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Altri spunti sulla tematica da...

Cicerone, De or. II, 12, 52; Ad Att. IV, 10, 1; IV, 4, 1; 5, 3; 8, 2; De fin. III, 7, 10

Servio, Ad Aen. I, 373

Quintiliano, Inst. or. X, 3, 31; I, 3, 14; I, 8, 13; I, 1, 36; XI, 2, 41; XI, 57

Plinio il V., Nat. hist. XIII, 11-12; XIII, 75; VII, 115; XXXV, 10; XXXIV, 43; XII, 94

Svetonio, Vita Caes. 44 e 56; De gramm. 18, 1; 20; Vita Aug. 43, 29; Vita Vesp. 18; Vita Tib. 74; Vita Galbae, 1

Seneca, De br. v. 13, 4; 13, 1; De tr. an. 9, 4

Nepote, Att. 13, 3

Frontone, Ep. ad Caes. VII; IV, 5

Agostino, conf. I, 16, 26

Tacito, Ann. III, 66

Gellio, Noct. Att. XIII, 13, 1; 20, 1; XI, 17, 1; XIX, 5, 4

 

L'ordinamento scolastico

L'ordinamento scolastico romano non era molto dissimile dal nostro; era distinto anch'esso in gradi, che grosso modo possiamo chiamare elementare, medio e superiore. Fino a quando Roma non venne a contatto con la raffinata e superiore cultura ellenistica, era considerato sufficientemente istruito il cittadino che sapesse leggere, scrivere e far di conto. Dopo la prima educazione, affidata alla madre, i figli apprendevano dal padre stesso i primi rudimenti della grammatica e dell'aritmetica.

Quando, però, cominciarono ad affluire a Roma dalla Grecia e dall'Oriente i primi maestri, si preferì affidare a loro la formazione intellettuale dei giovani romani. I maestri elementari (ludorum magistri) insegnavano ai ragazzi a scrivere su tavolette spalmate di cera, che si incidevano con uno stilo; per fare i calcoli, gli studenti si servivano di sassolini; adoperavano la penna e l'inchiostro solo per scrivere su carta di papiro o su pergamena. Durante la lezione, il maestro sedeva sulla cattedra (che era una semplice sedia con schienale), gli alunni sedevano su sgabelli e tenevano in borsa il materiale scolastico, costituito appunto da tavolette di legno spalmate di cera e dallo stilo. Questo era un punteruolo d'osso o di metallo, reso acuminato ad un'estremità, per incidere la cera, cioè per scrivere; arrotondato all'altra, per cancellare, all'occorrenza, i segni tracciati.

A mezzogiorno, le lezioni finivano e riprendevano nel pomeriggio: in totale erano sei le ore giornaliere che i ragazzi dedicavano alla scuola. C'erano naturalmente anche i giorni di vacanza. Si pensa che esistesse un periodo di vacanza lungo due o tre mesi. Nei tempi più antichi, soltanto i ragazzi erano tenuti a seguire lezioni regolari, alle quali ben presto furono ammesse anche le fanciulle.

Terminati gli studi elementari, i ragazzi accedevano all'istruzione media, sotto la guida di un litterator o grammaticus, da cui imparavano la lingua e la letteratura latina e greca, studiandole direttamente sui testi dei maggiori poeti e scrittori. Il grammaticus insegnava agli alunni a commentare i brani studiati e a gustarne la bellezza. Oltre a ciò, impartiva ai giovani anche nozioni varie di storia, geografia, astronomia e fisica, indispensabili per comprendere a fondo i testi letterari. Le nozioni scientifiche, dati i tempi, erano naturalmente empiriche e spesso ingenue. Forte di una conoscenza abbastanza sicura delle due lingue, la latina e la greca, il giovane poteva compiere il suo corso superiore di studi, sotto la guida del rhetor. Approfondiva lo studio dei classici, dedicando particolare attenzione ai prosatori, in modo da perfezionarsi nell'arte del dire. I futuri oratori politici e uomini di Stato si esercitavano, di solito oralmente, nelle cosiddette "suasoriae", ossia si abituavano a comporre arringhe su qualsiasi argomento, sotto forma di monologo.

Quando, invece, l'esercitazione assumeva la forma del dibattito, prendeva il nome di "controversia"'.

(Pepe-Sposaro - De Romanorum vita et moribus)


Forse non tutti sanno che ...

  • anticamente si scriveva anche su piombo ("Opere e Giorni" di Esiodo in Pausania), su rotoli di stagno (cerimoniali dei Messeni in Pausania), su oro (deprecationes orphicae), sulle scapole dei buoi (appunti di Cleante in Diogene Laerzio)

  • in epoca imperiale gli alti funzionari usavano tavolette di avorio, ma erano molto diffuse quelle di scorza di tiglio

  • la carta di papiro era ricavata dal Cyperus Papyrus, erba della famiglia delle ciperacee, dall'alto fusto, diffusa in Siria, Palestina, Alto Nilo ed in Sicilia lungo i fiumi Anapo ed Alcantara

  • tre erano le qualità della carta di papiro: la charta regia (la migliore), la saitica (da Sais in Egitto), la commerciale

  • la cartapecora era diffusa fin dall'antichità, tanto è vero che si scriveva su pelli, oltre che di pecore, anche di capre, antilopi, serpenti, cani, montoni, vacche, maiali, gazzelle

  • la pergamena più fine era quella fatta con pelle di agnelli nati morti

  • Ovidio ("Tristia") ricorda una pergamena purpurea, ma si menziona anche un esemplare dell'Iliade e dell'Odissea trascritto in lettere d'oro su pelle di serpente

