TALETE
I primi passi della filosofia sono stati
compiuti nelle colonie della Ionia, come Mileto ed Efeso:
viene spontaneo chiedersi perchè. Probabilmente le città del
continente, lontane dal contatto con altre popolazioni,
rimasero chiuse e vincolate all'orizzonte cosmico e
religioso tradizionale. Le città coloniali sono invece
caratterizzate da un maggior dinamismo. Il fatto stesso che
fossero terre di confine (e quindi a contatto con credenze e
costumi diversi) contribuì a fare di queste aree zone in cui
era molto sentito il problema della propria identità e della
posizione del mondo . Un modo per risolvere questo problema
può essere rintracciato nella ricerca di ciò che rende il
mondo , nonostante la varietà dei suoi aspetti , una
totalità unitaria. Aristotele ci presenta proiettato in
questa ricerca il presocratico Talete. Egli nacque e visse a
Mileto tra il settimo ed il sesto secolo a.c. e
probabilmente non scrisse alcuna opera. La figura di Talete
sfumò ben presto nella leggenda: di lui ce ne parlano in
tanti. Platone, per esempio, afferma che Talete era stato
abilissimo nell'escogitare espedienti tecnici, mentre lo
storico Erodoto ci racconta che Talete progettò e realizzò
un canale per deviare un fiume dal suo corso e farlo
rientrare più avanti nel suo alveo. Sempre Erodoto gli
attribuisce la predizione di un'eclissi solare, più
precisamente quella del 585 a.c., ed una grande abilità come
consigliere politico. Altri autori (di epoche successive)
fanno risalire a Talete la dimostrazione di alcuni teoremi
di geometria , ma pare difficile che siano effettivamente
suoi: tra questi ricordiamo la proposizione che il cerchio è
dimezzato dal diametro che è dimostrabile tramite la
sovrapposizione delle due metà. Anche per quel che riguarda
l'eclissi solare, è davvero difficile che Talete l'abbia
intuita tramite complessi calcoli matematici, che all'epoca
non erano in grado di effettuare neppure gli astronomi
babilonesi. Pare che Talete, durante la sua permanenza
egiziana, riuscì pure a misurare l'altezza delle piramidi
tramite le loro ombre. Nel Teeteto Platone racconta
che Talete per contemplare il cielo cadde in un pozzo e una
donna lo derise per il fatto che voleva guardare il cielo
lui che non vedeva neppure cosa c'era per terra. Aristotele
invece nella Politica narra che Talete, grazie alle
sue conoscenze astronomiche e metereologiche, previde un
abbondante raccolto di olive, fece incetta dei frantoi e in
questa situazione di monopolio ricavò ingenti guadagni.
Talete è il capostipite della ricerca delle cause e del
principio. Per lui tutto, in ultima istanza, è costituito da
acqua. Non sappiamo esattamente che cosa Talete intendesse
con questa affermazione, ma possiamo immaginarlo.
Probabilmente aveva in mente, per esempio, il ghiaccio, il
vapore, l'umidità... Egli osservò poi che il cibo degli
esseri viventi è in buona parte costituito da acqua, così
come i semi degli esseri viventi sono umidi. E' anche
possibile ipotizzare perchè Talete scelse proprio l'acqua
come principio: intanto, come abbiamo appena detto, essa si
trova praticamente ovunque, ma poi ha delle caratteristiche
che la rendono ideale come principio della realtà: è
incolore, inodore, insapore... In poche parole l'acqua non
ha caratteristiche e quindi può assumerle tutte. Per
individuare un principio generalmente si scelgono cose che
abbiano il minor numero possibile di caratteristiche:
l'acqua per Talete, l'aria per Anassimene. Talete affermò
che la Terra galleggiasse sull'acqua: secondo la concezione
dell'epoca vi era un immenso Oceano, una Terra tonda e delle
acque interne: su quest' Oceano infinito galleggiava,
secondo le credenze dell'epoca, la Terra. In Talete
riscontriamo un forte influsso orientale: l'idea che la
Terra galleggiasse sull'Oceano era presente in diversi miti
dell'Oriente. Per di più, come detto, sappiamo che lui
stesso soggiornò in Egitto e probabilmente lì ebbe modo di
assimilare questi miti. Però Talete non si accontenta di
accettare la tradizione mitologica, ma da buon filosofo
argomenta le sue tesi. Per lui l'acqua è sia sostanza (ciò
che sta sotto, ) sia essenza (ciò che
effettivamente è, ): sotto il mutamento continuo
(ghiaccio, vapore, umidità...) la sostanza rimane sempre la
stessa: è sempre acqua. Con Talete cominciano a farsi
sentire i primi cenni di astrazione, ma è ancora molto
legato al mondo concreto: è infatti interessante notare che
la parola (la sostanza, ciò che sta sotto) avrà
sì voluto significare in senso astratto che l'acqua nel
corso dei suoi mutamenti rimane sempre acqua, ma era pregna
di significati concreti: concretamente, infatti, la terra,
secondo Talete, galleggiava sull'acqua e di conseguenza
l'acqua sta sotto alla terra (il termine viene
preso alla lettera). A noi risulta strana questa mistura di
concreto e astratto, ma all'epoca doveva essere
normalissima. Però verrebbe da chiedere a Talete: "Se la
terra galleggia sull'acqua, l'acqua su cosa galleggia?";
senz'altro Talete avrebbe risposto: "Essa è il principio,
perciò non vi è risposta!". Di Talete ce ne parla Aristotele
e ad un certo punto dice a riguardo dell'identificazione
dell'acqua come principio:"Forse si è formato questa
opinione vedendo che il nutrimento di tutte le cose è umido
e che perfino il caldo deriva dall'umido e vive di esso...":
pare interessante, oltre al termine "forse" che denota
un'ipotesi personale di Aristotele , il fatto che si parli
di principio di "tutte le cose". Si può avanzare
un'obiezione: l'acqua non è il principio di tutte le cose,
ma solo degli esseri viventi. Va subito precisato che
concetti che per noi sono distinti, ai tempi di Talete non
lo erano: non avevano distinzione tra mondo vivente e mondo
non vivente: noi l'abbiamo perchè siamo avvantaggiati da
strumenti tecnici. In mancanza di strumenti scientifici, la
prima cosa che viene spontaneo fare per capire quali esseri
sono viventi è osservare il movimento, la capacità di
muoversi (Platone stesso definirà la vita come qualcosa che
si muove da sè). Se cogliamo nel movimento la distinzione
tra vivo e non vivo (che è la distinzione più logica che ci
sia), di conseguenza dovremmo attribuire a tutto il mondo,
sebbene non nella stessa misura, la vita. Spieghiamo perchè
servendoci di un esempio: anche una penna , se lanciata , si
muove . Dunque l'atteggiamento di Talete era di attribuire
vita alla materia: si parla di "ilozoismo" (dal greco
materia + animali). In realtà si tende ad evitare
questa parola perchè suggerisce che partendo dall'idea di
materia inerte Talete e gli altri materialisti le abbiano
attribuito la capacità di movimento e quindi la vita: per
Talete, invece, la materia si è sempre mossa. Una
testimonianza ci dice che Talete , che fu il primo ad
occuparsi di elettricità , affermò che il magnete fosse vivo
perchè in grado di far muovere le cose (infatti attrae il
ferro) e che avesse un'anima . Viene da chiedersi : " Ma
perchè parla proprio del magnete e non in generale della
materia ?" . La risposta è che questi filosofi presocratici
per dimostrare partivano da situazioni chiare per tutti (
come il fatto che il magnete sposti il ferro) per poi
estenderle all'intera realtà . Voleva dimostrare che la vita
non c'è solo negli esseri viventi , e per farlo si serve
dell'esempio più chiaro e comprensibile per tutti . Egli si
serve della generalizzazione dell'esperienza : osserva
attentamente la realtà e ciò che ha osservato in determinati
casi particolari lo estende . Per Talete , così come
l'animale fiuta il cibo e si avvicina , così il magnete
sente il ferro e si avvicina . Talete affermò pure " tutto è
pieno di dei " : sembra un'affermazione religiosa , il che
per un filosofo sarebbe strano. In realtà risulta evidente
che il principio è la trascrizione in termine filosofico
della divinità, in quanto principio è ciò da cui tutto
deriva : dire che tutto è pieno di dei è lo stesso che dire
tutto è pieno di acqua . Anassimandro definirà "il divino
principio" . Come accennavamo, Talete, oltrechè filosofo, fu
anche grande matematico: calcolò l'altezza delle piramidi
sfruttando l'ombra da esse proiettata ed elaborò il celebre
teorema che porta il suo nome. Il teorema di Talete dice che
un fascio di rette parallele determina su due trasversali
insiemi di segmenti proporzionali.
Nel contesto dei presocratici e dei Milesi si colloca
insieme a Talete anche Anassimandro , che nacque a Mileto
nel 610 circa a.c. e morì intorno alla metà del sesto secolo
: la tradizione vuole Anassimandro discepolo di Talete ;
dato che a quei tempi non c'erano le scuole , si doveva
trattare di un vero e proprio rapporto di disdcepolato.
Senz'altro Anassimandro ha preso qualcosa dal maestro : egli
infatti si cimenta nella ricerca di un solo principio e per
di più che ha a che fare con l'acqua (sebbene non sia
proprio acqua pura) . Anassimandro scrisse un'opera in prosa
("Perì fuseos") : la poesia cessa di essere l'unico veicolo
o , comunque , il veicolo per eccellenza per trasmettere le
conoscenze sull'universo e sugli uomini . Di tutta la sua
opera , però , possediamo un solo frammento , peraltro
difficile da contestualizzare . Se ci basassimo solo su
questo frammento , Anassimandro ci sembrerebbe interessato
solamente di cosmogonia (l'origine dell'universo) . Però
tramite varie testimonianze ci è possibile comprendere che
in realtà Anassimandro si interessava di parecchie cose e la
sua opera doveva spaziare nei campi più vasti . A quei tempi
il suo libro sarebbe senz'altro stato catalogato come di
"storia" (dove la parola storia assume un significato
differente da quello che comunemente le attribuiamo: tale
parola è infatti riconducibile alla radice eid, a sua
volta riconducibile al verbo greco orao, vedere),
ossia di descrizione del mondo : l'opera iniziava con una
cosmogonia (da cui è tratto il frammento che ci è pervenuto)
in cui Anassimandro cercava di dare una spiegazione
all'origine dell'universo e poi proseguiva con una
cosmologia , dove egli spiegava la struttura dell'universo .
La sua opera non si limitava alla cosmologia e alla
cosmogonia (che però senz'altro dovevano essere le parti più
filosofiche) , ma toccava anche altri argomenti . Ad
Anassimandro viene tra l'altro attribuita la prima cartina
geografica del mondo allora conosciuto e l'invenzione
dell'orologio solare : in tal modo spazio e tempo diventano
entità descrivibili e misurabili ; l'universo e il tempo in
cui si scandisce la sua vicenda possono uscire dalla
dispersione e essere ricompresi in una prospettiva unitaria
. Anassimandro trovò il principio della realtà nell'infinito
(in Greco apeiron, a + peiron = senza limite) . In
realtà la parola APEIRON è intraducibile a causa
della sua polisemia e si preferisce non tradurla : nella
parola apeiron ci sono infatti troppi sottintesi e
significati per cui scegliendone uno (che può benissimo
essere corretto) se ne tagliano automaticamente fuori altri
altrettanto corretti . I due significati principali della
parola apeiron sono INFINITO e INDEFINITO , il primo con
valenza quantitativa , il secondo con valenza qualitativa .
Per Anassimandro , però , entrambe i significati erano allo
stesso modo contenuti nel termine apeiron . Ora dobbiamo
spiegare perchè Anassimandro abbia scelto come principio
proprio l'apeiron : il principio è quel qualcosa da cui
deriva tutta la realtà , quel qualcosa dove tutta la realtà
va a finire e quel qualcosa in cui tutta la realtà permane .
