|

Un
portolano del XVI secolo:
In basso si può notare un particolare della costa antartica
(scoperta solo nel 1818) e dello stretto di Magellano
1492: siamo su una caravella veleggiante nell’Atlantico; nella
cabina del comandante un uomo, dai tratti austeri e decisi,
studia per l’ennesima volta le carte in suo possesso. Quest’uomo
è Cristoforo Colombo e tra pochi giorni passerà alla storia come
lo scopritore del continente americano. Sa che i suoi uomini
incominciano ad essere esasperati per questa continua
navigazione in un oceano che sembra senza fine, ma dalle carte
in suo possesso, in parte ereditate dal suocero, sembra che la
fine di quel viaggio sia al termine.
Egli è fin troppo sicuro che quelle carte, così anacronistiche
per l’epoca, indicanti luoghi e terre mai visti prima di allora
(o almeno così si supponeva), non siano menzognere e per
infondersi coraggio rilegge la lettera del suo amico Toscanelli,
cartografo del tempo, (il quale aveva sottoposto, prima di
Colombo, lo stesso progetto al Re di Portogallo) il quale lo
consigliava, nel suo viaggio, di far sosta nelle grandi isole
che egli chiamava Antilia, dimostrando così di crederci
fermamente.
1513: un famoso ammiraglio turco, Pirì Reis, è chino sul suo
tavolo, nella sua casa di Costantinopoli, intento a ricopiare,
su una pelle di gazzella, alcune antiche mappe di cui per molti
versi alcuni tratti sono a lui sconosciuti, benché come
ammiraglio della flotta turca, avesse avuto ben occasione di
navigare nei mari sin allora conosciuti. La curiosità, e forse
la capacità di concepire prima di altri che quelle coste e terre
disegnate non siano semplici frutti di fantasia, ma piuttosto il
retaggio di antiche conoscenze, fanno in modo che egli persegua
un fine che alla vista di molti, allora, sembrava da visionario,
ma che ai nostri occhi, oggi, diventa uno dei più grandi
quesiti, ancorché spesso ignorato dalla scienza dogmatica.
1737: quasi due secoli dopo Pirì Reìs, troviamo, questa volta in
Francia, un eminente geografo francese, Philiph Buache, intento
a ricopiare alcune antiche mappe, che tracciano il profilo di un
continente fino allora ( e sino al 1818) ancora sconosciuto:
l’Antartide. Quello che non può sapere Buache è che il
continente di cui sta tracciando il profilo esiste ma che tali
tratti territoriali sono stati i suoi confini all’incirca 13000
anni prima, allorché tale terra era libera dai ghiacci che ora
la ricoprono.
1959: un anziano professore di Storia delle Scienze, Charles
Hapgood, sta studiando, davanti al fuoco del camino del suo
studio, nella sua casa nel New Hampshire, alcune antiche mappe;
tra le sue mani si trovano infatti le carte di Pirì Reìs, Buache,
Mercatore, Oronzo Fineo, ed altre ancora. Ai suoi occhi balza
subito la medesima discrepanza presente in tutte questi
documenti: esse sono foriere di conoscenze geografiche e
cartografiche apertamente in contrasto ai periodi a cui fanno
riferimento: le nozioni che rappresentano precorrono di molto il
normale progresso geografico e cartografico, così come noi lo
conosciamo!
La carta di Pirì Reis
Il 2 novembre 1929, durante il lavoro di catalogazione degli
oggetti appartenenti al Museo Topkapi di Istanbul, venne
ritrovata una carta geografica, in due pezzi, che lasciò
esterrefatti gli studiosi. Quella carta è oggi nota come "carta
di Pirì Reis", dal nome del suo autore, Pirì Reis Ibn Haja
Mehemet.
Pirì era un uomo di incredibile cultura (conosceva il greco,
l’italiano, lo spagnolo ed il portoghese) ed uno stimato
cartografo. Disegnò la mappa in questione nel 1513,
collezionando numerose carte antiche, tra cui una venuta in
possesso tramite un marinaio di Colombo, catturato da Kemal
Rais, zio di Pirì. Ma che cosa ha di tanto speciale questa
mappa?

