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Premessa
Questi dialoghi vogliono essere solo lo sfogo di
una persona che avrebbe tante cose da dire ma non ha a chi dirle e
si è inventato un accomodante Gennarino che lo ascolta volentieri,
collabora, lo incentiva e, cosa importante, è disposto a riconoscere
la ragione dell’altro, senza pretendere l’ultima parola, malgrado
l’ignoranza che lui stesso non nasconde.
La Filosofia è solo una scusa, non mi permetterei
mai di voler definire questi, Dialoghi Filosofici; sono solo
dialoghi napoletani, una scusa, come dicevo, per esprimere pochi,
poveri concetti, più per ridere che per altro.
Pa De Sci
Dialogo N° 1 "L’Acquario"
Gennarino:
Buongiorno, Don Pasquale; sempre allegro e
ottimista malgrado tutti i guai che affliggono la Nazione e la
nostra citta’!
Don Pasquale:
I guai ci sono; sono pure grossi e affliggono
tutto il mondo ma l’Uomo, stai sicuro, sa come reagire e, come
sempre, superera’ questo momento. Il pessimismo non serve a niente,
anzi rende aridi e privi di risorse.
Gennarino:
Scusate, Don Pasquale, ma continuerete ad essere
ottimista anche se dovessero dividere l’Italia in tre stati
federati? Lasciamo perdere le questioni politiche, sociali ed
economiche, che sono secondarie, ma come la metteremo con
l’Associazione ex alunni del Liceo Garibaldi? il simbolo e’ la testa
di Garibaldi circondata da una G e, come tutti sanno, Garibaldi ha
unito l’Italia, quindi il simbolo andrebbe cambiato con la testa di
Bossi circondato da una B. ........O no?
Don Pasquale:
Gennari’, allora mi vuoi provocare?
Incominciamo col dire che Garibaldi non ha unito
l’Italia ma e’ stato solo un romantico che credeva nella liberta’ e
nei valori della dignita’ umana e, percio’, corse in America del
Sud, in America del Nord e ovunque pote’ contribuire a liberare gli
oppressi. Scese al Sud in aiuto dei Picciotti e dei Guaglioni; forse
avrebbe dovuto continuare la sua opera liberandoli definitivamente,
ma il suo senso del dovere (non dimentichiamo che era un grande
soldato) lo ha costretto a consegnare il Sud al regno del Piemonte.
Il Governo Piemontese, quindi, unì l’Italia "ridistribuendo" le
ricchezze del sud.. verso il Nord e i debiti del Nord verso...il
Sud.
Gennarino:
In ogni caso, al Nord sono sicuri che si deve
dividere l’Italia, non hanno dubbi! inoltre vorrebbero mandar via
tutti i meridionali dalle loro citta’.
Don Pasquale:
Beati loro che sono sicuri e non hanno dubbi! io
per la verita’ temo molto chi non ha dubbi. Quanto a mandar via i
meridionali, poi, sarebbe poco intelligente. Ci pensi come
farebbero, all’improvviso, senza docenti nelle scuole, senza
impiegati negli uffici statali, senza Questori, Prefetti, Magistati,
senza Di Pietro e senza la maggioranza dei manager delle industrie
private? Si puo’? Gennari’, non credo; anzi sono sicuro e non ho
dubbi..!?!
Gennarino:
Anch’io non credo, Don Pasqua’ ; rimarrebbero
solo gli operai specializzati e i laureati della Bocconi e quelli ve
li raccomando.
Don Pasquale:
Non esageriamo! C’e’ solo una mentalita’ diversa:
al Nord sono attratti dalla tecnologia, dal Liceo Scientifico e all’Universita’
scelgono materie scientifiche o economiche, al Sud siamo attratti
dall’Umanesimo, dal Liceo Classico e dalle materie creative. Da noi,
per esempio, e’ molto seguita, malgrado le difficolta’, la facolta’
di Lettere e Filosofia.
Gennarino:
Scusate la mia ignoranza, Don Pasquale, ma cos’e’
la Filosofia?
Don Pasquale:
E’ difficile da spiegare ma possiamo provare con
un esempio.
