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Porta Reale
Sul
finire del
XIII
secolo, iniziata la costruzione della chiesa e del monastero
di S. Domenico, la Porta Cumana, dal limite dell'odierna Via
Benedetto Croce con Piazza S. Domenico Maggiore, fu spostata più ad
occidente, al limite di Piazza del Gesù con Via Domenico Capitelli
e ribattezzata Porta Reale.
Costruita Via Toledo (dal titolo dei viceré) nel 1536, la Porta fu
eretta al capo nord della strada conservando il nome di Porta Reale.
Quasi due secoli e mezzo dopo, il 1775, per rendere più agevole il
traffico, ed essendo anche diventata inutile, la Porta fu diroccata.
Sulla facciata del fabbricato, a sinistra, appena imboccata Via Roma
da Piazza Dante, si vedono due lastre marmoree che incordano la
costruzione e la demolizione della Porta:
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PETRO TOLETO VILLAE FRANCHAE MARCHIONI
CAROLI
V.
CAESAR PROREGI
INCLYTAE HUIUS URBIS ET MOENIUM
AMPLIFICATORI
TRANSLATA HUC A REGIONE NILI PORTA REGALI
PRODUCTA ULTERIUS PORTA D. URSA
MUNITA HINC AD MARIS PROSPECTUM VIA
TOLETA
CRYPTA PUTEOLANA AD ILLUSTRIORUM FORMAM
REDACTA
EXCITATIS
PROREGIBUS AULA MAGISTRATIBUS PRAETORIO
TUTELAE CIVIUM IN VERTICE COLLIS ARCE
II
ET
XX
ANNIS IN PREFECTURA PERACTIS
ANTONIO TOLETO DUCE ALBAE
SUB REGE PHILIPPO
IV
PROREGE
MAGNI PATRUI VIRTUTEM EMULO
AEDILES
TANTORUM BENEFICIORUM MEMORES PP.
ANNO MDCXXVIII |
Pietro Toledo marchese di Villafranca,
viceré dell'imperatore Carlo
V,
di questa illustre città ampliatore delle
mura.
Trasferita qui la Porta Reale dalla
regione del Nilo,
spostata più tardi a Porta Donnorso.
Costruita Via Toledo, da qui alla vista
del mare.
Restituita la Grotta Puteolana ad un
aspetto più decoroso.
Costruita l'aula per i viceré e il
pretorio per i magistrati
per la tutela dei cittadini sulla somma
vetta del colle.
Trascorse 22 anni nella vicereggenza.
Ad Antonio Toledo, duca d'Alba, viceré
del re Filippo
IV,
emulo delle virtù del grande zio paterno,
gli edili,
memori di cosi grandi benefici, posero.
Anno 1628 |
Questo marmo, come si vede, reca la data del 1628, vale a dire quasi
un secolo dopo la costruzione della Porta, questo perchè l'epigrafe
fu posta durante la vicereggenza del discendente del Toledo che
volle, così, onorare la memoria del suo parente e predecessore.
La
lapide che ricorda la demolizione della Porta è la seguente:
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FERDINANDO
IV
REGE OPTIMO AC PROVIDENTISSIMO
PORTAM REGALEM
PRAE AMPLIATIS URBIS SPATIIS
ANGUSTAM ET PROPE IMPORTUNAM
TUM LUCULENTA VIAE TOLETANAE PROSPECTUI
OFFICIENTEM
VII VIRI MURIS ACQVIIS CURANDIS
DEMOLIENDAM
CONTIGUIS AEDIBUS COEMPTIS AC SOLO AEQUATIS
VIAM LATIOREM STERNENDAM
CENSUERUNT
ANNO MDCCLXXV |
Sotto Ferdinando
IV,
re ottimo e previdentissimo,
i sette uomini preposti alle mura e agli acquedotti
stabilirono di abbattere la Porta Reale, angusta e
quasi importuna per gli ampliati spazi della città,
che allora toglieva la vista all'importante prospettiva
della Via Toledo, e acquistati e rasi al suolo gli
edifici
vicini per rendere più ampia la via.
