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QUANTA ACQUA HA EFFETTIVAMENTE A DISPOSIZIONE L'UOMO ?

Il 70% della superficie terrestre è ricoperto dall'acqua degli oceani, dei mari,dei laghi e dei fiumi; di questo il 98% è allo stato liquido, mentre il restante 2% è allo stato solido e costituisce le calotte polari e i ghiacciai.

L'idrosfera ( insieme di tutte le acque che si trovano sulla superficie terrestre) è il 97% salata, quindi solo il 3% è acqua dolce.

L'ACQUA E L'ORGANISMO UMANO

E' importante ricordare che il pianeta su cui vive l'uomo è fatto di acqua e che in una persona adulta il 60-70% del peso è acqua.

L'acqua bagna ogni parte interna dell'organismo, riempiendo gli interstizi tra le cellule e le cavità ossee e circolando nelle vene e nelle arterie.

L'organismo prende l'acqua che gli è necessaria da varie fonti :

• il 47% bevendo;

• il 39% dai cibi, che contengono sempre una quantità è più o meno abbondante di acqua;

• il 14% lo produce durante le trasformazioni chimiche che compie ininterrottamente.

L'importanza dell'acqua per l'organismo umano dipende dal fatto che essa è indispensabile per svolgere diverse funzioni fra le quali:

• sciogliere una grande quantità di sostanze, che possono essere utilizzate dall'organismo solo se in soluzione;

• assorbire una grande quantità di calore e di distribuirlo omogeneamente in tutto l'organismo;

• permettere l'eliminazione del calore superfluo;

• eliminare le sostanze dannose all'organismo.

Il corpo umano è costituito per il 60-70% di acqua. Un adulto deve assumere in media 2,5 litri di acqua al giorno. Questa quantità corrisponde a 35 g circa di acqua per ogni chilogrammo di peso corporeo; naturalmente quando fa caldo, o nei climi molto acidi, questo consumo deve essere maggiore. Attenzione, però: questa quantità di acqua viene ingerita non solo sotto forma di bevande, ma anche come componente di molti cibi. Per esempio la frutta e le verdure possono giungere a contenere oltre il 90% di acqua. Occorre comunque bere sempre molto.

• L'acqua rende solubili molte sostanze che possono essere utilizzate dal nostro organismo:

• Permette di eliminare sostanze dannose attraverso il sudore e l'urina;

• Regola attraverso la sudorazione la temperatura dell'organismo;

Quando fa molto caldo, per mantenere la temperatura normale di 36-37 °C, il nostro corpo reagisce "ordinando" alla pelle di espellere il sudore, che per la maggior parte è formato di acqua. Il sudore, sulla superficie della pelle evapora ma per trasformarsi in vapore, l'acqua consuma calore traendolo alla pelle che, in questo modo, si raffredda.

Nell'arco di un giorno eliminiamo:

• circa 1-1,5 litri attraverso i reni;

• circa 0,5-1 litri attraverso la pelle;

• circa 200-400 ml. attraverso i polmoni, il naso e la bocca mentre espiriamo;

• 50-100 ml. Attraverso l'intestino.

Quando avvertiamo la sensazione di sete tutto parte dal sangue; quando esso diminuisce di volume per la mancanza della sua componente acquosa, il cuore dà l'allarme al cervello.

La centrale di controllo della sete si trova infatti nel cervello ed è da qui che partono gli ordini che fanno scattare la sensazione di sete. Contemporaneamente i reni, che sono delle precise "valvole di scarico", riducono la produzione di urina, almeno fino a quando non avranno fatto il "pieno di acqua".

Il nostro organismo non dispone di un sistema per accumulare riserve di acqua come avviene per i grassi. Ci è dunque indispensabile una costante assunzione di acqua per tenere sotto controllo la temperatura corporea (traspirazione), eliminare le sostanze di rifiuto attraverso i reni e mantenere in efficienza il sistema nervoso. L'acqua persa dall'organismo in forma di sudore e di urina deve essere prontamente sostituita. In assenza di cibo possiamo sopravvivere fino a tre settimane, senza acqua non potremmo sopravvivere per più di cinque giorni.

