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Le strade
«Le strade [...] avevano questi caratteri:
tracciate specialmente a scopo militare, avevano spesso andamento
rettilineo e affrontavano forti pendenze [...] Piccola era la
sezione stradale, tra m. 2,50 e 4, ma lateralmente alla carreggiata
principale correvano parallelamente altre due vie a fondo naturale,
che servivano per gli usi comuni. L'impianto della sede stradale
dimostra chiaramente l'intenzione di rendere pressoché nulla la
manutenzione con una costruzione iniziale di grande resistenza e di
spessore sovrabbondante. Talvolta (come nelle vie sul Reno)
apparteneva al tipo delle vie inghiaiate (glareatae), e
presentava allora una serie di strati di massicciata, parte a secco,
parte murati, di calcestruzzo e di ghiaia, di uno spessore
complessivo variabile tra 0,80 e 1 m. Più spesso si trattava di
strade selciate (stratae) come, esempio massimo, la Via Appia;
ed anche allora si avevano ben quattro strati, lo statumen e
il rudus composti di piccoli sassi messi con poca malta, il
nucleus che era un vero calcestruzzo, ovvero conteneva anche
creta e terra battuta, il summum dorsum, che era il vero
pavimento, costituito da grossi blocchi di pietra basaltica, aventi
da m. 0,50 a 0,60 di altezza, foggiati a figure poligonali
combacianti, secondo un tipo analogo a quello indicato per i muri
nell'opera cosiddetta poligonale o ciclopica».
G. GIOVANNONI
Tra i tanti provvedimenti del tribunato di C.
Gracco (123 a.C.) si ricorda una legge in virtù della quale egli
fece tracciare molte nuove strade e codificò l'usanza - già
attestata in epoca più antica — di indicare la distanza da Roma con
delle colonnine poste a distanza di un miglio l'una dall'altra. Al
tempo di Augusto si collocò nel Foro il Miliarium Aureum, sul
quale lettere di bronzo dorato indicavano le distanze da Roma delle
maggiori città dell'impero.
Nelle province la viabilità si sviluppò di pari
passo con l'espansione romana. In età repubblicana le strade più
importanti fuori d'Italia erano la via Domizia, che
attraversando la Gallia meridionale portava in Spagna, e la via
Egnazia, che attraverso l'Illiria e le regioni balcaniche
arrivava al Bosforo.
Gli imperatori migliorarono incessantemente la
rete viaria. La via Postumia, che da Genova arrivava ad
Aquileia, fu collegata con l'Istria e con la rete del Norico, della
Pannonia, della Dalmazia. Attraverso il Piccolo e il Gran S.
Bernardo l'Italia era in comunicazione con le reti viarie
dell'Europa transalpina. In Africa settentrionale una strada da
Alessandria arrivava a Cartagine e continuava fino in Marocco. Altre
importanti strade coprivano la Numidia e la Mauritania Cesarense.
La tecnica di esecuzione delle strade era
accuratissima e questo spiega la loro ottima conservazione. Si
cominciava col delimitare tra due piccoli fossati paralleli lo
spazio della carreggiata. Per le strade militari questa variava tra
i 4 e i 5 metri, in modo da permettere la marcia di veicoli nei due
sensi (la distanza tra le ruote dei carri era in media di m. 1,5).
Ma la via Appia fino a Terracina era larga non meno di 10 metri. Si
scavava quindi in profondità, tendenzialmente fino alla roccia. Si
consolidava poi il fondo (a volte vi si piantavano dei pali per
aumentare la stabilità del terreno), e su una preparazione di sabbia
e calce si mettevano quattro strati sovrapposti (per un'altezza che
arrivava fino a m. 1-1,5) in quest'ordine: una massicciata di pietre
di grosse dimensioni (statumen); uno strato di pietre più
piccole con cocciame e calce (rudus); sabbia e pietrisco (nucleus);
lastre di selce levigate e fatte combaciare con molta cura (summum
dorsum). La superficie della carreggiata era leggermente
convessa per facilitare lo scolo delle acque. Due marciapiedi (margines)
la fiancheggiavano. Le strade minori erano ricoperte di ghiaia o
di terra battuta.
Nella misura del possibile le strade romane erano
rettilinee ed evitavano le valli profonde e tutti i luoghi dai quali
non fosse dato controllare il terreno circostante; e ciò per ovvi
motivi di sicurezza militare.
G. PUCCI



Importanza dei ponti
Nel 98 d.C. Traiano costruì la strada rialzata
che attraversava le Paludi Pontine, un'arteria lunga venti miglia. I
suoi ingegneri radunarono una grossa flottiglia di vecchie
imbarcazioni, le riempirono di rocce e poi le affondarono
mantenendole in fila. Prendendo queste come base, furono eretti
grossi piloni ai margini e tra questi inserita ancora roccia, in
modo che la strada emergesse dal livello dell'acqua della palude di
circa sei piedi.
Sulla Via Flaminia, sul fiume Nera, nella città
di Narni, Augusto fece costruire nel 16 a.C. uno dei più autorevoli
ponti d'Italia, a sei arcate, la più grande delle quali era ampia
centotrentanove piedi.
Agrippa, il grande architetto di Augusto, costruì
il famoso ponte del Gard, sul quale passava il grande acquedotto che
attraversava la vallata omonima, nella Francia meridionale. È
composto di un porticato con sei archi, si erge per centosessanta
piedi ed è lungo circa novecento. È ancora del tutto integro e non
solo è molto utile, ma è anche molto bello.
La Tunisia, nell'Africa settentrionale,
semideserta eppure famosa per essere stata la fornitrice di grano a
Roma, aveva trenta ponti, alcuni delle dimensioni di quelli eretti
in Italia, mentre in Francia ed in alcune parti della Jugoslavia i
ponti romani sono ancora in uso.
Nel 24 a.C., l'imperatore Augusto fece ritorno
dalla Spagna. Un anno prima, nel 25, aveva ordinato che si
chiudessero le porte del tempio di Giano, a Roma. Questo significava
un lungo periodo di pace, l'inizio della Pax Romana. Durante
il suo regno, fece costruire molte delle principali strade. Delle
trecentosettantadue presenti nel mondo alla fine del IV secolo d.C.,
più di trentaquattro si trovavano in Spagna, una terra montagnosa
come l'Italia e nella quale era difficile costruire e conservare
strade. La principale di queste, che correva lungo la costa oggi
chiamata Costa Brava, che partiva dalla Francia e si inoltrava in
Spagna, fu ricostruita da Augusto e lungo tutto il suo percorso
dovette essere attraversata da otto grandi ponti.
V. VON HAGEN


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