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La frase è un insieme unitario di parole che, organizzato intorno a
un verbo, esprime un messaggio di senso compiuto.
Essa può costituire da sola un testo:
Ieri Paolo e Laura hanno fatto una escursione in montagna.
oppure può unirsi ad altre frasi e costituire un testo più lungo:
Visto che finalmente era tornato il sereno, ieri Paolo e Laura sono
partiti per la loro escursione in montagna. Hanno camminato quattro ore,
ma una volta al rifugio vicino alla vetta hanno potuto riposarsi e
rifocillarsi. Poi, verso le quattro, si sono rimessi in cammino e alle
sette, prima che facesse buio, erano già a casa.
Le frasi, come si vede, oltre che essere costruite intorno a un verbo e
avere un senso compiuto, hanno tutte un inizio e una fine ben marcati:
la prima parola di ogni frase, infatti, ha l'iniziale maiuscola e
l'ultima è sempre seguita dal punto (o da un altro segno di
punteggiatura forte, come il punto interrogativo o il punto
esclamativo).
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La frase semplice e la frase complessa |
Dal punto di vista della loro struttura, le frasi si distinguono in
due tipi:
· la frase semplice o
proposizione, in cui le parole che compongono la frase si
organizzano intorno a un solo verbo, cioè a un solo predicato: Paolo
legge.
· Ogni giorno, dall'inizio
delle vacanze, mio fratello Paolo legge con passione un
romanzo d'avventura o un racconto.
· la frase complessa o
periodo, in cui le parole che compongono la frase si organizzano
intorno a più verbi: Paolo legge e scrive tutto il
giorno. Le autorità aereoportuali hanno bloccato tutti i voli perché
è scesa la nebbia e non sussistono le condizioni
minime di sicurezza.
Ogni frase complessa è costituita da tante "parti" quanti sono i
verbi in essa contenuti. Ognuna di tali "parti" si chiama proposizione:
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Paolo legge |
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e |
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scrive tutto il giorno. |
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proposizione |
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proposizione |
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La «forma base» della
frase semplice: la frase minima
La frase semplice o proposizione presenta una forma base - detta
frase minima - costituita da un predicato, cioè un verbo di modo finito
che contiene una informazione, e da tutti gli elementi assolutamente
indispensabili per dare al predicato, e quindi alla frase, un senso
compiuto.
Quando il predicato è costituito da un verbo intransitivo ("Il telefono
squilla") o da un verbo transitivo usato in forma assoluta
("Paolo studia") o è formato da una voce del verbo "essere"
seguita da un aggettivo o da un nome ("Il cielo è azzurro";
"Antonio è un ingegnere"), il predicato ha bisogno solo del
soggetto per avere un senso compiuto e dare vita a una frase minima:
In tutti gli altri casi, invece, perché la frase abbia senso
compiuto e quindi risulti una frase minima, il verbo che costituisce
il predicato ha bisogno, per avere un senso, oltre che del soggetto,
di un altro elemento, per lo più l'oggetto dell'azione espressa dal
verbo. Ci sono infatti verbi - tutti transitivi - che non hanno
significato se non è indicato l'oggetto dell'azione che esprimono: è
il caso di verbi come fare, salutare, dare, rimproverare,
incontrare ecc. In questi casi, la
struttura minima della frase è del tipo:
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Francesco |
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fa |
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i capricci. |
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soggetto |
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predicato |
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elemento necessario per completare il senso
del verbo |
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frase minima |
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L'espansione della frase minima
La frase minima, cioè la struttura di base della frase,
costituita soltanto da soggetto e predicato, può espandere la sua
forma arricchendosi di altri elementi che forniscono ulteriori
precisazioni e informazioni relative al soggetto o al predicato o a
entrambi. Così, la frase minima:
Il gatto dorme. può progressivamente espandersi:
· con l'aggiunta di
una indicazione che completa il significato del verbo
specificando dove il gatto dorme:
Il gatto dorme
sul cuscino.
· con l'aggiunta di
una indicazione che completa il significato del soggetto
specificando di chi è il gatto in questione:
Il gatto
della nonna dorme sul cuscino.
· con l'aggiunta di
una indicazione che completa il significato dell'intera
frase specificando quando il gatto della nonna dorme
sul cuscino:
Durante la notte, il gatto della nonna dorme sul
cuscino.
Le parole o, meglio, i gruppi di parole (sul cuscino, della
nonna, durante la notte) che progressivamente hanno arricchito
la frase minima "Il gatto dorme", aggiungendovi indicazioni non
sempre indispensabili ma certo utili per ampliare il significato del
messaggio, si chiamano complementi (perché "completano" il
significato di uno degli elementi essenziali della frase o
dell'intera frase) o espansioni (perché "espandono" tale
significato) o determinanti (perché lo "determinano"). Oltre che
mediante l'aggiunta di complementi, la frase minima può arricchire
il proprio significato con altri elementi non sempre necessari alla
sua esistenza come frase di senso compiuto, ma utili per la
completezza del messaggio che si vuole trasmettere. Questi elementi
sono:
· l'attributo,
costituito da un aggettivo che si unisce a un nome per
indicarne una qualità o per determinarlo meglio: Durante la notte, il gatto
soriano della nostra
nonna materna dorme sul cuscino rosso.
· l'apposizione,
costituita da un nome che, riferito a un altro nome, lo
precisa o lo determina:
Durante la notte, Fufi, il gatto soriano della nostra
nonna materna, dorme sul cuscino rosso.
· il predicativo, un
aggettivo o un nome che completano il senso del predicato
riferendosi al soggetto o all'oggetto della frase:
Durante la notte, Fufi, il gatto soriano della nostra nonna
materna, dorme tranquillo sul cuscino rosso.
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La frase complessa o periodo |
La frase complessa o periodo è un testo costituito dall'unione di
due o più proposizioni (o frasi semplici) in un'unica
struttura di senso compiuto ed è chiusa tra due segni di
interpunzione forte:
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Laura ha visto tutto il film |
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e |
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poi è andata a letto |
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proposizione |
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proposizione |
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periodo |
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Prima di andare a letto |
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, |
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Laura ha visto tutto il film |
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proposizione |
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proposizione |
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periodo |
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Un periodo è costituito da tante proposizioni quanti sono i
predicati verbali o nominali che contiene. Nel conteggio dei predicati, si deve tenere conto del fatto che, in
alcuni casi, il predicato è costituito da più voci verbali. Formano,
infatti, un solo predicato, pur essendo costituiti da più verbi:
· i verbi servili
seguiti da un infinito: "Disse / che non poteva uscire";
· i verbi fraseologici
seguiti da un infinito o da un gerundio: "Paolo stava per
partire / quando è arrivata la tua lettera"; "Quando
sono tornato / cominciava a piovere"; "Sto
cercando / di capirci qualcosa".