Gennarino, tu hai l’acquario con i pesci e
certamente lo hai perche’ ami i pesci e, forse, ami anche tutti gli
altri animali. E’ cosi’ ?
Gennarino:
Non vi sbagliate; io amo tutti gli animali.
Don Pasquale:
Se ami gli animali, ami anche l’Umanita’ e, se
ami l’Umanita’, ami anche le donne. E’ cosi’ ?
Gennarino:
Non ne parliamo; penso sempre a loro!
Don Pasquale:
Come vedi, partendo dal fatto che tu hai
l’acquario, con un piccolo processo filosofico, abbiamo assodato che
ti piacciono le donne e, quindi, non sei
un..diverso.........Ma.........Scusa, Gennari’, perche’ fai quella
faccia; a che stai pensando?
Gennarino:
Mi chiedo, due punti, ma Bossi ce l’avra’
L’acquario?
Dialogo N°2 "La tradizione nostra"
Erano le 12, anzi mezzogiorno, di una domenica di
gennaio, il cielo era terso, la temperatura fredda ma piacevole. Le
vetrine del Tree Bar mostravano i saldi dei panettoni: tre,
rigorosamente milanesi, 5 €. Il banco interno teneva in bella mostra
cassate siciliane, cannoli, pastiere invitanti, baba’ e
sfogliatelle; molti clienti facevano incetta di panettoni senza dare
nemmeno uno sguardo alla meravigliosa pasticceria locale. Don
Pasquale osservava e scuoteva la testa: non riusciva ad accettare
quella realta’.
DON PASQUALE:
Vedi, Gennari’, non e’ possibile che tante
persone siano attratte da un dolce secco e senza anima come il
panettone milanese; il prezzo non puo’ essere determinante, credo
che darebbe piu’ soddisfazione una sola sfogliatella piuttosto che i
tre panettoni; il fatto e’ che oggi il panettone e’ diventato un
simbolo come la colomba di Pasqua. La gente va milanesizzandosi per
sentirsi all’altezza!
GENNARINO:
Certo tornare alle nostre sane tradizioni sarebbe
bello anche in altri aspetti del nostro folclore e delle nostre
tradizioni. Che ne direste, Don Pasquale, della Piedigrotta? Eh?
Vedo che vi brillano gli occhi.
DON PASQUALE:
Hai messo il dito nella piaga nominando quella
che, forse, e’ stata la piu’ grande festa popolare del mondo. Altro
che Carnevale di Rio! La Piedigrotta era un’esplosione della gioia
di vivere, dello stare insieme, della spensieratezza. Da anni sogno,
e questo sogno lo vivo ogni notte; il ritorno di una grande e
moderna Piedigrotta che veda, per un intero mese, ogni sabato e
domenica tutti i napoletani per le strade,
completamente prive di auto, suonare e cantare e,
alla fine, una gara tra le piazze per il migliore spettacolo
prodotto.
Secondo me il napoletano deve tornare alla sua
essenza di individuo libero, produttivo con intelligenza, ma vivo in
funzione del suo grande amore per la musica e la pizza.
GENNARINO:
Molti napoletani importanti, pero’, sostengono
che dobbiamo dimenticare proprio la musica e la pizza se vogliamo
risolvere i nostri problemi. E in effetti il napoletano spesso si
lascia andare e tutte le scuse sono buone per non far niente.
DON PASQUALE:
Mi sono sinceramente scocciato di sentire colti e
famosi personaggi ripetere che Napoli deve mettere da parte "pizza"
e "mandolini". Sono gli stessi che vorrebbero vederci asserviti a
quella cultura pseudonordista che e’ recentemente scaduta al di
sotto dei livelli di guardia. Questo serve a guadagnarsi la
benevolenza dei potenti. Bisogna finirla di offrirsi come i nuovi
giullari dell’ "aristocrazia nazionale" raccontando barzellette su
vecchi e triti luoghi comuni napoletani, costruendo canzoni di
protesta per le condizioni della citta’ sottoposte all’esame del
partito, scrivendo commedie che, trent’anni fa’, descrivevano una
Napoli obsoleta.
