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La Riforma Moratti in breve

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"Con l’approvazione definitiva del decreto legislativo sul II ciclo si apre un nuovo capitolo sulla strada della riforma della scuola" – ha dichiarato Gino Galati, Segretario Generale dello SNALS-Confsal.

"Le Regioni – ha continuato Galati – dovranno ora elaborare un loro progetto per il percorso dell’istruzione e formazione professionale".

"E’ interesse della Nazione – ha ribadito Galati – che nel confronto Stato-Regioni vengano sciolti definitivamente i nodi interpretativi sul titolo V della Costituzione e che, conseguentemente, ciascuna istituzione proceda costruttivamente, secondo le proprie competenze al processo di riforma che dovrà concretamente garantire l'unitarietà del sistema e la pari dignità tra il percorso dell'istruzione e quello dell'istruzione e formazione professionale".

"Lo SNALS-Confsal – ha proseguito Galati – valuterà adeguatamente nel merito il testo approvato dal Consiglio dei Ministri che, come risulta da una lettura della Conferenza stampa, ha recepito molte delle istanze avanzate sia al Ministro, sia in sede di audizione parlamentare".

"In particolare lo SNALS-Confsal - conclude Galati - esprime apprezzamento per l’ampliamento dello studio delle lingue straniere, per il potenziamento dell’area di indirizzo dei licei tecnologici e per l’introduzione di un’ora di tecnologia nella scuola secondaria di I grado".

Incurante delle critiche espresse dalle Regioni, dal CNPI, dalle parti sociali e da tutto il mondo della scuola, il Consiglio dei Ministri ha oggi approvato i Decreti Legislativi relativi alla riforma della scuola secondaria di II grado e alla formazione iniziale dei docenti. L’unica richiesta delle Regioni che è stata accolta è quella di ritardare di un anno l’avvio del secondo ciclo riformato, che è stato spostato all’anno scolastico 2007-2008. La Gilda degli Insegnanti, sconcertata per la scelta del Governo di procedere sulla strada riformatrice nonostante l’opposizione palese di forze politiche, sociali e sindacali, considera l’approvazione dei decreti una vittoria di Pirro, stante le devastazioni che comporterà per il sistema di istruzione italiano e ribadisce le critiche già espresse in tutte le sedi istituzionali. Per quanto concerne il decreto sul secondo ciclo, esprime forti critiche sull'impianto generale della Riforma, sbagliata nel merito e nel metodo,  dubbi e riserve sulle modalità di applicazione del doppio canale che non consente pari dignità ai due percorsi di formazione, ferma opposizione alla regionalizzazione del sistema scolastico, timori per i tagli e per il decadimento culturale della scuola pubblica. Rispetto al Decreto sulla formazione iniziale dei docenti, esprime forti critiche al fatto che la formazione iniziale sia tutta demandata al settore universitario e sul mancato coinvolgimento dei docenti nei processi formativi, dubbi sull'efficacia di un'ulteriore modifica del sistema di reclutamento che si inserisce in un contesto già fin troppo complesso ed ingarbugliato. Inoltre, con le modifiche oggi apportate, non solo non si eliminerà il precariato, ma lo si renderà ancora più drammatico e difficile per i futuri docenti: non basteranno infatti 5 anni di formazione universitaria per l’accesso all’insegnamento, ma servirà un ulteriore anno di tirocinio ed infine il superamento di un concorso su posti programmati. Percorso lungo, difficile ed oneroso per l’accesso ad una professione che contempla una misera retribuzione iniziale di 1.100 euro mensili. Possiamo prevedere già da ora una fuga di massa dall’insegnamento per le future generazioni. Il Coordinatore nazionale Prof. Alessandro Ameli

I decreti, come tutta la "riforma", sono provvedimenti catastrofici che distruggerebbero gli istituti tecnici e professionali e trasformerebbero metà della scuola in uno squalificatissimo e privatizzato avviamento al mestiere di apprendista e di precario a vita, espellendo nel contempo dalla scuola decine di migliaia di docenti e aprendo la porta all'assunzione diretta (e al licenziamento) di essi da parte dei capi di istituto. Ma è ancor più grave la complicità trasversale che ha favorito la riesumazione dei decreti. Nei giorni scorsi, esponenti della Margherita hanno dichiarato che "non tutto della riforma è da buttare", il responsabile scuola dei DS Ranieri ha sostenuto che non si potrebbe abrogare tutta la controriforma perché "la scuola precipiterebbe nel caos", autorevoli assessori all'Istruzione in importanti Regioni amministrate dal centrosinistra, che pure avevano dato parere negativo sulla "riforma" delle superiori, hanno precisato che a loro la separazione scuola-avviamento al mestiere va bene, purchè i due "canali" abbiano, secondo il modello berlingueriano, "pari dignità" (?!) e la gestione dell'apprendistato e del rapporto con le aziende sia in mano loro. Insomma, né il centrodestra né buona parte del centrosinistra hanno ascoltato la unanime richiesta che è venuta con forza dal popolo della scuola pubblica, che, con una lotta incessante, ha cercato di impedire l'introduzione della "riforma" nella scuola e nell'Università e poi ne ha chiesto a gran voce l'abolizione totale. Ma non passeranno. Continueremo a batterci senza sosta, insieme a tutto il popolo della scuola pubblica, per bloccare l'applicazione della "riforma", lotteremo nelle scuole e in piazza (appuntamento, intanto, domani a Roma alle 15 a P.della Repubblica), e anche raccogliendo una valanga di firme, per imporre al prossimo governo l'abrogazione totale della controriforma e smaschereremo le manovre di chi vuole limitarsi a "riformare la riforma", senza impegnarsi a "sminare" il territorio-scuola dalle "bombe deficienti" del tutor, del portfolio, dei test Invalsi, dei demenziali programmi morattiani, della scissione tra scuola e avviamento al mestiere, della cancellazione del tempo pieno. Piero Bernocchi portavoce nazionale dei Cobas della scuola

