I cambiamenti nell’impianto urbanistico, susseguitisi
nel lungo periodo vicereale (1504-1707) riflettono le mutate condizioni di
dominio e di governo della città. Il Regno di Napoli divenne, infatti, una
dipendenza diretta del Regno di Spagna, completamente subordinato ai suoi
interessi economici, politici, militari. Il passaggio dal Regno aragonese
al Viceregno spagnolo avvenne in maniera piuttosto complessa. Agli inizi
del ‘500 il nuovo re di Francia Luigi XII riprese la politica
espansionistica iniziata dal suo predecessore Carlo III, ma venne a
scontrarsi con i medesimi programmi preparati dal re di Spagna, Ferdinando
il Cattolico.
Fu così che entrarono in aperto conflitto fra loro fino
ad arrivare alla definitiva vittoria degli Spagnoli sul Garigliano. Dopo
la pace di Chateau-Cambresis, nel 1559, il Regno di Napoli, insieme a
tanti altri stati italiani, cadde nelle mani del Regno spagnolo e fu
amministrato direttamente dal Supremo Consiglio d’Italia, un organo che
aveva sede in Spagna ed era nato per la sola amministrazione dei territori
sottomessi.
Nel tempo il Supremo Consiglio fu sostituito dai viceré
che governavano direttamente sul posto ed anche da un Parlamento che si
riuniva ogni due anni. Questa amministrazione presentò però molte lacune
in quanto le decisioni prese dal Supremo Consiglio non tenevano conto
della reale situazione e delle esigenze dei territori amministrati. Si
crearono così una serie di incomprensioni e di disguidi che esasperarono
gli animi dei popoli sottomessi.
Inoltre la fortissima pressione fiscale che gli
Spagnoli esercitavano, andò a marcare sempre più le differenze sociali che
esistevano in precedenza e finì per dare di nuovo largo spazio a quei
legami feudali che, intanto, nel resto d’Europa con l’avvento della
borghesia erano scomparsi del tutto.
Durante il periodo vicereale diventò massiccio il
fenomeno dello spostamento dalle campagne alle città, tanto che nel giro
di pochi anni Napoli divenne la città più affollata d’Europa dopo Parigi.
E fu anche per questa situazione che si alimentò
l’esigenza di apportare modifiche di carattere urbanistico alla città: di
ciò si occupò in gran parte il viceré Pedro di Toledo, il quale nei suoi
ventuno anni di regno (1532-1553) curò le trasformazioni di tipo
urbanistico.
La città continuò ad espandersi verso occidente, a
causa della salubrità e dell’amenità delle pendici collinari che si
susseguivano da Sant’Elmo a Pizzofalcone, mentre nella parte orientale,
nonostante le bonifiche di epoca aragonese per la costruzione della villa
di Poggioreale, rimanevano vaste aree paludose, il cui prosciugamento
avrebbe richiesto ingenti capitali.
I nuovi cambiamenti che subì la città furono studiati
anche in base alla difesa che si era evoluta con le nuove tecniche di
guerra e la maggiore potenza dell’artiglieria. Rispetto alle opere
difensive aragonesi, bastioni esterni ed ampi fossati assunsero
un’importanza predominante in confronto al castello. Castelnuovo, pur
modificandosi soprattutto nelle sue cortine esterne, che divennero più
alte ed ampie per coprire l’alloggio delle truppe e il deposito delle
polveri, fu destinato prevalentemente a residenza dei viceré (fino al
completamento del Palazzo Vicereale) e molti edifici di largo delle
Corregge (tra i quali il palazzo del conte d’Alife e la chiesa di San
Nicola al Molo) vennero abbattuti per fare spazio alla riorganizzazione
dei bastioni.
La cinta muraria subì modifiche sostanziali, non tanto
per un suo avanzamento verso il mare lungo il lato sud, quanto per una
nuova linea difensiva che, ad occidente, si inerpicò con postazioni di
vedetta della nuova Porta di Toledo fino a Sant’Elmo, alternandosi con
speroni e dirupi naturali , per ridiscendere da Sant’Elmo a Porta San
Gennaro, in difesa anche di zone immediatamente esterne alle mura lungo il
lato nord.
Il sito di Sant’Elmo con il suo castello diventò il
perno del nuovo sistema strategico-militare; il castello venne
completamente ricostruito a partire dal 1537 e dalla sua altezza dominava
il mare, la città e i suoi dintorni. Era protetto da bastioni e fossati su
tutti i lati tranne che a sud da dove si controllava l’artiglieria di via
Toledo, la strada che partiva dal monastero di Santo Spirito (all’altezza
dell’attuale piazza Trieste e Trento) ed arrivava fino al convento di
Monteoliveto e che collegava la parte più settentrionale della città con
il centro direzionale e rappresentativo intorno al porto e a Castelnuovo
senza isolarsi dal vecchio centro gravitante intorno al decumano inferiore
( San Biagio dei Librai).
Quest’ultimo la intersecava ortogonalmente con un
prolungamento fino alla collina di Sant’Elmo e al convento della Trinità,
tanto che ebbe l’appellativo di "Spaccanapoli".
In via Toledo confluivano le strade minori provenienti
dai quartieri di nuova urbanizzazione, detti "spagnoli" e che erano
adibiti ad alloggi per le truppe del viceré.
Essi erano stati creati con una struttura a scacchiera,
con strade parallele ed ortogonali e palazzi addossati fra loro tanto che
ebbero fin d’allora carattere congestionato e popolare. Il disordine
edilizio era appena mascherato dai palazzi nobiliari che affacciavano
sull’arteria.
Verso il 1540 nella parte finale della strada si iniziò
la costruzione del nuovo palazzo vicereale (il primo nucleo di quello che
nel ‘700 diventerà Palazzo Reale) che di conseguenza spostò il centro
direzionale. Intorno a questo si svilupparono poi i borghi di Chiaia e
Posillipo.
Congiunti alla nuova arteria si trovarono anche,
automaticamente, due borghi preesistenti e già urbanizzati: quello della
Pignasecca, per il quale fu aperto l’accesso di Porta Medina (all’altezza
dell’attuale piazza S. d’Acquisto, già piazza Carità) e quello di Santo
Spirito (da non confondere con lo Spirito Santo) che da un lato collegava
l’ultimo tratto di Chiaia, dall’altro legava Pizzofalcone ai primi nuclei
abitati sotto Sant’Elmo.
Nel centro antico, Castel Capuano divenne la sede unica
di tutti gli uffici giudiziari del Regno: nel giro di qualche decennio fra
Porta Capuana e San Giovanni a Carbonara si svilupperà un intero borgo (Sant’
Antonio Abate) collegato bene col centro della città attraverso via
Tribunali, la strada di San Giovanni a Carbonara e quelle della Selleria e
del Mercato.
Per la massiccia presenza di numerosi ordini religiosi
in città, si diede spazio alla costruzione e alla ristrutturazione di
nuove chiese e si ingrandirono Santa Chiara, San Gregorio Armeno, SS.
Severino e Sossio, San Domenico Maggiore. Sulla collina di Pizzofalcone
sorsero la Nunziatella, Santa Maria degli Angeli e Santa Maria Egiziaca.
I Gesuiti acquistarono il palazzo Sanseverino per la
costruzione del complesso del Gesù Nuovo.
Furono costruiti inoltre istituti di beneficenza,
confraternite, seminari scuole pie per lo più creati da organizzazioni di
fedeli che si finanziavano privatamente. Esempi precisi di questo tipo di
istituzioni sono il Sacro Monte di Pietà che nasceva con lo scopo di
combattere l’usura, e il Pio Monte della Misericordia che voleva
promuovere opere di assistenza corporale e spirituale a favore di persone
di condizione disagiata.
VIA TRIBUNALI
Via Tribunali é il più importante dei tre decumani
della città greco-romana. Orientata da est ad ovest come gli altri due
assi viari e intersecata nella sua lunghezza da una serie di stradine che
in parte sono e in parte ricordano gli antichi cardini che tagliavano
ortogonalmente le tre arterie, ha mantenuto nel tempo la sua struttura
originaria, malgrado le sovrapposizioni di varie stratificazioni. Sempre
ritenuta il "cuore" della città questa strada é stata, infatti, prescelta
dall’aristocrazia come luogo di importanti insediamenti religiosi e
civili, fino all’inizio dell’età contemporanea.
E in realtà solo oggi conosce, al di là della tenuta
dei monumenti e degli sforzi di volenterosi, un degrado che non merita.
La via inizia ad occidente nei pressi della Chiesa di
San Pietro a Maiella (eretta tra il XIII-XIV secolo e ampliata alla fine
del ‘400). La successiva piazza Miraglia é delimitata dalla Chiesa della
Croce di Lucca (del XVII secolo), che é quanto resta di un complesso
monastico distrutto per la costruzione dei padiglioni universitari.
Dopo l’innesto della via del Sole si incontra la
cappella Pontano, edificio rinascimentale costruito per Gioviano Pontano,
celebre umanista e segretario di Ferdinando I d’Aragona, in memoria dei
parenti defunti. La cappella, a pianta rettangolare, ha la facciata
scandita da lesene scanalate sormontate da una trabeazione. Nell’interno
notevole é il pavimento maiolicato su cui sono incisi gli stemmi del
Pontano e della moglie Adriana Sassone, figure umane e motivi fitomorfi. A
sinistra della cappella sorge la Chiesa di Santa Maria Maggiore, detta
della "Pietrasanta" ,costruita su un tempio di Diana nel VI secolo d.C. e
completamente rifatta da Cosimo Fanzago nel corso del ‘600. A fianco il
campanile in forme pre-romaniche costruito anche con materiale di spoglio.
Segue a destra il Palazzo Spinelli di Laurino del XVI
secolo, ma rimaneggiata da un intervento settecentesco. Dopo la Chiesa del
Purgatorio ad Arco e quella di Sant’Angelo a Segno si incontra il palazzo
di Filippo d’Angiò, principe di Taranto, di cui é intatto solo il portale
ogivale e il portico, unico esempio di architettura civile di epoca
aragonese.
Più avanti il decumano si allarga a formare l’attuale
piazza San Gaetano alla quale fanno da quinta le basiliche di San Paolo
maggiore (dell’VIII secolo, ma completamente ristrutturata a partire dal
XVI secolo) e San Lorenzo Maggiore (nata nel XIII secolo, sull’area di un
primitivo impianto cristiano del VI secolo).
San Paolo Maggiore è stato costruito su un tempio di
stile corinzio dedicato ai Dioscuri, di cui oggi sono visibili tratti del
basamento del V secolo, un muro in "opus reticolatum" e due colonne ai
lati dell’ingresso della chiesa dopo che nel XVII secolo a causa di un
terremoto crollò il pronao sopravvissuto fino ad allora.
