PALESTRIONE
PALESTRIONE
A me la cortesia di raccontarvi il soggetto della
commedia, sempre che abbiate la compiacenza di ascoltarmi. Se poi
qualcuno non ne ha voglia, tolga pure il disturbo,
e lasci il posto a chi ha voglia di ascoltare. Ora, dato che è per
questo
che siete venuti a sedervi in questo luogo di
divertimenti, passerò a dirvi il titolo e l'argomento della
commedia. In
greco il titolo suona Alazon; per noi latini è lo
sbruffone. Siamo a Efeso. Quel soldato che se ne è andato al foro, è
il
mio padrone. Sbruffone, impudente, merdoso,
spergiuro e adultero pure. Dice, lui, che le donne, tutte, gli
corrono
dietro; e invece ovunque si presenti tutte quante
lo prendono in giro. A sentir lui, le cortigiane, a furia di
mandargli baci
per adescarlo, si sono deformate le labbra. Quanto
a me, non è molto tempo che sono suo schiavo. E voi dovete sapere
come mai sono caduto nelle sue mani dopo esser
stato al servizio di un altro. Per favore, ascoltatemi, perché ora
comincio a raccontarvi la vicenda.
Ad Atene avevo per padrone un giovane, un ottimo
giovane che amava una cortigiana proprio di Atene, in Attica. E
quella lo ricambiava: ed è l'amore più bello che
ci sia. Ma il giovane fu mandato, al servizio della repubblica, a
Naupatto, e proprio allora il caso vuole che
capiti ad Atene il nostro soldato, il quale si intrufola presso
l'amica del mio
padrone e comincia ad arruffianarsene la madre
offrendo vino, doni e squisitezze; e così diventa intimo della
mezzana.
Alla prima occasione il soldato la fa in barba
alla vecchia, cioè alla madre della ragazza, e carica la ragazza su
una nave,
di nascosto di quella ruffiana. E così trascina ad
Efeso la ragazza recalcitrante. E io, io, non appena vengo a sapere
del
ratto della ragazza, ce la metto tutta, mi trovo
una nave, salgo a bordo per recarmi a Naupatto a informare il mio
padrone. Senonché, quando arriviamo in mare
aperto, succede quel che gli dèi han decretato: la nave su cui
viaggiavo
viene catturata dai pirati. E così sono fritto,
fritto, prima di arrivare dove volevo, cioè dal mio padrone. Il
pirata che mi
aveva catturato mi regala al soldato che sapete, e
questo mi trascina qui, a casa sua. E qui scorgo, subito subito, la
ragazza del mio padrone, quella che stava ad
Atene. E lei, non appena mi sbircia, mi strizza l'occhio perché non
la
chiami per nome. Poi, alla prima occasione, si
sfoga con me della sua sfortuna, dice che vuol fuggirsene ad Atene,
che
ama soltanto il mio padrone, che il soldato le è
odioso come nessun altro. Conosciuti i sentimenti della donna,
scrivo di
nascosto una lettera, la sigillo, consegno il
tutto ad un mercante perché lo porti al mio padrone, quello di
Atene, si
capisce, che amava la ragazza. Gli scrivo di
venire qui e lui non si fa pregare: arriva e si piazza in quella
casa lì, da un
simpatico vecchietto che era stato ospite di suo
padre. Il vecchietto gli dà corda, all'innamorato, e ci consiglia,
ci aiuta
con le parole e i fatti. E così io, qui dentro, ho
concepito un bellissimo trucco per far sì che i due amanti possano
incontrarsi. Dunque... Il soldato, alla sua
concubina ha assegnato una camera dove nessuno può mettere piede
tranne lei.
Bene, io ci ho fatto un buco, nella parete della
camera, e così la donna può passare dalla sua casa alla nostra senza
che
nessuno la veda. Con il nostro vecchio mica ho
agito di nascosto, no, è stato lui a darmi l'idea. C'è anche il
fatto che il
soldato ha affibbiato alla ragazza, per
controllarla, un servo che vale mezzo soldo. Con le nostre trovate,
con le nostre
ingegnose invenzioni, gli faremo veder lucciole
per lanterne, e lui sarà convinto di non aver veduto quel che ha
veduto.
E voi, attenti a non confondervi: oggi la ragazza
sosterrà due parti, una di là, una di qua. Sempre la stessa è, ma
farà
finta di essere un'altra. E così il suo guardiano
sarà menato per il naso. Ma ecco che scricchiola la porta del nostro
vecchietto. Sta uscendo lui, quel simpaticone che
vi ho detto.
PERIPLECOMENO PALESTRIONE
PERIPLECOMENO (parla verso l'interno della casa)
Perbacco! D'ora in avanti, se vedrete un estraneo
sul tetto e non gli romperete le ossa, io vi farò le budella a
striscioline.
Basta con i vicini che vengono a spiare in casa
mia! Perché loro spiano, sicuro, guardano giù dall'impluvio. Ora
pubblicamente io notifico a tutti: tolto
Palestrione, chiunque vedrete salire dalla casa del soldato sul mio
tetto, voi lo
farete volare sulla strada. Giù! E niente scuse,
che lui sul tetto cercava una gallina, un colombo, una scimmia,
niente,
voi creperete malamente se non gli preparate il
funerale. E poi bisogna far rispettare la legge sui giochi
d'azzardo: e loro
non abbiano più ossa per giocare agli ossi a casa
loro.
PALESTRIONE
A quel che sento, ne han fatto una grossa quelli
della nostra famiglia. Non per niente questo vecchio comanda di
rompere le ossa ai miei compagni! Però per me ha
fatto un'eccezione. E che me ne frega degli altri? Ora vado ad
agganciarlo.
PERIPLECOMENO
Chi è che mi viene incontro? Ma è Palestrione!
PALESTRIONE
Che stai facendo, Periplecomeno?
PERIPLECOMENO
Potendo scegliere, non molti vorrei vederne ed
incontrarne, ma te sì.
PALESTRIONE
Cos'è successo? Perché sbraiti contro la nostra
famiglia?
PERIPLECOMENO
Siamo morti.
PALESTRIONE
E perché mai?
PERIPLECOMENO
Scoperto tutto!
PALESTRIONE
Tutto cosa?
PERIPLECOMENO
Dal tetto, poco fa, uno dei vostri ha guardato giù
per l'impluvio. E da noi cos'ha visto? Filocomasio e il mio ospite
che si
baciavano.
PALESTRIONE
Chi è che li ha visti?
PERIPLECOMENO
Uno schiavo come te.
PALESTRIONE
Come si chiama?
PERIPLECOMENO
E chi lo sa. Se l'è squagliata subito.
PALESTRIONE
Io sospetto... di essere morto.
PERIPLECOMENO
Lui scappa, io grido: «Ehi, tu, che ci fai sul
tetto?». E lui, sempre scappando, mi risponde che stava cercando una
scimmia.
PALESTRIONE
Una scimmia? E io debbo morire per una scimmia?
Filocomasio è ancora qui?
PERIPLECOMENO
Mentre io uscivo, c'era.
PALESTRIONE
Corri, ti prego, e dille di passare subitissimo
dall'altra parte. E che si faccia vedere dalla gente di casa. Sempre
che non
voglia, per i suoi amori, che noi servi ci si
faccia compagnia spenzolando dalla croce.
PERIPLECOMENO
Questo glielo ho già detto. Se non vuoi altro...
PALESTRIONE
Questo voglio che tu le dica: che mai e poi mai si
allontani dalle arti femminili, che anzi le usi tutte, malizie ed
astuzie.
PERIPLECOMENO
In che modo?
PALESTRIONE
Lei deve, con le sue chiacchiere, convincere
quello che l'ha vista che non l'ha mica vista; e anche se l'ha vista
cento
volte, lei cento volte dica di no. La faccia ce
l'ha, e lingua, perfidia, malizia ed audacia, sicurezza e
testardaggine, e
tristizia. Qualcuno l'accusa? E lei lo confonda
giurando e spergiurando. Ce l'ha, lei, l'animo falso, falsario,
falsifico e
falsente, ci ha trucchi e moine, fallacie sin che
vuole. Una donna, poco furba che sia, mica va a pregare
l'erbivendolo di
venderle l'erba trastulla, figurarsi. L'orto ce
l'ha in casa, lei, con tanta di quella verdura che può farti verde
quando
vuole.
PERIPLECOMENO
Le dirò tutto, se è ancora qui. Ma a te, a te, che
ti sta frullando per la capa?
PALESTRIONE
Zitto tu, un momentino, che convoco a consiglio i
miei consigli e con gli stessi mi consiglio. Che fare? Che trucco
gli
servo a quel servo che l'ha veduta qui a
sbaciucchiare, per convincerlo che mica l'ha veduto quello che ha
veduto?
PERIPLECOMENO
Tu cerca. Intanto io mi metto qui in disparte...