Sulla base delle odierne dichiarazioni "in progress" del Ministro Moratti e delle Note di Agenzia, la CISL Scuola mantiene inalterato il proprio giudizio negativo sia sul decreto concernente il "secondo ciclo" che sul decreto relativo alla "formazione dei docenti" rispetto ai quali i nodi problematici già ampiamente evidenziati restano ancora irrisolti. Essi riguardano:

a) relativamente al decreto sul "secondo ciclo"

· la precocità della scelta tra il canale liceale e quello dell’istruzione e formazione professionale, collocata all’uscita del primo ciclo, un’età (13 anni) nella quale i progetti di vita e le aspirazioni dei giovani studenti non possono essere chiari;

· la non comparabilità degli esiti dei licei e della formazione professionale - mantenendo sostanzialmente diversificati i due percorsi - rende poco credibile e difficilmente praticabile l’utilizzo dello strumento delle "passerelle" e dei "rientri";

· la dichiarata "pari dignità" dei due percorsi è destinata - conseguentemente - a rimanere una mera opzione di principio con il prevedibile risultato dell’accentuazione del carattere di selezione sociale legata alla scelta dei percorsi medesimi.

La CISL Scuola denuncia, inoltre, l’assoluta mancanza - nel decreto - di garanzie per il personale e per l’utenza con la gravissima esclusione da questa operazione del ruolo e delle prerogative del sindacato, quale soggetto di rappresentanza e tutela dei lavoratori della scuola e della formazione professionale.

b) relativamente al decreto sulla "formazione iniziale dei docenti"

· la prefigurazione dell’eccesso di delega per lo stretto collegamento tra formazione iniziale e reclutamento;

· la mancata previsione di una fase transitoria, finalizzata non solo al graduale passaggio dal vecchio al nuovo ordinamento ma anche alla soluzione del problema del precariato;

· il totale affidamento alle università del monopolio della formazione iniziale e dell’aggiornamento di 800mila docenti corre seri rischi di praticabilità, alla luce anche delle recenti e pregresse esperienze in merito alla gestione delle abilitazioni e delle specializzazioni.

Quale attendibilità si chiede infine la CISL Scuola può avere il proposito di una programmazione triennale del fabbisogno di docenti, quando l’esperienza ci dimostra quante e quali difficoltà il MIUR annualmente incontra nella definizione degli organici endemicamente sfalsata tra "diritto" e "fatto"?

Dichiarazione di Francesco Scrima, Segretario Generale Cisl Scuola

Una riforma ‘virtuale’ - commenta Massimo Di Menna, segretario della Uil Scuola a seguito dell’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del decreto del secondo ciclo di istruzione e formazione. In questo contesto la sperimentazione al 2006 non è praticabile e rischia di amplificare la separatezza tra sistema dei licei e sistema dell’istruzione professionale. Dal quadro tracciato dal decreto mancano completamente gli istituti professionali: il decreto non li regolamenta e rimanda alle Regioni. Ci si domanda che fine faranno questi istituti? Quali sono i compiti dello Stato e quali quelli delle Regioni? Ci sono garanzie di stabilità e professionali per tutto il personale? Lo spostamento al 2007 deve servire a rivedere le cose che non vanno - rilancia il segretario della Uil Scuola - in particolare il sistema duale, la scelta precoce. Il sistema scolastico e formativo deve dare a tutti i ragazzi, anche attraverso un sistema integrato, una solida cultura di base. Per la definizione delle competenze, chi fa che cosa tra Stato e Regioni - chiarisce Di Menna -il confronto deve essere triangolare con la presenza attiva del sindacato. Per la Uil Scuola il sistema dell’istruzione deve avere un impianto nazionale. Sarebbe negativo ipotizzare tanti sistemi scolastici quante sono le regioni. Solleciteremo un vero negoziato e risposte concrete per dare certezze e stabilità a tutti gli insegnanti (licei, istituti tecnici e professionali). Per il prossimo anno scolastico non sono previsti cambiamenti - aggiunge il segretario della Uil Scuola - i ragazzi che dovranno fare le pre-iscrizioni quest’anno lo faranno sulla base dell’attuale ordinamento con un ciclo di studi che resterà invariato per i cinque anni. Tutto partirà dal 2007 - 2008. E’ un periodo di tempo che andrà utilizzato proficuamente, per aprire un confronto ampio e concreto, per giungere ad una riforma condivisa che l’Italia attende da più di quarant’anni.


        

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Ultimo aggiornamento:  19-03-07