Se il principio è quindi ciò da cui deriva tutto il resto ,
Anassimandro deve aver pensato che esso deve essere una
fonte inesauribile di tutto , senza fine . Già Talete a suo
modo aveva effettuato un ragionamento del genere : l'acqua
era per lui il principio di tutto perchè non aveva
caratteristiche e poteva di conseguenza assumerle tutte . L'
introduzione dell' apeiron rappresenta un grandissimo passo
verso l'astrazione : esso ancora più dell'acqua non ha
caratteristiche ; però per Anassimandro l'apeiron non è solo
infinito , ma anche indeterminato (indefinito) : egli è
convinto che il principio non debba avere alcuna
caratteristica e quale è la cosa che ha meno caratteristiche
dell'infinito ? Anassimandro quindi si distacca da Talete :
l'acqua non è più il principio , ma è parte integrante
dell'apeiron . Riportiamo ora il celebre frammento di
Anassimandro : " da dove infatti gli esseri hanno l' origine
, ivi hanno anche la distruzione secondo necessità : poichè
essi pagano l'uno all'altro la pena e l'espiazione
dell'ingiustizia secondo l'ordine del tempo " . Mentre per
Talete era implicito che la materia fosse dotata di
movimento , per Anassimandro è esplicito : in realtà a
parlarci di Anassimandro e a riportare il suo frammento è un
filosofo minore di nome Simplicio : è difficile tradurre e
capire che cosa egli intendesse dire . Sembra quasi volerci
dire che Anassimandro sia stato il primo ad introdurre il
fattore movimento , ma probabilmente Simplicio voleva
soltanto dire che Anassimandro è stato il primo ad usare la
parola " arkè " in senso filosofico , con la valenza di
principio . Anassimandro ha aperto prospettive molto moderne
: il concetto di infinito per esempio ricorre spesso anche
nella nostra società . Anassimandro arrivò a dire che il
nostro universo è un qualcosa di infinito : a noi pare ovvio
, ma si è per lungo tempo pensato che fosse finito : questa
concezione di finitezza dell'universo si era radicato ai
tempi dei Pitagorici , che avevano attribuito al termine "
infinito " una connotazione fortemente negativa e
confusionaria . Anassimandro diceva che il mondo era nato e
che prima o poi sarebbe morto : Aristotele invece diceva che
il mondo esistesse da sempre e che sarebbe sempre esistito .
Per Anassimandro il nostro mondo non è il solo nell'universo
: per lui l'intera realtà universale è cosparsa di mondi
come il nostro . Egli concepiva l'universo come un oceano di
apeiron con sparsi qua e là infiniti mondi come il nostro .
Questi mondi erano per lui realtà definite e tra l'uno e
l'altro c'era l'apeiron . Ma che cosa è che dà vita ai vari
mondi , che fa sì che si stacchino dall'apeiron primordiale
? Per Anassimandro è il movimento che consente la
separazione dei mondi dall'apeiron . Probabilmente mentre
effettuava questi ragionamenti aveva in mente i mulinelli
dell'acqua : se sulla superficie ci sono corpi galleggianti
(pagliuzze , rametti ...) a causa della densità si separano
gli uni dagli altri . Così anche nell'apeiron ci potevano
essere vortici in grado di separare i vari CONTRARI .
Infatti l'apeiron è tale proprio perchè tutto è mescolato e
finisce per essere indistinto : infatti caldo-freddo ,
secco-umido etc. se mescolati sono indefiniti . E' il
movimento che riesce a separarli . Ma non è un movimento
qualunque : quello dell'apeiron infatti è un movimento
capace di generare e di separare . Infatti di per sè
nell'apeiron i contrari non esistono ancora : vengono
successivamente generati dai vortici . Questa è la
cosmogonia anassimandrea : esaminiamo ora la cosmologia ,
vale a dire l'assetto del mondo . Anassimandro non ci parla
ancora di caldo e di freddo in modo astratto , ma li
identifica nell'acqua e nel fuoco , ossia in sostanze
concretamente esistenti . Egli ci fa notare che il rapporto
tra i contrari è conflittuale : per lui al centro del mondo
c'è l'acqua fredda , in periferia il fuoco caldo : essi
tendono a scontrarsi costantemente . Il fuoco fa evaporare
l'acqua marina con una duplice conseguenza : la formazione
di sale e di vapore acqueo . Il sale sta a rappresentare la
terra , il vapore acqueo l'aria . Va senz'altro notato che
Anassimandro era particolarmente attento e sensibile alle
questioni di evaporazione perchè a Mileto vi erano grandi
paludi e doveva quindi essere un fenomeno molto diffuso .
Quindi per lui al centro c'era l'acqua , in periferia il
fuoco ed in una periferia ancora più periferica una corona
in cui aria e fuoco si mescolavano . La luna ed il sole non
sono nient'altro che " buchi " in cui è possibile scorgere
questa corona di periferia . Senz'altro per la sua
cosmologia Anassimandro deve aver preso spunto dal
funzionamento della pentola a pressione . Il fuoco attacca
l'acqua causandone l'evaporazione , ma essa si " vendica "
attaccando la corona periferica e smantellandola . Questa
sua strana idea del fuoco che agisce a discapito dell'acqua
deve essergli derivata dal fatto che egli scorgeva spesso
fossili marini a chilometri di distanza dal mare o
addirittura sui colli : significava quindi che vi era
un'evaporazione costante e che il fuoco " rosicchiava "
sempre più terreno all'acqua facendola evaporare . Oltre a
notare l'interesse di Anassimandro per gli aspetti comuni
della vita , gli va senz'altro riconosciuto il merito di
aver capito che cosa fossero i fossili ( cosa che non aveva
invece capito Aristotele ) . Quindi per lui il nostro mondo
sarebbe finito quando il fuoco sarebbe riuscito a far
evaporare tutta l'acqua ( che , come aveva notato Talete , è
davvero fondmentale per la vita ) . Per Anassimandro un
contrario non può vivere da solo , quindi la scomparsa
dell'acqua decreterebbe anche quella del fuoco e del mondo
intero . Il mondo , una volta finito , sarebbe ritornato
nell'apeiron e lì ne sarebbe poi nato uno nuovo . Sempre a
riguardo della cosmologia anassimandrea , va ricordato che
egli non pensava che la terra fosse rotonda nè che fosse in
movimento : la immaginava come il tamburo di una colonna .
Per lui la terra sarebbe ferma semplicemente per il fatto
che non avrebbe nessun motivo di muoversi : è al centro di
tutto e quindi perchè mai dovrebbe spostarsi ? Torniamo ora
al frammento a noi giunto : l'espressione " secondo l'ordine
del tempo " non si è sicuri che sia effettivamente
anassimandrea . E' chiaro che quando dice " da dove hanno
origine , hanno fine " allude all'apeiron : il mondo una
volta finito torna lì . Poi parla di " ingiustizia " : essa
consiste sia nel distacco dall'apeiron del mondo (che può
essere visto come una sorta di peccato originale ) sia
(soprattutto) nel conflitto che oppone un contrario
all'altro . A riguardo dell'idea del peccato originale ,
dobbiamo riallacciarci alla religione orfica , che vedeva la
nascita dell'uomo come una colpa originaria : la vita sulla
terra è sia l'effetto della colpa sia la punizione .
Anassimandro estende questa concezione all'intero mondo : il
distaccamento dall'apeiron è un peccato : i contrari stessi
, opponendosi , commettono una sorta di peccato nei
confronti dell'apeiron . E' interessante l'espressione "
secondo necessità " : dà l'idea che le cose avvengano
secondo un ordine preciso e non casualmente . Comincia a
subentrare un primo e rudimentale concetto di " legge
naturale " con il " secondo necessità " . Si può riscontrare
nella visione del mondo di Anassimandro un forte pessimismo
legato alla tradizione orfica . Anassimandro nel Perì fuseos
, oltre a dedicarsi alla cosmologia e alla cosmogonia , si
dedica anche alla biologia e alle prime forme di vita : egli
, così ci dice una testimonianza di Aezio , sostiene che i
primi viventi furono generati dall'umido ( va senz'altro
notato come Anassimandro sia influenzato da Talete e alle
sue dottrine che vedevano l'acqua protagonista della realtà
) , avvolti in membrane spinose e che col passare del tempo
approdarono all'asciutto e , spezzatasi la membrana ,
mutarono in fretta il genere di vita . Per lui dalla terra e
dall'acqua riscaldate nacquero o dei pesci o comunque degli
animali molto simili ai pesci ; in questi concrebbero gli
uomini ed i feti vi rimasero rinchiusi fino alla pubertà .
Quando questi si spezzarono , allora finalmente ne uscirono
uomini e donne che potevano già nutrirsi . Sembra quasi che
in un certo senso anche per Anassimandro il vero principio
sia l'acqua .
ANASSIMENE
Generalmente Anassimene viene collocato
nel contesto dei "milesi" , vale a dire i filosofi della
città di Mileto , nella Ionia Minore ( Talete e Anassimandro
) : egli visse poco dopo il sesto secolo . Come i suoi due
colleghi , anche Anassimene individua un unico principio dal
quale sarebbe derivato tutto il resto . Mentre Talete scelse
l'acqua e Anassimandro l'infinito , Anassimene affermò che
tutto deriverebbe dall'aria . Si possono avanzare ipotesi
sul motivo di questa scelta : in fondo l'aria si identifica
un pò con il cielo che era la sede degli dei e quindi non
pare una scelta insensata . Di per certo sappiamo che
Anassimene affermò che l'aria è il principio di tutto in
quanto è principio della vita : bisogna tenere in
considerazione che il termine greco che indica la vita ,
l'anima è "psukè" che in origine significava proprio "soffio
vitale" . Comunque Anassimene viene solitamente trattato a
piccoli cenni ed è sempre stato considerato inferiore
rispetto agli altri 2 milesi : Talete fu l'iniziatore della
ricerca del principio , Anassimandro fece un grande passo
avanti introducendo il concetto di astrazione (che cosa è
infatti più astratto dell'infinito ?) e Anassimene ? Egli ,
se ponderiamo accuratamente la situazione , ha fatto un
passo indietro e non ha introdoto nulla di nuovo : è rimasto
legato ad un elemento concreto quale l'aria . Tuttavia
ultimamente è stato rivalutato per diverse ragioni : tra le
tante una merita di essere ricordata : in epoche successive
a quelle dei Milesi , un tale Diogene , uomo di estrema
cultura , penserà di riprendere la filosofia milesia e tra i
tre autori scelse proprio di esaminare Anassimene . Ci deve
dunque essere un motivo se un uomo colto come Diogene , di
cui fu allievo lo stesso Socrate , scelse proprio Anassimene
. La risposta è che evidentemente Anassimene dei tre era il
più coerente e classico per i successori . Anassimene non si
limitò a dire che l'aria era il principio di tutto , ma si
sforzò e cercò di spiegare il processo (a differenza di
Talete ) : per lui il processo tramite il quale l'aria si
trasforma in tutte le altre cose è quello della rarefazione
e della condensazione . Come Talete aveva dimostrato la
presenza della vita negli esseri non viventi mediante
l'esempio del magnete che attira il ferro e che quindi è
vivo , così Anassimene partì da un esempio particolare per
poi estendere le sue tesi all'intera realtà . Egli si servì
dell'esempio della respirazione . Notò che a seconda
dell'apertura della bocca l'aria usciva diversamente : a
bocca larga usciva calda , mentre a bocca stretta usciva
fredda . Così estese il processo all'intera realtà
sostenendo che freddo e caldo fossero il risultato di un
fatto quantitativo . L'aria a seconda che sia più condensata
o rarefatta implica il freddo e il caldo . Il caldo e il
freddo sono quindi il risultato di processi quantitativi :
sono quindi qualità derivanti da una quantità diversa d'aria
. Al di là di un certo livello di condensazione si ha
l'acqua , e al di là di un certo livello di rarefazione si
ha il fuoco . L'aria attraverso passaggi quantitativi può
quindi trasformarsi in tutto . Era il più coerente dei
Milesi perchè Talete non spiegava chiaramente come l'acqua
potesse trasformarsi in tutto , mentre Anassimandro
nell'ambito delle ricerche naturali dei milesi era uscito un
pò fuori tema introducendo il concetto di infinito ;
Anassimene sarà anche stato un pò monotono (non solo nelle
tematiche , ma pure nello stile ) , ma è comunque stato
coerente e ha sempre motivato coerentemente le sue
affermazioni . Va poi detto che fu il primo ad ipotizzare
che la qualità derivasse dalla quantità , tematica poi
ripresa dai Pitagorici .