Questi personaggi parlano di Napoli e ci dicono
cosa dobbiamo fare, indicandoci "la retta via" ma, stranamente,
vivono a Roma o a Milano. In effetti di Napoli se ne fregano, la
usano nei loro libri, nelle loro commedie coprendola di fango, solo
per i propri interessi. Corrono qui solo se c’e’ l’utile.
Ti ricordi, Gennari’, quanti "napoletani
importanti" corsero a Napoli per il primo scudetto? Tutti per
mettersi in mostra e raccogliere il riflesso del successo. Ora la
squadra e’ distrutta, dove sono? Sono ancora tifosi del Napoli?
GENNARINO:
Allora lasciamo perdere quello che dicono i
"grandi napoletani all’estero" e i loro consigli e torniamo alla
musica e alla pizza; io non voglio altro e ci sto..Si! Avete proprio
ragione!
Pero’..Ma.......Insomma...Scusate Don Pasquale,
noi siamo d’accordo, ma "quelli" continueranno a dire a tutti che i
Napoletani pensano solo a cantare e a mangiare e non hanno voglia di
lavorare.
DON PASQUALE:
Gennarino, tu mi ricordi un tipo che, nella sua
follia, credeva di essere un chicco di grano ed era terrorizzato
dalle galline. Fu ricoverato, curato e psicanalizzato. Al termine
del trattamento fu interrogato e dichiaro’ di sentirsi finalmente
uomo, non era possibile che fosse un chicco di grano. Fu dimesso e
gli fu detto di andare a casa. Lui, felice, prese le sue cose e
ando’ via. Dopo circa cinque minuti ritornò di corsa, sudato,
affannato, trafelato: praticamente spaventato. Si presentò al
direttore della clinica:
Direttore, Direttore, io sono sicuramente un
uomo, non sono un chicco di grano e questo lo sappiamo benissimo io
e voi, ma la gallina che sta fuori lo ha saputo?-
L’hai capita Gennari’ ?
GENNARINO:
Se ho capito bene io sono il pazzo e "quelli" la
gallina.
Certo non mi avete fatto un complimento, ma
nemmeno "loro" se la sono cavata bene; in pratica sono solo un
incubo.
DON PASQUALE:
Bravo! Questo dovrebbe chiarirti che solo tu hai
la capacita’ di conoscere te stesso: gli altri credono, nella loro
arroganza, di conoscerti e in pratica ti valutano solo attraverso se
stessi, le loro convinzioni e i loro interessi.
Qui bisogna chiarire una volta per tutte che il
napoletano lavora con grande intelligenza, riuscendo a produrre il
doppio nella meta’ del tempo, senza sprechi di energia. L’importante
e’ offrirgli un lavoro che impieghi la sua fantasia, non lo
costringa in luoghi chiusi e non lo isoli. Sarebbe barbarico
togliergli la possibilita’ di crearsi degli spazi di tempo libero
(che si guadagna impiegando la propria genialita’ e non intaccando
la produttivita’ dovuta al suo lavoro) da impiegare nei modi che gli
sono congeniali ed utilizzando le cose magnifiche che la sua terra e
le tradizioni della "Nazione Napoletana" gli mettono benevolmente a
disposizione. Non e’ certo colpa del Napoletano se gli altri queste
cose non le hanno e devono aggrapparsi al lavoro per sopravvivere,
isolandosi sempre di piu’ ed esaltando il proprio egoismo nella
lotta delle carriere.
Il personaggio Don Pasquale

Don Pasquale viveva in un edificio pretenzioso,
abbastanza elegante, abitato da molte famiglie. Di vista conosceva
tutti o quasi, ma spesso si rendeva conto di non aver mai visto
qualcuno che abitava nel palazzo, addirittura, nella sua scala. Nel
condominio c’era molta educazione, ma quasi nessuna amicizia.
