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MITOLOGIA
Per praticità, nell’esporre le vicende
mitiche, abbiamo per lo più adottato la
denominazione romana dei personaggi.
Achille Figlio di Peleo e di Tetide,
valoroso eroe, invulnerabile tranne che nel
tallone. Fu educato dal centauro Chirone
(v.). Tetide (v.) aveva ottenuto dal Fato
che il figlio potesse scegliere tra una
lunga vita senza gloria e una vita breve ma
gloriosa; poiché Achille scelse
quest’ultima, la madre, temendo per la sua
sorte, allo scoppio della guerra di Troia lo
nascose sotto vesti femminili a Sciro, tra
le figlie del re Licomede. Con un ingegnoso
stratagemma Ulisse riuscì poi a condurre
Achille alla guerra troiana, dove l’eroe fu
protagonista di molte gesta gloriose.
Adirato per l’offesa di Agamennone, che gli
aveva sottratto la schiava Briseide (v.),
Achille si ritirò dalla lotta e diede le sue
armi all’amico Patroclo perché combattesse
al suo posto; ma quando Patroclo fu colpito
a morte da Ettore, Achille tornò in campo
per vendicare l’amico, e a sua volta uccise
Ettore in duello. Prima della sconfitta di
Troia, l’eroe cadde in un inganno ordito da
Paride, fratello di Ettore, con l’aiuto di
Apollo: invitato a un incontro con Polissena
(v.), della quale si era innamorato, fu
colpito a morte da Paride, che lo trafisse
nel tallone.
Afrodite v. Venere.
Anfione Figlio di Giove e di Antiope,
gemello di Zeto. Rappresentava la cultura e
la civiltà, in contrasto con la forza fisica
rappresentata da Zeto. Dotato di talento
musicale, Anfione se ne servì nella
costruzione delle mura di Tebe, radunando e
disponendo le pietre soltanto col suono
della sua lira.
Anfitrite Una delle Nereidi (v.), sposa di
Nettuno e regina del mare.
Apollo Figlio di Giove e di Latona, fratello
di Diana, nacque nell’isola di Delo, presso
il monte Cinto, e fu identificato nel culto
con Helios, dio del Sole. Costruì le mura di
Troia con Nettuno. Nei pressi del monte
Parnaso, sacro al dio, si trovava il tempio
sede del suo più famoso oracolo, quello di
Delfi. Divinità della medicina e della
profezia, Apollo proteggeva in particolare
la poesia, il canto e le arti; era perciò
capo e guida delle Muse (v.), da cui
l’appellativo di Musagete. Era solito punire
severamente coloro che osavano sfidarlo nel
canto e nella musica (il satiro Marsia, ad
esempio, fu scorticato dopo una gara
musicale con il dio; le figlie di Pìero, re
dell’Emazia, dopo essere state sconfitte da
Apollo e dalle Muse in una gara di canto,
furono trasformate in gazze). Durante il
periodo trascorso in Tessaglia come pastore
del re Admeto, Apollo incontrò Dafne, la
bellissima figlia di Peneo (v.), e se ne
innamorò; per sfuggire al dio che la
inseguiva, la fanciulla si trasformò nella
pianta dell’alloro, che per questo divenne
sacra ad Apollo.
Aracne Mitica eroina greca. Sfidò la dea
Atena in una gara di tessitura e vinse, ma
Atena, adirata, distrusse la sua tela.
Aracne s’impiccò e Atena, mossa a
compassione, la trasformò in ragno
Arcton v. Orsa.
Ares v. Marte.
Argo Mostro con cento occhi custode di Io
(v.).
Argo Nome della nave che portò alla
conquista del vello d’oro Giasone (v.) e i
suoi compagni, i quali da essa furono detti
Argonauti (v.). Secondo una versione del
mito la nave fu realizzata dall’abile
costruttore Argo, dal quale avrebbe preso il
nome, con l’aiuto di Minerva; la dea ne
aveva tessuto le vele con le proprie mani e
aveva fatto tagliare l’albero di prua da una
delle querce sacre di Dodona (città
dell’Epiro), che avevano la facoltà di
parlare, predicendo il futuro. L’albero di
prua fu quindi molto utile ai naviganti per
dirigere la rotta della nave. Secondo
Catullo la nave fu costruita con i pini del
monte Pelio direttamente dalla dea Minerva e
non da Argo.
Argonauti Frisso ed Elle (v.), figli del re
di Beozia Atamante, condannati a essere
sacrificati per scongiurare una carestia,
vennero salvati dalla madre Nefèle, che li
fece fuggire su un montone alato dal vello
d’oro. Elle cadde in mare e morì; Frisso,
giunto nella Colchide, sacrificò il montone
e donò il prezioso vello al re Eete. In
Tessaglia il re di Iolco, Esone, era stato
spodestato dal fratello Pelia; il figlio del
re deposto, Giasone (v.), educato
segretamente dal centauro Chirone (v.),
tornò in patria e Pelia promise che gli
avrebbe restituito il regno usurpato in
cambio del famoso vello d’oro, che sapeva
custodito con ogni cura in Colchide. Per
compiere l’impresa della conquista del
vello, Giasone scelse compagni molto
valorosi (tra questi Peleo, padre di
Achille, Laerte, padre di Ulisse, Castore,
Polluce, Teseo, Ercole, Orfeo, ecc.). Tutti
insieme si imbarcarono sulla nave Argo (v.)
e, dopo un viaggio molto avventuroso,
giunsero nella Colchide dove, con l’aiuto di
Medea (v.), figlia del re Eete, poterono
superare numerosi ostacoli e conquistare il
vello d’oro.
Arianna Figlia di Pasifae e di Minosse (v.),
re di Creta. Si innamorò di Teseo (v.) e lo
aiutò a uccidere il Minotauro (v. Minosse)
rinchiuso nel Labirinto — ingegnosa
costruzione di Dedalo — dandogli un gomitolo
di filo con il quale egli avrebbe potuto
ritrovare la via d’uscita. Fuggì poi con
Teseo, ma fu da lui abbandonata nell’isola
di Nasso, detta anticamente Dia, dove fu
trovata dal dio Bacco (v.), il quale la
sposò.
Arìone Mitico citaredo di Metimna; grazie
alla sua arte aveva raccolto ingenti
ricchezze. I marinai di una nave che lo
portava in Grecia decisero perciò di
rapinarlo e lo gettarono in mare, ma un
delfino lo caricò sul dorso e lo condusse
sano e salvo a terra.
Aristeo Esperto agricoltore e allevatore,
figlio di Urano e di Gea, oppure, secondo la
versione seguita da Virgilio, di Apollo e di
Cirene. Si innamorò di Euridice, sposa di
Orfeo (v.), e ne causò involontariamente la
morte. Per questo fu punito con la
distruzione dei suoi alveari, che riuscì
però a recuperare seguendo le indicazioni di
Proteo (v.).
Arpie Sono dèmoni alati («le Rapaci»), il
cui numero varia secondo le diverse
tradizioni: di esse Virgilio nomina Celeno
(«l’Oscura»). Erano raffigurate come donne
munite di ali o uccelli dal capo di donna e
dai robusti artigli. Secondo il mito più
noto, scacciate dalla Tracia, dove avevano
perseguitato il re Fineo, abitavano nelle
Strofadi; loro caratteristica era la
rapacità e la fame: rubavano tutto, specie
il cibo, sporcando con i loro escrementi
ogni cosa.
Artèmide v. Diana.
Asclepio Dio della medicina nell’antica
Grecia, è chiamato Esculapio dai Romani.
Apprese probabilmente l’arte medica dal
centauro Chirone.
Astrea Una delle Ore, figlia di Giove e di
Temi (v.); nell’età dell’oro rappresentava
tra gli uomini la giustizia. Al
sopraggiungere dell’età del ferro, quando
gli uomini smarrirono ogni senso di umanità
e di giustizia, abbandonò la terra e salì in
cielo, dove fu accolta come costellazione
della Vergine.
Atalanta Figlia di Giasone (v.) e di
Climene, era stata abbandonata appena nata
nei boschi del monte Partenio in Arcadia;
allevata da un’orsa, la fanciulla crebbe
selvaggia, forte e coraggiosa, tanto ardita
da disprezzare gli uomini. Tuttavia il
giovane Milanione, incontratala nelle selve
e innamoratosi di lei, le diede tali prove
d’amore che ne vinse la riluttanza. Di
questo mito esiste però anche un’altra
versione, secondo la quale Atalanta, figlia
di Scheneo, era una fanciulla abilissima
nella corsa. Non volendo prendere marito,
ella sfidava i suoi pretendenti, promettendo
di sposare colui che avrebbe saputo vincerla
in una gara di velocità. Nessuno però
riusciva a batterla e, anzi, la crudele
Atalanta lasciava che i suoi sfidanti la
superassero per dare loro l’illusione della
vittoria, poi li raggiungeva poco prima del
traguardo e li trafiggeva mortalmente alle
spalle con una lancia. Ippomene, deciso a
sposarla, invocò l’aiuto di Venere: la dea
gli diede tre mele d’oro, suggerendogli di
lasciarle cadere a una a una durante la
corsa. La fanciulla si attardò a
raccoglierle e in tal modo Ippomene riuscì
vincitore.