ERACLITO
Eraclito vive ad Efeso tra il sesto ed il
quinto secolo a.c. ; egli era di famiglia aristocratica
(addirittura discendente da famiglia regale) e lo stile
stesso in cui scrive risente di questa influenza
aristocratica (nella sua opera dirà : " Uno è per me
diecimila , se è il migliore ") . Nel suo libro "Perì
fuseos" traspare palesemente un atteggiamento di disprezzo
per la massa popolare (che definisce "cani" che gli abbaiano
contro) ; va subito detto , però , che l'aristocraticismo di
Eraclito non è molto legato alla vita politica , quanto
piuttosto a quella intellettuale e culturale . Secondo la
tradizione Eraclito avrebbe depositato il suo libro (di cui
ci sono pervenuti parecchi frammenti) nel tempio di Artemide
ad Efeso . Compie questo gesto senz'altro per il fatto che
il tempio era il luogo più sicuro per la custodia (all'epoca
le biblioteche non c'erano) , ma anche perchè era
tipicamente aristocratico riallacciarsi al sapere della
casta sacerdotale ed arcaica . Eraclito ritiene che il
tempio sia l'unico luogo idoneo a custodire il suo scritto :
egli infatti nutre sfiducia nella possibilità che il
messaggio da lui consegnato allo scritto possa essere
compreso dalla maggior parte degli uomini . Ciò dipende dai
contenuti di esso , lontani dalle esperienze della vita
comune , ma anche dal linguaggio e dalla forma nei quali
questi contenuti sono espressi . In effetti ancora oggi non
si è riusciti a comprendere la natura dell'opera di Eraclito
, sebbene possediamo numerosi frammenti (oltre 100) : essa
era infatti costituita di aforismi , vale a dire paginette
autonome e singole . Il fatto che fosse un libro
"aforistico" non significa che fossero idee campate in aria
o che Eraclito saltasse di palo in frasca , cambiando in
continuo argomenti : ogni frase , ogni pagina può in qualche
modo essere collegata ad altre in modo argomentativo . Va
senz'altro notato che Eraclito fu probabilmente il primo a
fare collegamenti forma-contenuto : dal momento che i
contenuti erano complessi , anche lo stile e la forma
dovevano essere complessi : è come se Eraclito volesse
sottolineare la difficoltà del contenuto tramite la
difficoltà della forma (tant'è che veniva spesso denominato
"l'oscuro" o "il piangente") . Ma Eraclito era pienamente
consapevole della difficoltà di interpretazione del suo
libro : da buon aristocratico diceva che non tutti gli
uomini erano in grado di capire cosa dicesse : solo i
migliori ce l'avrebbero fatta . Aristotele stesso riscontrò
numerose difficoltà interpretative leggendo l'opera di
Eraclito : perfino gli accenti sono ambigui : il termine
greco " bios " , ad esempio , letto " biòs " significa "
arco " , ma letto " bìos " significa " vita " (sono
addirittura antitetici i significati : l'arco è un qualcosa
che provoca la morte , che è l'opposto della vita ) . E'
interessante e famoso il frammento in cui Eraclito dice " la
natura ama nascondersi " : vuole sottolineare che non è
facile trovare la realtà . In Eraclito vi è una convinzione
di fondo : che l'intera realtà sia governata da un solo
principio (come dicevano i Milesi ) , a cui tutto è
collegato . Dirà che questi legami che legano la natura sono
dettati dal " LOGOS " : nel mondo c'è una ragione che lo fa
andare avanti e un discorso che lo lega . Sia ragione sia
discorso vengono proprio tradotti ambedue con "logos" , che
ha una miriade di significati . Logos è anche il discorso
che Eraclito consegna al suo scritto , che in questo senso
si presenta come espressione adeguata del logos cosmico .
Questo è comune a tutti gli uomini , ma essi non sono in
grado di comprenderlo perchè restano rinchiusi nel loro
orizzonte privato . Eraclito paragona questi uomini a coloro
che dormono e li chiama " dormienti " , in contrapposizione
con coloro che son desti : quale è la differenza tra le due
categorie ? Quando siamo svegli siamo in grado di mettere in
comune le esperienze : non siamo soli , ma c'è un comune
terreno d'intesa . Quando invece dormiamo e sognamo ciascuno
di noi vive in un mondo interamente suo . I dormienti quindi
, nel caso degli uomini che Eraclito così definisce , sono
coloro che rinunciano al logos cosmico , che ci consente di
capire insieme la realtà . Certo suona strano che un
aristocratico parli di logos comune-cosmico : in realtà la
questione è che quel "comune" "cosmico" si riferisce non a
tutti gli uomini , ma a pochi : solo ai migliori , e non ai
dormienti . Ma cerchiamo di comprendere che cosa Eraclito
intenda con "logos comune , cosmico" : come accennato , la
parola logos è polisemantica ed è quindi bene non tradurla .
Essa si riconnette al verbo greco "lego" , che in origine
significava "legare" ma che poi passò a significare
"parlare" . Logos vuol dire , tra le varie cose , anche
discorso : c'è l'idea di più parole che vengono tra loro
legate per assumere un significato . Può anche significare
"discorso interiore" in quanto prima di parlare , si
effettua un ragionamento , un dialogo interno a noi stessi .
Quindi passò a significare "ragionamento" e da qui "ragione"
, ossia la facoltà di effettuare ragionamenti . Per Eraclito
però i significati della parola logos sono essenzialmente
tre : 1) La ragione che governa l'universo 2) Il pensiero
che compende questa ragione universale 3) Il discorso che
esprime questa conoscenza . Così come abbiamo un logos
dentro di noi (la ragione) , Eraclito dice che anche nella
realtà ci deve essere un logos cosmico , dove logos ha
valenza di "ragione" : il logos è quel qualcosa che fa
funzionare l'universo . Eraclito afferma che il logos che
abbiamo nella nostra mente non è diverso da quello cosmico .
Per arrivare a dire questo , probabilmente , Eraclito si
deve essere chiesto : " Come è che quello che noi pensiamo
esiste anche nell realtà ? " Questo è anche un modo per
rispondere alla domanda : " come si ricollegano le leggi
della natura e del mondo ? " . Di fatto Eraclito nega
l'esistenza di un dio , ma ammette quella di una ragione
universale : c'è un nesso tra la ragione che governa il
mondo e quella che governa la nostra mente : sono la stessa
cosa ! Quindi la sua ambiguità espositiva nell'opera "Perì
fuseos" è dettata dal logos stesso , che fà sì che la natura
ami nascondersi . Certo è difficile comprendere questo logos
universale , ma non è impossibile : l'uomo ce la può fare
usando quel frammento di logos a sua disposizione , insito
dentro di lui : la ragione , che non è nient'altro che un
pezzettino di logos universale di cui tutti disponiamo .
Quindi tutti partiamo dallo stesso livello , ma solo i
migliori riescono ad emergere e ad avvicinarsi al logos
cosmico . I dormienti sono coloro che non ci riescono nè ci
provano : per raggiungere il logos universale bisogna
cooperare , non agire da soli e nel proprio interesse :
Eraclito dice " bisogna seguire ciò che è comune ; infatti
ciò che è è comune di tutti . Ma pur essendo il logos di
tutti , la folla vive come se avesse un proprio ed esclusivo
criterio per giudicare " . Eraclito era del parere che una
città per funzionare avesse bisogno delle leggi : come il
logos cosmico governa il mondo , così le leggi governano la
città . Anche le leggi , come la mente umana , rappresentano
un frammento di logos universale . In Eraclito matura l'idea
che la legge umana derivi da quella naturale , della fusis
(natura) . Tutte le leggi umane , nella misura in cui sono
giuste , attingono da un'unica legge cosmica . A quei tempi
vi era anche chi diceva che le leggi umane fossero puramente
convenzionali e non c'entrassero nulla con la natura .
Sebbene Eraclito arrivi ad ammettere che il principio sia il
logos , un'entità assolutamente astratta , tuttavia egli
sente il bisogno di incarnarlo in qualcosa di materiale , e
più precisamente nel fuoco . Eraclito dice che l'universo
non è il prodotto di dei o uomini , ma un ordine universale
unico ed eterno . Egli lo identifica con " il fuoco sempre
vivente " . Con il riferimento al fuoco , Eraclito non
intende soltanto introdurre una variazione rispetto alla
tesi , tradizionalmente attribuita agli ionici a partire da
Aristotele , dell'unicità del principio . Intende piuttosto
insistere sulla peculiarità di comportamento del fuoco : si
accende e si spegne regolarmente secondo una misura , come
appare anche dal sole , che ora brilla e ora si spegne . La
vicenda cosmica in tutti i suoi aspetti e nelle sue
incessanti trasformazioni è infatti regolata da una misura .
La mobilità del tutto non è un divenire casuale o
disordinato , ma è regolata secondo ritmi precisi . Eraclito
sostiene che non si tratti solo della successione di un
opposto all'altro , del giorno alla notte , della vita alla
morte e così via . La guerra assurge a simbolo e insieme
regola di tutto ciò che avviene nell'universo . Questo è
caratterizzato da un'armonia superiore consistente
nell'unità e identità degli opposti in tensione tra loro .
Quindi anche per Eraclito la ricerca dell'unità , al di
sotto dell'apparente molteplicità e dispersione di ciò che
appare ai più , è l'obiettivo primario . La guerra tra gli
opposti non è espressione di ingiustizia , come ritengono i
più e come aveva detto Anassimandro : il divenire di tutte
le cose è il risultato del perenne conflitto che permea il
tutto e si esprime nell'incessante tensione e trasformazione
di un contrario nell'altro . Il fuoco suggerisce bene l'idea
di questo costante divenire , di dinamicità , di
trasformazione e di identità degli opposti : dove c'è il
fuoco c'è la vita , ma il fuoco porta anche la morte .
Eraclito polemizzerà moltissimo con i Pitagorici (ed in
particolare con Pitagora che definirà "inventore di
coltelli" , vale a dire dell'arte tagliente della retorica ,
che mira ad affascinare l'ascoltatore con dialoghi raffinati
, ma privi di verità) , che sostenevano la pace e l'armonia
dei contrasti e che vedevano nella musica la struttura
numerica della realtà . Per lui la vera armonia è la
tensione tra i contrasti : se prendiamo un arco o una lira ,
notiamo che essi funzionano fin tanto che la struttura data
dal contrasto e dalla tensione degli opposti regge .
Divenire significa proprio passare da un opposto all'altro .
Mentre nella nostra società si tende a dare un valore
negativo alla guerra , Eraclito dice che polemos (la guerra)
è il padre di tutte le cose , è ciò che rende liberi o
schiavi gli uomini . Da notare che non si può conoscere
pienamente una cosa se non si conosce il suo opposto : non
si può conoscere davvero la schiavitù se non si sa che cosa
sia la libertà . Per Eraclito la guerra è una grande cosa
perchè determina quali siano gli uomini più valevoli e
quelli inferiori : anche nella guerra c'è un frammento di
logos universale . Per Eraclito c'è armonia solo quando i
contrari sono in tensione : è l'opposto di quanto dicono i
Pitagorici . In un suo frammento Eraclito afferma che il
diametro del sole sia di un piede umano , il che è
un'assurdità e lui lo sapeva bene : con quest'affermazione
sconcertante egli vuole dire così come è assurda la sua
affermazione , tutte quelle che dicono che le cose sono come
sembrano sono assurde . In un altro frammento dice di aver
indagato se stesso : salta all'occhio questa affermazione
perchè sul tempio di Apollo a Delfi c'era scritto "gnoti
sautòn" (conosci te stesso) : lui dice di aver indagato se
stesso ed emerge il legame di Eraclito con il mondo arcaico
e sacro , tipicamente aristocratico . Probabilmente
quest'affermazione va riferita ad un'importante
constatazione di Eraclito : voleva conoscere il logos
dell'anima e dice di aver scoperto che l'anima non ha
dimensioni , non è definita . Dice poi che il suo logos è
profondo , quasi con l'idea dello scavare in profondità alla
ricerca dell'anima . Eraclito biasima anche Esiodo ,
l'autore della "Teogonia" , che tra le varie coppie di
contrari aveva individuato il giorno e la notte , ma che non
le aveva individuate come identità di opposti . In un
frammento dice "la via in su ed in giù è unica ed identica"
: un qualsiasi percorso in pendenza è sia salita sia discesa
e ciò significa che le stesse cose possono
contemporaneamente essere opposte ed identiche ed in
particolare traspare l'identificazione degli opposti : la
salita e la discesa sono tra loro opposti , ma si
identificano , sono la stessa cosa . Interessante è il
frammento in cui dice : " il fulmine governa tutte le cose "
; il fulmine è strettamente connesso al fuoco , che governa
tutto ed è l'attributo principale di Zeus , il padre degli
dei . Gli stoici pensavano che vi sarebbe stato un grande
anno in cui vi sarebbe stato un incendio che avrebbe portato
alla conflagrazione del mondo e che dopo ciò ne sarebbe nato
uno nuovo . Essi amavano Eraclito perchè pensavano di
leggere nei suoi frammenti idee simili , quali la
conflagrazione . In effetti c'è un frammento eracliteo in
cui dice che il fuoco può cambiarsi in tutte le cose e che
tutte le cose si possono cambiare in fuoco , ma lui intende
semplicemente dire che una parte di cose viene di continuo
cambiata in fuoco , e una parte di fuoco viene di continuo
cambiata in cose : c'è un equilibrio : Eraclito non
intendeva assolutamente parlare di conflagrazioni o robe del
genere : si tratta di interpretazioni errate da parte degli
stoici . Uno dei frammenti senz'altro più famosi di Eraclito
è quello che dice : " Negli stessi fiumi scendiamo e non
scendiamo , siamo e non siamo " : si può interpretare che il
fiume è sempre lo stesso e noi stessi manteniamo la nostra
identità , ma al tempo stesso sempre diverse sono le acque
nel loro scorrere , come sempre diversi siamo noi in ogni
istante del tempo : in noi stessi quindi si manifesta
incessantemente l'unità degli opposti , il nostro essere e
non essere . Da questo frammento prenderà il via la
filosofia di Cratilo , un seguace di Eraclito che pare
essere stato maestro di Platone stesso : egli estremizzerà
le posizioni di Eraclito e diventerà il filosofo del "panta
rei" (tutto scorre) :a suo avviso è impossibile dare i nomi
alle cose perchè cambiano di continuo:noi chiamiamo Pò un
fiume ma non è corretto:non esiste qualcosa che si chiami Pò
perchè cambia in continuo (è un esempio evidente perchè le
acque si rinnovano in continuazione);si fissa
artificialmente una cosa che non è fissabile perchè in
continua mutazione.Cratilo con il "panta rei" arriva a
dimostrazioni sofistiche:è impossibile conoscere qualcosa
che cambia sempre.Quindi in teoria ,dal momento che non si
possono attribuire nomi,bisognerebbe solo indicare le cose
senza chiamarle per nome . Ritornando ad Eraclito e
all'identità degli opposti , egli dice che " il mare è
l'acqua più pura e impura , per i pesci potabile e salutare
, per gli uomini imbevibile e letale " : in questo frammento
si può anche scorgere il famoso relativismo assoluto di
Protagora : il vino ad esempio c'è chi lo sente dolce e chi
lo sente amaro , ma non si può effettivamente dire se esso
sia amaro o dolce : dipende da come ciascuno lo sente
PITAGORICI
Con i Pitagorici ci troviamo per la prima
volta di fronte ad un'autentica scuola filosofica , sebbene
molto arcaica e rudimentale . Siamo in pieno VI secolo a.C.