Anno 1775 |
Il Seggio di
Porto
Due
lapidi ricordano questo Seggio, sono murate sulla facciata del
fabbricato a sinistra, (imboccando Via Mezzocannone dal Corso
Umberto ), dove fa angolo con Via Sedile di Porto.
La
prima lapide:
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CURIA NOBILIUM DE PORTO
HEIC UBI OLIM NAVIUM STATIO NUERAT
FUNDATA
INVENTOQUE IN EFFASIONIBUS ORIONIS SIGNO
DISTINCTA
NUNC SEDE IN ELEGANTIOREM URBIS REGIONEM
TRANSLATA
NE CONVERSO IN PRIVATOS USUS LOCO
LONGAEVA VETUSTATE FACTI FAMA ABOLERETUR
AETERNUM APUD SEROS NEPOTES TESTEM
HUNC LAPIDEM ESSE
VOLUIT
ANNO AERAE CHRIST. MDCCXLII |
La Curia dei nobili del Porto qui, dove una volta
era stata fondata una stazione per le navi
e manifestamente riconosciuta per il segno trovato
di Orione, ora essendo stata trasferita la sede
in una più elegante Regione della Città,
cambiato per usi privati questo luogo, affinchè
non fosse abolita la fama dei fatti per la
lunga vetustà, volle che questa lapide fosse
eterna testimonianza presso i discendenti.
Anno 1742 dell'era Cristiana |
Questa scritta è sormontata dalla figura dell'orione velloso.
La
seconda lapide, posta dal Comune, dice:
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ABBATTUTE LE LURIDE CASE ED IL CONTIGUO
SUPPORTICO ANGIOINO
CHE DA UN LATO E DALL'ALTRO
RENDEVANO STRETTI ED OSCURI
I
VICHI
E COSTRUITE NUOVE E VASTE VIE E COMODE ABITAZIONI
A RISANAMENTO E DECORO DELLA CITTÀ
IL MUNICIPIO
FECE QUI COLLOCARE QUESTE LAPIDI SUPERSTITI
AFFINCHÈ RICORDASSERO AI POSTERI
IL SITO E L'IMPRESA DEL VECCHIO SEGGIO DI PORTO
CHE
FINO ALL'ANNO MDCCXXXXII
NELL'ANGOLO DEL VICO MEZZOCANNONE
ESISTETTE |
Nell'attuale Piazza Portanova, a sinistra, dove stava il Seggio
omonimo, c'è ora questo marmo:
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DA TEMPI REMOTISSIMI
QUI SORSE IL SEGGIO DI PORTANOVA
UNO DEI CINQUE NOBILI CONSESSI
CHE COL POPOLARE
FORMARONO L'ANTICA AMMINISTRAZIONE MUNICIPALE DI NAPOLI
E DURÒ FINO AL MDCCC
QUANDO QUESTA INCOLPATA DI AMORE ALLA LIBERTÀ
FU DA FERDINANDO
IV
DI BORBONE
ABOLITA
E QUELLO A PRIVATE ABITAZIONI RIDOTTO
NEL MDCCCXCVIII
IL MUNICIPIO DI TEMPI NUOVI E LIBERI
REGNANDO UMBERTO
I
RE D'ITALIA
PERCHÈ DI CIÒ RIMANESSE MEMORIA
QUESTA LAPIDE
P. |
La colonna di
Corradino
Di
colore rosso-scuro, dal diametro di circa 60 centimetri, e di oltre
2 metri e mezzo di altezza, la colonna è sormontata da una croce di
marmo con, in rilievo, il Cristo Crocefisso; sulla sfaccettatura
alla sommità della colonna si distingue ancora la data incisa,
MCCCLI, mentre quasi illeggibile è la scritta sottostante, incisa,
sull'orlo, attorno alla colonna:
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ASTURIS UNGUE LEO PULLUM RAPIENS AQUILINUM HIC
DEPLUMAVIT
ACEPHALUNQUE DEDIT |
Il leone artigliando ad Astura l'aquilotto lo rapì
qui gli divelse le ali e lo decapitò |
Nel
1847 il principe Massimiliano di Wittelsbach, la cui Casa era
imparentata con gli Hohenstaufen, fece erigere sulla tomba di
Corradino, nella chiesa del Carmine, una statua raffigurante il
giovane svevo ritto su di un piedistallo.
