Gli antichi concepiscono il piacere come un
insieme armonioso, che ha per sfondo il convito o simposio,
vale a dire una riunione di bevitori... Tanto se degenera in
divertimenti sfrenati, in orge senza ritegno, quanto se è il
pretesto di discussioni altamente filosofiche, come nelle opere di
Platone e di Senofonte alle quali ha dato il nome, il convito occupa
un posto importantissimo nell'esistenza degli uomini liberi... Il
simposio comporta un rituale ben preciso, le cui tappe sono
destinate a provocare progressivamente nei convitati un'euforia
adatta a sviluppare le loro facoltà erotiche... o intellettuali. E,
per raggiungere questa soddisfazione, occorre fare appello alle
professioniste del piacere... Nessun banchetto degno di questo nome
potrebbe svolgersi senza la presenza decorativa di danzatrici e di
musiciste. In realtà, esse non sono che prostitute, abituate dalla
loro educazione a danzare ar-moniosamente e a suonare vari strumenti
musicali... Le danzatrici e le musiciste, con le etere che
accompagnano abitualmente i convitati, sono le uniche donne presenti
ai banchetti. Infatti, diversamente da Roma, dove, dopo la fine
della Repubblica, le donne libere partecipano sempre più spesso ai
banchetti, a fianco degli uomini, le donne greche, se sono di
condizione libera, non vi assistono mai, perché si tratta di un
divertimento esclusivamente maschile. Le musiciste, le danzatrici o
le prostitute vi sono ammesse, perché hanno soltanto una funzione
decorativa, e non sono considerate veri e propri esseri umani.
Volenti o nolenti, esse daranno ai convitati l'immagine graziosa
della festa e della gioia, anche se questa festa per loro non è
altro che un modo di non morir di fame... Queste giovani «artiste»
vengono date a nolo dal loro prosseneta, secondo la legislazione in
vigore che regola il loro prezzo, due dracme per la serata, ad
Atene. Su questo noleggio lo Stato preleva tasse, che impone ai
prosseneti. Esistono anche mezzani clandestini, che offrono ragazze
a coloro che organizzano banchetti, ma le transazioni si fanno di
nascosto, e questo permette al mezzano di non pagare diritti al
fisco... Nel banchetto, i Greci hanno voluto fare la sintesi di
tutti i piaceri intellettuali o fisici concepibili. Preoccupati di
adattare ogni comportamento umano a determinate regole di armonia,
essi hanno «codificato» le loro feste, per farne una concatenazione
ragionata di divertimenti estetici, sensuali o spirituali. E,
temendo sopra tutto di essere gli schiavi dei propri desideri,
diffidando della sfrenatezza che appartiene al campo dell'hybris,
odiosa per un greco, essi razionalizzano l'irrazionale, e
trasferiscono perfino nelle loro bisbocce la definizione di élite
del kalos kagathos, il Bello e il Buono. Quindi, un
atteggiamento fondamentalmente diverso da quello che adottano le
civiltà moderne, pronte a respingere nella clandestinità la
soddisfazione degli istinti, le attività inconfessabili. Per
distribuire meglio le attività, i Greci suddividono il banchetto in
due parti distinte: prima di tutto, con un pasto sbrigato
rapidamente, senza grandi ricercatezze culinarie, si appaga la fame
dei convitati... Poco vino, e nessuna conversazione: per gli uomini,
si tratta di una formalità, ma per le etere spesso questo pasto è
l'unico che consumano nella giornata. Esse quindi non esitano a far
provviste per se stesse o per la loro famiglia... Questo pasto
costituisce soltanto un preambolo, durante il quale i partecipanti
si preparano alla seconda parte della festa, l'«orgia» propriamente
detta. Poi, per tutta la notte, riti religiosi, svaghi, varietà
ritmeranno l'assorbimento delle coppe di vino. Certo, entro la fine
della notte si raggiunge quasi sempre l'ebbrezza totale, ma tutto è
calcolato perché vi si arrivi a poco a poco, e senza che
l'equilibrio del banchetto sia spezzato... Esistono infatti poche
varianti nell'organizzazione rituale del convito, che si avvicina
più alla liturgia che al semplice divertimento: nei testi e nelle
scene raffigurate dai pittori ritroviamo sempre lo stesso scenario:
letti ricoperti di stoffe più o meno sontuose, tavole leggere,
grandi anfore contenenti il vino, coppe per i bevitori, tripodi...