Ma guardalo, guardalo come se ne sta, con che cipiglio, e come
cogita e
pensa. Si batte il petto con le dita. Sembra quasi
che voglia farsi uscire il cuore dal petto. Ma adesso si gira. Si
puntella,
si mette la sinistra sulla coscia sinistra... Con
la destra si mette a contare... Con la destra si batte sulla coscia
destra... ma
come picchia!... Stenta a trovare la via... Fa
schioccare le dita... Si spreme, cambia continuamente posizione...
Però
adesso scuote la testa, no, non gli piace quel che
ha trovato... Sia come sia, la sua pietanza mica te la serve cruda,
te la
darà ben cotta... Ah, ecco che si dà a costruire!
Si piazza una colonna sotto il mento... Via, via, non mi sfagiola
questa
costruzione! Perché ho sentito di un poeta latino
che ci ha un puntello sotto la testa e due custodi che gli stanno
addosso
senza tregua... Bene! Con che stile si erge,
sembra uno schiavo da commedia. No, quello non si dà pace, oggi,
sinché
non ha trovato quel che cerca... Scommetto che ci
siamo... Avanti che sei a buon punto! Su, sveglia, non cedere al
sonno, se non vuoi vegliare livido per le verghe,
là dentro. Ehi, dico a te! Ecché ti sei ubriacato ieri? Parlo con
te,
Palestrione. Svegliati, ti dico, destati, ti
ripeto: è giorno fatto.
PALESTRIONE
Ascolto.
PERIPLECOMENO
Non vedi che il nemico ti sta addosso e ti
minaccia alle spalle? Deciditi, aggrappati a qualcosa, a qualche
aiuto. E fa'
presto, non c'è tempo da perdere. Precedili per
qualche scorciatoia. Guida la truppa per un passo nascosto,
circondali,
stringili di assedio, rinforza le nostre difese.
Tagliagli i viveri, ai nemici, e tu apriti una via perché le
vettovaglie
arrivino sicure a te e ai tuoi soldati. Avanti,
provvedi! Il tempo stringe. Ma se dici che ti assumi il compito, ho
fiducia
che possiamo battere i nemici.
PALESTRIONE
L'assumo e mi impegno.
PERIPLECOMENO
E io dico che riuscirai in ciò che vuoi.
PALESTRIONE
Che Giove ti assecondi.
PERIPLECOMENO
Non ti spiace rivelarmi ciò che hai cogitato?
PALESTRIONE
Taci, tu, mentre io ti introduco nel paese dei
miei divisamenti, onde tu li conosca al par di me.
PERIPLECOMENO
Sani e salvi li ritroverai là dove li hai deposti.
PALESTRIONE
Il mio padrone ha pelle di elefante, mica di uomo,
e meno intelligenza di una pietra.
PERIPLECOMENO
Questo lo so anch'io.
PALESTRIONE
Ecco ora il mio piano, ecco la trappola che ho
inventato: dirò che la sorella di Filocomasio, la sua gemella, è
arrivata qui
da Atene insieme con il suo amante. Dirò che le
sorelle si assomigliano come due gocce di latte. E dirò pure che i
due
amanti sono ospiti tuoi in questa tua casa.
PERIPLECOMENO
Bene, bravo, magnifico! Approvo il tuo piano di
battaglia.
PALESTRIONE
E così, se il mio compagno ha detto al soldato di
averla vista mentre baciava un estraneo, io lo convincerò che quello
ha
visto l'altra, la sorella, che abbracciava e
baciava il suo amante in casa tua.
PERIPLECOMENO
L'hai pensata bene. Io ripeterò le stesse parole,
se il soldato mi vorrà interrogare.
PALESTRIONE
Ma digli che sono uguali spaccate. E bisognerà
istruirla, Filocomasio, che sappia tutto e non si impappini se il
soldato la
interpella.
PERIPLECOMENO
Non c'è inghippo più sopraffino. Ma se il soldato
vuol vederle insieme, tutte e due, come la mettiamo?
PALESTRIONE
È facile. Di scappatoie possiamo trovarne mille.
«Non è in casa, è andata a spasso, dorme, fa toeletta o il bagno,
mangia
e beve, è occupata, non ha tempo, non può». Quanti
ne vuoi, di pretesti, purché al primo colpo riusciamo a fargli
credere che sono verità le fandonie che la ragazza
gli rifilerà.
PERIPLECOMENO
Dici proprio bene.
PALESTRIONE
E allora va' dentro e se la ragazza è ancora lì
falla rientrare subito a casa. Dille tutto, insegnale, istruiscila,
che si attenga
al nostro piano e a quanto abbiamo inventato sulla
sua gemella.
PERIPLECOMENO
Vado ad ammaestrarla da maestro. Nient'altro?
PALESTRIONE
Va' dentro!
PERIPLECOMENO
E io vado.
PALESTRIONE
E io pure vado a casa mia. E cercherò di sapere,
facendo finta di niente, chi è quel mio collega che oggi dava la
caccia
alla scimmia. Certo non ha potuto fare a meno,
lui, di confidarsi con qualche altro servo, e parlare della ragazza
del
padrone, e dire che l'ha vista nella casa del
vicino baciarsi con un bel forestiero. Lo conosco il vizio: se una
cosa la so
soltanto io, mica posso tacerla. Be', se scopro
chi è che l'ha veduta, metto in moto le macchine di guerra. È
deciso:
attaccare a tutta forza e catturarlo. E se non
riesco a scovarlo? Andrò in giro annusando come un cane da caccia
sinché
non avrò scoperto le tracce della volpe. Ma qui
sta cigolando la porta di casa nostra. Ssst, bisogna parlare
sottovoce. Ma
guarda, è il custode di Filocomasio, è il mio
collega che sta uscendo.
SCELEDRO PALESTRIONE
SCELEDRO (tra sé)
Se non stavo dormendo, io, mentre mi aggiravo sui
tetti, allora l'ho vista, certo che l'ho vista, la bella del padrone
che
cercava guai nella casa del vicino.
PALESTRIONE (tra sé)
Ho capito bene? Allora è lui che l'ha veduta
mentre dava baci.
SCELEDRO
Chi c'è qui?
PALESTRIONE
Il tuo compagno, c'è. Come ti va, Sceledro?
SCELEDRO
Oh, Palestrione! Sono felice di incontrarti.
PALESTRIONE
E perché? Cos'è successo? Dimmi tutto.
SCELEDRO
Ho paura...
PALESTRIONE
Paura di che?
SCELEDRO
Per Ercole! Possiamo cascare, noi tutti della
casa, in bocca agli strumenti di tortura.
PALESTRIONE
Cascaci tu, da solo. Mica ci tengo a fare questi
tuffi.
SCELEDRO
Ma tu non sai che fattaccio ci è nato in casa.
PALESTRIONE
Che fattaccio?
SCELEDRO
Uno scandalo!
PALESTRIONE
Tientelo per te. Non parlarmene, non voglio sapere
nulla.
SCELEDRO
Ma io devo proprio dirtelo. Una scimmia, sui
tetti, io oggi stavo inseguendola...
PALESTRIONE
O Sceledro! Un uomo da nulla inseguiva una bestia
da nulla...
SCELEDRO
Gli dèi ti fulminino.
PALESTRIONE
Te, invece... Be', parla, già che hai cominciato.
SCELEDRO
Per puro caso, attraverso l'impluvio, guardo giù,
nella casa del vicino. E che vedo? Filocomasio che sta baciando un
giovane nonsochì.
PALESTRIONE
Ma perché, Sceledro, debbo ascoltare le tue
boiate?
SCELEDRO
L'ho vista, garantito.
PALESTRIONE
Tu?
SCELEDRO
Io, proprio io, con questi occhi.
PALESTRIONE
Ma va', quel che dici è inverosimile. Tu non hai
visto nulla.
SCELEDRO
Mi hai preso per orbo?
PALESTRIONE
Orbo? È meglio che tu lo chieda a un medico. Però,
una storia come questa - che gli dèi ti salvino - non dovresti
lasciartela scappare così alla leggera. Stai
creando un pericolo mortale per le tue gambe, la testa. In ogni caso
ti stai
preparando una brutta fine, se non la pianti di
sputar scemenze.
SCELEDRO
In ogni caso? E perché?
PALESTRIONE
Ti spiego. Punto primo: se accusi a torto la
ragazza, sei spacciato. Punto secondo: se l'accusi a ragione, sei
spacciato lo
stesso, perché tu sei il suo guardiano.
SCELEDRO
Che ne sarà di me? Non lo so; però so che l'ho
veduta.
PALESTRIONE
O infelice, insisti?
SCELEDRO
Che vuoi che ti dica, se non quello che ho visto?
Guarda che lei è ancora lì, nella casa del vicino.
PALESTRIONE
Ah sì? Non è in casa nostra?
SCELEDRO
Va' dentro, vacci, se ne hai voglia. Perché io non
pretendo che mi si dia retta.
PALESTRIONE
È proprio quello che farò. (Entra in casa del
soldato.)
SCELEDRO
E io starò qui ad aspettarlo. E intanto aspetterò
al varco la giovenca, quando dal pascolo farà ritorno alla stalla.