  • gli strumenti del copista erano: matita di piombo, compasso, regolo, temperino, calami, teca, calamaio

  • l'inchiostro era ricavato dalla feccia del vino seccata al forno, dalla combustione dell'avorio, dall'unione di due parti di gomma con polvere nera e acqua, dal nero della fuliggine, dal nero delle seppie (per i papiri); dalla noce di galla (per la pergamena); dal solfato di ferro (nel Medioevo)

  • esisteva un inchiostro "simpatico", fatto di succhi vegetali o di latte

  • l'inchiostro, oltre che nero, poteva essere rosso-giallo, porpora, verde, blu, d'oro

  • Plinio il V. (Nat. Hist. VII, 21) ricorda il codice di una Iliade grande quanto un guscio di noce

  • il Codice Laurenziano 74, 10 fu opera di ben 17 copisti

I salari nel mondo antico

  • Lavoro servile in locazione: da 12 a 18 assi al giorno, secondo lo stato di salute dello schiavo (età repubblicana - Cic. Pro Roscio C. 10, 28) 1 obolo al giorno + vitto ed alloggio + premi vari in denaro, se si trattava di servi zelanti nei compiti assegnati (nel sec. II d.C. - Ateneo 6, 104)

  • Cuochi: 1 nummus al giorno (Plauto, Aul. 2, 34)

  • Minatori: da 9 a 10 assi al giorno (Polibio 34, 8) 1120 assi al semestre (nel sec. II d.C. in Transilvania - C.I.L. Ili, 948)

  • Lavoro libero: da 4 a 6 oboli al giorno (in Egitto - Cic. Pro Roscio C. 10, 28)

  • Lavoranti agricoli: 1/5, 1/6, 1/8 o 1/9 del prodotto secondo la qualità e la produttività del terreno (Cat. De r.r. 156); la metà, in caso di compartecipazione (Cat. De r.r. 136)

  • Pigiatori di olive: 1/6 di olio (Cat. De r.r. 67)

  • Raccoglitori di olive: 5 moggi di olive salate + 9 libbre di olio + aceto per ogni 1200 moggi (Cat. De r.r. 144)

  • Lavoro industriale: da 4 a 5 oboli al giorno (a Delo nel sec. Ili a.C.)

  • Muratori: 3 oboli (a Rodi - Pol. 5, 89)

  • Scribi: da 14 a 15 assi al giorno (in Spagna nel sec. I a.C. - Lex Col. Gen. lui. c. 63)

  • Accensi: 700 sesterzi all'anno (periodo e fonte "scribi)

  • Littori: 600 sesterzi all'anno (periodo e fonte "scribi")

  • Viatores: 400 sesterzi all'anno (periodo e fonte "scribi")

  • Librarii: 300 sesterzi all'anno (periodo e fonte "scribi")

  • Aruspices: 500 sesterzi all'anno (periodo e fonte "scribi")

  • Praecones: 300 sesterzi all'anno (periodo e fonte "scribi")

  • Fabbri: 8 sesterzi per piccoli lavori (ai tempi di Catone)

  • Lavoratori specializzati: da 36 a 54 assi al giorno (ai tempi di Cicerone)

  • Lavoratori ordinari: 16 assi al giorno (in Palestina sotto Augusto - Matteo 20,2 da 12 a 18 assi al giorno (ai tempi di Cicerone); da 4 a 6 oboli al giorno (in Egitto nel sec. I d.C.)

  • Legionari: 10 assi al giorno (sotto Tiberio - Tac. Ann. 1, 17, 10)

  • Maestri: …quasi come oggi: 8 assi al mese per alunno (media 80/120 assi al mese; nella prima metà imperiale - Or. Sat. 1, 6, 73)

  • Braccianti: da 360 a 500 assi al mese (in età imperiale

  • Fitto di asini: 2 dracme al giorno (in Egitto - Pap. Ox. 7, 1049)

  • Operai addetti alle dighe: da 3 a 5 oboli al giorno (in Egitto nel sec. I d.C.); da 2 a 6 oboli al giorno (in Egitto nel sec. II d.C.)

  • Operai addetti alle irrigazioni: da 32 a 36 dracme al mese (in Egitto nel sec. II d.C.)

  • Mandriani: 14 dracme al mese (in Egitto)

  • Operai addetti all'estrazione dell'acqua: da 36 a 40 dracme al mese (in Egitto)

Alcuni prezzi

  • Fitto di casa modesta: 500 sesterzi all'anno (fuori Roma); 2000 sesterzi all'anno (a Roma)

  • Frumento: 13 denari ogni 6 moggi (guerra annibalica - Pol. 9, 44); 31 denari ogni 6 moggi (guerra sociale - Cic. Verr. 3, 92,214); da 5 a 20 dracme per artaba (in Egitto nel sec. II d.C.)

  • Vitto ed alloggio in posto di ristoro: 1/2 asse al giorno (Italia sett.)

  • Vitto normale medio: 2 assi al giorno (Sen. Ep. mor. 2, 6[18] )

  • Calzari: da 36 a 48 assi (Sen. De ben. 7, 21)

  • Pane: 1 asse (Petr. Sat. 44)

  • Minestra di ceci: 2 assi

  • Schiavi: da 4 a 6 assi al giorno (Cic. C.M. 4); 8 assi al giorno (Columella 3, 3, 8

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


       

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Ultimo aggiornamento:  19-03-07