Atena v. Minerva.
Atlante Era un gigante, secondo una
tradizione fratello di Prometeo, secondo
un’altra fratello di Crono. Avendo
partecipato alla lotta dei giganti e degli
dei, fu da Zeus punito col reggere sulle
spalle la volta del cielo. Erodoto è il
primo a parlare di Atlante come di una
montagna situata nell’Africa del nord:
Perseo avrebbe mutato Atlante in roccia
mostrandogli la testa della Medusa. Gli si
attribuiscono parecchi figli, tra cui le
Pleiadi (v.).
Atreo Figlio di Pèlope e di Ippodamia, padre
di Agamennone e di Menelao (perciò detti
Atridi). Per vendicarsi delle offese
ricevute dal fratello Tieste (v.), gli
imbandì le membra dei figlioletti Plistene e
Tantalo.
Atteone Celebre eroe e cacciatore troiano,
educato da Chirone (v.); fu mutato da Diana
(v.) in cervo e divorato dai suoi stessi
cani per avere spiato la dea che faceva il
bagno.
Aurora Divinità romana corrispondente alla
greca Eos, figlia del titano Iperione e di
Thea. Ogni mattina, precedendo nel cielo il
fratello Helios, il Sole, portava agli
uomini il dono della luce. Generò da Astreo
i quattro venti principali. Rapì Titone
(v.), per il quale ottenne da Giove il dono
dell’immortalità, ma dimenticò di chiedere
quello dell’eterna giovinezza.
Baccanti Sacerdotesse di Bacco, facevano
parte del suo corteo; venivano di solito
rappresentate nel delirio dell’ebbrezza,
invasate dal nume, dominate dal furore e
dall’entusiasmo, con i capelli scarmigliati
e ornati di edera e di pampini, intente a
danzare scompostamente e ad agitare il tirso
(tipico bastone di Bacco e dei suoi
seguaci). Erano dette anche Menadi, Tiadi e
Bassaridi.
Bacco Dio del vino e della gioia, dai Romani
detto anche Libero, Iacco e Leneo,
identificabile con il greco Dioniso; era
figlio di Giove e di Semele. La madre morì
nel darlo alla luce e il bambino fu allevato
da Ino (v.) a Orcomeno, e poi dalle Iadi
(v.), ninfe della valle boscosa di Nisa.
Ebbe come maestri le Muse e il sapiente
Sileno (v.). Avendo scoperto che dalla
pianta della vite si poteva ricavare il
vino, Bacco volle far conoscere a tutti gli
uomini la sua benefica scoperta: pertanto
viaggiò a lungo attraverso la Grecia e
l’Asia, giungendo sino in India,
accompagnato dal suo corteo di Satiri (v.) e
di Baccanti (v.), detto «tiaso». Durante i
suoi viaggi approdò all’isola di Nasso, dove
incontrò Arianna (v.) e si unì a lei in
matrimonio. Per l’importanza del dono fatto
agli uomini Bacco fu messo in relazione con
Cerere, dea delle messi, e con Apollo per la
facoltà della divinazione e per
l’ispirazione poetica. Il suo culto,
dapprima osteggiato, si diffuse ovunque e si
espresse in feste di carattere orgiastico. A
Roma tali feste, che si chiamavano Liberalia
o Baccanalia, furono proibite dal Senato nel
186 a.C.
Belo Figlio di Poseidone e della ninfa
Libia, fu re di Egitto e padre di Egitto e
Dànao, il padre delle cinquanta Danaidi
(v.), che divenne re di Argo.
Briseide Figlia del sacerdote Brise di
Limnesso, sposa di Minete re di Cilicia;
dopo la conquista della sua patria da parte
dei Greci, divenne schiava di Achille (v.),
che si innamorò di lei.
Callisto La ninfa Callisto, figlia di
Licàone, nata a Parrasia in Arcadia, fu
amata da Giove, dal quale ebbe un figlio di
nome Arcas; per questo motivo incorse
nell’ira della gelosa Giunone, che la
trasformò in orsa. Giove, impietosito, la
assunse in cielo trasformandola nella
costellazione detta, appunto, dell’Orsa
Maggiore. Anche Arcas fu trasformato in una
costellazione, detta di Arturo.
Cariddi Figlia di Nettuno e della Terra; per
aver rubato a Ercole (v.) parte degli
armenti di Gerione (v.), fu trasformata in
un mostro che inghiottiva l’acqua del mare e
la risputava tre volte al giorno, così che
le navi di passaggio naufragavano. Questo
mitico gorgo fronteggiava l’antro di Scilla
(v.).
Caronte Traghettatore dell’oltretomba,
trasportava al di là dei fiumi infernali le
ombre dei morti, i quali lo pagavano con
l’obolo che i parenti mettevano in bocca al
defunto prima di seppellirlo.
Cassandra Figlia di Priamo e di Ecuba, ebbe
da Apollo, di cui era sacerdotessa, il dono
della preveggenza, ma, essendosi rifiutata
al dio, fu da lui punita col non essere mai
creduta. Dopo la distruzione di Troia
Agamennone, presala come schiava, se ne
innamorò e la condusse con sé ad Argo, dove
entrambi furono uccisi da Clitemnestra,
moglie di Agamennone, e dal suo amante
Egisto.
Castore v. Dioscuri.
Cefeo Re di Etiopia, sposo di Cassiopea e
padre della bellissima Andromeda; dopo la
morte fu trasformato in costellazione come
la figlia e la moglie.
Cerbero Mostruoso cane con tre teste, irto
di serpenti, guardiano dell’oltretomba,
latrava atterrendo le anime dei morti, che
entravano nell’Erebo; impediva ai vivi
l’accesso e a chi era entrato di uscirne.
Cerere Dea romana dell’agricoltura,
corrispondente alla greca Demetra, generosa
e mite. Il suo culto fu molto diffuso sia in
Grecia sia a Roma; in suo onore si
celebravano a Eleusi i misteri Eleusini. Da
Giove ebbe una figlia, Proserpina (v.).
Chimera Essere mostruoso nato da Tifone e da
Echidna; è variamente raffigurata, ma in
prevalenza con corpo di capra o con corpo e
testa di leone e una seconda testa caprina
che si leva dal dorso; la coda è formata da
un serpente. Fu uccisa da Bellerofonte, che
la affrontò sul suo cavallo alato Pegaso.
Chirone Figlio di Saturno (v.) e di Filira
(v.), è il più noto tra i Centauri (per metà
uomini e per metà cavalli); si distingueva
dagli altri per la sua saggezza e per la sua
prudenza. Esperto in medicina, sapeva
guarire uomini e animali. Fu maestro di
alcuni eroi, tra i quali Achille, Atteone
(v.), Giasone (v.) e Teseo (v.). Ferito per
caso da Ercole (v.), suo amico, con una
freccia avvelenata, preferì morire pur
essendo immortale e fu accolto tra le
costellazioni col nome di Sagittario.
Cibele Antica divinità frigia, figlia di
Urano e di Gea e moglie di Saturno. Detta
anche «Grande Madre», era la dea della
fecondità, depositaria ed elargitrice delle
forze generative della natura, nonché
protettrice della vita associata e delle
città. Il suo culto si sovrappose, pur senza
identificarsi, a quello di Rhea, la titanide
moglie di Kronos e madre di Zeus. A Roma le
era dedicato un tempio sul Palatino e in suo
onore venivano celebrate le feste dette
Megalesia.
Crono v. Saturno.
Cupido v. Venere.
Dafni Pastore siciliano di straordinaria
bellezza, figlio di Mercurio e di una ninfa,
era caro a tutte le divinità; pascolando gli
armenti suonava la zampogna, il cui uso gli
era stato insegnato da Pan (v.). Gli si
attribuisce l’invenzione della poesia
bucolica. Secondo una versione del mito, fu
accecato da una ninfa poiché non
corrispondeva al suo amore; non potendo
sopportare la sventura della cecità, si
gettò da una rupe. In Teocrito (I idillio),
invece, Dafni muore per non cedere, contro
la sua volontà, al sentimento amoroso.
Danaidi Le cinquanta figlie di Dànao
seguirono il padre quando, per timore del
fratello Egitto, fuggì dall’Africa e si
stabilirono con lui ad Argo, dove egli
divenne re. Qui sposarono i cinquanta
cugini, figli di Egitto, ma per ordine del
padre Danao, che non credeva alla
riconciliazione, uccisero gli sposi; solo
Ipermnestra rifiutò di uccidere il proprio
sposo Linceo. Le Danaidi assassine per
punizione furono condannate nel Tartaro a
riempire continuamente botti senza fondo
Dàrdano Nato da Zeus e da Elettra, figlia di
Atlante (v.), secondo una tradizione, dalla
Samotracia, sua terra d’origine, approdò nel
regno di Teucro, di cui sposò la figlia;
dopo la morte del suocero regnò sulla
Troade. Secondo un’altra tradizione,
originario della città etrusca di Cortona,
nell’Italia centrale, emigrò successivamente
in Frigia, stabilendo legami fra Troade e
Italia. Un’altra versione del mito collega
Roma a Troia facendo Dàrdano, il primo re di
Troia, genero del re arcade Pallante, che
gli avrebbe consegnato il Palladio.