Mo' che
faccio? Il soldato mi ha comandato di farle la
guardia. E ora, se la denuncio, sono fottuto; se sto zitto, è lo
stesso, nel
caso che l'affare venga fuori. Chi c'è di peggio e
di più sfacciato di una donna? Mentre io me ne stavo sul tetto, lei
ha
tagliato la corda. Che grinta, accidenti, che
coraggio! Se il soldato mangia la foglia, sono convinto che mette in
croce
tutta la casa, me compreso. E allora, comunque
sia, è meglio che io faccia zitto e mosca, piuttosto che finir male.
Mica
posso tenerla a bada, una donna che si mette in
vendita.
PALESTRIONE (uscendo di casa)
Sceledro, Sceledro, dove lo trovo, su questa
terra, uno più avventato di te? Chi più di te è nato in odio e ira
agli dèi?
SCELEDRO
Che ti prende?
PALESTRIONE
Perché non te li fai strappare dalle orbite quegli
occhi con cui vedi ciò che non esiste?
SCELEDRO
Non esiste cosa?
PALESTRIONE
La tua vita, io non la comprerei nemmeno per una
noce secca.
SCELEDRO
Ma di cosa parli?
PALESTRIONE
Di cosa parlo? E me lo chiedi?
SCELEDRO
E perché no?
PALESTRIONE
Perché non te la fai tagliare questa tua
linguaccia spudorata?
SCELEDRO
Tagliarla? E perché?
PALESTRIONE
Perché Filocomasio è in casa nostra, altro che
baciarsi e strofinarsi con un altro in casa del vicino, come dicevi
tu di
averla vista.
SCELEDRO
Che strano, tu mangi loglio invece che frumento,
che costa così poco.
PALESTRIONE
Che c'entra?
SCELEDRO
Il loglio rovina la vista.
PALESTRIONE
Pelle da bastonate, tu ce l'hai rovinata, la
vista, anzi sei tutto cieco. Perché la donna se ne sta a casa
nostra.
SCELEDRO
Ma come? A casa?
PALESTRIONE
A casa, sicuro.
SCELEDRO
Vattene, Palestrione, tu stai giocando con me.
PALESTRIONE
Ma allora ci ho le mani sozze.
SCELEDRO
Perché?
PALESTRIONE
Perché sto giocando con un sacco di merda.
SCELEDRO
Crepa!
PALESTRIONE
Crepa tu, Sceledro, e certo sarà così se non ti
sbrighi a cambiarti gli occhi e la lingua. Ma la nostra porta sta
cigolando.
SCELEDRO
E io sto di guardia a quest'altra. Mica ce l'ha
un'altra via per ritornare, la ragazza.
PALESTRIONE
Ma è da noi! Non so proprio, Sceledro, quali
scelleraggini ti scervellino.
SCELEDRO
Vedo con i miei occhi, penso con la mia testa, mi
fido di me più che d'ogni altro. Non c'è uomo al mondo che possa
convincermi che la ragazza non è in questa casa (indica
la casa di Periplecomeno). Qui resterò, io, che quella non mi
sgusci via sotto il naso.
PALESTRIONE (tra sé)
È mio, quest'uomo. E adesso lo stano dal suo buco.
(Forte) Vuoi che ti convinca a confessare che hai le
traveggole?
SCELEDRO
Provaci.
PALESTRIONE
E che non hai sale in zucca? E che non sai
servirti degli occhi?
SCELEDRO
Avanti.
PALESTRIONE
È vero o non è vero che tu dici che la concubina
del padrone è là?
SCELEDRO
È vero, e dichiaro che l'ho veduta là dentro
mentre baciava uno straniero.
PALESTRIONE
E lo sai che non c'è alcun passaggio da quella
casa alla nostra?
SCELEDRO
Certo che lo so.
PALESTRIONE
Niente terrazza, niente giardino, si passa
soltanto per l'impluvio, no?
SCELEDRO
Lo so.
PALESTRIONE
E allora? Se lei è in casa nostra, se te la faccio
vedere mentre esce da qui, te lo meriti o no un sacco di legnate?
SCELEDRO
Me lo merito.
PALESTRIONE
Sta di guardia a questa porta, che non ti sgusci
di nascosto e s'infili di qua.
SCELEDRO
È proprio la mia idea.
PALESTRIONE
Te la farò comparire qui, su questa strada, con i
suoi piedini.
SCELEDRO
E fallo. (Palestrione entra nella casa del
soldato.) Voglio proprio sapere se ho visto quello che ho visto
o se lui riuscirà
a fare quel che promette, e cioè provare che la
ragazza è in casa. Ce li ho, gli occhi, io, mica debbo chiederli in
prestito... Ma quello si arruffiana sempre alla
ragazza, le sta sempre intorno. A tavola lo invitano per primo, per
primo
lo servono pure. E pensare che è da noi sì e no da
tre mesi, ma fra tutti i servi non c'è nessuno che sia trattato
meglio.
Ma io ora faccio ciò che debbo fare: la guardia
alla porta. Starò attento, io. Perbacco, non mi prenderanno per il
naso!
PALESTRIONE FILOCOMASIO SCELEDRO
PALESTRIONE (a Filocomasio)
Bada di ricordarti bene i miei suggerimenti.
FILOCOMASIO
Uffa!, quante volte me lo ripeti?
PALESTRIONE
Ma io ho paura che tu non sia abbastanza furba.
FILOCOMASIO
Dammene anche dieci, le meno furbe che ci siano, e
io ne faccio delle volpi, perché di furberia ce n'ho d'avanzo.
PALESTRIONE
Tu adesso va' avanti con il nostro piano; io mi
terrò un poco indietro. (A Sceledro) Ehi, Sceledro, che dici?
SCELEDRO
Io bado al compito mio. Tu parla pure, le orecchie
ce l'ho.
PALESTRIONE
Credo proprio che dovrai startene così, in questa
posa, fuori porta, quando sarai suppliziato a braccia aperte.
SCELEDRO
E perché mai?
PALESTRIONE
Da' un'occhiata alla tua sinistra. Quella donna,
chi è?
SCELEDRO
Dèi immortali! Ma quella è proprio la concubina
del padrone.
PALESTRIONE
Anche a me pare così, perbacco. E tu, ora, se vuoi
prepararti...
SCELEDRO
Prepararmi a che?
PALESTRIONE
A morire, e subito.
FILOCOMASIO
Dov'è quel fior di schiavo che falsamente accusa
una innocente come me di un'orribile colpa?
PALESTRIONE
Eccotelo qui. È lui che mi ha detto tutto ciò che
ti ho detto.
FILOCOMASIO
Tu, scellerato, sostieni che mi hai vista qui dal
vicino mentre mi lasciavo baciare?
PALESTRIONE
Da un giovane straniero, ha precisato.
SCELEDRO
L'ho detto sì, per Ercole.
FILOCOMASIO
Tu mi hai veduta?
SCELEDRO
Per Ercole, sì, con questi occhi.
FILOCOMASIO
Te li strapperanno, penso, questi occhi che vedono
più di quel che vedono.
SCELEDRO
Non mi convincerò mai, per Ercole, di non aver
visto quello che ho visto.
FILOCOMASIO
Ma che scema, ma che pazza, che me ne sto a
parlare con questo demente! Ma a lui, per Polluce, gliela farò
pagare con
la vita.
SCELEDRO
Non minacciare. La croce sarà la mia tomba? Lo so.
Lì sono finiti tutti i miei: padre, nonno, bisnonno e trisavolo...
Ma
questi occhi miei, no, non me li possono strappare
per le tue minacce. A te, Palestrione, voglio dire soltanto due
parole:
ti scongiuro, da dove salta fuori questa qui?
PALESTRIONE
Da dove? Da casa, no?
SCELEDRO
Da casa?
PALESTRIONE
Ma tu mi vedi?
SCELEDRO
Certo che ti vedo. È strabiliante come sia potuta
passare da là a qua. Certo, da noi terrazza non c'è, orto nemmeno, e
le
finestre hanno l'inferriata. Eppure io l'ho vista
là dentro.
PALESTRIONE
Tu, scellerato, insisti? Insisti ad accusarla?
FILOCOMASIO
Per Castore, ma allora il mio sogno di stanotte
non era mica bugiardo.
PALESTRIONE
Che cosa hai sognato?
FILOCOMASIO
Vi racconto. Però fate attenzione, per piacere.
Nel sogno, stanotte, mi è apparsa la mia gemella, che veniva da
Atene
con un tale, il suo amante. E mi sembrava che
tutti e due si sistemassero nella casa del vicino.
PALESTRIONE (al pubblico)
Questa sta raccontando il sogno di Palestrione. (A
Filocomasio) Avanti, continua.
FILOCOMASIO
Mi sentivo felice perché arrivava mia sorella,
però mi parve anche di essere vittima, proprio per via di mia
sorella, di un
terribile sospetto. E nel sogno mi sembrava che un
servo di casa mi accusasse, quasi quasi come ora fai tu, di essermi
baciata con un ragazzo forestiero, mentre era lei,
la mia gemella, che baciava il suo amante. Sì, ho sognato questo, di
essere accusata, calunniata.