L' INQUINAMENTO DELL'ACQUA

Con il termine inquinamento si indica l'immissione - in correnti, fiumi, laghi e mari - di sostanze estranee, come acque di scarico contenti sostanze tossiche, metalli pesanti piombo, cadmio, mercurio, insetticidi, erbicidi, rifiuti industriali, agricoli ed urbani. L'inquinamento delle acque può essere di origine:

a) naturale, quando è opera delle forze della natura: le piogge con formazione di piene trasportano ogni cosa, come detriti organici vegetali e animali che possono, successivamente, provocare - con i loro depositi - fenomeni di putrefazione;

b) domestico, perché deriva dallo scarico delle fognature urbane che raccolgono residui alimentari, detergenti, oli minerali e vegetali, rifiuti di varie provenienze, prodotti finali del metabolismo umano oltre ai detriti provenienti dalle strade cittadine;

e) agricolo, quando nei campi la pioggia scioglie e trasporta con sé concimi naturali e chimici, prodotti antiparassitari, diserbanti, pesticidi ecc., residui vegetali, sostanze trasportate dalle acque di lavaggio delle stalle e prodotti del metabolismo animale. Questo tipo di inquinamento riunisce le caratteristiche derivanti da quello domestico e da quello industriale;

d) industriale, quando è dato dalle acque residue di lavorazione che trasportano sensibili quantità di sostanze sospese o disciolte spesso altamente nocive in quanto cariche di sostanze chimiche organiche, inorganiche e biologiche.

L'ACQUA IN CITTA'

I mille usi dell'acqua. Ogni città può funzionare ogni giorno solo se dispone di acqua in abbondanza. L'acqua viene infatti impiegata per mille usi diversi: per bere, per l'igiene personale, per lavare la verdura, per innaffiare i giardini, ecc..

Nella tabella sono riportati alcuni di questi impieghi, col relativo consumo in litri.

Queste cifre sono naturalmente valori «medi». Ad esempio,per lavarci i denti possiamo usare meno di un litro d'acqua, se chiudiamo il rubinetto quando non serve.

Se invece la facciamo scorrere per tre o quattro minuti, magari alla massima portata, ne servono più di dieci litri.

Imparare a non sprecare l'acqua è un indice di educazione civica e di sensibilità per l'ambiente. Infatti dietro il gesto semplice di aprire il rubinetto c'è un lungo lavoro svolto su una risorsa che sta diventando in molti casi scarsa e sempre più preziosa.

Usi dell' acqua

Consumo medio

Bere (un adulto in un giorno)

2 litri

Lavare un cesto di insalata

5-10 litri

Tirare lo sciacquone

10 litri

Un bagno in vasca

80-100 litri

Un bucato in lavatrice

80-150 litri

Fare una tonnellata di carta

500 000 litri

IL SEGNO SACRO DELL'ACQUA

Caratteristiche del segno

L'acqua pura della fonte rinfresca e disseta, purifica e pulisce, dona vita e nuova forza alle piante, agli animali, agli uomini.

SIGNIFICATI RELIGIOSI

Fin dalla più lontana antichità, l'acqua viva è considerata sacra fonte di vita e di benessere, di salute e di forza.

Le fonti sono considerate luoghi privilegiati di abitazione e di manifestazione della divinità.

L'acqua è usata nel culto, e offerta agli dèi, e da questi ricevuta come dono prezioso.

IL SEGNO PRESSO GLI EBREI

E considerato come elemento fondamentale nel rapporto dell'uomo con il sacro e il divino.

L'acqua è elemento essenziale per la purificazione, per la vita fisica e per quella interiore e spirituale.

L'acqua viva è segno della benedizione divina, elemento caratteristico dell'età del Messia, dono prezioso di Dio che rende feconda la terra e dà vita ad ogni creatura.

Il bagno di purificazione è elemento essenziale della vita quotidiana: solo lavando il corpo nell'acqua ci si purifica da ogni sorta di impurità fisica e interiore.

Nella consapevolezza che l'acqua è un bene primario dell'umanità per la cui conservazione necessi-tano comportamenti responsabili da parte di ogni singolo cittadino del mondo, a livello europeo, è stata istituita la carta dell'acqua.

CARTA EUROPEA DELL'ACQUA

1) Non c'è vita senza acqua. L'acqua è un bene prezioso, indispensabile a tutte le attività umane.

2) Le disponibilità di acqua dolce non sono inesauribili. E’ indispensabile preservarle, controllarle e, se possibile, accrescerle.