Le decorazioni floreali contribuiscono ad allietare la scena: corone
sulla testa dei convitati, rami sparsi al suolo o appesi ai muri.
Questi fiori e questi rami, d'altra parte, non hanno soltanto una
funzione ornamentale, ma anche il valore di offerte religiose al dio
del vino, per il quale il convito è una forma di omaggio. Inoltre,
gli antichi attribuiscono proprietà preventive o terapeutiche a
certi fiori o piante, come l'edera, le rose e le viole: queste
permettono di evitare l'ubriachezza e l'intorpidimento causati dal
troppo vino. Si assegnano virtù simili ai profumi, di cui i
convitati si cospargono abbondantemente.

Anche se le varie tappe del banchetto
appartengono al campo del divertimento, la festa stessa oscilla
continuamente tra il sacro e il profano. I commensali fanno
precedere l'«orgia» propriamente detta da libagioni alle divinità, e
in particolare a Dioniso, il «Liberatore» e l'«Affrancatore». Prima
di mettersi a bere, intonano un peana, un canto di gioia di
carattere liturgico, rivolto ad Apollo. Riti e cantici: in apparenza
siamo lontani dalla volgare gozzoviglia, eppure gli antichi non si
scandalizzano di questo miscuglio, ai nostri occhi sacrilego, di
inni sacri e di canzoni conviviali, di prescrizioni rituali e di
sensualità sfrenata... Si arriva perfino a impiegare pratiche prese
a prestito dalle cerimonie iniziatiche dell'orfismo o da altre
religioni misteriche. Si consiglia quindi di usare, nei banchetti,
certe piante, le cui virtù euforizzanti sono ben note agli
organizzatori dei misteri religiosi... Nell'intento di regolare con
armonia le diverse fasi del banchetto, i convitati eleggono un
simposiarca, o «capo del banchetto», al quale s'impegnano a
obbedire. Il simposiarca ha il compito di stabilire il numero delle
coppe da bere, di badare all'ordine delle distrazioni e di assegnare
i «pegni» destinati a punire i cattivi bevitori. Lui solo è il
responsabile del buono svolgimento dell'«orgia», ed esiste una vera
e propria arte della direzione di un banchetto... La natura e la
varietà delle attività cui si dedicano i partecipanti di un simposio
hanno certamente di che lasciar perplesso il lettore moderno che
scopra i molteplici Conviti della letteratura greca. Se
l'assorbimento di grandi quantità di vino, se i «numeri» delle
musiciste e delle danzatrici sembrano appartenere al campo stesso
del piacere, che dire dell'incoerente susseguirsi di giochetti, al
limite dell'infantilismo, e di discussioni su argomenti artistici,
politici e perfino filosofici? Questo accostamento, spesso disparato
agli occhi di chi l'osservi dall'esterno, vuoi essere infatti la
combinazione di tutte le attività umane, fisiche o intellettuali, la
cui esaltazione ragionata e organizzata deve condurre i commensali
fino al piacere totale... Certamente si beve, e molto, durante un
simposio. Dopo la coppa di vino aromatizzato che i convitati si
passano religiosamente dall'uno all'altro all'inizio del banchetto,
seguono molte coppe che, con il progressivo aumentare dell'ebbrezza,
vengono ingurgitate senza che se ne tenga alcun conto... La ricerca
dell'ebbrezza è ritmata dagli spettacoli e dai divertimenti di ogni
genere, anche questi inevitabili per il buono svolgimento di un
simposio. Alle musiciste e alle danzatrici noleggiate da fuori si
affida la cura di tener allegri i convitati, e la musica è
considerata indispensabile al piacere. I pittori greci raffigurano
sempre, a fianco dei convitati, queste giovani donne più o meno
svestite, che danzano ritmicamente al suono del flauto o della lira,
e molto spesso sono i commensali stessi che si fanno musicisti, per
accompagnare le evoluzioni delle danzatrici... La danza non è di
dominio esclusivo delle professioniste noleggiate per divertire i
convitati. Gli uomini stessi si lanciano in figure coreografiche,
alcune delle quali sono molto suggestive. Così il kordax, un
ballo originario della Lidia, ha presso gli antichi una decisa
reputazione d'indecenza. Tuttavia a questo divertimento si mette una
condizione: gli uomini devono aver raggiunto un grado di ubriachezza
sufficiente per dedicarvisi, e danzare a digiuno è considerato come
una mancanza di educazione.