PALESTRIONE
Ma lo sai che ti capita da sveglia quello che
ricordi di aver sognato? Il sogno si è avverato, per Ercole! Vattene
dentro e
mettiti a pregare. Penso proprio che tutto questo
bisogna dirglielo, al soldato.
FILOCOMASIO
Lo farò senz'altro. Mica mi lascio accusare
impunemente, io, che non ho colpe. (Entra in casa.)
SCELEDRO
Cosa ho fatto! Accidenti, ho paura. Già la schiena
mi prude.
PALESTRIONE
Tu sei morto. Lo sai?
SCELEDRO
È in casa, adesso, questo è sicuro. È sicuro che
adesso debbo mettermi di guardia alla porta, dovunque sia la
ragazza.
PALESTRIONE
Ma tu, Sceledro, guarda un po' come van d'accordo
il sogno che ha fatto lei e il sospetto che hai avuto tu, di averla
veduta sbaciucchiare...
SCELEDRO
Non so neanche se posso credere a me stesso. E
già: comincio a pensare di non aver veduto quello che credevo di
aver
veduto.
PALESTRIONE
Non è un po' tardi per pentirsi? Se al padrone gli
arriva la faccenda, tu sei sistemato per le feste.
SCELEDRO
Adesso finalmente mi accorgo che ci avevo la
nebbia negli occhi.
PALESTRIONE
Da un pezzo era chiaro, per Polluce, dato che la
ragazza è rimasta sempre in casa nostra.
SCELEDRO
Che cosa posso dire di certo? Nulla. Non l'ho
veduta, anche se l'ho veduta.
PALESTRIONE
Sì , ma con la tua scemenza c'è mancato poco che
ci rovinassi tutti quanti. Volevi fare il bravo col padrone e quasi
quasi
ci rimettevi la pelle. Ma la porta del vicino sta
cigolando. Starò zitto. (Filocomasio si affaccia alla porta della
casa di
Periplecomeno ma si volge verso l'interno.)
FILOCOMASIO SCELEDRO PALESTRIONE
FILOCOMASIO
Accendi il fuoco sull'ara. Felice come sono,
voglio rendere grazie e onore a Diana Efesia, effondere per lei
soavi
profumi di Arabia, per lei che mi ha salvato dal
regno di Nettuno, dai templi tempestosi del dio ove venni squassata
dai
flutti crudeli.
SCELEDRO
Palestrione, ehi, Palestrione!
PALESTRIONE
Sceledro, ehi, Sceledro, che vuoi?
SCELEDRO
Quella donna, quella che è appena uscita di qua, è
Filocomasio? È o non è la concubina del nostro padrone?
PALESTRIONE
Per Ercole, sì, credo di sì. Sembra proprio lei.
Ma che strano! Come avrà fatto a passare da qui a là, sempre che sia
lei?
SCELEDRO
Tu che ne dici? Dubiti?
PALESTRIONE
Sembra lei.
SCELEDRO
Facciamoci sotto, chiamiamola. Ehi, tu,
Filocomasio, che cosa succede? Che interesse hai in questa casa? Che
affari ci
hai? E perché non parli? Dico a te.
PALESTRIONE
Dici a te, invece, perché quella manco ti
risponde.
SCELEDRO
Ehi, parlo con te, razza di viziosa, di
scostumata... Tu che vai vagolando dai vicini...
FILOCOMASIO
Ma tu con chi parli?
SCELEDRO
Con chi se non con te?
FILOCOMASIO
Ma tu chi sei? E cosa c'entri con me?
SCELEDRO
Tu mi chiedi chi sono?
FILOCOMASIO
E perché non dovrei? Mica lo so.
PALESTRIONE
E allora io, chi sono io, se non conosci lui?
FILOCOMASIO
Puoi essere chi vuoi; per me, uno scocciatore. Tu
e lui.
SCELEDRO
Tu non mi conosci?
FILOCOMASIO
Nessuno dei due.
SCELEDRO
Ho una gran paura...
PALESTRIONE
Paura di che?
SCELEDRO
Ma che noi due, chissà in quali parti, ci siamo
perduti. Sì perché lei dice che non conosce né me né te.
PALESTRIONE
C'è una cosa che voglio mettere in chiaro,
Sceledro. Noi siamo noi? Oppure siamo degli altri? Che di nascosto
qualcuno
dei vicini a nostra insaputa non ci abbia
scambiato?
SCELEDRO
Io sono io, qui non ci piove.
PALESTRIONE
E io pure! Donna, vai in cerca di rogna? Ehi, dico
a te, ehi, Filocomasio!
FILOCOMASIO
Ma a te che pazzia ti prende che continui a
chiamarmi con un nome che non è il mio?
PALESTRIONE
E allora come ti chiami?
FILOCOMASIO
Il mio nome è Giusta.
SCELEDRO
Ti inganni. Tu, Filocomasio, pretendi di possedere
un nome che non è tuo. Giusta tu? No, tu sei ingiusta e ingiustizia
fai
al padrone mio.
FILOCOMASIO
Io?
SCELEDRO
Sì, tu.
FILOCOMASIO
Io che ieri sono arrivata a Efeso da Atene, con
l'amante mio che è un giovane ateniese?
SCELEDRO
E allora dimmi: che ci fai qui a Efeso?
FILOCOMASIO
La mia sorella gemella ho sentito che si trova
qui. E io sono venuta a cercarla.
SCELEDRO
Furbastra!
FILOCOMASIO
Scema, sono, proprio scema, che sto a parlare con
gente come voi. Me ne vado.
SCELEDRO
Mica ti lascio andare, io.
FILOCOMASIO
Lasciami subito!
SCELEDRO
Lasciarti? Ma io ti ho presa sul fatto.
FILOCOMASIO
Tra poco le mie mani e le tue guance faranno un
bel suono, se non mi lasci subito.
SCELEDRO
E tu, accidenti, perché non ti muovi? Perché non
la trattieni dall'altra parte?
PALESTRIONE
La mia schiena, non voglio che venga trafficata.
Che cavolo ne so, io, se questa è Filocomasio o un'altra che le
somigli?
FILOCOMASIO
Mi molli o non mi molli?
SCELEDRO
Anche a forza, a tuo dispetto, alla faccia tua, ti
ci trascino io, se non vieni di tua iniziativa.
FILOCOMASIO
Qui sono ospite, ma la mia casa è ad Atene,
nell'Attica. Di codesta casa (indica quella del soldato) non
mi importa
niente. Voi, non vi conosco, non so chi siete.
SCELEDRO
Fammi causa, ma io non ti mollo, no, se non mi
prometti in fede che, se ti lascio, tu vai lì dentro da sola.
FILOCOMASIO
Con la forza mi costringi, tu, chiunque tu sia.
Bene, ti prometto che, se mi lasci, io entrerò dove tu mi comandi.
SCELEDRO
Ecco, ti lascio.
FILOCOMASIO
Ecco, sono libera, me ne vado. (Entra
rapidamente in casa di Periplecomeno.).
SCELEDRO
La buona fede delle donne!
PALESTRIONE
La preda, te la sei fatta scappare dalle mani,
Sceledro. Più che mai quella è la concubina del padrone. Vuoi farmi
un
piacere, da bravo?
SCELEDRO
Che debbo fare?
PALESTRIONE
Portami qui fuori una spada.
SCELEDRO
Che ci vuoi fare?
PALESTRIONE
Irrompo diritto dentro casa. Chiunque trovo che
stia baciando Filocomasio, zac, io gli taglio la testa.
SCELEDRO
Ti sembrava che fosse lei?
PALESTRIONE
Certo che era lei. Non c'è dubbio.
SCELEDRO
Però fingeva bene.
PALESTRIONE
Va' e portami la spada.
SCELEDRO
Farò che sia già qui. (Entra in casa.)
PALESTRIONE
Cavaliere o fante, non ce n'è uno che con tanta
audacia, con tanta freddezza, agisca come una donna. Ah come le ha
recitate le due parti! E il mio collega, quel
bravo guardiano, lei come l'ha preso per il naso! Come funziona bene
quel
passaggio attraverso la parete.
SCELEDRO (uscendo di casa)
Ehi, Palestrione. Niente spada. Non serve.
PALESTRIONE
E perché? Cosa c'è?
SCELEDRO
Ma è di là, lei, in casa, la donna del padrone.
PALESTRIONE
Cosa? Da noi?
SCELEDRO
È di là, a letto.
PALESTRIONE
Per Polluce! Ti sei tirato addosso un bel guaio,
tu, a quel che mi dici.
SCELEDRO
E perché?
PALESTRIONE
Hai osato metterle le mani addosso, alla donna che
sta dal vicino.
SCELEDRO
Per Ercole, la fifa mi cresce.
PALESTRIONE
Nessuno lo negherà più, adesso, che quella sia la
gemella della nostra. Perbacco, è lei che tu hai visto che
sbaciucchiava
là dentro.
