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La frase semplice e la frase complessa |
Dal punto di vista della
loro struttura, le frasi si distinguono in due tipi:
·la frase semplice o
proposizione, in cui le parole che compongono la
frase si organizzano intorno a un solo verbo, cioè a
un solo predicato
·la frase complessa o
periodo, in cui le parole che compongono la frase si
organizzano intorno a più verbi
Ogni frase complessa è costituita da tante "parti" quanti sono i
verbi in essa contenuti. Ognuna di tali "parti" si
chiama proposizione:
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Paolo legge |
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e |
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scrive tutto il giorno. |
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proposizione |
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proposizione |
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La «forma base» della frase semplice: la frase minima |
La frase semplice o proposizione presenta una forma base - detta
frase minima - costituita da un predicato, cioè un
verbo di modo finito che contiene una informazione,
e da tutti gli elementi assolutamente indispensabili
per dare al predicato, e quindi alla frase, un senso
compiuto.
Quando il predicato è
costituito da un verbo intransitivo ("Il telefono
squilla") o da un verbo transitivo usato in
forma assoluta ("Paolo studia") o è formato
da una voce del verbo "essere" seguita da un
aggettivo o da un nome ("Il cielo è azzurro";
"Antonio è un ingegnere"), il predicato ha
bisogno solo del soggetto per avere un senso
compiuto e dare vita a una frase minima:
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Il telefono |
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squilla. |
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soggetto |
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predicato |
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frase minima |
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In tutti gli
altri casi, invece, perché la frase abbia senso
compiuto e quindi risulti una frase minima, il verbo
che costituisce il predicato ha bisogno, per avere
un senso, oltre che del soggetto, di un altro
elemento, per lo più l'oggetto dell'azione espressa
dal verbo. Ci sono infatti verbi - tutti transitivi
- che non hanno significato se non è indicato
l'oggetto dell'azione che esprimono: è il caso di
verbi come fare, salutare, dare,
rimproverare, incontrare ecc. In
questi casi, la struttura minima della frase è del
tipo:
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Francesco |
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fa |
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i capricci. |
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soggetto |
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predicato |
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elemento necessario per completare il
senso del verbo |
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frase minima |
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L'espansione
della frase minima |
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La frase minima, cioè la
struttura di base della frase, costituita soltanto
da soggetto e predicato, può espandere la sua forma
arricchendosi di altri elementi che forniscono
ulteriori precisazioni e informazioni relative al
soggetto o al predicato o a entrambi.
Le parole o, meglio, i
gruppi di parole (sul cuscino, della nonna,
durante la notte) che progressivamente hanno
arricchito la frase minima "Il gatto dorme",
aggiungendovi indicazioni non sempre indispensabili
ma certo utili per ampliare il significato del
messaggio, si chiamano complementi (perché
"completano" il significato di uno degli elementi
essenziali della frase o dell'intera frase) o
espansioni (perché "espandono" tale significato) o
determinanti (perché lo "determinano"). Oltre che
mediante l'aggiunta di complementi, la frase minima
può arricchire il proprio significato con altri
elementi non sempre necessari alla sua esistenza
come frase di senso compiuto, ma utili per la
completezza del messaggio che si vuole trasmettere.
Questi elementi sono:
·l'attributo, costituito da
un aggettivo che si unisce a un nome per indicarne
una qualità o per determinarlo meglio:
·l'apposizione, costituita
da un nome che, riferito a un altro nome, lo precisa
o lo determina:
·il predicativo, un
aggettivo o un nome che completano il senso del
predicato riferendosi al soggetto o all'oggetto
della frase:
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La frase complessa o periodo |
La frase complessa o periodo è un testo costituito dall'unione di
due o più proposizioni (o frasi semplici) in
un'unica struttura di senso compiuto ed è chiusa tra
due segni di interpunzione forte:
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Laura ha visto tutto il
film |
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e |
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poi è andata a letto |
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proposizione |
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proposizione |
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periodo |
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Prima di andare a letto |
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, |
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Laura ha visto tutto il
film |
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proposizione |
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proposizione |
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periodo |
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Un periodo è costituito da
tante proposizioni quanti sono i predicati verbali o
nominali che contiene.
