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TUTTA LA STORIA DI ROMA DA...
20.000 -
753 a.C.
ANNI
20.000 a.C. - La documentazione
archeologica consente di iniziare il
racconto della nascita di Roma fin dal
periodo arcaico, quando una razza
indoeuropea presente sulla penisola,
inizia a modellare la base dei popoli
considerati italici.
*
Proveniente da una migrazione iniziata
in Puglia circa 34.000 anni fa -
risalendo la penisola, alcuni gruppi si
distribuirono nel primo periodo in tre
aree. Una di queste occupò il centro
della penisola. Le testimonianze ci
giungono da alcuni reperti dell'Uomo del
Circeo, dove qui rispetto ad altre
regioni, l'industria mesolitica
acquisterà una fisionomia molto
particolare dovuta all'utilizzazione
quale materia prima, di piccoli
ciottoli. (Cultura Aurignaciana
Circeiana)
Sono
popolazioni con piccoli insediamenti
sparsi, in prevalenza sugli altopiani
tra il Lazio e l'Abruzzo, dove si
alterneranno in circa 8000 anni, 320
generazioni, all'incirca fino al ....
ANNI
12.000 a.C. - ....quando per le mutate
condizioni climatiche sulla penisola
comincerà a diradarsi la grande
selvaggina. Saranno costretti questi
gruppi a spostarsi sulle coste divenendo
sempre più terramaricoli; avviandosi in
questo modo verso un sistema di vita
praticamente sedentario pur rimanendo
dei cacciatori. In prossimità del mare o
di alcuni laghi, faranno le prime
esperienze della raccolta dei molluschi
e dei volatili. Una attività economica
che per necessità alimentare divenne,
soprattutto negli insediamenti costieri,
una economia dominante per 9 millenni,
divisi in due periodi di 3000 e 6000
anni; quindi circa 120 e 240
generazioni.
ANNI
9.000 - 3000 a.C. - Questa seconda fase
corrisponde al periodo che coincide con
lo sviluppo della cultura Villanoviana
sugli Appennini tosco-emiliani e
Romanelliana, sudoriginaria della punta
estrema della penisola, in Puglia, ma
perdurata in Abruzzo e nel Lazio fino
all'arrivo - sempre dalle Puglie,verso
il 3000 a.C.- dei primi provetti
proto-agricoltori del periodo italico
del Neolitico.
* Negli
insediamenti, dalle grotte - spesso
anche decorate - si passa alle prime
costruzioni di capanne con pali, poi in
pietra, non isolate ma spesso vicine,
dando origine alla formazione dei primi
villaggi arcaici. Nel tavoliere pugliese
ne sono stati individuati più di mille
di questi insediamenti fissi; può essere
considerato il primo stadio di una
civiltà urbana con forti influssi della
civiltà orientale visto che troviamo i
primi villaggi molto simili, cioè
squadrati, e in alcuni con il confine
con muri attorno come fortificazioni;
fino allora in queste zone un genere di
villaggi e tipo di abitazioni del tutto
sconoscute.
* Che
l'insediamento sia diventato in parte
sedentario, ci sono le testimonianze di
una intensa cultura romanelliana
("lavori fatti casa") dove troviamo
grattatoi, bulini poliedrici, punte a
lama con dorso abbattuto, punte a
triangolo, microbulini, e uno sterminato
microlitismo di buona fattura. Sono
presenti punteruoli, zagaglie, tubi per
colore fatti in osso, e sugli stessi,
usati per tanti usi, raffigurazioni
incise in vari stili. Tutto denota che
hanno più tempo a disposizione,
acquisiscono abilità nell'eseguire
questi lavori, ed esprimono anche una
certa creatività.
ANNI 3000
- 2000 a.C. - E' l'inizio di un periodo
in cui sopraggiungono in Europa intense
migrazioni di popolazioni delle grandi
civiltà orientali che cambiano nel corso
di un breve periodo la fisionomia delle
popolazioni su tutta la penisola
italica. Le direttrici verso l'Italia
sono due. distinte in due periodi. Verso
il 2000 a. C. da est e dal centroeuropa
danubiano scendono in Italia numerosi
gruppi indoeuropei già provenienti
dall'area balcanica (foci del
Danubio,Mar Nero), mentre circa un
millennio dopo, da Sud, dal mare,
risalgono le coste italiche altri gruppi
di indoeuropei, anche se quest'ultime
sono molto diverse dalle prime come
cultura: provengono da diverse aree:
dall'Egeo, dall'Anatolia, e dalla costa
libano-palestinese. Una popolazione con
una organizzazione socio-politica molto
differente dai primi gruppi pur affini
etnicamente; e se da un lato sono più
evoluti intellettualmente, dall'altro,
dentro queste società, politicamente
sono già nate da circa due millenni, nei
loro rispettivi paesi di provenienza le
prime lotte intestine per le espansioni
e le contese territoriali, che hanno già
provocato la formazione o la distruzione
di imperi con alle spalle già due
millenni di civiltà e con una
corrispondente organizzazione politica,
come i Sumeri, Akkadi, Babilonesi,
Cassiti, Assiri, Ittiti, e solo molto
limitati Egiziani. Questi ultimi pur
insediati su un immenso territorio
fluviale e con davanti il Mediterraneo
non hanno la vocazione nè della
navigazione nè della emigrazione. Sono
tutti Nilodipendenti.
In varie
ondate i primi (i danubiani,
palafitticoli) iniziarono a scendere
nella pianura Padana espandendosi
soprattutto nel Veneto, poi negli
Appennini Bolognesi, dopo fino al Lazio;
mentre i secondi, con consistenti
gruppi, toccate le prime coste italiche,
le Puglie, la Sicilia, la Calabria, la
Sardegna, la penisola la risalirono più
tardi, navigando nel Tirreno,
insediandosi in Umbria e in Toscana.
Dopo circa uno due secoli, seguiti da
una seconda ondata migratoria, sempre
dall'Egeo, nelle regioni meridionali.
Ma
ritorniamo al 1500 e ai palafitticoli.
ANNO 1500
a.C. - A Nord della penisola, molto
prima dell'età del bronzo (2500-1500
a.C.) sulle colline pedemontane delle
Alpi, compaiono in Italia insediamenti
di un popolo con le prime abitazioni su
palafitte. Inizialmente sui laghi
occidentali a nord delle Alpi, poi
nell'arco di cinquecento anni si
insediano anche nei laghi prealpini.
Questi ultimi si stabilirono
inizialmente sul lago di Garda (nel
vicino Lago di Ledro ci sono ancora i
resti di un intero villaggio su
palafitte!), successivamente si estesero
nei dintorni fino a raggiungere il lago
di Viverone nel vercellese, ma
soprattutto nelle zone di Peschiera, in
Val Camonica, a Mantova e nella laguna
Veneta in particolare. In quest'ultima
regione, l'uomo palafitticolo per motivi
che non conosciamo (forse climatici)
abbandona la fascia prealpina e vi trova
un rifugio; ed è l'unico territorio dove
non "ha mai smesso" di dimorare e di
esercitare per 3500 anni, senza
interruzione fino ai nostri giorni,
l'arte della palafitticultura: nella
laguna, a Venezia! (che é poi l'origine
di un isolamento nei secoli successivi,
favorendo la nascita di una mentalità
molto individualista) (Vedi Storia di
Venezia)
Infatti,
gli abitanti di questa ricca cultura
palafitticola (Polada) verso il 1200
a.C. improvvisamente abbandonano la
Pianura Padana e incominciano a scendere
la penisola, contribuendo non poco a
rinvigorire la Civiltà Appenninica
villanoviana autoctona e tutte le altre
presenti sulla dorsale appenninica.
Portandovi non solo questo particolare
tipo di costruzione (detta cultura
terramare, villaggi con solide case
rettangolari a struttura lignea) ma
anche la loro particolare cultura,
rivoluzionaria! Il distacco tecnologico
della cultura palafitticola con il resto
della penisola era molto marcato come
vedremo. Ma proprio per questo resta un
mistero questa improvvisa scomparsa di
insediamenti stabili della terramare e
delle palafitte nella zona a nord del
Po. Territorio che si spopola e inizia a
scendere in questo periodo (1200-1000) a
sud del Po provocando un grande
mutamento nel quadro dell'Italia
protostorica. Assistiamo a un duplice
fenomeno: a una grande unificazione
culturale (Es. la ceramica con le stesse
caratteristiche la si ritrova subito
dopo da un capo all'altro della
penisola) e alla improvvisa nascita di
culture regionali, che pur grande
debitrici a quella sopraggiunta, come se
possedesse una creatività e una
ingegnosità latente da millenni, esplode
e diventa subito distinta, con caratteri
propri.
Ma il
fattore più importante è che i portatori
di questa cultura detta dei campi di
urne, hanno una notevole organizzazione
socio-politica. E' una società più
articolata, non é più patriarcale (con a
capo il vecchio saggio della civiltà
contadina) ma è già presente al suo
interno una netta distinzione fra
contadini, addetti all'artigianato, al
commercio e addetti alla difesa. Uno dei
maggiori centri di questi ex
palafitticoli dopo la fuga dai laghi
prealpini sorgerà a Este (cultura
atestina). Un centro in cui si forma una
vera civiltà urbana generando una
singolare cultura aristocratica
cittadina, nella penisola in questo
periodo ancora sconosciuta. Ed é forse
la prima in Italia. L'influenza di
queste istituzioni si faranno subito
sentire quando a questi popoli, quasi
contemporaneamente si affiancheranno
subito altri provenienti da sud:
etruschi e greci, però più chiusi verso
le popolazioni locali, con un tipo
esclusivo di politica all'interno della
loro società, con la vocazione a non
integrarle queste popolazioni locali, ma
semmai indirizzati a esercitare una
posizione di forte predominio
colonialista. Si comportano insomma come
dei padroni ignorando del tutto gli
indigeni, o al limite li aggregano come
servi.