Sul
lato sinistro della base che regge la statua è raffigurato il
distacco di Corradino dalla madre al momento della partenza per
l'impresa, sul lato destro il saluto, prima del supplizio, tra
Corradino e Federico di Baden, suo compagno d'armi e di sventura,
anch'egli condannato a morte e decapitato.
A
terra, davanti al piedistallo, c'è questa scritta:
|
Massimiliano principe ereditario di Baviera
erge questo monumento
ad un parente della sua casa
che fu re Corradino.
Ultimo degli Hohenstaufen.
L'anno 1847 giorno 14 maggio. |
S. Chiara
Senza pompa, quasi in sordina, i recuperati resti di trenta, tra re,
regine, principi e principesse della casa borbonica, furono sepolti
nell'ultima cappella a destra, prima della sagrestia, dove già si
trovava e si trova il sarcofago di Maria Cristina di Savoia, prima
moglie di Ferdinando
II
di
Borbone.
Sul
pavimento della cappella le lastre marmoree dell'ipogeo, oltre allo
stemma borbonico a colori, recano, incisi, i nomi e tutti i dati
anagrafici dei defunti.
L'epigrafe è così composta:
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UTRIUSQUE SICILIAE REGUM ET PRINCIPUM
EX BORBONIA PROSAPIA EXUVIAE
POST COLLAPSUM HOC TEMPLUM RECUPERATAE
HYPOGEO HOC NOVITER CONDITO
PIE DEPOSITAE SUNT
IV
KAL. APR. MCMLVIII |
Le spoglie dei re e dei principi del casato dei Borboni
delle due Sicilie, recuperate dopo la rovina di questo
tempio, furono piamente deposte in questo ipogeo
nuovamente fondato
29 marzo 1958 |
I
nomi:
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FERDINANDUS I UTR. SICILIAE REX
1751 1825
FRANCISCUS
I UTR. SICILIAE REX
1777 1830
MARIA ELISABETH UTR. SICILIAE REGINAE
1789 1848
FERDINANDUS II UTR. SICILIAE REX
1810
1859
LEOPOLDUS PRINCEPS SALERNI
1790
1851
LEOPOLDUS COMES SIRACUSARUM
1813
1860
ANTONIUS COMES LICII
1816
1843
MARIA AMALIA INFANS HISPANIARUM
1818
1857
M. VICTORIA A SABAUDIA COMITISSA
SIRACUSARUM
1814 1874
ANNA MARIA A SAXSONIA
MAGNA DUCISSA
ETRURIALE
1836 1859
CAROLUS TITUS
FERDINANDI
IV
F.
1775 1778
M. CLEMENTINA DUCISSA CALABRIAE
1777 1801
MARIA ANNA FERDINANDI
IV
F.
1780
CAROLUS IANARIUS FERDINANDI
IV
F.
1780 1789
MARIA TERESIAE UTR. SICILIAE REGINAE
1816 1867
IOSEPH FERDINANDI
IV
F.
1781
1783
MARIA CLOTILDIS FERDINANDI
IV
F.
1786 1792
MARIA HENRICA FERDINANDI
IV
F.
1787 1792
MARIA ELISABETH FERDINANDI
IV
F.
1793 1798
FERDINANDUS DUCIS CALABRIAE F.
1800 1801
ELISABETH COMITIS SIRACUSARUM F.
1828
ALBERTUS COMES CASTROIJOANNIS
1839 1844
ELISABETH COMITIS AQUILAE F.
1846
1859
GERMANA COMITIS AQUILAE F.
1848
COMITIS AQUILAE FILIUS CUIUS NOMEN
ADHUC LATET
1848
IOSEPH COMES LUCERIAE
1848
1851
EMMANUEL COMITIS AQUILAE F.
