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La serva

ninuccia ( come temendo ) Ma io ti voglio bene !

de pretore ( c. s. ) Ma che ci mangiamo, «bene» ?

ninuccia Lavoriamo... Io lavoro...

de pretore Già, mia moglie lavora! Ma la donna mia non deve spostare una sedia da qua a là. Che lavoro fai, tu?

ninuccia (coraggiosamente) Pulisco le bottiglie.

de pretore Le bottiglie?

ninuccia (sfidandolo) E guadagno !

de pretore Aspetta, fammi capire che significa pulire le bottiglie. Dove pulisci queste bottiglie?

ninuccia Veramente lavo pure i piatti, in una trattoria, qui, due vicoli appresso. Siamo in due, facciamo a turno, questa settimana mi tocca di sera... Ma il guadagno mio è tutto sulle bottiglie... Quattro, cinquecento bottiglie, mi danno pure trecento lire!

de pretore (ironico senza volerlo) Tutti i giorni?

ninuccia (sorridendo) Magari! Una volta alla settimana, ci saranno tre o quattrocento bottiglie da pulire... Il vino si smercia, è una trattoria accorsata! Prima il padrone le faceva pulire pure all'altra, e allora io guadagnavo la metà, ma poi quando ha visto come le pulivo io... Il vino rosso forma come una camicia, all'interno della bottiglia... una camicia zozza, nera, se vedessi... che per levarla ci vorrebbe la carta vetrata! Sai, perché io ho un segreto!... Me l'ha insegnato mia nonna. Metto l'acqua in tutte le bottiglie, poi ci ficco dentro tanti pezzettini di giornale, ma tanta carta di giornale, dev'essere pigiata bene dentro... e poi le lascio lì mezza giornata. Quando le vuoto, con una semplice sciacquata la bottiglia torna lucente come se fosse venuta dalla fabbrica... Le metto tutte li per terra, come tanti soldati... Poi faccio entrare il sole, e vedo tutta una macchia verde, che sembra il mare. E pure i muri intorno diventano verdi, tutto verde...

de pretore (ironico) Pure le tasche !

ninuccia (uscendo quasi da un incanto) Come hai detto?

de pretore Niente... E per pulire i piatti, quanto guadagni?

ninuccia Cinquecento lire al giorno, e il pranzo, o alla sera o a mezzogiorno...

de pretore Sai chi faceva il mestiere che fai tu? Beh, adesso te lo dico io: la donna che mi ha cresciuto. Si chiamava Maria...

ninuccia È morta?

de pretore Non lo so... Perché quando scappai dal paese... Tu conosci Melizzano?

ninuccia No.

de pretore Dunque, Melizzano sta a cinque chilometri da Napoli, prima di Aversa. Non è un paese ricco, anzi è poverissimo. Le sue risorse cominciano all'inizio dell'inverno, quando escono le mele. Tu vedi una processione di carretti carichi di mele rosse che mandano un profumo per tutta la campagna: quelle di prima scelta vengono a Napoli, e da Napoli se ne vanno per il mondo, e quelle piccole, bacate, restano in paese, per la gioia dei porci, e per sfamare noi. Ma tante mele! Tu le vedi a ceste, a cumuli, a cataste, casa per casa, bottega per bottega, tutte mele, mele, mele, mele... e sai chi è il padrone di queste mele?

ninuccia Chi è?

de pretore II «signore».

Il vicolo

Un uomo scamiciato passa davanti ai due per entrare nella tabaccheria.

scamiciato Don Ciro, mezzo chilo di sale grosso e tre nazionali.

don ciro Pronti.

Entra nella bottega e l'uomo lo segue.

vigile (appare dalla scala. Dopo quattro o cinque scalini si rivolge ironicamente al pizzaiuolo) E bravo! Come se non avessi parlato! Come se non t'avessi avvertito che per vendere le pizze fuori sede ci vuole il permesso. (Il bibitaio se la sta squagliando). Tu è inutile che te la squagli... con te facciamo i conti un'altra volta.

