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La grande Atene è un tappeto di cemento che si estende dal Pireo sulla costa occidentale della penisola dell'Attica, fino ad oltre metà strada verso la baia di Maratona, α 40 km di distanza. Nei suoi appartamenti e casupole alloggianο oltre 3 milioni e mezzo di persone e altre ne arrivano ogni giorno. Nel 490 a.C., un soldato corse a piedi da Maratona fino al centro di Atene per annunciare una grande vittoria sui Persiani e oggi, quando il traffico è più intenso, viene da pensare che si farebbe prima a correre che a prendere il taxi.

La superficie ufficiale della grande Atene è solo 433 kmq e il resto dell'Attica (2.496 km) è spazio di evasione dalla folla per gli Ateniesi. Assai più grandi risultano la Grande Roma (1.500 km) e la Grande Londra (1.606 km); mentre Ιο stato dί New York conta 20.295 kmq.

Il luogo al quale ogni turista pensa per primo è oννiamente l'Αcrοροlί, la grande rupe che culmina nell'edificio forse più fotografato del mondo, il Partenone. Ma è preferibile non affrettarsí direttamente aΙl'Αcrοροli, ma avvicinarsi dall'Αgora, come facevano gli Ateniesi dell'Età d'Oro.

L'Agora, in greco moderno significa il mercato, ma in quello antico voleva dire "punto di ritrovo". L'antica Agora era una piazza dove gli uomini convenivano per vendere, comprare e fare affari, ma ospitava anche gli archivi, gli edifici comunali, la sale dei banchetti, il centro civico e la palestra e i portici con i negozi. Tutto ciò oggi è rovine, ma al punto d'ingresso (presso Platia Monastiraki, all'estremità di Odos Ifeston), è esposta una chiara pianta dcll'antico complesso che aiuta a identificare i ruderi e a immaginare come doveva presentarsi quando era il centro di Atene.

Su una collinetta sovrastante l'Agora, sorge il Tempio di Efesto, grande quasi quanto il Partenone, ma molto meno imponente anche se più completo. Questo è il tempio greco meglio cοnservato, al quale manca solo il tetto esterno, e che dà un'idea di com'era l'interno di un tempio prima di diventare a cielo aperto. Le metope dei due lati pίù lunghi (quattro per ogni lato) sono decorate con bassorilievi delle gesta di Teseo, perciò si pensò che il tempio fosse dedicato a Teseo e viene correntemente chiamato Thíssío (Thesseion).

L'edificio a porticato al termine dell'Agora, lontano dal Thissio, è lo Stoà di Attalo; lo Stoà originale fu costruito nel II secolo d.C., come dono di Attalo, re di Pergamo. Quello che si vede attualmente è una ricostruzione del 1956 ad opera della Scuola Archeologica Americana. Il nuovo Stoà è una copia dell'originale, basata su scavi, descrizioni e resti esistenti. A distanza, può apparire ripetitivo: un monotono doppio colonnato di 45 elementi, dorici sotto, ionici sopra. Tuttavia, all'interno si può provare la sensazione di quando tutti quei frammenti di pietra erano un complesso marmoreo omogeneo, freddo, chiaro e stimolante. Il nuovo Stoà costituisce un forte incentivo a ricostruire ancora. Come l'originale, esso è suddiviso in 21 "negozi".

Dall'Agora, un sentiero porta su al lato occidentale dell'Acropoli, seguendo il percorso dell'antica via Panatenaica, la strada cerimoniale dei tempi classici. È un modo migliore di arrivare all'Acropoli che in taxi fino al parcheggio. È meglio calcolare i tempi in modo da non arrivare al Partenone a mezzogiorno in estate, perché non c'è ombra e il più vicino posto di ristoro è al parcheggio. L'Acropoli è un alto promontorio di roccia piatta dominato dal Partenone, un punto di riferimento da tutta Atene e simbolo della Grecia. Guardare l'Acropoli venendo dall'Agora, oppure passeggiando per il quartiere della Plaka, incute lo stesso riverente timore che si prova osservando la cima di una montagna.

"Acro Polis" significa "Città alta" e su questa rupe si sviluppò il primo insediamento che poi divenne la città di Atene. La sua cima piatta, grande quasi 4 ettari, è alta circa 120 m sulla pianura circostante e le sue pareti si ergono quasi verticalmente sulle pendici più basse, tranne che all'estremità orientale. Fin dalle origini, questa altura era diventata un luogo sacro, adorno di templi, mentre la vita della città si imperniava sulla sottostante Agora. Nel 480 a.C., la città e tutti i templi dell'Acropoli furono distrutti dai Persiani.

