Home
Su
La Cartografia antica
Geografia Campana
Il Lazio antico
Lo Stato
La Magia
Amuleti e talismani
Scienze e Pratica
La Produzione Antica
La produz. in Grecia
Donne e donne
Il matrim. in Grecia
Donne e Dee
Il Tempo Libero
Il Simposio
Il Trucco
L'Urbanesimo
Le classi sociali
Candidati ed Elettori
La Posta
La Domus Italica
Le ville di Plinio
La Casa Pompeiana
Pompei
La Società
La Scuola
Il caso "Lucrezia"
Il Cristianesimo
L'Interiorità
Imperatori
Le navi da guerra
Il Materiale Scrittorio
Papiri & ...
La Pòlis
L'Agorà
L'humanitas
Gare e giochi
Il Calcio di... allora
Gli acquedotti
L'alimentazione
L'alimentaz. in Grecia
Strade e ponti
Viaggi e viaggiatori
I viaggi in Grecia
Le città
Culto e Religione
I funerali in Grecia
Teatri & Circhi
Caccia & Pesca
Le ville di Cicerone
Giocattoli e Giochi
La Medicina
La medicina in Grecia
L'accampamento
Le navi mercantili
L'agricoltura
L'agricoltura in Grecia
L'Architettura
Roma by night
I processi greci
Vita a Roma 1
Vita a Roma 2

 

 

 

 

 

 

 

Carte e mappamondi: dai Babilonesi a Tolomeo

 
     
 
     
 
     
 

La Tabula Peutingeriana

Ci è pervenuta anche una carta dall'antica Roma. Per i Romani una carta era una guida per andare da un posto all'altro, e quindi doveva contenere informazioni necessarie come le distanze, la disponibilità di alloggi, i nodi stradali e i confini delle province. Poiché tali carte erano essenziali nelle operazioni militari e nell'amministrazione delle province, Augusto ordinò a Marco Agrippa di compilare un atlante dì tutto l'Impero; progetto che fu completato nel corso di vent'anni. Quando fu finito, una grande carta geografica fu posta su un muro della Porticus Vipsania a Roma, cinque anni dopo la morte di Agrippa, e fu usato come modello per copie distribuite ai generali ed agli amministratori di massimo livello. La carta di Agrippa dava le distanze in miglia di ogni terra dell’Imperao, indicava i principali nodi stradali e fluviali, le istallazioni d'importanza strategica e logistica, ed anche servizi ricreativi come bagni e stazioni termali. La carta era accompagnata da un commento preparato da Agrippa e da una minuziosa chiave dei simboli usati. Traendo origine da questa carta, furono riprodotte in molte copie due tipi di guide: gli itineraria adnotata, di cui sono sopravvissuti parecchi esemplari, e gli itineraria picta, di cui l'unico esempio è la Tavola di Peutinger. I primi erano liste di luoghi con le loro distanze in miglia lungo le strade maestre; gli altri avevano l'ulteriore vantaggio di rappresentare graficamente le vie principali.

La Tavola di Peutinger, considerata da molti come l'unico esempio sopravvissuto dell'elaborato progetto di Agrippa, è un documento estremamente interessante. Si tratta dì un rotolo dì pergamena lungo ventun piedi e largo uno, che doveva naturalmente essere arrotolato o piegato in una cartella. I suoi undici fogli coprono i territori dall'estremità orientale dell'Inghilterra e dai Pirenei fino alla Cina e alle coste dell'Oceano Orientale. Originariamente della carta faceva parte un altro segmento comprendente le Isole Britanniche e la Penisola Iberica. Che poi il mondo fosse appiattito come una frittella, il Mediterraneo sembrasse un canale, e i grandi fiumi, come il Nilo, il Danubio e il Reno fossero costretti a prendere una direzione est-ovest, tutto questo non turbava affatto la mentalità pratica dei Romani.

Questa carta è una testimonianza eloquente delle condizioni di viaggio in pieno Impero Romano, condizioni che non furono superate fino all'epoca napoleonica, e all'introduzione della navigazione a vapore che creò migliori condizioni di viaggio sia per terra che per mare. La Tavola contiene 534 illustrazioni: 311 in Europa. 62 in Africa, e 161 in Asia. Le tre residenze imperiali di Roma, Costantinopoli e Antìochia sono raffigurate con particolari accorgimenti pittorici. La maggior parte delle città sono però indicate da due torri, e ci sono più di quaranta varietà di questo tipo di simbolo. Alcune torri sono a cupola, altre sono appuntite, alcune hanno un pomo sulla cima, alcune sono cinte da un muro, alcune poggiano su piattaforme, altre invece sono al livello del suolo, e porte e finestre sono sistemate anch’esse in modo molto vario. Sono poi rappresentati trentatrè templi, mentre i trentotto stabilimenti termali e balneari testimoniano l'amore dei Romani per i bagni. I disegni che rappresentano Ì bagni hanno forma quadrangolare, con la vasca al centro, e tre, quattro, o cinque porte laterali, e numerose varianti sulle facciate. C'è anche un piccolo numero dì fari e porti chiaramente indicati, ed altri simboli che non si sono potuti identificare in maniera soddisfacente.

