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Oltre alla casa di città Cicerone fa accenno alle sue ville di Pompei, Cuma, al Laterium, presso Arpino, e all'Arcanum, (a sud di Arpino) del fratello, dove erano in corso grandi lavori di abbellimento. Nel vasto territorio a sud di Arpino vi era Arcis dove probabilmente è da localizzare l’Arcanum ricco di acqua e non lontano dal Manlianum, il cui nome forse deriva da Magnene, cioè dalla via che passava dalle pendici del colle Carino e conduceva a Carnello, di cui appaiono tuttora rari tratti. Nel Laterium, da cui forse deriva il toponimo S. Eleuterio, più a nord, tra Arce e Fontana Liri, era la villa meno sfarzosa di Cicerone (Ad Q. 3, 1).

Con Santopadre si può forse identificare il Fufidianum, acquistato per il fratello, da un certo Fufidio Arpinate, sicuramente concittadino di Cicerone, come dimostrato dalla presenza nel municipium di Arpino di una gens Fufidia che, con quella Tullia e Cesia, è considerata originaria della zona, come attestato da iscrizioni rinvenute sulla parete del convento degli Antoniani.

Altri accenni alle ville di Cuma e di Pompei: «Nel Cumanum e nel Pompeianum me la passo abbastanza bene e faccio conto di rimanere fino al 1° giugno», «... Ho cercato ristoro alla soffocante calura... nella casa di Arpino e nel suo delizioso fiume (il Fibreno, affluente del Liri)... Il 10 settembre sono andato nel tuo Arcanum. Vi ho trovato Mecidio e Filossero ed ho visto l'acqua che essi stanno derivando da un punto non lontano dalla villa, abbondante senza dubbio tanto più tenendo conto della grandissima siccità. Nel Manliano mi sono imbattuto in Difilo, più pacifico di... Difilo. Tuttavia gli rimangono da finire solo i bagni, la passeggiata e l'uccelliera. La villa mi piace assai: il portico lastricato ha l'aspetto molto signorile, come ho potuto constatare finalmente, ora avendolo tutto aperto, con le colonne ben levigato angolo dello spogliatoio, la stufa per il vapore, perché, così com'era collocata, la camera distribu-trice del vapore stesso si trovava sotto le camere da letto. Invece ho pienamente approvato la camera da letto abbastanza grande e quelle invernali; sono signorili, ben collocate sul lato della passeggiata, quello più vicino ai bagni. Difilo ha rizzato le colonne che non sono né dritte né allineate: le dovrà quindi demolire e imparerà ad adoperare un'altra volta il filo a piombo e la funicella. Spero però che in pochi mesi il compito di Difilo sarà finito».

La zona intorno ad Arpino doveva essere molto amata dai ricchi patrizi perché ombreggiata, soleggiata, ricca di acque. Confinante con l’Arcanum era infatti il Manlianum, il fondo di Manlio acquistato da Cicerone. Raffinato ed esigente ordinatore di lavori, dell'Arcanum, che pure non è residenza principale, Cicerone ci dà un quadro abbastanza preciso che unisce eleganza e razionalità. Un architetto moderno forse farebbe le stesse osservazioni circa la distribuzione degli ambienti interni ed esterni. Nell'acquisto di nuovi fondi per la costruzione di altre ville, Cicerone afferma, e lo dimostra, di avere molta competenza. Trattandosi di una villa per l'estate, tiene conto del posto ombreggiato, dell'abbondanza di acqua. Non esita a dare consigli, sempre in modo molto discreto, come in casi tanto più delicati, al fratello circa questioni pratiche, come acquisti e vendite. Continua, infatti: «Di là per la via Vitularia andai direttamente al fondo di Fufidio che io comprai da Fufidio per te ad Arpino all'ultima vendita per un milione di sesterzi (Cicerone, come si vede, non bada a spese!). Non vidi mai un posto più ombreggiato anche nell'estate: l'acqua vi fluisce da molte parti, e abbondante. Vuoi saperlo? Cesio calcola che potresti benissimo irrigare cinquanta iugeri ed io ti assicuro — ed in questo il competente sono io — che avrai una villa piacevolissima, sol che tu vi aggiunga una piscina, alcuni getti di acqua ed una palestra tra il verde di un boschetto. Sento dire che hai intenzione di conservarti la proprietà del Fufidianum (o Bovillanum)». Su tali termini si sviluppa una questione. Se rivolgendosi a Quinto dice: audio te hunc velle retinere, porta ad escludere chiaramente che possa trattarsi del Fufidianum di cui Cicerone scrive: emeramus tibi Arpini decies centena milia, acquisto eseguito indubbiamente con il consenso di Quinto. Cesio assicura che, «tolta l'acqua con cui si potrebbe conservare la proprietà, imponendo una servitù nel fondo, noi potremmo ricavare, vendendolo, il prezzo dell'acquisto. Mescidio che era con me, diceva di aver convenuto con te in tre sesterzi per piede e che, secondo la sua misurazione si tratta di 4.000 passi (6 Km): a me pare di più, ma posso garantire che ne vale largamente la spesa».