Le mura di sostegno e i contrafforti visibili ancor oggi furono costruiti poco dopo. Poi, sotto Pericle, gli Ateniesi, con le ricchezze e il prestigio guadagnati col successo nelle guerre persiane, uniti ad una gratitudine quasi incredula per essere stati salvati, si misero a costruire altri templi sull'altura. La stessa città fu ricostruita assai semplicemente e i loro maggiori sforzi si concentrarono sulla prima opera intrapresa sull'Acropoli, il tempio alla loro salvatrice, Athena Parthenos (Minerva la Vergine).

Lo schema del tempio dorico era ormai ben definito, quasi standardizzato, ma questo tempio doveva esserne l'esempio supremo. Il marmo migliore giunse dalle nuove cave del monte Pentelico. Esso era bianco candido e la sua tonalità arancione è venuta con i secoli. L'architetto Iktinos disegnò l'edificio senza usare una sola linea retta, ma solo curve studiate ad arte e combinate in modo da creare l'illusione della squadratura. Esso era riccamente adornato di sculture e fu il primo e unico tempio ad avere il fregio scolpito per tutta la sua lunghezza. Il fregio era opera di Fidia e raffigurava la processione delle Panatenee: le 192 figure maschili che vi appaiono si ritiene rappresentino i 192 soldati ateniesi uccisi alla battaglia di Maratona. Una volta completati, il fregio e i frontoni scolpiti furono dipinti a colori brillanti, ma oggi ciò che resta del fregio è solo marmo nudo e corroso. Parte di esso fu distrutto quando il deposito di polveri dei Turchi nel Partenone saltò in aria, parte fu asportato da Lord Elgin (i «Marmi Elgin» oggi al British Museum), parte si trova al Louvre di Parigi e, infine, una lastra (in buone condizioni) è esposta al Museo dell'Acropoli.

La costruzione del Partenone iniziò nel 477 a.C. e il suo completamento richiese 15 anni. Era un tempio per alloggiare una enorme statua della dea Athena (la sua adorazione sacrificale aveva luogo all'esterno), era un monumento ai caduti di Maratona ed era una sede sicura per il tesoro della lega Delia, l'alleanza degli stati greci costituitasi per tenere a bada i Persiani. Il tesoro tu prima custodito nell'isola sacra di Delo, ma poi fu trasferito ad Atene, perché, benché il Partenone fosse un tempio, un monumento o una tesoreria, esso era anche un'espressione della fierezza e della fiducia in se stessi degli ateniesi: un monumento dell'Atene di Pericle.

Prima di visitare l'Acropoli, si può studiare la raffigurazione di com'era la rocca, quando il Partenone e gli altri edifici erano appena terminati, esposta nelle hall di molti alberghi di Atene. Essa è basata su un modello realizzato dalla Scuola Americana di Archeologia e che si trova al Metropolitan Museum di New York. Le statue, i muri divisori e le aggiunte bizantine e franconi sono state sgomberate e oggi i tre edifici superstiti in aggiunta al Partenone sono i Propilei (le Porte), il tempietto di Athena Nike e il triplo tempio chiamato Eretteo. Appartato discretamente all'estremità orientale dell'Acropoli, c'è anche un interessantissimo museo.

L'accesso originale ai Propilei avveniva attraverso una rampa, ma sotto i Romani essa fu rimpiazzata da una grandiosa scalea in marmo. Oggi, avviene attraverso alcuni gradini e poi per una rampa a zig-zag (in origine studiata per gli animali sacrificali), che conduce alla porta centrale. I Propilei costituivano l'atrio dell'Acropoli e avrebbero dovuto essere larghi quanto la lunghezza del Partenone (69 m). I lavori iniziarono non appena fu completato il Partenone, ma non furono mai terminati a causa della guerra con Sparta.

Il fabbricato a nord (a sinistra di chi entra) ospitava una raccolta di dipinti del periodo classico e poi divenne il palazzo dei vescovi bizantini e dei duchi franconi. Molti dei danni del tempo furono riparati fra il 1909 e il 1917. Il colonnato esterno dei Propilei è dorico, mentre quello interno è ionico.

Il tempio alla destra dei Propilei, Athena Nike (Nike Apteros) era dedicato alla memoria delle vittorie ateniesi sui Persiani. La dea della Vittoria era normalmente rappresentata come una figura alata e una statua di Athena che sorgeva là fu erroneamente ritenuta una Vittoria privata delle ali (per impedirle di volar via). Ne è risultato che il tempio viene talvolta chiamato della "Vittoria senz'ali". Esso è minuscolo (solo m 5,30), ma perfetto e per alcuni è quello preferito. La costruzione fu abbattuta dai Turchi per far posto a una batteria di cannoni, ma i pezzi non andarono persi e furono rimessi insieme nel 1804, per essere smantellati e ricomposti più esattamente nel 1936.