Nel
conteggio dei predicati, si deve tenere conto del
fatto che, in alcuni casi, il predicato è costituito
da più voci verbali. Formano, infatti, un solo
predicato, pur essendo costituiti da più verbi:
·i verbi servili seguiti da
un infinito: "Disse / che non poteva uscire";
·i verbi fraseologici
seguiti da un infinito o da un gerundio: "Paolo
stava per partire / quando è arrivata la tua
lettera"; "Quando sono tornato / cominciava a
piovere"; "Sto cercando / di capirci
qualcosa".
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La struttura del periodo: proposizione principale, proposizioni
coordinate e subordinate |
Un periodo è sempre
costituito da una proposizione, detta principale o
reggente, cui sono collegate altre proposizioni.
Tale collegamento può avvenire in due modi:
·
per coordinazione (o paratassi), quando alla
proposizione principale si collega una proposizione
ponendola sul suo stesso livello mediante una
congiunzione coordinativa o mediante la semplice
giustapposizione. Le proposizioni che si collegano
alla principale per coordinazione si chiamano
proposizioni coordinate:
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Paolo legge |
e |
scrive tutto il giorno |
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proposizione principale |
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proposizione coordinata alla principale |
·
per subordinazione (o ipotassi), quando alla
proposizione principale si collega una proposizione
ponendola alle sue dipendenze mediante una
congiunzione subordinativa o un altro elemento
subordinante. Le proposizioni collegate per
subordinazione alla proposizione principale, che in
questo caso è detta anche proposizione reggente, si
chiamano proposizioni subordinate:
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Paolo legge molto |
prop. principale o reggente |
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perchè ama le avventure
romanzesche. |
prop. subordinata |
La proposizione principale è una proposizione che ha
come caratteristica fondamentale quella di essere
del tutto autonoma sia sul piano sintattico sia sul
piano del significato. Proprio perché è tale, e
quindi non ha bisogno per esistere di nessun'altra
proposizione, è detta anche indipendente.
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I vari tipi di proposizione indipendente |
Le proposizioni
indipendenti si distinguono in:
·proposizioni
informative (o enunciative): vengono
utilizzate per informare, cioè per enunciare un
fatto, riferire un avvenimento, esprimere un
giudizio o un'opinione. Possono essere affermative o
negative e hanno come modo verbale l'indicativo,
cioè il modo della realtà:
·proposizioni
volitive: sono usate per esprimere una "volontà",
cioè un ordine (imperative), un'esortazione o
un invito (esortative), un divieto (proibitive)
o una concessione (concessive). Possono avere
il verbo all'imperativo, al congiuntivo presente
(detto appunto "congiuntivo esortativo") o
all'infinito presente con valore di imperativo
negativo:
·proposizioni
desiderative (o ottative): sono usate per
esprimere un desiderio, un augurio o un rimpianto.