 

 
     
 

La Carta dei Crociati

 

I portolani

di Antonio Mattera

Un portolano del XVI secolo: In basso si può notare un particolare della costa antartica (scoperta solo nel 1818) e dello stretto di Magellano

1492: siamo su una caravella veleggiante nell’Atlantico; nella cabina del comandante un uomo, dai tratti austeri e decisi, studia per l’ennesima volta le carte in suo possesso. Quest’uomo è Cristoforo Colombo e tra pochi giorni passerà alla storia come lo scopritore del continente americano. Sa che i suoi uomini incominciano ad essere esasperati per questa continua navigazione in un oceano che sembra senza fine, ma dalle carte in suo possesso, in parte ereditate dal suocero, sembra che la fine di quel viaggio sia al termine.

Egli è fin troppo sicuro che quelle carte, così anacronistiche per l’epoca, indicanti luoghi e terre mai visti prima di allora (o almeno così si supponeva), non siano menzognere e per infondersi coraggio rilegge la lettera del suo amico Toscanelli, cartografo del tempo, (il quale aveva sottoposto, prima di Colombo, lo stesso progetto al Re di Portogallo) il quale lo consigliava, nel suo viaggio, di far sosta nelle grandi isole che egli chiamava Antilia, dimostrando così di crederci fermamente.

1513: un famoso ammiraglio turco, Pirì Reis, è chino sul suo tavolo, nella sua casa di Costantinopoli, intento a ricopiare, su una pelle di gazzella, alcune antiche mappe di cui per molti versi alcuni tratti sono a lui sconosciuti, benché come ammiraglio della flotta turca, avesse avuto ben occasione di navigare nei mari sin allora conosciuti. La curiosità, e forse la capacità di concepire prima di altri che quelle coste e terre disegnate non siano semplici frutti di fantasia, ma piuttosto il retaggio di antiche conoscenze, fanno in modo che egli persegua un fine che alla vista di molti, allora, sembrava da visionario, ma che ai nostri occhi, oggi, diventa uno dei più grandi quesiti, ancorché spesso ignorato dalla scienza dogmatica.

1737: quasi due secoli dopo Pirì Reìs, troviamo, questa volta in Francia, un eminente geografo francese, Philiph Buache, intento a ricopiare alcune antiche mappe, che tracciano il profilo di un continente fino allora ( e sino al 1818) ancora sconosciuto: l’Antartide. Quello che non può sapere Buache è che il continente di cui sta tracciando il profilo esiste ma che tali tratti territoriali sono stati i suoi confini all’incirca 13000 anni prima, allorché tale terra era libera dai ghiacci che ora la ricoprono.

1959: un anziano professore di Storia delle Scienze, Charles Hapgood, sta studiando, davanti al fuoco del camino del suo studio, nella sua casa nel New Hampshire, alcune antiche mappe; tra le sue mani si trovano infatti le carte di Pirì Reìs, Buache, Mercatore, Oronzo Fineo, ed altre ancora. Ai suoi occhi balza subito la medesima discrepanza presente in tutte questi documenti: esse sono foriere di conoscenze geografiche e cartografiche apertamente in contrasto ai periodi a cui fanno riferimento: le nozioni che rappresentano precorrono di molto il normale progresso geografico e cartografico, così come noi lo conosciamo!

La carta di Pirì Reis

Il 2 novembre 1929, durante il lavoro di catalogazione degli oggetti appartenenti al Museo Topkapi di Istanbul, venne ritrovata una carta geografica, in due pezzi, che lasciò esterrefatti gli studiosi. Quella carta è oggi nota come "carta di Pirì Reis", dal nome del suo autore, Pirì Reis Ibn Haja Mehemet.

Pirì era un uomo di incredibile cultura (conosceva il greco, l’italiano, lo spagnolo ed il portoghese) ed uno stimato cartografo. Disegnò la mappa in questione nel 1513, collezionando numerose carte antiche, tra cui una venuta in possesso tramite un marinaio di Colombo, catturato da Kemal Rais, zio di Pirì. Ma che cosa ha di tanto speciale questa mappa?