1851
VINCENTIUS COMES MELATII
1851
1854
MARIA TERESIAE COMITIS DREPANI F.
1855 1856
FERDINANDUS COMITIS DREPANI F.
1857 1859
IANUARII CALATAIERONIS COMIT
1857 1867 |
La sagrestia di S.
Domenico maggiore
Alzando gli occhi, oltre a vedere nella volta il grande affresco del
Solimena, si vede una balconata che corre su tre lati della sala
rettangolare, l'ingresso e le due pareti laterali, e su questa, in
due ordini soprapposti, quaranta casse di diverse dimensioni ed a
forma di baule.
Queste casse, ricoperte un tempo di drappi e velluti, oggi
scoloriti, lisi ed in parte scomparsi, sono in realtà dei feretri
che contengono i resti dei re, dei principi ed illustri personaggi
aragonesi.
Nel
1594 il viceré d. Giovanni di Zunica, conte di Miranda, li fece
sistemare nel luogo attuale ed apporre la seguente epigrafe:
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MEMORIAE REGUM NEAPOLIS
ARAGONENSIUM TEMPORIS INJURIA CONSUMPTAE.
PIETATE CATHOLICI REGIS PHILIPPI,
A JOANNE ASTUNICA COMITE MIRANDAE,
IN REGNO NEAPOLITANO PROREGE CURANTE, SEPULCRA
INSTAURATA.
ANNO DOMINI MDLXXXXIV |
Le memorie dei re aragonesi di Napoli consumate dalle
ingiurie del tempo.
Per la pietà del re Filippo il Cattolico, i sepolcri
restaurati da Giovanni di Zunica conte di Miranda,
viceré del regno di Napoli.
Anno del Signore 1594. |
La tomba di Andrea
d’Ungheria
L'infelice principe ungherese neanche dopo morto trovò pace.
Rimasto qualche tempo nella chiesa di Aversa, il cadavere fu poi
trasportato nel Duomo di Napoli dove, per iniziativa di Orso
Minutolo, fu inumato nella Cappella di S. Ludovico di Tolosa e
quando questa Cappella fu, poi, trasformata in sagrestia le spoglie
di Andrea furono trasferite nella Cappella di Bartolomeo di Capua e
sul marmo del sepolcro fu scritto il seguente epitaffio:
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ANDREA CAROLI UBERTI PANNONIAE REGIS F.
NEAPOLITANOR REGI
JOANNAE UXORIS DOLO ET LAQUEO NECATO
URSI MINUTOLI PIETATE HIC RECONDITO
NE REGIS CORPUS INSEPULTUM SEPULTUMVE FACINUS
POSTERIS REMANERET
FRANCISCUS BERARDI F. CAPYCIUS
SEPULCRUM TITULUM NOMENQ.
P.
MORTUM ANNO R.
XIX
MCCCXLV
XIV
KL. OCTOB |
Ad Andrea, re dei napoletani,
figlio di Caroberto re di Pannonia,
ucciso con inganno e con un laccio dalla moglie
Giovanna.
Riposto qui dalla pietà di Orso Minutolo
affinchè il corpo del re non restasse insepolto
e sepolto rimanesse il delitto ai posteri.
Morto a 19 anni il 18 settembre 1345.
Francesco Capece figlio di Berardo
pose il sepolcro ed il titolo
fece. |
Via Nuova
Poggioreale
Fu
realizzata la nuova strada, ampia e diritta, ombreggiata da alberi
ed abbellita da varie fontane, opere di G. A. Negrone, delle quali,
purtroppo, non è rimasta traccia.
La
strada fu chiamata: Via Nuova Poggioreale.
Come
tutti i suoi predecessori che, con la tipica vanità spagnuola,
ebbero cura di apporre lapidi e scritte per le opere da loro fatte o
rinnovate, anche il conte di Benavente fece apporre nella nuova
strada due lapidi con scritte in latino:
|
HOSPES
QUAS CERNIS DELICIAS,
BENEVENTANORUM COMITIS HUMANITATI:
QUAM IN URBE VIDEBIS ANNONAE COPIAM,
EJUSDEM PROVIDENTIAE DEBES.
