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Sappiamo per un caso fortuito com'erano le navi onerarie, cioè i mercantili. Un giorno, nel sec. II d.C., una di queste navi s'imbattè in un tempo particolarmente cattivo, fu portata molto lontano dalla sua rotta e finì addirittura nel porto di Atene, il Pireo. Questo era assai diverso da come era stato un tempo: Atene era adesso una tranquilla città di studi e la sua attività, una volta assai estesa, era ora limitata al movimento marittimo locale. L'arrivo di una nave della famosa flotta adibita al trasporto del grano fece colpo: l'intera città si precipitò per vederla; fra la folla, fortunatamente per i posteri, si trovava Luciano, uno degli scrittori più prolifici e famosi dell'epoca. Egli ed un gruppo di amici percorse le 5 miglia da Atene al Pireo per dare un'occhiata a ciò che causava tutto quell'eccitamento. Egli ne fu stupefatto e scrisse:

«Com'era grande la nave! Il carpentiere [di questa nave] mi disse che era lunga 55 metri, larga più di un quarto di tale misura e 13 metri e mezzo dal ponte al punto più basso della stiva. E che dire dell'altezza dell'albero, e del pennone e dello strallo che dovevano usare per tenerlo su! E il modo come la poppa si ergeva in una lenta curva terminante in una testa zoomorfa dorata, contrapposta all'altra estremità, la prua, dalla linea più rigida con le rappresentazioni di Iside, la dea di cui la nave portava il nome su ogni lato! Tutto era incredibile: il resto delle decorazioni, le pitture, la vela rossa principale e ancor di più le ancore con gli argani e i verricelli e le cabine nella parte posteriore. L'equipaggio era come un esercito: mi dissero che la nave portava sufficiente grano da sfamare tutti, ad Atene, per un anno. Ed essa dipende per la sua sicurezza da un piccolo, vecchio uomo che manovra quei grandi remi di governo con una barra che non è più grande di un comune bastone! Essi me lo indicarono: un piccoletto, dai capelli crespi, mezzo pelato: Heron era il suo nome, almeno credo».

Anticamente non c'erano navi adibite esclusivamente per i passeggeri. Il passeggero, generalmente, saliva a bordo di una qualsiasi nave oneraria e compiva il suo viaggio passando da un porto all'altro, fino a destinazione. Il viaggio da Roma ad Alessandria e ritorno era un'eccezione: le grandi navi addette al trasporto del grano fornivano un eccellente servizio passeggeri. «Se devi andare da Roma alla Palestina», disse l'imperatore Caligola ad Agrippa, un giovane signorotto ebreo, «non preoccuparti di salire su una galea seguendo le rotte costiere, ma prendi una delle nostre navi onerarie dirette dall'Italia ad Alessandria». Persino gli imperatori romani le usavano. Quando Vespasiano volle ritornare a Roma dall'Egitto, nella primavera del 70 d.C., aveva a sua disposizione tutte le galee della flotta, ma preferì fare il tragitto su una nave granaria. Le grandi navi, solcando il mare aperto, non perdevano tempo in fermate giornaliere lungo il percorso (fu questo il motivo che, molto probabilmente, spinse Vespasiano a fare la sua scelta); egli giustamente pensava che con la galea il viaggio sarebbe durato un paio di mesi, inoltre i grossi mercantili offrivano cabine che erano di lusso se paragonate ai locali ristretti che si trovavano a poppa di una nave da guerra. C'era molto spazio a bordo: quando Giuseppe, lo storico ebreo, fece una traversata nel 64 d.C., viaggiò con non meno di seicento persone.

Un passeggero dall'Italia poteva, in primavera, salire su una nave a Pozzuoli oppure nel porto di Roma (dopo che Claudio e Traiano Io ebbero finito), quando la flotta, che era rimasta lì durante l'inverno, faceva vela per Alessandria; le navi sarebbero arrivate in poche settimane e perciò avrebbero avuto praticamente l'intera estate per il viaggio di andata e ritorno in Egitto. Il resto della flotta, che aveva svernato ad Alessandria, aveva un programma molto più complesso. Queste navi partivano cariche di grano e di passeggeri, appena iniziava la stagione propizia, e giungevano in porto verso la fine di maggio o in giugno. Si notavano facilmente quando si avvicinavano al porto e il loro arrivo era un grande evento.

Una volta arrivate a Pozzuoli o al nuovo porto di Roma, le navi dovevano augurarsi una veloce discarica, perché dovevano ancora fare un viaggio fino ad Alessandria e, quindi, ritornare a Roma, prima che terminasse la stagione propizia alla navigazione.

L. CASSON

 

 

 

        

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Ultimo aggiornamento:  19-03-07