Mancava quella convivenza, talvolta invadente e pettegola, che
rendeva Napoletani i napoletani. Rimpiangeva le grida del vicolo
dove affacciava il balcone della sua casa di adolescente, i litigi
nei bassi, l’invadenza e i pettegolezzi dei vicini di casa, ma ancor
di più il loro affetto, la loro presenza immediata nei momenti del
bisogno. Ora a stento ci si saluta tra vicini, si viene a sapere
della dipartita di qualche sfortunato solo dal biglietto listato a
lutto attaccato al portone d’ingresso dell’edificio.
Don Pasquale, però, non si arrendeva tanto
facilmente!
Riuscì ad ottenere molti risultati sfruttando
ogni occasione utile: organizzò, coinvolgendo i più giovani, un
totoamici con grande successo, riunendo nell’antrone del palazzo
quasi 100 persone ogni venerdì. I due scudetti del Napoli furono
altre occasioni meravigliose: in quella circostanza riunì prima le
persone disponibili per allestire i festoni e i festeggiamenti ed
infine una riunione nei larghi corridoi del primo piano per vedere
insieme l’ultima partita di campionato. Con queste iniziative era
riuscito ad individuare le persone più disponibili al dialogo ed al
calore umano.
Tra questi, ovviamente, l’avv. Sposito, Enzo
Francese, la signora Maria, Lino, Tonino, il dott. Simo e tanti
altre simpaticissime persone che inizialmente sembravano antipatici
o, addirittura, ostili. Ma il luogo preferito di don Pasquale, per
incontrarsi con gli amici rimaneva il Tree Bar.
Il personaggio Gennarino

Gennarino lavorava in un negozio di calzature,
uomo semplice ma intelligente, riusciva a mascherare benissimo la
sua mancanza di istruzione, i suoi rapporti con la clientela erano
sempre corretti ed eleganti. Aveva lasciato la scuola, per lavorare,
a soli 8 anni. Aveva continuato gli studi alla grande scuola della
vita e, essendo dotato di un grande spirito di osservazione e una
grande curiosità aveva assorbito quella cultura che nessuna scuola
ufficiale può dare. Don Pasquale era diventato, prima la sua
abituale fonte e poi il suo mito.
Tutto ciò che raccoglieva dai media o anche dai
pettegolezzi da strada lo riferiva a Don Pasquale per approfondire
capire discutere. Di natura ribelle, diventava riflessivo e attento
quando il "suo amico" cercava di risolvere i suoi dubbi, con gli
altri invece diventava quasi saccente cercando di imitare Don
Pasquale.
Aveva comprato un computer per assimilare anche
gli hobby del suo idolo ma, non riusciva in nessun modo a farlo
funzionare e doveva continuamente ricorrere al suo aiuto.
Praticamente viveva in una continua imitazione di Don Pasquale.
Dialogo N°3 "La secessione"
Gennarino:
Don Pasquale non pensate che il popolo debba
prendere posizione e difendere la sua libertà e la democrazia
conquistata con tanti sacrifici ?
Don Pasquale :
Bisogna sempre difendere i propri ideali, la
libertà e la democrazia, ma tu, Gennarino, contro chi vuoi prendere
posizione ? Chi minaccia la nostra democrazia ?
Gennarino:
Per la verità non l’ho capito ancora. La sinistra
sostiene che a destra ci sono derive (si dice così ?) plebiscitarie
e autoritarie, la destra dice che la sinistra è bolscevica, non so
che significa, ma da come lo dicono deve essere una cosa molto
pericolosa., come si fa a prendere posizione contro tutti ?
Don Pasquale:
Gennarì, tu hai
una gran confusione in testa. Ma non è colpa tua. Ognuno accusa la
concorrenza criticando ciò che fa o vuole fare dimenticando che
dovrebbe proporre i suoi programmi. E’ una pratica che fa effetto
sugli sprovveduti e non espone a brutte figure. Una volta i politici
che utilizzavano questi sistemi erano definiti qualunquisti e non
riscuotevano molto credito, oggi invece la politica si fa nei
salotti televisivi dove regna lo scontro fiorettistico, pettegolo e
qualunquista e dove si preferisce non esporre troppo le proprie
idee. Ormai, in politica, si è persa l’abitudine del contatto con la
gente, perché troppo impegnativo e pericoloso. La politica è lontana
dal popolo come se lo Stato non fosse più il popolo e questo è
’inizio della fine.