Demetra v. Cerere.
Deucalione Re della Tessaglia, figlio di
Prometeo (v.), sposo di Pirra. Grazie alle
loro virtù, Deucalione e Pirra furono
risparmiati da Giove durante il diluvio
mandato come punizione per il genere umano.
I due superstiti furono condotti con
un’imbarcazione sul Parnaso (secondo altre
versioni in Epiro o in Tessaglia).
Interpretando correttamente il responso
degli oracoli, che chiedeva ai due sposi di
«gettare dietro di sé le ossa della Grande
Madre», Deucalione e Pirra scagliarono delle
pietre, dalle quali si formò il nuovo genere
umano.
Diana Figlia di Latona e di Giove, sorella
di Apollo, venerata dai Greci con il nome di
Artemide, dea della caccia. Accompagnata
dalle ninfe dei boschi, si dedicava
esclusivamente alla caccia, disprezzando
l’amore (le viene però attribuito da certe
versioni mitiche l’amore per il bel pastore
Endimione e per il cacciatore Orione). È
rappresentata come una fanciulla molto
bella, con l’arco e la faretra e, come
divinità lunare, con una corona di stelle o
una falce di luna sulla testa. Le erano
sacri la cerva, il cane, il cinghiale e il
lupo, e tra le piante l’alloro, il cedro e
l’olivo. Il suo culto fu poi confuso con
quello di Selene (v.) e di Ecate (v.),
divinità della luna e della notte. Poiché
illuminava di notte le strade con la luce
della luna, Diana era considerata la
protettrice dei viandanti soprattutto nei
boschi e nei trivi e perciò fu detta anche
Trivia (vedi anche Atteone).
Diomede Figlio di Tideo, nella guerra di
Troia figura per lo più come compagno di
Ulisse in una serie di imprese. Re di Argo,
dopo la guerra, per vendetta di Venere che
egli aveva ferito, non poté rientrare in
Grecia e si rifugiò in Apulia, dove
ricevette parte del regno di Dauno. Fondò
alcune città, fra cui Argyrippa o Arpi.
Diòniso v. Bacco.
Diòscuri «Figli di Giove»: nome dei due
gemelli Castore e Polluce, che nacquero ad
Amicle nel Peloponneso, dall’amore tra Leda,
regina di Sparta, e Giove, apparsole in
forma di cigno. I due fratelli erano
straordinariamente abili, Castore nel domare
i cavalli, Polluce nel pugilato; presero
parte all’impresa degli Argonauti (v.).
Poiché Castore era mortale e Polluce
immortale, dopo la lotta con gli Afàridi,
nella quale Castore era rimasto ucciso,
Polluce ottenne da Giove che il fratello
partecipasse della sua immortalità: così
essi abitavano, a turno, per un giorno
sull’Olimpo e per un giorno nell’Erebo.
Furono poi venerati come protettori della
navigazione, del commercio e dei viaggi e
come garanti dei diritti dell’ospitalità.
Eaco Figlio di Giove e di Egina, re
dell’isola che prese il nome dalla madre, fu
caro agli dei per il suo carattere mite e il
suo amore per la giustizia. Aiutò Apollo e
Nettuno (v.) a costruire le mura di Troia.
Proprio in virtù della sua giustizia, dopo
la morte fu scelto, con Minosse (v.) e
Radamanto, come giudice degli Inferi.
Ècate Divinità cosmica e delle arti magiche,
fu spesso assimilata ad Artemide (v.), a
Persefone (v.) e a Selene (v.). Perciò,
essendo considerata come divinità del cielo,
del mondo sotterraneo e della terra, era
rappresentata con tre teste e talvolta con
tre corpi. Poiché vagava nella notte per i
trivi e fra le tombe, annunciata dai latrati
dei cani, ebbe presso i Latini, come Diana,
anche l’appellativo di Trivia e fu onorata
come dea della magia infernale.
Eete (o Eeta) Re della Colchide, figlio di
Helios (il Sole) e di Perseide, fratello
della maga Circe, egli stesso mago. Accolse
benevolmente Frisso (v. Argonauti) che, dopo
aver sacrificato il montone, gli donò il
vello d’oro. Eete ordinò che il vello fosse
custodito da un drago nel bosco sacro a
Marte; in seguito fece uccidere Frisso. Fu
padre di Medea (v.).
Efesto v. Vulcano.
Egeo Re di Atene, della stirpe di Cecrope,
padre di Teseo (v.); quest’ultimo, inviato a
Trezene per essere educato lontano da ogni
pericolo, a sedici anni tornò in incognito
ad Atene, dove fu riconosciuto dal padre.
Quando Teseo partì per andare a uccidere il
Minotauro, Egeo si fece promettere che se
fosse tornato sano e salvo dall’impresa,
avrebbe issato una vela bianca sulla nave,
ma Teseo dimenticò la promessa e lasciò
sulla nave la vela nera. Così Egeo, credendo
che il figlio fosse morto, per il dolore si
gettò nel mare che da lui prese il nome.
Elettra Tra i vari personaggi con questo
nome, c’è la figlia di Atlante (v.), una
delle sette Pleiadi (v.). Dall’unione con
Zeus questa Elettra generò Dardano (v.).
Eliadi I figli e le figlie del Sole, sette
maschi e cinque femmine. Le femmine erano
figlie dell’oceanina Climene; furono
trasformate in pioppi mentre piangevano
sulle rive dell’Eridano la morte del
fratello Fetonte.
Elle Il mito narra che Elle, figlia di
Atamante e di Nefele, per sfuggire alla
matrigna Ino (v.), che durante un periodo di
carestia voleva sacrificarla agli dei
insieme con il fratello Frisso, fuggì dalla
Tessaglia verso la Colchide, volando su un
ariete dal vello d’oro (v. Argonauti).
Durante il viaggio, però, Elle cadde e
annegò nel tratto di mare che da lei fu
detto Ellesponto (= mare di Elle),
corrispondente all’odierno stretto dei
Dardanelli.
Eolo Figlio di Ippòte e re dell’isola
natante Eolia, dove viveva fra perenni feste
insieme con sei figli e sei figlie. Amico
degli dei, Eolo aveva ricevuto da Giove la
funzione di governare i venti, eccitandoli o
frenandoli a sua volontà. Virgilio lo fa
strumento dell’odio di Giunone contro i
Troiani, a danno dei quali scatena la
terribile tempesta che fa naufragare i
compagni di Enea sul lido cartaginese.
Epimèteo Fratello di Prometeo (v.).
Eracle v. Ercole.
Ercole Eroe nato da Alcmena e da Giove, che
si presentò a lei sotto le sembianze del
marito Anfitrione. Corrisponde al greco
Eracle. Fin dalla nascita fu dotato di forza
così straordinaria da strozzare con le sue
mani due serpenti mandati dalla gelosa
Giunone per ucciderlo nella culla. In
seguito fu la stessa dea, sua implacabile
nemica, a provocargli un accesso di follia,
per il quale Ercole uccise i figli avuti da
Megara. Recatosi a Delfi per purificarsi,
l’eroe ricevette dall’oracolo l’ordine di
servire per dodici anni Euristeo, re di
Micene, e di sottoporsi alle prove che egli
avrebbe ordinato, così da riceverne in
premio l’immortalità. Ercole compì allora
quelle difficili imprese note come le dodici
fatiche: 1. la lotta con il leone di Nemea,
che l’eroe strozzò con le sue mani; 2.
l’uccisione dell’idra di Lerna, mostruoso
serpente con più teste, nel cui sangue
velenoso Ercole intinse le punte delle sue
frecce; 3. la cattura della cerva di
Cerinea, sacra a Diana; 4. la cattura del
feroce cinghiale di Erimanto, che devastava
l’Arcadia; 5. l’abbattimento degli uccelli
carnivori della palude di Stinfalo, che
Ercole in parte uccise a colpi di frecce, in
parte scacciò; 6. la pulizia delle stalle di
Augia, re degli Epei, compiuta da Ercole in
un sol giorno deviando il corso di un fiume
e facendolo passare per le stalle; 7. la
cattura del toro di Creta, reso furioso da
Nettuno per punire Minosse di non averglielo
sacrificato; 8. la cattura dei cavalli
antropofagi di Diomede, re dei Bistoni; 9.
la conquista della cintura di Ippolita,
regina delle Amazzoni; 10. la cattura dei
buoi purpurei di Gerione, mostro con tre
teste e tre corpi; 11. la raccolta dei pomi
d’oro delle Esperidi, custoditi dal drago
Ladone in un giardino dell’estremo
Occidente, non lontano dal luogo dove
Atlante reggeva la volta del cielo; 12. la
cattura del cane Cerbero, guardiano
dell’oltretomba. Nel regno dei morti Ercole
liberò dalla prigionia il suo amico Teseo
(v.) e promise a Meleagro di sposarne la
sorella Deianira, patto che mantenne dopo
altre innumerevoli peripezie. Per Deianira
Ercole uccise il centauro Nesso, che la
insidiava: prima di morire, questi diede
alla donna la tunica intrisa del suo sangue
avvelenato, facendole credere che
costituisse un potente filtro d’amore. Così,
quando Ercole s’innamorò di Iole (figlia del
re Eurito), Deianira, spinta dalla gelosia,
fece indossare al marito la tunica avuta in
dono da Nesso, sperando che le restituisse
l’amore perduto. Non appena l’ebbe
indossata, Ercole si sentì dilaniare da
tormenti così atroci, che fece innalzare un
rogo sul monte Eta e vi si gettò sopra. Ma
per volere di Giove, mentre il suo corpo
ardeva, egli fu accolto nell’Olimpo, dove
gli fu concesso il dono dell’eterna
giovinezza.