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La struttura del periodo: proposizione principale,
proposizioni coordinate e subordinate |
Un periodo è sempre costituito da una proposizione, detta
principale o reggente, cui sono collegate altre proposizioni. Tale
collegamento può avvenire in due modi:
· per coordinazione (o
paratassi), quando alla proposizione principale si
collega una proposizione ponendola sul suo stesso livello
mediante una congiunzione coordinativa o mediante la
semplice giustapposizione. Le proposizioni che si collegano
alla principale per coordinazione si chiamano proposizioni
coordinate:
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Paolo legge |
e |
scrive tutto il giorno |
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proposizione principale |
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proposizione coordinata alla principale |
· per subordinazione
(o ipotassi), quando alla proposizione principale si
collega una proposizione ponendola alle sue dipendenze
mediante una congiunzione subordinativa o un altro elemento
subordinante. Le proposizioni collegate per subordinazione
alla proposizione principale, che in questo caso è detta
anche proposizione reggente, si chiamano proposizioni
subordinate:
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Paolo legge molto |
prop. principale o reggente |
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perchè ama le avventure romanzesche. |
prop. subordinata |
La proposizione principale è una proposizione che ha come
caratteristica fondamentale quella di essere del tutto autonoma sia sul
piano sintattico sia sul piano del significato. Proprio perché è tale, e
quindi non ha bisogno per esistere di nessun'altra proposizione, è detta
anche indipendente.
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I vari tipi di proposizione indipendente |
Le proposizioni indipendenti si distinguono in:
· proposizioni
informative (o enunciative): vengono utilizzate per
informare, cioè per enunciare un fatto, riferire un
avvenimento, esprimere un giudizio o un'opinione. Possono
essere affermative o negative e hanno come modo verbale
l'indicativo, cioè il modo della realtà:
È arrivata una lettera per te. Per te non è arrivata nessuna lettera. La seconda guerra mondiale si è conclusa nel 1945. Antonio è simpaticissimo.
· proposizioni
volitive: sono usate per esprimere una "volontà", cioè un
ordine (imperative), un'esortazione o un invito (esortative),
un divieto (proibitive) o una concessione (concessive).
Possono avere il verbo all'imperativo, al congiuntivo
presente (detto appunto "congiuntivo esortativo") o
all'infinito presente con valore di imperativo negativo:
Vieni subito qui! Stia zitto! Non toccare! Esca pure!
· proposizioni
desiderative (o ottative): sono usate per esprimere
un desiderio, un augurio o un rimpianto. Sono spesso
caratterizzate dal punto esclamativo /!/ e hanno il verbo al
congiuntivo. Sono introdotte da interiezioni come oh, ah,
dalla congiunzione se o da locuzioni come voglia il cielo
che/volesse il cielo che:
Oh, se tu fossi qui! Voglia il cielo che torni presto.
· proposizioni
interrogative: vengono utilizzate per porre una domanda in
forma diretta e hanno il tempo all'indicativo:
Quanto costa la tua moto nuova? Dove vai? Paolo è tornato? Oltre che all'indicativo, le interrogative
possono avere il verbo anche al condizionale, se chi parla
vuole esprimere una possibilità o formulare una richiesta in
modo cortese: "Per favore, potrebbe indicarmi la
strada per il centro?"; al congiuntivo, se chi parla vuole
avanzare un dubbio in forma ellittica: "La nonna non ha
risposto al telefono. Che sia uscita?"; o
all'infinito: "Io partire con te?"; "Perché
partire proprio adesso?". Esse si distinguono in: - semplici, quando contengono una sola domanda: "Hai
comperato le mele?"; - disgiuntive, quando contengono due domande poste in
alternativa tra loro: "Andate al cinema o in discoteca?"; - reali, se esprimono una domanda vera, cioè una domanda di
cui non si conosce la risposta: "Che ore sono?"; "Dove hai
posteggiato l'automobile?"; - retoriche, se esprimono una domanda la cui risposta è data
per scontata da chi pone l'interrogazione. In questo caso,
la domanda è solo un procedimento espressivo usato per
sottolineare una certa affermazione: "Che cosa c'è di più
bello della libertà?" (= La libertà è la cosa più bella);
"Chi mai potrebbe criticarti?" (= Nessuno potrebbe
criticarti);
· proposizioni
esclamative: sono usate per esprimere stupore, gioia, dolore
o simili emozioni e hanno il verbo all'indicativo:
Paolo è tornato! Come era divertente quel film! Oltre che all'indicativo, le esclamative possono avere il
verbo al congiuntivo imperfetto: "Fossi matto!"; al
condizionale: "Che brutta vita sarebbe!"; e anche
all'infinito: "Tu, partire da solo!". Talvolta il
verbo viene lasciato sottinteso: "Che paura (ho provato)!";
· proposizioni
dubitative: sono usate per esprimere, sotto forma di
interrogazione, un dubbio, un'incertezza o una domanda cui è
difficile o addirittura impossibile rispondere. Hanno per lo
più il verbo all'infinito presente oppure sono costruite con
i verbi servili dovere e potere all'indicativo
o al condizionale, seguiti da un infinito: Che fare? (= Non so assolutamente che cosa fare). Chi potrà mai aiutarmi? (= Non so chi potrà mai aiutarmi). A chi potrei rivolgermi? (= Non so a chi potrei rivolgermi).
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Le proposizioni incidentali |
Le proposizioni incidentali sono proposizioni di senso compiuto che
si inseriscono nel periodo senza legami sintattici con le altre
proposizioni, per esprimere un'osservazione, un commento o un
chiarimento.
Di solito, nella lingua scritta, per sottolineare il loro carattere di
inciso, sono racchiuse tra due virgole o tra due lineette:
Quella curva, lo capirebbe anche un bambino, è pericolosa.