e la scuola filosofica assume il carattere di scuola mistica
: i contenuti si rispecchiano infatti parzialmente nella
setta degli Orfici , mentre le pratiche sono assolutamente
uguali : basti pensare che per entrare a far parte della
scuola bisognava essere sottoposti ad un rito di iniziazione
. Tutti i pensatori che lavorarono in questa scuola vengono
generalmente chiamati Pitagorici , dal nome del loro maestro
Pitagora , simbolo del passaggio di secolo : finisce il
sesto ed inizia il quinto . Oltre a segnare il passaggio di
secolo , Pitagora e la sua scuola segnano anche il passaggio
della filosofia dalla Grecia e dalle zone della Ionia alla
Magna Grecia (che possiamo per lo più identificare con il
Sud dell' Italia) . Cerchiamo di analizzare le vicende di
Pitagora : egli nacque a Samo e vi restò finchè non salì al
potere un tiranno , Policrate , sfavorevole all'aristocrazia
, nella quale Pitagora si identificava . Quello di Policrate
non è un caso isolato : tutto il quinto secolo in Grecia (e
non solo) è infatti una fase di passaggio da aristocrazia a
democrazia (i tiranni infatti erano appoggiati dal popolo) ;
il concetto di tiranno va depurato parzialmente dalle
connotazioni negative che gli attribuiamo oggi : i tiranni
per lo più erano personaggi di gran carisma che fecero
perfino progredire le città . Così Pitagora si vide
costretto a fuggire esule a Crotone , nell'attuale Calabria
. Ed è qui che fondò la scuola , che incontrò ben presto
successo presso i ceti aristocratici ed i Pitagorici
acquisirono un peso determinante nella vita politica di
Crotone e delle località a lei vicine : nella scuola
l'insegnamento , originariamente , non era affidato allo
scritto , ma era impartito oralmente . Entrare nella scuola
era molto difficile e quando si entrava non vi era la
libertà di agire a piacimento : per un pò di tempo si era
Pitagorici " in prova " , acusmatici ossia ascoltatori di
precetti che venivano impartiti senza che venisse mostrato
il perchè : gli acusmatici di loro non dicevano nulla , ma
si limitavano ad imparare i precetti dei Pitagorici già
maturi . Interessante è il modo di definizione pitagorico :
se ad esempio veniva loro chiesto che cosa fosse bello ,
rispondevano dicendo la cosa più bella . Era come se
leggessero la domanda " che cosa è bello ? " in questo modo
: " Quale è la cosa più bella ?" .E' interessante notare che
Aristotele quando ci parla degli autori lo fa singolarmente
, ma nel caso dei Pitagorici descrive collettivamente : la
scuola stessa era caratterizzata da una vita collettiva (
con tanto di comunione dei beni ) , religiosa e politica ,
in cui i legami interni erano fortissimi . A Pitagora fu
attribuita la valenza di profeta e la sua figura sfumò
presto nella leggenda . Le dottrine della scuola erano
segrete e anche dopo la morte di Pitagora continuarono ad
essere a lui attribuite le variazioni e le evoluzioni ,
immaginando che parlasse tramite la divinità : da qui nacque
la famosa espressione " ipse dixit " (l'ha detto lui in
persona) , con la quale si indicava che ogni elaborazione
non era altro che uno sviluppo delle dottrine del maestro
Pitagora . Proprio per questo non sappiamo se il celebre
teorema di Pitagora sia effettivamente suo o di qualcun
altro . La scuola ebbe anche grande influsso sulle altre
colonie greche . La scuola però ebbe fine quando nel 510
circa vi fu una rivolta democratica a Crotone che portò alla
distruzione della scuola , che era di schieramento
aristocratico . La tradizione narra che l' opposizione
democratica crotoniate , guidata da un certo Cilone , assalì
i Pitagorici nella loro sede e ne fece morire un gran numero
nelle fiamme . Sembra poi che il Pitagorismo abbia perfino
influenzato le civiltà "barbare" e che il re Numa Pompilio
sia stato un pitagorico , ma molto probabilmente si tratta
semplicemente di leggende . Si dice spesso che i Pitagorici
fossero anti-femministi , aspetto che per altro era
caratteristico dell'intera società greca , ma probabilmente
non è corretto : basti pensare che nella scuola le donne
erano accettate . Entriamo ora nell'ambito delle dottrine
pitagoriche : due risultano essere le più importanti .
1)Quella della TRASMIGRAZIONE DELLE ANIME , di forte
derivazione orfica : l'Orfismo trovò fertile terreno di
sviluppo nell'Italia Meridionale e senz'altro sostenne la
dottrina della trasmigrazione delle anima prima dei
Pitagorici . Sembra quindi che Pitagorismo e Orfismo siano
la stessa cosa , ma non è così . L' Orfismo è di carattere
maggiormente religioso , il Pitagorismo è più filosofico .
Ma vi è poi un'altra grande differenza , che consiste nei
mezzi con cui si può raggiungere il fine (la purificazione)
: per gli Orfici occorreva compiere riti e vivere in modo
giusto , per i Pitagorici bisognava sì vivere in modo giusto
e compiere riti , ma anche (e soprattutto) conoscere i
numeri , che stanno alla base della dottrina pitagorica 2)
Quella dei NUMERI , che è legata , come abbiamo visto , alla
precedente . I Pitagorici furono i primi ad occuparsi in
maniera sistematica della matematica . Ritenevano che i
principi della matematica fossero anche i principi
dell'intera realtà . Notarono che la matematica aveva tutti
i principi adatti per essere presa come principio
dell'intera realtà . Essa non è un'opinione (ancora oggi si
dice che la matematica non è un'opinione) e Aristotele
stesso dirà che gli oggetti di studio della matematica sono
permanenti ed immutabili . Se ad esempio prendiamo la musica
, gli accordi non sono nient'altro che rapporti matematici .
Proprio partendo da questo esempio , che è il più evidente ,
estesero le loro dottrine all'intera realtà , così come
aveva fatto Talete con il magnete . Così come Talete aveva
notato che tutte (o quasi) le cose sono caratterizzate
dall'acqua , i Pitagorici notarono che tutte le cose sono
caratterizzate dalla misurabilità , vale a dire che si
possono misurare . Chiaramente questo segnò un grandissimo
passo avanti verso l'astrazione . Bisogna senz'altro
riconoscere un merito ai Pitagorici : per loro infatti la
fisica è spiegabile tramite la matematica . Il loro rapporto
con la matematica non è puramente metodologico , come è per
noi , ma anche ontologico : non si tratta per loro di
studiare solo i numeri , ma anche la realtà , sevendosi dei
numeri . Nonostante i Pitagorici abbiano avuto la grande
intuizione di applicare la matematica per indagare la realtà
, non se ne sono serviti poi molto . Il motivo di questo
loro limite è dovuto in gran parte alla mancanza di
strumenti concettuali e materiali . Non potendo fare della
matematica un uso effettivo , finirono per provare a
cogliere delle somiglianze tra le caratteristiche dei numeri
e quelle della realtà . Per esempio arrivarono a dire che il
numero due corrispondeva al genere femminile , il tre al
maschile , il cinque al matrimonio (3+2 = 5) . Il quattro ed
il nove corrispondevano invece alla giustizia in quanto
erano i primi numeri quadrati e suggeriscono l'idea di
ordine . Nel tempo stesso va detto che la speculazione
numerica pitagorica non può non essere stata influenzata
dall' osservazione dei fenomeni astronomici : dagli astri
essi debbono aver tratto le loro prime idee dei numeri
aventi posizione , cioè fissati come punti nello spazio ,
degli aggruppamenti numerici formanti figure geometriche
definite e costanti , della ricorrenza di alcuni numeri nei
fenomeni celesti . In altre parole il numero viene elevato a
principio universale di interpretazione , via via che é
esteso dall' ordine aritmetico a quello geometrico e ,
finalmente , all' ordine fisico . Così , espressione
spaziale dell' uno é il punto ; della linea , limitata da
due punti , il due ; della superficie il tre ; del solido il
quattro . E' Aristotele che attribuisce ai Pitagorici la
dottrina secondo la quale i numeri costituiscono l'essenza
di tutte le cose . Per comprendere meglio il significato di
essa è necessario tenere conto del modo in cui erano
abitualmente compiute le operazioni di calcolo . I Greci si
servivano dei psephoi , ossia di pietruzze mediante le quali
i vari numeri erano rappresentati visivamente . Con questi
numeri figurati è possibile costruire serie , per esempio
quella dei numeri quadrati . Infatti partendo dal primo
numero quadrato , 4 (2x2) , essenza della giustizia ,
raffigurato con quattro punti

applicando lo gnomone , ossia una specie
di squadra , si può ottenere il numero quadrato successivo 9
(3x3) , anch'esso essenza della giustizia , in questo modo


, ossia 16 , il quadrato di quattro e
così via con i numeri successivi . Da notare che i
Pitagorici non conoscevano lo zero ed è anche facile capire
il perchè : con le pietruzze è impossibile rappresentarlo .
Questo fatto contribuisce a conferire all'uno uno statuto
particolare : è un'entità indivisibile , rispetto alla quale
nulla è antecedente . Più che un numero come gli altri ,
l'uno è la sorgente da cui nascono tutti gli altri numeri
.Questi a loro volta si suddividono in pari e dispari , che
i Pitagorici identificavano con l'illimitato ed il limite .
L'uno veniva chiamato parimpari , in quanto aggiunto ad un
dispari genera un pari ed aggiunto ad un pari genera un
dispari : ciò significa che l'uno deve contenere in sè sia
il pari sia il dispari . Il dispari , a sua volta , diviso
in due lascia sempre come resto un'unità che permane come
limite , mentre ciò non avviene nel caso del pari , che è
pertanto identificato con l'illimitato , l'infinito , che
con i Pitagorici diventa un concetto fortemente negativo e
così sarà per tantissimo tempo . Mediante il calcolo con i
sassolini i Pitagorici dimostrano visivamente alcune
proprietà relative a queste classi di numeri : per esempio
che pari + pari dia pari , che dispari + dispari dia pari e
così via . Di grande simpatia godeva anche il 10 , che
rappresentava tutti gli altri insieme . Inoltre esso era una
sorta di compendio dell'intero universo ed è rappresentabile
sotto la forma chiamata tetraktys (letteralmente significa "
gruppo di quattro") .
Infatti all'uno corrisponde il punto , i
due punti individuano una linea , tre punti la superficie ,
quattro punti il solido . La tetraktys rappresenta quindi la
successione delle tre dimensioni che caratterizzano
l'universo fisico , alla quale corrisponde appunto la somma
di 1+2+3+4 , ossia appunto 10 . Queste considerazioni
mostrano come per i Pitagorici ciascun numero è dotato di
una propria individualità e pertanto non tutti i numeri si
equivalgono come importanza (sembra che l'aristocrazia dei
Pitagorici coinvolga addirittura i numeri) . I numeri
costituiscono una gerarchia di valore e alcuni numeri
assurgono a simboli di altre entità , fisiche o concettuali
: è il caso della giustizia , rappresentata dal 4 e dal 9 .