Erinni v. Eumenidi.
Eros v. Venere.
Esculapio v. Asclepio.
Eumenidi Le tre Eumenidi, Aletto, Tisifone e
Megera, dette anche Erinni, erano divinità
del mondo sotterraneo e rappresentavano la
maledizione e la vendetta punitiva
soprattutto nei confronti degli omicidi tra
parenti. Venivano raffigurate come esseri
mostruosi, talora alati, con serpenti
intorno alle mani e ai capelli. Il nome di
Eumenidi (in greco = «benevole»), usato
prima come propiziatorio per stornarne i
malefici, fu in seguito legato alla loro
funzione di custodi dell’ordine e di
riparatrici dei torti. Infatti in un primo
tempo si credeva che esse perseguitassero il
colpevole fino alla morte, poi si passò a
credere che la loro persecuzione avesse fine
quando il colpevole avesse espiato il suo
delitto. Dai Romani erano dette Furie.
Europa Mitica eroina greca. Rapita da Zeus,
generò da lui tre figli: Minosse (v.), che
diventerà re di Creta, Radamanto e
Sarpedonte.
Euridice v. Orfeo.
Fama Secondo Virgilio, fu generata dalla
Terra, dopo i giganti Ceo ed Encèlado;
mostro alato, cammina sul suolo e ha il capo
tra le nuvole: dotata di bocche, occhi e
orecchi tanto numerosi quanto le sue piume,
si sposta rapidissima. Ovidio svilupperà
ulteriormente questa tardiva favola
allegorica, che non è propriamente un mito.
Fauni v. Fauno.
Fauno Dio dei boschi e dei campi, nipote di
Saturno e padre di Latino, poi identificato
con Pan (v.). Veniva anche chiamato Silvano
(v.) e Luperco, poiché proteggeva le greggi
dai lupi. In suo onore si celebravano le
feste dette Faunalia e Lupercalia. Come Pan,
era immaginato con un seguito di demoni
agresti — i Fauni, corrispondenti ai Sileni
(v.) e ai Satiri (v.) greci —, protettori
dei campi e degli armenti.
Febo v. Apollo.
Fedra Figlia di Minosse (v.) e sposa di
Teseo (v.), si innamorò del figliastro
Ippolito (v.). Non riuscendo a conquistare
l’amore del giovane, lo accusò, di fronte a
Teseo, di aver tentato di sedurla. Una volta
morto Ippolito, Teseo venne a sapere la
verità e Fedra si tolse la vita.
Fetonte (dal greco phàithon = «splendente»).
Figlio di Helios (il Sole, poi identificato
con Apollo) e di Climene, ottenne dal padre
il permesso di guidare per un giorno il
carro del Sole, ma, non riuscendo a reggere
saldamente gli impetuosi cavalli, mise in
pericolo la terra e il cielo. Giove, allora,
lo colpì con il fulmine e lo fece
precipitare nel fiume Eridano (Po),
trasformando in pioppi le sorelle di
Fetonte, le Eliadi (v.), che piangevano per
la morte del fratello.
Filira Figlia di Oceano e di Teti (v.);
amata da Saturno, ebbe da lui un figlio, il
centauro Chirone (v.).
Filomèla v. Tereo.
Furie v. Eumenidi.
Gerione Essere mostruoso con tre teste e tre
corpi, figlio di Crisàore (o di Nettuno) e
della ninfa oceanina Callìroe. Risiedeva in
un’isola vicina a Cadice e possedeva
bellissimi buoi purpurei che si cibavano di
carne umana. Fu ucciso da Ercole (v.).
Giacinto Bellissimo giovane, figlio di
Amicla e di Diomedea (secondo altre
versioni, di Pìero e della musa Clio), fu
amato da Apollo e da Zefiro, ma preferì il
primo; Zefiro si vendicò colpendolo alla
tempia con il disco con cui il giovane e il
dio stavano giocando. Giacinto morì e Apollo
fece nascere dal suo sangue il fiore omonimo
(non corrispondente al nostro «giacinto»).
Teatro del mito è la valle dell’Eurota in
Laconia.
Giasone Fu a capo dell’impresa degli
Argonauti (v.). In seguito tornò a Iolco con
Medea (v.), ma, poiché Pelia si rifiutò di
restituire il regno usurpato, essi furono
costretti a rifugiarsi a Corinto; qui
Giasone ripudiò Medea per sposare Glauce, la
figlia del re. Per vendetta Medea provocò la
morte di Glauce e uccise i figli che aveva
avuto da Giasone, il quale, straziato dal
dolore, si tolse la vita; secondo un’altra
versione del mito, Giasone morì schiacciato
dalla nave Argo (v.)
Gie Uno dei tre Centimani, giganti con
cinquanta teste e cento braccia, figli di
Gea e di Urano. Insieme con i fratelli
Briareo e Cotto, parteggiò per gli dei
dell’Olimpo nella lotta contro i Titani, che
furono poi sorvegliati dai Centimani nel
Tartaro.
Giove Figlio di Saturno (v.) e di Rhea,
assimilato al greco Zeus, re degli dei,
risiedeva sull’Olimpo; il suo appellativo di
«ditteo» deriva da Ditte, monte di Creta in
cui si trovava l’antro dove Giove fu
nascosto infante dalla madre (per sottrarlo
alla voracità del padre Saturno) e allevato
dai Cureti. Era sposo di Giunone (v.), ma
gli vennero attribuiti dal mito
numerosissimi amori, tra i quali ricordiamo
quello per Europa, che rapì e portò a Creta,
dopo esserle apparso in forma di toro, e
dalla quale ebbe i figli Minosse (v.),
Radamanto e Sarpedonte; quello per Latona,
da cui ebbe Apollo e Diana; quello per Leda,
da cui ebbe Castore e Polluce (v. Dioscuri)
e quello per Io (v.). Da Giove dipendevano
alcuni tra i fenomeni celesti (il tuono, la
pioggia, ecc.). Pur avendo il sommo potere
sugli dei e sugli uomini, era considerato
dio giusto e benevolo, sempre pronto a
premiare i buoni e a punire i malvagi. Come
tutti gli altri dei, anche Giove doveva
sottostare ai voleri del Fato, divinità
misteriosa e sconosciuta; a volte, tuttavia,
la sua volontà si identificava con quella
del Fato. In qualità di dio dei vaticini
aveva il suo oracolo nel bosco delle querce
sacre, a Dodona, nell’Epiro; in suo onore
erano celebrati in Grecia i Giochi Olimpici.
Gli attributi di Giove sono lo scettro, la
folgore, l’aquila.
Giunone Figlia di Saturno e di Rhea, sposa
di Giove (v.) e perciò regina degli dei, è
identificata con la greca Hera. Spesso
gelosa e vendicativa a causa dei numerosi
amori extraconiugali di Giove, era
raffigurata come dea dalla bellezza
imponente e solenne. Era venerata come
protettrice dei matrimoni e dei parti. Le
erano sacri tra le piante il melograno e tra
gli animali il cuculo, il pavone e la
cornacchia.
Giustizia v. Temi.
Glauco Pescatore di Antedone in Beozia,
avendo visto che i pesci da lui pescati si
rianimavano cibandosi di un’erba che
cresceva lungo le rive del mare, ne mangiò
egli stesso: indotto da ciò a gettarsi in
mare, vi fu accolto come divinità marina e
reso immortale. Ebbe il dono della profezia
e divenne il protettore dei pescatori, dei
marinai e dei naufraghi. Virgilio lo dice
padre della Sibilla Cumana (v.).
Grazie Figlie di Giove e di una divinità
femminile di volta in volta identificata con
Giunone, Venere, Eurìnome; corrispondono
alle divinità greche dette Càriti.