Il sindaco - si mormora in paese - sta per dimettersi.
"Allora - aggiunse Paolo - io parto".
Talora, le incidentali sono introdotte da come o da altre
congiunzioni che danno loro particolari sfumature di significato:
Mio fratello, come sai, studia ingegneria.
La biblioteca, se non ricordo male, riapre alla metà di
settembre.
Queste cose, per intenderci, non mi piacciono.
La coordinazione o paratassi collega tra loro due o più
proposizioni mettendole sullo stesso piano:
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Paolo dorme |
e |
Laura studia. |
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Le diverse forme di coordinazione |
La coordinazione fra due o più proposizioni può essere realizzata
in quattro differenti modi:
· per mezzo di una
congiunzione coordinativa, come e, o, ma, tuttavia,
dunque e simili:
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Ceniamo in casa |
o |
usciamo? |
· per asindeto o
giustapposizione, cioè accostando semplicemente le
proposizioni l'una all'altra, senza ricorrere a congiunzioni
e utilizzando, invece, per collegarle, i segni di
punteggiatura debole (virgola e due punti):
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Piombò sul posto |
, |
vide la situazione |
, |
licenziò tutti |
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Aprì il frigo |
: |
era vuoto |
· per correlazione,
cioè collegando le proposizioni l'una all'altra mediante
pronomi o avverbi correlativi (chi... chi, alcuni...
altri, gli uni... gli altri, questo... quello, ora... ora,
prima... poi ecc.):
· per polisindeto,
cioè ripetendo la medesima congiunzione davanti a tutte le
proposizioni del periodo:
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e |
si muove |
e |
si gratta |
e |
parla di continuo. |
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Le proposizioni coordinate |
La proposizione coordinata è una proposizione che è legata a
un'altra per coordinazione e che svolge, nel periodo, la medesima
funzione sintattica della proposizione a cui si lega. Una proposizione coordinata può essere legata a una proposizione
principale e allora si chiama proposizione coordinata alla
principale:
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Tornò a casa stanchissimo |
e |
andò subito a letto |
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proposizione principale |
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proposizione coordinata alla principale |
Una proposizione coordinata può anche essere legata a una
proposizione subordinata, ovviamente dello stesso grado e dello
stesso tipo, e si chiama proposizione coordinata alla subordinata:
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Non abbiamo sciato |
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proposizione pricipale
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perché le piste erano gelate |
e |
c'era un vento terribile |
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proposizione subordinata di 1°grado causale |
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proposizione coordinata alla subordinata di 1°
grado causale |
I diversi tipi di proposizione coordinata
Le proposizioni coordinate, a seconda del tipo di congiunzione
coordinativa che le introduce, possono essere:
· copulative, quando
sono introdotte da una congiunzione copulativa, affermativa
e o negativa né, che le unisce quasi
sommandole: "Siamo usciti e siamo andati al cinema";
"Non so dove abiti Sergio né dove lavori";
· disgiuntive, quando
sono introdotte da una congiunzione disgiuntiva, che le lega
ponendole in alternativa, come o, oppure, ovvero:
"Mangeremo una pizza o andremo al cinema";
· avversative, quando
sono introdotte da una congiunzione avversativa, che le lega
ponendole in contrapposizione, come ma, però, eppure,
tuttavia, nondimeno: "Ho telefonato a Laura, ma
non l'ho trovata";
· esplicative, quando
sono introdotte da una congiunzione esplicativa, che le lega
segnalando che la seconda spiega o precisa la prima, come cioè, ossia, infatti: "Paolo ce l'ha con me:
infatti
non mi ha telefonato";
· conclusive, quando
sono introdotte da una congiunzione conclusiva, che le lega
stabilendo tra esse un rapporto di conseguenza, come, dunque, perciò, pertanto, quindi: "Hai sbagliato,
quindi è giusto che paghi";
· correlative, quando
sono introdotte da congiunzioni correlative, che le legano
strettamente facendo in modo che l'una richiami direttamente
l'altra, come e... e, o... o, non solo... ma anche,
sia... sia, né... né: "Né ha scritto né ha
telefonato".
La subordinazione o ipotassi collega, mediante una congiunzione
subordinante, due proposizioni mettendole l'una in dipendenza
dall'altra. In questo modo, una di esse funziona da reggente e
l'altra, invece, detta appunto subordinata o dipendente o
secondaria, dipende da essa:
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Paolo dorme |
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prop. principale reggente |
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congiunzione subordinante |
mentre |
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Laura studia. |
La coordinazione si limita a unire le proposizioni lasciando
indeterminato il rapporto che le lega: "Paolo dorme e Laura
studia". La subordinazione, invece, determina in modo preciso tale
rapporto, specificando come va inteso. Così, nel caso del nostro
esempio, la subordinazione, attuata mediante la congiunzione
subordinante mentre, stabilisce tra i due fatti (Paolo
dorme/Laura studia) un rapporto temporale: "Paolo dorme mentre
Laura studia".
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Le proposizioni subordinate |
La proposizione subordinata o dipendente o secondaria è una
proposizione che espande e arricchisce il significato di una
proposizione indipendente, ma non può mai essere usata da sola,
perché non ha alcun significato autonomo e non sta in piedi dal
punto di vista sintattico. Essa, pertanto, per reggersi
sintatticamente e per avere senso compiuto, deve inserirsi in un
periodo, in dipendenza da una proposizione che abbia di per sé
significato autonomo e che, appunto, la regge:
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L'aereo è decollato |
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prop. principale reggente |
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benché |
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ci fosse una nebbia fittissima |
La proposizione subordinata retta dalla proposizione principale si
chiama subordinata di 1° grado. Una subordinata, però, può dipendere anche da un'altra proposizione
a sua volta subordinata. In tal caso, la proposizione subordinata di
1° grado ha il doppio ruolo di proposizione dipendente e di
proposizione reggente e la proposizione che essa regge si chiama
subordinata di 2° grado. Da una subordinata di 2° grado può, poi,
dipendere una subordinata di 3° grado e così via:
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Vado da Mario |
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prop. principale reggente |
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per |
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restituirgli il vocabolario |
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che |
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mi ha prestato |
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per |
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tradurre il brano di inglese |
Dalla proposizione principale, per altro, possono dipendere
direttamente anche più subordinate che, in tal caso, sono tutte di
1° grado:
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Poiché |
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è molto timido |
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Mario è spesso così impacciato |
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prop. principale reggente |
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 |
 |
|
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da |
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sembrare uno sciocco. |
Ad ogni proposizione subordinata, infine, possono essere
collegate una o due proposizioni coordinate:
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Vado da Mario |
prop. principale |
|
 |
|
|
a |
|
|
|
riportargli il vocabolario |
e |
ringraziarlo |
La forma delle proposizioni subordinate: subordinate
esplicite e implicite
Le proposizioni subordinate, dal punto di vista della forma,
possono essere:
· esplicite (dal
latino explicitus, 'espresso con chiarezza'), quando
hanno il predicato costituito da un verbo di modo finito
(indicativo, congiuntivo o condizionale): L'imputato proclamò
che era innocente. Parlava piano perché nessuno lo sentisse. Mi domando
se verrebbe volentieri con noi. Fammi sapere al più presto
quando verrai in città. Se uscirò presto dal lavoro, ti verrò a trovare.