SCELEDRO
È chiaro che lei è quella che dici tu. E io sarei
stato a un passo dalla morte, se avessi parlato al padrone, non è
vero?
PALESTRIONE
E allora, se capisci qualcosa, non una parola. Un
servo deve sapere più di quel che dice. Io ti lascio, non voglio
esser
coinvolto nei tuoi affari, e me ne vado dal
vicino. I tuoi imbrogli non mi piacciono. Se verrà il padrone e
chiederà di me,
io sarò là; e tu fammi chiamare. (Entra nella
casa di Periplecomeno.).
SCELEDRO PERIPLECOMENO
SCELEDRO
Se ne è proprio andato. Se ne fotte, lui, degli
interessi del padrone. Come se non fosse suo schiavo. Be', c'è una
cosa che
è sicura: quella è in casa nostra, adesso. Perché
l'ho appena veduta sdraiata sul letto. E certo è il momento di far
buona
guardia.
PERIPLECOMENO (esce dalla sua casa e finge di
non vedere Sceledro)
Accidenti, per chi mi prendono? Questi vicini
credono che io sia una donnicciola, non un uomo. Mi sfottono, loro.
Maltrattarla, sbeffeggiarla, sulla pubblica via,
la mia ospite, che ieri è arrivata da Atene con un ospite mio, lei
che è nata
libera e libera è!
SCELEDRO
Per Ercole, sono morto! Viene diretto contro di
me. Ho paura che la faccenda si metta male per me, stando alle
parole
del vecchio che ho ascoltato.
PERIPLECOMENO
Gli andrò sotto. Tu, Sceledro, scellerato, l'hai
sbeffeggiata la mia ospite? Qui, dinanzi alla mia casa, poco fa?
SCELEDRO
Ascoltami, vicino, ti supplico.
PERIPLECOMENO
Ascoltarti, io?
SCELEDRO
Voglio scusarmi.
PERIPLECOMENO
Scusarti con me? Tu che l'hai fatta così sporca?
Tu, arnese da frusta, che ti credi? Perché fate i mercenari pensate
che vi
sia lecito tutto?
SCELEDRO
Posso?
PERIPLECOMENO
Che gli dèi mi assistano, e le dee, tutti quanti
insieme! Poiché tu mi hai rotto embrici e tegole inseguendo una
scimmia,
tua degna compagna; poiché dal tetto hai spiato
l'ospite mio che abbracciava e baciava la sua amica; poiché hai
tacciato
d'immoralità la concubina del tuo padrone, che è
donna pudica; poiché mi hai accusato di grandissimo scandalo e hai
messo le mani sulla mia ospite davanti a casa mia;
ebbene, se non ottengo soddisfazione su di te, a suon di
scudisciate,
io coprirò di infamia il tuo padrone più di quanto
il vento furioso copra di onde il mare.
SCELEDRO
O Periplecomeno, sono tanto frastornato, io, che
non so nemmeno se debbo, per prima cosa, querelarmi con te oppure,
se quella non è questa, e questa non è quella, con
te scusarmi. Così che anche adesso non so che cosa ho veduto, tanto
è
simile quella di questa casa a quella della
nostra. Seppure non è la stessa.
PERIPLECOMENO
Va' dentro a guardare: saprai.
SCELEDRO
Posso?
PERIPLECOMENO
Anzi te lo ordino. Va' e studiala con calma.
SCELEDRO
Sicuro, faccio così. (Entra in casa di
Periplecomeno.)
PERIPLECOMENO (volgendosi verso la casa del
soldato)
Ehi, Filocomasio! Presto! Passa di corsa in casa
mia. Bisogna così. Ma poi, quando Sceledro sarà uscito da casa mia,
tu
rientra di corsa nella tua. Per Polluce, io,
adesso, ho paura che qualcosa vada storto. Se quello lì non dovesse
vederla, la
donna... Ma ecco che la porta si spalanca.
SCELEDRO (uscendo dalla casa)
Per gli dèi immortali! Una donna più somigliante,
più che la stessa, che non sia la stessa, credo che neanche gli dèi
possano farla.
PERIPLECOMENO
E allora?
SCELEDRO
Il castigo? Me lo sono meritato.
PERIPLECOMENO
E allora è lei?
SCELEDRO
È lei ma non è lei.
PERIPLECOMENO
È questa, questa di qui, che hai veduto?
SCELEDRO
Ho visto lei e l'ospite, baci ed abbracci.
PERIPLECOMENO
È lei?
SCELEDRO
Non lo so.
PERIPLECOMENO
Vuoi proprio sincerartene?
SCELEDRO
Certo che lo voglio.
PERIPLECOMENO
Va' a casa tua, e di corsa; e guarda se c'è dentro
la donna di casa vostra.
SCELEDRO
Giusto, dici bene. Vado e ritorno subito da te. (Entra
nella casa del soldato.)
PERIPLECOMENO
No, per Polluce, mai e poi mai mi è capitato di
vedere un uomo preso in giro così allegramente e buffamente. Ma
eccolo
che ritorna.
SCELEDRO
Periplecomeno, per gli dèi, per gli uomini, per la
mia scemenza, per le tue ginocchia, io ti supplico...
PERIPLECOMENO
Mi supplichi perché?
SCELEDRO
Perché tu perdoni la mia ignoranza e la mia
scemenza. Ora lo so, finalmente, lo so che sono stupido, cieco e
insensato:
perché lei, Filocomasio, è là dentro.
PERIPLECOMENO
E adesso, pendaglio da forca? Le hai viste o no
tutte e due?
SCELEDRO
Le ho viste.
PERIPLECOMENO
Voglio che tu faccia venire qui il tuo padrone.
SCELEDRO
Lo confesso, sì, che mi sono meritato un
grandissimo castigo; lo riconosco, sì, di aver offeso la tua ospite;
ma io
pensavo che fosse la concubina del mio padrone,
quella che il padrone mi aveva ordinato di sorvegliare. Perché le
acque
che tiri su dal medesimo pozzo non sono più simili
di quel che sono simili queste due donne. Confesso di aver guardato
in casa tua, attraverso l'impluvio...
PERIPLECOMENO
E come potresti non confessare? Ti ho sorpreso sul
fatto. E tu, li hai visti l'ospite mio e la mia ospite che si
baciavano?
SCELEDRO
Sì che li ho visti, come potrei negare di aver
visto? Ma ero convinto di aver visto Filocomasio.
PERIPLECOMENO
Certo che mi hai preso per il più vile degli
uomini se hai pensato che io potessi tollerare che in casa mia, me
consapevole, si consumasse un tale oltraggio al
mio vicino.
SCELEDRO
Adesso, adesso che so tutto, capisco bene di aver
agito da stupido. Ma non ci ho messo malizia.
PERIPLECOMENO
Però è stata una cosa indegna. Lo stato servile
impone di tener a freno gli occhi e le mani e le parole.
SCELEDRO
Se io, a partire da oggi, mi lascerò sfuggire una
parola, anche quando mi sento sicuro, tu fammi mettere subito alla
tortura. Io stesso mi consegnerò a te. Ma ora, te
ne supplico, concedimi il tuo perdono.
PERIPLECOMENO
Sì, vincerò me stesso, mi convincerò che non l'hai
fatto con malizia. Sei perdonato, per questa volta.
SCELEDRO
Gli dèi ti rimeritino.
PERIPLECOMENO
Se gli dèi ti amano, tieni a bada la lingua. D'ora
in avanti, anche ciò che sai, non lo saprai; e ciò che vedrai, non
l'avrai
visto.
SCELEDRO
Tu mi insegni bene e io seguirò la tua lezione. Mi
hai detto tutto?
PERIPLECOMENO
Va'.
SCELEDRO
Ti serve altro?
PERIPLECOMENO
Ignorami. (Fa qualche passo e si mette in
disparte.)
SCELEDRO (tra sé)
Mi ha riempito di chiacchiere, lui. Com'era
benevolo nel concedermi che non era adirato. Lo so io che cosa ci ha
per la
capa. Non appena se ne torna a casa, il mio
soldato, mi fanno la festa. Lui e Palestrione d'accordo vogliono che
sia
venduto. Lo so, l'ho capito da un pezzo.
Accidenti, io non ci casco mica nella rete. Me la squaglio io, da
qualche parte, e
per qualche giorno mi terrò nascosto, sinché
tempeste e furori non si saranno placati. Mi son tirato addosso
tanti guai
che nemmeno un popolo di canaglie... Mah, mi
succeda quel che succeda, io rientro a casa. (Entra nella casa
del
soldato.)
PERIPLECOMENO
Si è tolto dai piedi. Per Polluce! Son convinto
che una scrofa macellata ha più giudizio di lui. Si è convinto di
non aver
veduto ciò che ha veduto. Eh sì, i suoi occhi, le
sue orecchie, penso proprio che sian passati dalla nostra parte.
Insomma,
è andata bene, sinora. La ragazza ha recitato
magnificamente la sua parte. Be', io ritorno al senato. Palestrione
è già a
casa mia. Sceledro è fuori dai piedi. Il senato
potrà tenere seduta plenaria. E allora dentro, subito. Non vorrei
che in mia
assenza venissero sorteggiate le cariche. (Entra
in casa.)