Particolare della mappa di Pirì Reìs. In essa si possono notare
dei particolari del continente sud americano e del rilevo Andino
ancora sconosciuti all'epoca della sua compilazione (le
successive spedizioni di Pizarro metteranno in luce tali
particolari)
La carta di Pirì ha suscitato l’attenzione di molti ricercatori,
poiché è forse la più strana ed incredibile delle cosiddette
"mappe misteriose", cioè carte geografiche che raffigurano
territori inesplorati ai tempi in cui vennero disegnate. La
carta di Pirì raffigura gran parte della penisola iberica, una
piccola porzione della Francia, una vasta parte dell’Africa
nord-occidentale, le coste dell’america centro-meridionale ed un
tratto del litorale antartico. Ebbene, nel 1513, molte di queste
regioni erano completamente sconosciute, come mostra un esame
della cartografia coeva. Dell’Antartide, la carta di Pirì
rappresenta la Penisola di Palmer, la Terra della Regina Maud e
parecchi picchi sub-glaciali, al largo delle coste, riconosciuti
come tali solo nel 1949 da una spedizione organizzata da
Norvegia, Svezia e Gran Bretagna. Lo stesso continente antartico
fù scoperto solo durante il XIX secolo (1820). La carta
raffigura inoltre, con relativa precisione, altre regioni
dell’Antartide che non potevano essere in alcun modo note nel
‘500, poiché ricoperte da ghiacci, e che fu possibile
cartografare solo nel 1958 nel programma di ricerche organizzato
dall’Anno Geofisico Internazionale. Tra le diverse miniature che
corredano la mappa,è possibile distinguere, accanto alla
Cordigliera delle Ande, un lama ed un puma. Questi animali e la
stessa Cordigliera dovevano essere, all’epoca di Pirì,
completamente sconosciuti, poiché l’esplorazione del sistema
andino iniziò soltanto dopo il 1531, quando Pizzarro mosse alla
conquista dell’impero Inca.
Tutto questo sarebbe spiegabile solo ammettendo che l’America e
le coste dell’Antartide fossero già state esplorate in tempi
remoti e che antichi cartografi ne avessero realizzato mappe
dettagliate. Ma ciò non fa che infittire il mistero: l’ultima
volta che l’Antartide sarebbe stata possibile rilevarla e
cartografarla priva di ghiacci, risalirebbe a circa 15000 anni
fa: Quale civiltà poteva esistere a quell’epoca, in cui
storicamente si colloca l’uomo di Cro-Magnon?
In un suo memoriale, intitolato Bahriye, Pirì afferma che
Colombo conosceva l’esistenza dell’America ancora prima di
esserci stato, poiché in possesso di antiche mappe che la
mostravano, e che avesse usato queste stesse mappe per
convincere la regina di Spagna a finanziare la sua impresa. Pirì
aggiunge che Colombo vi giunse portando perline di vetro poiché
sapeva che gli indiani erano attratti da questo genere di
ninnoli.
Sempre secondo Pirì, non solo Colombo aveva raggiunto l’America,
ma anche i Vichinghi, S. Brindano, Nicolas Giuvan, Antonio il
Genovese, ed altri ancora.
La carta fu oggetto di studio, nel XX secolo, da parte dello
studioso Charles Hapgood, la quale per confermare le proprie
impressioni, la sottopose allo studio dell’USAF, l’ente
aeronautico militare degli USA. La loro risposta fù strabiliante
in quanto essi stessi asserivano, in una nota inviata ad Hapgood,
che era inspiegabile l’esistenza di tale mappa, in quanto
riportante elementi non conosciuti all’epoca di Pirì Reis o di
qualunque altra civiltà, a noi conosciuta, di epoca antecedente.
Ciò costrinse Hapgood a rigettare l’idea che la mappa derivasse
da sunti Vichinghi, in quanto, seppur essi fossero mai giunti,
prima di Colombo, nelle Americhe, non avrebbero potuto rilevare
il continente Antartico, in un’ eventuale altra spedizione, così
come era stato disegnato, cioè senza ghiacci.
Non è nemmeno possibile che sia stato il marinaio di Colombo,
catturato dallo zio di Pirì Reis, ad informare lo stesso Pirì in
maniera tanto dettagliata, poiché, al ritorno della sua quarta
spedizione (1504) Colombo aveva esplorato soltanto le coste
dell’Honduras, Costarica, Nicaragua e Panama.
Hapgood conclude che doveva esserci stata un’antica civiltà di
re dei mari, con conoscenze marittime, geografiche et
astronomiche, estremamente sviluppate e poi andate perdute.
La carta di Oronzo Fineo
Charles Hapgood nella sua ricerca di portolani antichi,oltre
alla carta di Pirì Reìs, si imbattè in una raffigurazione del
1531, opera di Oronzio Fineo chiamata, appunto, "Mappamondo di
Oronzio Fineo". Tale mappa è il risultato di copiature di
numerose carte "sorgenti" e rappresenta la parte costiera del
continente antartico priva di ghiacci.
In essa il continente antartico è fedelmente riprodotto e
posizionato, geograficamente, perfettamente. Su di esso vengono
annotate catene montuose e fiumi, quali effettivamente abbiamo
scoperto siano esistiti, ora coperti dalla coltre di ghiacci. La
parte interna invece e priva di raffigurazioni fluviali e
montuose, il che ci indica che tale parte, a differenza di
quella costiera, era già ricoperta di ghiacci.
Il mappamondo di Fineo sembra essere un'altra prova convincente
riguardo alla possibilità di una remota colonizzazione del
continente australe e lo ritrae in un'epoca corrispondente alla
fine dell'ultimo periodo glaciale.