· implicite (dal
latino implicitus, 'chiuso, intricato'), quando hanno
il predicato costituito da un verbo di modo non finito
(infinito, participio, gerundio): Morto il padre, i figli vendettero il podere. Si allontanarono
camminando rapidamente. Sono qui per parlarti. Dopo aver salutato tutti, l'uomo si alzò e se ne
andò.
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I diversi tipi di subordinazione |
Le proposizioni subordinate, dal punto di vista delle funzioni
che svolgono nel periodo, si distinguono in:
· subordinate
completive (o sostantive o complementari dirette);
· subordinate relative
(o attributive o appositive);
· subordinate
circostanziali (o avverbiali o complementari
indirette).
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Le subordinate completive |
Le proposizioni subordinate completive (o sostantive o complementari dirette) sono proposizioni dipendenti che
completano il senso della proposizione reggente svolgendo nel
periodo la medesima funzione che nella proposizione ha un sostantivo
non preceduto da preposizione, cioè usato in funzione di soggetto o
di complemento oggetto.
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La proposizione soggettiva |
La proposizione subordinata soggettiva è una proposizione
subordinata che fa da soggetto al predicato della reggente:
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È evidente |
che sei triste. |
 |
La tua tristezza |
è evidente |
| |
prop. subordinata soggettiva |
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soggetto |
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Dipende sempre da verbi o locuzioni verbali impersonali o usati
impersonalmente. In particolare, dipende:
· da verbi impersonali o usati
impersonalmente alla 3a persona singolare, come accade, avviene, capita, bisogna, occorre, sembra, pare, dispiace,
basta, importa, interessa ecc.: "Sembra che tutti siano
d'accordo"; "Bisogna che partecipiate anche voi"; "Mi
basta vederti ogni tanto"; "Bastava che arrivassi un'ora
prima";
· da verbi costruiti con il si passivante, come
si dice, si crede, si pensa, si teme, si
spera: "Si dice che il sindaco si dimetterà"; "Si temeva
che fossi già partito";
· da locuzioni verbali
impersonali costituite dal verbo essere + un nome, come è
ora, è tempo, è compito, è dovere, è una vergogna, è un piacere:
"È ora di alzarsi"; "È un'indecenza che possano succedere
queste cose"; "È dovere di tutti provvedere al bene comune";
· da locuzioni verbali
impersonali costituite dai verbi essere, parere, sembrare,
riuscire, venire, accompagnati da un aggettivo o da un avverbio
in funzione di nome, come è bello, è brutto, è necessario, è
tanto, è poco, è molto, è bene, è male, pare certo, sembra sicuro,
pare opportuno, riesce facile, riesce difficile, viene opportuno ecc.: "È stato brutto da parte tua
comportarti così"; "È
tanto che non lo vedo"; "Sarà opportuno chiedere un
prestito alla banca"; "Non ci sembra necessario informarli
del nostro progetto"; "Mi riesce difficile immaginare una
cosa simile".
Nella forma esplicita, la proposizione soggettiva è introdotta
dalla congiunzione subordinante che e ha il verbo:
· all'indicativo, quando la
reggente esprime certezza: "È chiaro che il responsabile sei tu";
· al congiuntivo, quando il
verbo della reggente esprime possibilità, probabilità, dubbio,
speranza e simili: "Si dice che il responsabile sia tu";
· al condizionale, quando il
fatto indicato dalla soggettiva dipende da una condizione (espressa
o sottintesa): "È chiaro che verrebbe volentieri (se
potesse)".
Nella forma implicita, la proposizione soggettiva ha il verbo
all'infinito, con o senza la preposizione di: "È ora di partire";
"Bisogna avvertire subito Paolo".
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La proposizione oggettiva |
La proposizione subordinata oggettiva è una proposizione
subordinata che fa da complemento oggetto al predicato della
reggente:
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Desideriamo |
che tu sia presente. |
 |
Desideriamo |
la tua presenza. |
|
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prop. subordinata oggettiva |
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complemento oggetto |
Diversamente dalla soggettiva, la proposizione oggettiva dipende
sempre da reggenti con il predicato costituito da un verbo usato in
forma personale, cioè fornito di soggetto espresso o sottinteso. In
particolare, può essere retta:
· da verbi che enunciano una
dichiarazione, come dire, affermare, proclamare, comunicare,
informare, rivelare, raccontare, riferire, promettere, scrivere,
telegrafare, telefonare, rispondere, negare ecc.: "Gli zii hanno
scritto che verranno qui a Natale"; "Ti prometto che
rientrerò presto"; "Rispose che non sapeva nulla";
· da verbi che indicano
percezione o ricordo, come vedere, sentire, udire, percepire,
accorgersi, degnarsi, rifiutarsi, capire, dimenticare ecc.: "Ho
sentito che stavano litigando"; "Ricorda che devi finire
subito quel lavoro";
· da verbi o locuzioni che
indicano opinione, giudizio, sospetto, dubbio o ipotesi, come credere, pensare, ritenere, giudicare, supporre, ipotizzare,
convincere, essere conscio, essere consapevole, essere convinto,
rendersi conto ecc.: "Credo che lo spettacolo finirà fra poco";
"Perché ritieni che abbia ragione Mario?"; "Si convinse
di
essere un incapace";
· da verbi o locuzioni che
indicano concessione, speranza, desiderio, ordine, divieto, timore,
come desiderare, sperare, comandare, vietare, impedire, proibire,
permettere, concedere, promettere, temere, essere desideroso, essere
timoroso ecc.: "Temo che non otterremo alcun risarcimento";
"Gli impediremo di fare altri danni".