I primi
hanno più disponibilità a coordinare le
proprie azioni mantenendo a un livello
tollerabile i conflitti, quindi
riuscendo a fare delle fusioni con le
popolazioni con cui vengono a contatto,
mentre i secondi operano con una
discriminazione, sono esclusi i locali
dalla partecipazione alla vita politica
e civile.
Questo
fenomeno non è di passaggio ma
permanente e determinante per il futuro
della penisola. In Italia nel corso dei
successivi secoli interverranno molti
cambiamenti nei confini, ma la struttura
regionale di molte culture locali non
subirà d'ora in avanti più nessun
cambiamento. Alcune linee si delineano
in una forma permanente; nella cultura,
nella etnia, nel linguaggio. Immutabile
anche nelle piccole cose, negli
utensili, nelle ceramiche, nelle
decorazioni, e se si ha occasione di
osservare, perfino nell'agricoltura
scopriamo ancora oggi che i covoni di
fieno nel Friuli, nella Valle Padana, in
Toscana, nel Lazio o nelle Puglie hanno
uno stile del tutto diverso. Per non
parlare di certi rituali del mondo
agricolo; anche questi nascono tutti in
questo periodo, molto singolari, e sono
sopravvissuti nelle varie regioni. Per
rintracciarne la provenienza, le origini
o la nascita indigena, il miglior testo
mondiale resta il "Ramo d' Oro" di
Frazer; sono ampiamente riportati i
collegamenti con altri paesi e le
comparazioni temporali, con lontane
località di cui si erano perse le tracce
storiche o se ne ignorava perfino
l'esistenza (i Fenici ad esempio abbiamo
riscoperto la loro esistenza da nemmeno
due secoli. Mentre Robert Musil
scaraventato nella prima guerra mondiale
in un piccolo isolato paese del
Trentino, a Palù, dove parlavano una
strana lingua, sconosciuta a tutti,
arcaica, germanica; dagli oggetti che
usavano i contadini, risalì alla loro
ignota provenienza; una migrazione
dall'alto Reno ai tempi di Druso).
* Queste
popolazioni palafitticole del 1500 a.C.
coltivavano grano, canapa, legumi,
frutti, e hanno già una buona conoscenza
della vite (ricavando perfino un
distillato); già presente perfino la
tessitura del lino; molti pugnali e asce
in bronzo (i primi apparsi in Italia) di
eccellente fattura (Quello di
"Peschiera" ha la stessa foggia di uno
rinvenuto nella "Casa del Mercante
d'Olio" a Micene rinvenuto in una tomba
del 1500 a. C.. Possiamo così dunque
intuire da dove provenivano). Ma lo
straordinario è che si prendevano già
cura degli animali; oltre ai cani gatti
e pollame, allevavano cavalli (i primi
in Italia), asini, buoi, porci, capre e
pecore. Ricavavano in questo modo il
ricco fabbisogno alimentare, che non
dipendeva più (già da un millennio) da
una intensa attività di caccia; infatti,
le dispendiose energie, nell'esercitarla
infruttuosamente perchè scarsa, furono
per necessità tutte riversate nelle
attività agricolo pastorale, e
nell'artigianato, e iniziarono a formare
in tal modo dei veri e propri villaggi,
con gli abitanti diversificati nelle
varie occupazioni e quindi con una
ordinata gerarchia nei compiti.
Interessanti e preziose sono le
testimonianze al Museo palafitticolo di
Ledro. Merita un viaggio per chi vuole
conoscere gli albori della civiltà
sviluppatasi nella penisola italiana,
circa 600-800 anni prima dell'arrivo
degli etruschi e dei greci. E in una
forma del tutto autonoma, anche se le
radici di entrambe sono sempre del basso
Danubio-Mar Nero. Questo è confermato
dagli utensili, dalla ceramica, ma
soprattutto dalla fusione dei metalli, e
per lo stile di vita, decisamente
superiore ad ogni altro gruppo presente
in questo periodo sulla penisola fino al
fatidico anno 1000 a.C.
* A Sud
quasi contemporaneamente, numerose
migrazioni in ordine sparso di altri
indoeuropei stanno risalendo via mare le
coste della penisola. Sono strettamente
imparentati con i primi, ma scissi in
epoca remota (forse da 2000 anni e più);
sono quindi lontani dalla loro cultura
linguistica, ma hanno le stesse
conoscenze, anche più raffinate e molto
maggiori sulla cultura dei materiali.
Entrambi i due gruppi hanno avuto uno
sviluppo diverso, anche se provengono
dallo stesso ambiente, individuato sul
Mar Nero, nella Tracia o comunque
vicini agli epicentri della civiltà
anatolica-iranica.
Da
considerare che il "balzo" degli
etruschi e poi dei greci avvenne via
mare, quasi improvviso, in pochi
settimane di navigazione, quindi un
immediato insediamento in luoghi con
culture ancora arcaiche. Mentre gli
altri, danubiani, con varie tappe via
terra, risalendo dal Mar Nero il
Danubio, hanno impiegato diverse
centinaia d'anni (le testimonianze dei
reperti parlano di circa 1500-2000 anni)
per arrivare poi -provenienti da nord e
da est- nella Pianura Padana, poi in
seguito gradualmente sull'Emilia, infine
sull'Umbria e il Lazio.
* La
fusione di questi due gruppi
(sull'intera dorsale appenninica)
contribuirono in qualche modo - ma
possiamo dire anche in fortissima misura
- a dare il proprio carattere al Lazio
se non proprio etniche politiche,
tecnologiche, agricole come vedremo in
seguito. Dalle modeste condizione di
abitanti in arcaici villaggi neolitici,
rimasti, come del resto gli altri sulla
penisola, esclusi da alcuni millenni dai
grandi eventi che invece accadevano
dall'Iran all'Egitto, presto,
prestissimo, nell'arco di trecento anni
il genio di questo popolo residente in
zona, di cui conosciamo del periodo
mesolitico e neolitico quasi nulla,
recupera terreno, si affianca alle altre
civiltà, assorbe da queste ogni realtà
oggettiva e singolari concetti, e dopo
altri trecento anni si innalza verso
tutti gli altri alla suprema autorità di
un impero ecumenico.
Ma
ritorniamo al.....
ANNI 1000
- 800 a.C. - Prime spedizioni di
Etruschi in Italia. Le fonti egiziane
menzionano minacciosi popoli del mare (i
Dori), fra i quali i Trs.w, ossia
secondo una vocalizzazione del testo
consonantico egiziano dei geroglifici,
sono i Tyrsènoi (Tirreni), che
infestavano l' Egeo come pirati, sia in
mare che sulle coste.
* Erodoto
già a conoscenza di una teoria
diffusissima e già antica, scrivendo nel
450 a.C. sull'origine degli Etruschi,
riconnette questo popolo con la Lidia.
Una singolare popolazione emigrata per
una grave carestia in epoca mitica. Di
altre storie ce ne sono tante altre,
tutte poco attendibili. Oggi abbiamo
l'archeologia! E perfino i documenti!
* In
effetti oggi sappiamo che c'era ben
altro sul mar Egeo e in Anatolia.
L'impero Ittita era stato sconvolto ed
era in piena decadenza sotto gli Assiri;
nel 1190 a.C. con la distruzione di
Hàttusas questo popolo era scomparso del
tutto (perfino dagli storici greci, fino
al 1900 d.C. quando inizieremo a
decifrare le lingue antiche e scopriremo
intere biblioteche di tavolette); mentre
a Babilonia la fine dei Sumeri era
avvenuta pochi decenni prima. Una
"rivoluzione" traumatica di civiltà su
tutto il Medio Oriente. Altrettanto nel
mar Egeo; l'invasione di sconosciuti
popoli mise fine nell'arco di un secolo
a tutte le antiche civiltà.
* Come se
non bastasse, contemporaneamente o
subito dopo, una grande peste colpì sia
la Frigia che la Lidia. E in un
territorio dove non c'era altro che
morte e più nessuna speranza di
sopravvivere se non come schiavi o
servi, chi aveva a disposizione navi
emigrò in lungo e in largo nel
Mediterraneo. Alcuni si diedero alla
pirateria (le cronache egizie sono
piene) mentre altri si misero a cercare
terre da colonizzare. Nelle immediate
vicinanze distrussero e rifondarono
alcune città; mentre altri approdarono
in Grecia, nel Peloponneso, a Troia, e
nelle varie isole greche, spazzando via
ogni cosa e insediandosi con una
autorità molto diversa dalle precedenti,
che modificò non solo il territorio, ma
l' economia non ancora a vocazione
commerciale; trasformò la società ancora
primitiva; cambiò la religione ancora
animistica e demonistica con il mondo
degli dei; contribuì al successivo
sviluppo della coscienza politica greca.
* Uno di
questi gruppi con una flotta comandata
da un capo spedizione proprio con il
nome ricordato dagli egiziani: Tyrsènoi
, abbandona le acque dell'Egeo (tocca
senza dubbio qualche città dei Fenici,
allora dominatori del Mediterraneo, con
punti d'appoggio già in Sardegna, a
Sulci, a Cagliari a Tharros) poi
doppiata la Sicilia risale quel mare a
cui da' il suo nome: Tirreno.
