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A Roma, i bambini portavano al collo i crepundia, degli oggettini che suonavano come campanellini, e che avevano la funzione di riconoscimento e insieme di amuleto e di balocco. Per le bambine c'erano le bambole. Una bambola meravigliosa scolpita in avorio è stata recentemente scoperta nella tomba di una fanciulla aristocratica. Le bambole, anche allora, erano accompagnate dalla loro suppellettile, non ricca come quella di Barbie dei nostri giorni, ma neppure estremamente povera. Per i bambini, c'erano burattini, anche colorati, trottole in legno, birilli, cerchi forniti di sonagli, che si facevano muovere nelle palestre con bastoni ricurvi. Non mancavano giocattoli da trascinare con un filo, come carriole e animali, fatti di legno, di argilla, di osso, di vetro, di metallo. Gli occhi di questi giocattoli erano vivaci, talora erano dipinti con smalto. Non mancavano neppure riproduzioni in formato ridotto di armi e altri attrezzi per adulti, secondo un'inveterata tradizione conservata sin nel nostro tempo di considerare i giovanissimi come degli adulti in miniatura e non come realtà in svolgimento, con proprie leggi di fantasia.

L'altalena e la palla, come racconta Plutarco, non erano riservate ai soli giovanissimi: vi si dilettavano anche gli adulti. Sappiamo che anche personaggi di grande riguardo e importanza sociale giocavano a palla nei momenti di svago.

Per lo più, i giocattoli si regalavano durante le feste, come, ad esempio, i Saturnali, che si celebravano in dicembre. (I Saturnali sono stati sostituiti, nei primi tempi del Cristianesimo, dal Natale: e a Natale, abbiamo conservato la tradizione di regalare giocattoli ai bambini). I giocattoli si regalavano anche alla nascita e al compleanno. Quando, poi, il ragazzo cresceva, soleva offrirli ad un dio. In Grecia, i giocattoli erano offerti a Bacco, alla fine dell'infanzia; a Giove e a Mercurio, all'inizio della maggiore età. Le fanciulle se ne privavano, alla vigilia delle nozze, offrendoli ad Artemide o ad Afrodite. Nelle processioni di Eleusi in Grecia, comparivano la palla, il cerchio e gli astragali in compagnia di Bacco bambino, come suoi giocattoli.

Nel caso triste che il bambino moriva, i giocattoli Io accompagnavano nella tomba ed erano dedicati alle divinità infere. Secondo Vitruvio, da un cestello coperto con una foglia di acanto deposto da una pia nutrice sulla tomba di una fanciulla sarebbe nata l'idea del capitello corinzio. (Il capitello corinzio decora la parte terminale della colonna del tempio con un piccolo tronco ornato di foglie d'acanto scolpite in marmo).

Balocchi viventi erano alcuni animali. Presso i Greci, erano molto in uso le quaglie. Si usava anche catturare i maggiolini, e farli volare, tenendoli attaccati per una zampa. I topolini acchiappati venivano fatti correre, per trascinare dei giocattoli.

E veniamo adesso ai giochi. I ragazzi si divertivano molto, individualmente e in gruppo, a far girare e a frustare la trottola, che aveva vari nomi: tra l'altro, in greco era chiamata strobilos, di qua viene nei dialetti dell'Italia meridionale strummolo, conservato fino ai nostri tempi, nome col quale si designa una trottola un po' rozza, in legno. Altro gioco divertente era fare alzare l'aquilone, in greco detto aetòs.

J. CARCOPINO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

        

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Ultimo aggiornamento:  19-03-07