E visivamente il quadrato è rappresentato come la figura
avente i lati uguali . Questa trama di corrispondenze
simboliche tra numeri e cose è chiamata dai moderni "
mistica del numero " . E' la conoscenza di questo complesso
universo di relazioni tra numeri e cose che costituiva per i
Pitagorici il vertice dell'apprendimento . Tra i numeri
esistono " logoi " , ossia rapporti e tra i rapporti è
possibile rintracciare una proporzione (in greco " analoghia
") , ossia uguaglianze di rapporti . Soprattutto Archita
sembra essersi dedicato allo studio di esse . I rapporti e
le proporzioni si manifestano soprattutto nell'ambito
musicale , dove è centrale la nozione di armonia . Poichè
anche i corpi celesti compiono con i loro movimenti percorsi
regolari , esprimibili numericamente , i Pitagorici giungono
a sostenere l'esistenza di un'armonia delle sfere celesti ,
non afferrabile dall' occhio umano . Il cosmo (la parola
greca " cosmos " significa ordine ) dei Pitagorici è
costituito infatti da un fuoco centrale , paragonato al
focolare di una casa , intorno al quale ruotano la terra ,
la luna , il sole , i cinque pianeti allora conosciuti , ed
il cosiddetto cielo delle stelle fisse . Forse per
contemplare la serie fino a raggiungere il 10 i Pitagorici
aggiungono anche l'antiterra , situata tra il fuoco centrale
e la terra . L'aspetto più interessante della cosmologia
pitagorica è che la terra non viene vista come centro
dell'universo . Ma numero e proporzione dominano non solo su
questa scala cosmica , ma anche all'interno del mondo umano
. Essi sono all'occhio dei Pitagorici lo strumento
fondamentale per far cessare la discordia tra gli uomini e
instaurare l'armonia tra essi , nei loro rapporti economici
e politici , attribuendo a ciascuno secondo la proporzione
geometrica ciò che gli è dovuto in rapporto al suo valore e
non a tutti lo stesso . Risalta anche qui l'orientamento
aristocratico dei Pitagorici , contro i quali tuonerà
Eraclito : per lui infatti il rapporto tra gli opposti non
deve essere di armonia , ma di lotta , di tensione . Per i
Pitagorici invece per avere armonia ci deve essere
annullamento tra gli opposti . Tra i Pitagorici va
senz'altro ricordato Filolao , che compose uno scritto in
dialetto dorico (che secondo la tradizione sarebbe stato
comprato da Platone stesso) . Della sua opera ci sono
rimasti alcuni frammenti dove è annunciata in maniera
assertoria la tesi che il cosmo è composto di elementi
illimitati e limitanti . Ritornando alle dottrine
pitagoriche , come i movimenti celesti sono eterni , perchè
in essi , per la loro circolarità , il principio e la fine
si ricongiungono , così anche l' anima , a differenza del
corpo , ha una serie di ritorni periodici . Del ritorno
periodico di tutte le cose , diceva il pitagorico Eudemo che
, data l' identità del moto e la costanza delle successioni
, tutti gli eventi si riprodurranno in un tempo prefisso : "
così anch' io tornerò a parlare , tenendo questo bastoncino
in mano , a voi seduti come ora ; e tutto il resto si
comporterà ugualmente " .
Parmenide fondò ad Elea , nell'attuale
Campania , una vera e propria scuola filosofica e diede
inizio alla corrente di pensiero eleatica che vede in Zenone
e Melisso due discepoli e sostenitori . Parmenide fu attivo
ad Elea verso il 500 a.c. , nacque da famiglia aristocratica
e avrebbe contribuito alla legislazione della città .
Permangono dubbi a proposito del suo possibile soggiorno ad
Atene insieme al discepolo Zenone , dove avrebbe incontrato
Socrate . Il tema della ricerca è molto sentito da Parmenide
, ma è la divinità stessa ad indicare la via che occorre
percorrere . Spesso la corrente di pensiero fondata da
Parmenide viene denominata "monismo eleatico" per il fatto
che essi , se vogliamo riallacciandosi ai Milesi e
distaccandosi dai Pitagorici , sostenevano che tutto fosse
riconducibile ad un unico principio . In realtà la
tradizione antica vuole che il fondatore della scuola di
Elea fosse Senofane , partendo da due presupposti ; in primo
luogo Senofane aveva girato mezzo mondo ed era pure passato
ad Elea . In secondo luogo , il tema centrale degli eleatici
era l'unitarietà dell'essere , tema già presente in Senofane
. Però al giorno d'oggi sappiamo che questo è davvero
improbabile : è vero che Senofane predicava l'unitarietà ,
l'immutabilità , l'eternità e tutte le altre cose che
predicavano gli eleatici , ma egli le riferiva interamente
alla divinità , mentre gli eleatici le riferivano all'essere
. Senofane era un teologo , Parmenide un ontologo : il
concetto dell'essere è molto più astratto di quello della
divinità . Gli eleatici sostengono l'immobilità della causa
e così essa viene a mancare in quanto la sua funzione è
quella di spiegare a che cosa è dovuto il cambiamento , che
per loro non esiste : l'essere è immutabile . La parola
essere (in greco "tò on" , ciò che è ) è proprio a partire
da Parmenide che entra nell'uso filosofico . Egli fece un
ragionamento che comportò un enorme passo avanti verso
l'astrazione : notò infatti che tutti gli enti sono tra loro
diversi , ma che hanno in comune il fatto di essere , di
esistere . Abbiamo detto che egli fu un ontologo : ma cosa
significa ? L'ontologo è colui che studia " l'essere in
quanto essere " (come dice Aristotele) , vale a dire le
caratteristiche di tutto quel che esiste . Aristotele ci
parla di Parmenide e dice che studiava l'essere secondo
definizione : si tratta quindi di indagare secondo
definizione : la differenza tra Parmenide e gli altri
pensatori sta proprio nel fatto che egli non iniziava la sua
indagine partendo da constatazioni empiriche per arrivare
alle conclusioni ; lui partiva dalla definizione di cosa è
l'essere e tramite una serie di deduzioni arrivava alle
conseguenze , spesso in netta contrapposizione con le
testimonianze dei sensi . Parmenide non accenna mai alla
realtà empirica . Arriva ad esplicitare due tautologie : a)
l'essere è b) l'essere non è . Parmenide scrisse un poema in
esametri (proprio come Senofane ed Empedocle), intitolato
"Sulla natura" () , di cui ci rimangono frammenti
. Mentre Senofane si serviva dell'esametro per avere maggior
successo sugli ascoltatori e perchè la sua opera si
divulgasse il più possibile , Parmenide scriveva in esametri
perchè descriveva argomenti divini e quindi il verso epico
era il miglior verso per parlare di tali argomenti . L'opera
era strutturata in un proemio e due parti successive :
proprio alla fine del proemio la divinità spiega che ci sono
3 vie da seguire : 1) L'essere è 2) L'essere non è 3) Si
mescolano insieme l'essere ed il non essere . La seconda via
verrà dichiarata impraticabile e puramente teoretica : è
infatti impossibile dire o pensare ciò che non è . La terza
via è quella che imboccano i comuni mortali , che mescolano
l'essere con il non essere : per esempio i mortali parlano
di nascere e morire , il che implica una mescolanza di
essere e di non essere : nascere vuol dire essere , ma anche
non essere prima di essere e morire vuol dire non essere ,
ma anche essere prima di non essere .Il criterio per
giudicare scorretto il linguaggio degli uomini non è la sua
corrispondenza a quanto ci è testimoniato dai sensi : a
questi infatti appaiono oggetti che nascono e che muoiono .
Ma il verdetto di Parmenide sul linguaggio e sulle opinioni
degli uomini , collegate a quel tipo di linguaggio , non
assume a criterio di giudizio le apparenze fornite dai sensi
, bensì il contenuto logico delle parole usate dagli uomini
. Essi infatti usano parole nelle quali si trova mescolato
in modo contraddittorio ciò che è disgiunto radicalmente ,
ossia essere e non essere . Con i termini " è " ed " essere
" Parmenide intende probabilmente una molteplicità di cose .
Infatti dire che qualcosa è , può significare che esso è
presente o che esso esiste o che è qualcosa o che è vero .
Tutti questi significati sono presenti nell'essere di
Parmenide . Solo ciò che è può essere propriamente pensato e
detto : questo comporta un necessario legame tra ESSERE ,
PENSIERO e LINGUAGGIO . Partendo dalla disgiunzione assoluta
tra " é " e "non è ", Parmenide procede quindi ad
individuare quali sono le proprietà di ciò di cui si può
propriamente pensare o dire che è . Egli introduce in tal
modo una procedura che resterà essenziale per il
ragionamento non solo filosofico , ma anche matematico . Si
tratta della DEDUZIONE , vale a dire il ragionamento che
partendo da proposizioni ammesse come premesse ricava delle
conclusioni : si parte da definizioni e verità generali per
passare in modo logico a nuove verità più particolareggiate
. In particolare Parmenide mette in opera una particolare
forma di deduzione consistente nella cosiddetta
DIMOSTRAZIONE PER ASSURDO , della quale Zenone farà la base
per la sua filosofia . Essa assume come premesse il
contrario di ciò che si vuole dimostrare e ne deduce una
serie di conseguenze contraddittorie o errate . E poichè
queste conseguenze sono errate , ne risulta che sono errate
le premesse a partire dalle quali sono ricavate . Il
risultato è che saranno vere le premesse contrarie a quelle
errate . E' proprio con la dimostrazione per assurdo che
Parmenide dimostra l'immutabilità , l'immobilità ,
l'indivisibilità e l'unicità dell'essere . Ammettiamo che
l'essere muti : ne consegue che esso è ciò che non era prima
o non è ciò che era prima . Ma in tal modo si attribuisce a
una stessa cosa l'essere e il non essere , il che va contro
quel carattere di disgiunzione assoluta tra " é " e " non è
" , assunto come necessario all'inizio . Per evitare tale
contraddizione , diventa allora necessario concludere
esattamente l'opposto , ossia che l'essere non muta . Lo
stesso vale per dimostrare l'unicità : se l'essere fosse
molteplice occorrerebbe riconoscere che ciascuno di questi
molteplici è se stesso e non è altri e pertanto nuovamente
sarebbe e non sarebbe . L'essere è immobile : ammettiamo che
si muova ; una cosa è mobile quando si muove da una cosa ad
un'altra : l'essere quindi si dovrebbe muovere verso
qualcosa di diverso da se stesso . Ma il diverso dall'essere
è il non essere , che non esiste : quindi l'essere è
immobile . Tra le proprietà dell'essere Parmenide introduce
anche il carattere finito di esso : infatti se fosse
infinito sarebbe incompiuto e quindi mancherebbe di qualcosa
; ma se manca di qualcosa vuol dire che non è ciò di cui
manca . Anche la nozione di infinito quindi comporta una
mescolanza contradditoria di essere e non essere . Per
questo Parmenide paragona "ciò che è" () ad una sfera
compatta , la quale esprime nel miglior modo possibile il
carattere di compiutezza e totalità che caratterizza
l'essere . La prima parte dell'opera si chiamava "ALETHEIA"
("verità" , dal verbo "" : la verità è ciò
che non si nasconde) e rappresenta la prima via e la verità
di primo livello . L' altra parte dell'opera si chiamava
"DOXA" ("opinione") e rappresentava la seconda via e la
verità di secondo livello . Nell' Aletheia Parmenide fa
considerazioni sull'essere mentre nella Doxa presenta una
sorta di mezza verità , dove cerca di rendere compatibile la
testimonianza dei sensi con la verità vera e propria : è
come se cercasse un'interpretazione del mondo fisico
compatibile con i sensi , con il modo in cui lo vediamo , e
non in contrasto con l'Aletheia . Del proemio del
"" possediamo molto , della Doxa invece abbiamo
solo pochi frammenti e questo testimonia che era ritenuta
contraddittoria perchè dà l'impressione che Parmenide voglia
distaccarsi da quanto aveva affermato più volte in
precedenza : ciò che capiamo con la ragione va seguito anche
se è in contrasto con ciò che ci dicono i sensi . Va
riscontrato che Aristotele mentre ci parla di Parmenide
nella Metafisica prende un'enorme cantonata : dice
infatti che secondo Parmenide il caldo si identifica con
l'essere ed il freddo con il non essere . Ma passiamo ora ad
esaminare il proemio dell'opera di Parmenide : egli racconta
di aver compiuto un viaggio verso la verità , voluto dal
Cielo . La metafora del viaggio resterà rimarrà una costante
nella riflessione antica : dal termine "hodòs" ( via ,
strada) si verrà formando già in Platone il termine "
methodos " (, ciò che sta oltre al viaggio : il
percorso che conduce alla verità ) , ma il concetto di hodòs
risulta centrale anche per tutta la prima parte del poema .