Indubbiamente dopo varie esplorazioni e
vari attracchi lungo le coste,
conoscendo questa popolazioni molto bene
il minerale ferro (infatti provengono da
un territorio con forte influenza
ittita) si stanziarono nelle colline
metallifere della Toscana. (Ma non
dimentichiamo che la Sardegna è nel
Tirreno, che la capitale della Lidia era
all'epoca Sardi, che l'altare di Monte
Accodi in Sardegna ricorda una ziqqurat
mesopotamica, e che in alcuni nuraghi
(Serra Ilixi, Sant'Antico) sono stati
scoperti lingotti di rame di provenienza
egea con segni dell'alfabeto Lineare A,
quello che conoscevano gli etruschi di
quel periodo. - La Sardegna era abitata
già da 4000 anni, ma era rimasta sempre
una civiltà molto chiusa verso l'esterno
e anche molto lacerata al suo interno.
Un duplice isolamento che ne limitò lo
sviluppo. Non ci riuscirono i Fenici, i
Cartaginesi, e appena Tirreno toccò
terra, non gli rimase altro da fare che
rimettersi in viaggio per un altra
destinazione, non molto distante:
l'isola d'Elba ferrifera, e le colline
toscane metallifere. Quello che cercava!
Forse a bordo si era preso qualche
marinaio fenicio che conosceva molto
bene i luoghi, sia quelli sardi che
quelli toscani.(Questo primo
insediamento è datato convenzionalmente
nell' 830 a.C.)
Tirreno e
compagni possiedono una ricca cultura,
del tutto ignorata nell'Italia centrale
a occidente. Conoscono benissimo
l'agricoltura, l'allevamento stanziale;
le attività artigianali della ceramica,
quella del rame, del bronzo e del ferro;
usano un calendario lunare mesopotamico;
conoscono l'alfabeto Fenicio di Ugarit
(il n.1). Hanno insomma tutte quelle
conoscenze mutuate dalle civiltà
orientali da tempo tutte in sfascio: la
minoica, la cretese, la micenea, e la
sumera che in questo periodo assieme
agli ittiti e ai fenici, stanno entrambi
scomparendo, non estinti, ma
integrandosi sotto i nuovi padroni: gli
Assiri in Anatolia e in Egitto e i Dori
nell'Egeo.
E' una
civiltà quella Etrusca che non solo si
diffonde territorialmente in un modo
abbastanza omogeneo dall'Appennino
Tosco-Emiliano fino alla Campania, ma
resta anch'essa influenzata dall'altra
cultura che sta contemporaneamente
scendendo dal Centroeuropa e sta
affacciandosi anch'essa ai confini
dell'Etruria, con le quali ha in comune
una fiorente metallotecnica (che
sappiamo ora) proveniente non da
Hallstat, ma dal basso bacino danubiano
(Indubbiamente entrata dalle Porte di
Ferro, a Est di Belgrado, dove il
Danubio scende verso il Mar Nero.
A Varna
proprio sul Mar Nero, si stanno
scoprendo ultimamente preziosi reperti
che mettono in discussione tutte le
altre teorie delle migrazioni del centro
Europa, comprese quelle occasionali
entrate dall'Adriatico di questo
periodo. Ricordiamo inoltre che sui
Balcani, a Karonovo e Gradesnica, sono
state scoperte le famose Tavolette
Tartarie. Un "giallo" nella datazione
della scrittura. Queste tavolette sono
datate 3500 anni a.C. e anticipano
l'invenzione della scrittura fatta dai
sumeri o egiziani (tutt'oggi contesa).
Altrettanto un sigillo cilindrico in
argilla come quello dei sumeri, trovato
a Karanovo. Dunque a Varna (in questa
contrada ancora senza storia) le ultime
scoperte ci dicono che qui nel 4000 a.C.
c'era un area culturale del tutto
autonoma dalla Mesopotamia, dall'Egitto,
e da Creta; addirittura le precede. Era
già un centro di una civiltà universale;
e le più recenti scoperte stanno
confermando che l'origine della civiltà
europea risiede senz'altro in Tracia, la
vera culla dell'Europa. Tutta la storia
scritta impostata sulla tradizione
antica (storici come Erodoto, Tucidide,
Timeo, Apollodoro) e la stessa storicità
dei Dori diventerebbe tutta errata.
Paradossalmente é più esatta (leggendola
attentamente) l'Iliade di Omero. Quando
parla dell'eroe "trace" Reso, che ha un
armatura e un cocchio tutto d'oro, il
cavallo più bello del mondo e veloce
come il vento; lo fa spuntare fuori come
un mitico eroe di tempi remoti. Ma non
sbagliava! Accenna a un trace, e proprio
a Varna è stata scoperta una necropoli
con oggetti (monili, scettri ecc. ) in
puro oro a 24 carati, e una armilla a
lamine d'oro, come quelle della maschera
di Agamennone a Micene. Soltanto che il
tutto è di 2000 anni prima della caduta
di Troia, 1000 anni prima della
colonizzazione della Grecia, dell'
Argolide, dell'Attica, di Creta, della
Tessalia, dell'Elide, dell'Illiria.
E sempre
a Varna scopriamo che non solo 4000 anni
a.C. si era sviluppata l'agricoltura e
l'allevamento del bestiame, compreso il
cavallo; ma che nasce quì la civiltà
palafatticola; la ceramica a stile
geometrico e a vivaci colori e le più
antiche pitture su pareti intonacate
(mille anni dopo comparvero a Creta); i
primi lavori di tessitura del mondo; il
culto del toro (che riemergerà mille
anni dopo sempre a Creta), che è diffusa
già la metallurgia (il bronzo già noto
nel terzo millennio a.C.) sincronica con
quella vicina di Hacilar in Anatolia);
comparsa di lucerne a triangolo
equilatero; e che l'incenerazione dei
morti era una consuetudine trace (i
famosi popoli dei Campi d'Urne non
provenivano dunque dal centro nord
Europa, ma dal Mar Nero, da questa
antica civiltà che stiamo scoprendo solo
ora in Tracia!)
Del resto
già Schliemann scoprì, e ne rimase molto
sorpreso, che i distruttori di Troia,
dovevano essere gli stessi che l'avevano
fondata 1500 anni prima. Infatti nello
strato I (il più antico) trovò
moltissime espressioni della cultura
balcanica: proprio quella dei Traci;
stile nella costruzione di templi,
architettura della casa,ornamenti,
ceramica, monili in oro (e ignorava il
tesoro di Varna scoperto solo nel 1973.
Lo studioso Dimitar Dimitrov avanza
l'ipotesi che i troiani siano da
annoverare fra i primissimi emigranti
traci in Asia Minore nordoccidentale che
avrebbero attraversato con una
precedente spedizione l'Ellesponto tra
il IV e il III millennio a.C. . - E di
questa data sono i primi palafitticoli
nel centroeuropa e nelle Alpi (350
insediamenti palafitticoli; che in
Tracia, nella zona dell'ultimo tratto
del Danubio, erano presenti nel 4000
a.C., in una zona quasi identica a
quella che presentava il Tevere nel
1000-800 a.C.
Sorprende
anche che Dionisio (Bacco per i Romani -
la vite era presente in Tracia nel 4000
a.C.) e Cibele (culti introdotti
ufficialmente poi a Roma nel 205 d.C.)
sono entrambi non di origine greca ma
trace. Questi riti orgiastici, di vino e
sesso, erano così comuni nei Traci (nel
senso naturalistico) che in migliaia di
monete, ancora nel V secolo a.C., sono
raffigurati espliciti coiti in tante
posizioni con enormi falli quasi sempre
impugnati come un'arma. Da tempo le
nuove espressione artistiche erano
orientate alla virilità maschile, in
reazione a quella femminile della Grande
Madre. Infatti, nel 4000 a.C. in questi
luoghi la rappresentazione simbolica
della fertilità ha un singolare
capovolgimento. Terminano le
raffigurazioni femminili; le numerosi
Veneri a grandi glutei e grosse mammelle
che erano i simboli del culto della
fertilità fino allora esaltato dentro
una società tutta matriarcale. Del tutto
giustificabile perchè prima l'uomo era
impegnato nella caccia, mentre la donna
curava la casa, il villaggio,
l'educazione dei figli, e forse
osservando la vegetazione attorno fu
proprio lei a scoprire i segreti
dell'agricoltura e a improvvisarsi
preziosa coltivatrice e allevatrice di
molti piccoli animali domestici che
andavano a riformare l'intera
alimentazione del clan.
Termina
dunque questa simbologia tutta femminile
e compare nell'arte la figura maschile.
L'uomo non più impegnato nella caccia,
ma solo nella difesa del villaggio si è
trasformato in un guerriero. Ha inizio
cioè la società maschilista, con le
nuove mansioni e doveri impartite da
numerose nuove strutture "politiche" del
villaggio, incaricate d'ora in avanti
solo a difenderlo il villaggio: cioè
nascono i capi militari, funzionari,
sacerdoti , fabbricanti di armi,
strateghi della guerra. La caccia prima
era per la sopravvivenza, ma con
l'agricoltura e l'allevamento ora passa
in secondo piano. Probabilmente l'uomo
ha cercato di riscattarsi
dall'umiliazione, quando si è accorto
che quelle poche cose che lui procurava
-e non sempre- con la sua povera caccia,
era solo un "secondo" piatto; e con le
loro donne che allevavano molti piccoli
animali domestici, non era nemmeno più
quello, il bottino era solo un opzional.
Proviamo a immaginare questi uomini,
che prima erano orgogliosi delle loro
cacce, mentre ora si aggirano in casa
sfaccendati e annoiati e forse perfino
d'impiccio alle loro donne che invece
lavorano dalla mattina alla sera. E sono
dotati di capacità di procurare pranzo e
cena.
