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S c r i v e re u n c u r r i c u l u m
Cercare lavoro è
un lavoro, e anche molto impegnativo. La frase, pur abusata, rimane
pregnante ed efficace.
Strumento di
questo lavoro è il curriculum vitae, un genere letterario che
ha una propria tecnica ben codificata, pur in continuo
aggiornamento.
Una distinzione
essenziale si impone, innanzitutto, tra il curriculum d’ingresso,
interessante per chi si affaccia al mondo del lavoro o per chi è
comunque agli inizi della carriera, e quello di un manager o di un “quadro”
affermato.
Il primo è
destinato agli uffici del personale delle aziende e alle società di
selezione; il secondo è a uso dei “cacciatori di teste” (headhunter),
ossia gli specialisti incaricati dalle aziende di ricercare le
specifiche abilità per una certa funzione.
Per comodità di
esposizione tratteremo in maniera organica del primo tipo, e poi,
per differenze, del secondo.
Strumento
fondamentale per ben prepararsi a un colloquio di selezione, il
curriculum dev’essere sintetico, ma, allo stesso tempo, deve fornire
tutte le informazioni utili.
Mettiamoci nei
panni del lettore, ossia il selezionatore: che cosa vuole sapere,
innanzitutto, dal candidato, e come questi può soddisfarlo.
È bene, dunque,
evidenziare le proprie caratteristiche, le proprie attitudini (senza
bluff ): saranno utili al selezionatore per verificarne la
congruenza con i requisiti di una certa funzione.
Una breve lista,
tra cui riconoscere, in tutta coscienza, le proprie doti.
Ecco,
nell’ordine, i dati da inserire:
- luogo e data
di stesura del c/v
- nome e cognome
- luogo/data di
nascita (se non italiana, precisare la nazionalità)
- stato civile
- residenza
- numero di
telefono (con prefisso teleselettivo) presso il quale si possa
essere rintracciati: è inutile che indichiamo il numero di casa se a
casa non ci si trova che a cena. A quell’ora anche il selezionatore
starà cenando, e l’ultimo suo pensiero sarà quello di telefonare a
un introvabile candidato.
- se munito di
automobile (evitare «automunito»)
- servizio
militare, assolto presso... con il grado di...
- titolo di
studio conseguito, in quale anno, presso quale istituto di quale
città, con quale votazione
- eventuali
esperienze professionali: a partire dalla più recente (precisare:
dal... a oggi), andando all’indietro
- lingue
straniere, parlate e scritte, e livello di conoscenza
- corsi di
perfezionamento
- conoscenze
informatiche (sistemi operativi, hardware, applicazioni)
- hobby,
interessi, viaggi (se significativi)
- sport
praticati (se significativi per tipo o per livello raggiunto)
-
caratteristiche personali (es. «ritengo di essere una persona dotata
di notevole creatività»)
- motivazioni e
aspirazioni
Quali
sono, in altre parole, le notizie da inserire nel curriculum?
Vediamole,
appunto, dal punto di vista del selezionatore:
- località di
provenienza (è compatibile con in luogo di lavoro?)
- c/v scolastico
e/o di lavoro (ha completato gli studi? quanto tempo è passato dal
diploma-laurea al primo impiego? mentre studiava ha fatto anche
qualche lavoro?)
- inclinazione
alla stabilità (ha cambiato più facoltà e/o posti di lavoro?)
- disponibilità
a trasferimenti-viaggi-trasferte (è un tipo statico o dinamico?)
- atteggiamento
mentale (è un ottimista o un pessimista?)
- capacità di
fissarsi degli obiettivi (il suo c/v, prima scolastico e poi
lavorativo, segue un percorso preciso, una progressione?)
- aspirazioni
rispetto agli studi compiuti (ciò che ha studiato è in linea con le
sue aspirazioni professionali?)
- ragioni della
scelta di un tipo di studi, di una scuola o di una specializzazione
(le sue scelte sono affidate al caso oppure ne è protagonista?)
-
predisposizione o antipatia verso certe materie (può un contabile
odiare la matematica?)
