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il mal di vivere dell'uomo moderno, le
modificazioni dei valori, delle tendenze che hanno caratterizzato
per secoli l'identità di ciascuno sono forieri della fragilità
interiore, di un'emozionalità pulsante nei sensi, ma di difficile
espressione nella relazionalità sociale.
l'arte è la testimonianza vibrante del tempo
che passa, tra la noia, la "nausee" di sartriana memoria,
l'inquietudine dell'essere "hic et nunc", qui ed ora, in una realtà
vittima di convenzioni, status personali e collettivi, e
l'aspirazione recondita, inconfessata all'affermazione del proprio
io, con le sue caratteristiche fuori dal coro, contrastanti con
l'asservimento alla cultura globalizzata, massificata ed incesellata
nei "trend" del momento.
gli artisti colgono i segnali d'allarme di
quelle coscienze che disapprovano l'idea del potere fine a se
stesso, per ritrovare i principi di un umanesimo nuovo, solidale ed
a misura di tutti.
fausto fiato
trasferisce sulle tele il senso del rinnovamento, con una visione
tra il reale ed il fantastico. tra "ciò che è" e "ciò che sarà",
realizzando momenti di elevato spessore interpretativo.
g Iancarlo
pesce coglie la frammentazione degli stati dell'animo,
ricompattando, attraverso il colore e la forza dei tratti, una
passionalità quasi dimenticata, che anela ad esprimersi lontano da
qualsiasi stereotipo.
claudio valentino
con talento ed abilità stilistica, ricostruisce l'armonia tra
l'essere e la natura, realizzando affascinanti sequenze tra
l'onirico ed il reale.
l'arte informale, personalizzata, rielaborata,
rivissuta con l'esperienza e la notevole capacità espressiva dei
giovani artisti, acquista centralità nell'essere specchio dei tempi
e proiezione futura delle paure, dei desideri, dei sogni e degli
archetipi di una contemporaneità sempre più labile.
le opere acquistano luce, dissipando l'ibrido
della contraddizione tra il sé ed il voler essere, aggiungono
all'intensità espressiva la chiave di lettura dell'inadeguatezza che
pervade l'uomo, frustrato nonostante il benessere, infelice
nonostante il successo, e recuperano quel sottile quid della sfera
emozionale che consente di ritrovare il proprio percorso di vita.
la storia dei nostri desideri, delle nostre
amarezze, dell'incertezza per il nostro domani è ricostruita con un
ingegno ed una sensibilità rari, attraverso immagini che diventano
orizzonti, colori che si trasformano in passioni, forme che
diventano i luoghi in cui noi stessi ricerchiamo il segreto.
l'elisir della nostra missione dell'esserci
con gli altri, in un itinerario nuovo, dove riconosciamo la nostra
impronta.
stefania marotti |
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Fausto FIATO |
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Giancarlo PESCE |
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Claudio VALENTINO |
Diego Loffredo
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La pittura di Diego Loffredo
prende spunto dal mondo fantastico dei giocattoli. Egli non
riproduce fedelmente o mettendo in scena siparietti assurdi, ma
individua dei particolari che sottopone ad ingrandimenti spinti (in
ciò si serve della fotografia che, tuttavia non entra nel processo
pittorico vero e proprio). Nascono forme e personaggi dal forte
cromatismo che il bambino crea quando gioca e giocando da "nuova
vita" attribuisce nuovi sensi a ciò che manipola: prima di giungere
alla maturità, che spesso significa disperdersi in una costellazione
di significati imposti. E’ dunque il potere della fantasia allo
stato puro il protagonista delle opere di Diego Loffredo, e non solo
la fantasia dell’artista ma dell’umanità tutta. E questa fantasia
può scaturire solo dalla memoria coltivata con intelligenza. |
www.diegoloffredo.it
Raffaele Paudice
| Giovanissimo ha frequentato la
Scuola di tecniche e Arti applicate a Milano. Da li in poi non ha
più abbandonato la sua passione per l’arte, frequentando
all’Accademia di Brera il corso di Artefici. Attualmente frequenta
il corso di pittura all’Accademia di Belle Arti di Napoli. I suoi
lavori hanno una forte componente accademica. La sua passione per il
disegno domina il suo lavoro. La composizione tende al metafisico
dove figure e ambientazioni hanno una sintesi tutta personale. Un
lavoro semplice ma curato nelle sue parti, in cui nulla è lasciato
al caso. |

Silvia Iuliucci
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Silvia Iuliucci ha iniziato la
sua ricerca artistica da quando ha potuto impugnare un pennello per
disegnare sulle pareti di casa. Autodidatta, è approdata, seguendo
rotte istintive, ad uno stile surrealista che non considera il suo
porto d’arrivo. Con la sua sensibilità istintiva, che lascia correre
fuori dagli schemi, manipola il colore in forme che sfuggono al
pennello usato come tramite gestuale fra una visione onirica e la
tela. Fin dagli inizi sperimenta l’uso dei materiali più vari,
vetro, stoffa, tela, gesso, a partire dal primo impressionismo
paesaggistico fino all’astrazione cromatica che la caratterizza
oggi. Nel 2000 Silvia Iuliucci decide di dare ordine, logica e meta
al suo percorso e s’iscrive alla Scuola libera del Nudo
dell’Accademia delle Belle Arti di Napoli. Qui studia anatomia
umana, storia dell’arte, tecniche pittoriche, tecniche d’incisione.