Molto complessa é la stratificazione che si é trovata
sotto San Lorenzo Maggiore e che é uno dei più interessanti saggi
archeologici costruiti nella città. Sono infatti venuti alla luce, oltre
la pavimentazione della Chiesa paleocristiana, i resti di un edificio
altomedievale (probabilmente un seggio della città), il macello, un
cardine e altri ambienti tra cui forse l’Erario romano, locali destinati
ad attività artigianali, altri ancora adibiti a mercato, una cisterna e un
muro greco.
Andando avanti lungo la via Tribunali, si incontra
un’altra piazza, quella dei Gerolomini, antistante l’omonima Chiesa, del
XVIII secolo. Nello stesso largo sorge anche la Chiesa di San Maria della
Colonna, rifatta nel XVIII secolo.
Proseguendo si attraversa la via Duomo che é ricavata
dall’allargamento di un antico cardine e si giunge alla piazza Sisto
Riario Sforza e al Pio Monte della Misericordia.
Si incrocia qui la piazza Sedil Capuano, chiamata così
perché nel passato fu sede di un seggio. Oltre la piazza si trova la
Chiesa di Santa Maria della Pace (del XVII secolo) e l’annesso ospedale,
fondato nel 1587 a seguito della trasformazione di un palazzo
quattrocentesco, di cui resta l’androne, il portale e il basamento.
Più avanti si elevano due palazzi, l’Orsini del XVI
secolo, e l’attuale archivio storico del Banco di Napoli, dalla facciata
settecentesca, un tempo Sacro Monte del Banco dei Poveri.
Andando avanti il Castel Capuano (del XII secolo ma
ripetutamente modificato e restaurato, fortezza e dimora di vari regnanti
prima di diventare Palazzo di Giustizia e carcere nel XVI secolo), con la
sua mole severa, chiude a oriente via Tribunali.
PIAZZA RIARIO SFORZA E LA GUGLIA
DI SAN GENNARO
La piazza prende nome dal cardinale Sisto Riario
Sforza, arcivescovo di Napoli tra il 1845 e il 1877, il quale, oltre che
pastore di anime, fu anche uomo di cultura e di grande sensibilità
artistica.
Essa si apre su Via Tribunali, all’ altezza del fianco
destro del Duomo ed ha probabilmente antichissime origini.
La tradizione vuole, infatti, che su questo largo nel
periodo greco-romano prospettasse un tempio, secondo alcuni dedicato ad
Apollo, secondo altri a Nettuno.
Gli archeologi non hanno ancora dato una risposta
scientifica a questa ipotesi. Tuttavia, nel Seicento, scavando presso il
Campanile del Duomo, vennero alla luce una grande colonna di marmo
cipollino ed altri materiali, questi ultimi, non portati in superficie,
che potrebbero confermare la presenza sul posto di architetture antiche
significative.
Nel passato gli studiosi napoletani ritenevano che
unico elemento superstite del tempio pagano fosse il cavallo di bronzo
visibile nella piazza fino ai primi del Trecento, costruito, secondo una
leggenda medievale, da Virgilio e dotato da parte dello stesso poeta, a
cui si attribuivano virtù magiche, di poteri taumaturgici. Sembra,
infatti, che fosse in grado di curare le malattie dei cavalli.
Questo potere, però, sarebbe andato perduto, dopo che
alcuni maniscalchi, che vedevano insidiato il loro lavoro, ebbero forato
la scultura in vari punti. Il cavallo, privato di queste capacità, fu fuso
nel XIV secolo per ricavare le campane del Duomo.
Nel periodo angioino il lato di fondo della piazza fu
chiuso dal fianco del Duomo e da un campanile sulla destra, crollato nel
1349, di cui oggi si vede il basamento.
Sul lato sinistro nel XV secolo venne costruito un
palazzo dei Caracciolo, che, più volte rifatto , conserva della struttura
originaria il portale su Via Tribunali e una fascia marcapiano.
L’aspetto attuale del largo si è, in realtà, definito
nel corso del 1600 con la costruzione della Guglia di S.Gennaro, a cui
sembrano subordinati tutti gli edifici della piazza.
Essa fu eretta come "ex voto" al Santo che aveva
salvato la città dall’eruzione del Vesuvio del 1631. L’opera fu eseguita
da Cosimo Fanzago (Clusone 1591- Napoli 1678) dal 1636 e, per vari
contrasti, inaugurata solo nel 1660.
Esempio primo di un nuovo tipo di arredo urbano,
sintesi, sul piano formale, tra architettura e scultura, la guglia
marmorea, è formata da un alto basamento e da una colonna terminante con
un capitello ionico, sormontato dalla statua di S.Gennaro, in bronzo,
opera di Tommaso Montani (Napoli, documentato tra il 1594 e il 1622).
Al di sopra della base si legge che il monumento è
dedicato al Santo Patrono; nel lato verso il Duomo si nota invece lo
stemma della città. In questa opera Fanzago appose anche un suo
autoritratto in marmo, oggi conservato nel Museo di S.Martino.
Nel corso del XVII secolo all’interno del Duomo fu
costruita la cappella del tesoro di S.Gennaro, la cui cupola , dalle masse
robuste e conclusa in alto dai simboli del martire (le due ampolle del
sangue su un vassoio), emerge poderosa alle spalle del già citato palazzo
di Ser Gioioso Caracciolo.
Sul lato destro della piazza, fra il Sei e il
Settecento nacquero architetture non molto caratterizzate e sempre nel
Seicento, a chiusura del quarto lato, a filo di strada con Via Tribunali,
si realizzò, elegante e severo nel suo prospetto, il Pio Monte della
Misericordia.
PIO MONTE DELLA MISERICORDIA
Il Pio Monte della Misericordia, sede di una pia
istituzione laicale, espressione dell’ideologia della Controriforma che
portò alla creazione di tante opere caritative, venne istituito quale ente
benefico durante il Viceregno Spagnolo, il 19 aprile 1602, da sette nobili
napoletani.
Essi si proponevano in un periodo di crisi politica e
morale e in un’ epoca in cui la pubblica amministrazione si disinteressava
degli indigenti e del ceto umile sfruttato, di raccogliere e convogliare i
donativi e i lasciti agli strati sociali più emarginati : poveri,
carcerati e infermi.
Prima di istituire l’ Ente ufficialmente, i sette
nobiluomini avevano già svolto un’ attività di volontariato presso l’
Ospedale degli Incurabili, allo scopo di confortare i malati lì ricoverati
ed erano andati a turno per le strade di Napoli a raccogliere elemosine da
devolvere agli infermi.
La carta di fondazione del Monte, detta Capitolazione,
organizzata in trentatre articoli relativi all’ amministrazione dell’
Ente, fu approvata con regio assenso da Filippo III nel 1604 e l’ anno
seguente da Papa Paolo V con un breve.
Ottenuto il riconoscimento i promotori decisero di
costruire una sede idonea al compito che dovevano svolgere.
Acquistarono così due case nei pressi di Sedil Capuano,
di fronte al Duomo, una dalla famiglia Tomacelli, l’altra dal marchese
della Gioiosa e diedero inizio ai lavori di trasformazione che furono
diretti dall’architetto Giovan Giacomo di Conforto.
La struttura realizzata,tuttavia, si rilevò presto
insufficiente, poco funzionale e mal situata al fronte della rumorosissima
via Tribunali; sicché quarant’anni dopo si stabilì di ricostruire l’intero
complesso con forme che rispecchiassero la posizione di prestigio e di
potere economico acquisita dall’istituzione.
I lavori, iniziati il 26 febbraio 1658 e ultimati nel
1672, furono affidati a Francesco Antonio Picchiatti, figlio
dell’architetto Bartolomeo, che rivoluzionò l’ aspetto dell’edificio,
abbattendo la facciata della Chiesa precedente e costruendo un pronao.
Il palazzo presenta due piani sopraelevati ad un
portico in piperno, formato da cinque arcate che diventa filtro per i
rumori esterni e, allo stesso tempo, atrio per il palazzo e pronao per la
chiesa; gli archi del porticato si impostano su lesene ioniche con
capitelli alla michelangiolina, con un festone pendente tra le volute.
Sulla trabeazione è riprodotto il motto della
fondazione: FLUENT AD EUM OMNES GENTES.
I due piani superiori sono separati in cinque zone da
lesene e presentano una lunga balconata continua nel primo e cinque
balconi nel secondo,le cui cornici sono in piperno scolpito , contornati
da volute in stucco.
Sotto il portico si aprono gli ingressi degli uffici e
della chiesa e sono situate alcune sculture degne di nota.
A sinistra del portale della chiesa è la Madonna della
Misericordia, a destra una figura allegorica femminile che riassume tre
delle opere praticate dal Monte: la liberazione dei carcerati, il dar da
mangiare agli affamati ed il vestire gli ignudi.
Un’altra allegoria muliebre è posta a sinistra
dell’ingresso degli uffici e allude al seppellire i morti, al dar da bere
agli assetati, all’ospitare i pellegrini, al visitare gli infermi.
Autore delle sculture fu Andrea Falcone col quale
collaborò il marmoraro Pietro Pelliccia.
In verità, in un primo momento i governatori del Monte
avevano pensato di affidare l’ ornamentazione plastica a Cosimo Fanzago,
che aveva fondato a Napoli una vera e propria scuola di scultori; ma
poiché questi non si rese disponibile, essi optarono per il Falcone,
artista poliedrico e versatile, appartenente alla corrente artistica
classicista, anche se in alcune sue opere si coglie qualche apertura al
barocco.
Sua creazione è anche il Re David, che si trova sulle
scale che portano alla Pinacoteca, che non era stato realizzato, tuttavia,
per il Pio Monte, ma per la Cappella Merlino della chiesa del Gesù Nuovo.
La chiesa ha una pianta ottagonale con sette altari ,
corrispondenti alle sette opere di misericordia svolte dall’istituzione e
ai sette dipinti che le rappresentano.
Sull’altare maggiore c’è l’ importantissima tela "La
Madonna della Misericordia" di Caravaggio. Nella stessa cappella, ai lati
dell’altare, ci sono altre due tele, una "S.Anna" di Giacomo di Castro e
la "Madonna della Purità" di Andrea Malinconico.
Nelle altre cappelle, a partire da destra rispetto
all’altare maggiore, sono sistemati il "Buon Samaritano" di G.Vincenzo D’
Onofrio da Forlì, "Gesù e la Samaritana" (meglio definibile "Gesù ospitato
in casa di Marta e Maria") di Fabrizio Santafede, "S. Paolino libera lo
schiavo" di Giovan Bernardino Azzolino, "San Pietro liberato dal carcere"
di Battistello Caracciolo, la "Deposizione di Cristo" di Luca Giordano e
infine un’altra opera del Santafede la "Resurrezione di Tabita".
Sul portale d’ingresso c’è ancora un’altra pittura,
copia di un lavoro di L. Giordano, che raffigura la "Adultera al Palo".