Tutta la
mitologia greca, così i famosi tocchi
magici dei loro dei nella creazione del
grande "miracolo greco" é quindi da
rivisitare. Dionisio era trace, e così
suo padre Zeus. In lingua trace dio
significa proprio zeus, e nysos
significa giovinetto. Dunque, Dionisio é
il giovinetto figlio di Zeus. Dei che
solo nell' VIII secolo cominciarono a
penetrare in Grecia, quando i greci nei
primi commerci scoprirono le sponde e le
città trace del Mar Nero, e lì
scoprirono il mondo degli dei traci; un
riflesso della società cavalleresca
trace che si presenta a loro come una
aristocrazia celeste con tratti umani e
una grande libertà morale. Una religione
superiore che eclissò quella ancora
aborigena com'era fino allora quella
greca.
Così
Apollo: viveva in Tracia 2000 anni prima
di quello greco (ritrovato a Dupljaja
nel Banato). Ad Apollonia sul Mar Nero
(allora Trace) fondata nel V sec.
proprio i greci eressero una statua ad
Apollo alta tredici metri (scultore
Calamide) ma era in onore del dio trace
affinché proteggesse la Grecia. Lo
stesso Orfeo e l'orfismo era trace. E lo
stesso Monte Olimpo (il luogo degli dei)
era trace, perchè posto al confine
dell'antichissimo territorio un tempo
trace.
(chi sta
scrivendo qui, è stato sia sull'Olimpo,
che a Dio, (in greco Dion), una città
ancora del tutto sconosciuta, enorme,
più grande di Atene. Citata da Omero.
Da Dio, partì anche per il suo lungo
viaggio Alessandro Magno. Flaminio la
conquistò e sembra che l'abbia distrutta
e spopolata).
Insomma,
che questa zona, la Tracia-Dacia sia
stata agli albori della preistoria
europea, cioè prima della nascita della
civiltà egea e il vero centro etnico di
tutti i futuri popoli europei antichi e
le rispettive culture, l'archeologia e
la linguistica, lo stanno sempre di più
confermando. Non in secondo piano passa
poi la trasformazione civile e politica
nata da questo popolo in due periodi
distinti, prima nell'Egeo, e con un po'
di ritardo a Roma, che seppe però fare
ancora meglio perchè aveva la stessa
potenzialità umana, ma come popolo non
conosceva ancora i grandi eventi
traumatici come in oriente. Ovvero
l'aggressività e la prepotenza politica.
Nè conoscevano quell' arroganza che era
già un marchio "di fabbrica" degli
Etruschi quando approdarono sulla
penisola. Non dimentichiamo che le genti
locali gli Etruschi le volevano schiave
nel modo peggiore e quando in seguito
iniziarono con Roma delle trattative per
una unione politica volevano conservare
ed estendere anche a Roma questa
tracotanza, che non avevano invece i
popoli dei Campi di Urne. Di cui non
conosciamo nulla perchè non fecero mai
parlare di sè; non una aggressione a un
villaggio, o un evento di guerra. Eppure
erano tanti.
Il
"dominio pacifico" di questo popolo
aveva già in Grecia (e in seguito in
altri paesi) provocato immediati
mutamenti politico istituzionali: al
vanax miceneo o cretese succedette il
basileus, con poteri militari, civili e
religiosi; e quando si raggiunse dopo un
periodo di animosità uno stabile
equilibrio fra invasori e popolazioni
soggette, si consolidò la divisione del
popolo nelle tribù del territorio. Tutti
i cittadini in grado di difendere lo
stato, ebbero i diritti e doveri
politici. Poi a poco a poco a un
consiglio di anziani, capi dei gruppi
gentilizi, si sostituì il consiglio dei
capi militari (soprattutto per la
difesa). Sembra di leggere quello che
accadde alla fondazione nel 753 a.C. e
subito dopo nel 509 a Roma. - Ma che
Roma prima ancora della Grecia anticipò,
basta leggere le date: Pericle attuò lo
stato democratico e le assemblee
popolari solo nel 462 ! Quando Roma
aveva già una istituzione (nel 509
Repubblica) così solida che proseguì
senza grandi mutamenti per circa 1000
anni; ed era così curata la sua
struttura amministrativa e militare che
siamo in grado di elencare con
esattezza tutti i consoli eletti dal
Senato e dai tribuni della plebe, in
mille anni, anno per anno.
Perchè
mai? Forse la risposta oggi con le
ultime scoperte è molto semplice. Gli
"invasori" in Italia, sia quelli
provenienti da Nord che dal Sud non
erano degli emarginati o dei fuggiaschi
nè dell'Egeo nè dell'Anatolia, ma
appartenevano agli ultimi discendenti di
quella civiltà trace che si era per la
seconda volta messa in viaggio.
Quella
del Nord però aveva conservato la sua
natura e la sua originalità politica
perchè in mille anni risalendo il
Danubio non era stata influenzata da
popoli primitivi né loro (sui Balcani)
avevano influenzati quelli, perchè lo
spostamento fu continuo; ogni due tre
generazioni cambiavano zona; e tracce di
questi brevi insediamenti lungo il
percorso di tutto il lungo corso medio e
alto del Danubio ne hanno lasciate
parecchie migliaia.
Quella
del sud al contrario (più a contatto col
l'area mesopotamica) aveva già da molto
tempo introdotto nella sua società la
politica guerriera; nata originariamente
per la difesa, ma consacrata poi alle
conquiste. Nascono così regni e imperi,
o in continua lotta (vedi l'intero Medio
Oriente) o in perenne apatia, chiusura a
ogni altra politica sia commerciale che
culturale. (vedi Egizi che rifiutarono
per tremila anni ogni contatto. Un
popolo quello egizio che vive l'intera
sua esistenza sulla barca; che quando la
scopre non fa nemmeno uso della ruota, e
non mette una sola nave nel Mediterraneo
pur avendolo davanti. Dai fenici non
imparano nemmeno come si costruisce una
nave; né usarono l'alfabeto, e fecero a
meno anche della moneta. Invece che ai
commerci l'Egitto si dedicò solo
nell'arte delle mummie e i relativi
sepolcri, con un sistema teocratico che
non poteva fare altro che anticipare il
medioevo europeo quando lo stesso potere
sacerdotale passò in mano a una quasi
identica teocrazia. Eppure come abbiamo
già letto in altre pagine, avevano anche
loro avuto contatti (fra l'altro
vicinissimi) innovativi con il mondo
iranico mesopotamico nel 3000 a.C., con
quello anatolico nel 1500 a.C. e poi con
quello greco nel 700 a.C.).
I
ritrovamenti dei tesori di Varna o di
Valci Tran, ci dimostrano un'altra cosa,
che il mondo delle grandi civiltà umane
nel 4000 anni a.C. non era ancora diviso
né antagonistico; quello dei traci
antichi era un centro che riuniva la
Grecia continentale ai paesi del Mar
Nero in un'unica unità economica e
culturale, la differenziazione sorse
solo dopo; quando sì iniziò a parlare di
popoli ricchi e popoli poveri, popoli
civili e popoli barbari. Ovviamente i
ricchi divennero quelli che riuscivano a
rubare molto agli altri, e altrettanto
ovviamente divennero popoli "civili"
solo quelli che vincevano per prendersi
le grandi miniere d'oro e d'argento che
i traci possedevano (oggi non è cambiato
poi di molto, nell'era moderna, è ricco
chi ha il petrolio o chi si è
impossessato dei pozzi).
Di questo
oscuro periodo sappiamo ancora molto
poco. Ma le sorprese non mancheranno in
un prossimo futuro.
Quello
dei Traci, nel 1500-1300, a sud verso
l'Egeo, e a nord risalendo il Danubio,
fu l'ultima migrazione. Sappiamo che sul
luogo (in Tracia) scomparve del tutto
questa millenaria civiltà; poche
comunità sopravvissero alla
"colonizzazione" greca che raggiunse il
suo apice nel VII sec. a. C. Conquiste
che provocarono il profondo mutamento
socio-economico della Grecia. Nel VI - V
sec. a. C., i greci con le "conquiste",
assoggettando i barbari , "saltando da
un 'isola all'altra da una città
all'altra, si gonfiarono come ranocchi
in uno stagno" scrisse un antico. Nei
primi tempi con i Traci fecero del
commercio, poi li resero tutti schiavi,
legittimando questo comportamento con la
dialettica. Del resto la logica di
Aristotele ancora nel IV sec. era "La
schiavitù è giustificata per natura in
quanto corrisponde a una legge naturale,
giacchè gran parte dell'umanità (i
barbari) é costituita di schiavi nati".
La sua logica la mutuarono poi i romani
allo stesso modo, e gli schiavi nati
furono poi i greci senza distinzione di
censo e cultura. Molti filosofi finirono
anche loro schiavi, e chissà come
conciliarono la frase di Aristotele.
Tutto é relativo. Le stesse frasi le
dissero gli spagnoli e i primi
"cristiani" che sbarcarono in America.
Dopo
Alessandro la Tracia diventò solo
terreno di lotta tra le monarchie
ellenistiche. Gli storici greci ( il più
attendibile e obiettivo a quanto pare
rimane Omero - ma fino a Schliemann e
alla scoperta di Troia le pagine del
poema sembravano piene di leggenda e non
di storia) ci narrano che la Tracia era
una zona povera, ci nascondono ogni
cosa, e quando lo fanno, con un senso di
superiorità e di autocompiacimento la
disprezzano, ci raccontano cioè cose non
vere. Mentre i greci non si
appropriarono solo della Tracia ma anche
dei loro dei, e scrissero la loro storia
modificando la storia.