Dimostra una propensione istintiva per la grafica e per l’equilibrio
naturale fra le forme che riversa in tele in cui la tecnica
dell’olio si contamina con applicazioni in carta. E’ apprezzata per
la sua acuta sensibilità, di stampo quasi infantile, che rimane il
suo segno nelle varie collettive alle quali ha preso parte. |

I
"Quartieri Spagnoli" di Alessandra Rameri
La galleria "Terzo Piano ProArt" inaugura la
mostra - installazione dell'artista
napoletana Alessandra Rameri con
un'esposizione di incisioni calcografiche.
Le incisioni, realizzate su rame ad
acquaforte e bulino di cui sono state tirate
a mano le stampe, sono raccolte in una
cartella presentata dal critico d'arte prof.
Rosario Pinto e contenente i testi dello
stesso e del maestro Aniello Scotto prof. di
"Tecniche dell'Incisione" e "Disegno" presso
l'Accademia di Belle Arti di Napoli.
In questo progetto realizzato dalla Rameri,
l'utilizzo di metodi primari dell'incisione
come l'acquaforte e il bulino, volge ad un
lungo processo di realizzazione della
matrice ad "incavo": l'immagine è ottenuta
incavando, incidendo con l'acido il segno e
rifinendo il tutto con il bulino. E' quindi
"...di un certo interesse fare una
valutazione, con questo suo procedere
tecnico, a mezzo fra la tentazione del
pittoricismo e l'esigenza del segno: il
tempo corrode ed incide i "Quartieri" ed
essi restano lì, fermi, testimonianza fuori
dal tempo del passare del tempo..."(A.Scotto)
L'Autrice delle incisioni sul tema dei
'Quartieri Spagnoli' come scrive il prof.
Pinto "...non è chiamata, come il Migliaro,
a rendere una testimanianza visiva di una
realtà che è prossima a scomparire sotto il
piccone demolitore del 'risanamento' , ma
desidera ella, piuttosto, dar vita ad una
presa di coscienza dell'esistente in vista
d'una sua riqualificazione morale, sociale
ed ambientale.Alla dimensione 'di cronaca'
di Migliaro, la Rameri sostituisce infatti
un'opzione di 'contenuto'. D'altra parte,
che l'opera della Rameri potesse volgersi
con proficua duttilità ad un'impresa di
grande profilo contenutistico era dato che
era possibile scorgere, in nuce, già in
altri momenti della sua attività creativa
ancorata alla delibazione di una tecnica
raffinata esorbita, poi, in un afflato
produttivo più ampio in cui il dato
espressivo della Rameri va a collocarsi con
decisa prestanza su un ineludibile gradiente
concettuale."
Inaugurazione, venerdì 9 febbraio 2007, ore
18:00
(La mostra resterà aperta fino a lunedì 19
febbraio 2007)
TERZO PIANO PROART
Via Lungo Gelso, 53/A - Napoli - info:
081/412044 - Orari:10,00-13/16,30-19,30
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