L'iniziativa del viaggio tuttavia e soprattutto la direzione
che esso assume non dipende da Parmenide , sebbene egli ne
sia protagonista , bensì dalle dee che lo guidano , così
come varcata la porta che separa i due domini delle tenebre
e della luce , sarà la dea a comunicargli quale via di
ricerca egli dovrà , in futuro , percorrere . Il racconto di
Parmenide riguarda dunque non una rivelazione già tutta
compiuta ; questa infatti fornisce solo i caratteri generali
della via lungo la quale occorrerà proseguire la ricerca e
soprattutto formula i divieti relativi alle vie che non
bisogna percorrere , cioè quelle comunemente battute dagli
uomini in preda alle opinioni . Parmenide non dice mai chi
siano esattamente le dee che lo guidano , ma sono collegate
con il culto del Sole e quindi con Apollo . Il percorso che
deve affrontare Parmenide conduce dalle tenebre
(l'ignoranza) alla luce (la conoscenza) ; ad un certo punto
, mentre il carro su cui è Parmenide sta procedendo
velocemente , le dee si tolgono i veli : questo gesto
simbolico rappresenta la rivelazione . La metafora tra
l'altro spiega che ciò che viene disvelato e ciò che disvela
sono lo stesso : si tratta sempre delle dee ; è come se
l'essere stesso rivelasse la via da percorrere . Parmenide e
le dee giungono alla porta che separa il giorno dalla notte
: descrivendo questo portale Parmenide non fa nient'altro
che descrivere l'assetto urbanistico della sua città , Elea
, dove esisteva sul serio una porta : essa divideva la parte
alta e aristocratica della città (l'acropoli) da quella
bassa e popolare . Per aprire la porta è necessario
l'intervento della Giustizia (: le dee stesse la
convincono con discorsi suasori ad aprirla . L'oggetto della
rivelazione è quindi l'essere , ma attenzione : non è che
sia la divinità a darcelo : l'essere , la divinità , il
principio ... sono la stessa cosa : è un'autorivelazione
dell'essere e va intesa come spiegazione di quali siano le
vie da seguire ; la ricerca è l'uomo stesso a farla . Ma non
è un percorso che possono fare tutti gli uomini : quello di
Parmenide è un percorso solo suo , che nessun altro uomo può
fare . La verità stessa impone determinate vie da seguire .
Le dee dicono a Parmenide di imparare a conoscere due cose :
A) il cuore non scosso ed immobile della Verità , la quale è
ben rotonda (come una sfera compatta) B) le opinioni
instabili e campate per aria dei mortali : la conoscenza
infatti si perfeziona quando oltre a conoscere le cose
perfette si conoscono le imperfezioni . Le dee dicono che
non si deve fondare il sapere sull'esperienza perchè essa è
dettata dai sensi nè sulla lingua , che attribuisce i nomi
alle cose , ma si deve ponderare con la ragione . La
rivelazione divina non implica che l'uomo non debba cercare
di conoscere con il raziocinio . Vengono a Parmenide
presentate le vie PENSABILI : il termine greco per pensabili
è "" che può voler dire sia " pensabili " sia " per
pensare " : entrambe le traduzioni sono quindi accettabili .
Una via dice che l'essere è e non può non essere , l'altra
che l'essere non è e che può non essere . La prima via è
quindi effettivamente percorribile ed è caratterizzata dalla
verità e dalla persuasione : la Verità è infatti in grado di
persuadere . L'altra strada è contraddittoria ed
impercorribile . Il testo in questione presenta diverse
difficoltà di interpretazione , la più valida delle quali è
che solo l'essere è pensabile e dicibile , mentre il non
essere è impensabile ed indicibile : la prima via risulta
quindi percorribile in quanto pensabile , l'altra no : è qui
che emerge maggiormente l'identità parmenidea tra essere e
pensare . Ma tutto questo si presta a più interpretazioni :
per esempio potrebbe voler dire che se l'unica cosa che è è
l'essere , allora il pensiero , dato che è , fa parte
dell'essere come tutti gli altri enti . Ma potrebbe anche
voler dire che tutto ciò che diciamo e pensiamo è : anche se
pensiamo ad un qualcosa che materialmente non esiste ed è
solo frutto della nostra immaginazione in qualche misura
esiste : anche un drago per il fatto che viene pensato in
qualche misura esiste . Man mano che prosegue il viaggio ,
salta fuori che in realtà le vie non sono 2 , ma 3 : la
terza è quella che seguono quasi tutti i mortali , dove si
mescolano l'essere ed il non essere : Parmenide li chiama "
uomini dalla doppia testa " perchè affermano simultaneamente
che l'essere è e non è : si tratta di gente stolta ed
indecisa , dice Parmenide . Egli muove poi un'aspra critica
ad Eraclito ed alla sua concezione del divenire , piena di
mescolanza di essere e non essere (ricordiamoci che
Parmenide negava che l'essere potesse muoversi e mutare), e
a quella di molteplicità . Parmenide dice che questa terza
via va assolutamente purificata e resa scevra di errori ,
affinchè risulti almeno parzialmente compatibile con la
Verità della prima via . La seconda invece va assolutamente
scartata . Parmenide dà poi una raffinata ed elegante
definizione di eternità : l'essere non era nè sarà , perchè
è ora tutt'insieme : una cosa è davvero eterna quando è
fuori dal tempo . Ma Parmenide non si limita ad affermare ,
ma dimostra anche : l'essere infatti non può nè nascere nè
morire (come dicono i comuni mortali) . Ipotizziamo che
l'essere nasca : da sè non può nascere e quindi deve nascere
da qualcosa che non sia lui stesso : deve essere quindi un
qualcosa che non sia essere : ma ciò che non è essere è non
essere : ma il non essere non è , di conseguenza l'essere
non nasce nè muore . Parmenide dice poi per dissipare
definitivamente ogni dubbio sul fatto che l'essere nè nasca
nè muoia : che motivo avrebbe mai avuto per nascere ad un
certo momento ? Tuttavia anche un astratto come Parmenide ha
avuto bisogno di ricorrere all'incarnazione dell'astratto
(l'essere) in qualcosa di concreto (la sfera tonda e
compatta) : però va detto che quello della sfera potrebbe
essere un semplice paragone e non un'effettiva incarnazione
. Dunque Parmenide prova a correggere gli errori dei mortali
: il loro primo errore consiste nell'individuazione di due
principi della realtà tra loro antitetici : la luce e le
tenebre . Il loro è una sorta di pitagorismo esposto in
termini fisici . La luce è un principio più attivo ,
corrispondente al fuoco , le tenebre sono più passive e
corrispondono alla terra . Ma accanto a questo errore
Parmenide ne individua un altro più grossolano : hanno
contrapposto tra loro questi due principi . Ammettiamo di
poter interpretare la realtà in termini di luce e tenebre ,
evitando però di contrapporle e considerarle l'una l'essere
e l'altra il non essere . In fondo quello degli esseri
mortali comuni non è un errore poi così grave : è vero che
hanno mescolato l'essere con il non essere , però se andiamo
a vedere nè con la luce nè con le tenebre c'è il nulla , il
non essere . I mortali sono stati " bravi " a non incappare
nella seconda via . Sempre a proposito dell'opera di
Parmenide possiamo concludere dicendo che mentre nell'
Aletheia troviamo un Parmenide brillante e convinto di ciò
che sta dicendo , nella Doxa egli appare più restio e meno
convinto . E' come se Parmenide , dopo aver sostenuto che
bisogna fidarsi solo di ciò che ci dice la ragione , avesse
avuto paura di quanto detto perchè portava troppo fuori
dalle testimonianze dei sensi e volesse come se scusarsi
nella Doxa . Va poi detto che nessuno leggendo il testo di
Parmenide si fa convincere a riguardo di quanto egli dice :
seguendo il ragionamento logico ci si accorge che Parmenide
ha ragione , ma le conclusioni paradossali impediscono al
lettore di credere a quanto egli dice . Platone dirà di aver
commesso il "parricidio di Parmenide" : si accorgerà infatti
che Parmenide aveva commesso un errore a riguardo dei
significati dell'essere : Aristotele individua tre modi di
intendere l'essere : 1) univoco (l'essere ha un solo
significato) 2) biunivoco (l'essere ha equivocità , può
essere inteso in più modi) 3)analogico (il verbo essere ha
diversi significati ma tutti connessi tra loro) . Aristotele
lo intendeva in modo analogico , Parmenide in modo univoco :
per lui essere significa solo esistere . Dunque Platone farà
notare che dire ad esempio " questo libro non è " non vuol
dire predicare il non essere : infatti si può dire " questo
libro non è una penna " : è l'essere diversamente , dove
l'essere assume il valore di copula .
ANASSAGORA
Anassagora si colloca nel contesto dei
pluralisti , coloro cioè che pur conservando alcuni
presupposti degli Eleatici (quale l'immutabilità dell’essere
) , si allontanano dalla concezione tipicamente eleatica
dell'immobilità dell'essere: immutabile non è l’essere nel
suo insieme, ma i princìpi ultimi che lo costituiscono, i
quali sono – secondo Anassagora, e pure secondo Democrito -
un’infinita pluralità (da qui il nome "pluralisti"). La
filosofia pluralista parte proprio dalla confutazione , o
meglio , dal ribaltamento delle tesi di un Eleatico ,
Melisso : egli aveva detto che se l'essere fosse molteplice
, il molteplice dovrebbe avere alcune caratteristiche
dell'essere , quali l'eternità , l'immobilità , ed altre :
ma dato che non le ha , l'essere non è molteplice . I
pluralisti ribaltano completamente le tesi di Melisso e
dicono : dato che il molteplice c'è (e lo vediamo tutti) ,
bisogna ammettere per forza che questi esseri molteplici
abbiano caratteristiche dell'essere . Per i pluralisti vi è
dunque una molteplicità di elementi in movimento , ciascuno
dei quali è immutabile : si rendono infatti conto che è
contraddittorio parlare di nascita e di morte (da dove si
nasce? Dove si finisce una volta morti? Nel non essere! Il
che è assurdo) e perciò chiamano morte e nascita i processi
di aggregazione e disgregazione . Sono proprio i concetti di
aggregazione e disgregazione che implicano la pluralità ed
il movimento degli elementi : per aggregarsi e disgregarsi,
infatti, devono essere diversi ed in movimento . Anassagora
nacque a Clazomene , nella Ionia , e sappiamo che nel 462
a.c. abbandonò la sua città per stabilirsi in Atene . Qui
visse per circa 30 anni , stringendo amicizia con il famoso
Pericle . Ma nel 438 un indovino di nome Diopite fa
approvare un decreto in base al quale sono perseguibili
dalla legge tutti coloro che insegnano e divulgano cose
empie a riguardo dei fenomeni celesti : Anassagora viene
processato per aver sostenuto che il sole è una pietra
incandescente e la luna un corpo terroso . Possiamo cogliere
in questo processo non tanto un processo contro ciò che
effettivamente affermava Anassagora , quanto piuttosto una
condanna a carattere politico - sociale rivolta a tutti i
conoscenti di Pericle . Tuttavia le dottrine fisiche di
Anassagora erano un esplicito attacco a credenze e pratiche
religiose . Se infatti si accettavano le sue tesi , i
fenomeni celesti non potevano più essere considerati segni
inviati dalle divinità agli uomini . Va poi detto che il
libro in cui Anassagora esponeva le sue dottrine fisiche
("Perì fuseos", ) si era sparso a macchia d'olio
per via del suo basso costo nella città di Atene , che si
stava progressivamente alfabetizzando . Così Anassagora fu
sottoposto ad un processo e dovette abbandonare Atene per
rifugiarsi a Lampsaco , nella Ionia , dove morì nel 428 a.c.