Quando vi
arrivarono i romani, la Tracia era da
alcuni secoli già in totale decadenza, e
non potevano certo immaginare che il
luogo era quello da dove erano partiti i
primi uomini dei Campi di Urne, gli
stessi che incontrò ai piedi del
Palatino Romolo nel fondare Roma.
Scrivono gli storici del tempo (30 a.C.
- 200 d.C.) che sono stati i romani ad
aver introdotto la vite e aver
civilizzato la Tracia (le diedero
perfino un nome - Romania). Nulla di più
falso, perchè scopriamo nell'opera di
Omero che le navi quotidianamente
portavano a Troia anfore di vino trace,
e che la vite non solo era già
conosciuta in Tracia 4000 anni prima, ma
con un tipo di luppolo fabbricavano già
una birra e una specie di whisky.
*
Ritorniamo alla civiltà arcaica
dell'Italia centrale di questo periodo,
soprattutto quella poco lontana dalle
sponde del Tevere: i Latini. Circondati
a nord e a sud da questi importanti
fenomeni geopolitici narrati sopra, il
loro territorio prima di ogni altra
regione beneficia di entrambe le due
invasioni culturali. Ne approfitta per
divenire dinamica nella sua struttura e
formare i primi nuclei di una società
eterogenea anche se una parte Latina -
come vedremo nelle continue lotte con i
vicini villaggi perfino della stessa
stirpe - è renitente alle novità, é
chiusa, non vuole rinunciare a una sua
vocazione, all'economia
agricola-pastorale. (Padova ancora nel
1898 per lo stesso motivo non volle
l'insediamento della FIAP, poi FIAT - Ma
è un atteggiamento tipico di tutti i
proprietari di terreni anche incolti a
ogni latitudine). L'altra parte invece,
quella più aperta, afferra e vive il
proprio tempo, coglie l'attimo. Poi con
la scoperta delle nuove tecnologie
agricole e idrauliche, e
dell'architettura a materiale durevole,
fa subito sorgere come in Medio Oriente
prima alcuni rustici villaggi, poi in
breve tempo (il volano dell'economia
dell'indotto comincia a girare a pieno
ritmo) innalza la prima autentica città,
costruendo le case in mattoni, gli
edifici pubblici in pietra, fabbricando
dighe, canali, ponti, strade,
acquedotti.
ANNO 800
a.C. - Che sia avvenuto qualcosa di
strabiliante in questo periodo non lo
dice solo la tradizione leggendaria
riportata in seguito con l'uso della
scrittura nei racconti letterari che ci
hanno poi tramandato i primi storici
romani, ma ci viene confermata dalle
testimonianze che ci giungono
analizzando quegli istituti romani che
si sono mantenuti dentro un singolare
conservatorismo giuridico; che
permettono di avere un quadro generale
credibile per non dire esatto, anche se
le lacune non mancano.
*
Ciononostante, di questo primo periodo,
pur non possedendo una cronaca scritta,
oggi con gli esami archeologici sul sito
Roma e Lazio, é confermata una
mescolanza dei due popoli appena
accennati sulla questione dell'aspetto e
sulla formazione definitiva del popolo
laziale prima, e in particolare quello
latino romano subito dopo.
* Le più
singolari di queste testimonianze, sono
le inumazioni e le cremazioni (pratica
incineratoria). Quest'ultima presente
sui luoghi databili all'anno 1500 a. C.
Una consuetudine questa del tutto
sconosciuta ai latini e nel resto della
penisola; quindi praticata solo dalle
nuove popolazioni proveniente dal nord,
ma che subito dopo non é più
predominante, visto che già prima della
fondazione di Roma, questa usanza
scompare ed è adottata l'inumazione.
Significa che gli indigeni riescono a
mutuare in fretta tutto il bagaglio
culturale dei nuovi venuti, ma sono poi
loro a far da padroni nel proprio
ambiente e a sviluppare in forma
autonoma la propria cultura, modificando
perfino quella dei nuovi arrivati.
* Il
ceppo di questi gruppi che non si
lasciano condizionare ma semmai
condizionano (diverrà poi una vera
vocazione dei romani), sono gli indigeni
degli antichi insediamenti posti sui
Colli Albani: cioè quello dei LATINI.
Una popolazione che sul territorio
costituiva il gruppo più importante, e
nella zona dove sorgerà poi Roma,
possedeva quasi tutta la pianura della
valle: 30 chilometri a sud e 30
chilometri a nord fino al Tevere, e a
ovest all'attuale Ostia.
* Oltre
il Tevere, a nord, il territorio si
stava popolando di nuovi arrivi, mentre
oltre l'Aniene insediati da alcuni
secoli c'erano i Sabini, una popolazione
arcaica locale, con rari ma comunque
insofferenti contatti con i latini
Albani. Quindi il cuore di tutto questo
territorio - che si domina efficacemente
con un solo incomparabile sguardo dalla
cima del monte Soratte - era occupato
dai Latini; e anche se non esercitavano
questo dominio sull'intera pianura, di
fatto erano loro i legittimi
proprietari. Una legittimità che si
estendeva in una fascia di terra anche
al di là dei due fiumi.
Naturalmente questo disinteresse, era
dovuto essenzialmente al piccolo numero
di abitanti, e durò fino a quando la
pianura in questione e le due fasce
oltre il fiume, cominciarono ad essere
colonizzate illecitamente dai nuovi
venuti con lavori di canalizzazione per
insediarsi nella piana fertile del
Tevere per iniziarne lo sfruttamento
agricolo.
Agli
insofferenti del villaggio chiuso,
questo era un bene, ai conservatori
invece sembrò una sciagura nazionale.
* LA
REGIONE - Molto particolare questo
grande territorio, sia nella parte
collinare che in quella attorno al
Tevere. Per lungo tempo entrambe erano
state ricoperte da uno spesso strato di
cenere di origine vulcanica. Eruzioni
che per qualche millennio erano state
catastrofiche, poi all'epoca della
fondazione di Roma, erano cessate da
circa mille anni (forse anche meno). Lo
strato superficiale riuscì così a
formare il prezioso e caratteristico
terreno dell'agro romano; l'ideale per
le nuove tecniche delle coltivazioni dei
nuovi arrivati. Allo stesso fenomeno
post-vulcanico e alla abbondante
piovosità che la regione allora godeva,
era pure dovuta la fitta vegetazione
attorno ai Colli, che ancora ai tempi di
Teofrasto (III secolo a.C.)
sovrabbondavano di fittissime foreste di
faggi con la presenza perfino di alcune
sequoia.
(La
superficie della provincia di Roma
attuale é di 5352 kmq, di cui il 33,2%
del territorio è pianeggiante, il 50,6
collinoso, il 16,1% montagnoso. Della
superficie totale il comune occupa
1507,60 Kmq e ha due terzi della intera
popolazione)
ANNO 790
a.C. - Abbondanti ritrovamenti
archeologici ci indicano che
l'agricoltura cominciò ad essere subito
intensiva dopo i grandi lavori di
drenaggio, di canalizzazione e
costruzioni dighe. Troviamo quindi in
zona le prime colture di grano anche se
scadente (farro, miglio, orzo) e alcuni
frutti dove primeggia però solo il
fico.Ancora sconosciuto l'olivo (quello
selvatico proveniente dal sud apparve
nel VII secolo). Mentre la vite
sicuramente fu portata dalle popolazioni
del nord, dai palafitticoli (al Lago di
Ledro questa era presente già nel 1600
a.C.). Ma questa non fu molto
importante, perchè anche dopo la
fondazione di Roma la viticultura non
era per nulla intensa; e sebbene i
Vinalia compaiono nel calendario di
Numa, fino all'epoca repubblicana (509)
la vite non era coltivata a grande
dimensione. Ci sono "storie" nel periodo
del regno che indicano il vino come un
medicinale, e ve ne sono altre che
accennano una proibizione (ai tempi di
Domiziano, anno 81 d.C.) della coltura
della vite e della relativa bevanda
ANNO 780
a.C. - E' un periodo in cui la zona dei
Colli Albani è già disseminata di grandi
villaggi. Sorgono su alture o sulle
pendici per il fatto che i terreni in
pianura (che avevano a disposizione, ma
che non utilizzavano) richiedevano
grandi opere di drenaggio per renderli
abitabili e soprattutto coltivabili.
Questi villaggi sui colli - non sappiamo
con quale istituzione arcaica - (forse
come quella ancora vigente oggi in
A.Adige, "del Maso Chiuso", unico erede
universale é solo il primo figlio, gli
altri se vanno d'accordo restano a
stipendio o altrimenti vanno via)
appropriandosi in tempi lontani di un
tratto del territorio avevano dato vita
col tempo e col sistema del patriarcato
a gruppi familiari sempre più numerosi,
un vasto parentado differenziato nelle
mansioni e amministrato da una gerarchia
sempre più complessa, ristretta a pochi
componenti della stessa famiglia.
Infatti,
in questo periodo, nel 780 a.C. esiste
già una struttura sociale che ha creato
al suo interno le prime separazione di
classi; di conseguenza anche un genere
di aristocrazia che passa dal tipo
"feudale campagnolo" in pochissimo tempo
a "feudale guerriero", che iniziò
(provocata o provocando) subito ad avere
anche le prime inimicizie e relative
animosità con i vicini nel contendersi
qualche bosco o appezzamento di terra.