Sono spesso caratterizzate dal punto esclamativo /!/
e hanno il verbo al congiuntivo. Sono introdotte da
interiezioni come oh, ah, dalla congiunzione
se o da locuzioni come voglia il cielo
che/volesse il cielo che:
·proposizioni
interrogative: vengono utilizzate per porre una
domanda in forma diretta e hanno il tempo
all'indicativo:
Oltre che all'indicativo, le interrogative possono avere il verbo anche al
condizionale, se chi parla vuole esprimere una
possibilità o formulare una richiesta in modo
cortese: "Per favore, potrebbe indicarmi la
strada per il centro?"; al congiuntivo, se chi parla
vuole avanzare un dubbio in forma ellittica: "La
nonna non ha risposto al telefono. Che sia uscita?";
o all'infinito: "Io partire con te?"; "Perché
partire proprio adesso?". Esse si distinguono
in:
- semplici, quando contengono una sola domanda: "Hai
comperato le mele?";
- disgiuntive, quando contengono due domande poste
in alternativa tra loro: "Andate al cinema o in
discoteca?";
- reali, se esprimono una domanda vera, cioè una
domanda di cui non si conosce la risposta: "Che ore
sono?"; "Dove hai posteggiato l'automobile?";
- retoriche, se esprimono una domanda la cui
risposta è data per scontata da chi pone
l'interrogazione. In questo caso, la domanda è solo
un procedimento espressivo usato per sottolineare
una certa affermazione: "Che cosa c'è di più bello
della libertà?" (= La libertà è la cosa più bella);
"Chi mai potrebbe criticarti?" (= Nessuno potrebbe
criticarti);
·proposizioni
esclamative: sono usate per esprimere stupore,
gioia, dolore o simili emozioni e hanno il verbo
all'indicativo:
Oltre che all'indicativo, le esclamative possono
avere il verbo al congiuntivo imperfetto: "Fossi
matto!"; al condizionale: "Che brutta vita
sarebbe!"; e anche all'infinito: "Tu, partire
da solo!". Talvolta il verbo viene lasciato
sottinteso: "Che paura (ho provato)!";
·proposizioni
dubitative: sono usate per esprimere, sotto forma di
interrogazione, un dubbio, un'incertezza o una
domanda cui è difficile o addirittura impossibile
rispondere. Hanno per lo più il verbo all'infinito
presente oppure sono costruite con i verbi servili
dovere e potere all'indicativo o al
condizionale, seguiti da un infinito:
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Le proposizioni incidentali |
Le proposizioni incidentali sono proposizioni di
senso compiuto che si inseriscono nel periodo senza
legami sintattici con le altre proposizioni, per
esprimere un'osservazione, un commento o un
chiarimento.
La coordinazione o paratassi collega tra loro due o più
proposizioni mettendole sullo stesso piano:
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Paolo dorme |
e |
Laura studia. |
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Le diverse forme di coordinazione |
La coordinazione fra due o
più proposizioni può essere realizzata in quattro
differenti modi:
·per mezzo di una
congiunzione coordinativa, come e, o, ma,
tuttavia, dunque e simili:
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Ceniamo in casa
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o |
usciamo? |
·per asindeto o
giustapposizione, cioè accostando semplicemente le
proposizioni l'una all'altra, senza ricorrere a
congiunzioni e utilizzando, invece, per collegarle,
i segni di punteggiatura debole (virgola e due
punti):
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Piombò sul posto |
, |
vide la situazione |
, |
licenziò tutti |
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Aprì il frigo |
: |
era vuoto |
·per correlazione, cioè
collegando le proposizioni l'una all'altra mediante
pronomi o avverbi correlativi (chi... chi,
alcuni... altri, gli uni... gli altri, questo...
quello, ora... ora, prima... poi ecc.):
·per polisindeto, cioè
ripetendo la medesima congiunzione davanti a tutte
le proposizioni del periodo:
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E |
si muove |
e |
si gratta |
e |
parla di continuo. |
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Le proposizioni coordinate |
La proposizione coordinata è una proposizione che è legata a
un'altra per coordinazione e che svolge, nel
periodo, la medesima funzione sintattica della
proposizione a cui si lega.
Una proposizione coordinata
può essere legata a una proposizione principale e
allora si chiama proposizione coordinata alla
principale:
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Tornò a casa
stanchissimo |
e |
andò subito a letto |
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proposizione principale |
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proposizione coordinata alla principale |
Una proposizione coordinata
può anche essere legata a una proposizione
subordinata, ovviamente dello stesso grado e dello
stesso tipo, e si chiama proposizione coordinata
alla subordinata:
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Non abbiamo sciato |
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