Gennarino:
Ci dovrà pur essere un sistema per difendersi, ci
sarà qualcosa da fare per ripristinare la sovranità popolare; come
possiamo difenderci ? La gente sembra non aver capito, accetta
tutto, tasse, aumenti di spesa in tutti i settori, carenze nei
servizi pubblici, poveri sempre più poveri , ricchi sempre più
ricchi. La gente, ormai, accetta tutto con rassegnazione e non
protesta nemmeno più.
Don Pasquale:
Hai fatto una corretta descrizione della
situazione. E’ indubbiamente una circostanza molto delicata che mi
ricorda un aneddoto storico dei tempi del Regno di Napoli.
Il Primo Ministro si recò dal Re Francesco II a
riferire che il popolo era scontento e si lamentava per le troppe
tasse : "....Maestà la gente non ce la fa più: le tasse sono alte,
la polizia è arrogante, la cosa potrebbe diventare pericolosa;
potete fare qualcosa ?". Il Re, dopo un attimo di riflessione,
rispose : "Lo Stato è in difficoltà: tutti devono capire il momento
difficile e devono collaborare. Domani dirai al Banditore di
riferire al popolo che per il suo interesse, per rafforzare la
grande industria e difendere i posti di lavoro, siamo costretti ad
aumentare le tasse del 20%". Il ministro un po’ perplesso :" Ma..
Maestà così la situazione dei poveri peggiora". Di nuovo Francesco
II :" Basta ! Il popolo deve capire chi comanda". Il ministro andò
via un po’ frastornato, ma eseguì. Dopo qualche giorno il Re chiese
al ministro notizie e, quest’ultimo, con molta delicatezza cercò di
fargli capire che il popolo era sull’orlo della sommossa. " Allora
bisogna dare un colpo più secco, domani le tasse aumenteranno sulla
biada, per gli artigiani, sul tabacco e sui piccoli pescherecci".
Il giorno successivo il ministro arrivò di corsa,
tutto trafelato e affannando :" Maestà, il popolo, questa volta, è
veramente incazzato, stanno tutti sotto il vostro balcone armati di
forconi e mazze, perché non cercate di calmarli parlando come sapete
fare voi ?". Francesco II rispose subito :" Affacciati tu e aumenta
le tasse del 50% !" Il ministro eseguì senza discutere, tanto era
inutile, ma subito dopo rientrò sbalordito :" Maestà, è successa una
cosa strana, appena ho annunciato il nuovo aumento delle tasse, la
gente ha buttato i forconi e si è messa a ridere e cantare,
perché ?"
"Allora le cose cambiano -, disse il Re -,
bisogna provvedere e diminuire subito le tasse perché il popolo
adesso è pericoloso, veramente pericoloso".
Caro Gennarino il popolo quando non reagisce più
e ride malgrado le tasse vuol dire che è facile preda di chi riesce
a farli reagire, basta un capo-popolo, anche imbecille, per reagire
in modo drammatico.
Gennarino:
Mi sbaglio, don Pasquale, o è quello che è
successo alle ultime elezioni nel nord est dell’Italia
Don Pasquale:
Proprio così e se non stiamo attenti troveremo
focolai secessionisti in ogni parte del nostro paese.
Gennarino:
No ! Ci mancherebbe solo che ai problemi che
abbiamo si aggiungesse anche questo ! Ma tu vedi se è possibile che
dopo aver scovati tanti imbroglioni e tangentisti, aver fatto
pulizia di essi, cancellati interi partiti, ci dobbiamo trovare
peggio di prima, addirittura col pericolo di una guerra civile !