Rappresentavano la bellezza e la gioia di
vivere; facevano parte del seguito di Venere
e i loro attributi erano strumenti musicali,
rose e mirti. Le Grazie erano in numero di
due o tre a seconda delle diverse versioni
del mito; tuttavia la più comune tradizione,
confermata anche da Esiodo, riportava tre
nomi: Aglàia («la Splendente»), Eufròsine
(«colei che dà allegria») e Talìa («la
Rifiorente» o «colei che dà prosperità»).
Hera v. Giunone.
Hermes v. Mercurio.
Iacco v. Bacco.
Ìadi Figlie di Atlante e di Etra, sorelle
delle Pleiadi (v.), piansero tanto a lungo
la morte del fratello Ìas (o Iànte) che, per
volere di Zeus, furono trasformate in stelle
il cui sorgere segnava per i Greci l’inizio
della stagione delle piogge (il loro nome
significa, infatti, «apportatrici di
pioggia»).
Ilia v. Rea Silvia.
Ino Figlia di Cadmo, sposa di Atamante e
matrigna di Elle (v.) e di Frisso, per
sfuggire alla furia del marito divenuto
pazzo, si gettò in mare con il figlio
Melicerte e fu trasformata dagli dei in una
Nereide (v.), con il nome di Leucotea (in
greco, «la bianca dea»), invocata dai
marinai in pericolo. Secondo un’altra
versione del mito, Ino aveva allevato il dio
Bacco, figlio della sorella Semele e di
Giove; per questo aveva suscitato l’ira di
Giunone, che per vendetta la fece impazzire:
nel delirio Ino si gettò in mare.
Io Figlia di Inaco, re di Argo; fu amata da
Giove e da lui trasformata in giovenca per
sottrarla alla gelosia di Giunone; secondo
un’altra versione, fu la stessa Giunone a
compiere la trasformazione, ponendola poi
sotto la custodia di Argo, mostro dai cento
occhi. Liberata dall’intervento di Mercurio,
Io fu costretta a fuggire senza tregua,
perseguitata dall’assillo (un tafano)
mandato da Giunone, fino a quando, in
Egitto, riacquistò sembianze umane. Dalla
sua unione con Giove nacque Epafo, re
d’Egitto.
Ippolito Figlio di Teseo (v.) e di
un’amazzone (Antiope o Ippolita), si era
consacrato fin da adolescente al culto di
Diana, dedicandosi esclusivamente alla
caccia e trascurando l’amore. La matrigna
Fedra (sposata da Teseo dopo la morte di
Antiope) si innamorò di lui e poiché il
giovane la respinse, lo accusò ingiustamente
di averla insidiata. Teseo credette alle
accuse di Fedra e maledisse il figlio,
chiedendo a Nettuno, dio del mare, di
punirlo. Un giorno, quindi, mentre Ippolito
guidava il suo cocchio in riva al mare, uscì
dalle onde un toro infuriato; i cavalli si
spaventarono e, correndo sfrenatamente,
rovesciarono il cocchio, causando così la
morte del giovane. Fedra si uccise per il
rimorso, dopo aver rivelato l’innocenza di
Ippolito, il quale fu poi resuscitato da
Esculapio (dio della medicina) e, secondo la
tradizione italica, portato da Diana nel
Lazio.
Iside Dea egizia, moglie di Osiride,
proteggeva il lavoro dei campi; le era sacra
la mucca e i suoi attributi erano le spighe
e la cornucopia (simbolo dell’abbondanza).
Era considerata anche dea del mare e come
tale era venerata con il nome di Pelasgia.
Il suo culto si diffuse nell’età ellenistica
in tutta la civiltà mediterranea.
Iti Figlio di Tereo (v.) e di Procne.
Kronos v. Saturno.
Laodamia Figlia di Acasto, moglie di
Protesilao; dopo la morte del marito nella
guerra di Troia, ottenne dagli dei di
rivedere la sua ombra e morì per poterla
seguire.
Laomedonte Re di Troia, fece costruire le
mura della città da Apollo e Nettuno (v.),
senza poi concedere alle due divinità il
compenso stabilito; nello stesso modo si
comportò nei confronti di Ercole: non gli
donò i cavalli promessi per l’uccisione del
drago al quale avrebbe dovuto essere
sacrificata la figlia Esiòne. Come punizione
Ercole distrusse Troia, uccise Laomedonte e
tutta la famiglia reale, a eccezione dei due
figli Priamo ed Esione, che diede in sposa
all’amico Telamone. Sono chiamati
Laomentiadi i Troiani, talora con intenti
spregiativi.
Lari Divinità di origine etrusca, erano
raffigurati come adolescenti che volteggiano
in punta di piedi, con abito corto, reggendo
in mano un corno dell’abbondanza. In casa i
Lari erano gli antenati benemeriti della
famiglia, cui era dedicato un culto
piuttosto assiduo, con offerte di cibo,
fiori e anche sacrifici; le loro immagini
erano conservate in un piccolo tabernacolo,
collocato nell’atrio, presso il focolare
(Lararium). I Lari proteggevano la famiglia
anche fuori casa, in viaggio, in guerra.
Anche lo Stato aveva i suoi Lari: a Roma i
loro altari si trovavano per lo più nei
crocicchi (Compita); il 2 maggio in loro
onore si celebravano le feste dette
Compitalia.
Leneo v. Bacco.
Libero v. Bacco.
Lino Tra i vari miti relativi all’eroe,
citiamo la leggenda tebana: Lino fu un
eccellente musico, figlio di Anfimaro e di
una Musa, che perfezionò lo strumento della
lira. Venne ucciso da Apollo, con il quale
aveva osato rivaleggiare.
Lucina Dea protettrice dei parti legittimi,
identificata ora con Diana ora con Giunone.
Maia Figlia primogenita di Atlante, la più
bella delle sette Pleiadi (v.), ninfa del
monte Cillene; dall’unione con Zeus generò
Hermes (v. Mercurio).
Mani Con questo nome (che anticamente
significava «i Benevolenti») venivano
indicate le anime dei defunti divinizzati,
alle quali era dedicato un vero e proprio
culto, con offerte di cibi e fiori, perché
proteggessero i vivi dai pericoli. Si
riteneva che Enea avesse istituito in onore
del padre Anchise i Parentalia, le feste che
si celebravano per i Mani nel mese di
febbraio.
Marte Dio della guerra, figlio di Giove e di
Giunone, identificato con il greco Ares; fu
amante di Venere. Il suo culto, scarsamente
diffuso in Grecia, fu molto importante a
Roma, dove Marte era considerato una delle
principali divinità e venerato come padre
dei Romani, poiché aveva generato Romolo
(v.)
Medea Figlia di Eete (v.), re della
Colchide, essendosi innamorata di Giasone
(v.), giunto nella Colchide con gli
Argonauti (v.) per la conquista del vello
d’oro, lo aiutò nell’impresa con le sue arti
magiche e fuggì poi con lui. Durante la
fuga, inseguita dal padre, uccise il
fratello Absirto che aveva portato con sé e
sparse le sue membra sulla via, per
costringere il padre a raccoglierle e,
quindi, a ritardare l’inseguimento. Quando
Giasone la abbandonò per sposare Glauce,
figlia del re di Corinto, Medea provocò la
morte di Glauce stessa, uccise i due figli
avuti da Giasone e si rifugiò ad Atene.
Mènadi v. Baccanti.
Mercurio Corrispondente al dio greco Hermes,
figlio di Giove e di Maia (v.), nato in una
grotta del monte Cillene in Arcadia, era il
messaggero degli dei e gli venivano spesso
affidate difficili missioni. Egli aveva
inoltre il compito di guidare le anime dei
morti nell’Erebo (per questo aveva
l’appellativo di Psicopompo, cioè «guida
delle anime»), era il dio dei sogni e
dell’eloquenza, il garante della sicurezza
delle strade e il protettore dei
viaggiatori, dei mercanti e dei ladri. I
Romani lo veneravano soprattutto come dio
dei mercanti. Veniva rappresentato con i
talari (calzari alati), il pètaso (cappello
a larga tesa, poi alato) e il caduceo
(bastone di lauro o d’olivo, sormontato da
due ali e intrecciato con due serpenti),
emblema della pace, della prosperità e del
commercio e attributo degli araldi.
Milanione v. Atalanta.
Minerva Assimilata alla divinità greca Atena
(detta anche Pallade), Minerva nacque già
adulta e armata dalla testa di Giove, dopo
che questi ne aveva inghiottito la madre
Metis (la Prudenza), per evitare la nascita
di un figlio più forte del padre. Secondo
una versione alternativa meno diffusa,
Minerva sarebbe nata dalle acque del lago
Tritone. Era la dea della guerra, ma anche
della sapienza e dell’intelligenza
inventiva; favoriva l’agricoltura, il
commercio e le arti; proteggeva le città e
in particolar modo Atene, che fu centro del
suo culto in Grecia. Veniva raffigurata come
una donna armata, dalla bellezza severa; le
era sacro l’olivo, da lei donato, secondo il
mito, agli abitanti dell’Attica.
