Gli spostamenti per via di terra erano
generalmente limitati, per la configurazione geografica del mondo
ellenico. In effetti, il suolo della Grecia è continuamente spezzato
da catene di montagne; al di fuori di essa, le colonie greche,
soprattutto in Occidente, occupavano generalmente ristrette fasce
costiere, spesso neppure contigue, sicché più agevole risultava il
tragitto via mare. Un sostanziale cambiamento si verificò in epoca
ellenistica, quando la formazione di grandi stati, spesso con
limitati sbocchi marittimi, come la Siria, portò ad un notevole
sviluppo delle comunicazioni terrestri; ma anche allora in Grecia,
per i suddetti motivi geografici, i trasporti marittimi rimasero
preponderanti. Ad accrescere le difficoltà dei viaggi per via di
terra contribuiva, inoltre, l'insicurezza delle strade: infatti, i
briganti che, nei tempi antichi, le infestavano non erano del tutto
scomparsi... Le vie di comunicazione terrestri erano, del resto,
abbastanza scarse e poco curate dai Greci, sia per i suddetti motivi
geografici, sia per cause economiche e politiche. La costruzione e
la manutenzione di un'efficiente rete stradale, sul modello di
quella esistente nell'impero persiano, avrebbero richiesto un
efficace intervento statale; ma l'eccessiva frammentazione politica
della Grecia dava origine a numerosi piccoli stati, i quali spesso
non necessitavano di un'estesa rete stradale e non disponevano
neppure dei mezzi economici per provvedervi. D'altra parte
l'interesse per il commercio fra stati limitrofi era relativamente
scarso, poiché i rapporti fra essi erano spesso assai precari, per
motivi politici, rivalità economiche od attriti di confine; le
difficoltà degli scambi fra Megara ed Atene, la quale pure
commerciava con le località più lontane del Mediterraneo, sono
indicative di tale situazione.

Le continue guerre fra stati confinanti
costituivano anch'esse un fattore contrario alla costruzione di
estese reti stradali, poiché le vie, per quanto costruite a fini
commerciali, potevano agevolare, in tempo di guerra, la penetrazione
degli eserciti nemici.
Per tali motivi, l'interesse degli stati per le
comunicazioni terrestri era scarso e si limitava, in genere, alla
manutenzione delle strade urbane e di quelle che collegavano la
città con i demi della campagna, con le zone agricole adiacenti, che
fornivano merci di prima necessità, e con centri di particolare
importanza economica. L'intervento statale per la rete viaria era
invece notevole nel caso di strade d'interesse religioso, che
servivano a facilitare i pellegrinaggi e le riunioni di grandi masse
in occasione delle feste... Le strade dei Greci erano generalmente
inghiaiate e, per facilitare il movimento delle ruote dei carri,
erano spesso dotate di scannellature, che potevano anche essere
doppie per vie di notevole transito; esse erano dotate a volte di
miliari. Nonostante l'esistenza di carri, i bagagli erano spesso
portati dai servi. Le strade attraversavano raramente zone
montagnose, date le difficoltà tec-niche dovute ai mezzi dell'epoca;
esse venivano costruite, per lo più, sfruttando i solchi vallivi o
correvano lungo le coste, unendo le città con percorsi più lunghi di
quelli diretti, ma più agevoli da tracciare e da percorrere. Tutte
queste difficoltà spiegano dunque come mai, ancora all'epoca di
Senofonte, un viaggio da Atene ad Olimpia veniva considerato assai
gravoso.
La configurazione delle coste, assai frastagliate
e ricche d'approdi, nonché la vicinanza delle isole del Mar Egeo,
che costituivano quasi un ponte fra la Grecia e l'Asia Minore,
rendevano invece più agevoli gli spostamenti per via di mare. La
navigazione si svolgeva in prevalenza lungo le coste, ed era
limitata alla buona stagione; la durata del viaggio dipendeva in
larga misura dalle condizioni atmosferiche. I viaggi di breve durata
venivano compiuti su navi apposite: ad esempio, Eschine (C.