Don Pasquale:
Non esageriamo, credo che la storia recente ci
abbia insegnato molto in queste cose, comunque il problema resta e
va risolto restituendo la Politica, quella con la P maiuscola, al
popolo sovrano. La democrazia non si realizza all’interno delle
segreterie dei partiti, ma in mezzo alla gente, condividendo con
essi gioie e dolori. Raccogliendo le esigenze di tutti, quelli del
nord e quelli del sud, studiando soluzioni giuste e definitive,
anche se a lungo termine, diversificandole, a seconda delle
condizioni economico sociali, si può creare, così, un gioco di
squadra anche tra il popolo, finalmente primo attore. A questo punto
Bossi potrà tornare a fare il cantante.
Gennarino:
Ma scusate, don Pasquale, perché Bossi cantante ?
Deve stare per forza in primo piano ? Non potrebbe andare a "lavurà" ?
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Il dialogo aveva come sfondo la solita piazza che
prende nome dal Re Carlo di Borbone, Carlo I di Napoli e Carlo III
di Spagna, per errore storico denominata Piazza Carlo III. Al centro
spogli giardini mal curati, affollati da bambini vocianti, mamme
sedute sulle panchine e cani che concimavano i giardini. Sullo
sfondo un monumento antichissimo e maestoso, l’Albergo dei Poveri,
ormai simbolo della decadenza di Napoli. Questo edificio, voluto da
Carlo di Borbone, progettato da Fuga con la collaborazione di
Vanvitelli, era stato il simbolo della civiltà e della solidarietà
tipico della gente del Sud. Allorquando Carlo diventò III e Re di
Spagna, ne volle una copia precisa a Madrid che ora è tra i
monumenti meglio tenuti e più visitato dai turisti. L’Albergo dei
Poveri a Napoli è nel più profondo abbandono: facciata rovinata con
infissi divelti, intonaci inesistenti, mura di cinta per riparare da
possibili crolli, scalone centrale, quello di Vanvitelli, recintato
ed abbellito da una rete di tubi Innocenti.
Era ed è la dimostrazione dell’abbandono delle
parti più belle della città.
Gennarino:
Non è giusto che questa zona della città sia allo
sfascio totale e si pensa solo ad arricchire Piazza del Plebiscito e
le zone ricche della città; eppure è la prima parte del centro
storico che si incontra venendo dall’ autostrada, a due passi dalla
stazione e svincolo vitale della rete stradale cittadina.
Un giovane commerciante del quartiere che aveva
ascoltato in silenzio il dialogo tra i due si propone con
un’affermazione un po’ forte.
Commerciante:
Bisogna ribellarsi, scendere in piazza, è ora di
finirla! questa zona è diventata invivibile. Spacciatori di droga,
drogati in cerca di soldi che terrorizzano passanti e negozi, forze
dell’ordine inesistenti e Vigili Urbani che vengono solo con i carri
attrezzi a portar via le auto dei pochi clienti che si avventurano
dalle nostre parti. Quì gli scippi sono talmente normali che non si
denunciano più e se li andate a denunciare date pure fastidio.
Quando, invece, in Piazza del Plebiscito il dott. Marotta è stato
derubato, hanno addirittura fatto una manifestazione. Che devo dire,
voi parlate e criticate Bossi e invece ha ragione; anche noi
dobbiamo fare la secessione, ci dobbiamo separare da Piazza del
Plebiscito, dal Comune centralista e ladrone. Le tasse che paghiamo,
e sono tante, devono servire a risanare il nostro quartiere, a
pagare i nostri poliziotti e a restaurare l’Albergo dei Poveri. La
nuova città la possiamo chiamare Carlonia.
Don Pasquale:
Ecco come dalla padania si può arrivare a
Carlonia. La cosa più grave é che di questo passo potremmo
ipotizzare la separazione del palazzo dal quartiere, del
pianerottolo dal palazzo, di ognuno dalla famiglia. Ovviamente sto
stressando il discorso. Noi non vogliamo questo. Malgrado tutto
preferiamo rimanere uniti. Diversamente ci sentiremmo soli e, un
buon Napoletano ha bisogno di essere amico di tutti, di sentirsi
amato, di amare. Il solo pensare a un pezzo d’Italia che si separa
da noi ci metterebbe tanta malinconia.
Lasciamo perdere l’argomento. Gli interessi
superiori dei grandi capitali, dei sindacati, dei grandi gruppi del
potere politico e bancario non consentiranno mai la separazione.