Negli angoli dell’ottagono che forma la chiesa vi sono
dei pilastri compositi in marmo bardiglio sui quali si imposta una cupola
a sesto rialzato e con doppia fila di finestre, divisa in otto spicchi a
sesto acuto da larghi costoloni.
Il pavimento è un esempio interessante di tarsia
marmorea mista a cotto. Anche esso è diviso in spicchi da fasce di marmo
intarsiato che sono la continuazione dei costoloni della cupola.
Di grande bizzarria sono le due acquasantiere disegnate
dal Picchiatti ed eseguite dal Falcone, site ai lati dell’ ingresso, che
presentano elementi astratti, animali e vegetali che si fondono creando
una struttura fantastica con volute, ali di pipistrello, piume e
conchiglie, dando vita ad un insieme inquietante, vagamente somigliante ad
una civetta. La struttura del Pio Monte più importante, oltre la chiesa, è
senza dubbio la quadreria, la cui collezione consta attualmente di tre
nuclei principali (135 opere ca.), il primo dei quali è composto
dall’eredità di Francesco De Mura, che in morte lasciò all’Ente tutto il
suo studio (41 quadri), il secondo da un congruo lascito di tele databili
tra il XVII e il XIX secolo di Donna Maria Sofia Capece Galeota , il terzo
da dipinti di varia qualità ed importanza di cui sarebbe difficile
stabilire l’origine e il momento in cui sono entrati a far parte della
quadreria.
MICHELANGELO MERISI DA CARAVAGGIO
- NOSTRA SIGNORA DELLA MISERICORDIA -
(LE SETTE OPERE DI MISERICORDIA)
L’ opera, commissionata all’artista nel 1607, è situata
sull’ altare maggiore del Pio Monte della Misericordia e costituisce
l’attrattiva maggiore per chi entra nella chiesa.
In essa il Caravaggio rappresenta le sette opere di
misericordia corporali che si svolgono tutte contemporaneamente in una
stessa scena, affollata da personaggi la cui azione viene unificata da una
luce proveniente da più parti e più forte nella zona in cui è la fiaccola,
che conferisce ordine ed equilibrio al tutto.
I personaggi sintetizzano con pochi gesti tutta
l’essenza della carità cristiana, rappresentata con le vesti della
quotidianità plebea.
La scena, infatti, ambientata in un animato vicolo di
Forcella o di Pizzofalcone, è trattata come episodio della vita reale.
Le opere di misericordia sono rappresentate da
personaggi diversi, alcuni dei quali riconosciuti come figure bibliche o
tratti dalla storia antica.
Sull’estrema sinistra vediamo Sansone che si disseta
alla mascella di un’ asina e, davanti a lui, un oste che riceve due
pellegrini, in uno dei quali è raffigurato San Rocco; dell’altro
pellegrino si vedono invece soltanto il bastone e un orecchio.
Queste due scene simboleggiano il dar da bere agli
assetati e l’ ospitare i pellegrini.
Un po’ più al centro, in primo piano, troviamo un
giovane dal cappello piumato e la spada ancora sguainata, forse San
Martino, che divide il mantello con un ignudo riverso dinanzi a lui in
posizione inconsueta e originale; rivolge, infatti, le spalle e la pianta
del suo piede destro all’ osservatore.
Sono qui riassunte due opere : vestire gli ignudi, ma
anche visitare gli infermi, dal momento che non si può ignorare la
presenza di un povero paralitico, di cui si vede bene solo il piede.
Al centro della composizione si intravedono due mezze
figure, un diacono con una fiaccola in mano ed un necroforo che trasporta
un morto, di cui si notano solo i piedi.
L’ episodio è la rappresentazione dell’ opera
misericordiosa di seppellire i morti.
A destra del quadro è dipinta la finestra di un carcere
dalle cui sbarre si affaccia un vegliardo, che viene allattato da una
fanciulla.
La critica riconosce in questi due personaggi Cimone e
la figlia Pero, che, come ricorda lo storico Valerio Massimo, sfidando
tutti, si recava a nutrire come poteva il padre, condannato a morire di
fame nel carcere.
Quest’esempio di amore filiale commosse i giudici che
rimisero in libertà il vecchio e decretarono l’edificazione di un tempio
dedicato alla "Pietas" ed eretto nel 181 a.c. a Roma, nel foro olitorio,
dove si erano svolti i fatti.
Caravaggio riunisce in questo episodio l’ opera
caritatevole di visitare i carcerati e quella di dar da mangiare agli
affamati.
In alto è rappresentata la visione celeste della
Madonna con il bambino sorretti da due angeli.
Il gruppo guarda attentamente lo svolgimento delle
opere caritatevoli, senza dare l’idea, tuttavia, di voler giudicare.
I gesti degli angeli (l’ abbraccio e il braccio di uno
di loro teso verso il basso) alludono, il primo alla tematica della
fratellanza, il secondo, alla trasmissione della Grazia gratuita concessa
da Cristo.
Da tutta l’ opera, sia che si guardi la
rappresentazione dell’umano che del divino, traspare la suggestiva poetica
del Caravaggio di profonda aderenza al vero e la sua scelta rivoluzionaria
di rappresentare la natura, rompendo con i canoni tradizionali e con gli
schemi tardo-manieristici nei quali operano gli artisti suoi
contemporanei, in modo immediato e talora brutale, anche attraverso l’ uso
particolare di luci ed ombre ora radenti, ora profonde, ora balenanti, che
plasmano le figure e rendono le azioni concitate e piene di tensione
esistenziale.
Ce lo raccontano i personaggi con il loro essere ed il
loro fare solo apparentemente privo di carica morale e religiosa.
Ce lo dicono cose altrimenti prive di significato, come
la goccia di latte che bagna la barba del vecchio e lo sforzo fisico dell’
ignudo, davanti al quale si alza una nuvoletta di polvere, probabilmente a
causa di un movimento improvviso del piede.
E "più su" ce lo fanno percepire la mano sinistra dell’
angelo vistosamente arrossata, che esprime lo sforzo compiuto dalla
persona che ha fatto da modello a stare per ore in una posizione
acrobatica e la Madonna, che, più che un’apparizione celestiale, è una
madre con un figlio che si affaccia ad una balcone tra la biancheria posta
ad asciugare.
The work, commissioned to
the artist in 1607, is situated on the greater altar of the Devout Mount
of the Misericordia and constitutes the greater attraction for who
enters in the church. In it the Caravaggio represents the seven corporal
works of misericordia that at the same time carry out all in a same
scene, crowded from personages whose action comes unified from a coming
from light from more parts and more fort in the zone in which it is the
torch, that it confers order and equilibrium to all.
The personages synthetize with little gestures all the essence of the
Christian charity, represented with the garments of the plebea
quotidianità.
The scene, in fact, acclimatized in an animated alley of Staple or
Pizzofalcone, is dealt like episode of the real life.
The works of misericordia are represented from various personages, some
of which recognized like Biblical figures or features from the ancient
history.
On the left extreme we see Sansone that disseta to the jaw of a she-ass
and, in front of he, a host that receives two pilgrims, in one of which
Saint Rocco is represented; of the other pilgrim they look at only the
stick instead and an ear.
These two scenes symbolize giving from drink to make thirsty and
accommodating to you the pilgrims.
A po' more to the center, in Association of Bologna, we find a young
person from the piumato hat and the sword still sguainata, perhaps Saint
Martino, that it divides the cape with a ignudo reversed dinanzi to he
in unusual position and originates them; it turns, in fact, the
shoulders and the plant of its skillful foot to the observer.
Here two works are reassumed: to dress the ignudi, but also to visit
makes ill to it, from the moment that cannot be ignored the presence of
a poor paralytic, of which looks at only the foot well.
To the center of the composition two average figures are caught a
glimpse, a deacon with a torch in hand and a necroforo that it
transports a dead man, of which notice only the feet.
The episode is the rappresentazione of the merciful work to bury the
dead men.
To right of the picture the window of a jail is painted from whose slabs
a vegliardo shows oneself, that it comes nursed from one child.
The critic recognizes in these two Cimone personages and the daughter
Pear tree, than, as the historian Valerio Massimo remembers, defying all,
oed to nourish as the father could, condemned to die of hunger in the
jail.
This example of filial love affected the judges who replaced in freedom
the old one and decreed the edificazione of a tempio dedicated to the
"Pietas" and erected in the 181 a.c. to Rome, in the olitorio hole,
where was carried out the facts.
Caravaggio re-unites in this caritatevole episode the work to visit
imprisons to you and that one to give to eat to starves to you.
Up the celestial vision of the Madonna with the child supported from two
angels is represented.
The group carefully watches the development of the caritatevoli works,
without giving the idea, however, of wanting to judge.
¶The gestures of the angels (I embrace it and the arm of one of they
stiff towards the bottom) allude, the first one to the thematic one of
the fratellanza, the second, to the transmission of the granted free
Grace from Christ.
From all the work, is that the rappresentazione of the human whom of the
divine one, to traspare the evocative poetica of the Caravaggio of deep
adhesion to true and the its revolutionary choice to represent the
nature, breaking off with the canoni traditional and the outlines
late-manieristici in which the artists operate its contemporaries, in
brutal immediate way is watched and talora, also through the particular
use of lights and shaving shadows hour, hour deep, hour flashing with
lightning, that they put molding on the figures and they render the
concitate and full actions of existential tension.
Ce tells the personages to it with their being and theirs to make only
apparently lacking in load religious moral and.
Ce otherwise says things to it lacking in meant, like the drop of latte
that it bathes the beard of old and the physical effort of the ignudo,
in front of which one nuvoletta of powder is raised, probably because of
an unexpected movement of the foot.
And "more on" ce angel makes it to perceive hand left of considerably
reddened, that he expresses the effort completed from the person who has
made from model to be for hours in an crobatic position and the Madonna,
than, more than a celestial apparition, she is a mother with a son who
shows oneself to one balcony between the linen mails to dry.
GIOVAN VINCENZO FORLI
- IL BUON SAMARITANO -
Il Forli è un artista molisano, attivo a Napoli tra il
1592 e 1l 1639 e legato al tardo-manierismo, come Santafede, caposcuola
della cultura riformata a Napoli, e Azzolino.
Nel dipingere il Buon Samaritano che rappresenta
l’opera misericordiosa del visitare gli infermi, l’artista usa un’
iconografia tradizionale impregnata di ricordi veneti e, nel modo di
trattare il paesaggio, fiamminghi.
Tuttavia, in questa tela si può cogliere la suggestione
che su di lui ha esercitato l’opera del Caravaggio ed il suo tentativo di
adeguarsi ad una pittura di tipo naturalistico.
Si veda la palma del piede del ferito rivolta verso l’
osservatore che diventerà un "topos" del Seicento e del Settecento ed il
complesso ,sia pure modesto, della Madonna con gli angeli.
Il dipinto risulta essere stato pagato al Forli nel
1608.
The Forli is a molisano,
active artist to Naples between the 1592 and 1l 1639 and legacy to the
lateone, like Santafede, founder of the culture reformed to Naples, and
Azzolino.