Ma il bibitaio è già sparito.

pizzaiuolo Io sto qua da cinque minuti...

vigile O cinque minuti o dodici ore è la stessa cosa. La multa non te la toglie nessuno. (Rivolgendosi alla venditrice di uova) E la pagate pure voi.

venditrice Io non pago niente perché sono di passaggio.

scamiciato (dalla bottega) È una povera donna.

vigile L'avvocato andatelo a fare in Pretura. (Al pizzaiuolo) Vuoi conciliare?

pizzaiuolo (alludendo al fatto che ha pochi soldi in tasca) Io da stamattina ho venduto una pizza a quel signore. (Indica Vincenzo).

de pretore Questo è vero.

vigile (ironico a De Pretore) Voi siete parte civile?

pizzaiuolo Io non posso pagare... Sequestrate le pizze.

Intanto un gruppetto di gente si ferma a curiosare, a ridere, a commentare.

vigile (alla venditrice di uova) Come ti chiami, tu?

venditrice (ironica) Ovaiola.

pizzaiuolo E io pizzaiuolo.

Tutti ridono.

vigile Non scherzate, perché ve ne faccio pentire !

una signora (la stessa che nella scena precedente ha messo i fiori davanti al santo) In questa piazzetta non si trova pace! (Rivolgendosi al vigile) Lasciateli stare... povera gente... deve vivere.

vigile E io devo fare il vigile. (Al pizzaiuolo e alla venditrice di uova) Non perdiamo tempo: come vi chiamate? (Tutti parlano, ognuno dice la sua. Chi giustifica i venditori, chi si dichiara solidale con la legge. Ne nasce una confusione assordante. Il vigile, al centro del gruppo, gesticola e si agita più di tutti. Ne approfitta Vincenzo il quale, a distanza, come un gatto che punta il topo, segue i movimenti di tutti. La signora ben vestita perde un bracciale d'oro. Vincenzo lo raccoglie e lo intasca. Una penna stilografica lotta disperatamente per resistere ai movimenti del suo padrone, per non finire smarrita sul selciato. Vincenzo corre in suo aiuto: la fa sparire. Toglie il portamonete da una borsetta aperta, sgancia l'orologio dal panciotto di un signore, i fazzoletti li fa fuori tutti; la gioia di Vincenzo è al colmo. Con piccoli salti e passetti di danza, che vogliono significare disinvolta indifferenza per ciò che sta accadendo, gira intorno al gruppo, si confonde con esso e, dopo un poco, riappare al lato opposto, trionfante, con qualche oggetto strano nelle mani, che è riuscito a rimediare durante l'asportazione. Finalmente il vigile con due poderose bracciate si libera del gruppo tumultuoso) E toglietevi dai piedi! La multa la dovete pagare!

Nella furia di prendere il bollettario delle multe e una matita biro, non si accorge di aver tratto dalla tasca della giubba, insieme ai due oggetti, pure il portafogli personale il quale, mezzo fuori e mezzo dentro, non potrà reggere a lungo quella precaria posizione: l'occhio vigile di Vincenzo coglie a volo quest'ultimo incidente.

de pretore (spudoratamente si avvicina al vigile, gli toglie il portafogli e lo intasca. Quando si accorge che il suo gesto spudorato è sfuggito a tutti, compreso l'interessato, strizza l'occhio a san Giuseppe e grida verso la tabaccheria) Due candele da cinquanta! (Entra svelto nella tabaccheria. Dopo poco torna recando diligentemente due candele accese che va a collocare ai piedi del santo).

cameriere anziano (entra dalla sinistra. Reca a fatica un grosso involto di argenteria. Si avvicina a Vincenzo e gli chiede) Scusate, giovanotto: mi hanno detto che qui vicino c'è una bottega dove si pulisce l'argento...

de pretore (interessato) Avete argento da pulire?

cameriere Qualche pezzo da pulire, e qualche altro da dorare. (Trae di tasca un portasigarette e una tabacchiera) Questi si devono dorare.

de pretore È argento?

cameriere Argento massiccio.

de pretore Vi accompagno io.

cameriere Grazie.

Escono insieme da destra.


        

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Ultimo aggiornamento:  19-03-07