Ctesiph. 158) parla di un servizio passeggeri tra Salamina ed il
Pireo... Al trasporto di passeggeri fra Atene ed Egina allude anche
Platone, in termini tali da far pensare anche qui ad un servizio
regolare, con tariffe ben fissate... I viaggi più lunghi venivano
invece compiuti su navi mercantili; evidentemente, poiché il numero
dei passeggeri che compivano tali viaggi non era tale da
giustificare la costruzione di battelli appositi, essi dovevano
adattarsi a viaggiare su battelli mercantili, nonostante le
scomodità e gli inevitabili ritardi legati alle rotte commerciali.
La piccolezza delle navi comportava insieme vantaggi e pericoli: se,
infatti, erano sufficienti per l'approdo delle insenature,
possibilmente con un lembo sabbioso per tirare in secco le
imbarcazioni, senza bisogno di speciali attrezzature portuali, la
leggerezza delle imbarcazioni rendeva pericoloso ogni moto del mare,
al punto che correnti relativamente modeste, come quelle dello
Stretto di Messina, si trasformavano, nell'immaginazione dei
naviganti, in terribili mostri. I tentativi di abbreviare la durata
della navigazione mediante il taglio di istmi, se pure testimoniano
l'interesse di alcuni Stati, non furono generalmente coronati da
successo... Il maggiore ostacolo alla navigazione era costituito
comunque dalla pirateria, assai diffusa fin dai tempi più antichi.
L'intervento di stati marittimi, come Corinto, e, dopo la
costituzione della Lega di Delo, l'affermarsi della talassocrazia
ateniese, fecero notevolmente diminuire, nel corso del V secolo,
tale fenomeno; ma la pirateria riprendeva poi forza durante
l'egemonia spartana e continuava, sia pure fra alti e bassi, ad
infestare le acque del mondo ellenico. Per ovviare a tali pericoli,
molti stati conclusero convenzioni con i pirati, al fine di
assicurare l'immunità ai propri cittadini; in altri casi, i
viaggiatori fatti prigionieri dai pirati potevano essere riscattati
da parenti od amici; ma è evidente che questa possibilità si offriva
solo ai ricchi.
Infine, il viaggiatore che si imbarcava su una
nave mercantile poteva correre il rischio di essere ucciso dal
padrone della nave, avido delle sue ricchezze, o di essere venduto
come schiavo.

Come si vede, le difficoltà materiali che si
frapponevano ai viaggi erano notevoli; ad esse bisogna poi
aggiungere quelle legate alle condizioni sociali e politiche
dell'antichità greca. Gli spostamenti verso paesi non greci potevano
subire, in certi periodi, notevoli ostacoli... L'ostilità fra la
Persia ed i Greci rendeva, d'altronde, questi ultimi male accetti
nei paesi appartenenti all'impero Achemenide ed aumentava i pericoli
del viaggio... Anche i viaggi nel Mediterraneo Occidentale furono
notevolmente ostacolati, in alcuni periodi, dall'ostilità di altre
popolazioni, allarmate dall'espansione dei Greci... D'altra parte,
l'atteggiamento degli stessi stati greci nei confronti dei
visitatori stranieri poteva comportare difficoltà. Infatti, mentre
ad esempio Atene si dimostrava assai ospitale verso gli stranieri,
ed esaltava anzi questa sua caratteristica anche a fini politici,
un'ampia tradizione letteraria circonda la tendenza di alcuni stati
greci a porre limitazioni all'accesso di stranieri...
Gli spostamenti degli appartenenti alle classi
più elevate erano agevolati dal fatto che essi fruivano con maggiore
facilità dei benefici dell'ospitalità. La tradizione dell'ospitalità
privata era, infatti, assai viva nella Grecia arcaica... Nelle
classi più elevate, l'ospitalità rimase un'usanza osservata anche in
epoca storica; il viaggio veniva dunque ad esserne facilitato e
lo stesso scambio di ospitalità poteva costituire, a volte, un
incentivo per spostarsi. Spesso, infatti, proprio l'invito di un
ospite lontano o di un personaggio influente, desideroso di
conoscere stranieri illustri, costituiva l'incentivo del viaggio.