L'Eretteo era una costruzione composita, perché ospitava tre culti separati e la sua forma doveva tener conto delle obiezioni alla possibile dissacrazione della tomba sacra che vi era in precedenza. Per di più, esso accoglieva il sacro olivo piantato da Athena (non quello attuale, che fu piantato nel 1917) e il pozzo di acqua di mare scavato da Poseidone. Oggi ne restano in piedi solo alcune parti: il tempio centrale, che contiene la cella di Athena Polias e quella di Poseidone Erechteus; l'elegante portico nord con le sue sei colonne ioniche; e il portico delle Cariatidi, sul lato sud che guarda il Partenone, un colonnato più piccolo che prende il nome dalle sei figure femminili (Korai), che sostengono il tetto a mo' di colonne. L'edificio fu completato negli ultimi giorni della guerra con Sparta, poco prima della disfatta totale, come atto finale di devozione. È stato ricostruito molte volte e alcune delle colonne sono così corrose dall'inquinamento da richiedere ulteriori restauri. Con la guida illustrata reperibile presso il museo e con un po' d'immaginazione, sarà possibile vedere al di là di impalcature e tubi di ferro quel tempio che per alcuni esperti è il più bello della Grecia.

Il Museo dell'Acropoli (l'entrata è inclusa nel biglietto d'ingresso all'Acropoli che occorre conservare) contiene sculture trovate sulla rocca, soprattutto di epoca pre-persiana. L'Atene che costruì il Partenone era profondamente democratica, ma 70 anni prima, sotto i Pisistratidi, a governare era una élite di aristocratici ateniesi, di alto lignaggio e facoltosi. È soprattutto questa Atene precedente raffigurata nelle sculture del museo. Gli enormi bassorilievi del frontone di un tempio che rappresentano la guerra fra gli dei e i giganti, provengono da un precedente tempio di Athena Parthenos, costruito da Pisistrato e distrutto dai Persiani. I cartellini dei reperti sono in un inglese impreciso, perciò è meglio provvedersi di una guida all'ingresso.

Lungo il pendio meridionale dell'Acropoli, vi sono due antichi teatri, collegati da uno Stoà, o porticato. Il Teatro di Dioniso o Theatron tou Dionyssou, con una capienza, secondo Platone, di 30.000 posti a sedere, che ospitò le prime rappresentazioni delle tragedie di Sofocle e Euripide, e l'Odeion di Erode Attico o Theatron tou Irodou Attikou, molto più piccolo, costruito nel II secolo d.C. e restaurato di recente, usato per rappresentazioni e concerti durante il festival di Atene. La Stoà di Eumene fra i due teatri, del quale restano solo dei frammenti, serviva per passeggiare e chiacchierare dopo le rappresentazioni teatrali.

Nel II secolo d.C., l'Arco di Adriano fu eretto per indicare il confine fra la città antica, la città di Teseo, e i nuovi quartieri romani, la città di Adriano, stando a quanto dicono le sue iscrizioni.

Il Tempio di Zeus Olimpico o Olympieion, subito oltre l'Arco di Adriano, fu completato da Adriano dopo essere stato iniziato 700 anni prima sotto i Pisistratidi e nella sua veste definitiva aveva 104 colonne corinzie, delle quali 15 ancora in piedi. Era il più grande tempio greco mai costruito e a guardare le sue colonne ultramassicce viene da pensare più a un segno di megalomania che di devozione. Prima di salire all'Acropoli, vale la pena di vederlo: aiuterà ad apprezzare le proporzioni del Partenone.

La Torre dei venti fu costruita come stazione meteorologica e orologio pubblico nel I secolo a.C.. È una torre ottagonale con ogni faccia adorna di un bassorilievo raffigurante il vento prevalente in quella direzione: di qui il suo nome popolare. ll suo nome ufficiale è Orologio di Andronikos Kirrhos (Horologion tou Andronikos Kirrhestes), dall'astronomo che costruì questo strumento a movimento idraulico. Il Foro Romano, Romaiki Agora, fu iniziato ai tempi di Giulio Cesare e completato sotto Adriano. Era sede di mercato, ma assai più piccolo dell'Agora greca ed è indicato da alcune colonne ancora in piedi.

Il Cimitero, Kerameikos, dell'antica Atene oggi è interessante per i monumenti funebri, vivide rappresentazioni di vita familiare.

'Lanterna di Diogene" è la definizione popolare del Monumento di Lisicrate, vincitore di una competizione "coregica" (di danza e canto). I vincitori di gare simili, che furono autorizzati ad erigere un tripode di bronzo su un piedistallo quale simbolo provvisorio del loro trionfo, devono essere stati centinaia e il fortunato Lisicrate, vincitore di una competizione in scala assai ridotta, ha ancora il suo monumento.