In painting the Good Samaritano that represents the merciful work of
visiting makes ill it, the artist uses an impregnated traditional
iconography of memories veneti and, in the way of dealing the landscape,
fiamminghi.
However, in this burlap the suggestion can be picked that on he has
exercised the work of the Caravaggio and its attempt to adapt to one
painting of naturalistic type.
The palm of the foot of the wounded turned towards the observer is
looked at who will become "topos" of the 1600's and the 1700's and a
complex, is also modest, of the Madonna with the angels.
The painting turns out to have been paid to the Forli in 1608.
FABRIZIO SANTAFEDE
- Gesù e la Samaritana ovvero Gesù ospitato in casa di
Marta e Maria -
Il Santafede è da considerarsi il caposcuola della
pittura controriformata a Napoli.
Il percorso artistico che lo caratterizza lo porta ad
affiancarsi alle forze più vive del Manierismo napoletano e di
importazione e allo germinare della pittura caravaggesca.
Egli, nella sua produzione tende, da un lato a
recuperare un classicismo quasi raffaellesco, dall’ altro ad un
naturalismo semplice e piano e ad una affettuosa ed alquanto devota
indagine della realtà.
Queste scelte gli permettono di opporre ad una tendenza
al decorativismo del suo tempo, un suo severo contentismo ed un’ aderenza
al soggetto che, pur venendo incontro a richieste devozionali, apre uno
spiraglio alla vita quotidiana.
Nelle sue opere si ritrova anche uno studio del
pittoricismo veneto grazie al quale egli riesce a rendere luci ed ombre in
modo reale, tanto da essere definito dai critici, il pittore che a Napoli
tratta la luce in modo più naturale.
Il suo discorso pittorico è corretto e dignitoso e tale
da farlo diventare un punto di riferimento per gli artisti più
conservatori.
Due sono le tele commissionate dalla Confraternita del
Pio Monte al Santafede e da lui realizzate intorno al 1612 : "Gesù e La
Samaritana" e "La resurrezione di Tabita" .
La prima opera, che ha molti personaggi, un colorito
addolcito, ombre studiate e contorni precisi, è di complessa
interpretazione, in quanto, tradizionalmente, quando nei dipinti veniva
rappresentato questo soggetto, nella scena figurava sempre un pozzo, cosa
che qui non è presente.
Per quanto riguarda i contenuti del racconto, l’artista
si è ispirato ad un passo di San Luca nel quale si narra di come Gesù
venga accolto in casa di due sorelle, di nome Marta e Maria e mentre Marta
è tutta affaccendata per la presenza dell’ ospite, la sorella Maria
preferisce ascoltare la parole del Signore, guadagnandosi così la
salvezza.
Il quadro rappresenta l’ opera caritatevole di ospitare
i pellegrini e ciò è testimoniato dalla presenza, in basso nella tela, di
due pellegrini, appunto, con il tipico bastone.
The Santafede is from
considering the founder of the painting controriformata to Naples.
The artistic distance that characterizes it the door to place side by
side itself to the alive forces of the Neapolitan Manierismo and import
and to germinating of the caravaggesca painting.
It, in its production stretches, on one side to recover a nearly
raffaellesco classicismo, from the other to a simple and flat
naturalismo and to one affectionate and somewhat devout person surveying
of the truth.
These choices allow it to oppose to a tendency to the decorativismo of
its time, a its strict contentismo and an adhesion to the subject that,
also coming encounter to devozionali demands, opens one small opening to
the daily life.
In its works a study of the pittoricismo Veneto is found again also
thanks to which it succeeds to render lights and shadows in real way,
much to be defined from the critics us, the painter who to Naples draft
the light in more natural way.
Its pittorico speech is correct and dignitoso and such to make it to
become a point of reference for the more conservative artists.
¶Two are the burlaps commissioned from the Confraternita of the Devout
Mount to the Santafede and from he realized around to 1612: ¶"Jesus and
the Samaritana" and "the resurrezione of Tabita".
Before the work, that it has many personages, a sweetened colouring,
studied shadows and precise contours, is of complex interpretation, in
how much, traditionally, when in the paintings came represented this
subject, in the scene figured always a sink, what that is not present
here.
As far as the contents of the story, the artist has inspired itself to a
step of Saint Luca in which she is narrated of as Jesus she comes
received in house of two sisters, of name Marta and Maria and while
Marta is all being busy for the presence of the host, the sister Maria
prefers to listen to the words of the Getlteman, being earned itself
therefore the salvation.
The caritatevole picture represents the work to accommodate the pilgrims
and that is testified from the presence, low in the burlap, of two
pilgrims, exactly, with the typical stick.
FABRIZIO SANTAFEDE
- LA RESURREZIONE DI TABITA -
L’ episodio presentato è tratto da un passo degli Atti
degli Apostoli, in cui si narra della morte di Tabita, una donna di Giaffa,
dedita alle opere di bene, la quale in vita aveva confezionato e donato
tuniche e mantelli alle vedove indigenti e, di come, S. Pietro, implorato
dagli altri discepoli e dalle persone che piangevano la sua fine, la
resuscitò. Nell’ opera il Santo è raffigurato in piedi accanto al letto
sul quale giace Tabita che ha appena aperto gli occhi pieni di meraviglia.
Intorno ci sono le vedove che, chiamate dall’ apostolo,
mostrano a quest’ ultimo gli indumenti avuti in dono da lei, un infermo
che si appoggia alle stampelle ed ha del pane tra le mani, altre donne con
monete in mano e, in primo piano in basso, un uomo nudo con le spalle
rivolte all’ osservatore, che ricorda molto le figure caravaggesche.
La composizione contiene soggetti ritratti dal vero,
sia pure idealizzati in senso devozionale.
Nella tela vengono riassunte le seguenti opere di
misericordia : sovvenire i poveri vergognosi e cioè : dar da mangiare agli
affamati, dar da bere agli assetati, vestire gli ignudi.
The introduced episode is
drawn from a step of the Actions of the Apostles, in which it is
narrated of the dead women of Tabita, a woman of Giaffa, given over to
the wood workses, which while still alive had manifactured and donated
tuniche and capes to the vedove indigent and, of like, S. Peter,
implorato from the other disciples and the persons whom they cried fine
its, the resuscitò. In the work the Saint is represented in feet beside
the bed on which Tabita lies that has hardly opened the full eyes of
wonder.
Around there are the vedove that, calls from the apostle, show to these
last indumenti had in gift from she, I make ill that it is leaned to the
stampelle and it has of the bread between the hands, other women with
coins in hand and, in Association of Bologna low, a man knot with the
shoulders turned to the observer, that it remembers the caravaggesche
figures very.
The composition contains subjects ritratti from the true one, also is
idealizzati in devozionale sense.
In the burlap they come reassumed the following works of misericordia:
the poor vergognosi and that is: to give to eat to starves, to give to
you from drink to makes thirsty to you, to dress the ignudi.
GIOVAN BERNARDINO AZZOLINO
- SAN PAOLINO CHE RISCATTA LO SCHIAVO -
La tela raffigura San Paolino, vescovo di Nola, che
offre la propria persona per riscattare il figlio di una vedova, fatto
schiavo prigioniero dai Turchi.
Il riscatto dei prigionieri caduti nelle mani dei
Turchi era una delle opere maggiormente esercitate dal Pio Monte della
Misericordia.
Tale attività, però, nel 1853, essendo mutate le
condizioni storiche, con un decreto reale, fu convertita in quella di
togliere "dalla miseria e dal vizio quelle fanciulle che fossero state
condotte in mala vita".
Il dipinto che oggi viene attribuito all’Azzolino, in
passato è stato da molti critici ritenuto di Carlo Sellitto, il quale,
invece, secondo alcune tesi più recenti avrebbe probabilmente solo
iniziato a lavorare all’opera, ma non l’ avrebbe conclusa. In questo senso
potrebbe essere di sua mano la figura dello schiavo in basso a sinistra,
che ha un’ impostazione caravaggesca così forte da non poter essere
attribuita all’Azzolino, a cui i modi di dipingere del Merisi restarono
sostanzialmente estranei, nonostante in qualche suo quadro non manchino
citazioni para-caravaggesche.
Per il resto l’opera riporta al fare pittorico
dell’artista, detto anche il Siciliano, sia per quel che riguarda
l’impostazione tardo-manieristica della costruzione spaziale, sia per il
modo in cui è trattata la luce, che è diurna, sia per il disegno ed il
colore che risulta avere una finitura porcellanata.
La stessa parte superiore della tela, con la "gloria",
richiama una Trinità posta sopra un dipinto di san Carlo che si trova
nella cappella Borrello della chiesa del Gesù, decorata completamente
dell’Azzolino.
The burlap represents Saint
Paolino, bishop of Nola, that it offers the own person in order to
redeem the son of one vedova, made enslaved prisoner from the Turks.
I redeem of the prisoners fallen in the hands of the Turks was one of
the works mainly exercised from the Devout Mount of the Misericordia.
Such activity, but, in 1853, being changed the historical conditions,
with a decree real, was converted in that one to remove "from the misery
and the defect those children who had been conduct in mala life".
The painting that today comes attributed to the Azzolino, in past has
been from many critics thought to us of Carl Sellitto, which, instead,
second some more recent theses would probably only have begun to work to
the work, but it would not have concluded it. In so far as it could be
of its hand the figure of the slave low on the left, that it strongly
has a caravaggesca formulation therefore from not being able to be
attributed to the Azzolino, to which the ways to paint of the Merisi
strangers remained substantially, although in some its picture does not
lack citations adorns-caravaggesche.
For the rest the work filler to making pittorico of the artist, saying
also the Sicialian, it is for whom regards the late-manieristica
formulation of the construction spaces them, is for the way in which the
light is dealt, that it is diurnal, is for the design and the color that
turns out to have one porcellanata finish.
The same advanced part of the burlap, with the "Gloria", recalls a
Trinità mails completely over a painting of saint Carl who finds itself
in the Borrello nail head of the church of the Jesus, decorated of the
Azzolino.
GIOVAN BATTISTA CARACCIOLO
- SAN PIETRO LIBERATO DAL CARCERE -
L’opera venne commissionata dai governatori del Pio
Monte della Misericordia nel 1613 a Carlo Sellitto, un pittore
naturalista, morto però l ‘ anno successivo ; per cui nel 1615 la sua
esecuzione fu affidata ad un artista di primo piano nell’ arte napoletana,
Giovan Battista Caracciolo, in assoluto il più caravaggesco tra i pittori
naturalisti napoletani, nato nella città nel 1578 e ivi morto nel 1635 e
noto anche come Battistello Caracciolo.
Il dipinto da lui realizzato per la Chiesa del Pio
Monte corrisponde all’ opera di misericordia verso i carcerati,
raffigurata dal Caravaggio nel quadro posto sull’ altare maggiore
attraverso l ‘ episodio di Pero che allatta il prigioniero Cimone, suo
padre.