PALESTRIONE PERIPLECOMENO PLEUSICLE
PALESTRIONE (sulla soglia di casa)
Pleusicle, fermatevi ancora un po'. Lasciate che
io, prima, dia un'occhiata in giro, che non ci sia qualche pericolo
per la
riunione che stiamo per fare. Ci serve un luogo
sicuro, a noi, dove nessun nemico possa scipparci il piano della
vittoria,
dove nessun nemico possa tender l'orecchio. Un
buon consiglio diventa malconsiglio se va a favore del nemico. Ciò
che
giova a lui, danneggia te. Non c'è dubbio, se i
nemici annusano il tuo piano, col tuo piano ti tappano la bocca e ti
legan
le mani, e fanno a te proprio quello che volevi
fare a loro. Ma io faccio l'esploratore, io, e scruto che nessun
cacciatore
sia qui con reti orecchiute per la nostra
riunione. Di qui la vista è libera, sì, sino in fondo alla piazza.
Ora li chiamo. Ehi,
Periplecomeno, ehi, Pleusicle, fatevi avanti. (Periplecomeno
e Pleusicle escono di casa.)
PERIPLECOMENO
Eccoci qui, agli ordini tuoi.
PALESTRIONE
È facile comandare alla brava gente. Voglio sapere
una cosa: condurremo la faccenda secondo il piano che abbiamo
studiato in casa?
PERIPLECOMENO
Uno più adatto non può esserci.
PALESTRIONE
Ma certo. Tu che ne dici, Pleusicle?
PLEUSICLE
Vuoi che dispiaccia a me quel che piace a voi? Chi
mi è più vicino di te?
PERIPLECOMENO
Dici bene e parli giusto.
PALESTRIONE
Per Polluce! Parla come deve.
PLEUSICLE
Ma c'è ancora una cosa che mi tormenta, che mi
strazia anima e corpo.
PERIPLECOMENO
Cos'è che ti strazia? Parla.
PLEUSICLE
Che io ti spinga, alla tua età, in queste
ragazzate, che non fanno onore a te e alla tua dignità; che tu, per
causa mia, ti ci
metta con tutte le tue forze e mi venga in aiuto
nei miei amori, e ti butti in imprese che la tua età preferisce
fuggire
anziché perseguire. Mi vergogno di darti tante
noie, nel tempo della tua vecchiaia.
PALESTRIONE
Giovanotto, tu sei innamorato in modo curioso, se
ti vergogni davvero di quello che fai. No, tu non ami, non sei un
innamorato, Pleusicle. Tu sei l'ombra di un
innamorato.
PLEUSICLE (a Periplecomeno)
Che questa tua età, io, per il mio amore, venga a
turbarla...
PERIPLECOMENO
Ma che dici? Ecché ti sembra che io sia già maturo
per l'Acheronte? Con un piede nella fossa? Ti pare che io sia
vissuto
troppo a lungo? Ma io di anni ne ho solo
cinquantaquattro, e i miei occhi ci vedono bene, e i miei piedi sono
svelti, e
agili le mani.
PALESTRIONE
Se i suoi capelli sono bianchi, il suo cervello
non è da vecchio. E la sua indole è tanto nobile quanto equilibrata.
PLEUSICLE
Per Polluce, me ne sto accorgendo, Palestrione,
che è proprio come dici tu. Ha l'animo disponibile di un giovane.
PERIPLECOMENO
E quanto più, ospite mio, mi metterai alla prova,
tanto più che avrai modo di conoscere la mia premura nel favorirti
in
amore.
PLEUSICLE
Che bisogno c'è di verificare quel che già è
sicuro?
PERIPLECOMENO
Quando hai davanti un buon esempio, non cercare
più in là. Chi non l'ha provato di persona, l'amore, a stento
capisce
l'animo di chi ama. Ma io, sotto la pelle, ho
ancora un pizzico di amore e di umore, e non mi sono ancora
inaridito
rispetto a quanto c'è di piacevole e di godibile.
Sempre sarò un conversatore spiritoso e un commensale disponibile.
Nei
banchetti non tolgo la parola di bocca agli altri.
Non dimentico mai la buona creanza con i commensali che hanno
garbo. Nella conversazione so parlare con giusta
misura e così tacere quando la parola tocca agli altri. Non
sputacchio,
non scaracchio, non ho il moccolo al naso. E poi
sono nato a Efeso, mica nelle Puglie, mica ad Animula, io.
PALESTRIONE
O caro mezzovecchio! Se ha tutti i meriti che
elenca, è Venere che l'ha cresciuto ed educato.
PERIPLECOMENO
Delle grazie di Venere te ne posso tirar fuori, da
me, più di quel che mi vanti. Nei banchetti io mica le tasto le
puttane
degli altri, mica frego le pietanze sotto gli
occhi del vicino, mica piazzo il mio bicchiere prima di quello degli
altri. E
mai, per colpa del vino, faccio nascere delle liti
a tavola. Se c'è qualcuno che mi sta antipatico, tronco la
conversazione
e me ne ritorno a casa. Nei banchetti mi do a
Venere, all'amore, al piacere.
PALESTRIONE
Per Polluce, tutti i tuoi modi di fare sprizzano
amabilità. Dammeli, tre uomini così, che io te li pago a peso d'oro.
PLEUSICLE
No, non ne trovi un altro della sua età che sia
più simpatico, in tutto e per tutto, e più amico verso gli amici.
PERIPLECOMENO
Ti farò confessare che sono, per temperamento, un
giovanotto. E in ogni evenienza mi mostrerò ricco di premure a tuo
vantaggio. Avrai bisogno che ti assista un tipo
severo e iracondo? Eccomi! Ti servirà un tipo mansueto? Dovrai
riconoscere che sarò più mansueto del mare in
bonaccia, sarò più carezzevole di un soffio di brezza. Ti farò uscir
fuori,
se del caso, dalla mia persona, il convitato più
allegro, il capo dei parassiti, il miglior spendaccione. E se c'è
bisogno di
danzare, non c'è frocio più flessuoso di me.
PALESTRIONE (a Pleusicle)
Se dovessi scegliere fra tutte queste virtù, quale
preferiresti?
PLEUSICLE
Quella di ricambiare tutti i suoi favori, secondo
i suoi meriti, e così pure a te. Capisco bene, ora, come vi
adoperiate, e
con quanto impegno, a mio vantaggio. E tu,
Periplecomeno, mi dispiace di farti spendere tanto.
PERIPLECOMENO
Non essere sciocco. Buttati via sono i soldi che
spendi per una cattiva moglie o per un nemico. È tanto guadagno
invece
ciò che spendi per un bravo ospite e per un amico.
Per il saggio, poi, il profitto sta in quel che viene speso per il
culto
divino. Per grazia degli dèi sono in grado di
ospitarti cortesemente. Tu mangia, bevi, fa' il tuo comodo da me,
concediti
un poco di allegria. Questa mia casa è libera, io
pure sono libero; e voglio vivere al modo mio. Per la benevolenza
degli
dèi, e con le mie ricchezze, avrei potuto
scegliermi una moglie ben fornita di dote, da una famiglia
altolocata. Sì, posso
dirlo. Ma non voglio mica prendermi in casa una
cagna rabbiosa.
PALESTRIONE
Perché non vuoi sposarti? È bello mettere al mondo
degli eredi.
PERIPLECOMENO
È più bello essere l'erede.
PALESTRIONE
Tu sì che sei in grado di dar buoni consigli agli
altri, e pure a te.
PERIPLECOMENO
Prendersi una brava sposa? Magnifico, se mai ci
fosse un luogo dove trovarla. Invece dovrei prendermi in casa una
donna che non mi direbbe mai: «Comprami della
lana, sposo mio, perché voglio farti un mantello morbido e caldo e
delle tuniche per l'inverno che ti riparino dal
freddo». No, non le sentirai queste parole da una moglie; ma che
invece,
prima che il gallo canti, ti scuoterebbe dal sonno
per dirti: «Dammi i soldi, sposo mio, per fare un regalo a mia madre
alle calende di marzo; dammi i soldi per fare
marmellate; dammeli perché paghi, durante le feste di Minerva,
l'indovina
e la fattucchiera, l'interprete dei sogni e quella
degli astri; e che vergogna, ah!, sarebbe non regalar nulla a quella
che
legge nelle sopracciglia. E la pieghettatrice? Non
posso non compensarla in qualche modo. E la stiratrice? È un pezzo
che mi tiene il broncio perché non ha buscato
niente. E la levatrice? Si è lamentata con me perché ha avuto troppo
poco.
E la nutrice degli schiavi? Non vuoi mandarle
niente?». Queste rogne, e tutte le altre dello stesso tipo, che le
mogli ti
riservano, mi tengon lontano da una sposa che mi
romperebbe l'anima con simili fregnacce.
PALESTRIONE
Gli dèi ti sono favorevoli, a te. La tua libertà,
una volta che l'avessi perduta, per Ercole non sarebbe facile
riaverla.