Nella forma esplicita, l'oggettiva è introdotta dalla
congiunzione subordinante che e ha il verbo:
· all'indicativo, se la
reggente annuncia un fatto come reale o certo: "Paolo dice che
gli hai mentito";
· al congiuntivo, se la
reggente presenta il fatto come un'opinione o un'ipotesi: "Paolo
crede che tu gli abbia mentito";
· al condizionale, se la
reggente presenta il fatto come possibile: "Paolo pensa che
saresti capace di mentirgli".
Nella forma implicita, invece, l'oggettiva è introdotta dalla
preposizione di e ha il verbo all'infinito: "Spero di rientrare
per le sette"; "Ricordati di passare dal meccanico". Come
appare dagli esempi, la costruzione implicita dell'oggettiva, di
norma, è possibile solo se il soggetto della reggente è lo stesso di
quello dell'oggettiva. Essa, tuttavia, è possibile, anche se i
soggetti non coincidono:
· con i verbi come ordinare, comandare, richiedere, proibire, vietare, impedire,
concedere ecc.: "Il generale ordinò ai soldati di attaccare
battaglia"; "Vi prego di tacere"; "Il medico ha proibito
al nonno di alzarsi";
· con i verbi indicanti
percezione, come sentire, udire, vedere ecc. In questo caso,
però, l'infinito non è preceduto dalla preposizione di: "Sento
abbaiare il cane"; "Vide arrivare i bambini di corsa".
Con questi verbi, inoltre, l'oggettiva implicita può essere
trasformata sia in un'oggettiva esplicita, sia in una dipendente
relativa
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La proposizione dichiarativa |
La proposizione subordinata dichiarativa (o esplicativa)
ha la funzione di chiarire o di spiegare in che senso si debba
intendere un elemento della reggente, completando così il
significato del periodo:
Questo mi rattrista, che tu sia infelice. Ho la certezza
che Paolo sia partito. L'elemento della reggente spiegato dalla dichiarativa può essere:
· un pronome dimostrativo (questo,
quello, ciò): "Su questo siamo tutti d'accordo, che la
situazione si è fatta insostenibile!";
· un nome derivato da un verbo
indicante opinione, convinzione, speranza ecc., come la speranza,
la certezza, il sospetto, il timore, il pensiero, l'impressione, il
fatto: "Mi sostiene la speranza che un giorno ti rivedrò";
"Ho l'impressione che tu menta"; "Ora hai la certezza
che
quell'uomo ti ha imbrogliato"; "Non contare troppo sul fatto
che tutti ti stimano".
Nella forma esplicita, la dichiarativa è introdotta dalla
congiunzione subordinante che e ha il verbo all'indicativo ("Di questo
siamo certi, che siete persone oneste"), al congiuntivo ("Il
pensiero che Paolo sia lontano mi rattrista"), o al condizionale
("Questo so di sicuro, che tu non mi avresti mai lasciato solo").
Nella forma implicita, la dichiarativa, che è usata solo se il suo
soggetto coincide con quello della reggente, è introdotta dalla
preposizione di e ha il verbo all'infinito: "Abbiamo paura di venire
fraintesi"; "Questo sperava Claudio, di essere simpatico ai suoi
amici".
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La proposizione interrogativa indiretta |
La proposizione subordinata interrogativa indiretta esprime una
domanda, un interrogativo o un dubbio in forma indiretta, cioè
ponendo la domanda, l'interrogativo o il dubbio in dipendenza da
un'altra proposizione:
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prop. interrogativa diretta |
prop. sub. interrogativa indiretta |
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Quanti anni hai? |
Ti ho chiesto quanti anni hai. |
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Chi ha telefonato? |
Ditemi chi ha telefonato. |
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Che cosa dirai? |
Siamo in dubbio su cosa dirai. |
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È una persona onesta? |
Non so se è una persona onesta. |
Le interrogative indirette dipendono di norma da verbi, nomi o
locuzioni esprimenti domanda, desiderio di sapere, ricerca,
incertezza o dubbio. In particolare, possono dipendere:
· da verbi come chiedere,
domandare, indagare, interrogare, ricercare, informarsi, cercare
ecc. o da nomi di significato corrispondente come domanda,
indagine, interrogazione ecc.: "Mi chiedo come dovrò
comportarmi con lui"; "Il giudice ha avviato un'indagine
su
chi era il vero responsabile della ditta";
· da verbi o locuzioni di
significato dichiarativo, come dire, sapere, indovinare, pensare,
spiegare, far sapere ecc., spesso utilizzati all'imperativo:
"Dimmi dove stai andando"; "Fammi sapere chi ci sarà alla
festa"; "Non riesco a capire come abbia fatto";
· da verbi o locuzioni che
esprimono dubbio e da nomi e aggettivi di significato
corrispondente, come dubitare, ignorare, non sapere, non capire,
essere incerto, non essere sicuro ecc.; dubbio, incertezza
ecc.; dubbioso, incerto ecc.: "Tutti ignorano dove Laura
sia andata in vacanza"; "Sono incerto se partire o no";
"Non so di chi stiate parlando".
Al pari delle dirette, le interrogative indirette sono
introdotte:
· da un pronome o un aggettivo
interrogativo: "Dimmi con chi esci"; "Non so
con quali
amici uscirò"; "Puoi dirmi che ore sono?";
· da un avverbio (dove,
quanto, come, perché) in funzione di congiunzione subordinante o
da una locuzione avverbiale interrogativa: "Gli agenti della
stradale mi chiesero da dove venissi e dove andassi"; "Vorrei
sapere quanto costa il biglietto per Roma"; "Dimmi
perché
sei così triste"; "Fammi sapere come hai fatto";
· dalla congiunzione se:
"Non so se potrò venire".
Nella forma esplicita, l'interrogativa indiretta può avere il
verbo:
· all'indicativo: "Dimmi dov'è";
· al congiuntivo, soprattutto
quando si vuole sottolineare la componente dubitativa: "Non so
dove sia";
· al condizionale, soprattutto
quando sono introdotte dalla congiunzione se: "Non so se
accetterebbe".