Gli spettacoli di un simposio possono essere
anche più sofisticati, quando l'ospite, invece di accontentarsi di
noleggiare da un prosseneta qualche ragazza per la serata, si
rivolge a un vero e proprio organizzatore di spettacoli, e gli
domanda di venire a presentare i suoi numeri ai convitati... Questi
spettacoli non vengono rappresentati ininterrottamente, ma servono
come intermezzi tra i giochi e l'interpre-tazione delle canzoni
conviviali. Un codice stabilito impone anche in questo campo regole
rigorose alla fantasia dei convitati, e per noi non c'è niente di
più sconcertante di quest'organizzazione minuziosa, se non
addirittura pedantesca, di ciò che a noi sembra esigere la
spontaneità, l'improvvisazione. Le canzoni di tavola, o scolli,
per esempio, vengono interpretate a turno dai partecipanti, e un
ramo di mirto circola di letto in letto per designare il cantore. I
concorsi di ogni genere, gli indovinelli, tutti questi «giochi di
società» sono sopravvivenze di un'organizzazione primitiva del
convito, e senza dubbio rispondevano, in origine, a esigenze
religiose. Nell'epoca classica, i Greci non comprendono più il
valore sacro di questi riti, ma continuano a rispettarli. Molti di
questi divertimenti ci appaiono puerili, e si accordano poco con
l'idea che noi ci facciamo generalmente della cultura greca... Gli
invitati dei banchetti amano anche organizzare concorsi d'ogni
specie, sulle qualità fisiche o intellettuali dei partecipanti. Nel
Convito di Senofonte, un concorso di bellezza contrappone
comicamente Socrate che, come si sa, era molto brutto, al giovane e
bel Critobulo. Più erotici sono i concorsi in cui rivaleggiano le
compagne dei commensali, le danzatrici, le musiciste: si fanno
paragoni tra i loro seni, le loro natiche, o altre parti del corpo
ancora più intime. E non è raro che alla fine del banchetto si
facciano concorrere le donne tra loro, per sapere quale sia la
miglior ama-trice. Certuni spingono la raffinatezza fino a
stabilire, come nei Giochi Olimpici, prove specializzate, secondo le
capacità amatorie tipiche di ciascuna delle giovani donne. Più la
notte avanza, più le sfide si fanno assurde: il simposiarca ordina
ai calvi di pettinarsi, ai balbuzienti di cantare, e ai claudicanti
di praticare esercizi di equilibrio... Ma il gioco di maggior
successo, nell'epoca classica, è il cottabo, dalle
implicazioni erotiche e dionisiache insieme. Strano gioco, quello
del cottabo, venuto dalla Sicilia e praticato dai Greci nei secoli V
e IV a. C. Il bevitore deve vuotare il contenuto di una coppa, e
lanciare le ultime gocce di vino che vi sono rimaste in direzione di
un vaso o di un piatto posto a una certa distanza. Nel compiere
questo esercizio di abilità, il bevitore pronunzia il nome della
persona, uomo o donna, che desidera. Se il getto di vino raggiunge
il punto stabilito, dando un suono armonioso, il giocatore ha la
certezza di possedere la donna o il giovinetto di cui ha invocato il
nome. Per il gioco del cottabo, generalmente, i commensali si
suddividono le etere o le musiciste che li hanno divertiti durante
la serata... In epoca classica, nessun'orgia si sarebbe potuta
dispensare da questo gioco... In questo gioco, ritroviamo tre
elementi indispensabili al convito: l'assorbimento di vino, il colpo
di abilità e l'erotismo. Perché i Greci gli danno un posto
privilegiato nei loro piaceri? Il cottabo perpetua senza dubbio, in
una forma degradata, un rito inteso ad onorare Dioniso: forse è così
che se ne può spiegare la longevità.

