Per la popolazione di Roma dati precisi si
possono ricavare dalle distribuzioni gratuite di alimenti concesse
dalle autorità alla plebe.
Ciò detto, daremo adesso qualche cifra, fra
quelle che sembrano trovare d'accordo il maggior numero di studiosi.
Atene, che nel V secolo, prima della guerra del
Peloponneso e della peste, era la prima città della Grecia,
difficilmente avrà contato più di 120.000 abitanti. L'intera Attica
raggiungeva all'incirca i 300.000 abitanti.
Una città di 10.000 cittadini, esclusi dunque gli
abitanti che non avevano la cittadinanza, era in Grecia fino
all'epoca di Alessandro Magno una città considerevole, e poche erano
quelle che superavano questa cifra: Atene, Tebe, Corinto, Sparta,
Argo, Elide, Corcira, Megalopoli, Messene, Olinto, Alicarnasso,
Efeso, Siracusa, Agrigento, Gela, Crotone, Tarante, Cirene.
In termini assoluti, a parte Atene e Siracusa,
che sotto Cerone toccò forse i 200.000 abitanti, nessun'altra città
greca dell'età classica avrà superato i 100.000 abitanti. Corinto
sarà arrivata a 70-90.000; Sparta, Argo, Agrigento, Tarante avranno
contato sui 40-50.000 abitanti. Selinunte, con i suoi 15-20.000
abitanti passava alla fine del V secolo a.C. per una grande città.
Una importante città etrusca come Cerveteri
toccava nel VI secolo a.C. la stessa cifra.
Per quanto riguarda lo stato romano, le cifre dei
censimenti che ci sono arrivate, e che si riferiscono ai cittadini
maschi adulti, dovunque risiedessero, danno 120.000 uomini nel V
secolo a.C., saliti già a 300.000 alla metà del III secolo a.C.
Il censimento del 70/69 a.C. diede un totale di
900.000 cittadini romani. Il censimento del 28 a.C. fu
particolarmente ben organizzato, e diede un totale di 4.063.000
cittadini. Nel 47 d.C. (ultimo censimento per il quale si conoscono
le cifre) erano saliti a 5.984.072.
Una stima globale della popolazione dell'impero è
puramente ipotetica. Si è parlato di 54 milioni di abitanti alla
morte di Augusto, sicuramente cresciuti nel II secolo, fino
all'epoca delle grandi pestilenze che segnarono l'inizio di un
processo di decremento. La popolazione delle singole città variava
molto. Un medio centro italico come Pompei arrivava ai 20.000
abitanti. Antiochia sotto Augusto si avvicinava ai 300.000. Pergamo
nel II secolo d.C. contava 140.000 abitanti liberi, e all'incirca
altrettanti ne contava Efeso.
Cartagine coi suoi 300-400.000 abitanti
contendeva ad Alessandria il secondo posto dopo Roma.
Come risulta dai Regionari, che erano
elenchi catastali organizzati per quartiere, Roma contava 1797 case
padronali e 46.602 caseggiati, ognuno dei quali conteneva in media
cinque appartamenti. Ciò porta a una cifra di almeno 1.200.000
abitanti, senza dubbio inferiore alla realtà, perché, per esempio,
le sole truppe acquartierate nelle varie caserme assommavano almeno
ad altri 10.000 uomini.
Verso il 400 d.C. il poeta Ausonio ci fornisce un
catalogo delle maggiori città dei suoi giorni. Roma è in testa,
seguita da Costantinopoli e Cartagine. Quindi vengono Antiochia e
Alessandria, poi Treviri, Milano, Capua, Aquileia, Arles. E ancora
Siviglia, Cordova, Tarragona, Atene, Catania, Siracusa, Tolosa,
Narbona e finalmente la patria del poeta, Bordeaux. La scelta di
Ausonio è certo molto arbitraria, perché privilegia le province
occidentali e specialmente la Gallia, ma l'elenco è ugualmente
istruttivo.
G. PUCCI