Anassagora , come molti altri filosofi , affronta il
problema di come si sia costituito il mondo nel quale
viviamo . Egli ravvisa la matrice originaria del mondo in
una totalità indistinta di tutti i materiali da cui
risultano costituite le cose . Questi materiali sono da lui
chiamati SEMI ed egli afferma , seguendo la scia degli
Eleati , che non nascono nè periscono , ma permangono
costanti: al di là del mutamento degli enti fenomenici,
questi semi restano come sono, eterni. Egli riprende il
concetto di mescolanza introdotto da Parmenide e sfruttato
contemporaneamente da Empedocle : dice che ogni cosa è una
mescolanza di questi semi , che però non sono visibili ad
occhio nudo : prendiamo ad esempio un libro blu : noi lo
vediamo blu perchè i semi di colore blu sono in netta
prevalenza su quelli degli altri colori , che tuttavia sono
tutti presenti . Probabilmente Anassagora era arrivato a
trarre queste conclusioni a riguardo dei semi partendo
dall'osservazione del processo di crescita degli esseri
viventi mediante la nutrizione . Egli si deve essere posto
questa domanda : "Come è possibile che il pane che noi
mangiamo diventi sangue , muscoli , ossa...? " . La risposta
che egli dà a questa domanda è che "tutto sta in tutto" :
nel pane ci sono semi di tutte le cose , di sangue , di ossa
, di carne , di muscoli... Quindi quando mangiamo il pane i
semi di muscoli vanno ad alimentare i muscoli , quelli di
ossa vanno ad alimentare le ossa , e così via . Ma come mai
noi vediamo solo il pane e non tutti gli altri semi ? Così
come nel caso del quaderno noi vediamo il verde perchè c'è
una prevalenza di semi verdi , così nel caso del pane noi
vediamo il pane perchè i semi di pane sono in maggioranza .
Partendo dal visibile (il pane), arriviamo a capire
l’esistenza dell’invisibile (i semi): ecco spiegato il
celebre motto anassagoreo, "" (le
cose che appaiono sono uno sguardo su quelle che non
appaiono"), con il quale è messa in luce la possibilità di
un’inferenza dal visibile all’invisibile. Va specificato che
nel mondo in cui viviamo non esistono propriamente parlando
semi , ossia particelle allo stato puro dal momento che in
ogni cosa continuano a sussistere particelle di tutte le
altre cose : noi vedremo il verde non perchè una sostanza
sia effettivamente verde , ma perchè il verde prevale su
tutti gli altri semi , che tuttavia sono presenti , anche se
noi non riusciamo a vederli . In questo senso Anassagora
ammette la divisibilità all'infinito , senza che sia mai
possibile raggiungere un minimo . Aristotele riprenderà
questi concetti e chiamerà i semi di Anassagora col nome di
"omeomerie" , vale a dire entità le cui parti sono simili al
tutto . Tale è per esempio il caso della carne : se
prendiamo una qualsiasi parte di carne sempre carne è , ma
se prendiamo una faccia e la dividiamo non avremo tanta
facce , ma parti differenti dalla faccia iniziale . Ma
propriamente per Anassagora il rapporto di mescolanza tra i
semi è diverso secondo i casi e nel mondo che ci circonda
non c'è nessuna entità omogenea , ossia tale che tutte le
sue parti siano simili al tutto di cui fanno parte .
Anassagora è convinto che dalla totalità indistinta di tutti
i semi non si è formato soltanto il nostro mondo : per lui
si sarebbero formati anche altri mondi , anch'essi abitati
da uomini e da esseri viventi . Quindi per Anassagora il
nostro mondo non è il centro del tutto così come coloro che
lo abitano . Resta però da spiegare come avvenne la
transizione dalla totalità originaria alla pluralità dei
mondi nelle loro differenziazioni . Chiaramente questa
transizione richiede un movimento , ma da che cosa dipende
tale movimento ? Qui subentra quella che già a Platone e ad
Aristotele era sembrata la maggiore innovazione di
Anassagora , anche se ai loro occhi non sufficientemente
sfruttata . Anassagora infatti introduce un intelletto
cosmico , il " NOUS " () , come agente dell'impulso
originario di questo movimento . Aristotele ci parla di
questo "nous" nella "Fisica" : ciò che più emerge è il fatto
che questo intelletto cosmico è un potere assoluto ,
separato da tutto () e per questo non impacciato o
condizionato da nulla e quindi capace di sottoporre tutto al
suo dominio . E' proprio questo potere che consente al "
nous " di dare origine alla formazione e alla progressiva
differenziazione delle cose , pur nella persistenza in tutte
dei semi di ogni tipo . L'intelletto cosmico ha quindi
un'intelligenza totalmente differente rispetto a quella
umana : il nous ha un potere incomparabile e questo è per
Anassagora dovuto al fatto che esso sia l'unica realtà data
non da una mescolanza di semi . Se fosse mescolato con
qualcosa sarebbe infatti impedito nella sua azione e non
potrebbe pertanto imprimere il movimento iniziale alla massa
originaria .Ciò non comporta che per Anassagora il nous sia
una sostanza spirituale nè che esso si identifichi con la
divinità . Pur chiamando questo motore originario
"intelletto" , Anassagora non gli attribuì la funzione di
progettare secondo un fine e precisamente in vista del
meglio . La principale differenza rispetto ad Empedocle è
che non ci sono le due forze che aggregano e disgregano ; va
poi detto che non è una visione ciclica e pendolare (come
era quella di Empedocle ) , ma è unidirezionale : non si
tornerà più alla situazione di partenza . Dunque per
Anassagora si parte da questa totale mescolanza dei semi
(lui la chiama "MIGMA" - - , dal verbo "" ,
mescolo = mescolanza totale) ; poi interviene il nous che
smuove il tutto . Da notare che la forza del nous non può
essere nè totalmente aggregatrice nè totalmente
disgregatrice . Abbiamo detto che Platone e soprattutto
Aristotele lo accusavano di usare poco la causa finale che
aveva abilmente introdotto (il nous) : molto probabilmente
però Aristotele (Metafisica) e Platone (Fedone) hanno preso
una cantonata perchè hanno tradotto la parola " nous " con "
intelletto " ; ma il Greco di Anassagora era differente
rispetto al loro : ai suoi tempi infatti la parola " nous "
veniva spesso usata con il significato di " anima " , "
vita" . Probabilmente Anassagora non voleva parlare di
un'intelligenza divina e di una causa finale , ma voleva
semplicemente dire che dove c'è movimento c'è vita .
Tuttavia se l'intelligenza umana è inferiore rispetto a
quella del nous , essa è superiore (come già aveva detto
Alcmeone ) a quella degli animali . Essa richiede l'impiego
della procedura che inferisce ciò che non è visibile a
partire da ciò che lo è . Questa procedura sorregge buona
parte della stessa costruzione teorica di Anassagora , come
si è visto . Il sapere umano per lui è acquisito
gradualmente e non è un possesso istantaneo . Anassagora
traccia una sequenza cronologica delle acquisizioni :
1)ESPERIENZA 2) SOPHIA (sapienza) 3) TECHNE
(tecnica). La sensazione avviene per contrari , in
quanto il caldo può essere avvertito mediante il freddo e
viceversa : se mettiamo una mano in un secchio pieno di
acqua fredda e ne aggiungiamo di calda , la sentiamo
benissimo quella calda . Se però ne aggiungiamo di fredda
non percepiamo quella fredda aggiunta . Dalla sensazione e
dall'osservazione ripetuta si passa alla conservazione di
questa nella memoria . Su questa base diventa possibile il
costruirsi di un sapere . E' interessante che come ultimo
momento Anassagora indichi la tecnica : è essa che
propriamente permette agli uomini di servirsi degli stessi
animali e quindi di collocarsi al di sopra di essi. La
superiorità dell’uomo sugli altri animali riposa sul fatto
che solo l’uomo sa costruire oggetti a lui utili, ossia sa
sfruttare al meglio il proprio sapere. Del resto, Anassagora
vive in quell’Atene del V secolo, brulicante di cantieri e
di lavori splendidi. In questo contesto si comprende forse
meglio il significato della celebre tesi secondo la quale
l'uomo è più intelligente degli altri animali perchè ha la
mano che gli consente di stabilire un diverso rapporto con
la realtà . Il possesso della mano si collega strettamente
all'esercizio di attività tecniche , che appaiono indice
decisivo di umanità . Aristotele invece avanzerà un'ipotesi
antitetica rispetto a quella di Anassagora : dal momento che
l'uomo è il più intelligente degli animali la natura gli ha
dato la mano . Tra l'altro l'affermazione di Anassagora ci
consente di capire quanto poco il finalismo rientri nelle
sue teorie e di conseguenza se ne evince che la traduzione
di Aristotele di nous con intelligenza è erronea . Sempre
Aristotele (Metafisica, libro I) ribalta la tesi anassagorea
della superiorità della sulla arrivando a
mettere al vertice del sapere il "sapere per il sapere",
ossia il sapere disinteressato, privo di risvolti pratici.
EMPEDOCLE
Empedocle svolse la sua attività di
filosofo nel v secolo a.c. in Sicilia e fu influenzato dal
pitagorismo e dall' orfismo , ma anche dall'eleatismo :
tuttavia Empedocle si colloca nell'ambito dei pluralisti .
Nacque ad Agrigento intorno al 490 a.c. e pur essendo di
nobile famiglia , partecipò attivamente alle lotte politiche
della sua città schierandosi con i democratici e per questo
morì forse in esilio nel 425 . Tuttavia la sua figura sfumò
presto nella leggenda (che tra l'altro vuole che egli
morisse precipitando nel cratere dell'Etna) . Egli , come
Parmenide , si servì per scrivere della poesia , che aveva
grande presa sugli ascoltatori . Compose in esametri
un'opera che si intitolava "Sulla natura" , ma che talvolta
gli antichi chiamarono "Purificazioni" : vi è anche chi
sostiene che si tratterebbe di due opere distinte . Proprio
il veicolo della poesia consente ad Empedocle di presentarsi
come annunciatore di verità : invoca le Muse e si dipinge
come un dio immortale , circondato dalle folle e dal
successo . L'oggetto principale delle osservazioni e delle
riflessioni di Empedocle torna ad essere il mondo , ma
tenendo conto di alcuni dei divieti logici imposti da
Parmenide . Infatti anche per Empedocle gli uomini sbagliano
quando parlano di perire e di nascere delle cose : Parmenide
aveva già detto che l'essere è sempre stato e sempre sarà .
Empedocle introduce quindi i due concetti di AGGREGAZIONE e
di DISGREGAZIONE : in realtà dietro alle vicende di
trasformazioni incessanti permangono costanti ed
indistruttibili quelli che Empedocle chiama "rizomata"
(radici) e che poi saranno chiamati elementi : terra , acqua
, aria e fuoco . Questa è una grande innovazione e
rappresenta un notevole allontanamento dagli Eleati : il
dominio di ciò che è , è molteplice . Gli oggetti che cadono
sotto i nostri sensi non sono altro che mescolanze delle
quattro radici secondo diverse proporzioni . Empedocle si
allontana dall'eleatismo anche per il fatto che le radici
siano suscettibili di movimento e per il fatto che esistano
forze capaci di creare le aggregazioni a partire dalle 4
radici e le disgregazioni degli oggetti così costituiti . Il
nascere ed il morire a rigore non esistono : sono solo
aggregazioni e disgregazioni : sono prerogative degli
oggetti risultanti dalla mescolanza delle 4 radici ; essi
sono dovuti all'azione di due forze che Empedocle ,
attingendo al linguaggio dei racconti mitici , chiama AMORE
e ODIO . Queste due forze operano non solo sull'universo
nella sua totalità , ma anche su ciascuna delle cose che
popolano l'universo . Un aspetto fondamentale della loro
azione è che essa avviene nel tempo e secondo gradi diversi
. Quando l'azione dell'Amore prevale su quella dell'Odio si
ha una situazione di pace , che Empedocle , sulla scia di
Parmenide , concepisce come una sfera compatta e priva di
scissioni al suo interno : è il celebre SFERO . Empedocle ci
fornisce quindi una sua cosmogonia , una spiegazione
sull'origine del mondo . Lo sfero è la situazione
primordiale in cui tutte e 4 le radici sono mescolate e vi
sono pure l'Amore e l'Odio : è una totale situazione di
aggregazione in cui prevale l'Amore sull'Odio . Ma pian
piano l'Odio prevarrà e le 4 radici si separeranno ; col
tempo però tornerà a prevalere l'Amore e torneremo alla
situazione primordiale di totale aggregazione . Ma poi si
verificherà nuovamente il prevalere dell'Odio e le 4 radici
si separeranno pian piano per poi passare alla totale
disgregazione e poi nuovamente all'aggregazione . Il nostro
mondo si trova proprio nella posizione di separazione
dall'Amore , ma non ha ancora raggiunto l'Odio : è a metà
strada ; quando raggiungerà l'Odio si distruggerà per poi
"rinascer" nuovamente . E' una visione ciclica del mondo :
per Empedocle durerà fin quando dal punto di partenza
(l'Amore) non arriverà all'opposto (l'Odio) . Ma questo
processo di aggregazione e disgregazione non vale solo per
il mondo , ma per l'intera realtà : anche gli uomini si
vengono a formare in questo modo e quando prevarrà l'Odio si
distruggeranno . Ma Empedocle dice che l'aggregazione che
porta alla creazione di un uomo (o di qualunque altra
realtà) non è immediata e complessiva : non è che l'uomo si
formi tutt'insieme in un preciso istante : è come se gli
organi nascessero da sè e poi a loro volta si aggregassero
per dar vita all'uomo . Empedocle dice poi che possono
nascere dall'aggregazione esseri mostruosi come il Minotauro
ed il motivo per cui non si vedono in giro è reperibile nel
fatto che non riescano a sopravvivere : in natura , infatti
, dice Empedocle , riescono a sopravvivere solo i più idonei
e i migliori . La tradizione ci presenta Empedocle come
medico : pare che egli nutrisse interessi per la
comprensione dei fenomeni del vivente , come la generazione
o la respirazione : Empedocle affermava che il sangue ed il
respiro si muovessero entro gli stessi vasi corporei , che
sarebbero riempiti da sangue che fluendo esce da essi e
lascia spazio all'aria che entra e , viceversa , l'aria che
esce lascerà spazio al sangue . Per Empedocle la
respirazione avviene tramite i pori della pelle : per
spiegare questo processo lui immagina una situazione in cui
si immerge in acqua una clessidra : la clessidra è un vaso
con un collo stretto e un'ampia base con piccoli buchi . Se
essa viene immersa in acqua con l'orifizio superiore tappato
, l'acqua non penetra attraverso i buchi perchè l'aria
interna vi si oppone con la sua pressione ; ma se si libera
l'orifizio superiore , l'aria esce e l'acqua può entrare .