3) Alterare la qualità dell'acqua significa nuocere alla vita dell'uomo e degli altri esseri viventi che da essa dipendono.

4) La qualità dell'acqua deve essere mantenuta in modo da poter soddisfare le esigenze delle utilizzazioni previste, specialmente per i bisogni della salute pubblica.

5) Quando l'acqua, dopo essere stata utilizzata, viene restituita all'ambiente naturale, deve essere in condizioni da non compromettere i possibili usi dell'ambiente, sia pubblici sia privati.

6) La conservazione di una copertura vegetale appropriata, di preferenza forestale, è essenziale per la conservazione delle risorse idriche.

7) Le risorse idriche devono essere accuratamente inventariate.

8) La buona gestione dell'acqua deve essere materia di pianificazioni da parte delle autorità competenti.

9) La salvaguardia dell'acqua implica uno sforzo importante di ricerca scientifica, di formazione di specialisti e di informazione pubblica.

10)L'acqua è un patrimonio comune il cui valore deve essere riconosciuto da tutti. Ciascuno ha il dovere di economizzarla e utilizzarla con cura.

11) La digestione delle risorse dovrebbe essere inquadrata nel bacino piuttosto che entro frontiere amministrative e politiche.

12) L'acqua non ha frontiere. Essa è una risorsa comune la cui tutela richiede la cooperazione internazionale.