PLEUSICLE
Ma è grandissimo vanto, per chi è di famiglia
nobile e ricca, educare figli che siano testimonianza di sé e della
sua
stirpe.
PERIPLECOMENO
Ho tanti parenti! Che me ne faccio dei figli?
Adesso vivo bene, felicemente, come voglio e come mi gira. I miei
beni?
Li darò ai parenti, quando morirò, tra di loro li
spartirò equamente. Sono da me prima che faccia giorno, mi chiedono
come ho passata la notte, e come ho preso sonno...
Quando fanno i sacrifici, ecco che mi riservano una porzione più
grossa della loro, mi vogliono al banchetto sacro,
mi invitano a pranzo e a cena. E si considera sfortunato quello che
mi
ha offerto meno degli altri. Fanno a gara tra loro
nel coprirmi di regali. E io vado sussurrando tra di me: puntano ai
miei
beni ma intanto mi mantengono e mi viziano.
PALESTRIONE
Sì, hai ragione, ci badi sin troppo, tu, ai tuoi
interessi e alla tua vita. Ne hai dei figli, tu, quanti ne vuoi, se
ti tratti così.
PERIPLECOMENO
Per Polluce, se avessi avuto dei figli, con quanti
guai li avrei pagati! Sarei stato sempre in allarme. Uno ha la
febbre?
Tremo per la sua vita. È ubriaco e cade? Oppure
cade da cavallo? Che paura che si sia rotto una gamba o la testa!
PLEUSICLE
È proprio giusto che quest'uomo sia ricco e campi
a lungo, lui che sa badare ai suoi averi e si tratta bene ed è
pronto ad
aiutare gli amici.
PALESTRIONE
Che uomo simpatico! Che gli dèi e le dee non me ne
vogliano, sarebbe stato giusto che avessero deciso di non far
passare a tutti la vita alla stessa maniera. Come
fa il buon ispettore dell'annona, che fissa il prezzo delle merci e
stabilisce, in base alla qualità, a quanto si
venda quella buona, e per quella cattiva fa subire al mercante una
perdita
proporzionata ai difetti della roba; nello stesso
modo gli dèi avrebbero dovuto regolarsi con la vita degli uomini,
concedendo lunghi anni a quelli di qualità e
obbligando carogne e mascalzoni a togliere presto il disturbo.
Avessero
provveduto così, gli dèi, i malvagi sarebbero
molto meno numerosi e meno spudoratamente commetterebbero delitti. E
poi per i galantuomini la vita sarebbe meno cara.
PERIPLECOMENO
È stupido, è stolto chi critica i disegni degli
dèi, e li biasima pure. Ma ora è bene piantarla lì con questi
discorsi. Ora
voglio andare a fare la spesa perché, caro ospite
mio, in casa mia voglio offrirti un'ospitalità che sia degna del tuo
merito e del mio: delicata e con delicati
mangiarini.
PLEUSICLE
Invece mi rincresce per le spese che ti ho fatto
fare. Per quanto amico sia colui che lo ha invitato, nessun ospite,
che si
trattenga per tre giorni di fila, può fare a meno
di puzzare. Se poi i giorni sono addirittura dieci, è un'Iliade di
malumori.
E anche se il padrone sopporta senza fare una
piega, i servi cominciano a mugugnare.
PERIPLECOMENO
I servi? Gli ho insegnato a servirmi, caro il mio
ospite, non a comandarmi, non considerarmi il loro tirapiedi. Se non
gli
piace quello che mi piace, la barca resta mia e
loro debbono remare. Anche se il compito gli è odioso, anche se non
gli
garba, debbono eseguirlo. E adesso, via a far la
spesa, come avevo deciso.
PLEUSICLE
Bene, se così hai deciso, ma vacci piano, non
spendere troppo. Mi accontento di poco.
PERIPLECOMENO
Ma perché non la pianti con questi discorsi vecchi
barbogi? Tu ora stai parlando, ospite mio, come le mezze calzette.
Quelli lì, quando sono a tavola, e la cena vien
servita, non fanno che ripetere: «Che bisogno c'era? Carissimo
ospite,
perché scomodarsi tanto per noi? Ma tu sei
diventato matto? Qui ce n'è per dieci persone!». Ti danno addosso
perché
hai speso per loro... E intanto continuano a
sbafare.
PALESTRIONE
Perdio, la va proprio così. Questo qui la sa
lunga.
PERIPLECOMENO
Però mica dicono, quelli, per quanto ricca sia la
cena: «Fa' portar via questo piatto, leva anche quello; il
prosciutto, fallo
portare indietro, non ne voglio: quel pezzo di
maiale, rimandalo indietro; l'anguilla è buona anche fredda. Togli,
ritira,
fa portar via». Mica gliele senti dire queste
cose, no, invece si sporgono e si allungano su metà della tavola per
arraffare.
PALESTRIONE
Bravo, li hai dipinti a meraviglia quei brutti
modi di fare.
PERIPLECOMENO
Neanche un centesimo ho detto di quel che potrei
dire, se ce ne fosse il tempo.
PALESTRIONE
E allora occupiamoci anzitutto di quel che bisogna
fare. Per favore prestatemi attenzione, tutti e due. Periplecomeno,
ho
bisogno del tuo aiuto. Perché io ho pensato un
bellissimo inghippo per tagliar la criniera del soldato e far sì che
il nostro
innamorato e Filocomasio abbiano la loro
scappatoia e lui se la porti via e se la tenga.
PERIPLECOMENO
Voglio ascoltarlo, questo piano.
PALESTRIONE
Voglio che tu mi dia questo anello.
PERIPLECOMENO
Che vuoi farne?
PALESTRIONE
Quando l'avrò per le mani ti dirò quale è il piano
del mio inghippo.
PERIPLECOMENO
Tieni, e usalo.
PALESTRIONE
Ricambio offrendoti l'inghippo che ho pensato.
PERIPLECOMENO
E noi, le orecchie ben sturate, ti ascoltiamo.
PALESTRIONE
Il mio padrone è un cacciatore di donne quale mai
c'è stato e ci sarà, dico io.
PLEUSICLE
Lo dico anch'io.
PALESTRIONE
Proclama che in fatto di bellezza, lui, vince
persino Paride. Racconta che le donne di Efeso gli stanno dietro
tutte
quante.
PERIPLECOMENO
Su questo punto, perbacco, molti vorrebbero
smentirti, ma io penso che le cose vadano proprio come dici tu. E
ora,
Palestrione, vieni al sodo, e subito.
PALESTRIONE
Puoi trovarmi una donna che sia bella, piena di
spirito e di astuzia?
PERIPLECOMENO
Una donna libera o una liberta?
PALESTRIONE
Fa lo stesso, purché me ne trovi una che sia avida
di danaro, che si alimenti con il suo corpo, che tenga sale in
zucca.
Del cuore non parlo, tanto le donne non ce
l'hanno.
PERIPLECOMENO
Vuoi una tipa dall'aria distinta oppure no?
PALESTRIONE
Prosperosa, così... Quanto più carina e giovane
possibile.
PERIPLECOMENO
Ce l'ho, quella giusta. Una cliente mia, una
meretrice molto giovane. Ma tu che vuoi farne?
PALESTRIONE
Voglio che tu la faccia venire da te, vestita come
si deve: che abbia, come le matrone, la testa ben acconciata, lunghi
capelli e bende. Fingerà di essere la tua sposa.
In tal senso bisogna istruirla.
PLEUSICLE
Non capisco dove vuoi arrivare.
PALESTRIONE
Ma lo saprete. Ha anche una serva?
PERIPLECOMENO
Ce l'ha, e furba di tre cotte.
PALESTRIONE
Servirà anche lei. Tu istruirai ragazza e serva
perché la prima finga di essere tua moglie, di spasimare per il
soldato, di
aver dato questo anello alla sua serva; e finga
che la serva l'abbia dato a me perché io lo consegni al soldato,
come se
fossi io l'intermediario di tutta la faccenda.
PERIPLECOMENO
Ho sentito. Per favore, non prendermi per sordo,
le orecchie mi servono ancora [...].
PALESTRIONE
[...] Gli darò l'anello. Gli dirò che tua moglie
me l'ha dato perché glielo portassi; e che vuole entrare nelle sue
grazie. E
lui - è fatto così - entrerà subito in calore, il
poveraccio, perché nulla gli è più gradito dell'adulterio, a quel
furfante.
PERIPLECOMENO
Se tu avessi dato al Sole in persona l'incarico di
scovarti due donne tagliate per la parte, non avrebbe potuto
trovarne
due più adatte di quelle che ci ho io. Puoi stare
tranquillo.
PALESTRIONE
E dunque al lavoro, ma bisogna far presto. E
adesso ascoltami tu, Pleusicle. (Periplecomeno si allontana verso
destra.)
PLEUSICLE
Eccomi ai tuoi comandi.
PALESTRIONE
Bada a questo: quando il soldato verrà in casa,
ricordati di non chiamarla Filocomasio.