La carta mostra anche numerosi estuari, insenature e fiumi, a
sostegno delle moderne teorie che ipotizzano antichi fiumi in
Antartide in punti in cui sono oggi presenti ghiacciai come il
Beardmore e lo Scott. I vari carotaggi effettuati negli ultimi
tempi sono a sostegno della tesi che l'Antartide era un tempo
abitabile: i campioni sono ricchi di sedimenti che rivelano
condizioni differenti di clima, ma soprattutto si nota una
rilevante presenza di grana fine, come quella che viene
trasportata dai fiumi. Inoltre, i carotaggi rivelano che solo
intorno al 4000 a.C. l'Antartide venne completamente ricoperto
dai ghiacci.
La mappe di Mercatore e Buache
Chi erano Gerardo Mercatore e Philiphe Buache?
Mercatore, conosciuto ancora oggi per la proiezione cartografica
che porta il suo nome, fu un insigne studioso della sua epoca,
tanto che la sua voglia di sapere lo portò, nel 1560, ad
avventurarsi in Egitto per visitare la Grande piramide e ad
accumulare testi antichi per la sua biblioteca personale. Nel
suo "Atlante" rappresentò il continente australe, (questo
nell’anno 1569, e ricordiamo che il continente antartico fu
scoperto solo nel 1818): alcune parti identificabili di tale
continente sonoCapo Dart, il Mare di Amundsen, l'isola Thurston,
le isole Fletcher, l'isola di Alexander I, la penisola Antartica
di Palmer, il Mare di Weddel, la Catena Regula, la Catena
Mühlig-Hoffman, la costa Principe Harald, e la Costa principe
Olaf.

Il mappamondo di Mercatore: in basso si può notare la famosa
terra Australis, a lungo creduta una leggenda finché non fu
scoperto il continente antartico nel 1818.
Buache era un geografo francese del XVIII secolo.La sua carta ha
una peculiarità unica: rappresenta, perfettamente, il continente
antartico completamente privo di ghiaccio. Ricordiamo che la
topografia sub-glaciale di tale terra fù possibile solo nel
1958. Il canale navigabile che sembra dividere in due il
continente esisterebbe realmente se non fosse ricoperto dai
ghiacci eterni, quindi dovremmo dedurre che le carte originali,
cui dovette fare riferimento Buache per la compilazione della
sua mappa, erano antecedenti di millenni rispetto alle fonti a
cui avevano attinto Mercatore, Fineo, Pirì Reìs.

La mappa di Buache, in cui si può notare il canale che divide in
due il continente antartico, se questi fosse libero dai ghiacci. |