Dialogo N°4 "La coppia moderna"
Don Pasquale:
Gennarì, hai avuto una discussione animata con i
tuoi amici. Parlavate di filosofia?
Gennarino:
No di tutt’altre cose ! Si parlava delle nuove
mode che stanno entrando, non solo nelle case, ma nella mente delle
persone. Don Pasquale, qui le coppie moderne fanno cose da pazzi.
Avete mai sentito parlare dello scambio delle coppie, dei club
privè ? Voi tenete presente i film pornografici ? Loro fanno le
stesse cose. Si riuniscono nel club e poi non si capisce più niente.
Le coppie si aprono, si spogliano, si allontanano le inibizioni e si
"imbroglia la matassa".
Don Pasquale:
Sono cose che sono sempre esistite, le persone
ricche che hanno avuto tutto dalla vita vanno sempre alla ricerca di
nuove sensazioni per sopravvivere. Non sanno che fare e si inventano
esperienze diverse.
Gennarino:
Don Pasquale, leggete qui sul giornale di oggi,
non è come dite voi. La polizia ha fatto irruzione in un club privè
e ha trovato venticinque persone impegnate nelle più strane
esperienze, tutti ubriachi e drogati. Tra i fermati non ci sono
persone particolarmente ricchi né particolarmente giovani : coppie
normali formate da impiegati e casalinghe di età fra i quaranta e i
sessant’anni. Adesso, con gli amici stavamo scherzando e
pettegolando,
immaginavamo, tra quella gente, il ragionier
Scoppetta, nudo, con i suoi scarsi quarantacinque chili, tra due
bionde e la moglie, la signora Rafilina, di centoventi chili, che si
dà da fare con due tre uomini. Secondo me non sarebbe una situazione
pornografica ma estremamente comica, le risate impedirebbero, agli
altri, qualsiasi exploit di carattere sessuale.
Don Pasquale:
Siete cattivi, non è giusto scherzare così, e
poi, sinceramente, oltre che comica, la situazione, sarebbe
stomachevole.
Questo, comunque, è un argomento estremamente
delicato, non tanto per l’aspetto morale, quanto per quello igienico
sanitario. Le malattie sessualmente trasmesse si diffondono più con
i rapporti tra gente cosiddette perbene che con i rapporti
mercenari, per una questione di ignoranza e perché i rapporti
avvengono in circostanze coinvolgenti che impediscono una razionale
prevenzione, l’azione delle droghe e dell’alcool sulle difese
immunitarie fa il resto.
Gennarì, ma non penserai di andare pure tu al
club privè ?
Gennarino:
Ma che dite, non esiste ! Però... la curiosità
"scientifica" di capire perché lo fanno.. no, no, non è cosa, avete
ragione, se arriva la polizia e mi ferma, a mia moglie che dico?
Don Pasquale:
Ascolta. Una signora era in difficoltà in camera
da letto, perché ogniqualvolta passava un veicolo pesante, nella
strada sottostante, si aprivano le porte dell’armadio. Chiamò il
falegname e gli spiegò il problema. L’operaio lavorò con attenzione,
risistemando le zeppe sotto il mobile e verificando le cerniere,
alla fine disse che tutto era a posto, incassò il giusto e andò via.
Al primo autobus che passò, però, le porte si riaprirono. La signora
richiamò il falegname il quale decise di mettersi in attesa chiuso
nell’armadio per controllare al momento giusto il disguido.
Passarono i minuti e rincasò il marito della signora, si recò
direttamente all’armadio per cambiarsi e alla vista dell’uomo
accovacciato tra i vestiti, rosso in volto chiese cosa faceva.
L’operaio, confuso, rendendosi conto della situazione equivoca,
rispose :" se adesso vi dicessi che aspetto l’autobus mi
credereste ?"
Gennarì se tu dicessi a tua moglie che eri al
club privè, tra persone nude, per curiosità scientifica ti
crederebbe ? Direbbe bravo o ti romperebbe la testa ?
Gennarino:
Mamma mia, solo a pensarci mi fa male la testa.
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