EMERGENZA ACQUA

Il nuovo secolo si è aperto all'insegna dell'emergenza acqua. Nel mondo oltre 1 miliardo e 200 milioni di persone non hanno acqua potabile ed altri 800 milioni non dispongono di un rubinetto in casa. Ogni anno quasi 10 milioni di individui muoiono per mancanza d'acqua o per avvelenamento idrico, bevendo cioè acqua inquinata o contaminata. Secondo alcuni esperti, se non si corre subito ai ripari, entro il 2025, su una popolazione mondiale di 8 miliardi di persone, 2 miliardi e 300 milioni non avranno acqua potabile; secondo alcuni la situazione diventerà gravissima nel giro di un decennio, perché oltre la metà della popolazione del pianeta soffrirà per la carenza di acqua potabile e per usi agricoli. Per comprendere bene il problema, va tenuto presente che ogni anno nel mondo si consumano 3.500 chilometri cubi d'acqua dolce e che nel 2025 ne serviranno almeno 2.000 in più. I due terzi dell'acqua finiscono nell'agricoltura, il 23% va all'industria e solo l'8% è usato per scopi domestici. Ben metà dell'acqua utilizzata in agricoltura va dispersa a causa di sprechi, di perdite delle condotte idriche e per inquinamento; questo problema riguarda in maggiore o minore misura tutti i paesi del mondo. Nel nostro paese sono ancora utilizzati vecchi acquedotti ormai diventati "colabrodo", che disperdono preziosa acqua lungo il tragitto dalle fonti ai rubinetti di casa, costringendo in molte zone meridionali, durante i mesi più caldi, un drastico razionamento della fornitura. In zone come la Puglia, ad esempio è attualmente in progetto la costruzione di un grande acquedotto sottomarino proveniente dall'Albania. E' interessante notare come il consumo d'acqua nel mondo ricalchi perfettamente le condizioni economiche e sociali dei vari paesi: un americano, ad esempio, consuma in media ben 425 litri d'acqua al giorno mentre un europeo 165 litri. Ogni italiano consuma mediamente 380 litri d'acqua al giorno, ma c'è una bella differenza tra le regioni del nord e quelle del sud, minacciate quest'ultime dalla desertificazione. Attualmente vi è una scarsissima informazione sul problema delle risorse idriche mondiali e questo ci lascia perplessi, considerato che l'acqua è un bene assolutamente essenziale per la vita; si pensi che una persona adulta può sopravvivere senza cibo per un mese, ma senz'acqua solo una settimana. Un rimedio per procurarsi più acqua potrebbe essere quello di destalinizzare l'acqua del mare, ma questa operazione comporta un tale spreco di energia che solo i paesi produttori di petrolio possono permettersi; in ogni caso, poi l'acqua così ottenuta avrebbe un costo esagerato. Una possibile soluzione, decisamente più economica, è quella di riciclare tutta l'acqua dolce usata nei centri urbani e che va a finire nelle fogne, disperdendosi. A tale riguardo già oggi in Israele il 70% degli scarichi, al termine di un particolare trattamento, viene usato in agricoltura, per l'irrigazione dei campi. Qualcosa del genere hanno tentato di fare anche il Messico ed il Cile, ma l'errore di non aver provveduto a depurare preventivamente le acque reflue ha causato gravi epidemie di tifo. Un provvedimento da adottare subito è quello di razionalizzare l'erogazione idrica in vaste regioni, in modo da evitare che alcune zone abbiano acqua a sufficienza, ma grandi perdite lungo il percorso, mentre altre soffrano la sete. Questo comporta seri problemi sul piano politico. L'Egitto, ad esempio, attinge la sua acqua dal Nilo ma le sorgenti del fiume sono in Uganda, Etiopia e Sudan; questa situazione favorisce le costanti pressioni ed i ricatti da parte dei paesi che controllano di fatto l'apertura e la chiusura dei "rubinetti". L'Egitto fra 25 anni conterà una popolazione di 220 milioni di abitanti e, perciò, avrà bisogno di sempre più acqua per usi civili e, agricoli, ma questa necessità andrà contro gli interessi dell'Etiopia, altrettanto impegnata a sviluppare la sua agricoltura e certamente non sarà vista di buon occhio dagli altri stati africani custodi delle sorgenti. Un altro esempio ci viene dalla regione mediorientale: la Turchia è impegnata in un processo di distensione con Giordania, Libano ed Israele e, in cambio di pace con annesse varie concessioni dei vecchi nemici, è disposta ad offrire la sua acqua facendola viaggiare sulle strade del petrolio; anche Iran ed Iraq, altri paesi assetati, potrebbero partecipare ai negoziati. L'Iraq, in particolare, accusa la Turchia di aver imbrigliato il fiume Tigri con una serie di dighe, riducendolo ad un rigagnolo quando entra in territorio iracheno. La popolazione curda non riesce ad ottenere la tanto sospirata indipendenza anche perché si troverebbe a controllare sia il Tigri che l'Eufrate che offrono acqua ad un vasto territorio. Gli stessi rapporti fra Israele e Siria dipendono dall'acqua: il fiume Giordano, che attraversa la regione, scende dalle alture del Golan occupato dagli israeliti a spese dei siriani attraverso la "guerra dei sei giorni" del 1967; il Golan infatti, ha il potere di aprire e chiudere il rubinetto ed è perciò molto forte ai tavoli delle trattative. Lo stesso discorso vale per il conteso lago di Tiberiade. L'acqua, insomma, per certi aspetti è diventata più importante del petrolio e qualcuno l'ha già ribattezzata l'oro blu. Se ritorniamo ancora più indietro nel tempo, ci rendiamo conto che intere civiltà sono scomparse a causa dell'esaurimento delle loro fonti idriche e del conseguente processo di desertificazione: l'Impero mesopotamico, la Cina del fiume giallo, la civiltà Arrapan del fiume Indo, il regno Chimu in Perù, la cultura Hohokam in Arizona (USA), sparirono perché le loro economie si basavano evidentemente sull'agricoltura e quando le fonti idriche si esaurirono il deserto ingoiò tutto. Con il progressivo impoverimento delle falde acquifere e con tutte quelle fonti d'inquinamento parlare di acqua potabile vuol dire essere degli inguaribili ottimisti. Fra il 17 ed il 22 marzo 2000 si è svolto all'Aja un forum mondiale sull'acqua, che ha adottato il significativo slogan "From Vision to Action". La conferenza ha chiesto ai Governi mondiali un radicale cambiamento nella gestione dell'emergenza idrica affidando la captazione, la distribuzione, la gestione integrata fino al riciclo a società internazionali specializzate in grado di garantire la qualità dell'acqua e la sua distribuzione a tutte le popolazioni; questo comporterà certamente costi aggiuntivi ma servirà a garantire a tutti un bene primario, razionalizzando l'uso mondiale dell'oro blu. Già attualmente intorno all'acqua ruota un business di 500 mila miliardi di lire annue tra acquedotti, dighe, depuratori, impianti di riciclo e quant'altro; ciò significa la necessità di un oculato controllo internazionale di una risorsa indispensabile per la vita. La FAO ha un dipartimento che si occupa di frumento,terra e acqua. L'Italia ha offerto un importante contributo al forum, proponendo per bocca del Ministro dell'Ambiente che l'annullamento del debito dei paesi poveri da parte di quelli ricchi avvenga in cambio della realizzazione di mirati progetti ambientali,riguardanti anche il saggio uso delle risorse idriche, specialmente in caso di loro alterazione a seguito di inquinamento. Il nostro futuro dipende, dunque, anche dall'acqua e, soprattutto, dalla possibilità di accesso ad acqua pulita da parte di tutte le popolazioni. Dove non c'è acqua o ve ne è in minima quantità e, per giunta, inquinata, si diffondono rapidamente fame e malattie; pertanto, riuscire a gestire le risorse idriche a livello di organizzazioni internazionali significa contribuire alla crescita dei paesi del terzo e del quarto mondo. In fondo, a ben guardare, salvare loro significa salvare anche noi stessi.