La struttura era quella di una comunità
agricola molto arcaica a economia
chiusa, ma già all' interno esisteva una
specie di "aristocrazia" ereditaria, che
possedendo il diretto controllo della
terra assumeva nei confronti della
popolazione (compresi i numerosi
parenti, anche affini - il Maso Chiuso,
idem) un atteggiamento autoritario, di
sfruttamento dei subalterni, anche se
nello stesso tempo - oltre a fornire il
necessario per vivere - offriva un
rapporto di protezione da eventuali
nemici. Che erano prima i paesi vicini,
poi più tardi con una politica del tipo
"nazionalista", le spedizioni guerresche
si organizzarono contro i villaggi di
confine e anche in quelli oltre. La
nascita di una Lega forse servì proprio
a questo: a coalizzarsi. - Nelle guerre
che elencheremo più avanti, ne troveremo
molte di queste alleanze, e molto spesso
infide).
ANNO 760
- a. C. -Prima della fondazione di Roma
si contano circa 60 di questi villaggi,
disseminati su circa mille chilometri
quadrati; quindi con una media di circa
sedici chilometri quadrati ciascuno.
Sono queste "città" che formano le prime
unità territoriali dei latini: i pagi,
la base della loro struttura sociale che
non sappiamo per quale ragione - (se per
la difesa, se per motivi di culto, o per
altri obblighi ignoti) - una tradizione
vuole poi riunita sotto una Lega
politica con a capo Alba Longa, un sito
nelle vicinanze di Castel Gandolfo.
Anche se una informazione tramandata da
Prisciano, colloca la sede di questa
Lega Albana, ad Aricia, il luogo dove
sorgeva il celebre santuario di Diana;
un importante centro di culto
riconosciuto da tempi antichissimi
(scrive Plinio). Alla fine dell'epoca
regia la lega riuniva ancora circa 30
membri di cui Roma ne faceva parte,
anche se con una certa insofferenza per
via della mentalità arretrata di alcuni
aderenti. Nella Lega era forse
predominante l' elemento religioso, e
nei primi tempi questa componente si
rivelò un efficace strumento di coesione
politica; anche se la tradizione e la
storia ricordano liti e lotte fra gli
stessi villaggi latini, oltre che con
quelli Sabini e con altri vicini.
Comunque
sia, questa Lega riuniva un Capo di ogni
villaggio, diciamo "ricco",
"aristocratico" , con funzioni di
sovrano della collettività; un Rex.
eletto con il consenso degli dei:
comandante, sacerdote e giudice supremo.
Una sovranità, l'auspicium,
(l'interpretazione del dovere divino -
una unzione che ogni sovrano arrogante
esibisce davanti al popolo) che se era
accolta dalla plebe ignorante, a nutrire
alcuni dubbi erano proprio quelli della
sua stessa condizione, quindi spesso
contestata questa autorità sia da
dispute dinastiche (le congiure una
prassi) all'interno della propria
famiglia e sia da lotte di altre ricche
famiglie - Patres gentium - che ambivano
a posizione di prestigio. Dimostrando
che a non credere a poteri divini erano
proprio loro, gli aristocratici e i
contendenti del potere.
Siamo
agli inizi delle prime alleanza
religione-politica (che Roma riuscirà ad
evitare per mille anni) per gestire
meglio il potere. La prima paventando la
punizione divina, l'altra la punizione
della legge, quella naturalmente che si
è fatta il potente di turno. ("E non c'è
una legge che torni comoda a tutti gli
ambiziosi del potere". Livio). Iniziano
le alternanze in cui ognuno con ogni
mezzo cerca di persuadere gli altri di
essere lui il prescelto dalla divinità,
ma per convincere che gli dei sono con
lui, e lui è un dio, non dimentica di
usare la "sua" legge che è poi quella
delle sue armi. Chi le ha molto potenti
e ne ha tante vince e fa la "sua legge".
(non è che sia cambiato molto nei tempi
moderni; se Hitler non metteva in fuga
nel 1938 l'inventore della bomba
atomica, l'avrebbe usata lui, avrebbe
vinto la guerra, l'Europa sarebbe oggi
tedesca)
* A parte
la leggenda Romolo, Remo e la Lupa
(questa nascerà più tardi), e di altre
leggende come quella di Enea; la
tradizione storica antica (abbastanza
affidabile e realistica) narra che
Romolo in una di queste controversie tra
"piccoli Reucci di campagna", fu
allontanato da Alba Longa dallo zio
Amulio, un usurpatore a un trono a cui
forse Romolo aspirava. Il nipote
abbandonò Alba Longa e scese nella
vallata del Tevere, deciso a ritagliarsi
uno spazio nei pressi del Palatino; che
alla sua base non era affatto
disabitato. C'era gente di ogni razza,
incluso qualche latino dei Colli, forse
nelle stesse condizioni di Romolo, cioè
privati di prestigio, di eredità, di
prospettive; che avevano preferito
uscire dal ghetto patriarcale per
lanciarsi all'avventura dei "tempi
nuovi". Costoro non aspettavano altro
che un capo e una mente dotata di acume
politico, come desidera del resto ogni
gruppo isolato, di emigranti o
colonizzatori, in qualsiasi regione del
mondo.
Il
Palatino é il Colle che con dieci ettari
di superficie si erge e domina -con le
sue formidabili rocce- tre lati.
Abbastanza largo per ospitare un grande
villaggio com'era nelle intenzioni di
Romolo. Ma soprattutto sembra luogo
ideale per l'insediamento di un
villaggio costruito su modello Albano
(cioè arroccato) che avrebbe quindi
potuto difendersi contro attacchi di
nemici. Invece cosa accade, che
stranamente non ci sono testimonianze
archeologiche di insediamenti sul colle,
ma solo alla base, il luogo in cui
sorgeranno in seguito i Fori, il Velabro
e il Circo Massimo. Questo dimostra che
c'era stato un mutamento nella
concezione degli insediamenti, forse
dovuto proprio ai primi (abusivi)
abitanti già sparpagliati sul luogo, che
appartenevano ad un altra stirpe, o a
una generazione diversa, non certo a
quella rintanata nelle impervie montagne
o nei colli in mezzo alle impenetrabili
foreste; il "nuovo" abitante amava i
grandi spazi, la pianura; una natura
diversa, di certo più ostile per le
piene alluvionali, ma se domate - e i
mezzi e le idee ora c'erano - la
prosperità non era un miraggio ma una
realtà solo da raccogliere, e anche a
tempi brevi perchè c'era determinazione
e più nulla fu lasciato al caso. E che
determinazione!!
* La
mentalità era cambiata; gli scambi
attraverso il fiume erano divenuti
intensi; il commercio stava modificando
tutta l'economia; le tecnologie della
coltivazioni con il drenaggio e le
arature che facilitavano le semine
stavano rivoluzionando tutto il
territorio. Altro che "coltura eroica",
come quella dei terrazzamenti di pochi
metri sui Colli. Era inoltre dal fiume
che avvenivano i contatti con gente
diversa; che portava non solo nuove
idee, ma nuove piante, nuovi oggetti,
nuovi animali, nuove tecnologie, ma
soprattutto dal fiume scendeva quella
intraprendenza che è la caratteristica
dei colonizzatori; cioè lavorare sodo.
Da quel guado arrivò in questo periodo
il primo aratro e la prima scure in
bronzo, il primo cavallo, la prima
pecora, la prima capra, il primo maiale
e il primo tralcio di vite e chissà
quante altre cose utili , e quante
meraviglie. Possiamo benissimo
immaginare quando arrivava un carico sul
fiume, quanta curiosità c'era attorno. E
le sorprese indubbiamente a quel tempo
dovevano essere molte per la gente del
posto.
* La
posizione dunque era strategica. E
saranno proprio questi fattori che
contribuirono a trasformare il semplice
villaggio di Romolo in una grande città,
che alla sua nascita era già un crocevia
di tre mondi diversi; due da mille e più
anni in continua evoluzione, e l'altro,
indigeno, ad assistervi non
passivamente. Anzi! A cogliere
l'essenziale più che il generale, in
tutto.
* La base
del colle e l'insediamento del nuovo
villaggio, dietro il riparo delle sue
rupi, quindi si trovava in una posizione
vantaggiosa, in quanto, anche se non
proprio da vicino, dominava il fiume nel
punto in cui il guado sotto l'Isola
Tiberina costituiva il più agevole di
tutti gli attraversamenti dalla pianura
latina verso nord ovest. Da non
dimenticare che proprio alla base del
Palatino sul lato sinistro, lungo la
Vallis Murcia, esisteva la più antica e
anche l'unica via di comunicazione tra
il Tevere e i colli Albani (la futura
Appia - o via Latina). Il che significa
che alcune attività commerciali da e
verso il fiume si svolgevano da molto
tempo, anche se in una forma molto
limitata e solo occasionale. Del resto,
lo abbiamo letto, il territorio latino
non solo raggiungeva la sponda sinistra
del fiume, ma. anche se non l'aveva mai
abitata, possedeva una fascia di terreno
anche nella sponda destra (quindi a
nord) sia del Tevere che dell'Aniene.
* La
documentazione archeologica ci
testimonia che nella zona, prima della
decisione di Romolo di far sorgere qui
una nuova città, esistevano già dei
piccoli villaggi; costruiti da nuclei
familiari di molti elementi ma
sicuramente gruppi tra loro separati,
come mostra il fatto che tra di essi
sono state rinvenute alcune tombe. E
mostra (come accade in tutti gli
insediamenti di immigrati) che sono
formati da popolazioni diverse, perchè i
riti funerari erano diversi: ci sono
inumazione e ci sono cremazione. Quindi
non una presenza compatta di genti
latine come nei Colli Albani, ma mista,
dovuta a quella - antica o più recente -
migrazione disordinata che abbiamo
accennato più sopra. Alcune cremazioni
ritrovate sul territorio del Foro sono
datate 1500 a.C. - 1000 a.C.. Poi da
questa data le nuove popolazioni
adottarono anche loro la inumazione, e
nei villaggi sotto il Palatino si formò
un sepolcreto che continuerà fino a VI
secolo; cioè fino a quando si
prosciugarono e si recuperarono i
terreni bassi paludosi a nord del
Palatino a mezzo della Cloaca Massima.
