, esce dalla sua individualità, raggiunge
l’universalità e si riconosce come ragione che è realtà e realtà che
è ragione. Figura significativa della Fenomenologia è la coscienza
infelice. Coscienza infelice in quanto non sa di essere tutta la
realtà e perciò si ritrova scissa in differenze e conflitti dai
quali esce solo arrivando alla coscienza di essere tutto. La prima
fase della Fenomenologia ha una triade: la coscienza (oggetto),
l’autocoscienza (soggetto) e la ragione (unità soggetto-oggetto).
Profilo della figura dello Spirito nella
Fenomenologia con riferimento al rapporto servo-signore: il
soggetto, vedendo l’oggetto, gli sembra che questo sia la realtà, ma
questa conoscenza è insicura e perciò lo spirito (cioè l’Assoluto)
si muove alla ricerca di altre forme di conoscenza più complete. Lo
spirito acquista la coscienza di essere il soggetto attivo nell’atto
conoscitivo e acquista piena consapevolezza di sè, pretendendo di
dominare le cose. La coscienza diventa autocoscienza.
L’autocoscienza presuppone la presenza di altre autocoscienze in
grado di darle la certezza di essere tale; cioè l’uomo è
autocoscienza solo se riesce a farsi riconoscere da un’altra
autocoscienza. L’autocoscienza ha bisogno di affermarsi sugli altri,
ma, dal momento che tutti gli spiriti hanno lo stesso desiderio,
esplode il conflitto. Tale conflitto non si conclude con la morte
delle autocoscienze (perchè si annullerebbe l’intera dialettica del
riconoscimento), ma con il subordinarsi dell’una all’altra nel
rapporto servo-signore. Il signore è colui che è arrivato alla
vittoria affermando così la propria indipendenza. Il servo è colui
che ha preferito la perdita della propria indipendenza, pur di
salvare la vita. Il servo non può più vivere per se stesso, ma deve
vivere per il suo signore. Il signore può vivere di sè. La servitù è
l’espressione esteriore di un modo di essere interiore, chi subisce
la condizione di servo la merita. Primo grado di affermazione di se
stessi è l’imposizione della propria libertà su u altro. Il rapporto
servo-signore è destinato a una inversione di ruoli. Infatti il
signore, che prima era indipendente, nel momento in cui usufruisce
del lavoro altrui, finisce per rendersi dipendente dal servo. Nel
lavoro il servo imprime una forma alle cose dando luogo ad un’opera
indipendente e autonoma che rappresenta il riflesso della raggiunta
indipendenza del servo. Quindi il servo, che prima era dipendente,
nel momento in cui trasforma e padroneggia le cose da cui il signore
riceve il proprio sostentamento, finisce per rendersi indipendente
dal signore. Il raggiungimento dell’indipendenza trova la sua
manifestazione filosofica nello stoicismo (visione del mondo che
evidenzia l’autosufficienza). L’autocoscienza, come soggetto
assoluto, è diventata ragione e ha assunto in sè ogni realtà. La
ragione si divide in: ragione osservativa, ragione attiva,
individualità in sè e per sè.
Perchè l’Assoluto è "l’essenza che si determina
mediante il suo sviluppo"? Assoluto è ciò che può essere nelle sue
potenzialità e si realizza mediante un suo processo, un suo
sviluppo.
Confronto tra la logica di Hegel, Aristotele,
Kant e Fichte: la logica di Hegel è scienza dell’idea pura
nell’elemento astratto del pensiero, si identifica con la metafisica
perchè è scienza della realtà, mentre quella di Kant e di Aristotele
riguerda la forma. La logica di Kant studia le condizioni a priori
della conoscenza; è una logica trascendentale. La logica di
Aristotele è formale, studia le regole del pensiero, si basa sul
principio di non contraddizione. La logica di Fichte è metafisica
assoluta che si basa sulla deduzione delle categorie della realtà
dall’Io puro. Parte dal concetto di essere e all’interno di questo
concetto individua le categorie. La superiorità della filosofia di
Hegel rispetto a quella di Fichte sta nel fatto che quest’ultima
parte da un principio particolare e non dalla totalità.
Perchè la Natura è alienazione dell’idea?
Alienazione: procasso di oggettivazione dell’idea che diventa
realtà. L’idea si perde e diventa qualcosa di diverso da sè ,
diventa Natura. L’idea si aliena nella Natura. Da una parte l’idea
nel momento in cui diventa Natura ha una caduta, una perdita;
dall’altra questa perdita è necessaria all’idea per diventare cosa,
Natura.
Perchè ogni individuo porta con sè "il suo germe
innato di morte"? Perchè ogni individuo è inessenziale, non esprime
l’essere nella sua totalità e quindi deve arrivare alla fine, deve
morire. Le specie non muoiono mai perchè costituiscono un istema di
gradi che culmina nell’uomo.
Definizione di spirito soggettivo e oggettivo:
spirito soggettivo: (tesi della grande sintesi) esprime il momento
in cui lo spirito si solleva dalla condizione di naturalità e
acquisisce la capacità di manifestarsi, si manifesta nella forma di
anima (studiata dall’antropologia <tesi>, coscienza studiata dalla
fenomenologia <antitesi>, psiche studiata dalla psicologia
<sintesi>. Spirito oggettivo: (antitesi della grande sintesi) lo
spirito si manifesta nelle istituzioni sociali concrete, lo spirito
soggettivo si vuole realizzare. Momenti dello spirito oggettivo:
diritto <tesi>, moralità <antitesi>, eticità <sintesi>.