E come il maestro lombardo aveva raffigurato il
concetto astratto delle opere di misericordia in termini di vita vissuta,
così il Battistello interpreta l’ evento miracoloso come un fatto di vita
quotidiana e reale.
Nella tela, infatti, viene rappresentato un angelo, la
cui veste luminosa allude ad un intervento divino, che trascina fuori
dalla prigione un vecchio ed incredulo Pietro, incamminandosi con lui, fra
una schiera di soldati addormentati verso una porta aperta a sinistra,
dalla quale penetra la luce che ha il compito di illuminare la scena che è
avvolta in una suggestiva oscurità.
L’ uso dell’ intenso chiaroscuro, il realismo dei
personaggi e la profonda comprensione del messaggio artistico caravaggesco
rendono l’ opera molto vicina a quella del Merisi, che Caracciolo dovette
conoscere di persona.
Fra le analogie più significative basta citare il
soldato in basso a destra del quadro, con le piante dei piedi sporche e le
spalle rivolte all’ osservatore, che riprende la figura dell’ ignudo
situato nella parte inferiore delle sette opere di misericordia di
Caravaggio e ancora il guerriero di sinistra che indossa un elmetto
identico a quello del soldato della "Negazione di Cristo" dello stesso
artista.
Nel dipinto, tuttavia, non mancano elementi che
differenziano il fare pittorico del Caracciolo da quello del maestro
lombardo e che legano l’artista anche ai grandi pittori romani e ai
classicisti bolognesi.
La luce, ad esempio, che fa brillare l’elmetto del
soldato e rende abbagliante il bianco della veste dell’ angelo crea un
effetto particolare che dà alle figure una consistenza scultorea.
L’ opera è firmata sulla palla della catena con due
monogrammi.
The work came commissioned
from the governors of the Devout Mount of the Misericordia in 1613 Carl
Sellitto, a painter naturalist, died but l ` successive year; for which
in the 1615 its execution it was entrusted to an artist of Association
of Bologna in the Neapolitan art, Giovan Caracciolo Batiste, in absolute
the caravaggesco between the painters Neapolitan naturalists, been born
in the city in died 1578 and ivi in 1635 and famous also like
Battistello Caracciolo.
The painting from realized he for the Church of the Devout Mount
corresponds to the work of misericordia towards imprisons to you,
represented from the Caravaggio in the picture place on the greater
altar through l `episode of Pear tree that nurses the Cimone prisoner,
its father.
And as the Lombardic master had represented the abstract concept of the
works of misericordia in terms of lived life, therefore the Battistello
interprets the miraculous event like a fact of daily and real life.
In the burlap, in fact, it comes represented an angel, whose luminous
garment alludes to a divine participation, that it drags outside from
the prison old and incredulo Peter, incamminandosi with he, between a
formation of soldiers addormentati towards a door opened on the left,
from which it penetrates the light that has the task to illuminate the
scene that is wrapped in one evocative dusk.
The use of the intense one chiaroscuro, the realism of the personages
and the deep understanding of the caravaggesco artistic message render
the work much neighbor to that one of the Merisi, than Caracciolo it had
to know of person.
Between the more meaningful analogies enough to low cite the soldier to
right of the picture, with the plants of the dirty feet and the
shoulders turned to the observer, that it still resumes the situated
figure of the ignudo in the inferior part of the seven works of
misericordia of Caravaggio and the guerriero of left that wears an
identical helmet to that one of the soldier of the "Negation of Christ"
of the same artist.
In the painting, however, elements do not lack that differentiate making
pittorico of the Caracciolo from that one of the Lombardic master and
that they tie the artist also to the great painters roman and the from
Bologna classicisti.
The light, as an example, than ago to shine the helmet of the soldier
and renders the white man of the garment of the angel dazzling creates a
particular effect that scultorea consistency gives to the figures one.
The work is signed on the ball of the chain with two monograms.
LUCA GIORDANO
- DEPOSIZIONE DI CRISTO -
Questa tela sostituisce una "Sepoltura del Redentore"
eseguita nel 1656 da Giovanni Baglione (attualmente nella quadreria del
Pio Monte), che, per i rapporti di simmetria voluti dall’architetto F.A.
Picchiatti all’interno della Chiesa, non risultava in sintonia con le
altre opere realizzate per gli altari.
Essa, come si legge accanto alla firma dell’ artista, è
datata 1677, anche se alcuni critici sostengono che sia stata elaborata
nel 1669.
L’ autore del dipinto è Luca Giordano, nato a Napoli
nel 1634 e morto nelle stessa città nel 1705, un artista versatile e ricco
di capacità di rielaborare con estrema facilità la influenze più diverse e
significativo per il fatto che, attraverso le sue produzioni, si può
cogliere bene il cammino e l’evoluzione, in termini barocchi, dell’arte
nell’ ambito del 600.
L’ opera che illustra l’azione caritatevole di
seppellire i morti, rappresenta il momento in cui Cristo, deposto dalla
croce, viene sepolto secondo il racconto dei Vangeli.
I personaggi maschili che, in primo piano, sorreggono
Gesù, sono Giuseppe di Arimatea e Nicodemo, le donne sono Maria di Magdala
e Maria, madre di Giuseppe, che assistono alla scena pregando insieme ad
altri fedeli giunti dalla Giudea.
In alto a sinistra una schiera di angeli partecipa
addolorata all’evento.
In basso a destra, per chi guarda, sono visibili i
simboli della Crocifissione (la corona di spine, un chiodo, un martello).
Dal punto di vista stilistico, nell’opera ricordi
naturalistici e ribereschi presenti nei volti dei due vecchi impegnati
nell’opera di sepoltura e nella luce (che allude all’ora del tramonto) si
associano ad un fare pittorico più sciolto, che permette all’ artista di
rendere fluido, chiaro e talvolta argenteo il colore e di sciogliere i
contorni in una luminosa vibrazione atmosferica.
Quando realizza il dipinto il Giordano ha, infatti, già
assimilato bene l’ esperienza coloristica dei pittori veneti.
This burlap currently
replaces a "Interment of the executed Redentore" in the 1656 from
Giovanni Baglione (in the picture gallery of the Devout Mount), than,
for the intentional relationships of simmetria from architect F.A.
Picchiatti to the inside of the Church, it did not turn out in tune with
the other works realized for the altars.
It, like law beside the company of the artist, is dated 1677, even if
some critics support us that it has been elaborated in 1669.
The author of the painting is Luca Giordano, been born to Naples in 1634
and died in the same cities in 1705, a rich of ability to rielaborare
with extreme facility the more various infuences and meaningful artist
poured them and for the fact that, through its productions, can be
picked the way and the evolution well, in baroque terms, of the art in
the within of the 600.
The caritatevole work that illustrates the action to bury the dead men,
represents the moment in which Christ, placed from the cross, comes
buried according to the story of Gospels.
The male personages who, in Association of Bologna, support Jesus, are
Giuseppe di Arimatea and Nicodemo, the women are Maria of Magdala and
Maria, mother of Giuseppe, that they assist to the scene praying with to
other faithfuls joints from the Giudea.
Up on the left a formation of angels he participates given pain to the
event.
Low to right, for who he watches, are visible the symbols of the
Crocifissione (the crown of thorns, a nail, a hammer).
From the stilistico point of view, in the work naturalistic memories and
ribereschi presents in the faces of the two old ones engage to you in
the work of interment and the light (that she alludes to the hour of the
sunset) are associated to making pittorico more melted, that allows the
artist to render fluid, sometimes silver luminosity and the color and to
melt the contours in one luminous atmospheric vibration.
When the Giordano realizes the painting has, in fact, already
assimilated well the coloristica experience of the painters veneti.
COSIMO FANZAGO
(CLUSONE, BERGAMO 1591 - NAPOLI 1678)
Personalità di spicco nella scultura e nell'
architettura napoletana, tanto da creare intorno a sè un grosso seguito,
giunse giovanissimo in città, nel 1612, e vi rimase fino alla morte. Tra
il 1623 e il 1631 realizzò l' opera più nota, il grande Chiostro di San
Martino che al nitore neoquattrocentesco delle strutture, unisce un
apparato plastico decorativo di gusto già barocco. A questo stile
appartengono anche alcune delle sue più belle sculture (figure del Beato
Albergati e di S. Ugo, inserite sulle porte). Pienamente barocche le sue
opere napoletane più tarde : la Guglia di San Gennaro, la Chiesa di S.
Teresa a Chiaia, il Palazzo di Donn' Anna a Posillipo (1635-1644), la
cappella del Palazzo Reale. Realizzò anche la Chiesa di S. Maria Maggiore
a Pietrasanta (iniziata nel 1653, molto danneggiata nel 1943), quella
dell' Ascensione a Chiaia (1657) e di S. Maria Egiziaca a Pizzofalcone
(1651).
Personality of I enunciate in
the sculpture and in the Neapolitan architecture, much to create around
himself a large continuation, it reached young in city, in 1612, and you
it remained until death. Between 1623 and 1631 realized the more famous
work, the great Chiostro di San Martino who to the neoquattrocentesco
nitore of the structures, joins a decorative plastic apparatus of
already baroque taste. To this style figures of the Blessed soul belong
also some of its beautifulr sculptures (Lodge to you and of S. Ugo,
inserted on the doors). Totally baroque its later Neapolitan works: the
Guglia di San Gennaro, the Church of S. Teresa to Chiaia, the Palace of
Donn' Anna to Posillipo (1635-1644), the nail head of the Real Palace.
It realized also the Church of S. Greater Maria to Pietrasanta (begun in
1653, a lot damaged in 1943), that one of the Ascension to Chiaia (1657)
and of S. Maria Egiziaca to Pizzofalcone (1651).
GIOVAN GIACOMO (DI) CONFORTO
(1569 - 1630)
Lavorò a Napoli tra il 1595 e il 1630. Nelle sue opere
vengono sviluppate in modo acculturato e decoroso le proposte
architettoniche del Vignola (Vignola 1507 - Roma 1573), che auspicava per
l' arte del suo tempo una "regolata mescolanza" dell'antichità romana e
delle esperienze architettoniche cinquecentesche e aderiva alle richieste
controriformistiche della Chiesa in materia di costruzione di edifici
sacri. L' attività del Conforto a Napoli fu di grande spessore culturale
specialmente per il ruolo che egli ebbe nella mediazione tra le severe
formule controriformistiche e l' avvio al barocco. Stimato e ricercato, l'
artista si avvalse nella direzione dei suoi lavori della collaborazione di
Fanzago giovane e contribuì molto alla sua formazione e alla sua
affermazione. Oltre che alla prima costruzione del Palazzo e della Chiesa
del Pio Monte della Misericordia, il Conforto eseguì a Napoli anche altre
opere tra cui : la Chiesa di S. Teresa agli Studi (1602-1612) ; la Chiesa
di S. Agostino degli Scalzi (1604-1630) ; il Campanile del Carmine
(1615-1622) ; inoltre intervenne nella realizzazione della Chiesa della
SS. Trinità alle Monache (1616-1623) ; lavorò anche alla Certosa di San
Martino (1609-1623) e alla Chiesa di S. Maria della Sapienza (1625-1630).