PLEUSICLE
E come devo chiamarla?
PALESTRIONE
Giusta.
PLEUSICLE
Sì, il nome che abbiamo deciso poco fa.
PALESTRIONE
Vattene in pace.
PLEUSICLE
Ricorderò tutto. Ma vorrei sapere che bisogno c'è
che me ne ricordi.
PALESTRIONE
Te lo dirò senz'altro, quando sarà il momento. Per
adesso, silenzio. Mentre l'ospite recita il suo ruolo, tu preparati
a
recitare il tuo.
PLEUSICLE
E allora rientro in casa.
PALESTRIONE
Entra, e ricordati di seguire punto per punto le
mie dritte. (Pleusicle entra in casa.)
PALESTRIONE LURCHIONE
PALESTRIONE
Che casino sto incasinando, che razza di macchina
metto in movimento! Al soldato, oggi, io gli sfilo la concubina, se
le
mie truppe sono ben schierate. Ma ora chiamo quel
tipo. Ehi, Sceledro! Esci di casa se non hai da fare. È Palestrione
che ti chiama. (Dalla casa di Pirgopolinice
esce un giovane schiavo, Lurchione.)
LURCHIONE
Sceledro non può venire.
PALESTRIONE
Perché.
LURCHIONE
Dorme ed ingoia.
PALESTRIONE
Che? Ingoia?
LURCHIONE
Ronfa, volevo dire. Ma quando ronfa è come se
ingoiasse.
PALESTRIONE
A sì? Allora Sceledro sta dormendo in casa?
LURCHIONE
Lui dorme ma il suo naso no. Con quello fa un gran
rumore.
PALESTRIONE
Di nascosto ha alzato il gomito, lui, mentre da
cantiniere stappava un'anfora di vino al nardo. Ehi, tu, mascalzone
che
gli fai da vice, ehi!
LURCHIONE
Che vuoi?
PALESTRIONE
Ma come gli è venuto lo sfizio di addormentarsi?
LURCHIONE
Secondo me chiudendo gli occhi.
PALESTRIONE
Non è questo che ti chiedo, razza di furfante.
Vieni qui. Tu sei già morto se non riesco a sapere la verità. Il
vino, sei
stato tu a spillarglielo?
LURCHIONE
Non l'ho spillato, no.
PALESTRIONE
Tu dici di no?
LURCHIONE
Certo che dico di no, per Ercole. Perché lui mi ha
proibito di dire di sì. Per cui non gli ho versato nel boccale un
paio di
litri e lui non se li è fatti a colazione belli e
caldi.
PALESTRIONE
E tu non hai bevuto?
LURCHIONE
Che gli dèi mi stramaledicano se ho bevuto, io, se
son riuscito a bere.
PALESTRIONE
Perché mai?
LURCHIONE
Perché l'ho buttato giù di colpo. Scottava,
bruciava il gargaruzzolo.
PALESTRIONE
Uno si sbronza, neh, l'altro beve acqua e aceto. O
povera cantina affidata a quel bravo cantiniere e al suo vice!
LURCHIONE
Fosse affidata a te, faresti lo stesso, per
Ercole. Ci hai invidia, tu, perché non puoi fare come noi.
PALESTRIONE
Ma lui, prima di oggi, l'aveva mai fregato, il
vino? Rispondi, farabutto. E perché tu sia avvisato, ti dico che, se
dirai il
falso, sarai messo alla tortura.
LURCHIONE
Ah sì? Perché proprio tu vada a dire che io ho
confessato? E perché dopo, io sia scacciato dalla cantina, dove mi
ingrasso, e tu, nominato cantiniere, ti prenda un
altro aiutante?
PALESTRIONE
No, non lo farò, per Polluce! Avanti, parla
liberamente.
LURCHIONE
Non l'ho mai visto mentre si versava il vino. La
verità è che lui mi dava l'ordine, e io subito versavo.
PALESTRIONE
Per questo gli orci stavano sempre a testa in giù!
LURCHIONE
Non era per questo che gli orci capitombolavano.
Il fatto è che nella cantina c'era un cantuccio proprio scivoloso. E
lì,
vicino agli orci, c'era un boccale da due litri,
il quale veniva riempito spesso, almeno un dieci volte al giorno. Il
boccale
si faceva pieno, vuoto, pieno, così di seguito; e,
quando il boccale andava su di giri, agli orci toccava di andar giù.
PALESTRIONE
E adesso vattene, rientra. Siete voi che in
cantina andate su di giri. Ora me ne vado al foro e porto qui il
padrone.
LURCHIONE
Sono morto! Mi metterà alla tortura non appena
arriva, il padrone, e viene a sapere queste cose, perché io non gli
confessavo nulla. Per Ercole, taglio la corda, io,
da qualche parte e per oggi mi schivo 'sto malanno. (Al pubblico)
E voi,
voi siete pregati di non dirgli nulla, in fede
vostra.
PALESTRIONE
Dove corri?
LURCHIONE
Devo andare in un posto, come mi hanno comandato.
Poi ritorno subito qui.
PALESTRIONE
Chi è che ti ha comandato?
LURCHIONE
Filocomasio.
PALESTRIONE
Va', ritorna subito.
LURCHIONE
Tu fammi un piacere. Mentre io sono via, se qui
saranno distribuite delle frustate, beccati tu la parte mia. (Esce.)
PALESTRIONE
L'ho capita, adesso, l'idea della ragazza. Poiché
Sceledro sta dormendo, lei ha spedito via il suo aiutante per
passare
dalla sua casa alla nostra. Bel colpo! Ma guarda,
guarda: Periplecomeno sta accompagnando qui la donna che gli ho
chiesto: e lei è proprio bella. Perdio, gli dèi ci
sono favorevoli in questa faccenda. Com'è elegante, come si muove,
mica
da puttana! L'affare sta girando per il meglio.
PERIPLECOMENO ACROTELEUZIO MILFIDIPPA PALESTRIONE
PERIPLECOMENO
A casa ti ho spiegato tutto e a puntino,
Acroteleuzio, e anche a te, Milfidippa. Se del piano vi è sfuggito
qualcosa,
voglio che ascoltiate di nuovo attentamente. Se
invece avete capito tutto, è meglio che passiamo ad altro.
ACROTEULEZIO
Sarei una scema, sarei un'ignorante, patrono mio,
se mi buttassi in un affare altrui o promettessi il mio aiuto, e poi
all'atto pratico non sapessi dimostrare di esser
furba.
PERIPLECOMENO
Però rinfrescarvi la memoria è sempre meglio.
ACROTEULEZIO
Come sia utile dar lezioni ad una puttana, non è
un segreto per nessuno. Ma io, proprio io, non ti ho suggerito,
appena
sentite le prime battute, come si può far fesso
quel soldato?
PERIPLECOMENO
Ma nessuno, da solo, ne sa abbastanza. Ne ho
veduti, io, e quanti, che fuggivano dalla terra dei buoni consigli
prima di
esserci arrivati.
ACROTEULEZIO
La donna, se ha da fare qualcosa di maligno, si
ritrova una memoria prodigiosa, che non fallisce mai. Se le tocca
invece
qualcosa di onesto e di pulito, diventa di colpo
smemorata, non ricorda più niente.
PERIPLECOMENO
Ecco perché ho paura! Perché voi dovete fare l'una
cosa e l'altra. Sarà a mio vantaggio il danno che farete a quel
soldato.
ACROTEULEZIO
Finché il bene lo facciamo senza saperlo, non c'è
da aver paura.
PERIPLECOMENO
Che danno, la donna!
ACROTEULEZIO
Tu non aver paura, le donne se la fanno con gente
peggiore di loro.
PERIPLECOMENO
È quel che meritate. Seguitemi.
PALESTRIONE (tra sé)
Ecché aspetto ad andargli incontro? Sono felice
che tu sia ben arrivato. Procedi con un seguito magnifico.
PERIPLECOMENO
Palestrione, tu arrivi proprio al momento giusto.
Eccole qui, dinanzi a te, quelle che mi chiedesti di portare, e
proprio
con l'aspetto che volevi.
PALESTRIONE
Evviva, sei dei nostri. Palestrione rende omaggio
ad Acroteleuzio.
ACROTEULEZIO
Chi è quest'uomo, di grazia, che mi chiama come se
mi conoscesse?
PERIPLECOMENO
Questo qui è il nostro architetto.
ACROTEULEZIO
Salute, architetto.
PALESTRIONE
Salute anche a te. Ma dimmi un poco: ti ha
istruito a dovere questo qui?
PERIPLECOMENO
Te le porto istruite per filo e per segno.
PALESTRIONE
Ma io voglio verificare. Ho paura che voi due mi
facciate qualche errorino.
PERIPLECOMENO
Gli ho riferito le tue istruzioni, e niente di
mio.
ACROTEULEZIO
Ma tu vuoi bidonarlo, il tuo padrone?
PALESTRIONE
L'hai detto.
ACROTEULEZIO
La trappola è preparata: con spirito e astuzia,
con arte e malizia.
PALESTRIONE
Voglio che tu