Eppure, la scelta del compagno o della compagna
per mezzo del cottabo cade in disuso, a partire dal III secolo a.C.
I partecipanti ai banchetti adottano allora altri sistemi per
manifestare i propri desideri: per esempio, si getta una mela o una
mela cotogna, frutti consacrati ad Afrodite, alla donna o al
giovinetto, rinnovando così il gesto leggendario del pastore Paride,
quando gli fu chiesto, sul monte Ida, di scegliere la più bella di
tre dee. Sul frutto è stato inciso il nome dell'eletto o
dell'eletta, qualche volta una dichiarazione... Un convitato ha la
sbronza cattiva? Contesta la scelta del suo vicino, reclama per sé
la ragazza, e sovente il banchetto, nella sua fase finale, degenera
in un tafferuglio. Secondo la legislazione ateniese, quando i
convitati non si mettono d'accordo sulla suddivisione delle
musiciste e delle danzatrici, bisogna mettere all'asta le giovani
donne. Ma non sempre questo arbitraggio basta a calmare gli animi
riscaldati...

Le scene raffigurate sulle coppe attiche non
danno adito a dubbio alcuno sul carattere erotico della fine dei
banchetti. A coppie, o a gruppi di tre o quattro, tutti i convitati,
quando l'ebbrezza non li ha atterrati, si danno allora ai ludi più o
meno sofisticati dell'amore... Per eccitare la sensualità dei suoi
invitati, qualche volta l'ospite fastoso offre loro la
rappresentazione di uno spettacolo suggestivo. Nel Convito di
Senofonte, la festa si conclude con un mimo che rappresenta
la notte di nozze di Dioniso ed Arianna... Non tutti i conviti,
certo, terminano con le folli orge alle quali Neera è accusata di
aver preso parte, ad Atene. Tuttavia, non si dovrebbe svigorire il
rito del banchetto. Perfino per le persone di «buona compagnia»,
come i conversatori dei dialoghi di Platone e di Senofonte, quando
si riuniscono per un simposio, non si tratta di accontentarsi delle
attrattive di una riunione tra amici, ma di sacrificarsi a un certo
numero di riti, in cui il vino e l'erotismo occupano il primo
posto... Nell'opera di Platone, le donne sono state mandate via fin
dall'inizio del banchetto, ma in generale esse rimangono a fianco
dei convitati. Su parecchie coppe, le vediamo occuparsi con
sollecitudine dei giovani che si sentono male, sostenendo i loro
passi esitanti o addirittura aiutandoli a vomitare. Molto spesso,
come accade nel convito di Capo Coliade, l'ubriachezza è generale, e
gli stessi schiavi che servono i convitati ne approfittano per bere
o fare l'amore con le giovani donne, troppo brille per far
distinzioni tra gli uomini liberi e i servitori... Questa concezione
del piacere, d'altronde, è tipica di Atene, di Corinto e delle città
molto «evolute». In maggioranza, i popoli greci ignorano questi
divertimenti, e, se li conoscono, li condannano. Come popoli che non
apprezzano le raffinatezze ateniesi o corinzie potrebbero vedere,
nel cerimoniale del banchetto, qualcosa di diverso da una volgare
dissolutezza?...
C. Salles, I bassifondi dell'antichità, traduz.
it. di P. Pela - titolo originale dell'opera Les bas-fonds de l'antiquité,
1983