1630 worked to Naples
between 1595 and. In its works they come developed in acculturated and
decorous way the architectonic proposals of the Vignola (Vignola 1507 -
Rome 1573), than auspicava for the art of its time "regulated mixture"
of the roman antiquity and the cinquecentesche architectonic experiences
and joined to the controriformistiche demands for the Church in matter
of construction of sacred buildings. The activity of the Comfort to
Naples was of great cultural thickness especially for the role that it
had in the mediation between the strict controriformistiche formulas and
the start to the baroque. Estimated and searched, the artist taken
advantage in the direction of its works itself of the collaboration of
young Fanzago and contributed very to its formation and its affirmation.
¶Beyond that to the first construction of the Palace and the Church of
the Devout Mount of the Misericordia, the Comfort executed to Naples
also other works between which: the Church of S. Teresa to Studies
(1602-1612); ¶the Church of S. Augustin of Barefoot (1604-1630); ¶the
Bell tower of Carmine (1615-1622); moreover it took part in the
realization of the Church of the SS. Trinità to Monache (1616-1623);
Martino worked also to the Certosa di San (1609-1623) and to the Church
of S. Maria of Wisdom (1625-1630).
FRANCESCO ANTONIO PICCHIATTI
(DA NAPOLI 1617 - 1694)
Figlio di un architetto, Bartolomeo, ereditò da lui
(dal 1644) la carica di ingegnere maggiore del regno, impostando subito la
sua attività in una prospettiva di ufficialità. Le sue opere insieme a
quelle di Cosimo Fanzago sono molto significative, in quanto hanno
concorso in maniera sostanziale a caratterizzare l' aspetto di Napoli nel
600. Il suo discorso artistico resta a metà fra i canoni tradizionali
classici e la ricerca dell' effetto barocco, fra una proposta basata
sull'essenzialità possente ed un' altra basata sulla mobilità di
particolari infiniti. Le sue opere in città sono numerose. Tra le più
significative, oltre il Palazzo e la chiesa del Pio Monte della
Misericordia, si elencano: il convento della Croce di Lucca (ricostruzione
a partire dal 1643) ; il portale della facciata della Chiesa di S.
Caterina a Formiello (1655) ; la ristrutturazione della facciata del
complesso di S. Maria dei Miracoli (1662) ; il Castello del Carmine (1662)
; la Chiesa del Divino Amore (1662) ; la decorazione del Coro della Chiesa
di Donnaregina (1682).
Son of an architect,
Bartolomeo, inherited from he (from 1644) loads with greater engineer of
the reign, setting up endured its activity in one perspective of officer
corps. ¶Its works with to those of Cosimo Fanzago are much meaningful,
in how much have competition in substantial way to characterize the
aspect of Naples in the 600. Its artistic speech remains to half between
canoni the traditional classics and the search of the baroque effect,
between one proposed based on the powerful essenzialità and an other
based on mobility of particular infinites. Its works in city are
numerous. Between most meaningful, beyond the Palace and the church of
the Devout Mount of the Misericordia, they are listed: the convent of
the Cross of Lucca (reconstruction to leave from 1643); the portale of
the facade of the Church of S. Caterina to Formiello (1655); the
restructure of the facade of the complex of S. Maria of Miracles (1662);
the Castle of Carmine (1662); ¶the Church of Divine Love (1662); the
decoration of the Chorus of the Church of Donnaregina (1682).
ANDREA FALCONE
(DA NAPOLI 1630 CA. - 1675)
Rappresenta uno dei più significativi scultori a Napoli
fra il 1650 e il 1675. Probabilmente fu allievo di Cosimo Fanzago, ma di
sicuro fu suo collaboratore, anche se si mantenne su posizioni in parte
diverse, attenendosi ad un classicismo più aggiornato. Nel 1659 si recò a
Roma, dove ebbe modo di approfondire la conoscenza dell'arte classica. L'
importanza di Falcone a Napoli è rappresentata dalla sua capacità di
raccordare le esperienze degli scultori stranieri presenti in città agli
inizi del secolo, sviluppando una singolare cultura plastica napoletana.
Tra le sue opere, oltre a quelle eseguite per il Pio Monte della
Misericordia, ricordiamo : il "San Domenico" nella Chiesa di S. Domenico
Maggiore (1664 ca.) ; i lavori alla Cappella del Tesoro del Duomo di S.
Gennaro (insieme a Giordano e a Dionisio Lazzari) ; le statue in stucco
dei Santi Pietro e Paolo per la facciata di San Paolo Maggiore (ancora
insieme al Lazzari) ; l' effigie di Isabella Guevara nella Chiesa di Gesù
e Maria. Inoltre l' artista riveste una posizione importante, in quanto si
occupa anche di scultura lignea, di decorazione marmorea, di progettazione
architettonica e di settori più speciali dell' attività scultorea come la
statuaria in argento.
It represents one of the
most meant scultori to Naples between 1650 and 1675 to you. Probably he
was student of Cosimo Fanzago, but of sure he was its collaborator, even
if it was maintained on various positions in part, adhering itself to an
modernized classicismo more. In the 1659 one oed to Rome, where it had
way to deepen the acquaintance of the classic art. The importance of
Falcon to Naples is represented from its ability to join together the
experiences of the foreign scultori presents in city at the beginning of
the century, developing one singular Neapolitan plastic culture. Between
its works, beyond to those executed for the Devout Mount of the
Misericordia, we remember: the "Saint Domenico" in the Church of S.
Domenico Maggiore (1664 ca.); the jobs to the Nail head of the Treasure
of the Dome of S. Gennaro (with to Giordano and Dionisio Lazzari); ¶the
statues in stucco of still Know Peter and Paul to you for the facade of
Saint Greater Paul (with to the Lazzari); the effigie of Isabella
Guevara in the Church of Jesus and Maria. Moreover the artist covers an
important position, in how much she is taken care also of lignea
sculpture, marmorea decoration, architectonic planning and more special
fields of the scultorea activity like the statuaria in silver.
MICHELANGELO MERISI
DETTO DAL SUO PAESE DI ORIGINE NEL BERGAMASCO IL
CARAVAGGIO
(1573-1610)
Segna la terza tappa dell’arte italiana, dopo Giotto e
Masaccio, verso la resa della verità naturale, per raggiungere la quale fa
cadere l’ultimo diaframma, cioè la stereotipa idealizzazione manieristica.
Ma alla fine del ‘500 gli aspetti della realtà si
presentano molteplici, non sono più riconducibili all’Umanesimo del tempo
di Masaccio e meno ancora alla umana coralità dipinta da Giotto.
Caravaggio deve ora fare una scelta ed eleggere la resa
immediata ed essenziale di qualunque oggetto che una luce direzionale,
guidata con sicurezza da lui, fa diventare perentorio soggetto, strappato,
quasi, alle tenebre e costruito plasticamente in primo piano a dimostrare
il suo valore di esistenza, sia caduca, come la frutta in un cesto, sia
eterna per il messaggio che si rinnova, come un episodio del Vangelo.
Questo suo realismo fu considerato rivoluzionario ed
anche osteggiato, mentre il classicismo riformato di Annibale Carracci
ebbe contemporaneamente maggiori consensi come li ebbe, poi,
incondizionati, il barocco del Bernini.
Formatosi giovanissimo a Milano, più che alle varianti
manieristiche dominanti egli guardò indietro, risalì a quella pittura
della provincia lombarda, non lontana da Caravaggio, del Moretto, del
Savoldo, del Moroni, dello stesso Lotto, dal moderato naturalismo, dalle
immagini concrete, dalla luce costruttiva radente o notturna e nota gli fu
anche la pittura veneta.
Giunto a Roma intorno al ‘90, il linguaggio plastico di
Michelangelo nei nudi "senza ornato" della Sistina è per lui una grande
lezione.
Dopo un periodo di umile tirocinio comincia a lavorare
per il cardinale Del Monte e per una committenza di alto livello che
accetta nuove proposte artistiche.
Dipinge ora immagini di giovani a mezzo busto
perentoriamente illuminati da una luce frontale contro un fondo unito,
ambigui come il Bacco degli Uffizi o malaticci, panneggiati di
bianco sui torsi nudi davanti a coppe di cristallo e frutta, immagini che
nel colto ambiente per cui erano dipinte dovevano alludere al alti
concetti, come, fra l’altro alla caducità delle cose umane, ma che per
essere così chiare, dopo tanta concettosa pittura allegorica manieristica,
assumono per noi un emblematico carattere vitale.
Ed a dimostrare che non sono i temi a fare arte egli
isola e trasforma in soggetto anche un cestino ricolmo di frutta, il ben
noto Canestro di frutta, all’Ambrosiana di Milano.
Esegue inoltre in questo tempo un Riposo nel viaggio
in Egitto, ora nella Galleria Doria Pamphili, unica opera che contenga
un paesaggio.
Vengono poi gli anni, gli ultimi del secolo, in cui
dipinge le tele per la Cappella Contarelli e a queste prime opere
pubbliche altre ne seguirono, prevalentemente religiose.
Trattati con immediatezza sono i due dipinti, La
Conversione di Paolo e La Crocifissione di Pietro, per la
chiesa di Santa Maria del popolo, con Paolo folgorato dalla luce, riverso
sotto il suo cavallo, e, di contro, la "macchina" della croce di Pietro
faticosamente issata dai sicari: poche figure, poste in primo piano contro
l’oscurità che cancella ogni riferimento ambientale.
Tra i quadri di dimensione maggiore vi è La Morte
della Vergine, ora al Louvre, rifiutata dai committenti ma subito
acquistata dal duca di Mantova, in cui la desolazione degli apostoli grava
tutto intorno al letto sul quale è adagiato il corpo di Maria, un donna
appena spirata, non ancora composta per le esequie.
Nel 1606 il Caravaggio deve fuggire da Roma perchè
accusato di omicidio: va a Napoli e vi tornerà tre anni dopo, poi a Malta,
quindi in Sicilia dove lavora a Palermo, a Siracusa, a Messina.
A Napoli dipinge fra l’altro Le sette opere di
Misericordia, mirabilmente compendiando in una composizione unitaria i
sette temi; a Malta la sua stringatezza allenta la tenuta e nella
Decollazione del Battista, alla Valletta, lo squallido cortile della
prigione raccoglie il silenzioso gruppo dei sicari, dell’ucciso e della
giovine col bacile.
Lo smarrirsi di una sicurezza espresso nella minore
forza della luce e del plasticismo, è evidente oltre che nel
Seppellimento di Santa Lucia, anche nella Adorazione dei pastori
di Messina.