ANNO DOM. 1604. |
O ospite
auetle bellezze che vedi son dovute
alla bontà del conte dei beneventani:
Tutta l'abbondanza di vettovaglie, che vedrai
in città, la devi alla sua previdenza.
Anno del Sig. 1604 |
|
PHILIPPO III REGE
JO: ALPHONSO PIEMONTELLINO, OPTIMO PRINCIPE, EJUS IN HOC
REGNO VICEM, IMPLENTE, IN HOS AERE PUBLICO EXTRUCTOS
FONTES
SUBTERRANEIS E CUNICULIS IMMISSAE SUNT SALIENTES AQUAE,
PRAETEREUNTIUM OBLECTATIONI, USUI, AC LOCI AMAENISSIMI
ORNAMENTO.
ANNO DOM. 1605 |
Sotto il regno di Filippo III, Alfonso Pimentel,
ottimo principe,
Viceré in questo regno, furono immesse acque sorgive
da condutture sotterranee in queste fontane,
costruite
con denaro pubblico, per il diletto dei passanti e per
ornamento dell'amenissimo luogo.
Anno del Signore 1605 |
Napoli operosa
La
prima locomotiva a vapore, interamente costruita da tecnici e
maestranze napoletane, uscì dalle officine nel 1846; per ricordare
la fondazione di Pietrarsa fu inaugurato, nel 1852, all'interno
delle officine, un monumento a Ferdinando
II
di Borbone con la seguente epigrafe:
|
FERDINANDO
II
PIO MAGNANIMO AUGUSTO
FRA TANTE OPERE GRANDI
QUESTE MECCANICHE OFFICINE
EMULATRICI
DELL'INDUSTRIA STRANIERA
CREÒ NEL
1842 |
In
una relazione sul porto di Napoli, fatta al Parlamento nell'aprile
del 1862, l'on. Agostino Depretis così si espresse:
« La
città di Napoli è fornita di un porto mercantile di minime
dimensioni, malsicuro, poco profondo, senza comodi approdi, senza
cantieri di costruzioni o riparazioni delle navi ».
Questa constatazione fatta dopo la fine del regno borbonico,
avvalora un altro primato napoletano: la navigazione a vapore.
Nasce spontanea una domanda: « Se nelle condizioni descritte dal
Depretis Napoli seppe porsi all'avanguardia nel campo della
navigazione a vapore, mettendo in pratica le recenti innovazioni,
quale sarebbe stata la sua capacità potendo disporre di una migliore
attrezzatura portuale? ».
Ecco
provato, dunque, quello che poco prima si affermava, e cioè la
genialità e lo spirito d'iniziativa dei
napoletani che, nonostante gli scarsi mezzi, riuscirono a stabilire
dei primati, precedendo il resto dell'Italia.
Il
27 settembre 1818, dal molo Piliero, salpava la prima nave a vapore,
la « Ferdinando
I
», per il viaggio inaugurale Napoli-Genova.
Era
stata varata nei cantieri Vigliena due mesi prima.
Nel
1823 si costituiva a Napoli la prima compagnia di navigazione del
Mediterraneo: La Società Napoletana delle Due Sicilie.
Il
1918, nel centenario dell'avvenimento, il Comune di Napoli faceva
apporre una lapide con la seguente epigrafe:
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IN NAPOLI
PRIMI IN ITALIA
IL BACINO DI RADDOBBO IL FARO LENTICOLARE LA FERROVIA
LA FERDINANDO
I
SALPAVA
LA PRIMA NAVE A VAPORE CHE CORRESSE IL MARE
IL
XXVII
SETTEMBRE MDCCCXVIII
DI NAPOLETANI
L'INTELLETTO ED IL BRACCIO LA CONDUCEVANO
LA GUIDAVA IL GENIO DEL MARE
OPERA ADDUCENTE ALLA TERRA DELLE SIRENE
NUOVI MEZZI ALLA CIVILTÀ
IL COMUNE
AL COMPIERSI DEI CENTO ANNI |
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