Particolare della mappa di Pirì Reìs. In essa si possono notare dei particolari del continente sud americano e del rilevo Andino ancora sconosciuti all'epoca della sua compilazione (le successive spedizioni di Pizarro metteranno in luce tali particolari)

La carta di Pirì ha suscitato l’attenzione di molti ricercatori, poiché è forse la più strana ed incredibile delle cosiddette "mappe misteriose", cioè carte geografiche che raffigurano territori inesplorati ai tempi in cui vennero disegnate. La carta di Pirì raffigura gran parte della penisola iberica, una piccola porzione della Francia, una vasta parte dell’Africa nord-occidentale, le coste dell’america centro-meridionale ed un tratto del litorale antartico. Ebbene, nel 1513, molte di queste regioni erano completamente sconosciute, come mostra un esame della cartografia coeva. Dell’Antartide, la carta di Pirì rappresenta la Penisola di Palmer, la Terra della Regina Maud e parecchi picchi sub-glaciali, al largo delle coste, riconosciuti come tali solo nel 1949 da una spedizione organizzata da Norvegia, Svezia e Gran Bretagna. Lo stesso continente antartico fù scoperto solo durante il XIX secolo (1820). La carta raffigura inoltre, con relativa precisione, altre regioni dell’Antartide che non potevano essere in alcun modo note nel ‘500, poiché ricoperte da ghiacci, e che fu possibile cartografare solo nel 1958 nel programma di ricerche organizzato dall’Anno Geofisico Internazionale. Tra le diverse miniature che corredano la mappa,è possibile distinguere, accanto alla Cordigliera delle Ande, un lama ed un puma. Questi animali e la stessa Cordigliera dovevano essere, all’epoca di Pirì, completamente sconosciuti, poiché l’esplorazione del sistema andino iniziò soltanto dopo il 1531, quando Pizzarro mosse alla conquista dell’impero Inca.

Tutto questo sarebbe spiegabile solo ammettendo che l’America e le coste dell’Antartide fossero già state esplorate in tempi remoti e che antichi cartografi ne avessero realizzato mappe dettagliate. Ma ciò non fa che infittire il mistero: l’ultima volta che l’Antartide sarebbe stata possibile rilevarla e cartografarla priva di ghiacci, risalirebbe a circa 15000 anni fa: Quale civiltà poteva esistere a quell’epoca, in cui storicamente si colloca l’uomo di Cro-Magnon?

In un suo memoriale, intitolato Bahriye, Pirì afferma che Colombo conosceva l’esistenza dell’America ancora prima di esserci stato, poiché in possesso di antiche mappe che la mostravano, e che avesse usato queste stesse mappe per convincere la regina di Spagna a finanziare la sua impresa. Pirì aggiunge che Colombo vi giunse portando perline di vetro poiché sapeva che gli indiani erano attratti da questo genere di ninnoli.

Sempre secondo Pirì, non solo Colombo aveva raggiunto l’America, ma anche i Vichinghi, S. Brindano, Nicolas Giuvan, Antonio il Genovese, ed altri ancora.

La carta fu oggetto di studio, nel XX secolo, da parte dello studioso Charles Hapgood, la quale per confermare le proprie impressioni, la sottopose allo studio dell’USAF, l’ente aeronautico militare degli USA. La loro risposta fù strabiliante in quanto essi stessi asserivano, in una nota inviata ad Hapgood, che era inspiegabile l’esistenza di tale mappa, in quanto riportante elementi non conosciuti all’epoca di Pirì Reis o di qualunque altra civiltà, a noi conosciuta, di epoca antecedente.

Ciò costrinse Hapgood a rigettare l’idea che la mappa derivasse da sunti Vichinghi, in quanto, seppur essi fossero mai giunti, prima di Colombo, nelle Americhe, non avrebbero potuto rilevare il continente Antartico, in un’ eventuale altra spedizione, così come era stato disegnato, cioè senza ghiacci.

Non è nemmeno possibile che sia stato il marinaio di Colombo, catturato dallo zio di Pirì Reis, ad informare lo stesso Pirì in maniera tanto dettagliata, poiché, al ritorno della sua quarta spedizione (1504) Colombo aveva esplorato soltanto le coste dell’Honduras, Costarica, Nicaragua e Panama.

Hapgood conclude che doveva esserci stata un’antica civiltà di re dei mari, con conoscenze marittime, geografiche et astronomiche, estremamente sviluppate e poi andate perdute.

La carta di Oronzo Fineo

Charles Hapgood nella sua ricerca di portolani antichi,oltre alla carta di Pirì Reìs, si imbattè in una raffigurazione del 1531, opera di Oronzio Fineo chiamata, appunto, "Mappamondo di Oronzio Fineo". Tale mappa è il risultato di copiature di numerose carte "sorgenti" e rappresenta la parte costiera del continente antartico priva di ghiacci.