* E'
questo il periodo dove inizia la vera
storia del Foro romano, quando la piazza
che vi sorgerà, diventerà il centro del
mondo conosciuto per mille anni.
*
L'abilità del fondatore, fu dunque
quella di riuscire a unificare questa
popolazione eterogenea. La città nacque
perciò da un processo progressivo di
fusione di gente diversa, che poi
prendendo coscienza della propria
operosità sentì nascere l'orgoglio di
appartenere a questa comunità così
apolide (come negli USA all'inizio
dell'ottocento). Forse inizialmente
mediante una forma di federazione tra i
villaggi sparsi, poi quando alcuni
interessi che prima erano di un solo
gruppo divennero di tutti, e
l'integrazione fu una necessità per
progredire più in fretta, piano piano la
federazione si trasformò in una
struttura politica unitaria senza
uguali. Avvenne nel giro di qualche
decennio, dovuto a un "miracolo"
economico e tecnologico che
indubbiamente stimolò e coinvolse tutti,
vecchi e nuovi arrivati, ma sempre con
la predominanza dei latini. Questo
perchè dai grandi centri dei Colli
Albani, i più intraprendenti (ma
altrettanto fecero alcuni Sabini - Appio
Claudio migrò a Roma proprio con un
gruppo di Sabini) attratti da questa
"rivoluzione" politica sociale ed
economica (come negli anni '50 e '60 in
Italia) scesero in massa nella "nuova
città", sottraendo braccia ma anche
"cervelli" giovani ai villaggi,
lasciando andare in decadenza i centri
stessi e insieme anche quella
aristocrazia conservatrice che si
arroccò nei suoi poderi con le arcaiche
tradizioni e istituzioni, osteggiando e
perfino"combattendo" la nuova grande
città-realtà che cominciò subito a
sconvolgere il territorio. Combatteranno
invano! Alcuni di questi centri nel
corso del sec. VI, sparirono del tutto.
Rimasero solo alcuni nomi storici, che
Plinio ci ha tramandati ricostruendo la
Storia di Roma in un documento compilato
per ordine dell'imperatore Augusto.
Forse il più attendibile di tutte le
altre storie e leggende.
* Plinio
ci informa che nel V secolo, di 60
centri erano sopravvissute solo queste
cittadine; Tusculum, Nemorensis, Aricia,
Ardea, Antium, Satricum, Pometia, Anxur
(Terracina), Signa, Ferentinum, Anagnia,
Norba, Cora, Velitrae, Antium, Lavinium,
Bovillae, Ficana, Marino, Frascati,
Ostia, Labici, Gabri, Tibur, Pedum,
Praeneste, Circei, Collatia, Antemnae,
Ficulea, a nord del Tevere e Atiene,
Silva, Fidenae, Ficulea, Nomentum,
Crustumenum, Capena, Eretum, Carsioli,
Varia.
* Una
cosa è certa. Nel momento in cui Roma
nasce (c'erano come abbiamo visto tutti
gli elementi a favore) cammina subito in
fretta verso l' età piena della città e
s'inserisce immediatamente in maniera
sempre più profonda nel sistema di
relazioni commerciali verso l'Etruria in
un periodo in cui la cultura, la
civiltà, il fasto, la ricchezza e la
potenza della aristocrazia etrusca
avevano raggiunto il culmine; e stavano
avvolgendo e coinvolgendo la stessa
Roma. Infatti, dopo pochi decenni inizia
il periodo di convivenza con alcuni
governanti etruschi e gli effetti di
questi rapporti non solo culturali si
faranno subito sentire nel 616 quando
Tarquinio Prisco inizia la prima
dinastia dei re romani etruschi; poi gli
effetti si faranno ancora di più sentire
politicamente quando l'altro etrusco
Servio Tullio nel 577 con una
straordinaria lungimiranza politica -
che sembrò al momento una megalomania -
dentro le mura (le serviane) fece
racchiudere i Sette Colli. Per 1000
anni, quelle mura divennero le pareti di
uno scrigno; e dentro, a una a una,
spuntarono le più belle gemme del mondo
create da un popolo singolare, mettendo
insieme mille culture per farne una
tutta sua; più che con i mezzi a
disposizione, con le capacità di
utilizzarle in un modo migliore.
Sta per
cominciare la "grande avventura", sta
per sorgere una grande aerea politica,
economica e culturale, che anche se dopo
mille anni conoscerà il suo crepuscolo,
non cesserà mai in futuro nella storia
d'Europa di stupire. Sta sorgendo nel
Mediterraneo e nel centro Europa un
grande area con un unica valuta e delle
insignificanti barriere doganali, il cui
commercio non é ostacolato da frontiere
ma anzi incoraggiato e facilitato da
mille strade, porti e città - sorte
proprio per questa sfera d'azione della
moneta e dell'economia di mercato - che
l'Europa, ancora oggi nel 2000, dopo
2753 anni cerca affannosamente di
prendere a modello. Quella moneta si
chiamava denario, ma non era solo
l'unità di base del sistema monetario
romano che girava in tutto il mondo
conosciuto (perfino a Canton - H. Kong -
e in Cina ne sono state ritrovate in
grande quantità) ma dove giungeva, era
anche un potente mezzo di sviluppo di
una civiltà; sul diritto recava la testa
galeata di Roma e sul rovescio i
Dioscuri al galoppo con la leggenda
Roma. Fu un autentico galoppo, e la
leggenda si trasformò in una
straordinaria millenaria epopea.
753 - 500
a. C.
ANNO 753
a.C. - Fondazione di Roma secondo
Varrone. Ennio nei suoi Annales colloca
la fondazione nel 875. Fabio Pittore nel
748. L'annalista Cincio Alimento nel
729. Mentre Timeo la colloca nel 814
contemporanea alla fondazione di
Cartagine.
ANNO 753
a.C. - 21 Aprile - (Secondo i calcoli e
la narrazione di Varrone)- Da un
avamposto dipendente dalla città laziale
di Albalonga in un passaggio obbligato
del Tevere, in corrispondenza di un
guado sul fiume (il ponte Sublicio della
tradizione) nei pressi del colle
Palatino, ROMOLO fonda la città di
Roma. A capo (rex) della prima comunità
che in seguito prenderà il suo nome,
Romolo è investito di un autorevole
potere religioso e sacrale; ma molto
debole invece quello politico,
solidamente conservato da una oligarchia
patrizia (patres) già presente in
precedenza sul territorio, soprattutto
nei vicini villaggi dislocati sui
colli Albani; anche se una parte di
questa aristocrazia (più moderna, più
aperta alle novità di quella che si è
invece isolata e arroccata sui colli) é
già scesa da tempo nella nuova città,
ad esercitare tale potere sui gentiles
e sul populus.
Con
questa iniziale aggregazione avviene
subito dopo una ulteriore e
progressiva differenziazione
economico-sociale tra le due classi,
che va a tracciare una più netta
divisione tra patrizi e cittadini, e ai
margini una sottoclasse, quella della
plebe . Una struttura sociale già
antica, ma in questa nuova forma é in
parte mutuata dagli Etruschi che
avevano instaurato da tempo un'economia
ancora più marcata dallo schiavismo
classico, ma che nella moderna Roma che
sta sorgendo, in quella misura inumana
non volle mai imitare, nei suoi primi
passi ma anche in seguito.
ANNO
753-716. Monarchia di Romolo. In questo
periodo Romolo é sovrano, é un
energico amministratore, un forte
assertore della fusione tra Sabini e
Romani (il suo successore Numa, sarà
appunto Sabino), è già un governante
capace e risoluto nel creare i primi
ordinamenti civili per la nuova città.
Le più importanti sono: la divisione
della popolazione in tre tribù (o meglio
centurie), Ramnènsi, Tiziensi e Luceri
(Riconducibili questi nomi, secondo
Varrone agli etruschi, ma gli studiosi
di oggi li attribuiscono ai celti); e
la creazione di trenta curiae - una
struttura di un assemblea del popolo -
che (anche se in una forma diversa)
continuò ad esistere nel periodo
repubblicano. Questo ordinamento
romano - il voto di gruppo - é la più
singolare istituzione di tutte quelle
fino allora conosciute, e non soltanto
nella penisola. Nel corso di due secoli
migliorerà ancora.
Alle
gentes (così era chiamata la folla
campagnola si sostituisce il populus =
forza armata inquadrata in una
comunità; solo in seguito populus
significa tutti i cittadini: cives.
L'assemblea del popolo (Comitia curiata)
si articola in 30 curie (curie =
Coviria: una comunità solo maschile); i
cittadini sono divisi nelle tre
circoscrizioni - nelle Tribus dette
sopra - costituita da 10 curie.Ognuna
fornisce 100 cavalieri e 10 centurie di
fanti. - Assistono il re l'assemblea
degli anziani (Senatus = Senes:
anziani), composta dai capi delle
famiglie, e l'Ordine dei sacerdoti. (Re
Servio Tullio nel 578 con una grande
riforma militare e costituzionale, nel
creare i Magister Populi = capo
dell'esercito, abbandonerà il principio
gentilizio per quello timocratico- cioè
il censo, la ricchezza espressa in
proprietà terriera, e non la nascita.
Il suo motto é: "Ogni costituzione
politica é una costituzione militare".