Le interrogative indirette implicite, che dipendono per lo più da
verbi o da locuzioni di significato dubitativo, hanno il verbo
all'infinito presente: "Non so come fare per arrivare in tempo";
"Nessuno sa dove andare".
Le proposizioni subordinate relative sono proposizioni dipendenti
che completano il senso del periodo determinando o espandendo un
nome della reggente cui sono collegate mediante un pronome o un
avverbio relativo. Esse svolgono nella frase la stessa funzione che
nella proposizione hanno l'attributo e l'apposizione
Quando svolgono questa funzione, le relative sono dette anche
attributive o appositive e sono considerate relative proprie. Quando
invece svolgono, nel periodo, la funzione che nella proposizione hanno i
complementi indiretti, sono considerate relative improprie o
circostanziali.
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La proposizione relativa propria |
La proposizione subordinata relativa propria precisa un nome
della reggente cui è collegata mediante un pronome o un avverbio
relativi: Ho letto il libro che mi hai regalato. La
proposizione relativa è introdotta:
· da un pronome relativo, come
che, cui, il quale, o misto, come chi, chiunque: "Voglio conoscere
il ragazzo con cui esci"; "Chi ha detto una cosa simile
è un incompetente";
· da un avverbio relativo,
come dove, da dove, o relativo indefinito, come ovunque, dovunque:
"La città dove vivo è Bologna"; "Paolo si trova bene
ovunque vada".
Nella forma esplicita, la relativa ha il verbo:
· all'indicativo, quando
esprime un fatto presentandolo come certo e reale: "Ho conosciuto
una persona che parla perfettamente il russo";
· al congiuntivo o al
condizionale, quando indica un fatto come incerto, possibile,
desiderato, temuto, ipotizzato e simili: "Ho bisogno di una persona
che parli perfettamente il russo"; "Mi è stata presentata una
persona che potrebbe aiutarci".
Nella forma implicita, la relativa ha il verbo:
· al participio, presente o
passato, che di fatto può sempre essere risolto in forma di relativa
esplicita: "Antonio, pur avendo studiato ingegneria, ora fa un
lavoro non rispondente alle sue aspirazioni (= che non
risponde alle sue aspirazioni)"; "Non mi è ancora arrivato il pacco
spedito da Milano sette giorni fa (= che è stato spedito da
Milano sette giorni fa)";
· all'infinito, introdotto da
un pronome relativo in funzione di complemento indiretto: "Cerco una
bella stoffa con cui foderare il divano"; "Avete trovato una
baby sitter (a) cui affidare i bambini?";
· all'infinito, preceduto
dalla preposizione da o senza alcuna preposizione. Anche in questo
caso, la relativa implicita è risolvibile in una relativa esplicita:
"Questo è l'abito da portare in tintoria (= che deve essere
portato in tintoria)"; "Ho sentito il gatto miagolare (= che
miagolava)".
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La proposizione relativa impropria o circostanziale |
La proposizione subordinata relativa assume spesso particolari
sfumature di significato (temporale, causale, finale ecc.) che la
portano a svolgere la medesima funzione delle varie subordinate
circostanziali. In questo caso, più che di una vera relativa, si
parla di una proposizione relativa impropria o, appunto,
circostanziale, che può essere, a seconda della circostanza
dell'azione che precisa:
· relativa-temporale: "Li ho
incontrati che uscivano dal cinema (= mentre uscivano dal
cinema)";
· relativa-causale: "Invidio
Elena che è già in vacanza (= poiché è già in vacanza)";
· relativa-finale: "Chiamerò
un idraulico che ripari il rubinetto (= affinché ripari il
rubinetto)";
· relativa-consecutiva:
"Vorrei una biro che non mi macchiasse le dita (= tale che
non mi macchiasse le dita);
· relativa-concessiva: "Laura,
che ha studiato inglese per tre anni (= pur avendo studiato
inglese per tre anni), non è riuscita a tradurre quella poesia".
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Le subordinate circostanziali |
Le proposizioni subordinate circostanziali (o complementari
indirette o avverbiali) sono proposizioni dipendenti che
arricchiscono la proposizione da cui dipendono con precisazioni
circostanziali (relative al fine, alla causa, all'occasione e simili di
ciò che è detto nella proposizione stessa). Esse, dunque, svolgono nella
frase la medesima funzione che nella proposizione svolgono i complementi
indiretti e i complementi avverbiali:
A seconda della funzione logica che assolvono, sono chiamate, in
perfetto parallelismo con i complementi indiretti ai quali
corrispondono, proposizioni finali, causali, temporali ecc.
La proposizione subordinata finale indica il fine o lo scopo cui è
diretta l'azione espressa nella proposizione reggente: Faremo di tutto
perché tu sia felice. La finale esplicita è introdotta da
congiunzioni o locuzioni come perché, affinché, che, onde, acciocché, in
modo che e ha sempre il verbo al congiuntivo: "Ritirerò gli oggetti più
pregiati affinché i bambini non li rompano"; "La donna ritirò gli
oggetti più pregiati affinché i bambini non li rompessero".
La finale implicita è introdotta dalle preposizioni per, a, da, dalla
congiunzione onde, dalle locuzioni con lo scopo di, al fine di, in modo
di, nell'intento di e simili e ha sempre il verbo all'infinito: "Sono
venuto qui per vederti"; "Bisogna impegnarsi molto per farcela";
"Luca è salito a lavarsi"; "Anna segue una dieta allo scopo di
dimagrire"; "Pensateci bene, onde non pentirvi in futuro".
La proposizione subordinata causale indica la causa o la ragione
per cui si compie l'azione o si verifica la situazione espressa
nella reggente: Non esco perché sono stanco. Antonio è stato male
per aver mangiato troppo alla festa di
Paolo. La causale esplicita è introdotta dalle congiunzioni e dalle
locuzioni perché, poiché, giacché, che (usata invece di perché
nel linguaggio familiare: "Dormi, che è tardi"), siccome, per
il fatto che, dato che, dal momento che. Ha il verbo:
· all'indicativo, quando
indica una causa reale: "Torno a casa perché è tardi"; "Siccome
pioveva, la donna non uscì";
· al congiuntivo, quando
indica una causa fittizia, cioè una causa solo ipotizzata ma non
vera: "Antonio batteva i denti non perché avesse freddo (=
causa ipotizzata), ma perché era terrorizzato (= causa reale)
dalla situazione";
· al condizionale, quando la
causa addotta ha un valore soggettivo, eventuale o potenziale: "Non
parlare perché potresti pentirti"; "Taci, che vorrei
studiare".