E sarà invece la luce implacabile di luglio a Porto
Ercole, sulla via di ritorno a Roma, ad aggravare un attacco di febbre che
lo porterà a morire, solo, non ancora quarantenne.
Tutta l’arte del Seicento è in rapporto più o meno
diretto col Caravaggio, sia quella di grandi pittori come Velasquez,
Rubens e indirettamente Rembrandt, sia di coloro che trasformarono il
rigore del Maestro in émpito barocco, come gli artisti della scuola
napoletana, sia infine quei seguaci che si arrestarono ad un realismo di
genere volgarizzando il suo linguaggio.
It marks the third stage of
the Italian art, after Giotto and Masaccio, towards the yield of the
natural truth, in order to catch up which ago to fall the last diaphragm,
that is stereotypes it manieristica idealizzazione.
But to the end of ` the 500 aspects of the truth they are introduced
multiple, they are not riconducibili to the Umanesimo of the time of
Masaccio and less still to the human coralità painted from Giotto.
Caravaggio must hour to make one chosen and eleggere the immediate and
essential yield of any object that a directional light, guided with
emergency from he, ago to become fixed subject, torn, nearly, to the
darknesses and constructed in plastic Association of Bologna to
demonstrate its value of existence, is short-lived, as the fruit in a
basket, are eternal for the message that is renewed, like an episode of
the Gospel.
This its realism was considered revolutionary and also osteggiato, while
the reformed classicismo of Hannibal Carracci had at the same time
greater consents like had them, then, unconditioned, the baroque of the
Bernini.
Formed young to Milan, more than to varying manieristiche dominant he it
watched behind, it went back to that painting of the Lombardic province,
not far from Caravaggio, of the Moretto, the Savoldo, the Moroni, of the
same Lottery, from the moderated naturalismo, the concrete images, the
constructive light shaving or nocturnal and famous it it was also the
painting veneta.
Reached Rome around to ` the 90, the plastic language of Michelangelo in
the knots "without adorned" of the Sistina is for he one great lesson.
After a period of humble training it begins to work for the cardinal Of
the Mount and one committenza of high artistic proposed new level that
chip ax.
It paints hour images of young people to means busto fixedly it
illuminates you from a frontal light against a bottom joined, ambiguous
like the Bacchus of the Uffizi or sickly, panneggiati of white man on
torsos knots in front of crystal goblets and yields, images that in the
ambient picked one for which they were painted had to allude to the high
concepts, like, between the other to the lapsing of the human things,
but that for being therefore clear, after much concettosa manieristica
allegorical painting, they assume for we an emblematic vital character.
And to demonstrate that they are not the topics to make art he it
isolates and it transforms in subject also a basket ricolmo of fruit,
the very famous Basket of fruit, to the Ambrosian one of Milan.
It executes moreover in this time a Rest in the travel in Egypt, hour in
Galleria Doria Pamphili, only work that contains a landscape.
The years come then, the last ones of the century, in which it paints
burlaps for the Contarelli Nail head and to these first public works
others followed some, mostly religious.
It deals to you with immediacy are the two paintings, the Conversion of
Paul and the Crocifissione di Peter, for the church of Saint Maria of
the people, with Paul struck by lightning from the light, reversed under
its horse, and, of against, the "machine" of the laboriously hoisted
cross of Peter from the sicari: little figures, placed in Association of
Bologna against the dusk that cancels every reference acclimatize them.
Between the pictures of greater dimension there is the Dead women of the
Vergine, hour to the Louvre, refused from the committenti but endured
acquired from the duca of Mantova, in which desolation of the apostles
it weighs on all around to the bed which the body of Maria is
carefullied lay down, a died woman as soon as, not still composed for
the esequie.
In the 1606 Caravaggio it must escape from Rome why accused of homicide:
it goes to Naples and you it will return three years after, then to
Malta, therefore in Sicily where it works to Palermo, to Siracusa, to
Messina.
To Naples it paints between the other the seven works of Misericordia,
mirabilmente compendiando in one unitary composition the seven topics;
to Malta its stringatezza loosens the estate and in the Decapitation of
the Batiste, to the Valletta, squallido the courtyard of the prison
collects the silent group of the sicari, the victim of a murder and the
giovine with the basin.
The smarrir of a emergency express in the smaller force of the light and
of the plasticismo, be obvious beyond that in the Burial of Saint Lucia,
also in the Adoration of the shepherd of Messina.
And it will be instead the implacable light of July to Porto Ercole, on
the way of return to Rome, to aggravate an attack of fever that will
carry it to die, only, not still forty-years old.
All the art of the 1600's is in relationship more or less directed with
the Caravaggio, it is that one of great painters like Velasquez, Rubens
and indirectly Rembrandt, is of those who transformed the rigor of the
émpito Master in baroque, like the artists of the Neapolitan school, is
finally those follows to us that they arrested to a kind realism
volgarizzando its language.
GIOVAN VINCENZO D' ONOFRIO DA
FORLÌ
DETTO GIOVAN VINCENZO FORLI O FORLÌ
(CAMPOBASSO - ATTIVO A NAPOLI TRA IL 1592 E IL 1639)
Dai documenti che si riferiscono all'operato del
pittore nella città si ricava che la sua attività fu molto feconda. Nel
1594 fu console dell'arte dei pittori insieme ad altri artisti, (tra cui
Teodoro d' Errico). Atti relativi ad acconti e saldi tributatigli da parte
di persone preposte alla gestione della Chiesa e del Brefotrofio
dell'Annunziata indicano che gli furono affidati per questa istituzione e
per la Chiesa numerosi lavori. Oltre che nella Chiesa del Pio Monte della
Misericordia, sue opere oggi sono visibili nella Chiesa di S. Maria del
Carmine (una "Madonna delle Grazie"), nella Chiesa dello Spirito Santo
(una "Annunciazione" del 1602), nella Chiesa di S. Giovanni a Carbonara
(una "S. Orsola e le compagne"), nella Chiesa di S. Maria della Sanità
(una Circoncisione, saldata nel 1610). Il Previtali in "La pittura del
Cinquecento a Napoli e nel vicereame" gli attribuisce inoltre una "Madonna
con Bambino che appare ai Santi Francesco, Agostino, Biagio e Antonio da
Padova" nella Chiesa del Gesù delle Monache. Lo stesso Previtali dice del
Forli che egli "al pari di altri artisti italiani e spagnoli prima di
adeguarsi alle nuove rivoluzionarie tendenze naturalistiche", avrebbe
partecipato "al gran corale baroccesco di fine secolo". La corrente
baroccesca, che prende nome da Federico Fiori detto il Barocci (1528/35 -
1612, urbinate) e riconoscibile nelle "sfaldature cangianti" del colore
(di derivazione veneta) e in una linea e in un disegno preciso ma morbido
per l'uso di un chiaroscuro modulato, si sviluppò in sintonia con un modo
di dipingere dolce e pastoso. Una pittura raffinata e cantabile nella
quale non mancano intonazioni pietistiche e coinvolgimenti psicologici in
linea con le indicazioni controriformistiche che prescrivevano figure
facilmente "didattiche".
From the documents that
refer to the acts of the painter in the city it gains that its activity
was much fecund one. In 1594 she was consul of the art of the painters
with to other artists, (between which Teodoro d' Errico). Relative
actions you to accounts and balances tributatigli from part of
prelocated persons to the management of the Church and the Brefotrofio
of the Announced one indicate that jobs were entrusted it for this
institution and the Church numerous. Beyond that in the Church of the
Devout Mount of the Misericordia, its works today are visible in the
Church of S. Maria of the Carmine (one "Madonna of Thanks"), in the
Church of the Saint Spirit (one "Annunciation" of 1602), in the Church
of S. Giovanni to Carbonara (one "S. Orsola and the companions"), in the
Church of S. Maria of the Health (one Circoncisione, knit in 1610). ¶Previtali
in "the painting of the 1500's to Naples and in the vicereame"
attributes moreover a "Madonna to it with Child who appears to Knows
Francisco, Augustin, Biagio and Antonio to you from Padova" in the
Church of the Jesus of the Monache. ¶Same Previtali says of the Forli
that it "to the par of other Italian and Spanish artists before adapting
to the revolutionary new naturalistic tendencies", would have
participated "to the great baroccesco chorale of fine century". The
baroccesca current, that it takes to name from Federico Flowers said
Barocci (1528/35 - 1612, urbinate) and recognizable one in the
"cangianti flakings" of the derivation color (veneta) and in a line and
a precise but soft design for the modulated use of a chiaroscuro, was
developed in tune with a way to paint cake and pastoso. A painting
refined and cantabile in which pietistiche intonazioni and psychological
involvements online with the controriformistiche indications do not lack
that prescribed "didactic" figures easy.
GIOVAN BERNARDINO AZZOLINO, DETTO
IL SICILIANO
(CEFALÙ, 1572- NAPOLI, 1645)
Giunto a Napoli nel 1594, si formò in ambito
tardo-manieristico e operò negli anni che videro l'affermazione di
Caravaggio e della scuola caravaggesca napoletana, cui rimase
sostanzialmente estraneo, nonostante alcune citazioni para-caravaggesche
che ricorrono nei suoi quadri (cfr. lo schiavo in basso a sinistra nel
"San Paolino", l' infermo a sinistra nella pala di San Pietro Martire e i
tagli d'ombra sul volto della figura femminile in basso a sinistra nella
"Circoncisione" della Chiesa di Gesù e Maria). La sua produzione fu spesso
segnata da un convenzionale pietismo secondo un'impostazione
controriformata che derivava da Santafede e dalle sue matrici toscane (Ciampelli,
Passignano, Santi di Tito) e si mantenne costante con momenti di
sofisticata eleganza.
Reached Naples in 1594, it
was formed in late-manieristico within and it operated in the years that
saw the affirmation of Caravaggio and of the Neapolitan caravaggesca
school, which he substantially remained stranger, in spite of some
citations it adorns-caravaggesche that they low rerun in its pictures (cfr.
the slave on the left in the "Saint Paolino", I low make ill it on the
left in the shovel of Saint Peter Martire and the cuts of shadow on the
face of the feminine figure on the left in the "Circoncisione" of the
Church of Jesus and Maria). Its production often was marked from a
conventional pietismo according to a controriformata formulation that
derived from Santafede and its from Tuscany matrices (Ciampelli,
Passignano, Knows you of Tito) and constant with moments of
sophisticated elegance was maintained.