Liceo Polispecialistico Gandhi di Casoria

ACQUA IN BOCCA!

Le ultime notizie sullo scandalo della vendita di acqua di rubinetto (a quanto pare purificata ed arricchita) da parte di Coca-Cola nel Regno Unito rappresentano solo la punta dell'iceberg di quello che c'è dietro al mercato dell'acqua in bottiglia. Il danno non si limita al mero inganno al consumatore sul tipo e la qualità di acqua che sta comprando, ma include vari aspetti su un affare che si basa sulla privatizzazione di un bene vitale e pubblico. Le denuncie del saccheggio di miliardi di litri d'acqua da parte di questa multinazionale statunitense presso acquedotti dell'India è un chiaro esempio di come si sta lasciando senza acqua alcuni Paesi (maggiormente del Sud del Mondo) per "offrirla" ad altri (particolarmente del Nord) che sono disposti a pagare per averla.

Il volume delle vendite di acqua in bottiglia nel 2000 ha raggiunto gli 84 miliardi di litri, un quarto dei quali è stato consumato fuori del paese d'origine. Nel 2002 la cifra è cresciuta a 126 miliardi. Secondo Nestlè, nei prossimi anni, l'incremento del settore dovrebbe oscillare tra il 7 e il 9% all'anno e il mercato dovrebbe duplicarsi nel 2010.

Si tratta di un affare che si basa sulla vendita di un bene vitale e pubblico che raramente si dovrebbe pagare. Le multinazionali coinvolte si appropriano dell'acqua dei Paesi dove si stabiliscono. Così, Danone, Nestlè o Coca-Cola, stanno facendo il grosso dell'affare con l'acqua di altri Paesi, e in misura molto inferiore con la propria acqua. Il che significa, a seconda della legislazione di ogni paese, che l'acqua con la quale le multinazionali trafficano passa da proprietà della nazione a proprietà privata.
Questo non è un affare qualunque, soprattutto se si considera che il mercato dell'acqua in bottiglia è maggiore di quello del petrolio. Come affermò il precedente Presidente della Perrier (una marca della Nestlè): "Tutto quello che si deve fare è portare l'acqua in superficie e poi venderla ad un prezzo maggiore del vino, del latte o anche del petrolio".

A livello mondiale, questo mercato è stimato in 22 miliardi di dollari all'anno, da qui ne consegue una competizione"accanita" (come l'ha definita Nestlè per il caso del mercato nord americano).
Uno dei motivi per cui il mercato dell'acqua in bottiglia ha avuto tanto successo è per la presunta sicurezza di poter consumare acqua potabile di qualità. Anche se l'Organizzazione Mondiale per l'Agricoltura e l'Alimentazione (FAO) delle Nazioni Unite, ha dichiarato che l'acqua in bottiglia non è migliore di quella del rubinetto.

La conclusione di uno studio del Consiglio per la Difesa delle Risorse Naturali (in inglese NRDC) del 1999 assicura, secondo Barlow e Clarke, che almeno un terzo delle 103 marche di acqua in bottiglia che sono state studiate è contaminata; incluso residui di Escherichia coli e arsenico. Un quarto dell'acqua in bottiglia, aggiunge lo studio, è presa direttamente dal rubinetto e poi processata e purificata fino ad un certo punto, ma in molti Paesi, l'acqua in bottiglia è soggetta a esami e standard di purezza meno rigorosi di quella del rubinetto.

da un articolo di Gian Carlo Delgado Ramos

 

 

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Ultimo aggiornamento:  16-07-07