In essa il continente antartico è fedelmente riprodotto e posizionato, geograficamente, perfettamente. Su di esso vengono annotate catene montuose e fiumi, quali effettivamente abbiamo scoperto siano esistiti, ora coperti dalla coltre di ghiacci. La parte interna invece e priva di raffigurazioni fluviali e montuose, il che ci indica che tale parte, a differenza di quella costiera, era già ricoperta di ghiacci.

Il mappamondo di Fineo sembra essere un'altra prova convincente riguardo alla possibilità di una remota colonizzazione del continente australe e lo ritrae in un'epoca corrispondente alla fine dell'ultimo periodo glaciale.

La carta mostra anche numerosi estuari, insenature e fiumi, a sostegno delle moderne teorie che ipotizzano antichi fiumi in Antartide in punti in cui sono oggi presenti ghiacciai come il Beardmore e lo Scott. I vari carotaggi effettuati negli ultimi tempi sono a sostegno della tesi che l'Antartide era un tempo abitabile: i campioni sono ricchi di sedimenti che rivelano condizioni differenti di clima, ma soprattutto si nota una rilevante presenza di grana fine, come quella che viene trasportata dai fiumi. Inoltre, i carotaggi rivelano che solo intorno al 4000 a.C. l'Antartide venne completamente ricoperto dai ghiacci.

La mappe di Mercatore e Buache

Chi erano Gerardo Mercatore e Philiphe Buache?

Mercatore, conosciuto ancora oggi per la proiezione cartografica che porta il suo nome, fu un insigne studioso della sua epoca, tanto che la sua voglia di sapere lo portò, nel 1560, ad avventurarsi in Egitto per visitare la Grande piramide e ad accumulare testi antichi per la sua biblioteca personale. Nel suo "Atlante" rappresentò il continente australe, (questo nell’anno 1569, e ricordiamo che il continente antartico fu scoperto solo nel 1818): alcune parti identificabili di tale continente sonoCapo Dart, il Mare di Amundsen, l'isola Thurston, le isole Fletcher, l'isola di Alexander I, la penisola Antartica di Palmer, il Mare di Weddel, la Catena Regula, la Catena Mühlig-Hoffman, la costa Principe Harald, e la Costa principe Olaf.

Il mappamondo di Mercatore: in basso si può notare la famosa terra Australis, a lungo creduta una leggenda finché non fu scoperto il continente antartico nel 1818.

Buache era un geografo francese del XVIII secolo.La sua carta ha una peculiarità unica: rappresenta, perfettamente, il continente antartico completamente privo di ghiaccio. Ricordiamo che la topografia sub-glaciale di tale terra fù possibile solo nel 1958. Il canale navigabile che sembra dividere in due il continente esisterebbe realmente se non fosse ricoperto dai ghiacci eterni, quindi dovremmo dedurre che le carte originali, cui dovette fare riferimento Buache per la compilazione della sua mappa, erano antecedenti di millenni rispetto alle fonti a cui avevano attinto Mercatore, Fineo, Pirì Reìs.

La mappa di Buache, in cui si può notare il canale che divide in due il continente antartico, se questi fosse libero dai ghiacci.


       

Home | Su | La Cartografia antica | Geografia Campana | Il Lazio antico | Lo Stato | La Magia | Amuleti e talismani | Scienze e Pratica | La Produzione Antica | La produz. in Grecia | Donne e donne | Il matrim. in Grecia | Donne e Dee | Il Tempo Libero | Il Simposio | Il Trucco | L'Urbanesimo | Le classi sociali | Candidati ed Elettori | La Posta | La Domus Italica | Le ville di Plinio | La Casa Pompeiana | Pompei | La Società | La Scuola | Il caso "Lucrezia" | Il Cristianesimo | L'Interiorità | Imperatori | Le navi da guerra | Il Materiale Scrittorio | Papiri & ... | La Pòlis | L'Agorà | L'humanitas | Gare e giochi | Il Calcio di... allora | Gli acquedotti | L'alimentazione | L'alimentaz. in Grecia | Strade e ponti | Viaggi e viaggiatori | I viaggi in Grecia | Le città | Culto e Religione | I funerali in Grecia | Teatri & Circhi | Caccia & Pesca | Le ville di Cicerone | Giocattoli e Giochi | La Medicina | La medicina in Grecia | L'accampamento | Le navi mercantili | L'agricoltura | L'agricoltura in Grecia | L'Architettura | Roma by night | I processi greci | Vita a Roma 1 | Vita a Roma 2

Ultimo aggiornamento:  19-03-07