GIOVAN BATTISTA CARACCIOLO, DETTO
BATTISTELLO
(NAPOLI 1578-IVI 1635)
La sua formazione disegnativa di stampo manierista gli
deriva da un probabile apprendistato presso la bottega del pittore
Belisario Corenzio, con il quale è documentata una sua collaborazione nel
1601 alla decorazione ad affresco del Monte di Pietà. L' arrivo del
Caravaggio a Napoli nel 1606 lo vede artista già affermato e registra la
sua immediata coesione al nuovo linguaggio naturalista, che si esplica in
opere come l' "Immacolata Concezione con San Domenico e San Francesco di
Paola" (1607) a Santa Maria della Stella, il "Battesimo di Gesù" della
Quadreria dei Gerolamini, la "Madonna col Bambino" del Museo di San
Martino. Dopo un viaggio a Roma nel 1614, dove ebbe contatti con Orazio
Gentileschi e con altri caravaggeschi riformati, ritornò in patria ed
eseguì la "Liberazione di San Pietro"(1615, Napoli, Pio Monte della
Misericordia) e la pala della "Trinitas terrestris" (1617, Napoli, Pietà
dei Turchini). Un nuovo e più lungo viaggio lo portò a Genova nel 1618,
città in cui eseguì i perduti affreschi per il Casino di Sanpierdarena per
Marcantonio Doria, uno dei suoi maggiori committenti. Durante il suo
viaggio sostò a Roma, dove viene ricordato per aver copiato la Galleria
Farnese e per aver intrattenuto legami con i pittori attivi al Quirinale.
A Firenze, invece, studiò i manieristi del Cinquecento, conobbe forse
Bilevert, Allori e Artemisia Gentileschi e viene citato dalle fonti per la
sua abilità di ritrattista. Il ritorno a Napoli segna l'inizio della sua
maturità artistica con le commissioni dei Certosini per San Martino: la
"Lavanda dei piedi" del 1622 per il coro della chiesa, momento cruciale di
riforma dell'iniziale caravaggismo verso i modi del classicismo bolognese
e il ciclo di affreschi per le cappelle dell'Assunta e di San Gennaro. La
sua attività di frescante si esplica lungo tutto il corso della sua
carriera: nel 1623 ebbe l'incarico di eseguire un pennacchio nella
Cappella del Tesoro nel Duomo di Napoli, poi rimosso per lasciar posto
all'intervento del Domenichino. Intorno alla metà del terzo decennio
attese alla decorazione della Sala del Gran Capitano in Palazzo Reale,
rivelando le sue qualità di "pittore di storia". Altri cicli ad affresco
furono da lui eseguiti nella Cappella Severino in S. Maria la Nova e nella
Cappella di S.Maria in S. Diego all'Ospedaletto. Le numerose tele eseguite
nella fase matura esprimono, nella dilatazione delle forme, la ripresa da
esempi di Lanfranco e un gusto retorico e scenografico. Nelle opere
dell'ultimo periodo, dalla "Madonna col Bambino e S. Anna" (Vienna,
Kunsthistorisches Museum) al "Giudizio di Salomone" (Firenze, Coll.
privata) si manifesta chiaramente il suo nuovo indirizzo estetico, frutto
di una sempre maggiore attenzione per la presenza a Napoli di Domenichino
e Lanfranco.
Its disegnativa formation of
manierista stamp the drift from a probable apprenticeship near the
bottega of painter Belisario Corenzio, with which its collaboration in
1601 to the decoration is documented one to I fresco of the Mount of
Mercy. The arrival of the Caravaggio to Naples in 1606 sees artist
already to it asserted and records its immediate cohesion to the new
language naturalist, than esplica in works like the "Immaculate
Conception with Saint Domenico and San Francisco di Paola" (1607) to
Saint Maria of the Star, the "Baptism of Jesus" of the Picture gallery
of the Gerolamini, the "Madonna with the Child" of the Museum of Saint
Martino. ¶After a travel to Rome in 1614, where it had contacts with
Orazio Gentileschi and other reformed caravaggeschi, it returned in
native land and it executed the "Liberation of Saint Pietro"(1615,
Naples, Devout Mount of the Misericordia) and the shovel of "Trinitas
terrestris" (1617, Naples, Mercy of the Turchini). A new and longer
travel carried it to Genoa in 1618, city in which executed the lost ones
frescoes for the Casino di Sanpierdarena for Marcantonio Doria, one of
its greater committenti. During its travel sostò to Rome, where it comes
remembered in order to have copied Galleria Farnese and in order to have
entertained ties with the active painters to the Quirinale. Perhaps to
Florence, instead, it studied the manieristi of the 1500's, knew
Bilevert, Bay and Gentileschi Artemisa and comes cited from the sources
for its ability of ritrattista. The return to Naples marks the beginning
of its artistic maturity with the commission of the Certosini for Saint
Martino: the "Lavender of the feet" of 1622 for the chorus of the church,
crucial moment of reform of begins them caravaggismo towards the ways of
the from Bologna classicismo and the cycle of frescoes for the nails
head of the Assumed one and Saint Gennaro. Its activity of esplica
frescante along all the course of its career: in 1623 it had the
assignment to execute a spandrel in the Nail head of the Treasure in the
Dome of Naples, then removed in order to leave place the participation
of the Domenichino. Around to the half of the third decade it attended
to the decoration of Knows it of the Great Captain in Real Palace,
revealing its qualities of "history painter". Other cycles to I fresco
were from he you execute in the Severino Nail head in S. Maria the Nova
and the Nail head of S.Maria in S. Diego to the Little hospital. The
numerous burlaps executed in the mature phase express, in the expansion
of the shapes, the resumption from examples of Lanfranco and a retorico
and scenografico taste. ¶In the works of the last period, from the
"Madonna with Bambino and S. Anna" (Vienna, Kunsthistorisches Museum) to
the "Judgment of Salomone" (Florence, private Coll.) manifest clearly
its new aesthetic address, fruit of one always greater attention for the
presence to Naples di Domenichino and Lanfranco.
LUCA GIORDANO
(NAPOLI, 1634 - IVI, 1705)
Avviato al caravaggismo dal padre Antonio, anch' egli
pittore, Luca Giordano ebbe la sua precoce educazione artistica nella
cerchia di Jusepe de Ribera. Tuttavia, prima dei vent'anni fu in viaggio
attraverso l' Italia per assimilare, con prodigiosa facilità, i diversi
stili, studiando gli esempi della pittura antica e moderna con occhio
critico e spregiudicato. Nel 1652 fece il suo primo viaggio di studio a
Roma, a Firenze e a Venezia, interessandosi particolarmente dell'arte di
Pietro da Cortona e della grande tradizione veneta del Cinquecento, sugli
esempi di Tiziano e Paolo Veronese. Nel 1653, tornato a Napoli, sviluppò,
in senso barocco, ciò che aveva appreso durante il precedente viaggio,
senza mai, comunque, abbandonare del tutto i rapporti con la tradizione
del "naturalismo" riberesco. Ebbe così inizio quell' attività prodigiosa,
caratterizzata da una straordinaria prolificità che gli valse il
soprannome di "Luca fa presto". Nel 1665 fu nuovamente a Firenze, dove
lavorò anche per i Medici e poi a Venezia. A Napoli realizzò, fra il 1677
e il 1679 circa, alcune grandi decorazioni ad affresco: quella - distrutta
durante la seconda guerra mondiale - nell' abbazia di Montecassino, quella
della cupola della Chiesa di S. Brigida e il ciclo delle storie di S.
Gregorio Armeno nell'omonima chiesa. A Firenze, nel 1682, decorò la cupola
della Cappella Corsini nella Chiesa del Carmine e realizzò i primi
bozzetti per la decorazione della Biblioteca e della galleria di Palazzo
Medici Riccardi. La fama di Giordano era ormai grandissima in Italia ma
anche all' estero, tant'è che Carlo II lo chiamò in Spagna, ove soggiornò
per dieci anni, realizzando grandiose decorazioni. Dopo la morte di Carlo
II, tornò in patria, a Napoli ; nella città natale eseguì le tele per la
Chiesa di S. Maria Egiziaca a Forcella, la decorazione della Cappella del
Tesoro nella Certosa di S. Martino e l' "Incontro di S. Carlo Borromeo con
S. Filippo Neri" nella Chiesa dei Gerolamini. Al momento della morte,
Giordano era impegnato ancora in altre decorazioni, come quella della
chiesa di S. Brigida a Napoli, completata, poi, dai suoi allievi sulla
base dei bozzetti lasciati dal maestro. Durante le varie fasi della sua
attività, Giordano esercitò una vasta influenza sui contemporanei pittori
fiorentini, veneziani e soprattutto napoletani : senza dubbio all'
esaltazione della libera invenzione e alla versatilità dell' artista si
deve un rinnovamento profondo della pittura partenopea che, con lui,
giunse ad una splendida maturità barocca.
Started on the caravaggismo from the father
Antonio, anch' it painter, Luca Giordano had its premature artistic
education in the cerchia of Jusepe de Ribera. ¶However, before vent' the
years he was in travel through Italy in order to assimilate, with
prodigiosa facility, the various styles, studying the examples of the
ancient and modern painting with critical and spregiudicato eye. In 1652
it made its first travel of study to Rome, to Florence and Venice, being
interested particularly of the art of Peter from Cortona and of the
great tradition veneta of the 1500's, on the examples of Tiziano and
Paul Veronese. In 1653, returned to Naples, he developed, in baroque
sense, that that had learned during the previous travel, without never,
however, to abandon of the all relationships with the tradition of the "riberesco
naturalismo". That prodigiosa activity had therefore beginning,
characterized from an extraordinary prolificità that been worth the
nickname of "Luca makes soon". In 1665 it was newly to Florence, where
it worked then also for the Doctors and to Venice. To Naples it realized,
between 1677 and 1679 approximately, some great decorations to I fresco:
that one - destroyed during the second world war - in the abbey of
Montecassino, that one of the cupola of the Church of S. Brigida and the
cycle of history of S. Armenian Gregorio in omonima the church. To
Florence, in 1682, he decorated the cupola of the Nail head Corsini in
the Church of the Carmine and realized the first sketches for the
decoration of the Library and the gallery of Palace Medici Riccardi. The
reputation of Giordano was by now largest in Italy but also to the
foreign country, tant' is that Carl II called it in Spain, where
soggiornò for ten years, realizing huge decorations. After the dead
women of Carl II, it returned in native land, to Naples; in the city
born them it executed burlaps for the Church of S. Maria Egiziaca to
Staple, the decoration of the Nail head of the Treasure in the Certosa
di S. Martino and the "Encounter of S. Carl Borromeo with Black S.
Filippo" in the Church of the Gerolamini. At the moment of the dead
women, Giordano was still engaged in other decorations, like that one of
the church of S. Brigida to Naples, completed, then, from its students
on the base of the sketches leaves you from the master. During the
several ones it makes yourself of its activity, Giordano exercised one
immense infuence on the contemporary painters fiorentini, above all
Neapolitan veneziani and: without doubt to the exaltation of the free
invention and to the versatilità of the artist a deep renewal of the
partenopea painting must that, with he, reached to one splendid baroque
maturity.
Le
parti in inglese sono state ottenute "automaticamente";
l'autore, quindi, si scusa per
eventuali "distrazioni"
The parts
in English have been obtained "automatically";
the author, therefore, excuse for eventual "distractions"