La presenza di una fons nella villa è considerata un elemento assolutamente necessario da Cicerone, il quale avanza a Quinto la possibilità di ricavare l'equivalente del prezzo di acquisto conservando legalmente la proprietà dell'acqua. Ciò è sottolineato dal fatto che Cicerone vi ritorna anche in seguito: M. Taurum de aqua per fundum eius ducenda rogabo. Vien qui evidenziata da parte dell'Autore la preoccupazione di essere in regola con le leggi e, dunque, viene affrontato il problema della derivatio illegale d'acqua che, già presente ai suoi tempi, andò sempre più accentuandosi in seguito, come testimonia chiaramente un passo di Frontino, e che consisteva in diramazioni illegali presso privati delle condutture pubbliche. Infatti, solo quando sovrabbondava dalle vasche delle fontane, poteva essere attinta per usi privati. Che la presenza della fons fosse un elemento distintivo per una villa, è evidenziato dal fatto che Cicerone, dopo un riferimento alla proprietà di Fufidio acquistata da Quinto ed in cui l'acqua, legalmente derivata, poteva irrigare 50 iugeri, riferisce dell'accordo intercorso tra il fratello ed un certo Mescidio per la costruzione addirittura di un acquedotto di ben 4.000 passi, da cui si deduce facilmente la raffinatezza della costruzione e particolarmente della piscina quale suo elemento non accessorio, ma strutturalmente di primo piano. Infatti, riferendosi alla villa di Arcano, proprietà dove erano in corso grandi lavori di abbellimento, definita «opera degna di Cesare», ravvisa quali elementi di maggiore attrattiva imagines et piscina et Nilus. Da notare come qui ricorra il termine Nilus per «canale, fosso d'acqua», che si incontra in Cicerone, oltre che in questo passo, solo nel De legibus (2,2).

La piscina è invece assente in costruzioni di più modeste proporzioni. Infatti parlando subito dopo della villa di Laterio, Cicerone la definisce aedificatiuncula, che, nel suo stato attuale, sembra una villa da filosofi che condanna le pazzie delle altre costruzioni. Qui l'elemento più valido è il topiarium. Tale termine, come sostantivo neutro, è usato da Cicerone solo in questo passo, e mai in riferimento ad altre ville o costruzioni. Altrove, invece, per indicare i giardini, usa il termine tradizionale hortus (Ad Q. 2, 7, 3, 4).

Anche di un'altra proprietà di Quinto, il Laterium, Cicerone si occupa e, certo, con molta più competenza del fratello ed impegno. In materia di valutazione dei fondi, di organizzazione di interni ed esterni e di giardinaggio anche oggi Cicerone ci appare espertissimo. Continua infatti la lettera Ad Q. 3, 1: «II tredici settembre sono andato al Laterium, ne ho esaminato le strade e le ho trovate magnifiche; sembrano un'opera pubblica, fatta eccezione di cinquanta passi. Li ho misurati io stesso dal ponticello dove sorge il tempietto di Furina verso Satrico, nel qual tratto hanno gettato terra invece di ghiaia, ma si rimedierà».

A. REYNAUD

 

 

 

 

 

 

 

 

         

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Ultimo aggiornamento:  19-03-07