Minosse Re di Creta, figlio di Giove (v.) e
di Europa (v.), diede al suo popolo leggi
molto sagge e giuste, meritando così il
ruolo di giudice degli Inferi, con Eaco (v.)
e Radamanto. Fu sposo di Pasifae, padre di
Arianna (v.) e di Androgeo. Quest’ultimo
partecipò ad Atene ai Giochi panellenici,
riuscendo vincitore in tutte le gare. I
giovani Ateniesi, invidiosi, gli tesero un
agguato e lo uccisero. Per vendetta Minosse
costrinse gli Ateniesi a inviare ogni anno a
Creta sette fanciulle e sette fanciulli che
venivano dati in pasto al Minotauro,
creatura mostruosa con corpo umano e testa
di toro, nata dall’unione di Pasifae con un
toro. Teseo (v.) liberò poi Atene dal
terribile obbligo.
Minotauro v. Minosse.
Mirra v. Zmyrna.
Moire v. Parche.
Muse Le nove Muse erano figlie di Giove e
Mnemosine (in greco «Memoria»). Si riteneva
che preferissero abitare, piuttosto che
sull’Olimpo, sul monte Parnaso o sul monte
Elicona, in Beozia, sotto la guida di
Apollo. Le Muse erano le divinità
ispiratrici del canto, delle arti e delle
scienze. Le loro diverse e specifiche
funzioni vennero definite in età
ellenistica: Callìope era la musa della
poesia epica oppure, secondo altre versioni,
dell’elegia; Clio della storia o dell’epica;
Erato della mimica e della poesia amorosa;
Euterpe della lirica; Melpòmene della
tragedia; Polimnia della poesia civile e
religiosa; Talìa della commedia e della
poesia bucolica; Tersicore della danza;
Urania dell’astronomia. Alle Muse erano
particolarmente care le fonti di Aganippe,
di Ippocrene e di Castalia; tra le piante
prediligevano la palma e l’alloro e avevano
al loro servizio il cavallo alato Pegaso.
L’epiteto «Pièridi», usato specialmente dai
poeti latini per indicare le Muse,
deriverebbe dal loro luogo di nascita (la
Pieria, regione della Tracia) o dall’aver
vinto in una gara di canto le Pierie (o
Pieridi, v.), figlie del re dell’Emazia
Pìero.
Museo Poeta e sacerdote, ritenuto discepolo
di Orfeo (v.); gli antichi gli attribuivano
l’invenzione dell’esametro dattilico e la
composizione di opere a carattere oracolare
e cosmogonico.
Nàiadi Ninfe delle fonti, nutrici delle
piante, degli animali e degli uomini.
Nereidi Divinità marine minori, figlie del
dio Nereo (v.) e della ninfa oceanina
Doride. Una di esse era Anfitrite, sposa di
Nettuno, un’altra era Tetide (v.), che sposò
Peleo (v.), un’altra Ino (v.). Le Nereidi
abitavano nelle profondità del mare in una
bellissima grotta ed emergevano in
superficie solo per portare aiuto ai
marinai, facendosi trasportare dai delfini o
da carri trainati dai Tritoni, creature
marine triformi, con il capo simile a quello
umano e il corpo di cavallo terminante con
una coda di delfino.
Nereo Antico dio marino, figlio di Ponto e
di Gea, sposo di Doride; abitava insieme con
le figlie, le Nereidi (v.), nelle profondità
del mare, in una grotta scintillante di
luce.
Nettuno Figlio di Saturno e di Rhea,
fratello di Giove, assimilato al greco
Poseidone, dio del mare e di tutte le
superfici acquatiche. Con la collaborazione
di Apollo aveva costruito per il re
Laomedonte (v.) le mura di Troia, ma
essendogli stato negato, a lavoro compiuto,
il compenso stabilito, Nettuno fece emergere
dal mare un terribile drago, per placare il
quale Laomedonte avrebbe dovuto sacrificare
la figlia Esione, che fu però salvata
dall’intervento di Ercole. Di umore mutevole
come il mare, Nettuno veniva di solito
rappresentato con il tridente; gli erano
sacri il pino e il delfino. I Romani lo
venerarono in un primo tempo soprattutto
come dio protettore dei cavalli; il suo
culto si era sostituito a quello dell’antica
divinità latina Conso, protettore della
terra e dell’agricoltura.
Opi (o Opis) Divinità dell’abbondanza e dei
raccolti, appartenente alla religione
tradizionale romana, assimilata nel culto a
Rhea, sposa di Saturno. In suo onore si
celebravano a Roma le feste Opalia e
Opiconsivia, rispettivamente in dicembre e
in agosto.
Oreste Figlio di Agamennone e di
Clitemnestra, fratello di Elettra e di
Ifigenia. Dopo l’assassinio del padre, fu
mandato in salvo da Elettra nella Focide,
presso il re Strofio, che lo allevò con il
proprio figlio Pilade. Divenuto adulto,
Oreste tornò in patria e con l’aiuto di
Elettra e di Pilade, suo inseparabile amico,
punì con la morte la madre e il suo amante
Egisto, uccisori di Agamennone. Pilade fu
insieme all’amico anche nel tentativo di
rapire in Tauride la statua di Artemide;
qui, catturati e condannati dal tiranno
Toante, fecero a gara nel sacrificarsi l’uno
per l’altro e ottennero di morire insieme.
Vennero salvati da Ifigenia, che si trovava
nel luogo come sacerdotessa della dea.
Tornati in Grecia, Oreste ottenne la
signoria di Argo e di Sparta e sposò
Ermione, figlia di Menelao e di Elena;
Pilade sposò Elettra, dalla quale ebbe due
figli.
Orfeo Cantore e poeta di origine tracia
(secondo una versione del mito figlio dello
stesso Apollo e della musa Calliope), con la
straordinaria potenza del suo canto riusciva
ad affascinare non solo gli uomini, ma tutti
gli elementi della natura. Partecipò alla
spedizione degli Argonauti (v.); sposò
Euridice, che in seguito morì, morsa da un
serpente, mentre tentava di sfuggire alle
insidie di Aristeo (v.). Disperato, Orfeo
scese negli Inferi per ritrovare la moglie
e, con la sua meravigliosa arte, riuscì a
commuovere persino le divinità sotterranee,
che concessero a Euridice di ritornare nel
mondo dei vivi, a patto che Orfeo non si
voltasse mai a guardarla durante il cammino.
Orfeo non riuscì a mantenere la promessa ed
Euridice scomparve definitivamente. Il
cantore, profondamente addolorato, rimase
sempre fedele alla memoria di Euridice. Le
donne della Tracia, offese dalla sua
indifferenza, lo fecero a pezzi durante
un’orgia bacchica. Nonostante questo, la sua
bocca continuava a emettere un canto
dolcissimo sulla sposa perduta.
Orsa Costellazione del cielo boreale, detta
comunemente Orsa Maggiore, in cui era stata
trasformata la ninfa Callisto (v.), amata da
Giove.
Pale Nell’antica religione romana, divinità
protettrice dei pastori e delle greggi. In
suo onore si celebravano in aprile le feste
Palilia.
Pallade v. Minerva.
Pan Dio delle selve e dei boschi, figlio di
Giove e della ninfa Callisto (v.), oppure,
secondo un’altra versione, di Mercurio e
della ninfa Driope. Era raffigurato con i
piedi e le corna di caprone, con la barba e
i capelli incolti. Proteggeva le greggi, i
pastori, i pescatori e i cacciatori.
Conosceva la medicina e poteva predire il
futuro. Essendosi innamorato della ninfa
Siringa, la seguì fino in Arcadia, ma per
sfuggirgli la ninfa si tramutò in una canna,
dalla quale Pan ricavò uno strumento
musicale detto, appunto, siringa.
Parche Tenebrose divinità da cui dipendevano
il destino e la morte degli uomini;
corrispondevano alle divinità greche dette
Moire, tre sorelle, figlie di Zeus e di Temi
(v.). Risiedevano sull’Olimpo, in un palazzo
sulle cui pareti erano raffigurati il
destino degli uomini e il cammino degli
astri. Tutti gli uomini e gli dei (Giove
compreso) dovevano sottostare alla loro
volontà. Erano di solito rappresentate come
donne vecchie e brutte, ma a volte anche
come giovani dall’aspetto severo e solenne.
La prima, Cloto, filava lo stame che
rappresentava la vita umana; la seconda,
Lachesi, decideva la sorte della vita
scegliendo il colore dei fili (il filo
bianco misto a quello d’oro per i giorni
felici, il filo nero per i giorni infelici);
l’ultima, Atropo, tagliava il filo,
stabilendo così il momento irrevocabile
della morte.
Patroclo v. Achille.