- titoli della
tesi e delle tesine (sono interessanti? hanno richiesto un certo
impegno? questo sarà utile in azienda, quando dovrà occuparsi di
reporting)
- corsi di
perfezionamento seguiti (finiti gli studi, ha detto «Ora basta con i
libri!» oppure ha voluto imparare cose nuove o appro f o n d i rne
altre ? )
- situazione
familiare (è costretto a lavorare per vivere oppure vuol essere
indipendente?)
- posizione
militare (ha subìto il servizio militare o ha saputo trovarne i lati
positivi e trarne benefici?)
- condizioni
fisiche e di salute (ha qualche problema che gli possa impedire di
fare certi lavori?)
- problemi
personali particolari (ha famigliari a carico, quindi accetta ogni
lavoro e ogni compromesso? non può allontanarsi dalla città di
residenza? è assillato dal mutuo?)
- responsabilità
personali (familiari, finanziarie?)
- svaghi
preferiti (la sera, la domenica, durante le ferie; ha seguito corsi
di lingue all’estero o simili?)
- attività
sociali (pratica volontariato? è sensibile ai problemi
dell’ambiente?)
- tendenze e
aspirazioni (di vita, di famiglia, di lavoro, di ambiente?)
- spirito di
iniziativa
- rendimento
elevato
- dinamismo
- capacità di
adattamento
- ordine
- puntualità
- maturità
- calma
- autocontrollo
- fiducia di sé
- comunicativa
- volontà
- motivazione
- capacità di
analisi
- capacità di
sintesi
- aree di
maggior interesse (es. «settore... o, in alternativa, settore...»).
La
firma.
Una firma Rossi
Mario, magari sottolineata, o con svolazzo finale, blocca
immediatamente la lettura (peraltro la firma è la prima cosa che un
selezionatore legge).
Se la firma non
è chiaramente leggibile, è opportuno scrivere anche a macchina
(meglio sotto la firma stessa) il proprio nome e cognome.
Sono da evitare
le sigle.
Un ultimo
suggerimento: se nome e cognome presentano ambiguità (quale sarà il
nome e quale il cognome di Antonio Sergio?) sarà bene s p e c i f i
c a re (nome: Antonio, cognome Sergio), almeno fino a quando tutti
avranno imparato a firmare con il nome prima del cognome.
La
lettera di accompagnamento.
Importantissima:
è la prima cosa che si legge, quella che determina la prima
impressione. Deve essere calda, colloquiale, a differenza del c/v
vero e proprio, che si redige in stile-scheda, con titolini e
paragrafetti asettici e descrittivi.
Deve essere
fatta per vendere la propria candidatura: attirare
l’attenzione del lettore, suscitare il suo interesse, fargli nascere
il desiderio di continuare a leggere, portarlo all’azione.
Se non rispetta
questa regola la lettera può essere scritta a mano, su carta
pergamena, vergata con penna d’oca, con inchiostro vermiglio, ma
avrà due sole alternative: nella migliore delle ipotesi sarà pinzata
in fondo al c/v, alla peggio verrà cestinata (non prima di aver dato
vita a grasse risate).
Quanto allo
stile: da evitare lo stile “denuncia al commissariato di polizia”
(«Io sottoscritto... nato a... il... e residente in... desidero
sottoporre alla vostra attenzione...)».
Evitare anche i
gerundi («Avendo conseguito la laurea... ed essendo alla ricerca di
un impiego...») e la terza persona («Giovanni Monti si è diplomato
geometra, ha lavorato presso... e chiede di essere assunto»).
Ma controllare
bene anche gli eventuali eccessi di originalità: non a tutti
piacciono (un aspirante grafico osò presentarsi così: «Creativi si
nasce, e io, modestamente, lo nacqui»).
La forma:
scrivere a mano o a macchina? O, per dimostrarsi al passo con i
tempi, a computer?
C’è chi sostiene
che scrivere a mano aiuti, in quanto la grafia offre notevoli
indicazioni sulla personalità. È proprio per questo motivo che certe
persone dovrebbero accuratamente evitarlo! Chi ha una
calligrafia, in senso proprio, ossia una “bella scrittura”,
scriva pure una breve nota a mano. Chi è cachigrafo (senza
offesa!), chi scrive cioè come un ragno scivolato nell’inchiostro,
si affidi al mezzo meccanico.
(Consigli da
fonte Internet - A. Lucchini - Scrivere. Una fatica nera)
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