Ma alla
caduta della Monarchia, nel 509 a.C.
tale riforma sarà ancora modificata,
creando i pilastri della più
straordinaria istituzione (Senato,
Assemblee popolari e Magistratura), poi
imitata da tutti i Paesi; e anche se
stroncata dopo la caduta dell'Impero
Romano, sarà riproposta da tutti gli
Stati democratici del mondo fino ai
nostri giorni. Da notare che il Dialogo
Repubblica di Platone è del 388 a.C., e
che lo stato democratico in Atene
attuato da Pericle é del 462 a.C.
* Di
questo periodo é la leggenda del ratto
delle Sabine.
ANNO 752
- In Grecia ha inizio la VII OLIMPIADE (
Iniziata la prima nel 776 a. C. a
Olimpia, nell'Elide(Peloponneso)
ANNO 734
- Prime colonie greche. Provenienti
dall'Eubea, gli uomini di Teocla
sbarcano in Sicilia e fondano Nasso
ANNO 733
- Greci di Corinto, sbarcano in Sicilia
e fondano su un'isoletta ORTIGIA
(chiamata poi SIRACUSA)
ANNO 717
- (altri 721-718 ?) - Scomparso Romolo,
prende il potere NUMA POMPILIO di
origine Sabina
ANNO
715-672 - Monarchia di Numa Pompilio.
Periodo di pace e di regolamentazione
delle norme religiose
ANNO 675
- Compare la prima iscrizione su una
fibula" la Prenestina" (forse) la
prima e più antica iscrizione latina
ANNO 674
- 673 - Regno di TULLIO OSTILIO. Secondo
la tradizione, sotto il suo regno, i
romani distruggono Albalonga, la città
egemone della Lega Latina. (ma non ci
sono testimonianze. Forse fu distrutta
da un terremoto)
ANNO
672-640 - Leggenda degli Orazi e
Curiazi. Nome di tre leggendari gemelli
romani e di tre fratelli albani che
decisero col loro combattimento le sorti
della guerra tra Roma e Alba. Dei sei
sopravvisse solo uno degli Orazi, che
permise la vittoria di Roma.
ANNO 670
- In Lidia viene effettuata la prima
coniatura di monete in oro.
ANNO 660
- Nella Tomba delle Anatre a Veio
compare il più antico esempio di pittura
parietale.
ANNO 649
- Gli Etruschi della seconda ondata
migratoria introducono l'"alfabeto
fenicio n. 2" giunto dalla grecia
calcidese a Cuma. Per gli etruschi
toscani è ormai troppo tardi. Non così
per gli etruschi di Roma; il nuovo
inizia a formare la base dell'alfabeto
latino; che si diffonde con la stessa
velocità della demografia romana. Quando
gli etruschi saranno sconfitti e
integrati, del loro N.1 non rimase più
nulla. Del resto non lo usavano per
scrivere testi letterari, nè mai gli
etruschi fondarono una scuola. La
usavano - e pochissimi erano capaci di
farlo- solo per alcune iscrizioni. Dopo
nemmeno due secoli gli abitanti romani
di origine etrusca non erano già più in
grado di leggere le iscrizioni lasciate
dai bisavoli. (Come oggi alcuni slavi
emigrati in Italia, o alcuni italiani
emigrati in America)
ANNO 640
- Fondazione di Ostia, prima colonia
romana utilizzata come città portuale.
Costruzione sul Tevere del ponte
Sublicio. Per l'importanza che assume il
ponte nell'economia della città, nasce
l'istituzione dei Pontefici, addetti
appunto a sovrintendere sia alla
costruzione sia alla manutenzione dei
ponti. . Sovrintendenza che sarà poi
estesa in seguito a tutti i lavori di
pubblica utilità.
ANNO 641
- Regno di ANCO MARCIO. E' registrato
nei Fasti un trionfo dopo una vittoria
sui Sabini e sui Veienti.
ANNO 616
- Regno di TARQUINIO PRISCO.
L'iniziatore di una dinastia di sovrani
Etruschi; secondo alcuni una
pressione degli etruschi per bilanciare
la potenza del patriziato latino-sabino
divenuto più numeroso, ma le industrie e
l'artigianato le avevano in mano loro, e
questo era sufficiente per dominare con
l'economia anche la politica.
Nel
Senato sono ammessi le gentes minori e
acquistano potere i comizi curiati.
Inizia il periodo di dominazione etrusca
su Roma, ma con una popolazione quasi
interamente latina che prende tutto
quanto è fruibile dalla cultura
della civiltà del suo re, la assorbe,
l'accresce e la sviluppa in una forma
autonoma e anche singolare. Un faro
luminoso nel Mediterraneo, ma poi anche
in quei territori a nord delle Alpi che
presto riceveranno una forte influenza.
Tarquinio
secondo alcuni assume un atteggiamento
da sovrano orientale con caratteri più
militari che religiosi.
ANNO 598
- Sono registrati i Fasti trionfali per
Tarquinio PRISCO per una campagna
militare condotta sui LATINI. Sui
villaggi che stanno contrastando
l'espansionismo di Roma, accusata di
sconvolgere antiche e consolidate
istituzioni.
ANNO 595
- Espansione degli Etruschi in Campania:
Centri principali nella zona di Capua
sul fiume Volturno e Pompei.
ANNO 588
- Registrati Fasti trionfali per
Tarquinio in una campagna militare
contro gli ETRUSCHI. Fra questi, vi sono
alcuni gruppi ostili che vedono con
timore emigrare su Roma molte attività
che prima monopolizzavano.
ANNO 585
- Fasti trionfali sono ancora registrati
quest'anno per una vittoria di Tarquinio
PRISCO sui SABINI
ANNO 578
- Inizia il Regno di SERVIO TULLIO (di
Mastarna) tradizionalmente di origine
etrusca. Instaura un regime sul censo.
Divide la popolazione in 21 tribù. 4
urbane, e 17 rustiche. Successivamente
le porta a 31, dividendole in 6 Classi
secondo il censo, e 5 con diritto di
voto. Divide i cittadini in seniores e
juniores, rispettivamente sopra e sotto
i 40 anni. Introduzione di una riforma
militare e costituzionale (riforma
serviana)
ANNO 577
- SERVIO TULLIO costruisce una cinta di
mura difensive (mura serviane). Nel
progettare con gli architetti il
perimetro, con l'intenzione di
riunificare tutti i villaggi sorti sui
colli attorno al Tevere, racchiude
all'interno delle mura i SETTE COLLI.
Una cinta di 11 chilometri che includeva
un'area di 426 ettari comprendente il
Campidoglio, il Palatino, l'Aventino,
parte del Celio e dell'Esquilino, il
Viminale e il Quirinale. Questo
desiderio espansionistico non peccherà
certo in sproporzione territoriale;
anzi, nel 270 a.C. non era già più
sufficiente; di questa data è infatti la
costruzione delle Mura Aureliane, 19
chilometri di mura che inglobavano 1373
ettari, con 18 porte principali, e 383
torri.
* (Livio
ricorda alcuni lavori di rifacimento
di quelle serviane nel 378 a.C. dopo
l'incendio gallico; ma forse si trattava
di una prosecuzione dei lavori,
interrotti nei precedenti anni e che
dopo l'assedio e il sacco divennero
urgenti far riprendere).
ANNO 564
- I Fasti trionfali registrano un altro
trionfo di Servio Tullio sugli etruschi.
ANNO 571
- Sui Fasti trionfali è registrata
un'altra vittoria di Servio Tullio,
sugli etruschi.
ANNO 560
- In questo periodo a SELINUNTE
costruzione del Tempio C, e presso
PASTEUM l'Heraion dorico, o Basilica.
Entrambi i templi sono ornati da metope
scolpite (Quelle del Partenone di Atene
sono di 80 anni dopo). Una svolta
nell'architettura greca proprio in
Italia.
*
Un'altra svolta sia in Grecia e subito
dopo anche in Italia
nell'alimentazione. Introdotto
dall'Oriente una novità: il PANE
LIEVITATO.
ANNO 550
- 500 - Continua e progressiva
infiltrazione e occupazione di
popolazione ETRUSCHE, attratte come del
resto molti latini dei Colli Albani,
dalla grande città moderna Roma, che ha
il vento in poppa e sta già facendo
parlare di sè.
ANNO 540
- Vittoria degli Etruschi e Cartaginesi
(i rapporti quindi con loro c'erano da
tempo) sui Focesi ad Alalia.
ANNO 535
- Morte di Servio Tullio; gli succede al
trono TARQUINIO IL SUPERBO
ANNO 534
- Inizia con Tarquinio una monarchia
dispotica. - Sui Fasti sono registrati
due suoi trionfi sui Volsci e sui
Sabini.
ANNO 530
- Probabile decreto ufficiale per
l'adozione in Roma dell'alfabeto cumano.
Il Fenicio N.2
ANNO 525
- Di questa data le pitture delle Tombe
delle Olimpiadi a Tarquinia, i sarcofagi
fittili degli Sposi a Cerveteri, il
Carro bronzeo di Monteleone di Spoleto.
ANNO 524
- Forti migrazioni di Etruschi in ogni
direzione. Nascono i centri di
Marzabotto, di Felsina (Bologna) e di
Spina sull'Adriatico, già centro e città
portuale con contatti con i greci e i
Veneti della civiltà di Este
(atestina). Gli etruschi si spingono con
alcuni stanziamenti fino alle porte di
Milano, a Melzo. Poi entrano in contatto
con la civiltà di Golasecca (liguri,
leponzi, camuni).
ANNO 509
- L'immigrazione degli etruschi a Roma
è diventato un problema per una
eccessiva invadenza. Reazione dei
romani, che ottengono leggi per
l'estradizione. Gli etruschi sono
invitati a lasciare immediatamente Roma.
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