Viceversa , se l'orifizio è tappato quando la clessidra è
piena d'acqua , l'acqua non può fuoriuscire dai piccoli
buchi sul fondo . I due momenti della respirazione , cioè
l'inspirazione e la espirazione , corrispondono ai momenti
in cui la clessidra , rispettivamente riempita d'acqua e
d'aria , viene aperta nell'orifizio superiore consentendo
l'ingresso di aria in un caso , di acqua nell'altro .
All'acqua della clessidra corrisponde il respiro e all'aria
della clessidra il sangue . Non si tratta in realtà di un
vero esperimento , quanto piuttosto di un'analogia tra ciò
che è osservabile e ciò che non è direttamente osservabile .
Va sottolineato il fatto che l'aria sia uno dei 4 elementi ;
il sangue invece , come ogni realtà , è una mescolanza di
essi . Quanto migliore (quindi più proporzionata )è tale
mescolanza , tanto migliore per Empedocle risulta essere la
qualità del pensiero , che Empedocle fa proprio risiedere
nel sangue intorno al cuore . L'attività del pensiero è
quindi legata alla struttura anatomica e alla fisiologia
corporea , e poichè il corpo umano è costituito dalle stesse
radici di cui sono cosituite tutte le cose , sarà possibile
istituire una corrispondenza biunivoca tra i costituenti del
corpo e quelli delle cose : in ciò consiste per Empedocle la
conoscenza , che sarà garantita proprio dalla sussistenza
proporzionata di tutte e 4 le radici nel sangue . Il
processo della conoscenza risulta quindi fondato nella
omogeneità tra l'uomo ed il mondo . Gli interpreti antichi
classificheranno questa concezione della conoscenza come
"conoscenza del simile tramite il simile" . Anche le
capacità dei singoli individui (per esempio nel parlare o
nello svolgere attività) sono riconducibili alle diverse
proporzioni in cui avviene la mescolanza di questi
costituenti di tutte le cose . Il tempo svolge una funzione
centrale nella cosmogonia di Empedocle : egli vuole
rintracciare ciò che permane costante al di sotto della
vicenda ciclica delle aggregazioni e delle disgregazioni .
Ciò si integra perfettamente , ai suoi occhi , con la
credenza propria della tradizione orfica a riguardo della
trasmigrazione delle anime . L'anima , che in origine è un
demone o un dio , spinta dall'Odio commette colpe ed è
costretta a compiere un lungo viaggio . Esso dura millenni e
porta l'anima a trasmigrare attraverso vari tipi di corpi
viventi . (Da notare che Empedocle parli di trasmigrazioni
non solo in corpi animali , ma anche vegetali) . Questa
concezione conduce al vegetarianesimo e al rifiuto radicale
dei sacrifici . Uccidere animali è infatti per Empedocle una
forma di cannibalismo , dal momento che in ogni essere
vivente è presente un'anima umana , che sta compiendo il suo
ciclo di reincarnazioni . Se nel corso di questo ciclo
l'anima si è comportata bene , al termine potrà tornare
nella sua condizione divina . Su questo sfondo Empedocle può
proiettare la sua predicazione di salvezza agli uomini ,
indicando le vie della guarigione e della purificazione . In
un mondo che gli appariva in un certo modo sopraffatto
dall'Odio , egli additava ai suoi ascoltatori nelle città
della Sicilia , con i suoi versi , ma anche con la sua
azione di guaritore e mago (si raccontava che avesse
ridestato a vita una donna in un caso di morte apparente) ,
capace di influenzare le forze della natura , le linee di
una condotta che si opponesse all'azione disgregatrice
dell'Odio . Empedocle rappresenta il culmine di una
tradizione di sapienti che si presentano dotati di un sapere
eccezionale . Ma nel v secolo a.c. queste figure tendono
progressivamente a venir meno , lasciando spazio a nuovi
tipi di pensatori . Ma le sue teorie furono riprese in
seguito da Aristotele (che individuò 4 elementi , parti
ultime della realtà) e da Dante Alighieri (che nel canto 12
dell'Inferno fa un chiaro riferimento alla teoria della
disgregazione e dell'aggregazione dicendo : "... da tutte
parti l'alta valle feda tremò sì , ch'io pensai che
l'universo sentisse amor..." ; con questi versi il poeta
fiorentino intende chiaramente dire di aver sentito un
rumore e un tremolio così forte da pensare che il mondo si
stesse disgregando perchè arrivato al fondo del suo processo
ciclico ) .
DEMOCRITO
Democrito nacque intorno il 460 a.c. ad
Abdera , dove era nato anche Protagora . Egli fu atomista ,
seguì cioè quelle dottrine che per un verso presuppongono
l'indagine naturale dei primi pensatori e la riflessione
degli eleati , ma per l'altro anche i dibattiti sui rapporti
tra natura e "nomos" (legge convenzionale) e lo sviluppo
delle discipline speciali . Democrito , a differenza degli
altri pensatori e a somiglianza dei suoi contemporanei
sofisti , scrisse parecchie opere : tramite un catalogo
stilato da Trasillo nel primo secolo d.c. sappiamo che
dovevano aggirarsi intorno a cinquanta . Purtroppo ci sono
pervenuti solo pochi frammenti ; anche Democrito dovette
recarsi una volta ad Atene , ma per il resto del tempo pare
che abbia vissuto nella sua città natale , dove sarebbe
morto tra il 400 e il 380 a.c. Le indagini degli atomisti ,
come detto , presuppongono da un lato l'interesse per i
problemi posti dall'osservazione dei fenomeni naturali e ,
dall'altro , la riflessione degli eleati , ma al tempo
stesso anche l'attenzione per la pluralità dei mondi e delle
culture . Le opere di Democrito trattavano argomenti di
vario genere , si passava dalla matematica alla riflessione
morale , dallo studio del linguaggio e dei poeti alla
medicina e allo studio degli animali , ma alla base di tutta
la sua ricerca lui poneva l'obiettivo di trovare una
spiegazione causale unitaria di questa molteplicità di
manifestazioni e aspetti del mondo fisico e umano . Per
Democrito nulla avviene a caso , tutto avviene secondo una
ragione . Questa osservazione può essere scoperta ; a questo
scopo non basta accontentarsi dell'osservazione della
molteplicità dei fenomeni : occorre risalire mediante un
procedimento intellettuale alla conoscenza di ciò che non è
visibile . Gli oggetti che noi percepiamo ci appaiono caldi
o freddi , amari o dolci , ma queste qualità appartengono
alla sfera di quello che la cultura del v secolo a.c.
raggruppava sotto la categoria del "nomos" , ossia di ciò
che è variabile , convenzionale , instabile , contrapposto
al piano stabile e immutevole della natura . La vera
conoscenza è quella che consente di accedere al piano
nascosto che sfugge ai sensi . Qui essa trova i costituenti
di tutte le cose : gli ATOMI e il VUOTO . La parola atomo
deriva dal Greco e significa indivisibile (a+temno = che non
si può tagliare) . Gli atomi sono quindi particelle
indivisibili talmente piccole che non possono essere
singolarmente percepite da alcun organo di senso . Gli
atomisti ritengono , seguendo le idee di Parmenide , che
siano ingenerati ed indistruttibili . Sono dunque i
costituenti ultimi della realtà . Nonostante con i
pluralisti nasca la causa efficiente (ciò che mette in
movimento la materia : per Empedocle la disgregazione , per
Anassagora il vous ) , Democrito non la accetta : secondo
lui vi è un grande vuoto con atomi sparsi qua e là dotati di
movimenti pulviscolari ( per capire che cosa intendesse
Democrito , si può guardare la polvere contro luce ) : essi
vagano casualmente finchè non si urtano gli uni contro gli
altri : quando si scontrano avviene un qualcosa di simile al
biliardo : gli atomi (nel biliardo le palle) si scontrano e
assumono nuovi movimenti . E' una concezione materialistica
, deterministica (dato un fatto A se ne verifica uno B ) e
meccanicistica (vi è l'idea che il mondo sia un macchinario
dove tutto avviene per contatto : viene così confutata la
tesi dei fenomeni che avvengono a distanza , come il magnete
di Talete ) . Tutto avviene secondo una necessità . Gli
atomi si distinguono tra di loro non perchè alcuni sono
caldi e altri freddi o perchè alcuni sono amari e altri
dolci : in poche parole non si distinguono per
caratteristiche qualitative , ma quantitative . Le loro
differenze sono simili a quelle che intercorrono tra le
lettere dell'alfabeto , che venivano designate con il nome
"stoikeia" : questo termine passerà a designare gli elementi
dai quali tutte le cose sono costituite . La prima
differenza che intercorre tra gli atomi è di carattere
formale : per esempio A differisce da N . La seconda
distinzione è di posizione : per esempio N è differente da Z
, ma se si ruota N di 90 gradi si ottiene appunto Z . La
terza differenza è di ordine : per esempio AN è diverso da
NA . L'insieme di queste differenze è dunque il tipo
geometrico , riguarda la forma e la disposizione nello
spazio . Ma bisogna ricordare che la quantità di forme
atomiche è innumerevole , non è ristretta al solo tipo delle
grandezze geometriche regolari . Com'è possibile che da
queste particelle invisibili ed indivisibili si formino gli
oggetti che si possono percepire con gli organi di senso ?
Come abbiamo detto prerogativa degli atomi è il loro
continuo movimento "pulviscolare" che non avviene in una
direzione privilegiata ed unica . In questi movimento
possono incontrarsi , come le palle del biliardo : se sono
incompatibili si respingono , ma se non lo sono si aggregano
. Un criterio fondamentale di aggregazione è dato dal
principio che il simile si si aggrega con il simile . Ma non
vi è un agente esterno (una causa efficiente) che fa
avvenire le aggregazioni ,come era invece per Anassagora e
Empedocle . Fondamentale per il movimento è il vuoto (che fa
le veci della tavola da biliardo) : gli atomisti possono
dire che il vuoto è non essere , in quanto esso non è dotato
di forma individuale , di limitazione e di movimento , come
invece è per gli atomi , che possono quindi identificarsi
con l'essere . Nel vuoto infinito si formano e si
distruggono infiniti mondi , anche diversi da quello in cui
viviamo . Mediante le nozioni di atomo e di vuoto diventa
possibile spiegare non solo la costituzione dei mondi e
degli oggetti che ciascuno di essi contiene , bensì anche
fenomeni biologici come la riproduzione o la respirazione .
L'anima è per Democrito una prerogativa degli esseri viventi
. La vita , tra l'altro , è contrassegnata dal calore . A
spiegare questo fatto interviene la forma propria degli
atomi costitutivi dell'anima : essi sono di forma sferica ,
la quale è suscettibile della massima mobilità . E la
massima mobilità genera il calore . In questa prospettiva la
respirazione è interpretata come una funzione vitale
essenziale perchè consente la continua reintegrazione degli
atomi di anima che incessantemente si perdono anche per la
loro costante mobilità . Quando questa reintegrazione cessa
arriva la morte , caratterizzata appunto dall'immobilità e
dalla freddezza . Allo stesso modo la riproduzione umana , a
sua volta , è determinata dal seme costituito da atomi
provenienti da tutte le parti del corpo . Ciò permette d