Peleo Re dei Mirmidoni, figlio di Eaco e di
Endeide, prese parte alla spedizione degli
Argonauti (v.). Sposò Tetide (v.), una delle
Nereidi, dalla quale ebbe Achille (v.). Per
quanto riguarda le vicende relative alle
nozze di Peleo e Tetide, occorre segnalare
che, secondo la versione più diffusa del
mito, il loro incontro e la nascita di
Achille erano già avvenuti prima della
spedizione degli Argonauti; perciò, a causa
dell’assenza del padre, Achille era stato
affidato a Chirone (v.). In Catullo, invece,
Peleo incontra Tetide durante il viaggio
verso la Colchide, prima di compiere
l’impresa. Secondo alcune versioni, inoltre,
le nozze avvennero sul monte Pelio e furono
caratterizzate dalla presenza di tutti gli
dei tranne Eris (la Discordia); secondo
Catullo, esse ebbero luogo nella reggia di
Farsalo, in Tessaglia, e vi parteciparono
tutti gli dei, tranne Apollo e Diana.
Pèlope Figlio di Dione e di Tantalo (v.), fu
ucciso dal padre, che offrì le sue carni in
pasto agli dei, per mettere alla prova la
loro chiaroveggenza; gli dei, però, avendo
riconosciuto il cibo, si astennero dal
banchetto, ricomposero le membra di Pelope e
lo riportarono in vita. Volendo sposare
Ippodamia, figlia di Enomao, re di Pisa in
Elide, Pelope si servì dell’inganno: per
assicurarsi la vittoria su Enomao nella gara
dei cocchi e ottenere così in sposa
Ippodamia, aveva corrotto Mirtilo, auriga
del re; dopo aver vinto la gara, però,
uccise Mirtilo invece di pagargli il
compenso stabilito. Conquistò poi il
Peloponneso, che si chiamò così dal suo
nome. Dalle nozze con Ippodamia ebbe alcuni
figli, tra cui Atreo (v.) e Tieste (v.). Da
Atreo nacquero, secondo alcuni, Agamennone e
Menelao, perciò detti Atridi; secondo altri
Agamennone nacque da Plistene, figlio di
Atreo.
Penati Divinità domestiche dei Romani,
proteggevano l’unione e la conservazione
della famiglia. Le loro statuette, che di
solito rappresentavano due giovani seduti,
venivano custodite nella parte più interna
della casa, detta penetralia. I Penati erano
oggetto di culto e, come i Lari (v.),
ricevevano offerte e sacrifici. I Penati
publici tutelavano la città e lo Stato di
Roma.
Peneo Personificazione e dio protettore del
fiume Peneo, il più importante corso d’acqua
della Tessaglia, nella valle di Tempe, in
Tessaglia; padre della ninfa Dafne, amata da
Apollo e trasformata in alloro.
Penteo Tebano, figlio di Cadmo e di Àgave,
si oppose alla diffusione del culto
orgiastico di Dioniso: il dio si vendicò
facendo dilaniare il giovane dalle Tebane
guidate in delirio come Baccanti dalla
regina Agave, che troppo tardi con orrore si
rese conto di aver ucciso il proprio figlio.
Persèfone v. Proserpina.
Pièridi L’epiteto è generalmente applicato
alle Muse (v.) dai poeti latini, in
connessione con il mito delle nove figlie
del re Pìero, che, impegnatesi in una gara
di canto con le Muse, furono sconfitte e per
punizione trasformate in uccelli (secondo
Ovidio in gazze).
Pigmalione Figlio del re di Tiro, Mutto, e
fratello di Elissa (nome tirio di Didone),
alla morte del padre, benché bambino, fu
proclamato re. In seguito uccise lo zio
Sicarba (o Sicheo, v.), che aveva sposato
Elissa, per impadronirsi dei suoi tesori. Ma
Elissa fuggì con questi, seguita da nobili
Tiri sdegnati: con essi avrebbe fondato
Cartagine.
Pilade v. Oreste.
Piritoo v. Teseo.
Pirra Figlia di Epimèteo e di Pandora,
moglie di Deucalione (v.).
Pizia Una delle sacerdotesse di Apollo a
Delfi (era detta anche Sibilla delfica);
formulava i suoi ambigui responsi sedendo su
un tripode coperto dalla pelle del serpente
Pitone (che era stato ucciso da Apollo).
Plèiadi Figlie di Atlante e della ninfa
oceanina Plèione, sorelle delle Ìadi (v.); i
loro nomi erano Alcione, Astèrope, Celeno,
Elettra (v.), Maia (v.), Mèrope, Taigete.
Secondo una versione del mito, mentre si
trovavano in Beozia con la madre, le Pleiadi
incontrarono il cacciatore Orione che,
innamoratosi di tutte, le inseguì per cinque
anni, finché esse furono mutate in colombe e
poi in stelle insieme con Orione e il suo
cane.
Plutone Figlio di Saturno e di Rhea,
fratello di Giove, dio del mondo
sotterraneo. Rapì Proserpina (v.).
Polissena Figlia di Priamo e di Ecuba, amata
da Achille (v.). Dopo la caduta di Troia,
Neottolemo, figlio di Achille, sacrificò
Polissena sulla tomba del padre, per
vendicarne la morte.
Polluce v. Dioscuri.
Poseidone v. Nettuno.
Procne v. Tereo.
Prìapo Figlio di Bacco e di una delle Naiadi
(v.), secondo altri di Bacco e di Venere o
di Mercurio e di una Naiade, rappresentato
di solito con la falce, proteggeva i campi,
gli orti e le greggi dai ladri e dagli
animali dannosi. Era la personificazione
dell’istinto procreativo e della fecondità.
Promèteo Figlio di Giapeto e di Climene,
padre di Deucalione (v.), Prometeo (in greco
«colui che prevede») era uno dei Titani. Era
considerato il benefattore del genere umano
poiché aveva rubato il fuoco sull’Olimpo per
donarlo agli uomini, che non lo conoscevano
ancora. Proprio per questo Giove lo punì,
facendolo incatenare a una rupe sul Caucaso;
un’aquila, inoltre, gli divorava ogni giorno
il fegato, che prodigiosamente ricresceva.
Fu perdonato solo quando rivelò a Giove che,
se avesse sposato Tetide (v.), dalle loro
nozze sarebbe nato un figlio che lo avrebbe
spodestato. In cambio della rivelazione,
Prometeo chiese e ottenne che solo il suo
spirito venisse liberato e che il suo corpo,
consunto e arso, rimanesse legato alla
montagna.
Prosèrpina Figlia di Giove e di Cerere (v.),
corrispondente alla divinità greca
Persefone. Fu rapita da Plutone, dio del
mondo sotterraneo, e da lui portata negli
Inferi, di cui divenne regina. Per placare
il dolore di Cerere per il rapimento della
figlia, Giove concesse che Proserpina
trascorresse due terzi dell’anno (o, secondo
un’altra versione, metà dell’anno) sulla
terra con la madre e il tempo rimanente con
Plutone nel regno dei morti; sarebbe questa,
secondo il mito, la causa del susseguirsi
delle stagioni sulla terra. Proserpina fu
spesso assimilata nel culto a Diana e a
Ecate (v.).
Pròteo Figlio di Oceano e di Teti, aveva il
compito di pascolare greggi di foche e
animali marini. Possedeva il dono della
divinazione, che però non esercitava
volentieri: per sottrarsi a coloro che lo
interrogavano, si trasformava infatti in
vari animali o elementi della natura.
Secondo Virgilio, a lui si rivolse anche
Aristeo (v.) per recuperare i suoi alveari
distrutti.
Ramnusia Appellativo della dea Nemesi
(punitrice dei colpevoli, dea della
vendetta), così detta perché la sua statua
era venerata a Ramnunte, in Attica.
Rea Silvia (o Ilia) Figlia di Numitore, re
di Alba, fu costretta a diventare Vestale
dallo zio Amulio, che aveva usurpato il
trono del fratello. Dal suo amore con Marte
nacquero Romolo e Remo. Secondo una versione
del mito, proprio per aver dato alla luce i
due bambini fu fatta uccidere da Amulio;
secondo un’altra, i due figli, divenuti
adulti, la liberarono da una lunga prigionia
e la vendicarono, uccidendo lo stesso
Amulio.
Remo v. Romolo.
Romolo Figlio di Rea Silvia (v.) e di Marte,
con il fratello Remo fu abbandonato alle
acque del Tevere, salvato da una lupa e poi
allevato dal pastore Faustolo. Dopo la
contesa tra i due fratelli e l’uccisione di
Remo da parte di Romolo, quest’ultimo fondò
Roma. Scomparve durante un temporale e si
disse che fosse stato assunto in cielo dal
padre Marte; fu venerato dai Romani come dio
con il nome di Quirino.
Satiri Appartenenti al corteo di Bacco,
caratterizzati dalla natura umana e caprina,
i Satiri erano originari del Peloponneso e
dell’Arcadia, centro del culto del dio Pan
(v.); vivevano nei boschi e sui monti.
Saturno Identificato poi con il greco
Kronos, padre di Zeus, Saturno era in
origine un’antica divinità italica a
carattere agreste. Spodestato dal figlio
Giove e cacciato dall’Olimpo, secondo la
leggenda egli si rifugiò nel Lazio (il cui
nome sarebbe derivato, appunto, dal verbo
latere = «stare nascosto»). La sua
permanenza in questa regione coincise con
l’età dell’oro. A Saturno i Romani
dedicavano nel mese di dicembre
festeggiamenti gioiosi detti Saturnalia.