La causale di forma implicita, invece, è costruita:
· con il gerundio: "Essendo
molto stanco, preferì non uscire";
· con il participio passato: "Spaventato
dalle brutte notizie, rinunciò al viaggio";
· con l'infinito preceduto da
per, di, a: "Il bracconiere pagò una multa per aver ucciso un
capriolo"; "Ti ringrazio di avermi aiutato"; "Quei due
sono stati fortunati ad avere dei genitori così".
Come si vede dagli esempi, la costruzione implicita della
proposizione causale è possibile solo se il soggetto della causale è
espresso o coincide con quello della reggente.
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La proposizione consecutiva |
La proposizione subordinata consecutiva indica la conseguenza o
l'effetto di quanto è detto nella reggente: Il film era così
divertente che tutti in sala ridevano. Nella forma esplicita,
è introdotta dalla congiunzione che, anticipata nella reggente dagli
avverbi così, tanto, talmente ecc. o dagli aggettivi tale,
siffatto, simile ecc., oppure dalle congiunzioni composte
cosicché, sicché, talché o dalle locuzioni congiuntive in modo tale
che, al punto che ecc. La consecutiva esplicita ha il verbo:
· all'indicativo, se la
conseguenza è reale: "Laura è così bella che le sta bene
qualsiasi pettinatura"; "Si offese talmente che non ci parlò
per anni"; "Ero tanto stanco che non riuscivo a dormire";
· al congiuntivo, quando la
consecutiva esprime una possibilità o un'eventualità: "Il messaggio
in segreteria deve essere formulato in modo tale che tutti lo
possano capire";
· al condizionale, quando il
verificarsi della conseguenza è subordinato a una condizione: "È
così generoso che aiuterebbe tutti".
Nella forma implicita, la consecutiva è introdotta dalla preposizione
da e ha il verbo all'infinito. La costruzione implicita della
consecutiva è possibile solo se il suo soggetto coincide con quello
della reggente: "Antonio è così ingenuo da credere a qualsiasi
sciocchezza"; "Si stancò tanto da ammalarsi".
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La proposizione temporale |
La proposizione subordinata temporale indica quando si verifica,
si è verificato o si verificherà quanto è detto nella reggente: Quando ti vedo, sono contento. Nella forma esplicita, la
temporale è introdotta da varie congiunzioni e locuzioni congiuntive
che indicano:
· contemporaneità fra l'azione
espressa dalla subordinata e quella espressa dalla reggente, come
quando, mentre, allorché, allorquando, come, al tempo in cui, nel
momento in cui. In questo caso la temporale ha il verbo
all'indicativo: "Quando ridi, sei bellissima"; "Mentre
dormivamo, ha piovuto a dirotto"; "Tutto questo succedeva
all'epoca in cui abitavamo ancora in campagna";
· posteriorità dell'azione
espressa dalla reggente rispetto a quella della subordinata, come
dopo che e una volta che. Il verbo è all'indicativo: "Dopo che
ebbe parlato, si alzò e uscì";
· anteriorità dell'azione
espressa dalla reggente rispetto a quella della subordinata, come
prima che. Il verbo è al congiuntivo: "Poco prima che tu uscissi,
ha telefonato Laura";
· altri rapporti cronologici
fra la reggente e la subordinata, come da quando, finché, fino a
che, fin quando, fin da quando, a mano a mano che, ogni volta che,
tutte le volte che ecc. Il verbo è all'indicativo: "Da quando ho
cambiato lavoro, mi sento più tranquillo"; "Finché non mi
consegneranno l'auto nuova, andrò in ufficio a piedi"; "A
mano a mano che avanzavamo, il sentiero si faceva più stretto".
Nella forma implicita, le temporali possono avere il verbo:
· all'infinito, introdotto da
nel, prima di, dopo (di): "Nel salutarli, mi commossi";
"Rifletti, prima di parlare"; "Dopo aver lavato
l'automobile, taglierò l'erba del giardino";
· al gerundio: "Tornando
dall'ufficio, passerò in banca";
· al participio passato, solo
o introdotto dalle locuzioni una volta, (non) appena e simili: "Finito
il lavoro, gli operai smontarono l'impalcatura"; "(Una volta)
arrivati, decideranno il da farsi". In taluni casi, il
participio passato può essere seguito anche dalla congiunzione che e
da una voce dei verbi essere o avere: "Finito che ebbe di
scrivere la lettera, l'uomo andò subito a letto".
Come appare dagli esempi, la costruzione implicita è possibile solo
se c'è identità di soggetto tra la temporale e la reggente.
La proposizione subordinata locativa indica la posizione nello spazio
in cui ha valore quanto è detto nella reggente: Dove lo zio viveva da
ragazzo, hanno costruito un ipermercato con quattro parcheggi.
Da dove abito, vedo il mare. Esiste solo in forma esplicita,
introdotta da un avverbio o da una locuzione avverbiale di luogo come
dove, da dove, nel punto in cui, dal luogo in cui, con il verbo
all'indicativo.
La proposizione subordinata modale indica il modo in cui si
svolge l'azione espressa nella reggente: Comportati come ti
sembra più opportuno. Venne verso di noi urlando minacciosamente. Il convoglio entrò in stazione
sferragliando rumorosamente.
Nella forma esplicita, essa è introdotta:
· dalle congiunzioni e dalle
locuzioni come, nel modo che, nel modo in cui, con il verbo
all'indicativo quando la modale esprime una circostanza certa e
reale ("Ho cucinato il pesce come mi avevi suggerito tu";
"Tutto si è svolto nel modo che avevamo previsto") e al
condizionale, quando la modale esprime un'opinione soggettiva o una
circostanza di dubbio e di possibilità ("Mi consigliò proprio
come avrebbe fatto mio padre");
· dalle congiunzioni e
locuzioni come se, comunque, quasi che e simili, con il verbo al
congiuntivo perché esprimono un'ipotesi: "Spende come se fosse la
persona più ricca del mondo"; "Comunque vadano le cose,
non devi preoccuparti"; "Si alzò improvvisamente dalla poltrona
quasi fosse stato punto da uno spillo".