Definizione di Dialettica e confronto con Kant:
la Dialettica è la legge che regola il divenire, in quanto
l’Assoluto è divenire, e rappresenta la legge di sviluppo della
realtà e la legge di comprensione della realtà. Momenti della
Dialetica: astratto o intellettuale <tesi> (si ferma alle
determinazioni rigide e isolate della realtà), negativo-razionale
<antitesi> (nega le determinazioni astratte dell’intelletto,
mettendole in rapporto con le determinazioni opposte),
positivo-razionale <sintesi> (coglie l’unità delle determinazioni
opposte, ricomponendole in modo sintetico). La Dialettica consiste
quindi 1) nell’affermazione di un concetto astratto e limitato,
ossia la tesi; 2) nella negazione di questo concetto e nel passaggio
ad un concetto opposto, ossia l’antitesi; 3) nell’unificazione della
precedente affermazione e negazione in una sintesi positiva
comprensiva di entrambe.
Definizione di diritto moralità e eticità:
costituiscono la tride del spirito oggettivo. Il diritto <tesi> deve
garantire a ciascuno il proprio ambito di libertà; si può negare e
violare. Torto: negazione del diritto; può essere di diversa
gravità, il delitto è quello più grave, si nega la forma e la
sostanza della legge, deve essere sottoposto a sanzione. Diritto
<tesi>, torto <antitesi>, sanzione <sintesi>. Moralità <antitesi>:
nella moralità l’individuo accetta come legge solo quella interiore,
accoglie la legge della coscienza. Il conflitto che nel diritto si
manifestava esteriormente, nella moralità si manifesta interiormente
(scissione tra la legge della ragione e le aspirazioni del
soggetto). Eticità <sintesi>: il soggetto avverte l’esigenza di
obbedire a una legge esteriore che corrisponda alla sua legge
interiore. L’eticità è un’aspirazione a superare il conflitto. Il
rapporto legge-individuo nel diritto è di costrizione, nella morale
è di obbligazione, nell’eticità è di fiducia. Triade dell’eticità:
famiglia <tesi>, società <antitesi>, stato <sintesi>. (Famiglia.
Sostanza etica realizzata immediatamente; è la spiritualizzazione
dell’atto della procreazione. Occupazioni della famiglia: difesa del
patrimonio ed educazione dei figli. Il compito della famiglia è
quello di dissolversi per dare autonomia ai figli. I figli,
diventati autonomi, formano la società. La società è una pluralità
di famiglie in rapporto tra loro, esse formano connessioni per il
benessere della comunità. La società civile provvede ai bisogni di
sopravvivenza con il lavoro, tre classi: produttori, commercianti,
funzionari. Nella società civile restano dei conflitti che non
consentono di superare le scissioni tra le famiglie. Stato: livello
superiore, riporta la molteplicità delle famiglie all’unità. Nello
Stato si afferma lo spirito di un popolo, deriva dalla volontà di un
sovrano di portare alla luce lo spirito di un popolo nel corso della
storia. Lo stoto è sostanza etica compiutamente realizzata e
consapevole di sè.).
Definizione di Stato, Stato come "sostanza etica
consapevole di sè": lo Stato è la sintesi della famiglia e della
società. E’ l’affermazione più alta; è l’ingresso di Dio nella
storia; è lo spirito che prende la forma delle istituzioni che
esprimono lo spirito dei popoli; è la forma materiale storica dello
spirito che vive nei popoli; è sostanza etica realizzata nella
maniera più completa /consapevole di sè. E’ il modo più alto di
esprimere la libertà, è sostanza etica realizzata. L’individuo è
libero solo nello stato perchè le leggi realizzano lo spirito che ha
dentro di sè. Ha una missione etica, un valore spirituale. Nasce
dallo spirito di un popolo che emerge e acquista maturità nella
storia.
Concezione della storia: il contenuto della
storia è razionale. Una forza divina domina nel mondo: questa fede
religiosa nella provvidenza implica la razionalità della storia.
Fine della storia del mondo è che lo spirito giunga al sapere di ciò
che esso è veramente e oggettivi questo sapere, lo realizzi
facendone un mondo esistente, manifesti oggettivamente se stesso.
Questo spirito è lo spirito del mondo che si incarna negli spiriti
dei popoli che si succedono. I mezzi della storia sono gli individui
con le loro passioni. L’azione di un individuo è tanto più efficace
quanto più è conforme allo spirito del suo popolo. La tradizione è
conservazione (attraverso gli individui conservatori) e progresso
(attraverso gli eroi). Questi personaggi sono i veggenti: sanno qual
è la verità del loro mondo e del loro tempo; il loro destino è il
successo; essi apparentemente seguono la propria passione, ma in
realtà l’astuzia della ragione si serve di loro per attuare i suoi
fini. Il fine supremo della storia del mondo è la realizzazione
della libertà dello spirito, che si realizza nello Stato. La storia
è la successione di forme statali che costituiscono momenti di un
divenire assoluto. Tre momenti della storia: il mondo orientale (uno
solo è libero), il mondo greco-romano (alcuni sono liberi), il mondo
germanico (tutti gli uomini sanno di essere liberi).