Scilla Splendida ninfa di cui si innamorò il
dio Glauco (v.), fu dalla gelosa Circe
trasformata in un mostro che, secondo una
versione del mito, aveva dodici piedi e sei
teste con tre file di denti; secondo
un’altra versione, la parte inferiore del
suo corpo era costituita da sei feroci cani.
Nascosta in una grotta dello stretto di
Messina, di fronte al gorgo di Cariddi (v.),
divorava i naviganti di passaggio.
Selene Dea della luna, figlia del titano
Iperione e di Thea, sorella di Helios (il
Sole) e di Eos (l’Aurora, v.); percorreva il
cielo su un carro trainato da mucche
bianche. Il suo mito fu poi confuso con
quello di Diana (v.) e di Ecate (v.).
Sibilla Cumana In vari luoghi dell’area
mediterranea la Sibilla, vergine o vecchia
decrepita, è una sacerdotessa che, invasata
da Apollo, predice il futuro. Delle varie
Sibille note alla tradizione mitica la più
famosa in Italia è la Sibilla Cumana, legata
al culto di Apollo praticato a Cuma, dove la
sacerdotessa esercitava la sua arte
profetica all’interno del famoso antro. I
Romani le attribuivano la redazione dei
Libri Sibillini.
Sicheo Principe fenicio e sacerdote di
Eracle a Tiro, zio e marito di Didone, fu
ucciso da Pigmalione (v.), durante un
sacrificio o una caccia. A Didone ignara
dell’accaduto, dopo qualche tempo, si
presentò in sogno e, rivelandole il delitto,
la esortò a fuggire e le indicò dove aveva
sepolto parte del suo tesoro.
Sileni Detti anche Nysigenae, cioè «nati a
Nisa», dove il dio Bacco visse per un certo
periodo, i Sileni appartenevano, come i
Satiri (v.) e le Baccanti (v.), al corteo
del dio e avevano natura umana ed equina.
Sileno Tra i molti Sileni, si distingueva il
Sileno per eccellenza, precettore e fedele
compagno di Bacco; amante del vino e della
musica, Sileno rappresentava la vita gioiosa
e spensierata, non priva però di una certa
saggezza. Era figlio di Mercurio o di Pan
(v.) e di una ninfa. Veniva raffigurato come
un vecchio grasso e gioviale, con la fronte
cinta di edera e di pampini e una coppa di
vino in mano. Era dotato di virtù profetiche
e risiedeva nella regione dell’Arcadia.
Silvano Divinità italica protettrice delle
selve, dei campi e delle greggi. Fu
identificato anche con Fauno (v.) e con Pan
(v.).
Sìsifo Figlio di Eolo (v.) e di Enàrete,
fondatore e re di Corinto; era famoso per la
sua astuzia. Avendo svelato i segreti di
Giove (secondo un’altra versione, degli dei
in generale), fu condannato nel Tartaro a
spingere eternamente verso la cima di un
monte un enorme macigno, che poi precipitava
nuovamente in basso.
Tàntalo Re della Lidia, padre di Pelope (v.)
e di Niobe. Come punizione per aver
imbandito agli dei le carni del proprio
figlio, o per aver sottratto alla mensa
divina il nettare e l’ambrosia, fu
precipitato nel Tartaro, dove un enorme
macigno in procinto di cadere incombeva
perennemente sul suo capo. Secondo la
versione più nota del mito, Tantalo era
tormentato dalla fame e dalla sete, benché
fosse immerso nell’acqua e su di lui
pendessero rami carichi di frutti.
Temi Figlia di Urano e di Gea, rappresentava
la Giustizia. Aveva il suo oracolo a Delfi,
ancor prima di Apollo. Venivano considerate
sue figlie alcune divinità minori, come le
Parche (v.) e le Ore.
Termine In un primo tempo fu presso i Romani
appellativo di Giove come protettore di ogni
diritto e di ogni fede, poi il nome indicò
una divinità indipendente che difendeva i
confini dei campi e le pietre «terminali».
In suo onore si celebravano in febbraio le
feste dette Terminalia.
Tereo Re dei Traci, figlio di Marte e sposo
di Procne, con la quale generò Iti; si
innamorò della sorella di Procne, Filomela,
e tentò di sedurla, tagliandole poi la
lingua affinché non rivelasse ad altri la
verità sul suo comportamento. Per vendetta
le due sorelle uccisero Iti e ne imbandirono
le carni al padre. Intenzionato a ucciderle,
Tereo le inseguì con una scure, ma gli dei
trasformarono Procne in usignolo, Filomela
in rondine (o viceversa secondo alcuni) e
Tereo in upupa.
Teseo Figlio di Egeo (v.), re di Atene, e di
Etra, educato a Trezene dal centauro Chirone
(v.). Fu capo della spedizione contro il
Minotauro, che divorava periodicamente sette
fanciulle e sette fanciulli inviati a Creta
come tributo dalla città di Atene: aiutato
da Arianna (v.), figlia di Minosse (v.),
Teseo riuscì a entrare nel Labirinto e a
uccidere il Minotauro. Tornato ad Atene,
successe nel regno al padre morto; in
seguito accompagnò Ercole (v.) nella
spedizione contro le Amazzoni e sposò la
loro regina Antiope (o Ippolita), dalla
quale ebbe un figlio, Ippolito (v.). Prese
parte alla spedizione degli Argonauti (v.).
Divenuto amico di Piritoo, re dei Lapiti, lo
aiutò nella lotta contro i Centauri e nel
tentativo di rapire Proserpina (v.) dagli
Inferi. Quest’ultima impresa fallì e i due
amici furono trattenuti per punizione da
Plutone nel regno dei morti; Teseo fu poi
liberato da Ercole e tornò ad Atene, ma non
poté riprendere il suo regno, usurpato da
Menesteo; si rifugiò allora a Sciro, dove fu
ucciso a tradimento da Licomede, re
dell’isola. Il popolo ateniese lo venerò poi
come eroe della stirpe ionica.
Teti Antica divinità marina, sposa di
Oceano, da non confondere con la più famosa
Tetide (v.).
Tetide (o Teti) Una delle Nereidi (v.),
figlia di Nereo e Doride. Fu amata da Giove
che, avvertito da Prometeo (v.), non la
sposò, ma la destinò a Peleo (v.), dal quale
ella ebbe Achille (v.), di cui fu madre
premurosa. Bisogna osservare che, mentre
nell’Iliade Tetide manifesta disappunto per
il fatto di sposare Peleo, in Catullo
accetta con gioia tali nozze.
Teucro Figlio del dio-fiume Scamandro e di
una ninfa del monte Ida, fu re della Troade;
accolse Dardano (v.), cui diede in sposa sua
figlia. Con Dardano è progenitore della
famiglia reale di Troia.
Tiadi v. Baccanti.
Tieste Figlio di Pelope (v.) e di Ippodamia,
fu protagonista di una lunga e sanguinosa
contesa con il fratello Atreo, re di Micene.
Questi, fingendo di riconciliarsi con lui,
lo accolse reduce dall’esilio a cui lo aveva
condannato per avergli sedotto la moglie e
insidiato il trono; in realtà mise in atto
contro di lui una feroce vendetta,
offrendogli in pasto le carni dei figli
trucidati. Quando Tieste si avvide
dell’inganno, fuggì inorridito, scagliando
sulla stirpe una maledizione che si sarebbe
adempiuta in una lunga catena di delitti
(sarà Egisto, il figlio superstite di
Tieste, a uccidere prima Atreo, poi il
cugino Agamennone, per finire a sua volta
vittima della vendetta di Oreste, figlio di
Agamennone).
Tifi Abile pilota della nave Argo durante la
spedizione degli Argonauti (v.), esperto di
venti e di astronomia. Morì prima della
conclusione dell’impresa e il suo posto fu
preso da Anceo.
Titone Giovane bellissimo, figlio del re di
Troia Laomedonte (v.); fu rapito da Aurora
(v.), che lo portò con sé in cielo e ottenne
per lui da Giove il dono dell’immortalità,
dimenticando però di chiedere anche quello
dell’eterna giovinezza. Divenuto
vecchissimo, Titone fu trasformato in
cicala.
Tizio Gigante, figlio di Giove, fu ucciso da
Apollo e Diana, poiché aveva insidiato la
loro madre Latona. Secondo un’altra versione
del mito, per lo stesso motivo fu
precipitato da Giove nel Tartaro, dove due
avvoltoi gli rodevano incessantemente il
fegato.
Tritone Divinità marina, figlio di Nettuno
(v.) e di Anfitrite (v.). Ha forma ibrida,
metà di uomo e metà di pesce. Ha sposato
Ecate (v.) e lottato contro Ercole (v.), da
cui venne sconfitto.
Trivia v. Diana ed Ecate.
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