Nella costruzione implicita, che è possibile solo se c'è identità di
soggetto con la reggente, la proposizione modale ha il verbo al gerundio
presente o all'infinito preceduto da con o da a: "Li rimproverò
parlando dolcemente"; "Il vecchio signore si diresse verso la pineta
camminando a passi lenti"; "Con lo stare sempre zitto, si
è reso antipatico a tutti"; "I due ragazzi passano l'intera serata a
suonare la chitarra".
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La proposizione strumentale |
La proposizione subordinata strumentale indica l'azione o la
circostanza mediante la quale si realizza quanto è espresso nella
reggente: Sbagliando s'impara.
Ci commosse piangendo.
A furia di urlare, il figlio di mia sorella si fece sentire da
tutto il vicinato.
Mario è diventato forte e robusto facendo molto sport.
A forza di insistere, l'abbiamo convinto.
Riflettendo su quanto era accaduto, comprese che sarebbe stato
meglio per lui andarsene. La proposizione strumentale ha sempre e
soltanto forma implicita, con il verbo al gerundio oppure all'infinito,
preceduto dall'articolo e retto dalla preposizione con o introdotto da
una locuzione come a furia di, a forza di.
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La proposizione concessiva |
La proposizione subordinata concessiva indica la circostanza
nonostante la quale avviene il fatto espresso nella reggente. È così
chiamata perché ammette - "concede" - l'esistenza di qualcosa che
potrebbe costituire un ostacolo a che avvenga quanto è detto nella
reggente, ma che, di fatto, non impedisce che avvenga: Benché sia
aprile, fa ancora molto freddo. Pur avendo pagato in contanti, non abbiamo ottenuto nessuno
sconto. La proposizione concessiva può avere forma esplicita o
implicita. Nella forma esplicita, la concessiva è introdotta:
· dalle congiunzioni e dalle
locuzioni benché, sebbene, quantunque, nonostante, malgrado che, per
quanto, con il verbo al congiuntivo: "Benché sia tardi, non
ho sonno"; "Nonostante sia senza soldi, non vuole lavorare";
"Per quanto sia basso di statura, Luca è un ottimo giocatore
di pallacanestro";
· dalle locuzioni anche se,
neanche se, nemmeno se, con il verbo all'indicativo: "Anche se
sono gemelle, Lia e Pia non si assomigliano per nulla";
· da aggettivi e pronomi
indefiniti come chiunque, qualunque, qualsiasi, checché, con il
verbo sempre al congiuntivo: "Qualunque cosa tu dica, non ti
credo".
La concessiva implicita, che deve avere sempre lo stesso soggetto
della reggente, ha il verbo al gerundio, preceduto da pur(e) o anche,
oppure al participio passato, preceduto da sebbene, benché, quantunque e
simili: "Pur essendo stato ferito, il cervo riuscì a fuggire"; "Anche
lavorando tutta notte, non ce la faremo"; "Benché sconsigliato,
non rinunciò al suo progetto".
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La proposizione condizionale e il periodo ipotetico |
La proposizione subordinata condizionale (o ipotetica)
esprime la condizione da cui dipende l'avverarsi di quanto è
espresso nella reggente: Se nevicasse tutta la notte, domani potremmo sciare (= il
fatto di sciare potrà realizzarsi solo nell'ipotesi che nevichi
tutta la notte). Nella forma esplicita, la condizionale è introdotta:
· per lo più, dalla
congiunzione se con il verbo all'indicativo o al congiuntivo, a
seconda che esprima un'ipotesi certa e reale: "Se esci, vengo
con te" o un'ipotesi solo possibile o addirittura irreale: "Se
continuasse a piovere, il fiume strariperebbe"; "Se tu fossi
rimasto, questo non sarebbe successo";
· dalle congiunzioni o dalle
locuzioni qualora, purché, nel caso che, nell'ipotesi che, a patto
che, nell'eventualità in cui, con il verbo sempre al congiuntivo: "Qualora
si verificassero degli imprevisti, te lo faremo sapere"; "Nel
caso che il treno fosse in ritardo, perderemmo la coincidenza";
"Gli presto il motorino a patto che me lo riporti tra un'ora
esatta".
Nella forma implicita, che richiede l'identità del soggetto tra
subordinata e reggente o l'esplicitazione del soggetto stesso, la
condizionale ha il verbo:
· al gerundio presente: "Continuando
con questo ritmo (= se continuiamo con questo ritmo), finiremo
il lavoro entro una settimana";
· al participio passato, da
solo o preceduto dalla congiunzione se: "Se ben truccata (=
se fosse ben truccata), Maria sembrerebbe carina"; "Ogni lavoro
riesce meglio, eseguito con calma (= se viene eseguito con
calma)";
· all'infinito presente,
preceduto dalla preposizione a: "A lasciarlo fare (= se lo si
lascia fare), è un disastro".
La proposizione subordinata condizionale insieme alla sua
reggente forma un'unità logica detta periodo ipotetico, cioè un
periodo fondato su un'ipotesi da cui può o potrebbe derivare una
conseguenza:
Nel periodo ipotetico, la proposizione subordinata condizionale, che
contiene l'ipotesi, si chiama pròtasi (dal greco prótasis, 'premessa')
perché esprime la premessa, cioè la condizione da cui dipende quanto si
dice nella reggente.
La proposizione reggente si chiama invece apòdosi (dal greco apódosis,
'conseguenza'), perché esprime la conseguenza che deriva o deriverebbe
dal realizzarsi della condizione indicata nella proposizione
subordinata:
Il periodo ipotetico, a seconda del grado di probabilità dei fatti
indicati nella pròtasi, può essere di tre tipi:
· periodo ipotetico della
realtà: è quello in cui l'ipotesi espressa nella proposizione
condizionale è presentata come un fatto reale e sicuro. Ha il verbo
all'indicativo tanto nella pròtasi quanto nell'apòdosi, perché
l'indicativo è il tempo della realtà:
Se vuoi, ti accompagno (= realtà nel presente).
Non sarai promosso se non ti impegnerai (= realtà nel
futuro). Se non sei partito, è stata solo colpa tua (= realtà
nel passato).
Nell'apòdosi, talora, il verbo è all'imperativo: Se piove,
mettiti l'impermeabile.
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