I musei

Nel centro di Atene vi sono 15 musei e se si ha intenzione di fare un giro per la Grecia in cerca di antichità e luoghi storici, occorre dare almeno una rapida occhiata ai principali, perché questo darà significato e interesse a quello che si vedrà più tardi sul campo. E se si torna ai musei dopo un giro per la Grecia, si noteranno e apprezzeranno oggetti che altrimenti si sarebbero trascurati. Se si nutrono profondi interessi per l'archeologia, la scultura, l'arte e la storia, è bene fare il giro dei musei e raccogliere i cataloghi per studiare prima di iniziare le visite. La Grecia, infatti, non è famosa al mondo per la presentazione e l'illustrazione dei pezzi da museo.

I nomi delle strade. La parola via, parlando, viene tralasciata. La via di Adriano è Odos Adrianou, ma viene correntemente chiamata Adrianou. Invece, la parola Leoforos (viale) viene mantenuta. Alcune delle strade più note di Atene sono:

  • Panepistimiou è una strada a senso unico fra Sintagma e Omonia, con negozi e agenzie d'assicurazione sulla sinistra e un'imponente sfilata di edifici pubblici sulla destra: la Cattedrale Cattolica Romana, Aghios Dionysios, e poi l'Accademia, Akadimia, l'Università, Panepistimiou e la Bibioteca Nazionale, Ethniki Vivliothiki. Dalla metà di Panepistimiou fino a Omonia, la strada è tutta una serie di fermate d'autobus e occorre fare attenzione ad aspettare a quella giusta. Il nome ufficiale di Panepistimiou è El Venizelou, ma quasi tutti usano il vecchio nome che significa università.

  • Stadiou, parallela di Panepistimiou, è a senso unico da Omonia a Sintagma ed è fiancheggiata da negozi e magazzini molto eleganti verso Sintagma, ma che declinano rapidamente andando verso Omonia.

  • Akadimfas, in precedenza chiamata Rouzvelt in onore del presidente americano Roosevelt, è anch'essa parallela a Panepistimiou.

  • Athinas, da Omonia a Monastiraki, è un importante centro per gli acquisti, mentre la sua parallela, Eolou, più stretta e squallida, possiede dei grandi magazzini. Fra Eolou e Athinas, all'estremità superiore, c'è un grosso mercato di frutta e verdura e, più giù, un mercato coperto di carne e pesce.

  • Leoforos Amalias porta da Sintagma all'Arco di Adriano, passando per il giardino Nazionale e il Parco Zappion (30), con il palazzo delle esposizioni, ed è sempre pieno di traffico. Ogni sua traversa dal lato opposto al Giardino porta alla Plaka. Leoforos Síngrou, che è la prosecuzione di Amalias dopo l'Arco di Adriano, conduce dritto giù al lungomare del Faliron. A metà strada lungo Singrou, presso l'ufficio della Olympic Airways, sono raggruppate le ditte di autonoleggio e le stradine secondarie pullulano di officine di riparazioni auto, mentre all'estremità sud di Singrou si trova il Planetarium.

  • Vassilissis Sofias è una delle strade più eleganti di Atene.

  • Patission inizia come strada dei negozi a partire da Omonia con il più grosso "grande magazzino" di Atene, per poi diventare una strada di piccoli negozi, abitazioni e ristoranti avvicinandosi al Museo Nazionale.

Atene in generale è disperatamente a corto di spazi aperti, ma nel suo centro vi sono diverse colline e parchi dove ci si può ricreare.

  • La collina più alta di Atene è il Licabetto, visibile da ogni punto della città, che si erge come uno scoglio in un mare di cemento. Il municipio è riuscito ad impedire che si costruissero case sull'intera collina. Sui suoi fianchi coperti di abeti, vi sono molti sentieri e a metà salita si incontra un ouzeri. Sulla cima, a 277 m, circa 122 m più alta dell'Acropoli, sorge una cappella del XIX secolo, accanto alla quale vi è un ristorante con una vista favolosa su Atene. Una funivia (in funzione fino all'1,30) giunge in vetta attraverso un breve tunnel, partendo da Odos Ploutarhou.

  • Il Giardino Nazionale (Ethnikos Kipos) è un labirinto di viali alberati con molti angoli ombrosi, anatre, cigni e pavoni. Il Parco Areos (Pedion Areos) è popolare per passeggiate familiari e spesso vi si esibisce una banda.

(da "Dove come quando la Grecia" di J. E S. Harrison)

 

       

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Ultimo aggiornamento:  19-03-07