All'ospitalità privata si aggiungeva un'altra
istituzione che svolgeva un'utile azione di assistenza per i
viaggiatori: la prossenia. Essa consisteva in un accordo fra uno
Stato ed un cittadino di una città straniera, per cui quest'ultimo
si impegnava, in cambio di onori e di privilegi, a tutelare gli
interessi di quello Stato e ad assisterne i cittadini. Questa
istituzione, presente in tutta la Grecia nel corso del V e del IV
secolo, fu largamente diffusa in Atene... I vantaggi dell'ospitalità
privata e della prossenia erano... generalmente limitati agli
appartenenti alle classi più elevate. Ciò appare del resto
confermato dalla diffusione tarda degli alberghi, che si diffusero
solo in epoca classica, quando lo sviluppo dei commerci rese
necessario l'alloggiamento di un notevole numero di persone la cui
condizione sociale rendeva difficile il ricorso all'ospitalità di
privati. Gli alberghi non dovevano, comunque, essere molto frequenti
al di fuori dei centri di interesse commerciale... Il carattere
sacro dell'ospitalità comportava naturalmente un notevole disprezzo
per la professione dell'albergatore, ed in effetti questa mentalità
è ampiamente testimoniata dalle fonti... L'ostilità verso gli
alberghi derivava da motivi sociali, che spingevano i viaggiatori
appartenenti alle classi più elevate ad evitare simili luoghi,
frequentati anche da persone di estrazione assai umile, come
mercanti, marinai e carrettieri, e da motivi etici, in quanto gli
alberghi erano ritenuti assai spesso luoghi di dubbia moralità...
Infine, un ulteriore elemento a discredito degli alberghi era
costituito dal fatto che essi erano molto spesso scomodi ed
igienicamente scadenti... Da quanto si è visto, appare chiaro che i
viaggi offrivano assai minori difficoltà ai nobili ed ai ricchi, che
potevano godere dei vantaggi dell'ospitalità privata. D'altra parte,
i viaggi comportavano spese assai rilevanti... Le condizioni
economiche esercitavano quindi una notevole influenza sulla
possibilità di compiere viaggi; del resto, gran parte della
popolazione era ridotta ad un'economia di sussistenza, che non
permetteva simili spese, oppure viveva dei proventi
dell'agricoltura, restando costantemente legata alla propria terra.
La maggior parte dei viaggi venivano quindi compiuti dai mercanti ed
avevano finalità pratiche; ad essi si aggiungeva poi un notevole
numero di persone che vivevano dei proventi della propria attività
intellettuale: filosofi, retori, poeti ed artisti si spostavano per
tutto il mondo ellenico alla ricerca di luoghi dove la loro opera
fosse meglio apprezzata e retribuita, come pure facevano gli
artigiani specializzati. Naturalmente, però, esisteva anche una
categoria, composta di nobili e di ricchi, che disponeva delle
risorse economiche e del tempo libero necessari per compiere viaggi;
in effetti, le fonti dimostrano che, in tale ristretta categoria di
persone, i viaggi erano assai diffusi e costituivano, anzi, un segno
di distinzione ed una necessità assai sentita... Inoltre, era
naturalmente possibile combinare il desiderio di vedere con
interessi commerciali. Ad esempio, nel Trapezitico di
Isocrate, l'accusatore, un giovane nativo del regno del Bosforo,
narra il proprio viaggio ad Atene: poiché egli desiderava visitare
la città ed il resto della Grecia, il padre gli affidò due navi
cariche di grano e del denaro e lo fece partire
ama kata emporian kai kata Jewrian.
Il desiderio di viaggiare sembra poi essere stato sentito anche
dagli appartenenti alle classi più umili. Ad esempio, Aristofane,
negli Acarnesi (w. 65 ss.), rappresenta il ritorno di
un'ambasceria inviata presso il re di Persia, i cui componenti,
approfittando del fatto che le spese di viaggio erano a carico dello
stato, hanno prolungato la loro visita senza alcun utile per Atene,
al fine di divertirsi nei paesi dell'Impero achemenide. Aristofane,
naturalmente, esagera in funzione polemica la durata del viaggio ed
il lusso nel quale gli ambasciatori vivevano in Persia; tuttavia, la
sua testimonianza fa comprendere che gli incarichi ufficiali
costituivano, per i cittadini privi di mezzi, anche una preziosa
occasione per poter visitare paesi stranieri.
G. Marasco, I viaggi nella Grecia antica, Roma,
1978